Leggere e rileggere, questo è il problema

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Possiedo alcuni libri antichi, eredità del nonno paterno che a sua volta aveva ereditato una villa nobiliare con la relativa biblioteca. Ne avevo parlato un po’ di tempo fa (tanto tempo fa…).

Per “antichi” intendo volumi che risalgono al ‘600 o al ‘700, più un certo numero di volumi ottocenteschi.

Possedere dei libri è un conto, leggerli un altro, si sa, e questi libri non sono facili da leggere, soprattutto i più antichi. E non si tratta solo di pagine ingiallite o rovinate. A mettere in imbarazzo sono soprattutto i caratteri tipografici desueti, nonché l’ italiano arcaico.

Faccio un esempio. Un piccolo volume stampato a Palermo nel 1661 per l’ editore Bisagni contiene l’ Iliade di Omero tradotta “in verso italiano” da Don Francesco Velez e Bonanno, con dedica a Don Giovanni d’ Austria, vicerè a Napoli, colui che una quindicina d’ anni prima aveva sedato la rivolta di Masaniello. Consideriamo che la versione di Vincenzo Monti, incubo di generazioni di liceali arriverà ben 150 anni dopo…

Don Francesco attacca così:

Canta, ò Diua, lo ʃdegno di Pelide,

sdegno crudel, che lacrimoʃe ʃtragi

diè al Greco Impero, e à Pluto in don mill’ alme

di forti eroi, e lor a l’ onte in preda

laʃciò de’ cani, e de l’ augel grifagno”

Ho reso l’ idea della fatica che si fa ? E tuttavia, con tempo e pazienza, facendo l’ abitudine all’ ortografia antica, il libro si riesce a leggere, ed anche con un certo piacere.

Possiedo anche, nella mia cantina, alcuni floppy disks, qualcuno addirittura nel formato grande da 5.25”. Sinceramente, non ricordo più cosa ci sia dentro, ma a questo punto non ha molta importanza, perché comunque non saprei dove trovare un PC in dotato di slot per floppy, grandi o piccoli che siano, e so che se per qualche strana combinazione lo trovassi, i files che recupererei non sarebbero compatibili con le versioni correnti dei programmi.

E così, ad un amico patito di e-reader, faccio osservare che i suoi e-books difficilmente saranno ancora leggibili non dico fra tre o quattro secoli come l’ Iliade di don Francesco, ma neppure fra tre o quattro anni… E’ sufficiente che dispositivi e formati avanzino di un paio di generazioni.

Di videocassette e Stereo8 neppure parlo, naturalmente.

Sì, lo so, rischia di sembrare un discorso da luddista che si oppone al progresso per principio, ma vi assicuro che non è così. Sull’ ultimo numero (N. 555 – novembre 2014), di “Le Scienze” che non è propriamente l’ organo ufficiale degli oscurantisti, a lanciare l’ allarme è Vinton Cherf, uno che di internet si intende, avendola praticamente inventata, a partire dal protocollo di trasmissione TCP/IP. Uno bravo, insomma.

Cherf fa notare che molti dati scientifici importanti, risultati di esperimenti, dati di missioni spaziali, e persino molti dati giudiziari, prove utilizzate in tribunale, perizie, eccetera, sono conservati su formato elettronico, per lo più nastri magnetici, e codificati in linguaggi che già oggi avremmo difficoltà a riportare in vita.

Sarete fantasmi nella storia, se non trovate una maniera efficace di preservare l’ informazione digitale”, ha detto Cerf, ed è davvero difficile dargli torto. Basta immaginare a cosa succederebbe se il diritto di proprietà di una casa o di un terreno conteso fosse affidato ad un certificato elettronico non più leggibile.

Lungi dall’ assicurare l’ immortalità, il supporto elettronico sembra insomma promettere la più assoluta evanescenza, e l’ indifferenza generale ad un problema di questa portata ne fa il simbolo perfetto di una società schiacciata sul presente, la cui visuale pare arrivare tutt’ al più alla prossima release di IOS o di Android.

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15 commenti su “Leggere e rileggere, questo è il problema

  1. rossana ha detto:

    Ohhh, finalmente!
    Il “problema” è così cruciale e scansato da essere appunto “simbolo perfetto di una società schiacciata sul presente”, il che mi preplime non poco.
    Non solo problema di recupero dati per obsolescenza dei supporti sui quali vengono salvati ma, problema nel problema, incertezza sulla verifica delle fonti in internet, anche delle apparentemente più affidabili (oggi, domani non si sa). Un testo pubblicato può essere accortamente cambiato, aggiustato, ritoccato fino a fornire informazioni falsate e non contestabili in alcun modo in assenza di…supporto cartaceo originale.
    Ecco perché, oltre ad amare la carta (quindi, niente e-book, per me) sto da qualche tempo tornando a guardare con affetto alla mia antica macchina da scrivere: ciò che mi dilettavo a scriverci prima del mio primo pc, è ancora lì, disponibile e leggibile. Mentre ciò che ho poi salvato nei floppy è letteralmente morto.
    So che sono usciti dei dispositivi che promettono il recupero dati da vecchi floppy-disk, ma sul serio: un’altro dispostivo per leggere i dati salvati su quello ormai andato e via così?
    Antieconomico e quindi eticamente discutibile.
    Non parliamo poi del mito del “sirparmieremo carta”: negli uffici, di qualsiasi tipo, di ogni documento si finisce per avviare la stampa. Mai vista tanta produzione di cartaceo da quando esistono gli archivi digitali.
    Su tutto, l’inaffidabilità della connettività: salta il satellite e ti saluto accesso veloce alle informazioni e alle comunicazioni.
    Caro vecchio telefono con doppino in rame, inaffondabile e funzionante anche in caso di caduta segnale gps.
    Questi tuoi antichi libri sono monumenti al pari della piramide di Giza: salvali in grotte e tenuta stagna, non si sa mai…

    • melogrande ha detto:

      Tu introduci un ulteriore problema, che è quello della validazione del sapere che circola in Rete.
      La teoria sarebbe quella della validazione “dal basso”, un controllo diretto da parte degli utenti, ma nemmeno Wikipedia in realtà ci riesce, Ne aveva fatto le spese lo stesso Umberto Eco:

      Wikipedia ha anche un’altra proprietà: chiunque può correggere una voce che ritiene sbagliata. Ho fatto la prova per la voce che mi riguarda: conteneva un dato biografico impreciso, l’ho corretto e da allora la voce non contiene più quell’errore. […] La cosa non mi tranquillizza per nulla. Chiunque potrebbe domani intervenire ancora su questa voce e attribuirmi (per gusto della beffa, per cattiveria, per stupidità) il contrario di quello che ho detto o fatto. (da Come copiare da Internet, L’espresso, 16 gennaio 2006)

      Figuriamoci le informazioni che recuperiamo da un sito su cui arriviamo per caso.
      E’ un tema interessantissimo, che meriterebbe anche lui un po’ di discussione pubblica.

  2. guido mura ha detto:

    Bel problema. Si può aggiungere che se i libri sono come quelli stampati a partire dalla metà dell’Ottocento, su carta acida, o legati col perfect binding, cioè senza fascicoli, con pagine attaccate con la colla, come si è usato nel secondo Novecento, tra un po’ gli unici libri che rimarranno saranno giusto quelli del Cinquecento, oltre agli incunaboli e ai manoscritti ovviamente. La cultura appare sempre più, col tempo, come qualcosa di effimero. Le metodologie digitali finora hanno consentito di continuare a leggere libri ormai distrutti nel formato cartaceo. I formati usati promettono di durare nel tempo o di essere comunque compatibili con nuovi formati e nuovi lettori. La cultura che si salverà sarà però solo quella conservata in rete. Quella affidata a supporti fisici avrà durata sempre minore. Il problema è soprattutto economico: come trasferire TUTTO e conservare TUTTO in rete.

    • melogrande ha detto:

      Non ci avevo pensato, ma hai ragione, naturalmente.
      I libri moderni sono assai meno duraturi di quelli antichi, ed il supporto eletronico, che avrebbe dovuto risolvere una volta per tutte, si è rivelato infinitamente più effimero.
      Pare che col passare dei secoli diminuisca la voglia di durare…

  3. gelsobianco ha detto:

    Leggerti è davvero è un grande piacere.
    Hai sviluppato il tema in modo perfetto.
    Non potrei aggiungere altro.

    Anche io ho libri antichi come quelli di cui tu parli.
    Li ho in posti particolari per salvarli al meglio.
    Io li tocco con la massima attenzione talvolta e sogno…
    Sì, ora li leggo anche… dopo lunghe ore di studio.

    Grazie, Francesco.
    Sto passando un periodo non facile. Ecco perché sono così poche volte qui da te.

    Buona domenica.
    🙂
    gb

  4. Francesca ha detto:

    Quel che tu hai mirabilmente descritto, la provvisorietà di cose, persone, idee, fatti, riflette il modo di vivere odierno, superficiale e vorace. Amo i libri, tutti, sono anche parte del mio lavoro, e per lavoro maneggio dei manoscritti dell’ottocento; più di una volta mi sono sorpresa a pensare a come sarebbe stato se l’Autore dei manoscritti in questione avesse avuto un pc, invece di rara carta disponibile. Come avrei mai potuto sapere quali fossero stati i suoi periodi di benessere economico e quali no? ( quando non aveva soldi per compare la carta scriveva sui bordi, in caratteri minutissimi) come avrei potuto osservare la sua scrittura nervosa ma regolare, che a volte diventa indecifrabile, segno , forse di nervosismo o di tormento?

  5. Enzo ha detto:

    Fatti su cui riflettere ma…farlo qui su questo tipo di supporto, in rete, su un blog che magari domani per un accidente elettronico qualunque o per qualche altra diavoleria scompare ha senso? Tutto è aleatorio qui figuriamoci i file di Word che già bisognano di “versioni di compatibilità- Un buon cartaceo secondo me è la soluzione:anche ammettendo le difficoltà di lettura cui accennavi resta un riferimento sicuro. Io se dovessi conservare nel tempo questo tuo post, per esempio, dovrei stamparlo su un foglio A4 e conservarlo in carpetta… e i miei testi? Accidenti! Sono a rischio anch’essi. Svaniremo e il virtuale non ci sopravviverà ( lo scrissi 3 anni fa)-

    • melogrande ha detto:

      Siamo impermanenti per natura (mortali, dicevano i greci senza tante perifrasi) e scriviamo per lasciare una traccia, per quanto impermanente anch’ essa come la scia di un’ elica.
      Diceva qualcuno che con la sola eccezione della lista della spesa, qualunque cosa uno scriva la scrive perché altri la leggano.
      Certo, la condizione attuale del mondo virtuale è che la scia potrebbe svanire prima ancora che l’ elica abbia finito di passare, e questo è effettivamente un po’ seccante…

  6. […] e soprattutto farsela dire è una conditio sine qua non. Ho letto qualche giorno fa sul blog di Melogrande una interessante analisi della scrittura in rete e sul suo, pare, inevitabile destino, la […]

  7. Pannonica ha detto:

    in fondo non sarebbe poi tanto male ripartire da zero, tabula rasa di tutto, nel bene e nel male. e ripartire.

  8. gianni ha detto:

    Moolto interessante. Sui formati dei files boff… finché sopravviverà la codifica dei caratteri così come noi la conosciamo (ASCII o chi per lei) forse qualcosa lo tiri fuori magari non nel suo aspetto migliore… E se ti serve un lettore da 5″1/4 da qualche parte ne ho uno, ammesso – e anche questo è un problema – ammesso che funzioni ancora. Perché tutto si guasta e tutto deperisce, anche la carta.

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