Il bello dell’ attesa


Ho letto da qualche parte di una teoria secondo cui i viaggiatori si dividono in due categorie: quelli che arrivano in stazione, porto  o aeroporto, a seconda dei casi, esageratamente in anticipo, e lì aspettano la partenza per delle ore, e quelli che arrivano, trafelati ed ansanti, sempre all’ ultimo momento.

Non so se davvero non esista la via di mezzo del viaggiatore che arriva “giusto”, ma so di certo che fra i due estremi io appartengo, geneticamente, alla prima categoria.

Arrivo sempre in anticipo, sì. Spesso esageratamente, immotivatamente in anticipo. Calcolo il tempo necessario, ed arrotondo. Poi aggiungo un margine, poi contemplo le ipotesi estreme: blocco totale del traffico, incidente catastrofico, sciopero generale, invasione di alieni, corteo di animali da circo.

Di conseguenza arrivo prima, molto molto prima della partenza.

Ci sono certamente molti motivi per questo, non mi metterò certo ad invocare l’ ambiente familiare, l’ ansia materna, tutte cose che non interessano. Preferisco semmai soffermarmi sul fatto che, in realtà, questo tempo di attesa io in fondo lo vivo come tempo buono.

Mi piace l’ atmosfera delle sale d’ attesa, la sensazione di solitudine in mezzo alla folla, l’ idea di un tempo sospeso da assaporare proprio nella sua sospensione, perché si tratta di un tempo in qualche modo rubato ed isolato dalla vita, sottratto alle cose da fare e regalato all’ attesa.

Già, l’ attesa.

Attendere è parola dall’ origine assai trasparente, vuol dire, con ogni evidenza, “tendere verso”, così cosme aspettare è, letteralmente “guardare verso”. Sono parole buone queste, parole di apertura, parole che promettono, benché, occorre dirlo, non sempre mantengono. E dunque questo tempo di attesa è un tempo regalato a se stessi, un tempo di riflessione e di apertura al mondo, un tempo disponibile ed accogliente, un tempo per la percezione, coi sensi acuiti e l’ attenzione sospesa, un tempo donato all’ osservazione del mondo ed all’ ascolto, persino talvolta all’ ascolto della propria fantasia.

Chi arriva, ansante, all’ ultimo momento, non sa quello che si perde.

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39 commenti su “Il bello dell’ attesa

  1. stileminimo ha detto:

    E’ come il prepararsi a quello che verrà dopo, prendersi il tempo per gustarsi e per pensare il tempo che verrà, guardandosi attorno, riuscendo ad avere la sensazione che lo possiamo controllare il passare del tempo, perché lo riusciamo a sentire con l’attenzione dovuta senza subirlo. E’ un po’ una forma di meditazione quella dell’attesa e non può essere percepita nella fretta. La fretta è l’esatto contrario del sapersi godere il momento, no? La fretta la si può evitare organizzandosi il tempo, dilatandolo un po’ secondo le esigenze nostre, che sono personalissime e variano di momento in momento. A mio parere quello che scrivi è l’equivalente del saper dare a noi stessi la possibilità di abituarsi al cambiamento, secondo un ritmo che ci è proprio, perché ogni situazione che arriva è nuova per il semplice fatto che non l’abbiamo ancora vissuta e come tale richiede attenzione, rispetto, per poterne cogliere il dettaglio. Ed è bello stare a pensare, prendersi il tempo di osservare e non fare parte della fiumana che corre inconsapevole. C’è più gusto, insomma.

  2. tramedipensieri ha detto:

    Il bello dell’attesa è proprio…l’attesa.

  3. gelsobianco ha detto:

    L’attesa, per me, è il tempo più bello.
    Ti apri con calma a ciò che fuori di te e a ciò che è in te!
    Immagini.
    Cogli tutto con percezioni più forti.
    C’è una sospensione nell’aria.
    Io amo tantissimo questo “arresto temporaneo”.
    E’ un grande regalo che noi facciamo a noi stessi il riuscire a godere veramente dell’attesa.
    Purtroppo non tutti sanno “attendere” e rovinano questa esperienza rara.

    E’ un po’ come aspettare la nota che verrà dopo in questa musica che tu hai postato, melogrande
    La attendi e godi di questa attesa.

    Un saluto molto caro, F.:-)
    gb

  4. Io ho atteso molto prima di tornare…

    ho cambiato molto del mio pensare…

    Ma resto del parere che solo prima di un viaggio val la pena aspettare.

    E’ in quella prospettiva che il mio tempo di dilata e mi avvolge

    E’ l’attesa di ciò che piace ad assumere trama magica…

    Del tutto opposta la frustrazione di un’attesa per mangiare, fare un certificato, essere preso per i fondelli da un’amministrazione inutile o da un infermiera da galera.

    Torno per un saluto e trovo le stesse firme….vuole dire che passi da Melo e trovi il tempo immoto ad aspettare che lui riscriva ?

    ciao

    GB (The only and Original ONE)

    (avviso ai naviganti: Polemos non è passata….)

    • melogrande ha detto:

      Il tempo immoto ed infinito non è cosa dei mortali, appartiene semmai all’ universo che tu ami.
      Noi siamo come le foglie. (Omero però, mica Malika Ayane)

      “Come è la stirpe delle foglie, così è anche quella degli uomini. Le foglie, alcune il vento ne versa a terra, altre il bosco in rigoglio ne genera, quando giunge la stagione della primavera: così una stirpe di uomini nasce, un’altra s’estingue”

      E’ sempre un piacere rivederti, GB (maiuscolo)

      • Come già ebbi modo di riferirti in privato (non intendo ferirti in pubblico !!!!!) mi sono iscritto da qualche mese alla Facoltà di Filosofia, 20 anni dopo averne maturato il sogno.
        Ed è proprio la voglia di far mio il sapere dei saggi per tentare ancora una ricerca di comprensione della dimensione Tempo che mi ha portato a tanto
        Sfida tremenda ma entusiasmante.
        E poi è bello avere docenti di 20 / 25 anni più giovani…. li puoi sorprendere, stupire, disorientare, provocare….e ritrovare poco dopo a chiacchierare…perchè li hai incuriositi parlando del Tempo dal punto di vista Relativistico, Quantistico, unica entità monodimensionale in uno Spazio che invece è già arrivato a 10….

        Il Tempo è molto più di mio di quanto non lo possa essere alcuno Spazio…e di immutabile ed eterno che io conosca, c’è solo il mio amore per le mie Donne e per le sfide della conoscenza….

        Sai che potrei sgarrupare un pò le tue cristalline acque….sicuro di riaccogliermi in questa oasi di garbo e di eleganza ?

        cmq mi sei mancato.

        e molto, Melo amico carissimo….il Dipartimento di Filosofia a Milano Statale non è lontano dai tuoi lidi…. chissà ci scappi un Certamen Philosophicum di fronte ad un caffè…

        ciaooooooooooooooooo

        GB

        • melogrande ha detto:

          Non è lontano, infatti, e mi farebbe davvero piacere.
          Se c’è un Convento delle Carmelitane Scalze nei paraggi, ci vediamo direttamente lì per il Certamen,altrimenti sceglitu luogo ed ora…

    • gelsobianco ha detto:

      “E’ l’attesa di ciò che piace ad assumere trama magica…”
      E’ così!
      Sono felice di rileggere qualcosa di tuo qui, GB (maiuscolo!).
      …e sono tornata da Melo dopo tanto tempo.
      Un saluto
      gb

  5. germogliare ha detto:

    guardare verso, attesa, e mi è venuta in mente questa foto di Gabriele Basilico.
    Un saluto

  6. giolic ha detto:

    mi piace il tendere verso, guardare verso, l’apertura con cui attendi che qualcosa si verifichi..perchè forse la “Speranza” in questo caso di rendere tutto più concreto piuttosto che immaginato ti spinge a guardare l’attesa di realizzarlo con occhi differenti.. 🙂
    L’amore per il viaggio ti predispone e l’attesa anticipa il piacere 🙂

    “Ma i veri viaggiatori partono per partire;
    cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
    al loro destino mai cercano di sfuggire,
    e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!
    I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
    Charles Baudelaire

    • melogrande ha detto:

      Mi piace immedesimarmi in questi versi di Baudelaire.
      Viaggiare è nella mia natura, prima ancora che nel mio destino, mi sa.

      (bentornata, giò)

      • giolic ha detto:

        Grazie melo, è stato un periodo particolarmente complicato in molti sensi, ma diciamo che ho ripreso a guardar le nuvole..restando con i piedi ben piantati a terra.
        Tempo fa legai, in un post, queste parole ad una foto che amo molto, non so se si vede, ma eccola..

        nella mia immaginazione sottotitolata: ogni tanto occorre liberarsi dalle reti e spiccare il volo verso l’infinito e oltre..Viaggiare è anche nella mia natura, se non altro con la fantasia.
        🙂

    • gelsobianco ha detto:

      Che bi versi!:-)

  7. ludmillarte ha detto:

    che bello questo post! mi hai fatto ripensare a quanto fossi impaziente anni fa ed a quanto un’esperienza di lavoro (ad una cinquantina di km dalla città in cui vivo) mi avesse costretta ad imparare ad attendere visto che i treni pareva non arrivassero mai, erano in perenne ritardo. c’era la fretta di dover arrivare al lavoro e quella al ritorno di voler tornare a casa, ma ho dovuto imparare ad attendere nell’uno e nell’altro senso di marcia e a far sì che l’attesa fosse un evento piacevole (ci sono riuscita solo per il ritorno, all’andata mi è stato impossibile fino all’ultimo) così come l’hai deliziosamente descritta tu.
    p.s.: purtroppo, malgrado le lunghe attese per partire, arrivavo ansante e nervosa al lavoro! ma avendo già eseguito la mia dose di corsa giornaliera 🙂

    • melogrande ha detto:

      All’ andata, è più che comprensibile !
      Ma per il resto, ho sempre il dubbio che chi non sa attendere abbia in realtà qualche problema anzitutto con se stesso.
      Entro certi limiti, si capisce…

  8. ludmillarte ha detto:

    ahahaahh 🙂 quest’immagine è fortissima! grazie! che ranocchio saggio…
    (intanto la principessa lo sta sognando ad occhi aperti, dall’altra parte del muro, nel suo stagno) 😉

  9. Effimera ha detto:

    Non sono una viaggiatrice e sono una ritardataria cronica. Arrivo sempre con l’adrenalina a mille, qualche volta ho pensato che all’origine del ‘vizio’ del ritardo vi sia proprio la scarica adrenalinica. Non so l’anticipatario come si goda il suo ‘frattempo’ , sono sicura che sia un tipo che sa godersi il suo tempo con piacere e quiete. Ciao, Melo 🙂

  10. guido mura ha detto:

    Purtroppo non ho un comportamento costante: a volte anticipo, a volte tardo. Ma quando sono in anticipo in stazione almeno ho il tempo di passare in libreria. E’ così che compro qualche libro, anche se di solito uso le biblioteche.

  11. Pannonica ha detto:

    ho provato a spiegare ai fortunati che hanno dovuto attendermi per delle mezz’ore, come ai comandanti di tutti gli aerei che ho perso, che l’attesa è una cosa meravigliosa perché ti permette di sognare, di immaginare, di regalarti del tempo… ma non hanno voluto sentire ragioni, questi uomini senza fantasia!!! 😀

    • melogrande ha detto:

      Ok, d’ accordo, figuriamoci se posso dire di no.
      La meraviglia dell’ attesa e tutto il resto.
      Una vera fortuna per chi aspetta.
      Pero’, signore care, vediamo di non approfittarcene troppo, va bene ?

      🙂

  12. Sono quella dell’ultimo minuto.
    Anche del minuto dopo, nonostante, in testa, predisponga i tempi necessari: poi mi perdo per delle cose insignificanti, ma questa è un’altra storia.
    Nonostante il mio cattivo rapporto col tempo, che mi va sempre stretto, amo l’attesa in senso lato, quel ‘tendere verso’ che, almeno per me, è accoglienza anche dei tempi degli altri, inarcatura positiva verso quello deve/può arrivare. Fiducia, anche.
    Non amo le aspettative, invece: quelle sigillano gli orizzonti, prefigurano per gli altri dei ‘dover essere’. Mi piace la lbertà, spesso molto dolce, dell’attesa.

    Piace tanto poter tornare a passare di qua.
    un saluto grande
    zena

    • melogrande ha detto:

      (Oh, ma non ce n’ è una puntuale, fra le mie gentili ospiti ?…)
      🙂

      Zena, è sempre un piacere rivederti, anche perché qualche illuminazione da te sempre arriva.
      Aspettare è ad-spicere, guardare verso, ed è una bella cosa, esprime fiducia.
      L’ aspettativa invece è un pre-tendere, mettere sul tavolo per primi, un atto quasi arrogante.
      A volte basta poco, pochissimo a distorcere il senso di una parola.
      Basta chiamare la morale “moralismo”, per esempio, e il gioco è fatto.
      Un saluto a te.

  13. ilmiosguardo ha detto:

    Se devo partire stai certo che arrivo molto in anticipo! È bello godersi l’attesa osservando gli altri in partenza o in arrivo, tentare di immaginare le vite e le storie che ci stanno dietro o leggere un buon libro…

    Bel fine settimana Melogrande, con un sorriso!
    🙂

    • melogrande ha detto:

      Evvai Ondina ! Finalmente !
      Alla fine una che arriva presto l’ abbiamo trovata !
      Cominciavo a preoccuparmi…
      Grazie grazie, e buon fine settimana a te:
      😉

      • ilmiosguardo ha detto:

        Non vorrai mica che, io che adoro viaggiare, metta a repentaglio la mia partenza??
        Non sia mai! 🙂
        Quindi faccio esattamente come te: prevedo di tutto e di più (che per fortuna di solito non si avvera) ma almeno parto, viaggio e aspetto tranquilla!
        😀
        Eppoi già corro abbastanza per il resto del mio tempo!
        Un sorriso!

  14. gialloesse ha detto:

    Assolutamente daccordo amico mio, alle volte sembra quasi che tu legga il mio pensiero. Ma ti dirò di più: quando mi capita di viaggiare per lavoro, ho preso l’abitudine ( subito imitata dai colleghi della troupe ) di ritardare l’imbarco ben oltre ogni limite lecito. E questo perchè ( cosa compresa, immaginata, studiata, e messa a punto nei noiosi trasferimenti aerei ) nessun aereo prenderebbe il volo con a bordo il bagaglio di un passegero non imbarcato. E scaricare l’aeromobile e ripetere tutte le procedure, oltre che tempo costa parecchio danaro alle compagnie. Qualche volta tutto ciò costa una litigata, come accaduto a Washington per esempio, con una hostess che per ripicca non voleva che tenessi la telecamera sulle gambe, come sono solito fare, e la mettessi sul ripiano bagagli a mano. Ma ho vinto io perchè alla fine ho minacciato di volere scendere. Ha dovuto cedere naturalmente, illividita e nervosissima, ma ben consapevole del danno che avrei provocato.

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