Etologia del furbo

 

La notizia che l’ Italia aggiunge ai non pochi primati negativi che già detiene anche quello del monopolio mondiale di fatto della produzione di banconote false (quota di mercato stimata fra l’ ottanta ed il novanta per cento) porta di per sé a qualche riflessione. Senza contare l’ asserita finezza dell’ aver spacciato in Germania una banconota da 300 €. Suona di bufala e spero tanto che lo sia.

Siamo il Paese dei furbi, verrebbe da dire, record atavico da cui ne derivano, come corollari d’ un teorema, molti di quei primati di cui preferiremmo non vantarci. Record che viene da lontano, peraltro,i padri dei padri dei nostri padri onoravano l’ astuto Ulisse come un “eroe dal multiforme ingegno”,e sull’ Odissea modelliamo da millenni ogni romanzo “on the road”.

Una vera condanna sociale della furbizia, insomma, non c’è mai stata, è rimasta un po’ nel limbo, una di quelle doti che – nel giudizio comune – un po’ è meglio avere. Questione di misura, più che altro, non tanto di principio, il vero problema semmai sono i “troppo furbi”. Un po’ di condiscendenza c’è, ammettiamolo.

Ora, la parola “furbo” ha un’ origine un po’ incerta. Per molto tempo è stata fatta risalire al francese “fourbir”, che significa “ripulire”, da cui proviene l’ italiano “forbito”. Ripulire cosa ? Le tasche del prossimo, dicevano i linguisti. Più recentemente pare trovare favore la tesi che la parola venga in realtà dal latino “fur” attraverso un italiano antico “furvus” che significava “oscuro”. Ma “fur” in latino vuol dire “ladro”, ha un evidente legame con la parola “furto” (cosa che certamente riesce meglio nell’ oscurità), per cui, da qualunque lato lo si guardi, quello che emerge è che il furbo è sostanzialmente un ladro, uno che si appropria di ciò che non gli spetta, l’ etimologia non mente mai.

Altro che condiscendenza !

Molti anni fa un serissimo economista, il prof. Carlo Cipolla pubblicò in un piccolo libro di tono scherzoso (“Allegro ma non troppo”) una Teoria Generale della Stupidità Umana che in realtà a me pare una geniale analisi sociologica. Nell’ elaborare la sua teoria, il prof. Cipolla parte dall’ analisi delle interazioni umane dal punto di vista del vantaggio o svantaggio che ogni individuo arreca a sé e agli altri attraverso quella interazione. Il piano cartesiano delle interazioni mostra dunque quattro settori. Il primo (+,+) in alto a destra contiene le interazioni in cui un individuo consegue il proprio utile senza danneggiare, o addirittura avvantaggiando gli altri. E’ il quadrante dei comportamenti (e delle persone) Intelligenti. Nel quadrante adiacente (-,+) in alto a sinistra l’ individuo fa del bene agli altri ma ci rimette. È il quadrante degli sprovveduti, altrimenti detti sfigati, ingenui, i senza-speranze. Ci metterei “ad honorem” il fortunato possessore della banconota da 300 euro di prima.

Il terzo quadrante (+,-) è il campo d’ azione di chi pur di perseguire il proprio utile danneggia il prossimo. Qui ricade il delinquente, il bandito, ma anche, naturalmente, il furbo. Non c’è modo di distinguerli, se ci pensiamo bene. E’ il regno dei malviventi,ma anche degli evasori, per esempio, nonché (menzione d’ onore della giuria) dello spacciatore del mitico biglietto da 300 €. Infine il quarto quadrante (-,-) in basso a sinistra è quello di chi, secondo l’ immortale definizione del prof. Cipolla, “causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita”, cioè dello stupido. Ora, dal momento che “La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa”, si capisce bene sia la pericolosità della categoria sia che dagli stupidi è davvero difficile difendersi.

Ma che dire dei furbi ?

Qui entra in gioco l’ etologia. Immaginiamo una comunità umana inizialmente priva, completamente priva di malintenzionati. Conterrà un mix di persone intelligenti, sprovveduti e stupidi, ma nessun bandito. In una comunità del genere, un furbo avrebbe moltissimo da guadagnare. Essendo la furbizia sconosciuta, nessuno di fatto predispone difese e di conseguenza, in quel tipo di comunità, fregare il prossimo è facile ed essere furbi conviene assai; non passerà molto tempo prima che i furbi comincino ad affiorare.

Il successo genera emulazione, ed ecco che la furbizia si diffonde come un virus. Ma, si sa, ogni virus innesca la produzione di anticorpi, e così gli intelligenti per primi cominciano a predisporre contromisure, controlli, leggi, procedure atte a rendere la vita difficile ai banditi. Ma c’è di più. All’ aumentare del numero cresce anche la probabilità che, nelle sue interazioni quotidiane, un furbo si imbatta in un altro furbo, e la loro interazione, nel nobile tentativo di fregarsi a vicenda, facilmente precipita verso il quarto quadrante…

Insomma, è normale che nelle nostre imperfette comunità umane ci siano anche furbi e banditi, ma ogni comunità tende a raggiungere un equilibrio, più o meno stabile, tra le varie componenti. Ma dove è collocato, questo punto di equilibrio, quanti furbi contiene il “giusto mix” ?

Questo dipende. Dipende sostanzialmente dal grado di accettazione, di tolleranza, di condiscendenza che la furbizia riscuote in quella particolare comunità. E da questo punto di vista, come dicevamo all’ inizio, noi non siamo messi benissimo…

Se in America un evasore fiscale va in galera senza se e senza ma, se in Gran Bretagna un ministro si dimette per aver raccomandato il permesso di soggiorno della propria colf, o addirittura in carcere per aver detto che una multa per eccesso di velocità l’ aveva presa la moglie e non lui, qui da noi è tutto un distinguere, un gridare alla persecuzione, un giustificarsi, un invocare la necessità, insomma… ci siamo capiti.

E dunque, dovendo convivere con un alto tasso di furbizia “tollerata”, eccoci alle rese con normative stringenti, adempimenti deliranti, cavilli cervellotici, cartelle pazze, redditometri improbabili, leggi su leggi che servirebbero – in teoria – a proteggere gli onesti ma che, spesso redatte dai furbi a proprio vantaggio, riescono solo a rendere la vita impossibile a tutti gli altri. La condiscendenza verso la furbizia trascina l’ intera società verso la Stupidità.

Il furbo danneggia anche te. Digli di smettere.

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10 commenti su “Etologia del furbo

  1. stileminimo ha detto:

    …prima dovremmo almeno smettere di votarlo

    • melogrande ha detto:

      È proprio lì che parte la condiscendenza.
      In altri contesti non si capacitano che occorra una legge per impedire di candidare (termine che deriva da ” candidus “) chi ha sentenze definitive di condanna.
      Che li candidino pure, dicono loro, tanto chi vuoi che li voti ?

      • stileminimo ha detto:

        Già! Credo che l’unico modo per evitare che gli italiani s’innamorino dei furbi e delle furberie sia far loro prender coscienza degli immani danni che questi portano ai loro portafogli, alla loro qualità della vita. Ma pare che fare ragionamenti troppo complessi non sia di moda in questo Pese.

  2. suzieq11 ha detto:

    Certo è siamo anche il paese più ignorante, e in quanto a corruzione possiamo salire sul podio al primo posto e stappare il bottiglie di spumante! Ci spetta di diritto poiché siamo il paese più corrotto in Europa e fra i primi nel mondo. Se ci impegniamo possiamo diventare i primi anche in tutto il globo.

    • melogrande ha detto:

      Il riferimento per quanto riguarda la corruzione è un’ ONG nata sul modello di Amnesty, che si chiama Transparency International.
      Il criterio è quello della “corruzione percepita”, per l’ ovvia difficoltà di avere riscontri oggettivi.
      È comunque un riferimento di ciò che il mondo pensa di noi.
      In Europa siamo considerati i più corrotti, nel mondo siamo a metà classifica, preceduti da un buon numero di Paesi verso i quali nutriamo ingiustificati complessi di superiorità.
      Sono considerati meno corrotti di noi, per dire, un buon numero di Paesi del Medio Oriente e del Sudamerica.
      Ecco, se nessuno vuole investire in Italia, non è solo colpa dell’ Art. 18…

  3. Pannonica ha detto:

    Non è un caso che l’accanimento burocratico cresca in modo proporzionale al livello di corruzione-furbizia di chi decide le norme.
    E’ il modello sociale che bisogna smontare, ma come si fa se già dalle scuole elementari chi fa il proprio dovere perché ama lo studio viene considerato uno sfigato mentre chi picchia i suoi coetanei e non studia è considerato un figo?
    Il mondo funziona al contrario, ovviamente…

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