Quelli che scrivono


Quelli che scrivono anche a occhi chiusi.

Quelli che quando si sentono vivi la prima cosa è trovare parole nuove per raccontare.

Quelli che scrivono quando sono disperati, distillando le parole con l’alambicco del dolore.

Quelli che scrivono le nostalgie come se stessero facendo l’amore.

Quelli che quando non scrivono non è perché basta fare piovere parole per raccontare la pioggia.

Quelli che scrivono sono un po’ come i ragazzi che si amano, non ci sono per nessuno.

Quelli che scrivono, quando si scrivono, vivono le pagine non scritte dei libri.

 Sono tutto quello che succede dopo l’ultima pagina.

(by La Poetessa Rossa)

 

Quelli che scrivono non lo fanno per convenienza, spendono tempo e fatica, a fondo perduto.

Quelli che scrivono non sono narcisi e non adorano se stessi, benché, ammettiamolo, siano talvolta un po’ autocentrati.

Quelli che scrivono sono spesso in equilibrio, precario e traballante, troppe chiusure e poche aperture. Costruiscono mondi dalle fondamenta piccolissime, inadatte a sostenere tanto peso, fondamenta che sembrano persino restringersi col tempo, ritirarsi mentre la costruzione procede. Quelli che scrivono fanno torri sbilenche.

Quelli che scrivono sono abituati a silenzi prolungati, si commuovono alla dolcezza, sono abbagliati come chi è stato a lungo nell’ oscurità. Quelli che scrivono hanno menti surriscaldate e gole disseccate, vedono talvolta miraggi nel deserto.

Ogni cosa va verso il basso, affetta da una “gravitas” che la trascina verso il centro della Terra, è questa la natura del mondo. Le parole invece no, quelle non cadono, vanno verso l’ alto, si irradiano dal centro, si oppongono al mondo, è questa la natura delle parole.

Quelli che scrivono secernono parole che vanno verso l’ alto e verso l’ esterno, tentacoli, o mani protese.

Quelli che scrivono cercano di non implodere.

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16 commenti su “Quelli che scrivono

  1. stileminimo ha detto:

    …purché scrivano, ché se non lo facessero, il danno sarebbe irreparabile.
    Socrate vede e capisce… e le faggete sono i posti più belli anche per girarci un video, mi pare!

  2. tramedipensieri ha detto:

    Il tuo post mi fa venire in mente di quanto bene faccia ai bambini disegnare e come attraverso il disegno…gli adulti “leggano”, purtroppo e a volte, qualcosa che in altro modo non riuscirebbero a captare.
    Da qui…alla necessità di “buttar fuori” ciò che dentro non riesce “a trovar sistemazione”.

    Belle faggete, da noi “queste sconosciute”…

    ciao
    .marta

    • melogrande ha detto:

      Diceva Picasso: “ci ho messo una vita per imparare a dipingere come un bambino”…

      Qui i faggi non mancano, ce n’è un bosco intero (bellissimo) sul triangolo lariano.

  3. guido mura ha detto:

    Come non darti ragione, melo. Solo che oggi quelli che scrivono sono chiamati con un altro nome: grafomani. Matti, insomma, che si ostinano a elaborare un prodotto che non ha più un valore economico, in un mondo che comprende solo gli imperativi economici, dove quello che non può essere venduto semplicemente non esiste. Credo che, dopo aver fatto vari tentativi di trasformare quello che scrivo in un valore economico, in qualcosa di utile più che per me (perché comunque l’autore non guadagna nulla o quasi) per la società e la sua economia, sto meditando di mettere gratuitamente a disposizione dei lettori tutto quello che ho prodotto, accettando la fine di fatto dell’editoria come attività produttiva, almeno in Italia. Poi smetterò di scrivere e mi limiterò a parlare (come Socrate), con tutte le persone che conosco, per insegnare tutto quello che so e dire tutto quello che penso. Magari tornerò a occuparmi di musica, che non so per quale maledetta scelta ho abbandonato, tanti anni fa. Perché se scrivere è un lavoro, suonare è un piacere.

  4. lapoetessarossa ha detto:

    Quelli che scrivono anche a occhi chiusi. Quelli che quando si sentono vivi la prima cosa è trovare parole nuove per raccontare. Quelli che scrivono quando sono disperati, distillando le parole con l’alambicco del dolore. Quelli che scrivono le nostalgie come se stessero facendo l’amore. Quelli che quando non scrivono non è perché basta fare piovere parole per raccontare la pioggia. Quelli che scrivono sono un po’ come i ragazzi che si amano, non ci sono per nessuno.

    Quelli che scrivono, quando si scrivono, vivono le pagine no scritte delibera libri. Sono tutto quello che succede dopo l’ultima pagina.

  5. ilmiosguardo ha detto:

    e come sono quelli che non possiedono l’arte della scrittura e che parlano (come possono) con le proprie immagini… ???
    😉
    Bella, davvero!
    Buona settimana, ciao
    Ondina

  6. gracejen ha detto:

    passo da qui da suggerimento di un amica di penna ( o blogger come vuoi tu 🙂 )…e devo dire che viaggiamo nella stessa lunghezza d’onde..
    casualità??..ma, non saprei
    sta di fatto che abbiamo espresso le stesse lodi per la scrittura o per lo scrivere..

    bello leggere di come gli stessi pensieri possano essere liberati in modo diverso ma con lo stesso intenso piacere!!

    ciao..e piacere d’averti letto..stefy

  7. invecedistelle ha detto:

    Sottoscrivo la chiusa.

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