Alleggerendosi

“La’ dove le cose hanno la loro origine, la’ hanno anche il loro dissolvimento secondo necessita’; infatti esse pagano l’ un l’ altra la pena e l’ espiazione dell’ ingiustizia secondo l’ ordine del tempo”.

Anassimandro

 

È come se fosse venuta meno, da qualche tempo, l’ urgenza dello scrivere, così come diverse altre urgenze. È una sorta di ritrarsi, come basato sulla crescente cognizione della inesorabile vanità del tutto e dell’ insensata fatica del vivere. Qualcuno lo ha percepito.

Tengo desti i molti interessi, alimento curiosità ed argomenti, ma nella cornice complessiva di una crescente consapevolezza della complessiva mancanza di senso, di una rassegnazione all’ inutilità quasi ontologica, metafisica, di questa fatica.

Il percorso davanti mi si delinea sempre più in una prospettiva di astinenza, che si manifesta come uno svuotamento, che è al tempo stesso un alleggerimento. Molti dei pesi caricati nel corso della vita appaiono privi di un autentico contenuto di valore, ed è il momento invece di mutare verso una riduzione della zavorra,  perché questo è il tono che si addice a questa fase.

Meno cibo è abbastanza, è un dato di fatto, questo, il poco basta, il metabolismo chiede meno. L’ astinenza rende lucidi e più desti, l’ ottundente sazietà non attrae più come talvolta in passato. Le difficoltà digestive favoriscono indubbiamente  il processo. Gli asceti saranno stati tutti dispeptici ?

Meno e meglio, l’ esperienza semmai aiuta a scegliere, almeno quello, la fase dell’ esplorazione famelica e quantitativa è trascorsa ed ha perso la sua attrattiva, quello che affascina adesso è la possibilità di esercitare l’ arte sottile della distinzione, giocare sugli aspetti sottili della selezione.

Ciò che sopravvive al trascorrere degli anni è un distillato di ciò che si è assorbito ed elaborato nel tempo, filtrato attraverso l’ esperienza ed il disincanto. Nulla più appare urgente, tutto può attendere affinché sia operata una scelta paziente e saputa. Non ha senso cercare di aumentare ancora il bagaglio, è più opportuno selezionare nel bagaglio stesso ciò che è radicalmente proprio, da tenere con sé in quanto indispensabile al carattere. Da portare sull’ isola deserta.

Il punto irrimediabilmente debole di tutto ciò è il desiderio che rifiuta il governo, così come lo ha sempre rifiutato. Il desiderio che no, non invecchia e non s’ arrende, e che si può solo sperare, alla bell’ e meglio, di governare. Servirebbe la condivisione, l’ amicizia vera, per esercitare nel confronto e nell’ affinità un tale esercizio selettivo, secondo scale di valori e canoni di riferimento tutti da rivalidare.  Ed invece, pare che nel bagaglio qualcosa di così essenziale venga a mancare.

L’ urgenza compulsiva, la velocità e voracità che non tolleravano lacci e pastoie non hanno dato spazio alla disponibilità, all’ ascolto, alla presa in carico, all’ alimentare necessari rapporti in un vivere frenetico e desiderante.

Tutto si tiene e tutto si paga, nell’ ordine supremo delle cose, come sapeva Anassimandro. Secondo l’ ordine inesorabile del tempo.

Annunci

25 commenti su “Alleggerendosi

  1. tramedipensieri ha detto:

    “Nulla più appare urgente, tutto può attendere affinché sia operata una scelta paziente e saputa. Non ha senso cercare di aumentare ancora il bagaglio, è più opportuno selezionare nel bagaglio stesso ciò che è radicalmente proprio, da tenere con sé in quanto indispensabile al carattere.”

    Ma non da portare in un isola deserta.
    In un isola….

    un caro saluto
    .marta

  2. germogliare ha detto:

    Con l’esperienza si impara a fare il bagaglio, e se in modo distratto, a volte, qualcosa si perde, pazienza, ci sarà sempre del nuovo che raccoglieremo nel mentre. Buonafortuna!

  3. stileminimo ha detto:

    Stavo ragionando sul “desiderio che rifiuta il governo”; se così non fosse, non sarebbe desiderio e se non ci fosse desiderio non ne varrebbe forse la pena… o sì? O__o
    A meno che l’obiettivo non sia veramente, ma veramente l’ascetismo. Ma l’essere asceti, in questo caso mi pare sia una conseguenza e non una scelta e allora forse si può scegliere diversamente… o forse diventare dei guru che sanno svolazzare di qua e di là può anche piacere, non so… è molto complicato questo post; mi sa che ho bisogno di un’interpretazione. 😛

    • melogrande ha detto:

      Non saprei, non mi sono mai sentito particolarmente portato per l’ ascetismo. 🙂
      ps. E’ un tocco di gentilezza aver definito complicato il post, in realtà penso che sia più che altro confuso.
      Ma un blog dovrebbe riflettere più o meno quello che passa per la testa del blogger, no ?

      • stileminimo ha detto:

        Se un blog non riflettesse quello che passa per la testa di un bloggher, allora sarebbe un blog finto, come ce ne sono anche troppi; qui di finto non c’è nemmeno una virgola e così è nei blog di molti, dei tanti che qui commentano, che sono veri. E questa sincerità è una delle caratteristiche che rendono questo posto così piacevole e spesso, purtroppo, estraneo alle realtà che con il web non hanno nulla a che vedere. Nel mio persoalissimo caso, la confusione prelude sempre ad altra confusione, di solito, ma non è poi un male; gradino dopo gradino, o passo dopo passo se vuoi, ci si porta a scoprire sempre nuove situazioni e man mano che si procede le situazioni vissute salendo ci sembrano meno imponenti e difficoltose. La confusione se c’è è un bene, come è bene che ci sia un dubbio costante io penso, perché vuol dire che stiamo procedendo, vivendo. Non è mica scontato. Io non mi ricordo di aver mai avuto le idee veramente chiare :D.

  4. melogrande ha detto:

    Nessun problema, sm.
    La confusione è segno di mutamento, “Confusion will be my epitaph” cantava Greg Lake molto, molto tempo fa…

    • deorgreine ha detto:

      Vivere nella paura di ciò che non sarà è il modo migliore per perdersi il meglio di ciò che invece sarà. E’ come vivere nel rimpianto e nel passato; non ha molto senso ed è simile all’errore che si fa vivendo nella paura di ciò che potrebbe essere. Gli orientali insegnano a vivere adesso, a gurdare la perfezione delle cose anche minime; a me pare una filosofia saggia. Certo ci vuole tempo fermo, dedizione, attenzione, ma ne vale la pena.

    • ilmiosguardo ha detto:

      Già, stupenda! 🙂

  5. LaPoetessaRossa ha detto:

    Tutto considerato, questa tua analisi, non mi piace per niente.
    Mi sembra di più un esercizio di stile su un tema per la preparazione all’esame di maturità.
    Il Piccolo Principe diceva che l’essenziale è invisibile agli occhi. E per quanto possa essere ormai considerata una frase-effetto, il suo fondo di verità ce l’ha eccome.
    Il bagaglio essenziale è un peso che non si sente quando a condividerlo con noi c’è il giusto compagno di viaggio. Non sempre lo stesso, anche se dieci viaggi con lui sono andati alla perfezione.
    Noi tutti qui siamo di volta in volta il compagno di viaggio-lettore. Non possiamo aiutarti nella fatica dello scrivere, ma siamo qui apposta a condividerne il risultato, ben conoscendo, in quanto noi stessi-scrittori, la fatica e la difficoltà che comporta.
    Sarebbe bello condivedere una scrittura a quattro mani, ma sono queste armonie difficili, che il più delle volte nascono per caso e vivono su isole altre, lontane, nascoste, fluttuanti. Isole da pirati. Anzi, da corsari.

    Condividere l’esercizio selettivo, quel processo che determina l’alleggerimento del bagaglio, e una sorta di controsenso, perchè la selezione è cosa personalissima. Possiamo decidere di partire leggeri, ma il mio leggero sarà diverso dal tuo. Quello che sarà interessante è il risultato della selezione. Su lì potrà partire il confornto, solo allora potrà iniziare la condivisione.

    Perchè tu diresti che non ha senso portarmi dietro un bella scarpina col tacco e un bel vestitino elegante se passiamo un week end in rifugio a 2000 metri. Ma se nei miei 10 chili di zaino ce li ho fatti stare e ti stupisco così davanti ad un piatto di polenta, ne converrai che scatta di certo una bella condivisione.

    Ciò detto, tranquillizzo sia te che le tue lettrici. Non ho cattive intenzioni. Ma cercavo un esempio leggero…

    • melogrande ha detto:

      Avresti ragione questa se fosse un’ analisi.
      Oppure un esercizio di stile
      Non lo è, credimi.

      • lapoetessarossa ha detto:

        provocare non è tanto nel mio stile. e il senso di quel che scrivi l’ho sentito benissimo. ho cercato una angolazione diversa per vedere di addolcire queste sensazioni, che trovo spigolose, troppo ruvide. mi sembra tu abbia scritti calzando gli occhiali della rassegnazione, che sono, come tante lenti, un po’ deformanti, anche se fanno cogliere particolari che diversamente non si vedrebbero. non lasciarti surgelare. per favore. non farlo.

  6. ilmiosguardo ha detto:

    Andando avanti con gli anni, è vero, si diventa più selettivi ed esigenti, ma non credo che questo sia un male.
    Si cerca di tenere quello che ci fa più bene o almeno … meno male. 🙂
    Condivido moltissime tue parole, davvero, perchè ogni tanto succede la stessa cosa pure a me, anche se non scrivo, ma con il modo in cui comunico, cioè con le immagini.

    Che sia un bel fine settimana Melogrande,
    un grande sorriso 🙂
    ciao Ondina

    • melogrande ha detto:

      Grazie del passaggio e del sorriso, Ondina.
      Sono contento che abbia condiviso il senso di un post non tanto facile e forse un po’ scorbutico, e che lo abbia ricambiato con un sorriso.
      Buona domenica a te.

  7. ilmiosguardo ha detto:

    Ah, son ben altre, per me, le cose (o le persone) scorbutiche, ti assicuro!
    Inoltre credo nell’importanza di un sorriso sincero: aiuta a condividere, a rasserenare, ad avvicinare e può aiutare a cambiare in meglio una giornata iniziata così così… 🙂

    Anche a te… un’altrettanta bella domenica!
    Ciao
    Ondina

  8. chand ha detto:

    pura magia … come se il tempo avesse voluto svelare il mistero e tu in un attimo fossi riuscito a carpirlo e a schienarlo sul dorso … mi hai rischiarato questa domenica ombrosa, grazie

  9. Pannonica ha detto:

    idem. e il mio commento, in teoria, potrebbe anche finire qui. 🙂 urge una ricarica, come si diceva di là da me.
    avevo anche chiuso il mio vecchio blog, per questi motivi. ricordi?
    poi succede sempre l’imponderabile che ci fa ripartire.
    e siamo qui, senza perderci. 🙂

  10. guido mura ha detto:

    Ho pensato un bel po’ prima di rispondere, proprio perché io ho sperimentato una sensazione opposta, quella di dover ripartire scoprendo di avere un bagaglio insufficiente e di doverlo accrescere in gran fretta, di avere urgenza di fare e di comunicare, per dare un senso a questa vita (senza vascorosseggiare). Da questo nasce la voglia di diffondere tutto quello che ho fatto, di bello e di brutto, perché in fondo è testimonianza; da questo nasce il desiderio di vivere quello che non ho vissuto, anche se naturalmente i limiti dell’età rendono tante esperienze impossibili. Insomma, lo definirei un bel percorso di frustrazione, visti i prevedibili risultati, ma non provare nemmeno a vivere e a fare è ancora più frustrante.

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...