Sandro

Freiburg

Nel non credente il pregare coincide con il venir meno della parola. Si svolge il discorso (per chi si arrischia sul serio) finché ci si arresta dinanzi alla Cosa. E allora si tace. Che si può dire ? Niente. Ma questo niente può suggerire il pensiero che la Cosa c’è ed è un bene che ci sia e allora avrà il timbro della “bene-dizione”

Massimo Cacciari

Sandro era certo che gli esseri umani sono buoni, e che se trovano le condizioni opportune non possono che esprimere questa bontà. Era anche convinto che le istituzioni sociali e politiche raramente aiutino gli uomini ad esprimere la loro bontà, ragione per cui meno ce n’è, di istituzioni, e meglio è. Non saprei dire se fosse davvero un anarchico, a volte l’ ho pensato, altre volte mi sembrava troppo pragmatico per esserlo realmente fino in fondo. Di certo stava con Rousseau contro Hobbes, dalla parte dei libertari e contro i liberisti.

Sandro era convinto che le persone dovessero avere il diritto di vivere la loro vita a modo loro, fintanto che non avessero fatto del male a nessuno, e che una società evoluta dovrebbe tollerare, se non addirittura favorire la massima diversità di comportamenti, costumi e credenze, e dovrebbe evitare il più possibile l’ uso della parola “vietato”.

Era curioso delle persone, ogni incontro casuale era l’ occasione per iniziare un dialogo, trovare un canale di comunicazione, confrontare le idee e le convinzioni di chiunque gli capitasse a tiro.

Sandro era convinto che una società ingiusta e diseguale non ha futuro, che nessuno può stare veramente bene se attorno c’è gente che sta veramente male. Nel suo linguaggio c’ erano sì parole come welfare, ridistribuzione, equità, ammortizzatori e diritti, ma dietro queste parole e dietro le sue teorie politiche, dietro le sue iniziative ed i suoi interventi polemici c’ era la sincerità del sentire, c’ era la compassione e la fraternità col genere umano.

A Marx preferiva Hannah Arendt, il suo stile di vita era la “vita activa”, impegnata a fare la propria parte, sempre, ansiosa di mettere le mani nel mondo per farne un posto migliore non per se ma per tutti. Questo significava “politica” per lui, un significato che molti grandi del passato, da Cicerone a Dante avrebbero apprezzato.

E tuttavia, la passione politica non gli ha mai tolto l’ allegria del sorriso, la sua ironia si manteneva sempre leggera, l’ amarezza del sarcasmo non gli apparteneva. L’ eterno sorriso di Sandro è stato per me il simbolo del suo amore per la vita.

Conosceva il mondo e la complessità della natura umana, e non distoglieva lo sguardo. Non semplificava e non giudicava, la curiosità lo portava a cercare comprensione e partecipazione. Era di sinistra, geneticamente, di quella sinistra fatta di principi non negoziabili, di libertà, fraternità ed uguaglianza che oggi pare una specie in via di estinzione, tanto più rara quanto più appare necessaria .

Era capace di amicizia vera, quella che non ha bisogno di conferme, o di continuità di contatti, e nell’ amicizia come nella vita portava in dono quella curiosità, quell’ allegria e quell’ amore per la vita, che restano, chiari e distinti, nell’ animo di chi lo abbia frequentato.

Sono contento di essere stato suo amico.

In memoria di S.I., 1950-2013

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4 commenti su “Sandro

  1. gelsobianco ha detto:

    Che bello scritto, F!
    Anche “la bene-dizione” di Cacciari è notevole!
    Sono tanto impegnata.
    Questa è la ragione per cui non passo da te spesso come prima.
    Adesso sono stanca.
    Sai che a me piace leggere molte volte un post prima del mio commento vero.
    Buona domenica, F!
    Torno presto!
    Ti sorrido
    gb

  2. guido mura ha detto:

    Tante idee in comune con Sandro, tranne la prima. Tanti esseri umani spiccano per naturale ferocia, indipendentemente dalle condizioni di vita e di cultura. Chi è profondamente buono, mite e altruista è portato a illudersi che le sue propensioni siano proprie di tutto il genere umano. Purtroppo non è così.

  3. capehorn ha detto:

    E’ difficile ritrarre una amico per quello che é. O almeno é apparso ai propri occhi. Si corre il rischio di cadere da una parte o dall’altra.
    Questo ritratto è intriso di sincera ammirazione e di quell’amore compassionevole che dovrebbe spingersi tutti gli uni nelle braccia degli altri.
    Questa volta rimango nella schiera dei “folli” idealisti, che credono nella bontà intrinseca dell’uomo.

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