Il giorno dei morti

Il giorno dei morti era sempre un giorno speciale, io questo me lo ricordo.
Ci vestivano bene,noi bambini, con gli abiti della festa, perché bisognava andare a trovare il nonno al cimitero, quelle mattine che sembrava domenica anche se non lo era.
C’era malinconia nell’aria, perché si pensava al nonno, ma anche dolcezza, e persino una forma di trepida attesa perché quella mattina, come ogni anno, il nonno avrebbe mandato dei regali per noi bambini, e li avremmo trovato in sala appena svegli, e chissà come faceva il nonno a indovinare sempre quello che ciascuno desiderava. E più tardi al cimitero, dopo le preghiere, avremmo anche ringraziato il nonno per i giocattoli nuovi.

Al ritorno dal cimitero la tradizione prevedeva una sosta presso il panificio all’angolo, che faceva anche da pasticceria.
Il giorno dei morti aveva i suoi dolci, specifici e dedicati, che non si trovavano in nessun altro periodo dell’anno
C’erano, oltre ai classici dolci novembrini di pasta frolla ripieni di mandorle e fichi secchi, anche dei biscotti bianchi e durissimi che chiamavano ossa dei morti, e c’ erano soprattutto le statuette cave fatte di zucchero e dipinte, cosiddetti “pupi di zucchero”.
Si poteva scegliere il guerriero, la damigella, la contadina, E se ne trovavano di tutte le dimensioni.

Ancora più che per l’ uovo di Pasqua, già a guardarli pregustavamo il piacere sublime di frantumare quella statuetta e far sciogliere lentamente in bocca i frammenti di zucchero.

Il pomeriggio, naturalmente, lo si passava a giocare mostrando agli amici i doni ricevuti e mettendo in comune tutti i giochi.
Dolcetti ne avevamo in abbondanza, di scherzetti non ce ne saremmo mai permessi, ed Halloween non sapevamo cosa fosse.

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16 commenti su “Il giorno dei morti

  1. guido mura ha detto:

    Giuro che i pupi di zucchero proprio non li avevo mai visti. Comunque Halloween da noi c’era già, nascosta tra le pieghe della festa dei morti. Alcune tradizioni erano addirittura identiche, zucche e dolcetti compresi, il che fa pensare a una cultura primitiva preesistente. Il mio pezzo per Halloween su LOPcom gioca proprio su questa tradizione diffusa, in cui a vagare sono le anime dei morti.

  2. melogrande ha detto:

    Il culto dei morti, spiriti, avi, antenati è di sicuro una delle forme della religiosità primitiva, forme pagane che spesso il Cristanesimo è stato capace di assorbire. Sta di fatto che di feste dei Morti l’ Italia è piena è davvero non necessitava di importarne una.

    Ps. In fatto di cibo penso che quello palermitano sia il popolo più creativo del mondo !

  3. Pannonica ha detto:

    che buoni gli ossi di morto!!! 🙂

  4. stileminimo ha detto:

    Un osso di quelli lo rosicchierei pure io….

  5. lapoetessarossa ha detto:

    Nel giorno dei morti ci sono le giostre. Da sempre. C’erano anche il giorno dei Santi e in tutta quella settimana lì. Adesso che hanno inventato Halloween arrivano un po’ prima, così i bambini si possono truccare da mostriciattoli ( e quando li vedi devi far finta di aver paura davvero) e acchiappare il pipistrello per il giro gratis.
    .
    Anche i miei genitori andavano alle giostre. Percio’ è antica tradizione (dato che adesso sono nonni!…e la mostriciattola, la nipote)

    Come ogni anno ci sono le bancarelle del torrone di Alba, quello con il Gallo. Che oltre al torrone vende le noccioline glassate, il croccante, lo zucchero filato, bomboncini e zuccherini di vari colori e forme, e soprattutto le frittelle giganti, coperte (anzi coprite, come dice il mostriciattolo) di zucchero.

    La frittella è l’archetipo della festa dei morti. L’essenza profonda. La golosità suprema. E’ quel profumo che arriva da lontano e che ti fa venire l’acquolina in bocca.

    Poi la mangi.
    Finalmente.
    Le labbra zuccherose.
    Le dita appiccicose.
    Lo zucchero che impiastra il cappotto.
    L’ultimo morso è insieme croce e delizia.
    L’idea folle è prenderne un’altra.
    Osare?
    Sfidare la chimica della digestione?
    Mettere alla prova la funzionalità epatica?

    Memento audere semper?
    O ricordarsi che peccare di hybris non è mai stata una buona idea?

    …le giostre sono qui fino al 16 novembre… 😉

  6. capehorn ha detto:

    Da noi più che i morti é Ognissanti a farla da padrone.Il cimitero é luogo di riunione. Una sorta di pietosa “agorà” che accomuna morti e vivi. Per i primi il rispetto , il cordoglio, la memoria dei secondi e per i secondi stessi il tempo per riallacciare, anche fugacemente antichi rapporti. Rivedere persone che s’incontrano solo per questa festività e basta.
    Ricordo, nella lontana adolescenza, che la visita ai morti era l’occasione per incrociare una biondina che aveva solleticato la mia fantasia. A distanza di anni ricordo i grandi occhiali che portava e basta. Mai saputo il suo nome, neppure dove abitasse, però quei brevi momenti fatti di sguardi sottecchi coronavano un’anno per l’altro.
    Al posto dei “pupi di zucchero” ci si accontenta delle paste di meliga e per i regali aspettiamo la viglia di Natale.
    Rimane però la nostalgia per chi non c’é più e quella é compagna fino all’anno successivo.

    • melogrande ha detto:

      La festa dei morti serviva ai vivi, naturalmente.
      Costituiva un filo di memoria che legava noi ragazzi a chi non c’ era più e al tempo stesso faceva comunità come giustamente fai notare tu.
      L’ importazione di un’ improbabile festa aliena mi pare non porti nessun valore aggiunto a.

      • capehorn ha detto:

        Assolutamente. Mi domando come mai non festeggiamo il giorno del ringraziamento (Con strage di tacchini) Il Labur Day (Se non vado errato é in estate) e già che ci siamo anche il 4 luglio. Quello forse no perché c’è già aria di ferie. Vuoi perderne un giorno così … Agratis?
        Halloween … Pfuiiii !!!!

  7. Enzo ha detto:

    Mi hai messo addosso una grande malinconia…ricordi quando i doni ai bambini dalle nostre parti li portavano i morti? Altro che Halloween.

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