Facile populismo

“Il potere seduttivo della semplicità cresce via via che le questioni si fanno più complesse, ed infatti le voci della semplicità (…) offrono pace mentale senza fatica mentale.le idee semplici appaiono comode: non danno problemi. Accantonando tensioni e complicazioni sembrano far sì che le questioni si depositino tranquillamente nella fanghiglia in fondo alla mente.”

J. Hillman – Il potere

Il segreto del successo del populismo sta nella sua “facilità”.

Non solo nelle soluzioni semplicistiche che offre ai problemi, complessissimi, della nostra epoca, come fa rilevare Todorov.

“Il populismo (…) è presente ogni volta che si pretende di trovare soluzioni semplici per problemi complessi, proponendo ricette miracolose all’ attenzione distratta di chi non ha tempo per approfondire. Può essere sia di destra che di sinistra, ma propone sempre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine. Preferisce semplificazioni e generalizzazioni, sfrutta la paura e l’ insicurezza, fa appello al popolo, cortocircuitando le istituzioni. Ma la democrazia non è un’ assemblea permanente né un sondaggio continuo.”

 T. Todorov – I nemici intimi della democrazia

Non è solo questo. L’ attrattiva del populismo sta in una facilità più profonda, starei per dire “esistenziale”. Evocare l’ appartenenza ad un “noi” contrapposto ad un “loro” non è certo caratteristica esclusiva del populismo. Però, per il populismo, questa appartenenza non rappresenta la chiamata ad una eccellenza morale, ad una superiorità di costumi e comportamenti, ma bensì il contrario.

L’ eccellenza morale, o la superiorità intellettuale vengono date per scontate, “noi” siamo superiori a “loro” e non c’è bisogno di argomentare, lo siamo per definizione, per diritto acquisito, per il semplice fatto di essere – appunto – “noi”.

Non si tratta, per intenderci, dell’ appartenenza ad un ordine cavalleresco o monastico, non ci sono sacrifici da fare o regole da rispettare, traguardi da raggiungere o percorsi ascetici da intraprendere. Niente di tutto questo.

Il “noi” populista non deve essere guadagnato né meritato, è un’ appartenenza naturale, facile. Una “noblesse” che “n’ oblige pas”. Ti tale “noblesse” restano i privilegi, il diritto ad esercitare una superiorità brutale una “legittima” prevaricazione verso chi non fa parte del cerchio del “noi”.

E’ facile, appunto, alla portata di tutti.

Può trattarsi di un’ appartenenza politica, oppure di identità sportiva, religiosa, etnica, o, come spesso accade, un misto dei vari ingredienti. Ma il risultato è sempre lo stesso. “Noi siamo superiori”è un postulato e non necessita dimostrazione.

Nel nome di questa superiorità, a “noi” tutto è concesso, insultare omosessuali, picchiare immigrati, sprangare tifosi avversari, predicare pulizia etnica, bruciare un campo nomadi, esercitare piccole o grandi sopraffazioni sostituendo la forza al diritto. Il nazismo si annunciò con la “notte dei cristalli”, il fascismo col delitto Matteotti. E’ un approccio che richiede il cameratismo del branco, per rafforzare l’ appartenenza ed aiutare a quel diritto alla superiorità naturale di cui il singolo, posto di fronte allo specchio rappresentato dallo sguardo dell’ altro, potrebbe dubitare.

Il branco esilia il pensiero chiamando al centro della scena l’ energia vitale immediata, l’azione prima, ed in luogo, della riflessione. Il branco intimidisce l’ altro, “uno di loro”, e questo può facilmente essere letto come una legittimazione della propria superiorità, riconosciuta negli occhi, stavolta atterriti, dell’ altro.

È facile, dunque, il populismo, non richiede sforzo alcuno a chi voglia aderirvi, la strada è in discesa, dall’ autocontrollo alla liberazione degli istinti, dalla civiltà verso la barbarie, dalla ragione verso la forza. Facile ed esaltante.

Ed è facile anche per i leaders,per certi leaders almeno, ai quali non si richiede, come di norma, di essere migliori dei propri seguaci, ma bensì peggiori, perché qui la gara è al ribasso, dal pensiero verso l’ istinto e dalla testa verso la pancia.

Difficile è combatterlo, questo populismo, percorrere la strada in salita, recuperare il raziocinio, addomesticare i cavalli inselvatichiti. Occorre riesumare le immagini perdute delle regole di convivenza, il patto sociale, i principi della morale universale. Non è facile, la strada all’ indietro.

Il populismo agisce come una malattia infettiva che necessita di anticorpi democratici, ma quando il populismo prevale, gli anticorpi si indeboliscono, l’ organismo rischia di soccombere all’ infezione.

Gli esempi nella storia non mancano di certo.

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