Un carretto cigolante

“Non posso guardare all’ universo come al risultato di un cieco caso. Tuttavia non trovo evidenza di un disegno benevolo, o veramente di un disegno qualsiasi, in dettaglio.”

C. Darwin – Lettera a J. Hooker, 1870

Il segno dell’ età che avanza sembra doversi leggere prima di tutto nella rassegnazione a convivere con qualche malanno. Che sia torcicollo oppure mal di schiena, che sia colite o reumatismo, il dolore diventa da un certo punto in poi della vita una specie di sottofondo continuo, ritmo di base che accompagna i giorni e le notti, e sopportarlo pacificamente appare la misura del controllo di sé.

Tutto è bene ciò che non finisce, sembra di poter dire, e finché dura ci teniamo volentieri anche un acciacco. Questione di misura, naturalmente, questo sembra essere il principio. L’ obiettivo è durare in condizioni accettabili.

Questione di tempo, insomma, di fronte ad una sfida che si sa di non poter vincere ma solo, come in una prova d’ abilità o un videogame, tenere il giocoi il più a lungo possibile. Vendere cara la pelle al tempo. Arrivare al prossimo livello per vedere cosa c’è, e poi quello dopo ancora. Finché fa male è segno che ci siamo ancora.

Essere autentici significa essere “dentro se stessi”

La vita sta tutta qui davanti, coi suoi pezzi poggiati in bell’ ordine sopra un carro da ambulante, un’ esposizione in piena regola come a volerne interessare gli occasionali passanti, come se la vita fatta di quei pezzi belli e brutti, grandi e piccoli, raccolti per volontà o per caso lungo la strada, loro e soltanto loro e nient’ altro potessero testimoniare che qualcosa è davvero avvenuto, un divenire è divenuto, certe potenzialità si sono attuate, perché poi proprio quelle tra le infinite altre non è dato di sapere ma è così, ed è tutto ciò che si può dire e di più non è lecito domandare.

Ciò che doveva accadere è accaduto, neppure gli dei possono sottrarsi alla Necessità, e questo davanti a voi è il risultato, seppure ancora diveniente, che pur sempre di work in progress qui si tratta.

Ad ogni traguardo sembra di sollevarsi un po’, vedere il mondo e se stessi un po’ più dall’ alto, un po’ più in prospettiva, un po’ più nel contesto.

Il vizio di cercare di capire, quello ancora non lo perdo.

Perdo semmai l’ illusione della razionalità, del mondo e dell’ essere umano, quella sì che è presunzione giovanile, o frutto di tempi più ottimisti e meno disincantati di quelli che viviamo oggi. Tempi in cui il futuro appariva per definizione migliore del presente. Partire all’ assalto per sfasciare il mondo come se il mondo fosse lì in attesa di farsi sfasciare dal primo giovanotto di belle speranze.

Il mondo non si sfascia, naturalmente, le illusioni sì, questo si impara ben presto.

Il mondo è complesso, assai più di quanto insegnino a scuola, e l’ essere umano è il prodotto più complesso di questo complessissimo mondo, e questo proprio non lo insegnano, tocca scoprirlo da soli.

Irriducibile a schemi, sfuggente alle definizioni, sorprendente nelle reazioni. Inclassificabile.

Ma tutta questa complessità non toglie il gusto di indagare, di inseguire la complessità stessa affinando gli strumenti d’ analisi e non con la pretesa di dominare ma, almeno, di capire. Complesso non vuol dire incomprensibile, vuole semmai dire difficile da comprendere, e difficile è una sfida, le sfide appassionano e non c’è niente di meglio per tenersi vivi.

La complessità rifiuta il giudizio secco, complesso non è bianco e nero, complesso è l’ infinito chiaroscuro che sfida l’ analisi ma che alla fine si può sperare di penetrare, comprendere, trasmettere, senza necessariamente giudicare.

I ricordi si mischiano ai desideri, le delusioni si proiettano nelle intenzioni, amori senza scopo proiettano amori senza vita, come se cambi di scenari incongrui o impossibili potessero fare vero ciò che vero non è più, o non è mai stato.

Ciò che verrà si carica delle aspettative spinte avanti negli anni in cui c’ era troppo da fare e “ci sarà tempo” finché si comincia ad intuire che il da fare non finisce ed il tempo invece sì, e si vede, e non si vorrebbe vedere, che quel tempo forse non c’è più, e “ci sarà tempo” era un autoinganno.

Restano cose fatte ed emozioni vissute, un paziente lavoro su se stessi che si rende – si spera – visibile e persino attingibile da chi ci osserva.

Resta la saggezza, se vogliamo usare una parola grossa, più o meno a fatica acquisita, una consapevolezza che il bicchiere è pieno ben più che a metà, che ciò che è passato non è stato gettato via, che le esperienze, il tempo, gli incontri, gli amori, gli odi, le passioni, sono stati tutti mattoni, materiali da costruzione di un sé che adesso sta lì, visibile come un monumento ed altrettanto inutile, se non come ispirazione o monito per altri, ognuno lo legga come meglio gli aggrada.

E se invece fossi io, a non capire ?

Se qualcosa di buono c’è, in questo frullio di anni, è che in parte ci si libera dalle aspettative degli altri, il peso inesorabile di ciò che si è chiamati ad essere, di ciò che ci si aspetta da noi al di là della nostra volontà, di ciò che si “deve”. Piano piano le aspettative si riducono, vuoi perché realizzate, vuoi perché irrealizzabili. Cadono come squame secche.

Sotto c’ è la vera pelle, l’ essere se stessi come mai si è riusciti prima, quel se stessi a cui mai si è osato dare spazio.

È il momento in cui si tira fuori ciò che si ha dentro, cose belle o cose brutte, cose belle per lo più, perché le cose brutte la vita ce le ha già tirate fuori da un pezzo.

Da questo punto di vista non è poi così male, l’ età che avanza.

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26 commenti su “Un carretto cigolante

  1. stileminimo ha detto:

    …no, non è male davvero; specie se si arriva a trasporre la visione dall’alto anche nella visione di se stessi, nello stesso modo in cui l’aria e il vento fanno traspirare malinconia e gioia dalla pelle e la luce ci fa sentire un po’ più leggeri.
    Accade salendo che l’azzurro ci sollevi, lasciando che la luce filtri dagli occhi e la linfa nuova arrivi con il fiato nuovo per portarci un po’ più su.
    E quello che scrivi ricorda di qualche sensazione speciale che non sgorga mai, o quasi mai, forse perché quando si scende ci serve proteggerla e conservarla dentro per sentirci vivere un po’ di più.
    A volte qualcuno, con le parole adatte, sa farle affacciare appena queste sensazioni e così si possono guardare e riconoscere e gli si può sorridere; quando accade, come per l’amicizia migliore, viene da essergli grati.
    Se è anche a questo che porta l’età che avanza, direi di no, non è male per niente. 🙂

  2. rossana ha detto:

    Vero, e perciò molto intenso e impossibile da commentare.
    Grazie.

  3. Pannonica ha detto:

    Vengo da un periodo di circa due mesi in cui ho molto parlato della bellezza della complessità, della conoscenza, del pensiero. Un’amica mi ha acceso una lampadina e anche messo un po’ a posto il mio lato inquieto facendomi conoscere Edgar Morin: “conoscere e pensare non è arrivare a una verità assolutamente certa, è dialogare con l’incertezza e con l’errore”.
    l’età che avanza mi ha reso meno rigida e meno giudicante nei miei stessi confronti e, di conseguenza, anche nei confronti degli altri. tutto ciò ha migliorato molto la qualità della mia vita, pur sguazzando ancora nell’incertezza e nell’errore ma, come hai detto tu, con consapevolezza. vuoi mettere?? 😀

  4. Pandora ha detto:

    tornerò presto a leggere questo tuo scritto perché è molto bello
    per adesso ti lascio un sorriso

  5. tramedipensieri ha detto:

    …e saliamo a cercare l’azzurro con più consapevolezza!… nel sapere che l’azzurro, a volte, si trova(va) anche a quote basse…

    un caro saluto
    .marta

    Un’interessante riflessione. Grazie

  6. Abbiamo passato una giornata fra vecchi e bambini: fra età ‘complesse’ (a cui mi sto avvicinando) ed età ‘semplici’, quasi trasparenti.
    Le età complesse forse sono tali perché contengono tutte le altre età, con qualche distonia fra dentro e fuori.
    Mi è capitato di essere innamorata di ogni età che ho attraversato, perciò mi sto impegnando ad amare anche questa, la più recente:)
    Ogni cigolio del corpo aggiunge consapevolezza (della distanza, del cambiamento…), ma, per una sorta di legge di compensazione, apre pure un altro sentiero o un altro modo supplementare: deviazione, aggiramento o espediente, almeno.
    Al pudore con cui si risponde alla domanda ‘come stai?’, si affianca ora il piacere/bisogno di lasciare spazio al dirsi ‘interiore’, al tirar fuori i pensieri covati al buio, ma anche le paure, le incertezze bambine, la benevolenza taciuta o non espressa, che ha viaggiato come un fiume carsico sotto la vita, il divertimento di non sentirsi troppo saggi, anzi ancora ‘divergenti’.
    Le cose belle o brutte, di cui parli tu.
    Per questo c’è bisogno di parole come le tue: sono uno specchio gentile, riflessivo e riflettente.
    grazie
    zena

    • melogrande ha detto:

      Grazie a te, Zena, come sempre.
      Sì, credo che sia la percezione della distonia, a mettere un po’ d’ ansia.
      Sentirsi divergenti in un’ età che dovrebbe convergere.
      Ma con la consapevolezza che è lecito non sentirsi troppo saggi, anzi…

  7. guido mura ha detto:

    Un videogame che siamo obbligati a giocare, melogrande. Ancora piacevole, tutto sommato. Una sfida forse senza scopo, come avviene di solito negli sport non agonistici. Ma che rimane possibile almeno finché il cervello funziona. Si può ancora sperimentare qualcosa, inventare qualcos’altro, nella consapevolezza che nulla di quello che facciamo potrà mutare in maniera significativa l’andamento dell’universo. E se non fosse proprio così? Se questo nostro giocare avesse invece uno scopo e un significato? Magari è solo un sogno, ma il dubbio dentro rimarrà sempre, il dubbio che quello che appare improbabile possa alla fine rivelarsi vero, ammesso che una qualche verità possa mai essere dimostrata.

    • melogrande ha detto:

      E di sicuro ci sarà tempo
      Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
      Strofinando la schiena contro i vetri;
      Ci sarà tempo, ci sarà tempo
      Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
      Ci sarà tempo per uccidere e creare,
      E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
      Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
      Tempo per te e tempo per me,
      E tempo anche per cento indecisioni,
      E per cento visioni e revisioni,
      Prima di prendere un tè col pane abbrustolito
      Nella stanza le donne vanno e vengono
      Parlando di Michelangelo.
      E di sicuro ci sarà tempo
      Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
      (…)
      Oserò
      Turbare l’universo?
      In un attimo solo c’è tempo
      Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà

      T.S. Eliot – Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock

      • Io non posso turbare l’Universo….mentre da sempre lui turba me….e perciò son vivo.

      • guido mura ha detto:

        “Così, come potrei rischiare?… Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette… e a farla breve, ho avuto paura… Divento vecchio, divento vecchio… Ho udito le sirene cantare l’una all’altra. Non credo che canteranno per me…” Altri versi estrapolati dal canto di Eliot, che è uno dei miei poeti preferiti. Non so se sia possibile turbare l’universo, né se valga la pena di provarci, anche perché lo so bene che le sirene non canteranno per me e che comunque tutto sarà rovesciato in un attimo

  8. Detesto il convivio, mal sopporto le tavole imbandite, rifuggo lo scambio di esperienze per il solo sentirmi dire che anche io ho avvertito questo, anche io ho pensato quello…oh che bello…oh che bello..

    Più invecchio e meno mi cale l’altrui sentire o dire…

    Eppure MeloCaro, temo farei parrecchie notti a ciacolar di questo scritto…

    seduti su una vetta che so a te piace e sotto un cielo stellato che sai pacere a me.

    se mai verrò messo a ricovero, ti dirò dove mi trovo se vorrai raggiungermi per essere compagno del mio (nostro) veleggiar al comun definitivo “Oltre”…

    GB

  9. gelsobianco ha detto:

    E’ così vero, così completo, così autenticamente umano il tuo scritto, Melo.
    Io non ho parole da aggiungere. Non le trovo ora. Certo sarebbe molto bello poter parlare di tutto questo sotto le stelle, sulla vetta di una montagna dove il silenzio regna.
    Mi sono tornate alla mente queste parole di Osho.
    “A tutti noi viene insegnato ad essere colti, non ad essere innocenti o a percepire la meraviglia dell’esistenza; ci vengono insegnati i nomi dei fiori; degli alberi e non come entrare in comunicazione con loro, in sintonia con l’esistenza. L’esistenza è un mistero e non è accessibile a coloro che vogliono sempre analizzare, selezionare, ma solo a coloro che sono disposti ad innamorarsene, a danzare con lei.”
    Io sento un’apertura in questo modo di percepire il tutto.
    E, più invecchio, e più riesco a danzare! Me ne sono accorta e ne sono felice.

    Grazie.
    Ti sorrido
    gb

    • gb minuscola, tu non hai idea di quel che hai detto….anzi scritto….(“…E, più invecchio, e più riesco a danzare! Me ne sono accorta e ne sono felice…”

      da questo istante sei ufficialmente membro onorario con laude dell’eletto club dei GB gb Gb gB….(fra i pochi c’è MeloSemprePiùGrande….ti basti sapere che la tessera numero 1 è di Zena Colfavoredellenebbie….)

      sorrido

      sempre più spesso
      e sempre per meno
      per cose da nulla
      per cose importanti più di molti nulla.

      ciao

      GB

      • gelsobianco ha detto:

        io, gb minuscola, mi sento colma di stupore per l’onore che lei, Il Signore delle Stelle, ha voluto concedermi.
        grazie.

        io ora sono menbro onorario con laude dell’eletto club dei GB gb Gb gB, i cui membri stimo moltissimo.
        la tessera numero uno è di ZenaColfavoredellenebbie e… non dico altro.
        poi lei, GB-Il Signore delle Stelle, e MeloSemprePiùGrande.

        oh, sono felice, ma ancora confusa!
        io, minuscola gb, non sono certo alla sua altezza, GB, o a quella degli altri.

        è profondo in me il significato di quelle parole che ho scritto.

        sorrido
        il non sorridere può far aspramente rimpiangere il sorriso non espresso e che non può più essere neppure accennato

        un sorriso sulle labbra e negli occhi è il mio saluto.
        grazie ancora
        gb

        • Pensa gb che nemmeno io fondatore del club sono all’altezza…. Ma gli eletti di cui parlo sono di tale levatura che non se ne curano, tanto attenti sono a condividere e cogliere quei rari raggi di luce che anche i nostri sorridenti pensieri possono talvolta essere anche per loro. Nella mia infinita presunzione ho imparato da loro che il guardar la vita intorno con occhio modesto e attento può farti assai più ricco di molti immusoniti padreterni. Se il commento di prima era davvero solo un gioco, questo per me è lezion di vita…. Smiling Gb.

        • gelsobianco ha detto:

          Come comprendo e sento in me le tue parole, Gb.
          Sì. Lezione di vita.
          Usare “umiltà”, quella vera, è il modo per poter cogliere ogni particolare minimo e rendersi veramente ricchi, molto più degli “immusoniti padreterni.” L’ umiltà vera è la consapevolezza di chi guarda la vita con occhi modesti.
          “…tanto attenti sono a condividere e cogliere quei rari raggi di luce che anche i nostri sorridenti pensieri possono talvolta essere anche per loro.” Oh, sì, GB! La loro elevatura è “oltre”.
          Ho captato profondamente ciò che tu mi hai fatto giungere con queste tue parole grandi.
          Smiling gb
          Grazie.

  10. gelsobianco ha detto:

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