Un po’ di bianco trascendente

Passo Manina

Il sudore, ci vuole. È la fatica, la misura del valore di tutte le cose, la manifestazione oggettiva del nostro tenerci. Ci vuole il sacrificio, che è poi ciò che serve a “rendere sacro” qualcosa. Attraverso il sacrificio si arriva a ciò che è sacro, e che va trattato con rispetto, il sacro ci mette un attimo a diventare esecrabile, l’ etimologia non tradisce mai. Fatica, cura, dedizione, passione, sacrificio, parole che si compongono assieme.

Questo penso, mentre avanzo piano, un passo alla volta, il piè fermo sempre il più basso.

La valle è in ombra, il freddo intenso, ma il maglione di pile e la giacca a vento fanno un buon lavoro, e la fatica ci mette il resto. Il sudore mi cola dalla fronte, insomma, mentre avanzo a fatica su per la salita. Il bosco di conifere è fitto, persino la luce fatica a filtrare, in questo sottobosco umido e ricoperto di aghi non cresce praticamente nulla, neppure gli alberi stessi riescono a rinnovarsi. Il taglio del bosco è utile al bosco stesso, questa è una cosa che un cittadino, sia pure cresciuto a pane ed ecologia, difficilmente riesce a comprendere.

Freddo, ombra e fatica, dunque. E silenzio, naturalmente, perché le valli in ombra sono le meno frequentate, e qui non ci viene proprio nessuno. Ma la montagna quasi mai delude, ed ecco che dopo un ultimo e faticoso strappo il bosco si apre, o fu aperto dai taglialegna molto tempo fa e mi trovo in una radura dolcemente ondulata.

Al centro della radura, una piccola baita di legno, chiusa ed evidentemente disabitata. Sopra ed intorno, la neve ha coperto tutto assecondando con morbidezza le curve del terreno, nascondendo le asperità rocciose, quasi come se fosse stata la montagna stessa a volersi addolcire, in un incongruo moto di empatia.

Sulla neve, nessuna traccia, solo neve primitiva, ignara, persino rozza nella sua ingenua innocenza. Né uomini né animali hanno violato questa bianchezza su cui solo adesso, proprio adesso, il sole arriva a battere.

Le gocce di sudore salato raggiungono le palpebre, entrano negli occhi, costringono a strizzarli, bruciano, il sudore genera lacrime, sembra quasi una metafora, e mentre mi sforzo per mantenere lo sguardo limpido, i raggi del sole sembrano superare le esitazioni iniziali, e trionfalmente inondano la radura innevata, scovano ad uno ad uno i milioni di cristalli di ghiaccio e ad uno ad uno li fanno scintillare come diamanti, o come milioni di microscopiche stelle adagiate sulla neve. Uno sfarfallio, un caleidoscopio di luci, un accendersi e spegnersi fulmineo di minuscoli abbaglianti puntini luminosi, rendono la radura uno scenario magico ed irreale.

La bellezza toglie il fiato, sospende il respiro, e proprio questo è il senso della parola “estetica” questa bellezza pura ed assoluta, bellezza che è il punto di contatto fra l’ umano e il divino. Per incontrare il divino, bisogna venire dove gli dei dimorano, e bisogna arrivarci attraverso un percorso, parlare di pellegrinaggio può sembrare blasfemo, ma insomma serve il sudore e la purificazione, la rigenerazione attravesrso la traspirazione, che allontana le tossine, ma anche rabbie e risentimenti, miserie e gelosie. Tutto resta a fondo valle, la saluta è come la muta di un serpente, e forse proprio per questo qui, proprio qui, davanti ai miei occhi, la trascendenza si manifesta.

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25 commenti su “Un po’ di bianco trascendente

  1. ludmillarte ha detto:

    davvero bello ciò che hai scritto. credo che la montagna sia uno dei luoghi che avvicina maggiormente a queste sensazioni. grazie per avermele ricordate. buona domenica

    • melogrande ha detto:

      Grazie, Ludmilla, la montagna è in pratica l’ unica forma di trascendenza che mi capita di sperimentare, ed ogni tanto cerco di ricordarlo a me stesso…
      Buona domenica anche a te.
      🙂

      • ludmillarte ha detto:

        fai proprio bene. sembra che bellezza , sacrificio e sacralità (nell’accezione anche per non credenti) siano valori scomparsi

  2. Pannonica ha detto:

    freddo, ombra, lacrime, sudore, fatica.. il dolore del corpo libera l’anima, ne cura le ferite.
    tempo fa ti postai un passo di B. Chatwin che parlava della differenza tra i popoli che migrano e quelli stanziali. con questi post, tu me lo richiami tutte le volte. 🙂

    • melogrande ha detto:

      E’ genetico, Nica, che ci volgiamo fare ?

      Nel catalogo di una bellissima mostra sull ‘ Homo Sapiens che ho visto ultimamente a Novara, ho trovato affermazioni che vanno persino oltre Chatwin:

      “Siamo una specie migrante, che ha piedi e non radici”; “Nel momento in cui abbiamo cominciato a diventare umani, abbiamo anche iniziato a vagare negli spazi aperti, a solcare praterie, ad attraversare vallate e istmi,a cercare qualcosa oltre la collina.”

      🙂

      • Pannonica ha detto:

        tu sei uno spacciatore di moleskinerie!! ricopiata anche questa, naturalmente. 😀

        p.s.: i flagellanti del medioevo hanno il loro bel perché. certo, potevano farsi una bella arrampicata invece di frustarsi. pigri!!! 😀

  3. tramedipensieri ha detto:

    E meno male che si trova sollievo nella natura…montagna e mare che sia.
    Belle sensazioni..grazie!

    buona domenica
    .marta

  4. stileminimo ha detto:

    A me pare che la fatica tempri e che se si è temprati si resiste meglio.. e non solo alla fatica. La fatica è una grande alleata e descritta così poi fa bene come un pediluvio dopo sei ore di cammino. Dico bene? 😉

  5. invecedistelle ha detto:

    La natura, montagna, alberi, pietre sono le sole cose che ci tolgono dall’uggia dell’umanità con le sue tipologie classificate da secoli e sempre le stesse. Frequentare troppo gli umani contagia con le loro malattie e poi se ne capisce a tal punto che si finisce per diventare simili. Meglio la montagna, squagliare quel che resta dell’umano sciogliendo sali e grassi.

    • melogrande ha detto:

      Nella pagina di foto dedicate alla natura cito Petrarca:

      “Per alti monti e per selve aspre trovo

      qualche riposo: ogni abitato loco

      è nemico mortal degli occhi miei”

      A volte è proprio così, però l’ anima grande che s’ incontra lassù non manca mai di rasserenarmi e riconciliarmi un po’ col mondo, se non con gli uomini…

  6. Lillo ha detto:

    ” Hey you, would you help me to carry the stone ” Non mi è sfuggito.

    Provo:

  7. melogrande ha detto:

    Ci vuole soltanto una giornata di sole, lillo.
    Sono certo che ne esistono ancora, da qualche parte, anche da queste parti se non ne vediamo da mesi…

  8. gelsobianco ha detto:

    Freddo, ombra, fatica e silenzio e… sorprendersi.
    E la trascendenza è davanti ai nostri occhi.
    E ci si rasserena.
    Potere della montagna.
    Ritorno, F!
    Un sorriso
    gb

  9. gelsobianco ha detto:

    Musica splendida!:-)

  10. germogliare ha detto:

    Melo, da figlia della terra della Transumanza, leggendo il tuo post e pensando alla mia montagna, sono stata sopraffatta dalla nostalgia.

  11. capehorn ha detto:

    Emozioni condivise in altri tempi, quando tempo e fisico mi lo permettevano.
    Grazie per la boccata d’aria … pulita, una volta tanto.

  12. lellat ha detto:

    “La bellezza toglie il fiato, sospende il respiro” – pensiero meraviglioso!

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