Strano, la musica non è morta

Confesso, c’ero cascato anch’io.

Ma sì, la storia che la musica è morta, non si vendono più i CD, i negozi di dischi stanno chiudendo, ed anche nei mega Store lo scaffale dei CD si rimpicciolisce sempre più. Quasi tutto vero, intendiamoci. Le vendite di CD sono veramente ridotte al lumicino, un quinto o un sesto di quelle che erano una volta; e basta pensare che un disco d’oro, inventato all’origine per celebrare il milione di copie vendute, oggi in Italia lo si ottiene vendendo 25.000 copie. Che tristezza. C’è un certo ritorno del vinile, è vero, ma si tratta pur sempre di una nicchia irriducibili amatori, musicofili nostalgici.

La verità è che non si vendono più dischi, effettivamente.

E tuttavia.

Tuttavia, l’errore che anch’ io avevo fatto è di trarre la conclusione che la morte del disco segnasse la morte della musica. Un’idea strampalata se uno ci riflette un po’.

I dischi hanno cominciato a circolare circa un secolo fa, agli inizi del Novecento. Forse che prima la musica non c’era? Mozart non ha mai venduto un disco in vita sua, e neppure Beethoven.

C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui la musica non la si sapeva neppure scrivere, era qualcosa che semplicemente si faceva sul momento, sulla base di ciò che i musicisti più o meno ricordavano, o avevano voglia di fare. Eppure, non esiste cultura umana che non abbia fatto musica, in una forma o nell’altra. Potrei spingermi a dire che non esiste specie umana senza musica, visto che qualche strumento musicale sì è trovato persino negli insediamenti di uomini di Neanderthal, risalenti a 40.000 anni fa.

Pare insomma che la musica la facciamo da sempre, ed ho l’impressione che continueremo a farla nonostante la crisi delle etichette discografiche. Chi se la passa (relativamente) male è probabilmente la popstar, o rockstar, quella che un tempo era in grado di fare soldi vendendo dischi e basta. Il musicista di oggi, per quanto popolare, i soldi li deve fare andando in giro a suonare, Né più nemmeno come gli aedi, i musicanti ed i cantastorie hanno sempre fatto.

Una volta compreso questo, è facile constatare che, probabilmente, non c’è mai stata tanta musica in giro come adesso.

Rivedo il me stesso adolescente che passava le ore alla radio sperando che programmassero quel certo pezzo di quel certo gruppo, il me stesso che risparmiava settimane per comprare un LP, lo portava a casa e lo consumava di ascolti. E che rabbia se deludeva le attese, dal momento che i fondi erano assai limitati. Mi rivedo e provo tenerezza.

Non contento di bazzicare YouTube e Spotify (quest’ ultimo contiene circa 30 milioni di brani, nel caso ve lo chiedeste), mi sono dotato di un “network streamer” di ultima generazione, in grado di ricevere qualche decina di migliaia di radio da tutto il pianeta. Il rischio che corro è semmai opposto, tutta questa abbondanza istiga al mordi e fuggi, all’ ascolto distratto, alla flirt fugace piuttosto che all’ amore duraturo, al surfing, zapping compulsivo o come lo volete chiamare. Troppa grazia per due sole orecchie.

A tanta abbondanza non è detto che corrisponda analoga qualità, è vero, ma questo è un altro discorso, e faccio fatica a pensare che la qualità abbia davvero relazione con la crisi del CD. Ci sono semplicemente periodi più o meno creativi. Le grandi rivoluzioni portano a fiorire molti talenti, e sono seguite da periodi in cui la musica, come altre arti, stenta a trovare originalità.

Certo che, se uno fa un salto indietro di mezzo secolo, si rende conto che nell’anno di grazia 1967 videro la luce un paio di dischi dei Beatles (Magical Mistery Tour e Sgt. Pepper), un paio dei Doors, uno di Bob Dylan, il primo dei Pink Floyd, Are you experienced di Jimi Hendrix, i Velvet Underground con Nico, Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane e mi fermo per non commuovermi. Ma non senza osservare che i Beatles, nei pochi mesi di intervallo tra i suddetti album, per non annoiarsi troppo pubblicarono anche un 45 giri con due inediti, Penny Lane su un lato e Strawberry Fields Forever sull’ altro…

Va bene, va bene, non volevo deprimere nessuno, nel 2017 dovrebbero uscire nuovi dischi di Gorillaz e Arcade Fire che non sono per niente male.

Vi auguro buona musica.

Magari qualcosa di svedese ?

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6 commenti su “Strano, la musica non è morta

  1. gianni ha detto:

    I mille rivoli in cui si è mossa la creatività hanno drenato energia alla musica che non è più così predominante come gli anni d’oro, quelli dei dischi da 1.000.000 di copie. Ci sono stati poi molti sbagli ed eccessi nel proporre i soliti oppure nel colpire l’ascolto, che hanno allontanato il pubblico, ma la musica non è morta! E’ morta la discografia forse o comunque è moribonda… La musica no, segue solo i corsi e ricorsi della nostra società. Se ci impoveriamo culturalmente, anche le arti si impoveriscono.

  2. tramedipensieri ha detto:

    La musica non è morta e meno male, dico…
    … sarebbe la fine dello spirito

  3. katherine ha detto:

    La musica non è morta e non morirà mai. Piuttosto si direbbe che i gusti delle masse stiano peggiorando parecchio. Se penso che una delle canzonI top dell’estate è stata “Andiamo a comandare” mi sento male…
    Buona domenica e buoni interessanti ascolti musicali!

  4. guido mura ha detto:

    La musica, e allo stesso modo la poesia, tornano ad essere attività vive, cantate o recitate, non più registrate e vendute. La vedo più dura per il romanzo, che se non trova sbocco in una sceneggiatura rischia di trasformarsi in un prodotto per pochi. La musica continua a diffondersi come una volta, con gli strumenti e le voci, e ce ne sarà sempre di più. Naturalmente, soffocati da milioni di brani musicali, facciamo sempre più fatica a scegliere (o anche solo ad ascoltare). Nel dubbio molti finiscono per buttarsi su prodotti di moda o su forme, come il rap, che in realtà di musicale hanno ben poco, ma sono testi recitati a ritmo e improvvisati, come si faceva una volta nella poesia popolare. Per questo si corre il rischio che i rappers siano i prossimi candidati al premio Nobel per la letteratura, mentre i poveri DeLillo, McCarthy o Roth continueranno ad aspettare.

  5. stileminimo ha detto:

    NON penso che la musica morirà mai, nemmeno se la specie umana si estinguesse; la musica che noi cerchiamo di riprodurre (e a volte qualcuno ci si è avvicinato molto), la Natura la crea fin dai primordi dei tempi. L’idea che se non si vendono più dischi la musica è destinata a morire, mi fa ridere. Semmai sta morendo la capacità da parte della nostra specie di “sentire” ancora la musica. Ma questo è un problema della specie umana, non della Musica.

  6. guido mura ha detto:

    Riprendo:
    La musica, come la letteratura, non sono morte. Sta morendo il commercio dell’attività artistica. L’economia si dimenticherà dell’esistenza dell’arte, tranne che di quella di consumo, ma gli artisti non devono preoccuparsene. Tra un po’ non ci sarà più nemmeno il lavoro, ma non per questo l’uomo vivrà per sempre seduto su un gradino con un sombrero in testa a non far niente. Semplicemente il mondo sta cambiando.

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