Il suono del silenzio – Reloaded

erna 17-11-13

“Hello darkness, my old friend, I’ ve come to talk with you again”

Così cantavano Simon & Garfunkel un’ era geologica fa, quando i dinosauri si credevano giovani e lo sticker orgogliosamente proclamava “Underground Music !”. Figuriamoci, buona per fare il remake di “Cocoon”, quella “underground music” oggi.  Ma la radio stamattina la passa e dunque sorvoliamo.

“I’ ve come to talk with you again” mi piacerebbe dirlo oggi a questa testarda e paziente montagna, così vicina, così accessibile, nemmeno tanto alta, quasi banale, quella che normalmente sarebbe solo una camminata di due ore ma per vari motivi invece è un ritorno.

“I’ ve come to talk with you again” perché salire è sempre un parlare, anche se sei da solo, e spesso da soli anche di più, perché parlare non è necessariamente pronunciare parole a voce alta, quello serve soprattutto quando non ci si capisce, e non è questo il caso. E neppure “darkness” è tanto il caso, anzi, è tutto il contrario, qui oggi la luce è nitida e trasparente come certe giornate novembrine sanno regalare a sorpresa, e sarà merito di San Martino o dell’ estate indiana, in fondo non importa.

ciclaminiÈ tutto luce, qui oggi, ombre e chiaroscuri ed improvvisi scoppi di colore, vuoi un agrifoglio prenatalizio oppure un ciclamino nascosto negli anfratti umidi ed ombrosi vicino a una sorgente. È tutto tranne che buio, il buio è rimasto a valle, nel cuore della notte o nella notte del cuore, quella a cui tento di porre un precario rimedio.

“Silence like a cancer grows” . Laggiù, forse, nel buio della note e del cuore da cui provengo. Li’, forse il silenzio cresce come un cancro, o un cancro cresce nel silenzio. Qui no. Qui il silenzio non è malattia, niente affatto, qui il silenzio semmai è cura. E non è nemmeno silenzio, a volerla dire tutta, perché se ti fermi ad ascoltare senti l’ acqua che scorre, l’ aria che si muove, le foglie che si agitano, piccole creature che zampettano o sfrecciano. Lo star bene non è mai un vero silenzio.

No one dares / disturb the sound of silence”. Nessuno osa disturbare il silenzio, chi arriva, parla poco oppure tace e ascolta, qui. È un silenzio luminoso contro il silenzio buio e cattivo della notte, degli uomini, il silenzio di una natura che è e che sarà, al di là del bene e del male perché, semplicemente, prima del bene e del male, e di ogni concetto. Inconsapevole, senza passato e futuro che non siano il ritmo ciclico delle stagioni. Natura che è, e tanto gli basta, e per una volta vorrei che bastasse anche a me, seduto al sole gentile di questa stagione, vorrei che mi bastasse questo essere inconsapevole, prima dei concetti, come un elisir salvifico.

Da quassù, la città è possibile vederla, volendo, e persino, a concentrarsi, ascoltarne l’ eco lontanissima. È il luogo del buio, da qui lo capisci bene, della notte e del desiderio. La natura è eterno presente, invece, e così anche eterno passato ed eterno futuro, sì, futuro, l’ etimologia non mente e “natura” viene dal participio futuro di “nascere”, è promessa di generazione a dispetto di tutto, per quanto infestanti e devastanti noi uomini non riusciremo a togliere il futuro dal participio, ma semmai a togliere noi da quel futuro participio, rendendo l’ ambiente inadatto a sostenerci. Lei, la natura sopravvivrà persino alla nostra follia, statene pur certi.

Ma noi  non ci saremo”.

Questa però è un’ altra canzone.

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13 commenti su “Il suono del silenzio – Reloaded

  1. guido mura ha detto:

    Stranamente, ho paura di quella bellissima immagine, di quella luce e di quel terreno in salita. Lì sta il dio Pan, lì sta l’orrore di cui facciamo parte e che può decidere di annientarci, in qualsiasi momento. Vedo il pericolo invisibile, le radiazioni solari, la quiete che obbliga a pensare. Mi viene voglia di restare chiuso nel mio bunker metropolitano, a guardare la natura dalla finestra, qui, al sicuro o quasi, “under the dome”.

    • melogrande ha detto:

      Oh, sì, Pan è MOLTO pericoloso, soprattutto perché “sfugge al soggetto e alla sua capacità volitiva“, è il dio dell’ incubo, è “irsuto, fallico, errante e caprigno“, non a caso l’ iconografia di Pan è stata successivamente adattata ad essere quella del diavolo.

      Bisogna stare molto attenti, insomma. Averne paura e rispetto.

      Eppure, “morto Pan, (…) la natura cessò di parlarci – oppure non fummo più capaci di udirla. (…) Le pietre divennero soltanto pietre – gli alberi, alberi; le cose i luoghi e gli animali non erano più questo dio o quello, essi diventarono ‘simboli’. (…) Quando Pan è vivo, allora anche la natura lo è, ed è colma di dei, talchè lo strido della civetta è Atena, e il mollusco sulla riva è Afrodite (…) Sono gli dei nelle loro forme biologiche.”

      Ci fosse ancora Pan nei dintorni, non ci saremmo permessi di profanare la Terra come abbiamo fatto, stanne certo.

      (Le citazioni sono tratte dal bellissimo “Saggio su Pan” di J. Hillman, )

  2. stileminimo ha detto:

    Quelle immagini sono come dovremmo vivere e hanno la luce che in noi dovremmo riconoscere, l’inquietudine che ci è propria e che ci accompagna in ogni attimo, anche quando la vorremmo soffocare, perché ci fa paura, perché è potente, più di quanto sappiamo. E nel Silenzio dei momenti e dei luoghi che sai descrivere davvero per come sono (e non è facile, e non è da tutti), possiamo ancora riabituarci a conversare con gli alberi, con i ciclamini (che belli così quassù non li ho mai visti), con la luce che filtra fra i rami spogli e con tutto ciò di cui siamo parte, per smettere di sentirci “altro” e distanti. E così conversando con noi stessi mentre si cammina in quei posti, conversiamo con Tutto ciò a cui apparteniamo e possiamo davvero stare in pace, senza timori, senza paure, come quando si deve ancora nascere per diventare l’umano che purtroppo sappiamo essere. Si può anche sentirsi parte del Tutto nel Silenzio di quei luoghi, senza necessariamente doversi ricordare che siamo anche umani.

  3. ilmiosguardo ha detto:

    Ricordo benissimo la stupenda canzone… sono anch’io di un’era geologica fa, Melo, quindi. 🙂
    Andare in posticini come quelli che descrivi (magari i miei sono più accessibili ed è meno difficoltoso arrivarci) dove a me piace ascoltare il rumore del vento, aiuta a cercare di far pace con me stessa; a scappare dal rumore troppo presente nelle nostre vite; e poi il silenzio è lenitivo e rilassante.

    Che sia una bella giornata
    ti saluto con un sorriso
    Ondina

  4. shappare ha detto:

    Sempre adorata questa canzone, sarà perché sono vecchia dentro come dicono tutti?
    Ti stringo amico caro, e grazie per il passaggio e la commozione. E’ importante.

  5. Lillopercaso ha detto:

    :O !! Non posso crederci. Da alcuni giorni, non so perché, sono in fissa con questa canzone. Pensavo proprio a come la parola ‘silenzio’ possa evocare non un cancro ma la salute mentale (per una cittadina, appunto); omertà, o rispetto, o ignavia…
    L’immagine di apertura ha proprio un che di sacro; la cantante, benché non sia del genere che preferisco, dà un’interpretazione perfetta, che calza come un guanto, quasi.. onomatopeica. Invece, eccezionalmente, il titolo lascia un po’ desiderare:è, come dire, un po’… stra-carico. Ahah!
    O magari sottintende un silenzio carico di significati?
    Uff! Ero quasi riuscita a smettere di canticchiarla… e ora me la ritrovo qui!!
    Ma passa là, anche se non scrivo più i bei postini di una volta…

  6. Pannonica ha detto:

    Grazie per la bella passeggiata in silenziosa compagnia.

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