Demodé

Osservando con un po’ di malinconia le statistiche delle declinanti frequentazioni del blog, al di là del senile ricordo dei tempi eroici (sono passati solo 5 o 6 anni, lo so, ma per la Rete si tratta di un’ eternità), affiora alla mente proprio questa parola : “demodé”.

Siamo rimasti in pochi, a quanto pare, a praticare questa nobile arte del blogging, benché questo non sia di per sé un male; i  pochi sono verosimilmente quelli che davvero amano questa particolarissima forma comunicativa, mentre si sono persi per strada tutti coloro che erano entrati per semplice curiosità, per dare un’ occhiata in giro, perché, appunto, avere un blog era di moda.

Sì, lo so, la spiegazione ufficiale recita “colpa dei social network”, ma a me non pare che le cose siano così semplici. Facebook non è un sostitutivo dei blog, ancora meno lo è Twitter. Sottraggono tempo, questo sì, ed in una giornata ci stanno le cose che ci stanno e non di più, d’ accordo, però non sono la stessa cosa, un conto è condividere un video o un’ immagine, postare un pensiero estemporaneo, sparare una battuta, tutt’ atro conto è elaborare un post, un ragionamento, un racconto vissuto o immaginato che sia. Come fare un tema senza essere obbligati.

 E dunque si ritorna al punto. Siamo demodé.

Naturalmente, il punto è tutt’ altro che banale, a pensarci un po’. Perché le cose, ogni genere di cose, passano di moda ? E perché, prima di passare di moda, “sono” di moda ? Cosa cambia tra prima e dopo ?

Sul fatto che qualcosa cambi, ovviamente, non ci possono essere dubbi, come pure sul fatto che questo qualcosa che cambia non sta nell’ oggetto stesso, che rimane tal quale identico a prima, e del tutto ignaro del suo essere  o meno di moda. Quello che cambia, chiaramente, è l’ atteggiamento delle persone verso quelle cose. E cambia in una misura tale che mentre “prima” si era disposti a fare follie per quel determinato oggetto , non escluso il fatto di pagarlo ad un prezzo sproporzionato al suo effettivo valore, “dopo” ci si sente persino in imbarazzo a farsi vedere in giro col medesimo oggetto

E non è da dire che si venga presi alla sprovvista. Chiunque sappia un minimo che cos’ è la moda è perfettamente consapevole che qualsiasi oggetto alla moda “ora” costa uno sproposito, mentre “dopo” non varrà più nulla, per il semplice fatto che non piacerà più a nessuno, e non piacerà più neppure a lui, il che però non gli impedisce di comprarlo ugualmente, e di vantarsene. L’ oggetto alla moda non viene scelto per nessuna particolare dote di qualità dei componenti, resistenza, durata, comodità. Niente. Viene scelto esclusivamente per il suo essere alla moda, e dunque transitorio. Proprio per la sua “caducità”, verrebbe da dire.

È noto cosa Leopardi pensasse della faccenda.

In un famoso dialogo che fa parte delle Operette Morali, la Moda si vanta di essere sorella della Morte, figlia della stessa madre, la Caducità, appunto. E come la stessa Moda fa presente alla sorella con un certo orgoglio, “l’ una e l’ altra parimenti tiriamo a disfare e a rimontare di continuo le cose di quaggiù, benché tu vada a questo effetto per una strada ed io per un’ altra”. Si percepisce tutto il biasimo del poeta per l’ irrimediabile stoltezza degli uomini, e verrebbe anche da dargli ragione, in fondo era quasi un blogger anche lui, se non fosse che si intuisce, si sente che, sotto sotto, dev’ esserci qualcos’ altro, una motivazione un po’ più profonda.

Che cosa cerca davvero, e che cosa si aspetta davvero chi sfoggia oggetti alla moda ?

Si aspetta, ovviamente, di essere riconoscibile e riconosciuto. Di essere considerato dagli altri come persona di gusto, consapevole, uno che sa le cose giuste, conosce i posti giusti, è attento e sa scegliere, insomma uno che fa parte di una certa élite quantomeno estetica. Un prescelto.

Tant’ è che, quando fatalmente il gusto ricercato diventa gusto popolare e l’ oggetto di moda diventa oggetto comune, lui (o lei) è già da un’ altra parte, in cerca del nuovo più nuovo, della moda che verrà. figurarsi se una società consumistica non ci va a nozze, con la moda.

Perché non vestirsi di stracci, allora ? Si viene notati ugualmente, e non costa niente. Giusto. Però non genera riconoscimento, nè emulazione, genera emarginazione, solitudine. Non va bene. Al massimo, ci si può atteggiare a NON seguire la moda, sulla base del ben noto principio di Nanni Moretti (“Mi si nota di più se alla festa ci vado o se non ci vado ?”). Anche questo però un atteggiamento orientato alla moda, sia pure allo scopo di evitarla.

Insomma, c’è di mezzo il  bisogno di riconoscimento, tanto per cambiare, la vera molla dell’ agire umano. Cibo per l’ autostima. Un pizzico di vanità, un’ ombra di esibizione, una traccia di individualismo, l’ idea di esprimere se stessi. Sempre la stessa storia, insomma.

Anzi no.

Non è sempre stata la stessa storia, perché se il bisogno di riconoscimento è una caratteristica dell’ individuo, l’ individuo non è sempre stato al centro della scena, anzi lo è da (relativamente) poco tempo. Nell’ antichità l’ individuo aveva un ruolo molto marginale, era la comunità il concetto centrale, è solo con l’ epoca moderna che l’ individuo cogita, dunque è, pretende di fare e pensare, lui, da solo, è debole come una canna, ma sa di essere una canna che pensa e via citando. E, corrispondentemente, nell’ antichità la moda non esisteva, ogni popolo aveva sì un modo suo di vestire, ma quel modo rimaneva fisso per secoli e cambiava, quando cambiava, più che altro per effetto di innovazioni tecniche che comportavano vantaggi, per esempio l’ uso delle brache o degli stivali. Persino il termine “moda” risale al Seicento, nell’ antichità non c’ era neppure una parola per indicare questa strana cosa, e la vera esplosione della moda avviene nel Settecento in un trionfo di ciprie, parrucche, busti, nei finti, crinoline ed accessori tutt’ altro che comodi o utili, ma così irresistibilmente “à la page”. Come non comprendere la reazione di Leopardi ?

Che ci azzecca tutto questo con i blog ?

Qualcosa c’ entra, perché per quanto demodé, il blog ha parecchio a che fare con l’ individualismo, il bisogno di esprimersi, il desiderio di riconoscimento, persino un pizzico di vanità, controllata e positiva, si capisce, ma un po’ c’è, o sbaglio ? Chi scrive vuole essere un individuo, e se uno ama scrivere il blog è un modo semplice e diretto per esprimersi, senza bisogno di abbigliarsi in modo strano o di comprare oggetti incongrui. Ugualmente unici, originali, riconoscibili.

Vogliamo definirci “diversamente alla moda ?”

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53 commenti su “Demodé

  1. ludmillarte ha detto:

    ho seguito il tuo discorso sulla moda del blog, ma non saprei perchè il mio compirà un anno a marzo, figurati. come scrivi tu il bisogno di riconoscimento è insito nell’uomo. le motivazioni sottese allo scrivere possono essere molteplici anche solo di desiderio di confronto, o di “sfogo” sapendo che qualcuno leggerà, o di critica costruttiva, … certo che c’è anche chi posta citazioni altrui non scrivendo di proprio pugno; in questo caso il riconoscimento va alla bellezza della citazione e la sua motivazione allo scopo di condividere. non ho mai amato particolarmente seguire la moda di tutto punto. prendo solo ciò che mi piace visto che alcune mode non le gradisco affatto.
    un post che fa riflettere… ciao, buona serata

    • melogrande ha detto:

      Il blog ha senso proprio perché vive del confronto con gli altri, sennò sarebbe un diario. E con quel confronto finisce per essere uno strumento per lavorare su se stessi.
      A patto di avere frequentatori di qualità, naturalmente, ed in quello mi considero fortunato…

  2. Pandora ha detto:

    si perché no?
    comunque a me il “demodè” ha sempre affascinato, insomma ci vedo dietro il pensiero, la testa della persona che va alla ricerca di qualcosa, non di nuovo, ma di diverso dalla massa…
    e fra le tante cose passate c’è da scegliere, rufolare, metter sotto sopra, insomma è più creativo e divertente. Perciò confermo: adoro il demodè 🙂

    • melogrande ha detto:

      Anch’ io, devo dire, ho un debole per un certo demodé di classe, un po’ “Old Style”.
      Un po’ come tenere un blog nell’ epoca di facebook, per esempio …

      😉

  3. giolic ha detto:

    personalmente non amo seguire la moda, preferisco la comodità. partendo dalle scarpe basse fino ad arrivare ad i capelli corticorti, nonostante il settore lavorativo, o forse proprio a causa di quello 🙂
    La definizione di blogger diversamente alla moda mi piace la trovo calzante, identifica l’esigenza del riconoscimento dell’individuo nella sua peculiarità e mi affascina molto di più. Leggere e comprendere le motivazioni di uno scritto ed il modo in cui il cervello ha elaborato pensiero e teoria sono molto più interessanti per me. Curiosità, spirito di osservazione e senso critico sono le caratteristiche principali di chi scrive di solito, ma ciò che lo distingue dagli altri è la sensibilità di cogliere quell’oltre personalissimo e trasmetterlo attraverso le parole ed i pensieri. Ciò che lo rende unico è quello che poi traspare tra le righe. E questo nel tempo sono convinta ripaghi più di un qualunque oggetto anche se di tendenza. 😉

  4. stileminimo ha detto:

    Qualcuno ultimamente si è voluto definire “diversamente berlusconiano” e se è vero che il caso specifico ha a che fare con un’era che si chiude, che si sta spegnendo (finalmente aggiungo) e che si può fare un paragone fra le due espressioni, allora no, non direi che definirci “diversamente alla moda”, nel caso dei bloggher, possa essere rappresentativo di ciò che sta accadendo.
    Forse siamo degli irriducibili perché per chi oggi ancora tiene un blog la moda ha centrato poco fin dall’inizio e probabilmente le motivazioni che lo hanno spinto e lo spinge a scrivere sono altre.
    I motivi che ci spingono a scrivere in parte li hai elencati e per qualcuno possono essere veri, per altri meno, ma ognuno ha una sua personalissima spinta che lo muove quando si mette a scrivere e a pubblicare.
    C’è chi ha trovato nei blog una terapia efficace che nessun analista o psichiatra è riuscito, o sarebbe riuscito, a proporgli.
    C’è chi scrivendo riesce a sciogliere dei nodi, ad uscire da labirinti apparentemente infiniti, a ritrovare il gusto della condivisione, a reimparare a fidarsi di un altro che seppur virtuale è presente, reale e concreto perché vive e pensa da qualche parte nel mondo, mentre legge e si interessa a quello che si ha da dire.
    C’è chi ancora scrive perché ha trovato il gusto dell’attenzione verso l’altro, oltre che verso se stesso, il piacere di scoprire il diverso da sè, la curiosità che nasce e cresce ogni volta che nelle righe o fra le righe di qualcuno si apre uno spiraglio nuovo, che porta ad un pensiero, ad un ragionamento mai fatto prima.
    C’è la sensazione della possibilità di interazione infinita che si ha quando si impara a non perdersi nei meandri del web, a focalizzarsi su ciò che davvero ci chiama… c’è tutto questo ed altro e tutto questo, io penso, va ben oltre alla “moda di bloggare”.
    E allora è per questo che non credo che chi ancora tiene uno o più blog sia “diversamente alla moda”, perché le motivazioni che lo spingono vanno oltre, ben oltre e forse a qualcuno le motivazioni modaiole nemmeno lo hanno mai sfiorato, ma è semplicemente stato grato fin dall’inizio di aver avuto modo di dirsi e di ascoltare nel modo che più gli somiglia, ovvero scrivendo e leggendo.
    Quindi i diversamente berlusconiani sono i titoli di coda di una storia anche troppo lunga; i bloggher attuali sono il risultato di una selezione che può guardare avanti e continuare a produrre e a crescere, per il bene di se stessi e di quanti delle mode magari se ne fregano anche, ma di continuare ad essere Persone che hanno voglia di crescere con altre Persone, no.

  5. Provengo dal mondo di facebook (nel bene e nel male), lì ho iniziato a scrivere qualcosa di più articolato, non mi bastava, ho aperto una pagina, le cose articolare sono aumentate, ma non mi bastava ancora, a giugno ho definitivamente traslocato qui. Non rinnego fb, è stato un percorso e va bene così. Solo che ultimamente leggendo commenti che prima mi facevano sorridere adesso mi lasciano un pò basito. Pur non avendo mai postato foto di figli, parenti o culi, non nego di aver ceduto a qualche commento triviale. È evidente che fra facebook e il blog c’è una differenza innegabile di contenuti e, se mi è concesso, anche di livello culturale. Ok, detto questo, ora vado a controllare quanti “mi piace” ha avuto la foto sul mio profilo del deretano (se fossi stato su fb avrei detto “culo”) di mia cugina 🙂

    • melogrande ha detto:

      E’ proprio quello il punto.
      Facebook va benissimo per quello che è, si ride, si scherza, si spara qualche stronzata.
      Ma non è il posto giusto per circolare idee.
      Potresti dire che va bene se è inteso come “pausa caffé” mentre fai altro, ma se ogni tanto hai voglia di una cena tranquilla in cui discutere di argomenti un po’ più strutturati con gente interessata, allora ci vuole il blog.

  6. lapoetessarossa ha detto:

    C’è la moda e c’è lo stile. E son sempre pochi quelli che hanno stile. Che sono senza tempo. Che stanno bene punto. Che vorresti essere almeno un po’ come loro ma non li puoi copiare. Che quel quid in più, o in meno, ce l’hanno solo loro e bisogna che te ne fai una ragione. Ci sono e te li ricordi. Per l’ insieme e non per il particolare. Cosi anche quando si scrive. C’è chi ha stile. E non importa se lo fa tutti i giorni o una volta alla settimana o magari fa passare dieci anni. Ma lo riconosci sempre.

    • melogrande ha detto:

      Son quelli come te, quelli che è un peccato che non scrivano più spesso…

      🙂

      • lapoetessarossa ha detto:

        Cercare un perché del silenzio è anche ammettere di non avere nulla da dire che possa essere in qualche maniera condiviso. Che vuol dire anche criticato, non approvato, fastidioso, emozionante, empatico. Nessun atteggiamento snob. Io ho trovato a suo tempo nella blogsfera il mio porto privilegiato e mai la mia Itaca. Per rimanere nella metafora potrei dire che sono in mezzo ad un mare e non vedo approdi all’orizzonte. Non ho materia buona tra le mani. Devo fare i conti con la nuova sensibilità di madre che mi ha cambiata e che per una sorta di senso di protezione verso la prole non mi permette di abbandonarmi alla disperazione. Potrei pensare di trasformarmi in una mamma blogger, tipo nonsolomamma, che leggo, ammiro, ma trovo inemulabile. Ci ho provato e ho sempre appallottolato il mio virtuale foglio di carta per buttarlo nel cestino. Oggi ho scritto per un senso di impotenza, con un sentimento molto materno, voglio dire, come una madre, perché quanto accaduto a Lampedusa è orrore. Non tragedia perché non c’è proprio nessuna catarsi. Tutte quelle vite umane sono figlie. E a me questa “banale” consapevolezza paralizza. Ultimamente pare siano le giovani vite a pagare il prezzo più alto. Scusa sto divagando. Quello che ho cercato di dire voleva essere universale e non personale. E ho messo su fb. Dove la minima considerazione è data dal mi piace e la massima da un commento di poche parole. Un esperimento. Un falso salvagente. Sono ancora in mezzo al mio metaforico mare. Metafora che oggi, ancora più di ieri, mi sembra inopportuna e quasi offensiva. Scusa ancora per il commento chilometrico e molto fuori tema. (Ora traslo la pupa nel lettino …)

  7. gelsobianco ha detto:

    Io non ho un blog ora.
    Non so che cosa sia FB e neppure Twitter.

    Quando leggo un post così, mi viene il sorriso sulle labbra e negli occhi.
    Mi viene un grande desiderio di lasciare le mie sensazioni in un “commento”.

    Io non mi pongo il problema se essere un blogger ora sia demodé o “diversamente alla moda”.
    Non mi interessa più di tanto nel profondo.
    Io seguo ciò che mi riesce a dare qualcosa che resta in me.
    “…e se uno ama scrivere il blog è un modo semplice e diretto per esprimersi, senza bisogno di abbigliarsi in modo strano o di comprare oggetti incongrui.”
    Ecco. Non do etichette a questo bisogno così valido di alcune persone, quello di comunicare attraverso un post, di scrivere ciò che è in loro.
    E se non è più di moda, molto meglio.
    Chi ha un blog ora, vuole davvero dire qualcosa, non per moda.

    Apprezzo molto tutto il tuo chiarire il concetto di “individuo” nell’antichità e nei secoli a seguire, F. Tu sei sempre così preciso e piacevolmente “colto”, con lievità.

    C’è un qualcosa che vorrei ricordare.
    Le mode passano, lo stile resta.
    Ed è molto difficile incontrarlo.
    In te, F, lo stile è sempre stato presente e continuerà ad esserlo.

    Grazie.
    Ti sorrido
    gb
    Scusami se, per un mio periodo molto complesso, non riesco sempre a frequentare le “case” che vorrei, compresa la tua.

    Sì, Leopardi c’entra!:-)

  8. ilmiosguardo ha detto:

    Buongiorno!
    Mal comune mezzo gaudio, Melogrande! 😀

    Sai, io pensavo che il calo delle visite al mio blog fosse dovuto alla mia mancanza di tempo (da luglio almeno) per le mie mancate visite ai blog altrui.
    Devo premettere che non posso e non voglio trascorrere il mio pochissimo tempo libero on line. Tengo il blog da nemmeno due anni ma non lo abbandonerò perchè ora non è più di “tendenza”.

    Nemmeno con la lettura (altra mia passione) le “tendenze” e le mode non mi hanno mai attratta. Tutt’altro: odio che mi si dica quel che devo leggere perchè in questo momento è quello più osannato dalla pubblicità o perchè lo leggono tutti.
    Quando deciderò di farlo lo farò (anche dopo anni) ma solo quando lo desidero io.
    Forse sarò snob, ma tant’è.
    Sono così 😀

    Ritornando al mio blog, sto preparando un prossimo post (con parecchie foto e questo richiede tempo) e ultimamente ho pensato che pubblicherò solo quando potrò e quando ho qualcosa da dire (con le mie immagini) o di significativo (per me) da condividere con gli altri.
    Altrimenti per postare così alla carlona per aver visite, no grazie, non mi interessa. 🙂

    Mi sono dilungata assai, Melogrande. Porta pazienza! 😀
    Prima di lasciarti aggiungo che sono d’accordo con le tue parole, se non si fosse capito 😀

    Alla prossima quindi
    Con un sorriso
    Ondina 🙂

  9. rckhsl ha detto:

    Esiste il demodé, ma esiste anche il pre-modé. A volte è difficile distinguerli.
    Forse che Giacomo Leopardi sia l’incarnazione ottocentesca di Cayce Pollard?
    E’ solo un’idea.
    (Cayce è in Pattern Recognition di William Gibson).

  10. shappare ha detto:

    Io sono sempre stata demodé e quasi sempre fuori posto. Però devo dire che, al di là del naturale esaurirsi di un amore, wordpress un po’ m’ha esaurito la vena. Ecco, nel mezzo di discorsi seri e ponderati arriva la “cazzara” di turno, io. Però splinder dava spazio ai miei flussi di scemenze o sentimenti senza filtri, cosa che da quando sono qui non succede più. Boh, mi mette un po’ d’ansia da prestazione e non mi sento tanto tanto a mio agio. Come quando andavi a casa di qualcuno e ti facevano mettere le pattine per non rovinare il pavimento.

    • melogrande ha detto:

      E tu fatti un giro per il salotto con gli stivali infangati, stenditi sul divano con le scarpe, insomma, dissacralo un po’, ‘sto wordpress, che non siamo mica nella Cappella Sistina sai ?
      Il blog fu fatto per l’ uomo, e non l’ uomo per il blog, mettiamo in chiaro le priorità !

  11. Pannonica ha detto:

    “diversamente alla moda” è un’espressione divertentissima oltre che molto azzeccata. inutile dire quanto io condivida il contenuto di questo post, è ormai evidente quanto tu ed io siamo allineati su certi argomenti, forse perché siamo anziani blogger (o anche solo “anziani” come sostantivo andava bene, mi sa.. 🙂 ).
    Quando, col senno di poi, guardo a quella Nica che aprì il blog su splinder nel 2004, mi rendo conto di quanto siano cambiati presupposti e prerogative nel corso degli anni, come in fondo sono cambiata anch’io.
    Credo che se Ibridamenti facesse un nuovo studio sul mondo dei blog nel 2013, ben altre sarebbero le conclusioni rispetto allo studio di allora (non ricordo se fosse il 2005 o il 2006), benché già in quegli anni io non condividessi molte delle loro argomentazioni.
    Credo anche che il mondo dei blog, nella versione 2.0, sia molto più affascinante e interessante, solo per il fatto che sia stato abbandonato dall’orda di curiosi interessati alla novità del mondo virtuale. Assomiglia un po’ al mare in questa stagione, quando i festanti bagnanti del ferragosto sono rientrati nelle loro città, riportandosi a casa ombrelloni, sdraio, racchettoni e panini sudati. E io adoro il mare fuori stagione. 🙂
    Non sto su fb o su twitter perché non mi ci sento a mio agio, esattamente come non frequento il mare nei mesi estivi. Non è per snobismo ma perché vivo molto meglio ai margini che al centro delle cose, delle mode, dei momenti e di tutto ciò che è dotato di centro e margini.
    Sono un’emarginata, insomma.. o “diversamente integrata”.. 🙂

  12. Pannonica ha detto:

    ah, e credo che le cose passino di moda in virtù del principio dell’utilità marginale decrescente, principio applicabile a tutti i comportamenti umani. in fondo, siamo tutti consumatori, no? 😉

  13. Noi ci siamo incontrati in quello starordinario (ho sbagliato ma lo lascio….Star-Ordinario si addice di più che straordinario….) protocollo di scambio che fu Ibridamenti.
    Il concetto espresso da quell’esperienza racchiuse molto di ciò che la blogosfera offre.
    Anche laggiù alcuni anni addietro di registrava la parabola discendente di un fenomeno che ha cambiato il ruolo della Rete.
    Io vivo il blog come una estensione della realtà, una corsia supplementare nel mio viaggio verso l’espressione della mia dimensione umana,
    E’ questa una finestra sull’anima di chi ci si avventura.
    E’ inevitabile che qui si mescolino le componenti più profonde, recondite, private e talvolta neppure riconosciute dagli stessi BlogoNauti….

    Ricordi Melo il mio strazio quando da ogni dove mi giungevano apprezzamenti per la mia vena poetica….a me….nemico giurato della poesia e dei poeti da internet….quasi un insulto….

    eppure alla fine quasi quasi ho finito per crederci io pure….

    Il blog è un laboratorio per menti e cuori, per emozioni e riflessioni, per tempi incrociati e vissuti rivissuti per esser meglio elaborati, comunicati. condivisi.

    Qui le mode non c’entrano per nulla.
    Qui conta la passione, la voglia di andare Oltre.
    Oltre i confini di un mondo ristretto al dover esser ciò che gli altri si aspettano noi si sia.
    Questo è il mio giardino di libertà.
    Questo è il parco giochi del mio intelletto.
    Questo è il non luogo dove sono più io di quanto in nessun altro posto mi riesca di essere.

    I modaioli vestono l’abito, l’oggetto, il passare di un’onda generata da altri.
    Noi blogger veleggiamo sul sentire più onesto di chi in punta di dita ci invita a pensare, immaginare, sognare, raccontando di se come neppure in confessione farebbe….

    Questo non luogo è molto più vero di ogni falsità di moda.

    Sposo l’idea di Stile
    Faccio mia la professione di ammirazione e ringraziamento per quello che quaggiù fra i tuoi scritti ci permetti di godere….

    Siamo rimasti in pochi….peccato….

    ma siamo troppo buoni per non tornar di moda…..

    prima o poi torneranno in auge i contenuti

    e noi si potrà dire…io c’ero….(in particolare da Melo……)

    ciao

    GB

  14. gelsobianco ha detto:

    “Qui le mode non c’entrano per nulla.
    Qui conta la passione, la voglia di andare Oltre.”
    Grazie, GB!
    Grazie.
    Un saluto
    gb

  15. L’ha ribloggato su Il Signore delle Stellee ha commentato:
    Una Riflessione che condivido…un Amico che ammiro.

      • “Fra la nettezza della vita e la semplicità della morte, i sogni, i malesseri, le estasi, tutti questi stati d’animo semi-impossibili, che si direbbe introducano valori approssimati, soluzioni irrazionali o trascendenti nell’equazione della conoscenza, pongono strani gradi, varietà e fasi ineffabili, poiché non ci son nomi per cose in mezzo a cui restiamo proprio soli.

        Come la perfida musica che compone le libertà del sonno col susseguirsi e il concatenarsi dell’estrema attenzione, e compie la sintesi di esseri intimi e momentanei, così le fluttuazioni dell’equilibrio psichico fanno percepire modi aberranti dell’esistenza.

        Noi portiamo in noi certe forme della sensibilità che non possono riuscire, ma che possono nascere.

        Sono istanti sottratti alla critica implacabile della natura: non resistono al completo funzionamento dell’essere nostro: o noi periamo o si dissolvono.

        Ma sono mostri ricchi di insegnamenti, questi mostri dell’intelletto e questi stati di transizione – spazi in cui la continuità, la connessione, la mobilità a tutti note sono alterate; regni in cui la luce è associata al dolore; campi di forza dove i timori e i desideri orientati ci assegnano strani circuiti; materia fatta di tempo; abissi (alla lettera) di orrore, o di amore, o di quiete; regioni bizzarramente saldate a se stesse; terre non archimedee, che sfidano il moto; siti perpetui in un lampo; superfici che si svuotano, coniugate a nostra nausea, inflesse dalle nostre minime intenzioni…

        Non si può dire che siano reali; non si può dire che tali non siano.

        Chi non le ha attraversate non conosce il pregio della luce naturale e del più banale ambiente; non conosce la vera fragilità del mondo, che non si riferisce affatto all’alternativa dell’essere e del non-essere: sarebbe troppo semplice!”

        — INTRODUCION À LA MÉTHODE DE LÉONARD DE VINCI (Paul Valéry, 1919)

        Ecco una bella descrizione di quel che la Blogosfera può ospitare….

        Ciao MeloGrande…

        A ben rileggerti.

        GB

  16. guido mura ha detto:

    Ho avuto varie volte la tentazione di chiudere il blog. Ho ripreso il lavoro quando ho capito che questa è l’unica forma di espressione culturale libera rimasta, non inquinata da considerazioni economiche. Sto faticando molto di più, da quando pretendo di inventare tutto: testi, musica, grafica, e naturalmente i tempi rallentano. Però la soddisfazione di creare un prodotto realmente multimediale è grande, per quanto il risultato non possa che essere artigianale. Ma il prodotto artigianale è il primo passo per un prodotto che possa e debba essere migliorato e reso professionale. Quello che invece m’infastidisce è che il blog sia presentato da tanti giornalisti come prodotto di un’attività politica. So benissimo che anche un romanzo, un racconto, una recensione (anche i miei) possano essere politici, ma nella semplificazione giornalistica politico diventa partitico. Il blogger è quindi chi scrive per esprimere posizioni di partito (o di movimento che sia) e basta. Il grande pubblico non ha la più pallida idea di cosa sia stata, sia e possa ancora essere la blogosfera, soprattutto ora che si è liberata dai cinguettii e dai salamelecchi. Certamente il nuovo universo dei blog è più impegnativo e quindo meno attraente per chi voglia solo divertirsi ed evitare di pensare. Ma per fortuna a questa funzione ludica obbedisce ormai gran parte della produzione editoriale, oltre ai giochini abilmente diffusi dai social network come Facebook, a cui si deve comunque riconoscere un’importante funzione pubblicitaria, per cui, piaccia o no, spesso non se ne può fare a meno, anche perché molte persone possono essere raggiunte solo su quelle piattaforme.

    • “….. il nuovo universo dei blog è più impegnativo e quindo meno attraente per chi voglia solo divertirsi ed evitare di pensare…..”

      Questo è il centro di attrazione della Blogosfera. Il Pensare.

      Magari non quello elevato di Kant, ma pur sempre pensare, elaborare, configurare per poter essere espresso, condiviso,

      Mi ha folgorato qualche anno fa ad una conferenza di Duccio Demetrio una frase:

      ” Scrivo per tornare sui miei passi, rileggermi, ed andare Oltre….”….

      La Blogosfera è il mio StaGate per l’Oltre.

      GB

    • melogrande ha detto:

      Chi dei blog non sa nulla, tende a pensare a Beppe Grillo, o ai blog che accompagnano i giornali online. Ma quelli sono, appunto, “diversamente giornalisti”, o polemisti.

      I blog veri sono, per quello che posso giudicare, lo strumento migliore per la libera circolazione delle idee, dei sentimenti, e (se posso spararla grossa) dello spirito del tempo.

  17. katherine ha detto:

    Il mio blog sta per compiere dieci anni. Avevo iniziato a scrivere per caso, semplicemente perchè un collega mi aveva chiesto di aiutarlo a creare un blog didattico ed io non sapevo nemmeno di cosa si trattasse, così ne avevo creato uno per me, per sperimentarlo.

    Poi avevo cominciato a conoscere delle persone, i loro pensieri, un po’ della loro vita, e mi ero appassionata, così ho continuato nel tempo, anche dopo l’avvento di facebook e similari. Sul blog sono nate delle amicizie che durano fin dagli albori, quasi dieci anni fa e, anche se molte persone non le ho mai viste realmente, le sento amiche quasi più di alcune che conosco nella realtà. Alcuni amici reali e colleghi hanno imparato a conoscermi meglio attraverso il blog, perchè nel blog traspaiono la vera essenza, il modo di pensare, di concepire la vita. Nella realtà si finisce di parlare di lavoro, di figli, di problemi familiari, ma mai di se stessi, delle emozioni che si provano, dei sogni.

    Facebook è stato una sorta di completamento. Da un lato ho ritrovato persone che da anni non rivedevo, come amici lontani, compagni di scuola e d’infanzia. Dall’altro sto vedendo i miei ex alunni crescere, li trovo in giro per il mondo, o con famiglia, e mi fa piacere avere loro notizie, sapere che non mi hanno dimenticata. Proprio qualche tempo fa ho ritrovato un ex alunno di 42 che non vedevo dall’esame di terza media. Siamo diventati amici ed è bellissimo. Da un altro lato ancora ho potuto contattare gli amici blogger, persone che non avevo mai visto in dieci anni e che ora si presentano in fotografia con le loro famiglie. E’ stato un bel completamento e mi dà gioia vedere quelle poche frasi Mondi diversi, se pur simili, che dialogano, si confrontano, si completano.

    Per chi ama scrivere, leggere, conoscere, approfondire,comunicare, il blog è impagabile. Non è visto come una moda, ma come un piacere, una necessità, una propria appendice. Facebook è un “di più”, un mordi e fuggi, un completamento. ( twitter non l’ho ancora provato….per carità, me ne bastano due! 🙂 )

    Tutti i mezzi sono buoni, basta usarli nel modo giusto, senza diventarne schiavi.

    Buona giornata a te ed ai tuoi ospiti e complimenti per il post.( il l’ho visto da Astrogigi)

  18. katherine ha detto:

    ops…”io” l’ho visto

  19. melogrande ha detto:

    “nel blog traspaiono la vera essenza, il modo di pensare, di concepire la vita”.
    Sono totalmente d’ accordo, sotto la maschera di un nickname spesso ci si concede con maggiore sincerità.
    E poi, un blog decennale è una specie di sequoia da National Park !
    Complimenti a te.

  20. LuceOmbrA ha detto:

    Vorrei essere verticalmente demodè, ma non sono un Mago! 😉
    Associazione di idee inevitabile per me, un sorriso grande…

  21. melogrande ha detto:

    E che ci vuole ?
    Ecco fatto.

    😉

  22. lillopercaso ha detto:

    Vero, tenere un blog richiede tempo e cervello. Tre o quattro anni fa sapevo cosafossero i blog, e FB, solo vagamente. Poi ho avuto un pc e il tempo di usarlo, e mi sono imbattuta PERCASO in Splinder, e proprio in un tuo post (La tracina della signora Maria, mi pare); mi si è aperto un mondo, è stato uno dei piccoli grandi eventi che cambiano la vita. E la vita continua a cambiare: ora non ho più tempo, né cervello, e probabilmente ho meno cervello proprio perché non ho più abbastanza tempo da spendere qui, e là (altri bei blog). Mi domando come facciano certi vulcanici a pubblicare, talvolta, persino più post in un giorno, e rispondere ai commenti, e a lasciarne altri in giro.
    Vi leggo ancora, certo, ma non sviscero le questioni con palleggio di commenti; nella mia testa sì, ma senza confronto la cosa si ferma lì. Ciononostante, vi tengo nel cuore, e se non trovo aggiornamenti mi preoccupo.
    Dico questo non per parlare dei fatti miei, ma perché forse è una condizione comune.
    Bello dei blog è che puoi usare video e immagini per rendere concetti anche senza parole:

  23. melogrande ha detto:

    Che piacere rivederti, lillo !
    Il post si intitolava La Maria cucina il pesce, e non immaginavo ti avesse colpito tanto.
    Todo cambia, sì, ma a volte le amicizie resistono, persino nel pazzo mondo virtuale.

    Manchi, sappilo !

  24. lillopercaso ha detto:

    Proprio lei, la Maria! I racconti di viaggio sono i miei preferiti.
    Ma sbagliavo, mi sono appena accorta che quello è stato il secondo post incontrato, il primo essendo ‘C’è tempo’, di cui è rimasto solo il titolo.
    Ho riletto i vecchi (quasi antichi) commenti, i miei come Anonima, e ho ritrovato l’origine -casuale- del mio nick name:
    ” …mi firmerò Lillo, anche se sono una signora di 53 anni, ancora x 4 giorni”
    Che buffo! E così è colpa tua, sei stato tu a prendermi nella Rete… 🙂 Beh, grazie.

  25. melodiestonate ha detto:

    non amo seguire la moda anch’io amo il demodé di classe ed anche con le amicizie sono uguale…il blog poi! non riesco a cambiare lo sfondo perchè mi sono affezionata come se fosse la mia seconda pelle…..scrivi benissimo complimenti…..i tuoi post fanno riflettere….buona giornata….Sara

    • melogrande ha detto:

      Grazie, Sara !
      (anch’ io ho fatto fatica, all’ inizio, quando il naufragio di splinder mi ha spinto da queste parti. Però adesso mi sono abituato…)
      Buona giornata a te.

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