Il bello dell’ attesa


Ho letto da qualche parte di una teoria secondo cui i viaggiatori si dividono in due categorie: quelli che arrivano in stazione, porto  o aeroporto, a seconda dei casi, esageratamente in anticipo, e lì aspettano la partenza per delle ore, e quelli che arrivano, trafelati ed ansanti, sempre all’ ultimo momento.

Non so se davvero non esista la via di mezzo del viaggiatore che arriva “giusto”, ma so di certo che fra i due estremi io appartengo, geneticamente, alla prima categoria.

Arrivo sempre in anticipo, sì. Spesso esageratamente, immotivatamente in anticipo. Calcolo il tempo necessario, ed arrotondo. Poi aggiungo un margine, poi contemplo le ipotesi estreme: blocco totale del traffico, incidente catastrofico, sciopero generale, invasione di alieni, corteo di animali da circo.

Di conseguenza arrivo prima, molto molto prima della partenza.

Ci sono certamente molti motivi per questo, non mi metterò certo ad invocare l’ ambiente familiare, l’ ansia materna, tutte cose che non interessano. Preferisco semmai soffermarmi sul fatto che, in realtà, questo tempo di attesa io in fondo lo vivo come tempo buono.

Mi piace l’ atmosfera delle sale d’ attesa, la sensazione di solitudine in mezzo alla folla, l’ idea di un tempo sospeso da assaporare proprio nella sua sospensione, perché si tratta di un tempo in qualche modo rubato ed isolato dalla vita, sottratto alle cose da fare e regalato all’ attesa.

Già, l’ attesa.

Attendere è parola dall’ origine assai trasparente, vuol dire, con ogni evidenza, “tendere verso”, così cosme aspettare è, letteralmente “guardare verso”. Sono parole buone queste, parole di apertura, parole che promettono, benché, occorre dirlo, non sempre mantengono. E dunque questo tempo di attesa è un tempo regalato a se stessi, un tempo di riflessione e di apertura al mondo, un tempo disponibile ed accogliente, un tempo per la percezione, coi sensi acuiti e l’ attenzione sospesa, un tempo donato all’ osservazione del mondo ed all’ ascolto, persino talvolta all’ ascolto della propria fantasia.

Chi arriva, ansante, all’ ultimo momento, non sa quello che si perde.