Ercole a testa in giù

Vancouver

Vancouver è un posto particolare, un posto che appare una sorta di “Estremo Occidente”, come direbbe Rampini. Dopo la scoperta del Nuovo mondo, fu la costa del Pacifico il luogo dove “sunt leones” , le nuove colonne d’ Ercole, la fine della terra. Qui, se uno continuasse ad andare ad ovest si troverebbe, dopo aver varcato l’ Oceano, né più né meno che in Estremo Oriente.

È dunque questo un “Finis Terrae” del nostro mondo, del nostro essere, e dirci, occidentali. Ed in qualche modo pare proprio che l’ Occidente, portato qui al suo limite estremo, si purifichi e si distilli in una quintessenza di sé.

Non è affatto brutta a vedersi, questa quintessenza, questo va detto subito. C’è pulizia ed ordine per le strade, quanta si potrebbe desiderare di averne e forse un po’ di più, c’è quell’ aria lustra e nuova che solo le città ricche riescono ad assumere, e pazienza per i non pochi barboni che vedo raggomitolarsi negli angoli a dormire fra i cartoni, in quale città ricca non se ne vedono ?

C’è la coscienza ecologica, ben esibita e portata ad un grado superiore, seppure non al punto da rinunciare agli inevitabili, elefantiaci SUV. Una consapevolezza che non arriva tuttavia a mettere in discussione la nuova ricchezza, quella del petrolio che si estrae dalle sabbie bituminose, e quella dello “shale gas” ottenuto col famigerato fracking, due tra le tecnologie più invasive per l’ ambiente che si conoscano. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, sembrano pensare i canadesi, e del resto, essendo l’ uso intensivo di energia la cifra dominante dell’ Occidente intero, figuriamoci se poteva non esserlo in questa sua quintessenza.

C’è poi la multiculturalità, si capisce, i tassisti che ho incontrato erano per lo più di origine mediorientale, qualcuno esibiva la barba lunga quanto il pugno, inconfondibile manifestazione di osservanza islamica, tuttavia la nota dominante è qui quella orientale, asiatica, d’ altra parte è sull’ Estremo Oriente che questo Estremo Occidente si affaccia, lo abbiamo già detto. E c’è poi la sfumatura particolare – persino un po’ beffarda – dell’ ostentato rispetto per le First Nations, come le chiamano qui, vale a dire i nativi, le tribù indiane a cui proprio i colonizzatori bianchi hanno portato via la terra con le brutte maniere.

Vizi e virtù di stampo statunitense, naturalmente, ma qui appaiono sfumati, quasi ovattati, i qualche misura europeizzati. Un distillato d’ Occidente, per l’ appunto.

Non siamo agli antipodi, qui, questo no, ma siamo abbastanza distanti perché al volo di linea convenga passare quasi sopra il polo piuttosto che seguire il parallelo; e la sensazione più straniante per chi si trova in visita breve  è quella di vivere in un tempo a testa in giù. Ci si alza quando in Europa è già pieno pomeriggio, e quando si vive perennemente connessi a queste cose è impossibile non farci caso, nove ore di differenza nel fuso orario e poche ore di condivisione lavorativa e non.

Le nuove colonne d’ Ercole, dunque, ovvero uno dei possibili futuri di ciò che definiamo Occidente, e certamente non il peggiore dei futuri, con la sua efficienza pulita ed un po’ fredda; ma un futuro che per avverarsi necessita di essere in pochi, ed alquanto ricchi.

Due requisiti che a noi purtroppo mancano…

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7 commenti su “Ercole a testa in giù

  1. guido mura ha detto:

    Un mondo che una volta apprezzavo, così intriso di futuro. Oggi posso dire che un po’ mi spaventa. Non sono mai stato in Canada, e molto probabilmente non ci andrò mai, visto che non ho mai superato i confini dell’Europa e comincio a essere troppo vecchio per iniziare una carriera da viaggiatore; ma vedo questo paese come un’America più fredda e ripulita degli States, in cui almeno trovavo una letteratura piena di sangue vivo e pulsante, e i colori, il sudore e la polvere del Sud.

  2. Enzorasi ha detto:

    Fai un giornalismo conciso e ficcante, frutto di occhio e mente attenti ( da vecchia europea); penso che il tuo reportage sia molto, molto vicino alla realtà- Posso dirlo? Ho sentito un freddo strano.

    • melogrande ha detto:

      Grazie !
      Vorrei fare meglio (e penso di avere fatto meglio in passato), viaggio più che mai, ma mi spiace di essere sempre in debito di tempo, per cui questo blog giace ormai semi abbandonato.
      Sarà il destino di tutte le cose, ma è un pezzo di me di cui non riesco più a prendermi cura.

  3. Enzo ha detto:

    Il blog quando è buono è un’estensione del nostro essere; se no riesci a prenderti cura di lui medierai con altri sistemi. con altri mezzi. la stoffa c’è puoi usarla in molti altri modi. Buon viaggio.

  4. Lillopercaso ha detto:

    Bella! Ho cercato altre foto, una meglio dell’altra. Ma…. gli abitanti dove sono?? Cosi vuota fa impressione.

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