La luce e gli occhi chiusi

In verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi. Gv., 21, 18

Se c’è una cosa su cui mi pare abbia senso interrogarsi, è l’ incredibile presa della religione nel mondo moderno.

Non è una questione banale, tutt’ altro. Che la religione sia anche soltanto sopravvissuta fino ad oggi, già questo appare tutt’ altro che scontato. Il trionfo della ragione sancito dall’ Illuminismo pareva dovesse prima o poi fare piazza pulita della religione, al pari di ogni sorta di credenze o superstizioni (le quali, sia detto per inciso, godono esse stesse di una discreta fortuna ancora oggi). Anticaglie di un tempo che fu, in cui la gente credeva invece di pensare, assurdità non meno assurde della mitologia antica, favole alimentate dall’ ignoranza e destinate ad essere spazzate via dal progresso, dall’ istruzione, dall’ educazione. Questione di tempo, nient’ altro che questo.

Le cose non sono affatto andate in questo modo, è sotto gli occhi di tutti. Sono semmai le ideologie, le pretese scientiste ad essere state spazzate via; ed il mondo non si è affatto trasformato in un luogo di pace e concordia, le guerre divampano oggi più furiose che mai, qualcuno persino parla di “guerra mondiale a pezzetti”, e quel qualcuno è il Papa, cioè il massimo leader religioso.

La novità è che questa non è affatto una novità, da quanti secoli – o millenni – le guerre sono fatte in  nome della religione ? Oggi vediamo la guerra di religione all’ interno dell’ Islam, anzitutto, sunniti contro sciiti, il che vuol dire in primo luogo iraniani contro sauditi, perché non siamo ingenui, sappiamo bene che la politica, il potere, il dominio stanno dietro ad ogni guerra di religione, oggi come cinquecento anni fa.

E poi ci sono musulmani contro cristiani, musulmani contro ebrei, fondamentalisti contro laici, ed ogni possibile combinazione di sfumature contro qualsiasi altra, sempre nel nome di Dio, s’ intende, che poi a ben guardare è proprio lo stesso Dio, grande e misericordioso nonostante gli eccessi dei suoi fans.

Invece dell’ annunciato declino, la religione incontra un successo addirittura crescente. Com’è possibile tutto questo ?

Nel suo ultimo libro (faccio fatica a definirlo “romanzo”), intitolato “Il Regno”, Emmanuel Carrère racconta del suo periodo di fervida conversione religiosa, negli anno ’90. Ed in particolare, racconta della frase che segnò tale conversione, quella che gli aprì gli occhi e gli fece “vedere la luce”. Era la frase che ho riportato in testa al post, tratta dal Vangelo secondo Giovanni. Carrère commenta così:

Penso che dietro ogni conversione a Cristo ci sia una frase e che ognuno abbia la propria, fatta per lui, che lo sta aspettando. La mia e stata questa. Dice, per prima cosa: lasciati portare, non sei più tu che decidi dove andare, e quello che può sembrare un atto di rinuncia può anche essere, una volta mollati gli ormeggi, un immenso sollievo. E ciò che si chiama abbandono, e la mia unica aspirazione era abbandonarmi.

Ma dice anche: ciò a cui ti abbandoni – Colui al quale ti abbandoni- ti porterà dove tu non vuoi. Ed è questa parte della frase che sentivo rivolta a me in modo particolare.

Insomma, a me pare piuttosto evidente quale sia stata la molla della conversione: la volontà di “abbandonarsi”, la resa ad una volontà più alta, il ritrarsi e farsi piccolo.

Il ben più controverso romanzo di Houellebecq ha per titolo “Sottomissione”, che poi è l’ esatto significato del termine Islam. A questo proposito mi torna in mente un’ intervista che lessi molti anni fa, con uno dei primi convertiti all’ Islam, i tempi assolutamente non sospetti, vale a dire il cantante Cat Stevens, che in seguito alla conversione cambierà il suo nome in Yousuf Islam, smettendo poco dopo di fare musica. Dell’ intervista, ricordo Cat/Yousuf esprimere il concetto che “una volta giunto all’ Islam, non hai nessun altro posto dove andare”.

Ad una mente razionale, questo tipo di affermazioni suona scandaloso. Davvero può la sottomissione essere considerata una meta auspicabile, addirittura la condizione più desiderabile per un uomo ? Davvero l’ abbandonarsi, il diminuirsi, l’ obbedire può essere la massima realizzazione personale ? Carrére lo descive così:

Il bisogno di ancorare la propria angoscia ad una certezza; il ragionamento paradossale che fa della sottomissione a un dogma un atto di suprema libertà; la scelta di dare senso a una vita invivibile interpretandola come una serie di prove imposte da Dio.

Assai prima di lui, nel più famoso capitolo dei “Fratelli Karamazov”, Dostoeski fa dire al Grande Inquisitore queste parole:

Non c’è per l’uomo rimasto libero più assidua e più tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l’uomo cerca di inchinarsi a ciò che già è incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente.

Vi sembra che Dostoeski esageri ?

Dal momento che le cose si vedono bene quando le si portano all’ estremo, proviamo a portarle all’ estremo.

In un recente articolo sull’ International New Tork Times, l’ opinionista Roger Cohen si domanda che cosa possa indurre  dei giovani occidentali, per quanto emarginati, ad abbandonare le loro vite ed arruolarsi nelle fila dello Stato islamico, con la prospettiva di partecipare attivamente a combattimenti, stupri, decapitazioni, devastazioni e, con ogni probabilità, morire prematuramente di morte violenta. La solitudine ? L’ alienazione ? E’ evidente che c’è qualcosa di più profondo.

“Forse quel qualcosa è, alla radice, una brama di essere sollevati dal peso della libertà. (…) In questo contesto, l’ Islam radicale offre salvezza, o quantomeno scopo, nella forma di una vita i cui parametri morali sono fissati rigidamente, in cui le abitudini sono prescrizioni, la soddisfazione dei bisogni quotidiani assicurata ed il rigetto della libertà inequivocabile. Eliminando la libertà, lo Stato Islamico solleva da un peso psicologico i suoi giovani seguaci alla deriva ai margini della società europea.”

Personalmente, credo che a questo meccanismo si debba affiancare, con un peso certamente non inferiore, il desiderio di rivalsa, la rivincita violenta, la frustrazione, appunto che abbiamo visto all’ opera nel caso degli autori dell’ attentato a Charlie Hebdo.

E tuttavia, rimane il fatto che il prezzo della libertà è l’ insicurezza, il prezzo dell’ autonomia è la solitudine.

Prendere o lasciare.

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22 commenti su “La luce e gli occhi chiusi

  1. gelsobianco ha detto:

    Che bello scritto colmo, Melo.
    Volevo dirtelo con tutta la mia sincerità a caldissimo, dopo averti letto una volta sola.
    Oh, è un piacere grande un post così.
    Condivido quello che tu dici con la tua scrittura semplice, chiara e molto piacevole.
    La tua cultura è vera, non raffazzonata e non ostentata.
    Che aggiungere allora?
    Sarebbero le mie parole superflue.
    Grazie, Melo.
    Un sorriso
    gb

    Aspetto con vero interesse l’intervento di GB nel cui blog io non posso lasciare commenti purtroppo poiché io non sono iscritta a nulla. Sono una libera viaggiatrice dei blog che mi interessano.

    • Ormai sono più di 35 gli anni in cui mi sono speso per la divulgazione scientifica dell’Astronomia; mi sono sentito chiedere di tutto….dagli Ufo agli oroscopi….dai buchi neri ai multiversi …dai viaggi nel tempo ai cerchi nel grano….ma la domanda forse più critica cui ho dovuto tentare una risposta è stata dove abita dio….
      Ovunque….fuorché negli uomini.
      È ciò che alla fine ho detto.
      I nostri dei sono nostre creazioni.
      Non è dio che ha creato gli uomini, ma sono gli uomini ad aver creato gli dei per giustificare la loro miseria.
      L’Universo non ha bisogno di divinità. È esso stesso espressione di bellezza armonia eleganza. Perfezione. Senza bisogno di bene o male. Senza peccati o penitenze.
      Gli uomini sono un errore .
      E gli dei non ne commettono.
      Per cui ci siamo inventati di tutto per giustificare le più atroci nefandezze. …
      Le crociate come la santa inquisizione per citare solo i primi abomini che mi vengono in mente.
      La religione è l’oppio dei popoli suona ormai un pò datata come sintesi …ma rimane molto prossima alla realtà.
      Come si fa a parlare di guerra santa….
      Come si fa a permettere a dio di comandare ai suoi figli di uccidere gli infedeli …
      Come si fa a dare speranza negando con i comportamenti propri ciò che si va predicando ?
      Se dio c’è sono certo capirà il mio disappunto.
      Se dio c’è sa che io vorrei credere
      Ma proprio faccio fatica a credere che lui sia quel che ci raccontano i suoi ministri…..
      E proprio non posso accettare che Allah goda nel vedere come l’isis lo onori. ..
      Mi fermo perché inizia a tuonare. ..non vorrei aver destato odino…..
      Comunque Melo ha espresso chiaramente la matrice vigliacca di chi si vota al dio delle guerre….pur di non ammettere la propria nullità scarica su entità non verificabili le origini del male di vivere.
      Non fa per me.
      Io credo nell’Amore
      Non nell’odio.
      Io credo nella libertà
      Io non mi sottometto a dio se mi comanda di uccidere; quello non può essere dio.

      Semmai porgo l’altra guancia.

      Ritornerò perché c’è molto da dire.
      Ma devo trovare le parole giuste.

      Per ora mo congedo con il mio commiato abituale …..ognuno deve esser libero di credere ciò che sente più suo.
      Quel che conta è che noi siamo vivi.
      Tutto il resto esiste….ma non è vivo.
      Ognuno di noi è unico ed irripetibile anche se ciò di cui siamo composti è sempre esistito ed esisterà x sempre…

      GB

      • gelsobianco ha detto:

        “Se dio c’è sono certo capirà il mio disappunto.
        Se dio c’è sa che io vorrei credere”
        Oh sì, se c’è dio sono certa comprenderà questo che provo anche io.

        “Io credo nell’Amore”
        Oh sì, così è per me.

        Mi lascio scivolare nel sonno con tutto quello di bello e vero che Il Signore delle Stelle mi ha regalato.
        Grazie, GB, grazie.

        “Ritornerò perché c’è molto da dire.”
        Io ascolterò.
        E cercherò le parole giuste per esprimere la più vera me stessa.

        Un sorriso
        gb

    • La mia prima risposta è un reblog immediato.

      Melogrande non si commenta.

      Si legge.
      Si rilegge
      Si inizia ad assimilare
      Si elabora.

      Si torna a leggere

      E ci si accorge che ogni commento è superfluo, orpello inutile che può solo rompere l’equilibrio della perfezione tessuta con umile e profonda conoscenza.

      Mi azzarderò a lasciare un piccolo spunto, perchè la vanità sopita da lunga autoimposta assenza si è risvegliata di soprassalto alla lusinga di gb……

      come resistere…..

      Chiedo solo di attendere la Notte per raccogliere le idee e tentare di essere all’altezza di questa riflessione.

      Per un uomo di Stelle parlare di dio è facile. Parlare di religione…. molto meno….

      A poi…

      GB

      • gelsobianco ha detto:

        E si torna a leggere Melo, sì, e non lo si commenta per non “rompere l’equilibrio della perfezione tessuta con umile e profonda conoscenza”
        E’ così, GB.
        Grazie.
        A poi…
        gb

        • gelsobianco ha detto:

          Sono tornata, F.
          E ho letto ancora il tuo scritto.
          A occhi chiusi ho colto.
          Ogni volta di più.
          In silenzio mi allontano.
          Grazie ancora, Melo.
          gb

  2. Lillopercaso ha detto:

    🙂
    Rompo l’equilibrio perfetto di Melo pensando in piccolo:
    se lascio decidere agli altri – se mi sottometto – vada come vada posso illudermi che non sia colpa mia.
    Mi ricordo di un altro tuo bellissimo post su Libertà = Responsabilità…
    Ciao!

  3. guido mura ha detto:

    Tentavo anch’io di darmi delle risposte, tempo fa, ma poi non ho concluso il post, che così iniziava: “Perché l’estremismo religioso? Cosa c’è dentro la rivolta dei giovani fondamentalisti?
    C’è dentro la fuga dall’angoscia del nichilismo, dall’insostenibile assenza di risposte della cultura contemporanea, e c’è anche una fuga dalle spaventose disumane logiche della nostra economia”.
    In questo post Melo analizza il problema in maniera meno riduttiva di quanto io avrei potuto fare. Certo, la religione nasce prima di tutto dal bisogno di risposte, in secondo luogo dal desiderio di avere garanzie: tutte cose che nessun pensiero laico potrà mai offrire, per la sua incapacità di definire l’inafferrabile, di circoscrivere e misurare l’incommensurabile. Ora, però, mi viene da riflettere sul fatto che l’immagine che l’uomo si è fatto dell’eventuale mente responsabile di tutte le sue disgrazie o dei suoi piaceri non è uniforme. Si va dall’idea di un dio violento e sanguinario, da placare, anche con sacrifici cruenti, a quella di un dio-amore, tanto buono da immolarsi per la nostra salvezza (anche qui peraltro la logica antica e profonda del sacrificio permane). In mezzo, per così’ dire, stanno le divinità dell’Occidente classico, disegnate a misura d’uomo, capaci di provare sentimenti e piaceri simili a quelli dell’uomo.
    A pensarci bene, l’immagine di una divinità ostile, legata alla crudeltà propria della natura (dal punto di vista umano) e facilmente osservabile nella smisurata potenza e violenza dei fenomeni naturali, se nasce dai terrori primitivi dell’umanità, continua a serpeggiare ancora oggi nelle coscienze. Forme di violenza e crudezza permangono nelle uccisioni rituali perpetrate da sette e fanatici di ogni tipo. Gli sgozzamenti dei seguaci del califfato non sono troppo diversi dagli sventramenti della setta di Manson. Sono utili, per qualche motivo, alla divinità, alla quale bisogna obbedire, senza riflettere e senza ripensamenti.
    Alro concetto su cui meditare è quello dell’abbandono a una volontà superiore, che non è propria solo dell’Islam. Il primo desiderio del Dio, anche di quello della Bibbia, è che l’uomo, prima di tutto, obbedisca ai suoi voleri, anche sopportando tormenti e angherie, come nel libro di Giobbe. L’unico modo per rabbonirlo è dimostrargli assoluta obbedienza, fino al punto di sacrificare a lui i propri figli. L’obbedienza a Dio può spingersi fino a testimoniare la propria fede con la vita nel martirio. Insomma, per un laico del nostro tempo, siamo nel campo della follia più totale. Purtroppo, per i tanti corsi e ricorsi della storia umana, questo potrebbe essere il prossimo futuro della nostra specie. Altro che Peace and Love!

  4. Mi collego a quel che dice Lillo e a quel che a suo tempo hai scritto tu, Melo. Credo anch’io che il fulcro della questione quando si parla di “affidarsi a una religione” sia la responsabilità personale. Affidandosi è di questa che si viene sollevati in larga misura e a volte accade a tal punto da potersi permettere di uccidere e uccidersi senza doversi porre il problema delle reali conseguenze di un tale gesto; ci pè sera il dio di turno a metre le cose a posto una volta che si saràvarcata la soglia del paradiso. Prendersi la responsabilità di ciò che si è significa innanzitutto chiedersi chi si è. Questo costa dolore, fatica, perché implica mettersi in gioco per combattere la battaglia più dura, ovvero quella che fa fare i conti con sé stessi. Non tutti sono disposti a tanto; c’è chi preferisce non chiederselo mai e farselo dire da qualcun altro chi si è, come si deve pensare, vestire, mangiare… vivere, agire. I risultati delle manipolazioni di coscienza in nome delle religioni sono spaventosi, terrificanti e lo sono da secoli. Non intendo giudicare, non sta a me, ma credo sia necessaria un’opera diffusa di presa di coscienza affinché vi sia finalmente un’inversione di rotta. E non parlo delle correnti newage o dei soliti illuminati onniscenti e santoni che creano a loro volta fonti di identificazione divenendo a loro volta correnti manipolatrici; parlo di un rendersi conto, ognuno per conto proprio, che abbiamo la responsabilità di noi stessi in quanto esseri umani singoli e facenti parte di una specie che vive su un unico pianeta che ci dà di che vivere. Sembra niente, sembra semplice, invece…

  5. melogrande ha detto:

    Sento l’ obbligo anzitutto di scusarmi con i viandanti per la scarsa presenza da queste parti.

    Una serie di ragioni, principalmente lavorative, fanno sì che il tempo e soprattutto le energie scarseggino assai. Non vogliatemene.

    Riguardo alla religione, non era mia intenzione fare una crociata contro.
    La religione è un fenomeno universale, non conosco una sola comunità umana nella storia che ne abbia fatto a meno e dunque, bisogna ammettere, ci sarà un motivo.
    Persino i Lumi, il primo vero tentativo di spodestare la religione in nome della ragione, finirono per generare esiti catastrofici, dal Terrore agli orrori del comunismo, non privi per altro di elementi cerimoniali che definirei parareligiosi.
    Se la religione è un fenomeno universale, è evidente che debba avere radici ben profonde, dunque è meglio cercare di capirne il più possibile; e d’ altra parte sono ben consapevole che molte persone si accostano alla religione per motivi più nobili di quelli trattati nel post.
    Di sicuro la religione, oltre a mitigare l’ angoscia, agisce come un fondamento sociale importante in quanto garante di un codice di comportamento, e chi ha cercato di eliminarla spesso non è riuscito a risolvere efficacemente questo aspetto.

    Ma il discorso è troppo lungo da sviluppare in un commento.
    Mi piacerebbe tornarci su, se trovo tempo e concentrazione.

  6. gialloesse ha detto:

    Non c’è in me, e per quanto ricordi c’è mai stato, alcun bisogno di trascendenza o pensiero mistico.
    Non conosco la bestemmia ma nemmeno l’adorazione. Non credo nell’esistenza oltre la vita e non ne avverto alcun bisogno. Vivo godendo della bellezza del mondo che mi circonda, dei prodotti dell’intelletto delle persone con le quali entro in contatto, della poesia e dell’arte. Adoro e mi perdo dietro i misteri dell’universo, le proprietà del neutrino e dei buchi neri tanto per esempio; chissà se mai supereremo la velocità della luce e vivremo così un altro tempo ? Esemplifico sia chiaro, tanto per essere compreso. Non conosco dio o i suoi sacerdoti, non ne avverto alcun bisogno. Sono un caso patologico ???

  7. Pannonica ha detto:

    Comunque sia, i tuoi scritti mi mancano parecchio, quindi torno spesso a rileggere quelli vecchi (più che mai attuali, come sempre 🙂 ).
    Stai bene.

    • melogrande ha detto:

      E’ un complimento grande, questo !
      Detto fra noi, mancano anche a me; ma non ci posso fare niente. Sono anni di lavoro matto e disperatissimo, come direbbe il Poeta, e speriamo di metterci fine prima di ridurmi con la gobba…
      Saluti a te, Nica, e alla tua bella isola.

  8. Luna ha detto:

    Passano i mesi gli anni ed è come se non avessimo più nulla da dire. Da dire di scritto, che resti. Il presente incalza, il passato non ha senso. Le nostalgie che nutrivano pensieri molli e lacrime non sono più, non danno più. Sembrano avere esaurito una funzione. O forse ci siamo dimenticati di loro. Ci parlavano e abbiamo iniziato a non ascoltarle. Ci manca quel vissuto io mi chiedo? Lo abbiamo vissuto davvero? Noi eravamo quello, anime perse in un labirinto, intrappolate in una rete che ci dava la libertà di essere chi volevamo, inconsapevoli a volte, o troppo concreti, speranzosi. Sicuramente indomiti. Di un coraggio antico perché quella che combattevano era la sopravvivenza nel nome di una vita vera e stravissuta, concreta nel suo scorrere quotidiano, che raccontavamo per immagini, dove l’emozione era sulla pelle come lo scorrere di acqua fresca. Ora non si salva quasi la grammatica. Non scriviamo. Dunque siamo? Siamo ancora? Siamo forse a volte? Siamo cambiati? O ciò che eravamo, che siamo stati, è stata solo una illusione? Rivoluzionaria? Utopie? Bellezza inconsistente. Astratti furori come direbbe uno scrittore? E mi manca. Mi manco io. Ma non sono più. E la nostalgia non conosce più la strada. Non erra. Non sbaglia e non vaga. Non è. Però se ci penso, se ci penso bene, e a lungo, se riannodo i fili uno per uno io c’ero. Ho scritto. Ho vissuto. Ho baciato. Ho sentito. Annusato. Pianto. Danzavo. Sì. Ero un’anima danzante.

  9. melogrande ha detto:

    Eravamo noi, Luna.
    Bellissimi, stupidi e vivi.

    • Luna ha detto:

      Stupidi. Presi da stupore. Attoniti. Incantati da una bellezza appena svelata. Incantati come l’ archeologo che riporta alla luce rovine sepolte dal tempo e le ammira senza saper trovare le parole adatte. Forse siamo i pezzi di un museo ignoto, esposti in una vetrina di cui si sono dimenticati la didascalia.

  10. melogrande ha detto:

    Ignoranti e sfrenati come l’ alba, direbbe il Poeta.

  11. gelsobianco ha detto:

    Ti auguro il meglio, F.
    Torno a leggerti come riascolto una musica che mi piace.
    🙂
    gb

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