Tarantole, coribanti e rave parties


Non vado pazzo per danze folkloristiche o in generale per la musica tradizionale. Salvo qualche eccezione, ci sento sempre qualcosa che suona falso, un vago odore di attrazione per turisti, una roba stile pizza e mandolini, insomma ci siamo capiti. Tarantella e stereotipi.

Una delle eccezioni è il rebetiko, per esempio, che poi sarebbe il blues dei greci. Quello mi suona sincero. E poi c’è la taranta.

La taranta, che poi sarebbe la pizzica salentina, lo capisci subito che non è una roba addomesticata, e nemmeno addomesticabile, tale e quale il rebetiko. C’è un forte odore di selvatico, che si sente da lontano, un vago, ed anche un po’ inquietante sentore di zolfo, in quella musica ossessiva, frenetica, accelerata, che sembra un’ antesignana dei ritmi da discoteca.

E che ci sia sotto qualcosa, lo rivela il nome stesso, la taranta o tarantola, come tutti sanno, è un ragno, diffuso un tempo nelle campagne del Salento e temutissimo dai contadini in quanto ritenuto velenoso.

La persona morsa dalla tarantola si dice che precipiti in una specie di crisi epilettica o isterica detta appunto “tarantismo”. Gli studi scientifici hanno dimostrato l’ innocenza del povero ragno, che non farebbe male ad una mosca (beh, forse ad una mosca sì, in fondo è pur sempre un ragno…) e semmai indicano come possibile indiziato un’altra specie di ragno, un parente nostrano della vedova nera, chiamata comunemente “malmignatta”. Questo sì che è velenoso, ed il suo morso provoca crampi assai dolorosi.

In ogni caso, la maggior parte degli studiosi tende a pensare che il tarantismo, che peraltro è un fenomeno ben documentato, non abbia nulla a che fare con ragni di qualsiasi specie, e sia invece un disturbo tipicamente psicosomatico. Interpretazione avvalorata dal fatto che spesso le persone “pizzicate” mostravano comportamenti tipicamente isterici. Come che sia, la cura tradizionale dei tarantolati consiste in un rito di musica e danza, appunto centrato sulla “pizzica”.

Ora, è impossibile non vedere il fondo pagano di tutto questo, e come in fondo il rito sia sostanzialmente il tentativo di scacciare una possessione “cattiva” attraverso una possessione “buona”. Altrettanto impossibile, se uno un po’ si diletta di cultura classica, è non ripensare ai rituali di terapia musicale usati nell’ antica Grecia per guarire la follia.

In effetti, mentre tutti ricordano i riti dionisiaci, le Baccanti che danzano sul monte e squartano gli animali, forse non tutti sanno che esistevano anche dei “professionisti” detti Coribanti, che eseguivano (a pagamento) danze rituali accompagnandosi con i tamburelli, in un crescendo ritmico che culminava in uno stato di trance, e che questi riti erano considerati un rimedio efficace contro l’ epilessia.

Una trance provocata attraverso la sovrastimolazione sensoriale, musica, danza, rumore, movimento ritmico, portava insomma ad uno stato di esaltazione, di “follia” collettiva in grado di prendere il sopravvento sulla malattia individuale dell’ epilettico, come se oggi un medico prescrivesse al paziente “si somministri una bella serata in discoteca o un concerto rock al bisogno, e vedrà che le passa. Se proprio proprio si aggrava, torni da me, al massimo la faremo ricoverare presso un rave party”… (che poi, tra parentesi, non è nemmeno escluso che la cosa funzioni davvero, a pensarci bene). 🙂

Il fatto è che tanti fenomeni borderline di catalessi, trance, possessione e simili, dovevano un tempo essere piuttosto comuni, e quasi quasi ben considerati, dal momento che li si riteneva comunque di natura sacra e di origine divina. Una possessione era infatti normalmente attribuita ad una divinità che, appunto, “prendeva possesso” della persona, ed i riti avevano lo scopo di placare questa entità soprannaturale.

Con l’ avvento del Cristianesimo, si capisce come ogni forma di possessione sia stata vista con sospetto, potenziale opera del demonio, ed i riti purificatori si siano trasformati in esorcismi volti a scacciare il demone dall’ invasato. La possessione, insomma, per quanto abbia invano cercato l’ intercessione di San Vito patrono dei danzatori, non aveva più nulla di sacro, e non era certo segno di una particolare grazia divina, l’ esserne presi…

Diverso, naturalmente, fu il caso dell’ estasi, perché nell’ estasi, come dice l’ origine del termine, non c’ è un dio che entra masemmai  una parte del sé che fuoriesce e s’ innalza, in un’ esperienza mistica (per di più solitaria e poco chiassosa…) che risulta del tutto tranquillizzante dal punto di vista religioso.

Così, a poco a poco, tutte le forme di possessione e le loro relative terapie scomparvero dalla scena, o si dovettero nascondere in modo da diventare quasi irriconoscibili. Quasi, ma non del tutto…

Ed in effetti, senza quel vago odor di zolfo di cui parlavo all’ inizio, ben difficilmente avrei fatto caso alla pizzica salentina al punto da risalirne i possibili legami genealogici fino all’ antica Grecia.

 

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31 commenti su “Tarantole, coribanti e rave parties

  1. ilmiosguardo ha detto:

    Molto interessante il tuo post Melo e molto bella e suggestiva la taranta che mi ha sempre affascinata.
    Grazie per le info a riguardo di cui ero all’oscuro (a parte l’associazione al …ragno) 🙂

    E che sia una bella giornata
    con un sorriso
    Ondina 🙂

  2. Lillopercaso ha detto:

    Ci son capitata qualche anno fa, in una piazza in festa del Salento fuori mano, e faceva quasi paura!

  3. ” Vi sono cose che solo l’intelligenza è capace di cercare, ma che, da sola, non troverà mai. Queste cose, solo l’istinto potrebbe trovarle; ma esso non le cercherà mai ” – Henri Bergson in L’evoluzione Creatrice.

    La vita è la massima creatrice di indeterminazione. Ha, come il viaggio, la sua massima espressione non tanto nella meta finale quanto nel viaggio in se. Ed i nostri compagni di viaggio sono solo l’istinto e l’intelligenza.

    io talvolta vi aggiungo il cuore…

    e quello talvolta può ruggire.

    GB

  4. gialloesse ha detto:

    E’ molto interessante leggerti, conoscerti, caro amico, e non è soltanto un arricchimento culturale no, ma è come scendere dentro se stessi, nel profondo, e trovare cose belle.

  5. stileminimo ha detto:

    Molti hanno scritto molto sul tarantismo, per darsi una spiegazione, per capire che cosa davvero accade “a chi viene morso dal ragno”. E forse a forza di scriverne si rischia di perderne il senso che, come spesso accade, è legato a questioni piuttosto complesse da descrivere a parole, perché attinenti alla sfera dell’anima e alle interazioni di questa con il contesto sociale con il quale viene a contatto. E’ sempre complicato descrivere le dinamiche dei moti dell’anima e allora è necessario ricorrere al mito, al simbolo, al rito rivolto al mito e così via. In realtà il tarantismo nel concreto è un fenomeno semplice: è uno strumento di guarigione. Qualcuno ha fatto notare che i tarantati sono in prevalenza donne, ma non è la regola. Il tarantismo può essere paragonato ad un rito sciamanico, forse; anche gli sciamani usano la danza per entrare in stato di trance e connettersi con mondi soprasensibili dai quali attingere le conoscenze necessarie per essere in grado di “guarire” chi sta male. Il tarantismo nello specifico guarisce da problemi di natura psichica. I problemi di natura psichica di una comunità contadina di stampo patriarcale, non a caso produceva più ammalate (tarantate) donne. Con la taranta si riusciva a liberarsi dal senso di oppressione e lo si poteva fare supportati dal gruppo di appartenenza, senza incrinanrne gli equilibri. In una piccola comunità dove tutti contano su tutti si sa quanto può destabilizzare la presenza di un singolo elemento che soffre di un disturbo dell’anima; inevitabilmente ne risente l’equilibrio di tutto il gruppo, perché le interazioni sono molto strette. Questo oggi forse è più difficile da comprendere, perché nell’era dell’individualismo sfrenato il gruppo (inteso in senso risptretto) sta perdendo sempre più il suo ruolo terapeutico in tal senso, ma provando a calarsi in un contesto di una piccola comunità contadina si può capire che il malessere di uno solo o comunque di pochi individui, si ripercuote sul quotidiano di tutti; ne risente il lavoro e la vita sociale che, nel caso della zona di origine della Taranta, avveniva in prevalenza nei campi e in un piccolo centro contadino. L’equilibrio del gruppo era quindi fondamentale per la sopravvivenza di ogni componente dello stesso. Ci sono elementi che nei riti di questo tipo si ripropongono costantemente nelle varie popolazioni, seppur con variabili più o meno marcate che li diversificano, ma vi è una costante onnipresente: la Musica. Il morso del ragno è un’ invenzione, in sè non esiste, ma è l’elemento scatenante, selvaggio, incontrollabile, animale, che ha orinigini inconsce, proprio come il malessere che va curato. La presenza del ragno e del morso del ragno è il simbolo per eccellenza che permette alla tarantata (o tarantato) di entrare in una dimensione di trance attraverso la Musica e, una volta che ne esce, guarire. La Musica, il ritmo come terapia e processo di guarigione ha sostituito con efficacia e per secoli gli strizzacervelli e le soluzioni chimiche odierne. Al di là delle letture interessantissime che ne sono state fatte collegando il fenomeno del tarantismo al mito di Aracne e al mondo greco, alle guarigioni cristiane per grazia ricevuta da S.Paolo, al di là dell’antipatia che con te, Melo, condivido per la spettacolarizzazione per fini turistici di ciò che ha origini ben più serie di una semplice festa paesana (se così si può chiamare il fenomeno della Pizzica salentina che viene ballata da masse di migliaia di persone ed esportata ormai un po’ dovunque in Italia), mi vien da fare una considerazione: non è che per caso quando ci si rivolgeva alla Musica, al ritmo come terapia si avevano migliori risultati spendendo molto meno di quel che si lascia oggi come parcelle agli strizzacervelli? Come dire: non è che per caso quando gli sciamani proponevano decotti schifosi e riti di guarigione corredati di simboli, stoffe, colori, oggetti di ogni tipo e significato, gli ammalati nell’anima riuscivano a guarire prima e meglio di come non riescono a fare oggi con anni e anni di terapie profumatamente pagate e prive di risultati?? Sì, insomma, mi chiedo: non è che è meglio la Musica e la danza condivisa con altri tarantati, piuttosto che ingurgitare in perfetta solitudine chilate di pillole che vanno a rimpinguare le casse delle case farmaceutiche, dei rappresentati e di quegli strizzacervelli che si intascano le percentuali sulle vendite degli psicofarmaci? Così… son riflessioni che mi vengono ascoltando la Pizzica, ogni tanto… e mi scuso se mi son dilungata tanto.

    • Devo essere ipocrita o posso essere sincero ?
      temo che anche spingendo al massimo la mia ipocrisia risulterei ancora troppo sincero.
      Per evitare insulti mi insultero’ da solo: stile, sono un vecchio caprone rimbambito che non riesce ad andare oltre 2 righe dei tuoi scritti….troppo difficili per me.
      o lunghi ?
      O troppo difficili e lunghi….
      o troppo troppi…

      ohibo’
      M’ha morso una Taranta.
      Adesso inizierò a vorticare darwish mood ?
      GB crashed

      • stileminimo ha detto:

        Astro, non preoccuparti se non riesci ad andar oltre le due righe dei miei scritti, son certa che sai fartene una ragione. E spero davvero che non ti morsichi la taranta; mi spiacerebbe davvero, per la taranta.

        • Farmene una ragione ? Non ci penso proprio. Salto a pie’ pari. Quanto alle forme viventi velenose ho maturato lunga esperienza dal purtroppo tossico ambiente ove lavoro. L’immunità al veleno peggiore mi è costata una misantropia radicale che si accentua di fronte alle espressioni più logorroiche dell’umana presunzione. Scompare invece la tossicità venefica al cospetto del regno animale e/o vegetale purché non umano. Non temere per le tarantole le serpi o gli scorpioni….fra di noi non c’è conflitto ma affinità elettiva.
          Ciao né ? E come oggi usa dire….stai serena….ed impara la sintesi.
          GB

        • stileminimo ha detto:

          E’ interessante come tu sappia citare la presunzione insita nei miei logorroici scritti, senza neppure averli letti. E sarai pure sincero, ma mi tocca rimarcare la tua mancanza di coerenza, perché anche in questo caso, Astro, per rispondere al mio commento devi per forza essere andato oltre alle due righe. Eppure tutto questo non scalfisce la mia serenità, ma mi lusinga e quasi mi commuove sto fatto che tu te ne preoccupi.

        • Non ho bisogno di leggerti ne mi preoccupo si chi senz’altro non accetterà mai uno scambio secco. Ma mi diverto troppo nel vederti cadere sempre e Cmq nelle mie tele….e dato che ti piacciono i ragni u giorno o l’altro ti farò felice e ti mangerò. …

        • stileminimo ha detto:

          I ragni non mangiono le aquile, Astro.

        • Dipende da quanto grandi sono, da quanta fame abbiano e soprattutto se ne hanno voglia….altrimenti possono anche decidere di lasciarle andare e di non guastarsi la beatitudine di aver cmq portato disturbo….
          Come appare tuttavia evidente l’umile ragno si defila al cospetto di sua maesta’ l’imperatrice dei cieli e depositaria di verità assolute che così magbanimamente dispensa ai poveri gnurantun. ….

        • stileminimo ha detto:

          La neo nominata depositaria di verità assolute confida nella coerenza, nelle dimensioni e nello scarso appetito del ragno; sopratutto si scusa con il padrone di casa per lo scambio involontario e fuori tema.

    • Lillopercaso ha detto:

      Mi fa pensare questa affermazione di Stileminimo: ‘ …nella piccola comunità contadina il malessere di uno solo si ripercuote sul quotidiano di tutti…’
      Può essere che nelle nostre grandi comunità ci debba essere il disgraziato che catalizza il malessere, il pazzo, che va punito per liberare tutti?
      Ma anche questa è una storia vecchia di millenni…
      Così, anche io pensavo, ascoltando la Pizzica.

      • Lillopercaso ha detto:

        Intendevo: che il pazzo sia ‘utile’, ci DEBBA essere

        • melogrande ha detto:

          Qui il discorso sarebbe lunghissimo.
          La follia c’è sempre stata, l’ irrazionale fa parte dell’ uomo, e più lo si nega e più torna fuori.
          Sciamani, coribanti e tarantisti, in fondo svolgevano la funzione di riconciliare e rendere compatibile la follia con la struttura della comunità impedendole di diventare distruttiva.
          Molto meglio che mandare al rogo le streghe, non ti pare ?

        • Lillopercaso ha detto:

          Certo, certo. Mi pare e mi piace.

  6. Ciao Melo.
    come al solito qualcuno mi invita a ritirare zanne artigli e pungiglione.
    Da profondo animalista mai e poi mai tirerei giù dal Cielo un passerino…figurati un’aquila inacidita e rabbiosa. Non mi va di veder artigliato il mio augusto cicerone.
    Ripassero’ (forse) prima della prossima Eclisse totale di Sole….
    l’ipocrisia non è mia genetica e mal tollero le arroganze prive di aperture ironiche a provocazioni seppur taglienti.
    non mi diverto fra cicisbei.
    mi annoio.
    per cui riparto per le rive di un altro mare
    Ciao a tutti.

    GB

  7. melogrande ha detto:

    Mmmmmh.
    Che fra Astro e Stile stia nascendo qualcosa ?

    😀

  8. shappare ha detto:

    Sono stata la scorsa estate in Salento: bella poesia, equilibrio di storia e meraviglia naturale.
    Come stai caro amico?
    Ti abbraccio e ballo con te

  9. guido mura ha detto:

    Comincio a capire i segreti motivi per cui tanta gente va in discoteca o ai concerti rock (o magari alla partita). Per me la cosa aveva un certo che di mistero e infatti tutte queste occasioni di aggregazione sembrano eredi di fopme di antica ritualità.

    • guido mura ha detto:

      Le fopme sono “forme”, ovviamente, in altra e meno comprensibile forma

    • melogrande ha detto:

      Sì, le si potrebbe definire forme sopravvissute del culto di Dioniso, o forse modi in cui tuttora si cerca di tenerlo a bada.
      Per dirla con le parole di Bertrand Russell, certamente non un orgiastico sfrenato:

      “Senza l’ elemento bacchico la vita sarebbe priva di interesse, con esso è pericolosa”.

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