Il presepe postmoderno

Ora li posso vedere, come sempre, con l’occhio della mente,

in quelle vesti rigide e dipinte, i pallidi

insoddisfatti apparire e scomparire nell’azzurra

profondità del cielo, i loro volti antichi come pietre

battute dalla pioggia, e tutti gli elmi d’argento, che ondeggiano

l’uno vicino all’altro, e gli occhi sempre fissi, sperando

di ritrovare ancora, insoddisfatti dal tumulto del Calvario,

sul pavimento bestiale il mistero

del tutto incontrollabile.

William Butler Yeats

Qualche tempo fa si parlava di una caratteristica fondamentale del tempo in cui viviamo, spesso definito “postmoderno”, cioè l’indebolimento del concetto di verità. Non è vero ciò che è vero ma è vero ciò che un certo numero di persone ritiene vero e diffonde come tale. La buona vecchia  leggenda, favola, bufala, quel che volete insomma, nobilitata a “post verità”, un termine che mi pare già avviato a diventare la parola dell’ anno.
Facevo notare appunto a questo proposito che, per quanto la parola sia nuova, la cosa in sé non lo è affatto.

A proposito. Passate le feste ed arrivati i Re Magi, è tempo di smontare e riporre in cantina il Presepe, giusto ?

Ecco, appunto.

Le poche notizie in merito alla nascita di Gesù provengono principalmente dal Vangelo di Matteo, scritto presumibilmente una quarantina d’anni dopo la morte di Cristo, e non vi si trova traccia di stalla, né grotta, né bue ed asinello o adorazione dei pastori. Nel Vangelo di Luca, ancora più tardo, si fa effettivamente cenno ad una mangiatoia, il che autorizza a pensare che la scena fosse un ricovero per animali. Il bue e l’ asinello, invece, sono molto addirittura frutto di un errore di traduzione…
Matteo ad un certo punto afferma che “alcuni maghi giunsero da Oriente“ guidati da una stella. Maghi, vale a dire sacerdoti astronomi persiani. Non dice re e neppure Magi, termine che deve essere stato introdotto più tardi nella convinzione che fosse sconveniente per il Bambino Gesù essere adorato da un gruppo di astrologi… Neppure afferma che fossero tre, usa il plurale (“alcuni maghi”) e dice soltanto che portarono tre doni. Meno che mai ne fa i nomi, che si chiamassero Gaspare, Baldassarre e Melchiorre ce lo siamo inventati un po’ di secoli dopo, mentre addirittura un millennio dopo i fatti ci siamo inventati che la stella che li guidava fosse una cometa. E cometa fu.

Sorprendentemente, o forse no, dei Magi possediamo tuttora le reliquie, ed anche questa è una storia interessante. Ne è protagonista Sant’ Elena Imperatrice, la madre di Costantino, vissuta fra il III ed il IV secolo. Viene considerata patrona degli archeologi, il che non sorprende dal momento che nel corso di una spedizione a Gerusalemme asserì di avere ritrovato la vera Croce di Cristo insieme a quelle dei ladroni, nonché le spine della corona, i chiodi, il cartiglio e persino la spugna imbevuta di aceto usata tre secoli prima dai soldati romani. Roba che nemmeno Schliemann.
Naturalmente, trattandosi dell’ imperatrice, a Costantinopoli nessuno sollevò obiezioni, per cui l’ anziana donna ci riprovò, e nel corso di un’altra fortunata spedizione ritenne di avere individuato le spoglie appunto dei Magi. Le portò anche queste a Costantinopoli, per donarle poco dopo all’ appena nominato Vescovo di Milano, Eustorgio, o almeno così riferì lui. Come che sia, le spoglie arrivarono a Milano in un grande sarcofago che si impantanò alle porte della città, e lì il vescovo fece costruire la Chiesa che porta il suo nome, destinata a custodirle.

Le spoglie non avevano finito di tribolare, qualche decennio dopo Ambrogio ne donò una parte alla sorella, monaca a Brugherio dove tuttora si conservano, il resto fu portato via dal Barbarossa a Colonia e solo di recente in piccola parte restituito, ma questa è un’altra storia.

Tutto questo si racconta da secoli come vero e tanto, in pieno spirito postmoderno, riferisco.

Quanto al Presepe, il termine letteralmente significa “davanti alla siepe”. Siepe ?

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8 commenti su “Il presepe postmoderno

  1. guido mura ha detto:

    Come si vede, siamo stati sempre postmoderni e sempre disposti a credere a ogni sorta di bufale 🙂

  2. melogrande ha detto:

    Scriveva uno storico quasi vent’anni fa:

    “Quando ovunque si accettano le stesse idee fondamentali, esse finiscono per diventare verità e per i più non vi è conforto maggiore di questo” Jacques Barzun – Dall’ alba alla decadenza

  3. stileminimo ha detto:

    Ho scoperto, leggendoli e leggendo i commenti di chi ne sa più d me in fatto di lingue antiche, che i Vangeli sono stati tradotti pessimamente e certo non sempre in buona fede. Ho scoperto anche che le reliquie sono state nei secoli uno dei più grossi affari economici portati avanti dalla chiesa cattolica; nel Medioevo ne spuntavano un po’ ovunque, e con esse spuntavano santuari, chiese e cattedrali, per non parlare di abbazie e conventi. Ho scoperto che la Bibbia è un libro meraviglioso, ma che chi lo ha tradotto e dato in pasto alle masse lo ha fatto in modo bieco e interessato. Ho scoperto che il Vangelo di Giovanni è il più bello da leggere e da meditare; forse perché è quello che alla chiesa piace meno. Così come ho scoperto quanto sono interessanti i Vangeli Apocrifi, scartati a suo tempo da chi doveva uniformare le informazioni per uniformare i dogmi da calare dall’alto sulle teste dei “credenti”. E poi ho scoperto che la letteratura dei Vangeli ha ben poco a che vedere con i dogmi della chiesa e che in fin dei conti, quel che vi è di spirituale da scoprire in essi, può essere scoperto saltando a piè pari i filtri ecclesiastici. Anzi, sarebbe auspicabile che questo venisse fatto da chiunque abbia un interesse ad approfondire, libero da condizionamenti fuorvianti. A me il presepe piace; è un po’ una rappresentazione teatrale in miniatura di una storia che ci è stata raccontata qualche centinaio di anni fa… e le rappresentazioni creative delle storie vecchie fanno sempre scena e folklore, no? Tutti si diventa un po’ scenografi a Natale… e di stimolare la creatività c’è sempre bisogno.

  4. stileminimo ha detto:

    dissimulazione 😛

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