Anassimandro e il mare

filosofiainsieme

“Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed esser giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo”.

Così recita il detto di Anassimandro che Heidegger definisce la più antica parola del pensiero occidentale. Si tratta di un frammento breve, eppure quale intensità in queste due righe che si dispiega come una collana di perle man mano che le parole seguono una dopo l’altra. Si tratta anche di un frammento di cui sono state proposte innumerevoli traduzioni dalle diverse sfumature e su cui sono state scritte pagine e pagine di critica. Sul senso generale del detto il frammento è abbastanza chiaro: tutte le cose nascono e proprio da dove nascono devono anche ritornare e dissolversi per necessità poiché la loro nascita segna un’ingiustizia e tale ingiustizia deve essere da loro pagata, così si definisce un…

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4 commenti su “Anassimandro e il mare

  1. guido mura ha detto:

    Mi piace pensare che non ci sia una colpa delle cose, ma che esse obbediscano a una logica e a una necessità; mi piace pensare che nascano e crescano e muoiano nel tentativo di raggiungere la perfezione e che avvicinarsi progressivamente alla perfezione sia il loro compito. Per questo vivo il ritorno all’apeiron come una sconfitta, inevitabile, ma pur sempre sconfitta. Per questo per me la differenziazione non è un disvalore e credo che i singoli esseri, le singole cose, lottino e progrediscano per accostarsi al loro massimo livello possibile di realizzazione. Compito dell’individuo non è quello di rinunciare e perdere la propria individualità, ma piuttosto di fare ogni sforzo per proiettare se stesso e la sua specie al di là dei propri limiti, verso obiettivi sempre più alti.

  2. simonaprof ha detto:

    Come l’essere si dice in molti modi anche il mondo lo si può guardare sotto diversi aspetti. Le diverse letture si integrano, non si escludono.
    E’ da pensare però che la colpa, il destino, la necessità per Anassimandro respirano di aria del mondo greco antico che trova il valore del singolo all’interno del tutto, un mondo poi animato poi da un afflato tragico.
    Ed è difficile individuare il limite che segna il passaggio dall’affermazione di sé alla hybris.
    Vero è che il pensiero non può dimenticarsi del valore della differenziazione, a questo però arriva forse in una riflessione matura quale quella di Platone.
    Grazie per il contributo !

  3. Lillopercaso ha detto:

    GULP! Rileggo…

    Però! Bello spunto di riflessione circolare, per così dire. Ogni cosa ha la sua diversità, ma noi siamo gli unici (sempre a detta nostra) che stiamo ad arrovellarcisi sopra con tanto di desiderio di espiazione (dal momento che ci tocca).
    Senza particolarità non ci sarebbe il concetto di insieme, è vero!! (con la somma che è superiore eccetera eccetera),
    Ma esiste qualcosa come filosofia matematica? Se sì, è l’unica che fa per me. Magari mi metto a studiare 😀

  4. Lillopercaso ha detto:

    E chi non vuole saperne? é uno stupido o un saggio?

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