Stupido è chi lo stupido fa

(e dopo con internet la smetto, promesso…)

“Ogni medium che si affaccia rappresenta un’ estensione della nostra sensibilità, ma la sua diffusione finisce per mutarci anche nel modo di ragionare.”

C. Freccero, Espresso 7/2/13

Dunque, l’ argomento principale usato dai sostenitori dell “stupidità indotta da internet” è la perdita della capacità di concentrazione dovuta al tasso di distrazione continua prevalente nell’ ambiente della Rete.

Bisogna riconoscere che questo argomento ha qualche fondamento. Confesso di aver subito io per primo l’ invasiva prepotenza della posta elettronica, la “dipendenza da smartphone”, la consultazione compulsiva ad ogni accenno di vibrazione, prima cosa al mattina appena svegli, ultima cosa alla sera prima di andare a dormire. Col tempo si impara a conviverci, ci si autocensura, si esercita una disciplina, tutto quello che volete, ma la tentazione resta, ed il numero di volte in cui si interrompe ciò che si sta facendo per controllare la mailbox resta preoccupante. Diciamo che si registra un abbassamento del tempo di attenzione, che comunque (va detto) anche in condizioni ottimali e senza distrazioni non supera in media i 15-20 minuti.

Ma non è solo questo. La navigazione attraverso la Rete è di per se un elemento di distrazione, ogni pagina è zeppa di link ad altre pagine, e di curiosità in curiosità ci si trova a passare ore davanti allo schermo rimbalzando senza troppo costrutto da un sito all’ altro, del tutto ignari del motivo iniziale della ricerca. Alla deriva, verrebbe da dire.

A me, questa forma di surfing casuale attraverso la Rete ricorda tanto lo zapping compulsivo tra i canali televisivi, e questa osservazione secondo me rappresenta un indizio importante.  Infatti, benché il navigare a casaccio tra i siti web possa apparire una degenerazione, credo sia utile chiedersi che cosa abbia realmente sostituito: ore di applicazione allo studio della metafisica kantiana oppure ore di telecomando selvaggio e di esplorazione, per di più del tutto passiva, tra i canali tv ? Solo rispondendo in modo onesto, ciascuno per se, a questa domanda si potrà valutare se e quanto si sia realmente perduto.

Considerazioni analoghe valgono riguardo alla frequentazione dei social networks. Luoghi di cazzeggio, è vero,  dove non circolano idee, dove non c’è tempo per leggere né spazio per scrivere, per quello semmai restano (e faticosamente resistono) i blog; ma forse che il cazzeggio non esisteva prima di facebook ? Il termine “chiacchiere da bar” non dice niente ?

Intendiamoci. Non sto qui negando gli effetti deleteri prodotti dalla Rete, perché è ovvio che questi effetti ci sono; sto solo cercando di metterli nella giusta prospettiva.

Nel valutare il mezzo, in definitiva, dobbiamo anzitutto decidere rispetto a che cosa lo valutiamo, da quale punto di vista lo osserviamo: quello del sapere, per dirne una, o quello dell’ intrattenimento ? Perché non c’è dubbio che la Rete abbia entrambe le valenze. E magari, prima di interrogarci su come in cui la Rete abbia cambiato il nostro modo di pensare, chiederci se questo modo di pensare non sia già stato cambiato altre volte, prima che la Rete arrivasse. A questo proposito ridò la parola a Freccero, la cui conoscenza, peraltro unanimemente riconosciutagli, del mezzo televisivo non ha probabilmente eguali in Italia:

“Come la stampa aveva creato l’ uomo rinascimentale, legato alla scrittura, la tv ha disgregato quel mondo, traghettandoci dal mondo moderno al postmoderno: con la televisione i fondamenti del discorso pubblico, esperienza, argomentazione, contraddittorio, sono mutati in intrattenimento. Le neuroscienze dovrebbero verificare quanto siamo cambiati. Forse avremmo delle sorprese.” (ibidem)

Insomma, tranne che nei casi conclamati di dipendenza patologica (esiste persino un nome scientifico, la IAD; ovvero Internet Addiction Disorder) , mi sembra che l’ uso della Rete non meriti tutta la demonizzazione di cui è oggetto da parte dei catastrofisti. E penso che gli aspetti negativi visti prima non debbano oscurare quanto di buono sia portato da internet in termini, appunto, di “mente accresciuta”.

Personalmente, uso internet in modo massiccio per trovare informazioni, per controllare nozioni, per soddisfare curiosità. È come avere un oracolo a disposizione, 24 ore su 24, e per di più in forma gratuita, a parte i costi di connessione, un oracolo in grado di rispondere in tempo reale praticamente a qualunque domanda che abbia una risposta. Ora, mentre dal punto di vista dell’ intrattenimento il parallelo tra internet e tv regge, dal punto di vista del sapere è facile rendersi conto che internet rappresenta un vero e proprio salto di qualità, forse non ancora del tutto compreso nel pieno delle implicazioni.

Il sapere dell’ umanità a portata di clic. Non solamente disponibile, ma accessibile con facilità. La biblioteca di Alessandria. I Sette Savi. Il sogno antico dell’ Uomo: sapere. Come si può pensare che un’ innovazione di tale portata, e di tanta potenza dirompente, abbia come effetto secondario quello di renderci più stupidi ?

Lo so, l’ obiezione più comune è che il fatto di avere a disposizione ogni sorta di nozioni senza fatica comprometta alle basi la capacità di ricordare, rendendo la memoria una facoltà irrilevante, quasi superflua. Ma questa non è affatto un’ obiezione nuova. È esattamente l’ obiezione che gli antichi muovevano alla scrittura, e che Platone nel Fedro sintetizza così:

“(…) essa produrrà oblio nelle anime di coloro che la imparano: essi fidandosi dello scritto senza cura della memoria, richiameranno alla memoria  dall’esterno, attraverso segni estranei, e non più dall’interno, da se stessi: tu non hai scoperto un farmaco per la memoria  ma per far ricordare . A coloro che imparano dai una apparenza  di sapienza e non la verità; grazie a te essi, avendo udito molto senza insegnamento, crederanno di essere molto dotti senza per lo più esserlo; sarà difficile discorrere con  loro, presuntuosi di sapienza piuttosto che sapienti.”

Ora, quello che io cerco (e quasi sempre trovo) si Google sono nozioni, informazioni, dati e date, non ragionamenti. Quelli continuo a metterceli io, per quello che posso, confrontandomi eventualmente in modo molto più efficace di quanto potessi pensare fare nel mio piccolo ambiente “offline”. Quello che trovo su Google sono precisamente la cose che un tempo avrei trovato, con molta più fatica, sull’ enciclopedia o sul dizionario. Oggi le recupero con un clic.

È davvero un problema, o non è invece una straordinaria opportunità ?

 
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26 commenti su “Stupido è chi lo stupido fa

  1. cKlimt ha detto:

    “E’ la realtà, Bellezza! Niente più…che realtà e vita…”
    .
    Questo mi verrebbe da dire … se non mi rendessi che rischio di banalizzare l’argomento.
    Però ho proprio questa convinzione. Perchè la realtà intera dove ci troviamo a vivere nel momento in cui nasciamo è un enorme groviglio di senso (o non-senso, a secondo dei punti di vista), un reticolo interminabile di domande e ricerca di risposte. Il Vivere intero è questo inoltrarsi dentro questa rete in cui alternativamente ci sentiamo noi il “ragno” oppure “la mosca” catturata e immobilizzata da questa immane ragnatela della realtà.
    Internet rispecchia esattamente tutto questo. Ci rispecchia insomma. Come Umanità intera. Dal cazzeggio e dal lasciare che la nostra vita trascorra nel gioco, nella distrazione, nella volgarità perfino fino al cercare informazioni, nozioni, nuovi interessi e approfondimenti.
    Non c’è nulla da fare: tutto dipende da quale motivazione ci guida nel profondo. Se vogliamo dimenticarci della drammaticità della vita Internet è il luogo ideale, una via di fuga perfetta.
    Ma se vogliamo parimenti indagare gli interrogativi più seri e fondanti ugualemnte è il nostyro territorio ideale. Dal cazzeggio alla filosofia tutto è nelle nostre mani.
    .
    Dipende insomma da chi siamo e da ciò che cerchiamo, il cammino che scegliamo di fare all’interno della Realtà e della Vita .

    • melogrande ha detto:

      Sono convinto anch’ io che la Rete ci rispecchi per come siamo, o quanto meno questo è quello che accade nella blogosfera,
      Altrove c’è più cazzeggio, ma forse anche più ambiguità (i falsi profili prosperano).
      Questione di scelte, come sempre.

  2. stileminimo ha detto:

    NOn è un problema e trovo sia una straordinaria opportunità, se vista come tale, se l’autodisciplina permette di usarla come conviene fare. Personalmente evito di portarmi appresso telefonini e aggeggi che mi collegano troppo al virtuale per gran parte della giornata. Ci sono luoghi che reputo sacri e che non mi va di inquinare con una tecnologia troppo invasiva. Uso la Rete solo in determinate ore, quando ho il tempo libero per farlo e cercando di limitarmi per quel tanto che mi è utile. A volte mi guardo dei documentari o dei film che trovo solo in Rete e che altrimenti avrei perso. Cerco informazioni, siti che in qualche modo colmino le mie abissali lacune e rispondano alle mie curiosità e così facendo altre curiosità nascono, portandomi a cercare ancora e così via… se conoscere usando la Rete significa distrarsi dal quotidiano, pazienza. Anche perché il quotidiano, visti i danni fatti dalle televisioni negli ultimi anni, il più delle volte non è che abbia moltissimo da offrire. Non frequento i social, perché sostanzialmente mi annoiano e mi lasciano davvero la sensazione di “aver perso tempo”, ma per capire questo in passato ho dovuto farne uso. Preferisco di gran lunga il mondo dei blog. Il modo in cui si usa uno strumento con potenzialità quasi illimitate com’è la Rete, presumo sia ciò che fa la differenza. E penso che questa volta non ho altro da aggiungere, forse…

    • stileminimo ha detto:

      In realtà, a dire il vero, vorrei dire anche che io con la Rete mi diverto pure, moltissimo a volte.

      • melogrande ha detto:

        A chi lo dici.
        La questione è proprio quella di trarre un utile, o anche (perché no) un’ evasione divertente, senza soccombere alla “dipendenza”. Non che la televisione sia da meno, quanto a pericolo di dipendenza, anzi, essendo più passiva, è pure più “facile”…

        • stileminimo ha detto:

          Ci sono dipendenze dannose e altre non dannose; c’è la dipendenza fisica da luoghi bellissimi, ad esempio, o da frequentazioni che stimolano la crescita, o da attività fisiche che mantengono corpo e cervello sani, da testi letterari e non che portano a pensare, da attività “ludiche” che lasciano il sorriso nell’anima… le dipendenze si possono scegliere e quando non sono dannose (e intal senso è necessario sperimentare anche quelle dannose, per capire…) personalmente lascio che mi assorbano, mi faccio assuefare finché sento che l’effetto è totale. Son na drogata cronica di ste ròbe, c’è niente da fare! Ed il peggio è che da ste ròbe si passa senza rendersene conto all’assuefazione di altre ancora… e non ci si disintossica mai! Spero.

  3. rossana ha detto:

    Ha riassunto bene cKlimt nel suo commento: la rete non è altro che la Realtà. Quella che ognuno di noi cerca in rete e quella che ognuno di noi crea, usando la rete.
    Ma oserei dire che è in ogni caso una realtà monca, cui manca la “dimensione offline”.
    E mi pare di poter dire che è solo se esiste una dimensione offline, che quella online si arricchisce.
    Se rappresenta l’immagine esatta della realtà esistente, dal cazzeggio allo studio fino a un sorta di percorso, sempre personalissimo, verso un’evoluzione o un’involuzione, dipende sempre da chi è e cosa cerca, di cosa ha “bisogno”, che sta dietro al monitor.
    E se dietro al monitor finisci spesso per perderti, anche se ti ci sei messo con l’intenzione di trvarti trovando una risposta precisa, è anche questo parte del magma in continua spostamento dell’universo.
    Si perde a volte molto tempo, concordo. Spesso senza nemmeno accorgersi di saltare da una notizia all’altra come se il conoscere o meno un minuscolo dettaglio su un caso noto, fosse di importanza vitale.
    Come ho fatto anni fa per la tv, spenta e buttata senza pietà, mi accorgo di avere sempre più spesso ora la tentazione di chiudere la connessione una volta per tutte.
    Poi torno sulle mie decisioni consapevole di una cosa: devo solo imparare a gestire meglio il mio tempo , sia quello online che quello offline, sapendo che devono esistere entrambi, perché entrambi si arricchiscano.
    Senza l’uno o senza l’altro oggi, con la difficoltà di reperire valide enciclopedie o informazioni fuori dal mainstream, vivrei come “oscurata”, cioè monca io stessa di una parte del mondo, cioè di quella parte del mondo che, ad esempio, mi pare di poter dire di conoscere pur senza averla mai fisicamente incontrata.
    Eppure, o forse proprio per questo, è da questa parte smaterializzata, cioè priva di preconcetti, che attingo spesso a piene mani in rete.

    • melogrande ha detto:

      E’ una questione di scelta, non è una legge di natura che obblighi a rinunciare all’ offline.
      Ho avuto modo di conoscere di persona parecchi blogger e non me ne sono mai pentito.
      Il fatto è che, a parte poche eccezioni, il blogger tende ad essere un po’ lupo solitario, ecco.

      Difficile da stanare…

  4. guido mura ha detto:

    Basta ricordarsi che oltre alla rete c’è anche la realtà. Tutti gli strumenti sono validi, se l’uso che se ne fa non ci rallente il cervello. Personalmente sono convinto che l’uso del testo scritto, come insegnato da alcuni maestri e professori, sia deleterio per il cervello. Consigliare ai ragazzi di sottolineare le parti fondamentali del discorso e poi eventualmente di riportarle in una sintesi incoraggia una cultura della semplificazione e dello slogan. Lo studioso viene incoraggiato a comportarsi da giornalista. Che senso ha approfondire, se questo fa perdere tempo e se il tempo è denaro? A me avveniva l’opposto. Ero attratto soprattutto da quelle aree del discorso che i professori oggi consigliano di saltare, memorizzavo meglio proprio quei particolari, quelle informazioni inessenziali, e i particolari mi aiutavano, con la loro forte presenza nella memoria, a memorizzare anche il discorso principale, che forse era tutto sommato meno interessante. Inoltre (essendo la lettura troppo ampia per poter essere memorizzata così com’era) finivo non più per memorizzare e ripetere parole, ma idee, che poi dovevo rivestire di altre parole, mie. Lo stesso processo bisognerebbe seguirlo con i media più recenti. Non limitarsi a cercare senza scopo, ma cercare per elaborare qualcosa, qualcosa di nuovo e diverso. Solo che, con un’educazione che vuole insegnare a fare, senza perdere tempo, e non più a pensare, come si può pretendere che anche le vittime di questa educazione usino internet o qualsiasi altro strumento in modo costruttivo, come supporto del proprio pensiero, di un pensiero che non esiste, al di là delle fonti, dell’autorità del mezzo?

    • guido mura ha detto:

      “Rallente” sta per “rallenta”, naturalmente. Ma perché ci obblighi a pensare, melo? Non lo sai che pensare fa male? 😉

    • melogrande ha detto:

      Non so, Guido, il discorso di Freccero (dopo l’ intervista ho letto il suo saggio sulla televisione, davvero interessante) ricalca la teoria della “Galassia Gutenberg” di McLuhan. Il mezzo plasma il pensiero.
      La scrittura ha cambiato il modo di pensare. Ora, il logos televisivo è profondamente diverso da quello scritto, ha tempi diversi, non consente di approfondire, di tornare indietro, di fermarsi a pensare. Internet è ancora diverso, multimediale e”reticolato” attraverso i link, e mi chiedo dove possa portare, ecco.

  5. shappare ha detto:

    mhm, riflessioni interessanti. Sostanzialmente concordo con Stileminimo: ben gestita e autoregolata, è una straordinaria opportunità.
    E a me ha dato anche amici con cui condividere scemenze e serietà.
    Un abbraccio

  6. Che ne pensi ? mi dice WP mentre mi accingo a digitare un pensiero….

    Il primo che mi è venuto leggendoti Melo è stato: “pensa se avessimo avuto quando eravamo noi all’Università uno strumento del genere….”

    Poi mi sono detto….ma io ci sono tornato da 2 mesi all’Università…..

    Inutile ripetere cose già dette: Borges dovrebbe essere l’autore che cita una biblioteca infinita….non te lo racconto cosa ho trovato in rete…..

    Ma in rete ho trovato anche Te.

    Questa è una Realtà Estesa che puoi espandere come ti pare, puoi cucirtela addosso come un vestito della festa o come una divisa da lavoro.

    Noi con Ibridamenti abbiamo fatto Ricerca, con sociologi, filosofi, psichiatri, …e siamo stati osservatori osservati oltre che osservanti, così come decine e decine di blogger più o meno appartenenti al nucleo originale del progetto…

    Divertimento ? Lavoro ? Studio ? (cazzeggio non lo uso perchè suona diminunutivo del ruolo del girovagare a caso fra un link e l’altro….Divertere dal latino deviare dal tracciato usuale, sempre verso un Oltre che qui non ha dimensione finita….)

    Cosa avrebbero dato pensatori come Berkeley o Hume per sguazzare in questo mare magnum di verità sintetiche ….

    Eppure questa rete neuronale fa del pensare e del pensiero la sua potenza prima.

    Le idee vengono veicolate con la stessa velocità con cui germinano in noi e noi le sentiamo accendersi.

    Fra le sue connessione scorrono miliardi di sinapsi che provengono da mille culture, da mille mondi, da mille cuori.

    Certo possono circolare anche virus, cellule cancerogene, dolenti note di un mondo che sappiamo pur sempre crudele e perverso.

    Ma nessuno ci impone di cliccare altrove.

    TV ? no grazie

    Lo zapping ti porta dai vari desert show a mille vendite di decadente e fatiscente consumismo (e non parlo solo di prodotti..parlo pure di idee e comportamenti.)

    Mi piace solo CSI (Fox Crime, la tua scena del crimine,… sto imparando dai serial killer strategie per difendermi dalle colleghe…..prima o poi ne metto in pratica qualcuna…)

    La rete è l’Oltre.

    Se lo penso, lo posso cercare .

    se non c’è, qui lo posso creare

    e condividere.

    Ciao Melo…..perchè non mi fai da fellow in filosofia ?

    Grandeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

    Ciao

    GB

    .

    • cKlimt ha detto:

      Mi ritrovo nei concetti presenti nel commento del “Signore delle stelle”
      Basta immaginare che, da quando c’è Internet, l’intero pianeta è ora avvolto da uno strato di connessioni, di idee, emozioni, concetti. L’umanità è questa rete che circonda ormai anche fisicamente il pianeta. Materia grigia e idee che circolano come un sistema nervoso.
      .
      Poi penso anche che l’uso di Internet è una sfida a noi stessi.
      .
      Nel senso della Disciplina che ci richiede e a cui ci abitua.
      Come nella Realtà quotidiana, ci saranno individui squilibrati che ne abusano o ne fanno un uso distorto della Rete, per non dire aberrante (pensiamo alla pedofilia), altri ne diffidano, temendo di non di potersi dare un freno e ne staranno distanti… In mezzo la stragrande maggioranza di noi che, trovano pian piano una “loro disciplina” (anche creandola dal nulla).
      .
      Ogni oceano a cui ci troviamo davanti è in fondo una domanda che ci viene posta.
      Sta a noi decidere che risposta vogliamo dare a quella domanda.
      .
      C’è chi teme l’acqua alta e allora si bagnerà appena fino al ginocchio, chi ama le sfide e si tufferà a pesce e nuoterà fino a dove sa di potersi spingere.

      Ci sarà anche chi farà traversate per raggiungere altre terre ( e saranno soprattutto i creativi a intraprendere questi viaggi) ma ci sarà sempre anche chi semplicemente ci affogherà dentro, avendo calcolato male le proprie risorse per traversare quel mare.

      Resta il fatto che come ogni rivoluzione tecnica e tecnologica questa di Internet è una formidabile opportunità. Opportunità per essere, ancora meglio (o ancora peggio a seconda dei casi) quello che si è già come persone.
      Io insisto ancora su un concetto: la disciplina. Che non è qualcosa che ci deve provenire dall’esterno ma dal nostro profondo. E’ il darsi un passo e un ritmo, che risponda alle nostre esigenze più autentiche. E’ darsi una linea di condotta. E’ mettersi alla prova in un territorio nuovo e mai del tutto conosciuto.

      Se devo essere sincero caro Melogrande, io credo che tutte queste cose tu le sai da tempo… e il ritmo e il buon passo tu l’abbia già trovato e avanzi spedito, con grande consapevolezza.
      Buona settimana, intanto.

      • melogrande ha detto:

        Più è potente il mezzo, maggiore deve essere la capacità di controllo, un caccia non lo si guida come un motorino, ed internet è MOLTO potente.
        Disciplina è la parola giusta.

    • melogrande ha detto:

      MI piacerebbe, Astro.
      In filosofia sono un dilettante, cioè uno che prova diletto, oltre a divertirmi errando…
      Però.

      “Mens sana in internet sana” è un bel il motto per la futura AstroMelo Academy, ti pare ?

  7. ilmiosguardo ha detto:

    Concordo con te, Melo e aggiungo che la rete ed internet è uno strumento e come tale va usato. Sta a noi adoperarlo per un buon fine o per uno deleterio.
    Se ben usato è una straordinaria opportunità per conoscere realtà, persone e modi di pensare nuovi e diversi dai nostri e quindi per arricchirci non dimenticando che la nostra vita va al di là della virtualità.
    E’ lo specchio della vita reale, ne più ne meno.

    Ti auguro una luminosa settimana con un sorriso
    Ondina

    ps. senza internet non avrei avuto l’opportunità di conoscere le tue belle riflessioni e pure te 🙂
    Indi per cui … 😀

  8. EnZo ha detto:

    Bel post veramente, mi piace chi fa pensare ma non succede poi così spesso in rete. Io ho un blog in rete e te ne segnalo la presenza, ho anche preso alcune decisioni nei confronti del web che si possono riassumere così: LO USO E NON MI FARò USARE! A QUALSIASI COSTO. Ripasserò, tra l’altro qui i commenti sono seri non inferiori ai post.

    • melogrande ha detto:

      I commenti qui sono spesso superiori ai post, e ti assicuro che non è una facile “captatio benevolentiae”, lo penso veramente.
      Senza di quelli credo che avrei smesso da un pezzo.
      Benvenuto.

  9. ……”“Mens sana in internet sana” è un bel il motto per la futura AstroMelo Academy, ti pare ?”….

    Presento seduta stante domanda di ammissione all’AstroMeloAcademy….anche come bidello se serve….

    Ma tu pensa…da questa scherzosa evasione cosa potrebbe nascere….un nuova Scuola di Atene di dimensione planetaria…

    Mens Sana in Internet Sana……mi piace….(non in stile facebook intendo….)

    mi piace proprio

    e poi grande onore…astro addirittura scritto attaccato a Melo…

    ci gongoloooooooooooooooo

    ciao amico caro

    ci vediamo in Agorà….

    GB

  10. giolic ha detto:

    “Mens sana in internet sana” è uno slogan da affiggere all’ingresso della vostra futura Scuola di Pensiero, in un luogo facilmente accessibile agli occhi. Posso sostenere questa vostra iniziativa? Non sono ferrata ma sono molto appassionata di greci antichi e avere l’opportunità di ascoltare i vostri discorsi mi fa immaginare di tornare ai tempi di Socrate e Platone e partecipare ad un simposio con tutte le grandi menti a confronto 🙂
    Le opportunità che abbiamo a disposizione oggi per ampliare le nostre conoscenze di base sono infinite. E questo determina, per chi come me ha fame di conoscenza, ma poco tempo e possibilità, anche un problema di ingordigia e di autocontrollo. Concordo con Cklimt sulla disciplina e sulla autoregolamentazione, ma credo come Il Signore delle Stelle che questa sarà la realtà estesa del futuro. Un amplificatore di percezioni e di pensieri che come i cerchi concentrici sull’acqua si allarga fino a toccare sponde impensabili…e solo in prima persona si potrà determinare cosa trattenere, cosa lasciar andare e cosa cucire insieme addosso al proprio modo di essere, che in questo luogo sospeso nel tempo e nello spazio vien fuori prepotentemente a dispetto di tutte le barriere mentali, sociali, e caratteriali che nella realtà frenano molte manifestazioni di pensiero e fanno conoscere soltanto una minima parte di noi. Pirandello docet.
    Naturalmente come tutte le cose della vita deve essere provata e verificata e ricontrollata perchè non nasconda insidie, se non le nostre stesse paure.. di non credere ai nostri occhi o alla nostra mente.. o cosa ancor più importante a quello che ci dice il cuore, cosa che personalmente trovo sia la voce più affidabile, sincera e libera da condizionamenti esterni a cui dare ascolto.
    Melogrande i lupi solitari possono essere stanati, sono daccordo con te, e riuscire a concquistare la fiducia di un lupo è averlo al tuo fianco incondizionatamente.
    I lupi sono animali solitari e diffidenti. Non si aprono facilmente e quando lo fanno è perchè hanno riconosciuto il loro stesso valore o perchè riconoscono un appartenente alla loro stessa specie. Come come accade tra i blogger no? 😉 dopotutto basta vedere dove vanno e da dove provengono i visitatori che passano.. ed è bellissimo vedere come si scambino pollini di pensiero attinti in un immenso giardino comune.. 🙂

  11. Lillopercaso ha detto:

    Per me diminuzione della capacità di concentrazione dipende dal bombardamento di immagini visive che cambiano il modo di mettere in moto il cervello. Leggere richiede tempi più lunghi di assorbimento, (e lascia più possibilità alla critica) Prima della scrittura, la tradizione orale, la parola, che richiedeva ancor più concentrazione, nell’ascolto, ma più libertà nel pensiero…
    “E’ che con la radio non si smette di pensare” 🙂

    GUIDO sostiene che di deve cercare per elaborare qualcosa di nuovo e diverso. Non so. Spesso si naviga a vista, ma con le informazioni raccolte, a volte per caso, si compongono disegni nuovi e stupendi. Con la velocità di quando si aveva due anni, e si usava l’informazione proprio così. Questo, almeno alla mia età, me lo permette solo il web.
    Non ho letto tutti i commenti, ma ci tornerò su!

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