Ex Voto

 

 “Ciascuno chiama barbarie ciò che non appartiene alle sue abitudini.”

Montaigne

Le elezioni hanno dimostrato che il PD non era la soluzione, solo questo si può dire e solo questo in fondo conta.  Che gli italiani ne avessero fin sopra i capelli dei partiti, dei politici, della nomenclatura, era fatto ormai noto ed acclarato. Quello che non era del tutto scontato, però, è che l’ esasperazione non avesse risparmiato proprio nessuno. Bersani aveva cercato di accreditare il suo partito come il “punto di tenuta” (parole sue) di un sistema che andava in pezzi, unico porto di attracco, rifugio dal mare in tempesta, la sola parte seria e responsabile della politica, che non meritava di essere travolta insieme alla parte guasta. E può persino darsi che avesse, in qualche misura, ragione. Tra i “two clowns” sbeffeggiati dalla stampa internazionale, la sua figura quanto meno si distingue per il fatto di non far ridere, di essere seria e vagamente noiosa quasi quanto quella di Monti.

Ma tutto questo non è bastato. Non è bastato perché da lungo tempo ormai il PD non era più percepito dall’ opinione pubblica come un partito riformatore ma, al contrario, come un  baluardo della conservazione. Nello sforzo di “salvare il salvabile”, si è visto affibbiare l’ immagine di “partito più vecchio”, quello ostile alle “riforme”, al nuovo che avanza, quello che non riesce a mandare il soffitta i dinosauri e lasciare spazio ai giovani. Il vero avanzo della più odiata partitocrazia.

Aver cercato convergenze al centro ha a mio parere peggiorato le cose. Diverse esperienze locali negli ultimi anni dovrebbero avere insegnato che per ogni elettore di centro (non moltissimi, a dire il vero) che viene conquistato in questo modo, due elettori di sinistra abbandonano la nave. Nella politica italiana radicalizzata da decenni di scontri frontali, il centro non esiste più. L’ aveva già dimostrato la fallimentare esperienza del terzo polo, lo conferma l’ esperimento di Monti. Inutile cercare voti da quella parte. I transfughi del PdL, del resto, non si sono neanche loro diretti verso il centro, ma hanno abbracciato il “diversamente radicale” Beppe Grillo.

E questo mi ha fatto riflettere molto. Com’ è possibile, mi sono detto? Quale contiguità si può mai immaginare fra i due ? Come si può interpretare l’ irruzione nella politica ufficiale del Movimento 5 Stelle ed il suo successo trasversale ?

Può sembrare curioso, ma mi sono tornati in mente gli scenari descritti, in tempi non sospetti (o non ancora così sospetti) da Alessandro Baricco nel suo saggio “I Barbari”.

Quel saggio fu maltrattato da molti critici in modo a mio avviso del tutto ingeneroso ed immotivato, per il solo fatto che l’ avesse scritto Baricco. Avesse portato la firma – che ne so – di Bauman, ho il sospetto che sarebbe stato salutato come un testo seminale, fondamentale per una nuova comprensione dei nostri tempi. Forse esagero, ma non di tanto.

Ora, la scena politica italiana degli ultimi vent’ anni mi pare che abbia avuto tutte le caratteristiche di un Basso Impero, più che di una Seconda Repubblica, come pure si era gloriosamente autoproclamata.

Tutti i vizi più deteriori della Prima repubblica si erano trasferiti praticamente intatti, o si erano addirittura rafforzati, a partire dalla corruzione e dalla voracità della partitocrazia. Il federalismo, sbandierato come la “soluzione finale” contro le ruberie di Roma ladrona, aveva invece permesso di moltiplicare le ruberie stesse, aumentando il numero di livelli di potere e di conseguenza dei centri di corruzione.

I partiti, puniti da un referendum plebiscitario che toglieva il finanziamento pubblico, se l’ erano subito riassegnato travestito da “rimborsi elettorali”, cogliendo l’ occasione per moltiplicare per dieci il fiume di denaro pubblico verso le loro casse.

Accanto a questo, mi sembra che l’ elemento di maggiore novità sia stato l’ apporto del dilettantismo e dell’ approssimazione. Reagendo contro i “professionisti della politica” ci siamo ritrovati con una classe politica priva, oltre che di etica, anche di professionalità. Non so quanti di coloro che sono passati per i seggi del Parlamento negli ultimi vent’ anni avrebbero superato un esame di diritto costituzionale.

Questo spiega anche il fatto che Napolitano, un politico di professione, formatosi alla scuola politica dell’ ultimo grande partito della Prima Repubblica, rifulga come una supernova in un cielo buio. Una supernova solitaria, o quasi.

Per il resto, si è visto di tutto, turpiloquio e gesti osceni, sguaiatezze e violenze verbali che mai si sarebbero potute neppure immaginare, cappi e fette di mortadella. E poi cortigiani e cortigiane, esempi di fedeltà canina e virtuosi del salto della quaglia, avvenenti fanciulle assurte ad alte cariche e “responsabili” in crisi di coscienza, causate e stimolate da imponenti somme di denaro. Siamo andati vicini a Caligola ed il suo cavallo.

Sembrava l’ invasione dei barbari, ed invece erano solo le avanguardie, assorbite e cooptate con qualche compromesso e con molta connivenza, e fatti sedere ai posti d’ onore del banchetto imperiale.

Avremmo dovuto intuire già allora che c’ era qualcosa che non tornava, una sorta di mutazione in corso. Gli slogan calcistici, le esibizioni televisive, gli inni ingenui, le foto visibilmente taroccate, i “presidenti operai”. Sembravano dirette emanazioni delle televisioni commerciali, che noi, colti ed intelligenti, sbeffeggiavamo, e di cui ridevamo, non riuscendo a capacitarci che queste cose potessero davvero funzionare. Eppure funzionavano, elezione dopo elezione.

Poi è arrivato Grillo.

Si intuisce, adesso, dove voglio arrivare ? Quali caratteristiche indicava Baricco come sintomatiche della mutazione ?

“Complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarità più immediata e a un universo linguistico moderno, e ottiene così di dargli un successo commerciale stupefacente. Quel che gli assaliti percepiscono, di tutto ciò, è soprattutto il tratto che sale in superficie, e che, ai loro occhi, è il più evidente da registrare: un apparente smottamento del valore complessivo di quel gesto. Una perdita di anima. E dunque un accenno di barbarie.”

Uno smantellamento sistematico di tutto l’armamentario mentale ereditato dalla cultura ottocentesca, romantica e borghese. Fino al punto più scandaloso: la laicizzazione brusca di qualsiasi gesto, l’attacco frontale alla sacralità dell’anima, qualunque cosa essa significhi.”

“Perdita dell’ anima” significa un mutamento nel modo stesso di fare esperienza, l’ abbandono della ricerca di un senso ultimo, di valori ultimi, l’ abbandono di parole chiave come durata, autenticità, profondità, continuità, a favore della spettacolarità e del successo immediato.

Si può vedere, adesso, io credo, la continuità di una sequenza che parte dal crollo della DC e, attraverso Forza Italia ed al suo impatto televisivo, arriva a Grillo ed al suo uso della Rete. La mutazione in atto.

Quello del PD di Bersani è stato l’ ultimo tentativo, generoso e sfortunato, di restaurare l’ ordine precedente. Non ce ne saranno altri, io credo. Dovremo tutti abituarci ad operare non “contro” ma “dentro” la mutazione, cercando di traghettarvi identità e valori. È Renzi il possibile traghettatore, in qualità di semi-mutante ? Ci sono possibilità che una tale migrazione dia esito positivo ?

Sinceramente continuo a dubitarne; e tuttavia, non vedo, al momento attuale, molte vie alternative. Più di questo non saprei onestamente dire. Del resto, non lo sapeva dire nemmeno Baricco alla conclusione del suo saggio. Però, in un successivo dibattito con Claudio Magris (Corriere della Sera, 7/10/2008), lo stesso affermava:

“(…) io credo che la stessa barbarie abbia una certa coscienza dei suoi limiti, dei suoi passaggi rischiosi e potenzialmente autodistruttivi: in un certo senso sente il bisogno di vecchi maestri, ne ha una fame spasmodica: il fatto è che i vecchi maestri spesso non accettano di sedersi a un tavolo comune, e questo complica le cose.”

Da questo punto di vista, il colloquio tra Napolitano e Beppe Grillo, ed il “lui mi è piaciuto” sfuggito a quest’ ultimo, possono avere un significato profetico ?

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12 commenti su “Ex Voto

  1. stileminimo ha detto:

    E’ un’analisi limpida la tua, ma anch’io mi chiedo: se Napolitano è l’ “ultimo maestro”, anche volessero, ora come ora, con chi si siedono i barbari a discutere? Ce ne sono più, di maestri… son rimasti i barbari. 😦

    • melogrande ha detto:

      Non so se e’ tanto limpida, come analisi, a dire il vero mi sembra di avere in testa molte piu’ domande che risposte.
      Piu’ che altro cerco di capirci qualcosa, come credo si stiano sforzando tutti di fare.

      • stileminimo ha detto:

        MI pare un quadro chiaro, forse uno dei quadri più chiari che ho letto in rete. Le domande che le persone, e anch’io, ci poniamo ho visto, sono inevitabilmente le stesse, ma in un marasma caotico d’idee, di supposizioni come quello che ne esce, trovo sia difficile arrivare ad un dunque… e ho come la sensazione che al di là di napolitano, è così che si sentono gli stessi politici coinvolti. Però io sono ottimista e non so nemmeno il perchè. Forse perchè i cambiamenti mi fanno simpatia e perchè peggio di così è probabile che non ci si possa trovare… ma non impossibile, vero?

  2. invecedistelle ha detto:

    Io, più che appellare Baricco come profeta, penso a quale fucina del nuovo potrebbe rappresentare questo momento. Dalle ceneri del vecchio, i nuovi barbari saranno gli stessi barbari di cui si parlava prima, se non si salvano alcune vecchie categorie del novecento: cultura (siamo un popolo semi-
    analfabeta!), educazione, costituzione, giustizia, distribuzione delle ricchezze. Siamo alle porte del 25 Aprile, una giornata che dovrebbe far riflettere sul passato, sulla memoria. Dalla tabula rasa del vecchio non è detto che nasca qualcosa di buono e di migliore. Il fallimento del PD di Bersani è dovuto in gran parte all’utilizzo della razionalità politica, Bersani intende parlare alla mente quando Renzi parlava di sogno e quindi di anima e cuore. Il primo parlava un linguaggio non alla portata di molti perdenti, soprattutto i giovani con il loro senso di precarietà. Parlare alla mente ha poco senso quando le persone non sono nello stato di poter ‘pensare’, perciò il messaggio deve essere gridato o insediarsi nella dimensione onirica della gente. Con Renzi sarebbe andata meglio, credo.
    Poi c’è stata l’individuazione del capro espiatorio su cui addossare la colpa, in questo caso la ‘casta’ dei partiti politici, i vecchi, i corrotti. La conseguenza, più che una barbarie, è una sorta di follia collettiva. C’è chi ha parlato di creatività. Ma la creatività è un’attività della mente, è unire creare nuove connessioni con cose vecchie. Altro che barbarie. E’ follia.

    • melogrande ha detto:

      E’ vero, Bersani parlava alla ragione, ma è proprio qui che c’entra il rapporto (se c’è) con il nuovo paradigma.
      La mutazione culturale in cui ci troviamo tende a tagliare fuori – sempre – tutti gli intermediari. Io stesso non uso più le agenzie di viaggio, prenoto su internet voli e alberghi, scelgo i ristoranti coi commenti degli utenti, uso l’ home banking, vado in libreria solo perché mi piace pur rendendomi conto che farei prima ad ordinare i libri online. A volte faccio casino, ma mediamente funzione.

      Una condizione di questo genere, in politica, tenda a premiare il rapporto diretto – forte e basato su feeling emotivo – col leader, come nel caso di Berlusconi e Grillo, piuttosto che le vecchie cellule, sezioni e strutture periferiche di trasmissione di un pensiero politico. Che piaccia o meno (e a me non piace tanto, in fondo si tratta in buona misura di demagogia), è così. La lega ha un radicamento nel territorio, ma è basato anche questo sull’ emotività, sulle emozioni gridate e non sempre nobili, e non su un pensiero politico realmente strutturato.

      Le parole d’ ordine di cui parli possono essere salvate solo se si riesce a traghettarle nella mutazione, farle filtrare in modo “diretto”, non più con le modalità tradizionali di cui la gente ormai diffida. E’ questa la sfida, e per quello penso che di tentativi come quello di Bersani per un po’ non ce ne saranno più.

      Renzi ha capacità comunicative enormemente superiori, e probabilmente all’ altezza della concorrenza, su questo non c’è dubbio. Sui contenuti che intende veicolare, sulle parole d’ ordine che intende far passare, io però non ci ho ancora capito molto.
      Ed io, quando non capisco, diffido, in questo sono un po’ Ancien Régime…

      🙂

      • invecedistelle ha detto:

        A me Renzi non piace. Ho avuto con lui un incontro ravvicinato sotto la Loggia dei Lanzi, sputacchia e sembra che parli a se stesso, sempre, se la canta e se la suona. Ma ritengo che la gente abbia bisogno di una comunicazione, soprattutto di politici che si chiedano il perchè delle cose, più diretti al cuore (anche se con sputo) e questo Renzi lo fa.
        Penso che la crisi della forme di rappresentazione sia a livello mondiale, non solo italiano. Certo che noi abbiamo una storia molto raffazzonata dal punto di vista del senso civico, col marchio esclusivo del Fascismo, dovremmo vivere il prossimo 25 aprile non solo in senso simbolico. Memoria di lungo, ma anche di breve termine, con tutti gli ismi, leghismo, berlusconismo… In periodi di crisi si cerca il ‘nemico’, lo vediamo anche in una banale crisi coniugale, le guerre a colpi di carta bollata e le parcelle degli avvocati ce lo mostrano chiaramente. Grillo lo ha capito subito, avendo portato per anni la satira politica sulle scene, e ha riproposto questo mito dell’antagonista, ovvero la cricca della vecchia politica. La piazza sul web non rappresenta tutti i cittadini, ma un gruppo di internettari, bloggers e non. Va bene l’acquisto di libri e l’informazione, ma da qui a dire che tutti comprano libri su internet ce ne passa. Perchè poi, come dici, finisce il contatto con la pagina, l’effluvio di carta stampata nelle narici, gli sputacchi del politico che si anima. Contare i denti cariati di Grillo a bocca spalancata nelle foto sul web non è il massimo del contatto e del rapporto.

  3. melogrande ha detto:

    Quanto più si invoca il ritorno verso forme di “democrazia diretta”, tanto più sono premiate le capacità comunicative rispetto ai contenuti. Mi viene in mente il Giulio Cesare di Shakespeare (ho sempre pensato che Bruto in fondo non avesse tutti i torti…), così come l’ incredibile rimonta di Berlusconi.
    Non per niente gli antichi tenevano in gran conto lo studio e la pratica dell’ “ars retorica” nell’ educazione dei giovani.
    In tempi barbari, forse c’è da rivalutarla, se non si vuol lasciare campo libero ai demagoghi.

  4. guido mura ha detto:

    Anch’io cerco di capirci qualcosa, melo, e ho sempre ritenuto che ci fossero molti punti di contatto con l’esperienza tragica del basso impero. Quello che però ho sempre rimproverato ai gruppi dirigenti (soprattutto della sinistra, ma anche gli altri si sono adeguati presto) è di non aver prestato sufficiente attenzione alle istanze del popolo, pretendendo di dominarle e dirigere l’opinione tramite una folta schiera di giornalisti e politici schierati. Così si è sempre negata l’esistenza del pericolo violenza, dell’inefficienza della giustizia e dell’impreparazione delle forze dell’ordine; si è sempre privilegiata la struttura delle forze politiche e se ne sono sviluppati i costi, anziché puntare al coinvolgimento della gente comune, quella che non va in sezione e non cerca un lavoricchio in politica; si è sempre privilegiato un modello verticistico, di tipo aziendale, fondamentalmente di destra, nelle strutture politiche come nei luoghi di lavoro, dove si sono creati manager anche dove non servivano, quando i loro compiti potevano essere svolti da funzionari e impiegati, spesso con risultati migliori. Si è pensato che fare lotta politica significasse lottare contro una singola persona, per discutibile che fosse, anziché analizzare e correggere la struttura malata della società. La politica in Italia è così diventata, come nei momenti peggiori della nostra storia, la guerra tra due fazioni commerciali, che per combattersi hanno finito per dimenticare il paese. Nel frattempo un capitalismo vorace e incapace di porsi dei limiti ha prodotto una crisi universale che non poteva risparmiare l’Italia, che pensava chissà perché di essere immune e di avere come unico problema la presenza in politica di un solo uomo. Sarebbe stato necessario operare riforme serie, scontentando amici di destra e di sinistra, per cui le riforme non sono state fatte, per non perdere il potere. Ora il potere non ce l’ha più nessuno, ma sarebbe comunque il potere di governare sulle macerie. Il popolo ha perso fiducia nelle istituzioni (tutte compromesse con il disastro) e chiede aiuto a qualche salvatore della patria, che però non avrà più molto da salvare.

    • melogrande ha detto:

      In pieno stile basso impero, i politici sembrano davvero avere perso ogni contatto con la realtà del Paese.

      Sembra non si rendano conto che siamo con un piede nella fossa, in un Paese che non è più competitivo, che dovrebbe recuperare le sue eccellenze, e farlo alla svelta, se vuole sopravvivere.

  5. gelsobianco ha detto:

    Un lucidissimo post, F!
    E’ un po’ che non passo da te per svariate ragioni, soprattutto, mancanza di tempo.
    Concordo perfettamente con la visione di Guido Mura, ma ritornerò e leggerò meglio. Ormai tu conosci il mio modus operandi.
    Ti auguro una buona nuova settimana.
    Un sorriso
    gb

  6. […] i germi della grande mutazione, pienamente visibili a chiunque li voglia vedere, ed il parallelo “barbarico” che avevo azzardato qualche tempo fa mi pare tenere molto […]

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