La Terra fuori asse

Non è tanto natalizio, questo post, ma in fondo questo è anche il periodo della rinascita del Sole, il “sol invictus” dopo il solstizio d’ inverno, la festa della luce per molti popoli, e dunque un po’ d’ astronomia non guasta. Serve anche un po’ di pazienza, vi avverto.

Dai ricordi scolastici tutti sanno che l’ asse di rotazione della Terra è inclinato rispetto al piano dell’ eclittica, cioè rispetto alpiano di rotazione attorno al Sole, e che questa inclinazione è quella che causa le stagioni. Il perché di questo disassamento non si sa, qualcuno suppone che sia sempre stato così (altri pianeti hanno la stessa caratteristica), i più fantasiosi ipotizzano che un tempo remoto un enorme meteorite abbia colpito la Terra, e che l’ urto sia stato così forte da “disassare”il pianeta.

Bisogna qui immaginare una trottola che ruoti col suo asse perfettamente verticale, che ad un certo istante venga toccata con un dito. Da quel momento, l’ asse della trottola non sarà più perfettamente verticale, ma si troverà inclinato, ed inizierà a descrivere lentamente una specie di cono, muovendosi in direzione opposta rispetto al moto di rotazione della trottola. Si chiama moto di precessione.

Ebbene, qualcosa del genere sembra essere avvenuto alla Terra, per qualche motivo il suo asse è inclinato di 23° circa rispetto al piano dell’ eclittica e descrive un lentissimo moto retrogrado, al ritmo di un giro completo ogni 26.000 anni. Per effetto di questo moto, oggi è la stella polare quella più vicina al Nord, ma non è sempre stato così e non sarà così per sempre.

La precessione dell’ asse terrestre ha un effetto sottile, già ben noto agli astronomi antichi, ma per comprenderlo è necessario immergersi nel mondo tolemaico, cioè immaginare l’ universo come lo concepivano gli antichi, con la Terra fissa al centro dell’ universo, le sfere del Sole e degli altri pianeti che le ruotano intorno, contro il cielo immobile delle stelle fisse.

Il Sole dunque gira apparentemente intorno alla Terra, al ritmo di un giro al giorno. Ma, come tutti sanno, e proprio per effetto dell’ inclinazione dell’ asse terrestre, non sorge e non tramonta sempre negli stessi punti, le traiettorie apparenti del Sole sono diverse fra estate ed inverno, e dunque, oltre al quotidiano moto di rotazione, il sole sembra avere anche un moto di rivoluzione intorno alla Terra, compiendo in un anno una traiettoria chiusa detta “eclittica”.

Il piano che passa per l’ equatore della Terra interseca l’ eclittica in due punti, in corrispondenza dei quali la notte ed il giorno hanno uguale durata. Sono, naturalmente, i due punti equinoziali di primavera e d’ autunno.

Dall’ equinozio di primavera fino a quello di autunno, la traiettoria apparente del Sole si trova al di sopra del piano dell’ equatore, nel resto dell’ anno si trova al di sotto.

Sullo sfondo di tutto questo, si trova il cielo delle stelle fisse, quelle che apparentemente non mutano mai posizione durante l’ anno. La fascia di cielo delle stelle fisse più vicina all’ eclittica fu suddivisa dagli astronomi antichi in dodici settori, ciascuno contraddistinto da una costellazione.

Sono le dodici case dello Zodiaco.

Vorrei chiarire che qui stiamo parlando di studio serissimo del cielo notturno, in epoche in cui astronomia ed astrologia non avevano ancora preso i significati opposti ed incompatibili che hanno oggi. Se “astronomia” significa letteralmente “regola degli astri”, cioè l’ insieme delle leggi che presiedono al movimento dei corpi celesti, “astrologia” era, altrettanto nobilmente, lo studio degli astri medesimi. Roba da studiosi veri, e tutt’ altro che sprovveduti, lo studio del cielo è sempre stato di importanza fondamentale nelle antiche civiltà, ed a questo si dedicavano le menti migliori, non i ciarlatani.

E dunque occorre qui fare lo sforzo di pensare allo zodiaco senza associarlo ad oroscopi sentimentali, ascendenti e paccottiglia varia. Con un po’ di applicazione, ci si riesce.

Torniamo dunque al nostro equatore celeste, suddiviso in dodici settori, ciascun settore sede (“casa”) di una costellazione, e torniamo al sorgere del sole nel giorno fatidico dell’ equinozio di primavera, un giorno particolare e, per gli antichi, molto significativo, tanto da essere spesso usato per segnare l’ inizio dell’ anno. Il giorno dell’ equinozio di primavera, il sole sorge in un punto preciso del cielo, sede di una precisa costellazione, che in particolare è quella dei Pesci.

Il fatto però è che, per via del moto di precessione che abbiamo cercato di descrivere prima, questa situazione non è del tutto immutabile. Se la precessione compie un giro completo in 26.000 anni, essa compie un dodicesimo di giro in 2150 anni circa. E dunque, ogni due millenni o poco più, il sole all’ equinozio di primavera sembra sorgere in corrispondenza di una costellazione diversa, muovendosi lentissimamente all’ indietro. Il sole è entrato nella “casa” dei pesci all’ incirca all’ epoca della nascita di Cristo, si trovava nell’ Ariete nei due millenni precedenti, e cioè fin dagli albori della civiltà greca, e nel Toro ancora prima, ai tempi dell’ antico Egitto, dei babilonesi e della civiltà minoica. Tra non molto, ormai, toccherà all’ Acquario.

Come si diceva, gli astronomi antichi conoscevano benissimo questo fenomeno, che avevano osservato con non poco disagio. Comprensibilmente, direi. Era come se anche le stelle fisse non fossero poi davvero fisse, era come se il “firmamento” non fosse del tutto “firmus”. Veniva da pensare che qualche cataclisma cosmico dovesse avere colpito il mondo in un remoto passato, mettendo il cosmo fuori sesto, ed avesse dato origine a quel movimento, a quella lentissima, inarrestabile, agghiacciante giostra all’ indietro. Mentre “prima”, prima dell’ ipotetico cataclisma, l’ universo doveva essere stato immobile, in ordine, sotto controllo. Rassicurante.

Veniva da pensare che quell’ ipotetico cataclisma avesse in un colpo solo separato il cielo dalla terra, il piano dell’ eclittica da quello dell’ equatore, ed avesse dato origine al Tempo.

Ora, è fin troppo facile ricordare che nel racconto biblico Dio, il primo giorno della creazione, separò la luce dalle tenebre, ed il cielo dalla terra.

Ma è forse ancora più suggestivo ricordare che, nella Teogonia di Esiodo, Urano e Gea sono uniti in un amplesso perenne, fino a quando vengono separati di colpo da Cronos, il Tempo, che divenne da quel momento, il Signore dell’ Universo.

Ma non basta. C’è un ulteriore aspetto, che vale la pena di segnalare, già che ci siamo.

In base alla cronologia descritta prima, in tempi preistorici, diciamo dal 6.500 al 4.300 a. C circa, il sole si era trovato, all’alba dell’ equinozio di primavera, in corrispondenza dei Gemelli. In quella particolare posizione, più o meno, la Via Lattea interseca anch’ essa il piano dell’ eclittica.

Anche in questo caso, occorre cercare di vedere il cielo come lo vedevano gli antichi, in epoche in cui l’ inquinamento luminoso non esisteva ed in aree geografiche in cui il cielo è di regola sereno. Mentre per noi “Via Lattea” è poco più di un nome, per gli antichi era qualcosa di simile a questo:

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Ora, non è difficile capire perché la via Lattea era considerata, nel mondo antico, come una “strada” tracciata tra la terra ed il cielo, una specie di ponte che permetteva, prima che la precessione portasse il sole da un’ altra parte, il passaggio tra i due mondi ed attraverso il quale uomini e dei potevano incontrarsi, gli dei scendere sulla terra e persino banchettare insieme agli umani.  Il ponte sembrò chiudersi quando il Sole cominciò a sorgere nella costellazione del Toro. Quell’ epoca lontana venne dunque identificata con l’ Età dell’ Oro, e l’ ultimo banchetto fu quello per le nozze di Cadmo ed Armonia. 

Eppure questa immagine della Via Lattea, tesa come un ponte fra  il Cielo e la Terra, quasi un simbolo tangibile di “Gloria in Cielo e Pace in Terra”, questa  immagine oggi così rara che fa impressione a vedersi, in fondo in fondo non è anche un po’ natalizia  ?

Auguri a tutti i viandanti.

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