Sinistra, sconfitte, futuro, insomma un post fuori moda

Swim out on a sea of faces
Tide of the human races
Oh, an answer now is what I need…

La sinistra ha perso, se non si capisce questo non si capisce nulla di ciò che è successo negli ultimi anni.

Il grande movimento iniziato con la rivoluzione francese è stato  sconfitto dalle forze della restaurazione.

Non stiamo parlando qui di una tornata elettorale nel nostro disastrato paese, stiamo parlando di un movimento storico di respiro plurisecolare che ha coinvolto l’intero Occidente.

Ad onore del vero, dovremmo aggiungere che la sinistra ha recato in sé i germi della sconfitta fin dalla sua nascita, sotto forma di un’ immedesimazione di tipo religioso con le proprie idee, che hanno fatto presto a solidificarsi di conseguenza in ideologia.

Montagne diceva che occorre dare un valore davvero alto alle proprie idee se si è disposti ad arrostire vivo un uomo per esse, e questo è proprio ciò che è successo alla rivoluzione francese, immediatamente tramutata in Terrore, i roghi dell’inquisizione sostituiti da madame ghigliottina, giusto per fare diverso.

Per il resto, avere a che fare con qualcuno convinto di fare il bene dell’umanità non e poi così diverso dall’ avere a che fare con chi ritiene di fare la volontà di Dio. Todorov ha scritto pagine memorabili nel suo libro “Memoria del male, tentazione del bene” su questo male a fin di bene che ha prodotto le più grandi carneficine della storia umana. Non solo a sinistra, ovviamente, questo nemmeno occorre ricordarlo.

Ora, non è certo il caso qui di ripercorrere la parabola del “socialismo reale” dalla rivoluzione russa fino al crollo del muro di Berlino. Basta prendere atto, come si diceva all’inizio, che la sinistra ha perso e che il mondo d’oggi, più che post moderno lo potremmo definire il mondo della post sinistra.

Cosa resta di quel grande movimento partito con l’illuminismo e culminato al grido di “libertà, uguaglianza, fratellanza” ?

La democrazia certamente, quello è un valore che, in Occidente, nessuno mette seriamente in discussione. Eppure, le cose non sembrano funzionare bene, non sembra essersi davvero ricostruito quell’antico senso della “polis” che è alla base dell’ idea stessa di democrazia. Come mai ?

Max Weber aveva capito tutto già alla fine della 1a Guerra Mondiale, quando i totalitarismi del Novecento erano ancora di là da venire.

Che cosa aveva capito Weber ?

Aveva capito le conseguenze del suffragio universale applicato non più ad una polis ma ad una moderna nazione.

Per vincere le elezioni non basta più raccogliere qualche centinaio di voti, ne servono milioni, e questo è un obiettivo al di là della portata del singolo cittadino. Serve una macchina organizzativa presente su tutto il territorio. Cioè serve un partito.

Ma un partito non è un’ entità amorfa, un partito è diretto e controllato da un gruppo di persone. Ed ecco dunque la seconda diretta conseguenza: l’ oligarchia costituita dalle segreterie dei partiti. All’ interno di queste segreterie, emergono i leaders capaci di portare più voti, non quelli che portano più idee. Chi garantisce la vittoria elettorale controlla il partito, e chi controlla i partiti detiene il potere, punto.

È il Parlamento ?

Resta un luogo in cui, appunto, si parla e poi si vota, sulla base di quanto è già stato deciso nelle segreterie dei partiti.

Suona familiare ? A me parecchio.

La libertà è il valore che è probabilmente sopravvissuto meglio ai cataclismi, e talmente bene da essersi sdoppiata. Da un lato è divenuta spirito libertario, rivendicazione dei diritti individuali, dall’ altra liberismo, insofferenza per vincoli, barriere, regolamenti, tutte cose che, tramontate le ideologie, ancora oggi “sanno di statalismo” pur essendo, spesso, semplice buon senso. Certe guerre non fanno prigionieri, ed ecco che la disfatta storica della sinistra apre la strada alle liberalizzazioni, alla globalizzazione. I capitali (non le persone) possono circolare liberamente da uno Stato all’ altro, le merci (non le persone)  possono attraversare le frontiere senza pedaggi o dazi. Tra lo spirito libertario e quello liberista, è del tutto evidente chi abbia vinto. Un potere economico multinazionale è in grado di porsi al di sopra del potere politico di qualunque nazione, di condizionarlo e di non farsi condizionare. Oggi un’ azienda può stabilire la sede legale in un Paese, pagare le tasse in un altro, quotarsi in Borsa in un altro ancora, produrre da una parte e vendere da un’ altra, là dove trovi le condizioni più favorevoli per ciascuna di queste operazioni. Ogni riferimento alla ex Fiat è volutamente casuale.

Di fronte ad un potere economico globalizzato, la politica rimasta pateticamente locale (non vorremo certo considerare entità politica l’ Europa, vero ?) manifesta tutta la sua impotenza. Per non parlare poi del sindacato, il cui sforzo di internazionalizzazione mi pare infinitamente inferiore a quello, già tanto inadeguato, della politica. Di internazionale, praticamente, c’è rimasto solo l’ inno.

E così alle bellicose dichiarazioni, alle minacce di sciopero, le imprese multinazionali e globalizzate rispondono ormai con un’ alzata di spalle, e chi ancora sogna autunni caldi è ora che si compri il maglione.

Ma dei grandi valori che formano l’ ossatura della sinistra, la fratellanza è senza dubbio quello messo peggio. Quando la guerra è perduta e l’ esercito batte in ritirata, giunge l’ ora del “si salvi chi può”. Di fronte all’ erosione generale dei diritti, chi ancora ne ha se li tiene stretti e li difende coi denti, e tanto peggio per chi non li ha, fossero pure la maggioranza.

Che cosa è andato storto ?

Al fondo di tutto, io credo che la colpa storica della sinistra sia stata quella di avere sottovalutato il vero protagonista della modernità, dall’ Umanesimo in avanti: l’ individuo.

Sì, lo so, la battaglia per i diritti civili è parte del patrimonio storico della sinistra occidentale, ma che ne è stato di quei diritti nei Paesi del socialismo reale, là dove si provava a far funzionare l’ ideologia ?

Il principio di solidarietà ha piegato ai suoi voleri il principio di uguaglianza facendolo diventare principio di livellamento, di appiattimento, e dunque, non è difficile immaginarlo, di abbassamento visto che l’ appiattimento solo verso il basso può agire. Da ognuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni è uno slogan efficace, e del resto con le parole si riesce quasi sempre ad arrivare dove si vuole, ma che ne è di questo principio quando viene accolto nella mente di un “individuo” ?

Perché mai impegnarsi, dare il massimo, esprimere in pieno le proprie potenzialità se si è comunque destinati a non ricevere più di quanto spetterebbe comunque a chiunque altro ? E’ come partecipare ad una gara il cui regolamento prevede che le medaglie vengano equamente ripartite all’ arrivo tra tutti i partecipanti. Perché impegnarsi dunque, perché fare qualcosa in più di ciò che, con locuzione rivelatoria, si usa chiamare il “minimo sindacale” ?

Nella polis greca, là dove le nostre idee sono state concepite, l’ individuo quasi non esisteva, era la comunità ciò che contava, la polis appunto. E tuttavia la polis incoraggiava, e premiava, l’ eccellenza individuale, prometteva gloria imperitura, l’ immortalità addirittura, a chi si distinguesse per i servizi resi. Tutto il contrario dell’ appiattimento, l’ uguaglianza vera consiste ne far partire gli atleti in condizioni di parità, non certo nel livellarli all’ arrivo, e questo è stato forse il grande equivoco, quello che ha portato alle tetre società del socialismo reale, alla miseria generalizzata.

Raddrizzando l’ interpretazione dell’ uguaglianza, intendendola come “uguali opportunità” per tutti, ristabilendo la meritocrazia all’ arrivo, e dunque coniugando l’ uguaglianza con l’ individuo, si stimolano tutti a dare il meglio di sé, a realizzarsi, a fiorire liberamente. È l’ individuo il tassello mancante, quello che permette di accordare la libertà con l’ uguaglianza, di generare comunità orgogliose di se stesse e, aspetto non secondario, di generare la ricchezza necessaria affinché il terzo pilastro, la solidarietà, non resti puro esercizio di propaganda. So che è istintivo pensare che l’ apertura all’ individuo sia in realtà una resa al capitalismo di stampo liberista, cioè all’ ideologia dominante di oggi, ma è facile capire che non è la libertà individuale né la libera fioritura dell’ individuo lo scopo del liberismo capitalista, bensì il libero sfruttamento del medesimo senza regole né limiti.

La solidarietà, la vicinanza ai più deboli, è al centro del messaggio cristiano, eppure nella parabola dei talenti Gesù è molto chiaro nel mostrare che cosa si chiede a ciascuno: far fruttare i propri talenti al meglio delle proprie capacità.

Un “umanesimo di sinistra” dunque ? E’ quello che, ancora sulla suggestione di un testo di Todorov, cercavo di suggerire tempo fa. La lettura di una recente intervista rilasciata a Repubblica da Fausto Bertinotti,, che di certo ha tutti i titoli per impersonale la sinistra “dura e pura” del nostro Paese, sembra avere una curiosa assonanza, e per quello che mi riguarda, mi fa pensare che si tratti davvero della sola strada aperta al futuro.

… see it in a new sun rising
See it break on your horizon

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17 commenti su “Sinistra, sconfitte, futuro, insomma un post fuori moda

  1. katherine ha detto:

    Se tutto ciò che scrivi è già deprimente per noi, non più giovanissimi,lo è ancora di più per i giovani, che si rendono conto sempre più di quanto impegno, serietà, voglia di fare, contino molto meno di una buona faccia-tosta, di un bel corpo e un bel faccino. Già li appiattiamo a scuola,dovendo cercare di portarli tutti allo stesso livello, dunque abbassandolo per permettere ai
    meno volonterosi di arrivarci lo stesso.
    Proprio in questi giorni mi sono molto arrabbiata con una classe che vivacchia facendo il meno possibile,ricordando che gettare via i propri talenti in questo modo è come gettare al vento un dono di Dio…Ma i mass-media insegnano che sono altri i talenti presi a modello della società e forse è proprio per questo che stiamo andando così male…

    • melogrande ha detto:

      Per l’ esperienza che ho io, i giovani oggi hanno da un lato un potenziale enorme, anche grazie alla disponibilità senza precedenti di informazioni e saperi che offre la Rete, dall’ altro un’ assoluta mancanza di futuro che scoraggia qualsiasi entusiasmo.
      Una situazione tendenzialmente esplosiva.

  2. Enzo ha detto:

    L’articolo è di levatura superiore, leggerlo qualunque sia l’ideologia di base del lettore è un piacere. Vorrei ribloggarlo eadesso tornerò a leggerlo come viatico a una stagione nuova. Comunque sia. Complimenti sinceri.

    • melogrande ha detto:

      Sei fin troppo generoso, Enzo, e ti ringrazio.
      Sono felice se queste riflessioni ti sono di qualche stimolo ed utilità.

      • Enzo ha detto:

        Non sono troppo generoso, il post lo confermo è di altro livello ed io ne capisco e credo lo abbiano capito in molti. Quanto agli stimoli…per me è stata vita vissuta dal punto di vista generazionale ma la tua analisi presenta punti originali e coraggiosi che non si ytrovano tanto spesso in rete. Ho ribloggato per tale motivo e ti confermo i miei complimenti.

  3. Enzo ha detto:

    L’ha ribloggato su Astrazioni e distrazionie ha commentato:
    Capita ogni tanto di leggere in modo diverso e quello che sei come persona e come generazione riprende a volare.

  4. ilmiosguardo ha detto:

    Grazie per la tua analisi, profonda e purtroppo molto vera.

    Finché non si recupererà il valore dell’importanza primaria della persona e della sua dignità e della solidarietà che è collante per una comunità viva ed empatica, che accoglie, non andremo da nessuna parte ma saremo destinati all’autodistruzione.
    Poveri i nostri figli …

    Ti lascio comunque un sorriso per una buona settimana
    Ciao Francesco, buon tutto
    😊
    Ondina

  5. romolo giacani ha detto:

    Una bella analisi, condivisibile in larga parte. Anche se io penso che dei tre principi della rivoluzione francese l’unico che ha ancora speranza di sopravvivere è proprio la “fraternitè”, perché è l’unico che può essere portato avanti singolarmente dall’individuo, nelle sue scelte private e giornaliere. Le uniche di cui ancora siamo pienamente responsabili!

    • melogrande ha detto:

      Non solo dall’ individuo, è un dato di fatto che il welfare che si contrae viene via via (in parte) sostituito dal volontariato.
      E tuttavia la “fraternité”mi pare una delle cose importanti che la sinistra si è persa per strada; la gran parte di giovani senza lavoro e senza tutele che oggi costituisce il vero sottoproletariato, è del tutto priva di rappresentanza.

  6. […] di Melogrande si potebbe discutere e interloquire per mesi e costruirci un intero e complesso blog; dentro […]

  7. guido mura ha detto:

    Il rapporto tra struttura (Stato, partito, chiesa, setta) e individuo è sempre un problema irrisolto. La sinistra, ancorandosi a un dogma, ha di fatto rinunciato alla libertà di pensiero che avrebbe dovuto costituirne la base non effimera. Abbattere, livellare gli individui, anziché sviluppare l’idea progressista attraverso il concorso delle capacità individuali, della genialità, dello spirito creativo di ciascuno è stato un errore gravissimo. Ora non rimane che ricostruire, partendo dalla consapevolezza che la nostra realizzazione individuale in un mondo globalizzato deve necessariamente comportare un impegno per il benessere comune. Se poi qualcuno pensa che si possa continuare ad affermare se stessi attraverso logiche di branco (stati, religioni, partiti, etnie), con aggregazioni in lotta contro altre aggregazioni, buona catastrofe a tutti!

    • melogrande ha detto:

      Storicamente al centro dell’ attenzione c’è sempre stato il concetto di “masse”.
      Masse di lavoratori, masse proletarie, masse popolari.
      Da questo all’ “appiattimento” la strada è pressoché obbligata.
      Ultimamente qualcuno ha provato a sostituire al concetto di massa quello di “moltitudine” fatta di individui che mantengono, nel numero, la loro specificità, ma probabilmente l’ idea è arrivata fuori tempo massimo.

      • guido mura ha detto:

        Nella Storia, come sai, non esiste un tempo massimo: l’evoluzione è continua. Ci sarà sempre qualcosa che si oppone a qualcos’altro, il che è nella logica dell’universo. Magari si chiamerà in modo diverso, non userà più parole come sinistra o socialismo. Va bene: una generazione non è riuscita a cambiare il mondo o magari non l’ha voluto cambiare, perché in fondo forse ai nuovi capi andava bene così; in fondo volevano solo un po’ più di potere o di benessere e l’hanno ottenuto. Perché cambiare il sistema? Non è detto che una nuova generazione non rimetta la palla al centro. Come ridico da tempo, il problema è sempre lo stesso: i valori. Chiunque faccia la rivoluzione per ottenere un enorme ufficio con megapoltrona in pelle umana, una villa con piscina e idromassaggio e un congruo numero di massaggiatrici thailandesi incorporate, alla fine non farà altro che rafforzare il sistema.

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