Il diavolo, probabilmente

« Un perfetto organismo, la sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità… un superstite, non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità »

Devo qualche spiegazione, mi sa. Per parecchio tempo questo blog, pur non avendo mai tenuto cadenze regolari (non è un prodotto editoriale !) è stato aggiornato mediamente una volta la settimana, negli ultimi due mesi e mezzo invece solo tre post. E’ tempo di raccontare che cosa è successo, cercando di stare sul limite sottile fra giusta condivisione ed inutile esibizione.  Cominciamo dall’ inizio.

Ho sempre avuto in orrore gli ospedali. Bella scoperta, come se qualcuno invece li amasse. Questo non lo so, c’è gente che adora i cimiteri, sente il fascino delle rovine o dei luoghi desolati, per cui mi aspetto un po’ di tutto dai miei simili. Ad onor del vero, però, un patito di ospedali non l’ ho mai conosciuto. In me l’ ospedale causa una vera repulsione, sento una voce dentro che mi dice di scappare, devo farmi forza per varcare la soglia. Del resto, è  così anche se mi tocca andare al catasto o in qualsiasi ufficio pubblico, per cui al fondo di questa repulsione sospetto che ci sia la percezione che in certi luoghi ci si trova per così dire spossessati di se stessi ed assoggettati ad un potere esterno indifferente, anzi potenzialmente ostile. Chi è nato nel meridione, poi, difficilmente riesce a concepire un potere che non sia ostile, che ci volete fare ? Ma non divaghiamo.

Pur nutrendo questa viscerale repulsione, negli ospedali sono entrato ripetutamente in questi anni, per via dei controlli medici previsti dall’ azienda per cui lavoro. Check-up, insomma, necessario al mantenimento del Medical Fitness Certificate. Certificato di buona salute, ma se vuoi fare il figo parli inglese.

Il check-up però, pur richiedendo di frequentare l’ ospedale,  è tuttavia un’ esperienza di natura diversa.  È una conferma che stai bene, che sei in buona salute, che dell’ ospedale non hai affatto bisogno, tu. Ed è proprio lui, l’ ospedale, a dirtelo, negando in qualche modo se stesso. L’ animo umano è complicato, lo so, ma il check up ha il sapore della sfida, e ne esci pensando “tiè”. Una specie di rito scaramantico, insomma, anche se in fondo sai che una sfida non si può vincere in eterno, puoi fuggire come il cavaliere a Samarcanda, ma non per sempre. Specie se il menu del check-up varia e si aggiungono nuovi esami mai fatti prima.

Necessita approfondimento, stavolta dice il referto, nero su bianco. Si consiglia biopsia.

Il mio medico curante è una dottoressa di mezza età, molto pratica e diretta. Pane al pane. E poi è una che ama la montagna, e questo è già di per se titolo di merito. Rifacciamo gli esami, tanto per cominciare, ed aggiungiamone qualcuno non invasivo, prima di precipitarci. Lo dicevo io, che è in gamba.

E dunque, ancora ospedali, come se fosse il match di ritorno. Concentrati sulla partita. Risultato confermato. Due a zero. Torno dalla dottoressa. E allora ? Allora abbiamo un problemino. Cioè ? Le è toccata.

Gli esami invasivi fanno paura, inutile negarlo, ma a questo punto Alien ne fa di più.

Sì, proprio Alien.

Io non so se gli sceneggiatori del film ne fossero consapevoli, personalmente tenderei a pensare di sì, ma la nascita del mostriciattolo, o più precisamente dello xenomorfo (Linguafoeda acheronsis secondo Wikipedia), è la metafora perfetta del granchio tumescente, insomma, del male del secolo. Proprio lui.

Una creatura vivente, eppure aliena, che cresce dentro un corpo umano nutrendosene. Insospettabile e silente all’ inizio, attende pazientemente di essere grande abbastanza da dilaniare il suo ospite. Un parassita, ma un parassita grande abbastanza da essere visto e toccato con mano.

La biopsia in fondo non fa più male di una seduta dal dentista, scopro, e quella che segue è l’ attesa del verdetto, la sentenza del terzo grado di giudizio, la Cassazione medica. Ed il verdetto è ancora a favore di Alien, per la terza volta. Sentenza definitiva, passata in giudicato. Non c’è corte ulteriore, occorre intervenire, una fortuna essersi accorti, anche se avevo sempre pensato che “fortuna” fosse qualcos’ altro. Prima però c’è una ulteriore raffica di esami preparatori. Comincio ad essere un habitué, dell’ ospedale, e mi figuro il bieco edificio che ad ogni mio passaggio borbotta un “tié” alle mie spalle. Fervida immaginazione, lo so, o forse un po’ di coda di paglia. Certo è che ormai entro ed esco con le orecchie basse.

Gli esami di contorno sembrano confortanti, il mostriciattolo non pare avere figliato e si può procedere all’ esorcismo, una specie di interruzione della diabolica gestazione che ospito mio malgrado.

Il diavolo, probabilmente, perché la domanda spontanea è sempre la stessa, perché capita a me, e la risposta alla domanda non c’è mai, perché se ci fosse vorrebbe dire che il mondo è razionale e giusto e tutto sarebbe assai più semplice. Il diavolo, probabilmente.

Facciamola breve.

Il piccolo xenomorfo è stato fatto a fette e rimosso pochi giorni fa ad opera di una specie di Transformer, se vogliamo continuare con le metafore cinefile, e peccato soltanto aver dormito per tutto il tempo durante la battaglia finale. Nella quiete conseguente mi curo le cicatrici, quelle al corpo e quelle all’ orgoglio, e recupero le energie sfruttando gli “arresti domiciliari”.

Gli xenoformi sono infidi, come l’ equipaggio dell’ astronave Nostromo aveva imparato, e perciò serve ancora un po’ di tempo per essere del tutto certi che l’ immondo essere non abbia lasciato tracce, ma è lecito essere ottimisti.

Del resto, come i cinefili sanno, i sequel sono sempre stati delle ciofeche.

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37 commenti su “Il diavolo, probabilmente

  1. egle1 ha detto:

    e direi che è lecito si , essere ottimisti .
    io lo sono!
    dopo un anno di cicatrici curate, posso quasi dire che è nata nuova pelle e non solo sulle cicatrici…
    bentornato e un grosso abbraccio!

  2. shappare ha detto:

    Grande coraggio, ottimismo e schiettezza sono le pietre miliari della rinascita. Sono felice di leggerti, sei un combattente di grande classe.
    Bentornato, in ogni caso.
    Ti abbraccio.

  3. Pandora ha detto:

    Certo che è lecito essere ottimisti, anzi oserei dire è doveroso, perché come tu ben sai, è la combattività della nostra mente che produce energia positiva, che non hai idea quanto sia potente!!!
    Ultimamente sono a contatto con due persone (un’ amica e un parente) che stanno lottando con questo “male oscuro” e posso dirti, anche se non bisogna mai abbassare la guardia, che stanno vincendo loro, con forza d’animo e costanza. Metastasi retrocesse e poi scomparse.
    Si può vincere.
    E so che tu vincerai.
    Il mio abbraccio ti accompagnerà, silenziosamente, in questa lotta.
    Pan

  4. Effimera ha detto:

    Un abbraccio stretto. Da tempo non venivo sul tuo blog, qualcosa invece oggi mi ha detto che avrei trovato tue notizie. E sono contenta di trovarvi il tuo spirito combattivo. Altro che diavolo! 🙂

  5. nessuna1300 ha detto:

    Chi ama la montagna affronta fatiche e dolori con (lo) spirito. E coraggio.
    Buona risalita.
    (Non ti avrà.)

  6. lillopercaso ha detto:

    Grazie per questo ennesimo bel post, Melogrande.
    Far fruttare le proprie sofferenze è proprio roba da artisti… da scrittori!

  7. ilmiosguardo ha detto:

    Un abbraccio di vicinanza insieme ad un sorriso.
    Tu sei forte,
    ciao
    Ondina

  8. guido mura ha detto:

    Immaginavo che avessi qualche problema, melo, ma speravo che fosse di altra natura. Il tuo pezzo comunque è da standing ovation (tanto per usare a tutti i costi l’inglese, che fa tanto chic). Io cerco di non pensare ad Alien e spero che lui faccia altrettanto, però mi sento sempre più vicino alla soglia e so che l’attraverserò prima o poi per altri motivi. Comincio ad abituarmi all’idea, ma prima ho un po’ di progetti da portare avanti. Anch’io ho avuto sempre un sano rifiuto per gli ospedali. Ma ora mi rendo conto che un po’ di manutenzione ogni tanto è necessaria.
    Comunque, in bocca al lupo!

  9. stileminimo ha detto:

    Il diavolo probabilmente non ha capito con chi ha a che fare, altrimenti avrebbe evitato di perdere tempo.

  10. germogliare ha detto:

    Ieri ti leggevo frettolosamente e oggi ritorno. Anche solo per un saluto, sento l’obbligo di fermarmi e dirti che se tutto lo affronti con parte dell’ironia che è qui, hai già vinto più di una battaglia. E ti ringrazio per il pensiero che ne sviluppo, adesso ne ho necessità io.
    Buonecose

  11. La sfida con l’alieno è sempre la più ardua. Non conosci nulla di lui se non che può essere letale.

    L’unica cosa che posso fare è cercare di attirarlo su di me per abbattere un pò le statistiche che possa andare a colpire fra i miei cari.

    Io sono già di mio un pò alieno e mi piace pensare di essere così incosciente da poterlo pure sfidare il mostro….non ho altra via per vincere le mie paure. Il mio medico dice che questo è un approccio razionalizzato al martirio di matrice fideistica irrazionale.

    Però per il momento regge….Fatti sotto alien…vediamo che è il vero Alieno. Tanto prima o poi a vedere se l’Oltre c’è davvero ci dovrò andar per forza.. tanto vale andarci a testa alta.

    As Usual (Anglo necesse est…) sai che ti aspetto per un thè Oltre….

    Ciao Melo.
    Dovrei farcela anch’io fra un pò a buttar giù 2 righe…anche se il mio stop è dovuto a cose belle…..

    (mia figlia è in Cina da quasi un mese,,,,borsa di studio di 1 anno col politecnico Ingegneria Energetica….)

    A presto.

    GB

    • melogrande ha detto:

      Ehm,
      “approccio razionalizzato al martirio di matrice fideistica irrazionale” ??
      Sarebbe come dire “scientificamente talebano” ????
      Insomma, roba che Alien se la svigna appena ti sente arrivare. ?

      L’ Oltre può aspettare, caro Astro, e per il momento penso proprio che aspetterà..

      • Non sono talebano ne religioso.
        La sindrome del martire indica quel modo di immolarsi tipico dei martiri che trovano forza non razionale per affrontare dolore e morte a schiena ritta.
        Ecco cosa intende il mio medico.

        Alien non è un animale che puoi attirare in trappola con un’esca per distrarlo dai tuoi affetti più grandi.
        Portarlo in me tuttavia mi fa pensare di ridurre le probabilità che possa toccare anche alle mie donne…e ciò mi sorregge quando dal mio inconscio riesce a sfuggire un moto di sconforto e di paura.

        è una visione razional matematico fideistica balorda.
        ma tant’è che un pò mi aiuta
        così come lo studio ripreso del pensiero….mai avrei pensato che dopo più di mezzo secolo di matematica e fisica avrei goduto così tanto nell’esplorare kant, heidegger, platone poppoer o bruno….

        al primo esame superato ti offro un gelato

        (per l’oltre, fra moltisssssssssssimo tempo, vedremo di metterci birra grappa vodka e quel che di meglio l’aldilà ci offrirà…anche 92 vergini se fosse il caso….)

        ciaoooo

        Mai Mollare Melo.

        GB

  12. Pannonica ha detto:

    “un melogrande contiene proporzioni variabili di:

    ribellione, male, perché, scoglio, carver, bici, immagini, anima, greci, cartesio, scissione, rex cogitans, candele, cene, couscous, musica, tardi, sogno, notte, relatività, cura, cercare, dono, lacrime, grazia, parabola, corsa, fiatone, sudore, incastro, compassione, acqua, pienezza, ferite, tronco, entrare, tenere, abbandono, domenica, poesia, vacanza, casa, gita, pause, granite, zaino, silenzio, pioggia, coperte, parco, racconti, cime, boschi, scale, scrittura, pesche, arance, cannella, piante, birre, alcool, ghiaccio, alberghi, bretzel, pizza, testa, corpo, cinema, scarponi, radici, libri, zanzare, insonnia, biscotti, yogurt, mele, apple pie, spaghetti, gambe, occhi, mani, nachos, aeroporti, campanelli, rebus, fogli, fogliettini, quadernetti, messaggi, caffè, antipodi palindromi, a ritroso, yeats, hillman, cacciari, kant, paroloni, immagini, azzurro, destino, luna, gatto, sole amareggiato, ribadire, forzieri, food for thought, billy e la lupa, long island ice tea, foglie d autunno, tisane alla frutta, battiato, ed altro ancora”

    mi permetto di aggiungere:
    nonché dosi massicce di coraggio, simpatia, ironia e ogni armamento necessario per prendere il diavolo per le corna.
    ti abbraccio Melo. e stringo forte. 🙂

    p.s.: sta’ storia di “essere fortunati nella sfortuna” è un punto di vista detestabile ma molto vero e provato personalmente. rode un po’ ammetterlo ma tant’è.
    ti riabbraccio.

  13. melogrande ha detto:

    Mi sa che mi sopravvaluti giusto un filino, Nica.
    Però l’ abbraccio me lo tengo stretto

    Grazie di cuore

  14. gialloesse ha detto:

    E io ??? Se cioè dovessi trovarmi io in questa situazione ??? Avrei io la tua forza, io tuo coraggio, la tua intelligenza ??? No, certamente ! Mi conosco bene io, sono vissuto tanti anni con me stesso ! Cavolo quanto ti ammiro.

  15. shappare ha detto:

    Un abbraccio dalle retrovie (quindi ti abbraccio la schiena, mi sa).

  16. melogrande ha detto:

    Mi domandavo nel post se ci potesse essere qualcuno che ama gli ospedali.
    Ebbene sì.
    Alvaro Mutis, poeta e scrittore colombiano recentemente scomparso, ha scritto una “Rassegna degli ospedali d’ oltremare”, da cui è tratto questo “Bando degli Ospedali”.

    Vabbé.

    Guardate un po’ quanto sia da ammirare la privilegiata situazione di questa grande dimora di malati!
    Osservate la cupola degli alti alberi le cui foglie scure, sempre umide, protette da un alone di peluria argentata, fanno ombra sui viali lungo i quali passeggiano gli afflitti!
    Ascoltate il passo attenuato dei lontani rumori, che denunciano la presenza di un mondo che in ordine si avvia verso il disastro degli anni,
    verso l’oblio, verso il nudo stupore del tempo!
    Aprite bene gli occhi e guardate come l’unghia pulita del sintomo incide ogni persona con il suo segno di speciale disperanza!;
    senza ferire quasi, senza turbare, senza spostarla dalla sua orbita familiare di ricordi e di pene e di cari congiunti,
    per lui ormai tanto lontani e così stranieri nel suo territorio di lutto.
    Entrate tutti per indossare l’occhiuto mantello della febbre e conoscere il tremore serafico dell’anemia
    o la trasparenza cerosa del cancro che custodisce la sua materia molte notti,
    fino a sciogliersi sul bianco tavolo illuminato da un alto sole voltaico che ronza dolcemente!
    Avanti signori!
    Qui hanno fine i desideri impossibili:
    l’amore per la sorella,
    i seni della monaca,
    i giochi nelle cantine,
    la solitudine delle costruzioni,
    le gambe delle comunicanti,
    tutto finisce qui, signori.
    Entrate, entrate!
    Ubbidienti alla pestilenza che conforta e procura oblio, che purifica e concede la grazia.
    Avanti!
    Assaggiate
    la mela marcia del cloroformio,
    il morbido passaggio dell’etere,
    il copricapo nichelato che cinge il viso dei moribondi,
    l’onda granulata dei febbrifughi,
    l’ingannevole delizia vegetale degli sciroppi,
    la solida lancetta che libera l’ultimo coagulo, già nero e abitato dai primi segni della trasformazione.
    Ammirate il terrazzo dove c’è chi ventila i propri malanni
    come bandiere in ostaggio!
    Venite tutti
    devoti dei più superbi acciacchi!
    Venite a fare il noviziato della morte, così utile per tanti, così esperto di doni che infestano la terra e la preparano!

    Siinceramente preferisco ricordarlo per Maqroll il gabbiere, raccolta di poesie da cui De André e Fossati trassero questa meraviglia.

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