Il primo re di Sparta

Come tutti i maschietti, sono cresciuto col mito di Sparta, assai prima che Leonida diventasse quella specie di rockstar col fumetto, ed il film, “300”.

Sin dalle scuole medie si imparava che nell’ antica Grecia c’ erano due antagonisti, gli Ateniesi e gli Spartani, e che la loro contrapposizione era una contrapposizione fra modi alternativi ed inconciliabili di intendere il mondo e la vita.

Era quello l’ archetipo di tutte le dicotomie, su quel modello avremmo poi plasmato tutte le successive contrapposizioni, Cesare e Pompeo, Mario e Silla, il papato e l’ impero, la Francia e la Spagna, i cowboys e gli indiani, fino ai Beatles ed i Rolling Stones, Juve e Inter, USA e URSS, e così via.

O di qua o di là, questo diceva la contrapposizione, non puoi stare in mezzo non puoi sederti sul confine, ‘sitting on the fence’ dicono gli inglesi. Una scelta devi farla, e quella scelta ti caratterizza e continuerà a definirti a lungo, in qualche caso per sempre. Chi nasce interista non muore juventino, e viceversa.

Ora, è chiaro che a ragion veduta si sarebbe dovuto dire Atene. Più alta la sua cultura, più ricca a sua arte, più variegata la sua storia, gli ateniesi sembravano avere tutte le briscole in mano o quasi.

Però.

Però un maschietto adolescente fatica a regolarsi secondo ragion veduta, fatica proprio.

Ascolta piuttosto la passione, il cuore, la pelle. La pancia.

Quando mai si è scelto col ragionamento per quale squadra tifare ? Non per niente si chiama “squadra del cuore”.

Questo per dire che gli Ateniesi stavano un filo antipatici, con quell’ aria di superiorità che “sono bravo solo io” da saputelli secchioni.

Certo, bravi erano bravi davvero, persino troppo. Ma nessuno ama veramente il primo della classe, e se lo si vede in difficoltà in un’ interrogazione, in fondo in fondo un po’ si gode.

Questo per dire che, un po’ segretamente all’ inizio, poi sempre più apertamente a mano a mano che il consenso cresceva, noi ragazzini si teneva più per Sparta.

Gli Spartani una sola cosa sapevano fare, ma la facevano proprio bene: menare le mani.

Il che per un ragazzino nell’ età adolescenziale è più o meno il massimo della vita.

A quest’ unico scopo, com’ è noto, gli Spartani dedicavano tutta la loro vita, i ragazzini venivano tolti alle famiglie e messi in “collegio” o qualcosa del genere, e giù marce forzate, palestra, notti al gelo e tante, tante botte. Scuola, non molta, leggere, scrivere e poco di più, e questo non dico che per qualcuno fosse un ulteriore motivo per amarli, ma insomma non guastava.

L’ unica cosa che turbò l’ idillio, quando fummo più grandicelli, fu scoprire che gli Spartani si chiamavano in realtà Lacedemoni. Perché invece tutti li chiamassero spartani, è un mistero che non sono mai riuscito a chiarirmi del tutto.

Certo è che Sparta è un nome assai più bellicoso, già nel suono della parola stessa, c’è la “S” come il sibilo di una spada che fende l’ aria, seguito da quel che sembra un colpo d’ arma da fuoco, una “r” sonora come un rombo di tuono e chiusa da un colpo secco, di quelli che mettono fine ad un duello.

“S-PAR-TA”. “S-PAR-TA”.

Lacedemone invece, diciamocelo pure, è il nome meno bellicoso che esista, tutto pacifiche labiali, pare evocare languidi baci e morbide carezze, piuttosto che duri scontri fra guerrieri. Un brutto colpo al prestigio. Però, siccome non era obbligatorio chiamarla così, Sparta era didatticamente accettato, l’ inconveniente si presentava solo in occasione delle versioni, e per il resto si poteva tranquillamente fare finta di niente.

Diventato ancora un po’ più grande, un nuovo rovello cominciò a farsi sentire.

Prendete una mappa della Grecia, una mappa attuale intendo dire.

Credo che nessuno abbia difficoltà ad individuare Atene, praticamente a colpo d’ occhio, se non altro perché il nome è scritto più grande di tutti gli altri. Con un po’ di applicazione vedremo anche Corinto, Micene, Argo, Tebe.

E Sparta dov’è ?

Più o meno ci ricordiamo tutti che è da qualche parte lì in mezzo al Peloponneso, però il nome non compare da nessuna parte, né Sparta, né Lacedemone. Bisogna proprio andarla a cercare, ed una volta trovata (e scoperto che oggi si chiama Sparti !) la delusione è grande.

Niente templi, niente teatri, niente monumenti. Zero al cubo.

Sui teatri, va bene, si capisce, gli Spartani non erano certo tipi da agghindarsi nel dì di festa per andare a vedere una rappresentazione.

Ma qualche tempio dovevano pur averlo costruito, no ?

Si scopre allora che “Sparta” di per se vuole dire “la sparpagliata”, “la dispersa”.

Insomma un vera e propria città non c’ era, piuttosto un allegato di villaggi tenuti insieme con la forza.

La cosa aveva fatto una certa impressione persino su Tucidide che commenta: “raccogliendosi la città intorno ad un unico nucleo privo di templi e di costruzioni sontuose, con la sua caratteristica struttura fatta di villaggi sparsi, secondo l’ antico costume greco, parrebbe una mediocre potenza…”

Va bene. Non ci scoraggiamo. In fondo più che l’ apparenza vale la sostanza.

La prima volta che si sente parlare di Sparta è nell’ Iliade. Avremmo imparato più tardi che la Sparta dell’ Iliade non è quella delle Termopili, di mezzo c’è l’ invasione dorica, ma da ragazzini non si va tanto per il sottile, e Sparta nell’ Iliade c’è.

Anzi, ad essere precisi possiamo dire che Sparta è all’ origine stessa della guerra di Troia. È infatti re di Sparta Menelao, sposo della bellissima Elena, ed è lui ad ospitare il principe troiano Paride, il quale com’ è noto non si comporta propriamente da gentiluomo e fugge con la moglie di lui, Elena appunto.

Ora, è chiaro che la cattiva azione è di Paride, su questo non si discute. Però Menelao non ci fa proprio una gran figura, mi pare. Non proprio da spartano, diciamo.

Come che sia, cosa fatta capo ha, e lo sgarro è duplice, e cocente: da un lato le corna, dall’ altro la violazione dell’ ospitalità, ed è persino difficile stabilire quale tra le due sia l’ offesa più grave. Urge vendetta, insomma, che come minimo prevede di radere al suolo la città del mascalzone.

È per questo che si raduna la flotta, e si parte per la decennale contesa.

Ma, sorpresa sorpresa, a comandare la spedizione non è Menelao re di Sparta ferito nell’ onore, ma il di lui fratello Agamennone, re di Micene e cognato di Elena, avendone sposato la sorella Clitemnestra.

Credo che chiunque abbia avuto a che fare con l’ Iliade abbia notato questa anomalia: come mai se l’ offeso è Menelao non è lui in prima persona a comandare l’ esercito ?

La spiegazione Omero non la da, ma qua e là qualche indizio lo lascia cadere.

Per esempio, nel II libro:

“Agamennone (…) invitò i capi, i principi di tutti i Greci,

per primi Nestore e il re Idomeneo,

poi i due Aiaci e il figlio di Tideo,

per sesto Odisseo, pari a Zeus per saggezza”

 

non manca nessuno ?

Ah, già:

“Venne da sè Menelao, possente nel grido di guerra…”

Come sarebbe a dire, venne da se ?

Come ricorda impietosamente Platone nel Simposio, “Menelao si presentò non invitato al festino, lui peggiore al banchetto di chi era migliore di lui”.

Ah. Andiamo bene.

Ma in fondo, uno spartano basta che sia bravo a menare, e non ha bisogno d’ altro, giusto ?

Ed allora ascoltiamo Apollo, nel XVII ° libro, apostrofare Ettore:

“Ettore, quale altro tra i Greci ormai avrà paura di te ?

Ti sei ritirato davanti a Menelao, che in passato

era un guerriero da poco…”

Apperò, ‘sto primo re di Sparta…

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21 commenti su “Il primo re di Sparta

  1. stileminimo ha detto:

    Ma sto Menelao, non è che venne considerato guerriero da poco per il solo fatto che fu cornuto, magari? Perchè mi par strano che Agamennone debba prendere l’iniziativa al posto suo… o magari il matrimonio era talmente andato che Menelao pensò: ” Meno male che qualcuno se l’è portata via!” Magari a Menelao gli andava bene così epperò per salvaguardare l’onore del casato Agamennone s’è messo di mezzo. E se Menelao avesse avuto sangue Ateniese anziché spartano e fosse gentile e contrario a dirimere le questioni spartanamente? Mah… bisognerebbe vedere qual’è l’albero genealogico di menelao. Ma son cose che non sapremo mai, mi sa.

    • stileminimo ha detto:

      E comunque, se così fosse, poniamo che Agamennone abbia tacciato Menelao di “cornuto pavido e perdente”, magari pensando che Clitemnestra fosse la sua dolce metà compita e fedele; se così fosse, dicevo, penso che nel momento in cui venne pugnalato dall’amante della moglie, forse avrà rinnegato nel giro dei pochi secondi che ha avuto per rendersi conto, tutta la cultura spartana… forse. E magari un pensiero solidale a Menelao è arrivato a farlo, ma forse no… forse era solo uno spartano cazzuto e incazzato che stava per morire di tradimento.

    • melogrande ha detto:

      Beh, l’ albero genealogico di Menelao lo conosciamo, eccome, ed effettivamente qualche trauma infantile ci sta.

      Dunque, Agamennone e Menelao erano i figli di Atreo.
      Atreo si ritrovò cornuto pure lui, e per di più da parte del fratello Tieste, che gli aveva sedotto la moglie. Per vendetta, allora lui uccise i nipotini e servì le loro carni al padre, facendo portare in tavola a fine pasto le teste mozzate …
      Atreo fu a sua volta ucciso da Egisto, altro figlio di Tieste, e amante di Clitennestra di cui sopra….

      ps
      a sua volta Atreo era figlio di Pelope. Chi era Pelope ?
      Era il figlio di Tantalo.

      Per onorare gli dèi durante un festino, Tantalo uccise Pelope, lo cucinò, e lo offrì ai suoi divini ospiti per sfidare l’onniveggenza divina. Gli dèi riconobbero quella carne e non la mangiarono, tranne Demetra, (la dea sconvolta per il rapimento di sua figlia Persefone), che assaggiò un pezzetto di spalla. Gli dèi dopo avere sprofondato Tantalo nel Tartaro e lanciato una maledizione alla sua stirpe, risuscitarono Pelope che ritornò in vita più bello di prima, al posto della spalla mancante gliene venne adattata una d’avorio.

      Insomma, una famigliola poco raccomandabile e soprattutto dai discutibili gusti gastronomici….

      • stileminimo ha detto:

        Meno male che ti ho parlato dell’albero genealogico di Menelao! Che altrimenti non me le avresti raccontate tutte ste cose fantastiche! Secondo me Menelao è stato quello meno tarato male di tutta la famiglia, a sto punto; forse un po’ spento, forse un po’ troppo poco spartano, ma perlomeno non cannibale, non matto come un ciuco ubriaco. Una noiosa personacina per bene, insomma, che in mezzo a tutto quel trambusto di teste matte, mi sa che per forza di cose doveva venir messo da parte. Adesso un po’ mi si spiega perchè Agamennone fu quello che prese in mano la situazione. E’ come dire che per i greci i veri matti son quelli troppo savi, più o meno.O quantomeno i troppo savi non meritano di far parte dell’umano, pare.

        • melogrande ha detto:

          Sì, insomma, sarà stato il meno tarato, ma certo un’ aquila non doveva essere.
          Raccontano che quando Troia cadde, lui si precipitò a cercare la fedifraga, la trovò, sguainò la spada, gliela puntò contro e…
          Elena senza dire parola scoprì il seno.

          Si, insomma, lei gli fece vedere le tette e Menelao la perdonò in un centesimo di secondo.
          Dopo dieci anni di guerra.
          Capisci ?

        • stileminimo ha detto:

          Eh… questa mi mancava. Cioè, più che tarato bene, mi pare il classico perso come un merlo. La visione delle tette, tuttavia, dicono sia un argomento al quale qualcuno non sa opporre obiezioni. Certo che per il re degli spartani è disdicevole, per non dire disonorevole un tale atteggiamento. Ma io l’ho sempre detto: lo sai qul’è l’errore degli spartani? Che son sempre stati troppo estremisti, troppo risoluti! Voglio dire: le corna si possono affrontare anche senza sguainare la spada, perchè se la sguaini e poi non ci sai fare una benemerita, era meglio se la lasciavi nel fodero. Se Menelao avesse affrontato la situazione con un po’ più di diplomazia, le cose sarebbero andate diversamente. In definitiva mi preme dire che dobbiamo essere grati a Menelao per la sua goffa codardia, perchè altrimenti buona parte di questi poemi chi li avrebbe mai scritti? Insomma, per una buona storia ci vuole, il pavido, goffo e merlo.

  2. F. ha detto:

    insomma…Menelao le mani di Troia! 😉

  3. tramedipensieri ha detto:

    Ma chissà perchè mentre leggevo sostituivo nomi e visi…di oggi.

    Mah…forse è meglio rilegga…con il giusto approccio… 😦

  4. Pandora ha detto:

    Ma proprio bellino questo post con i commenti compresi…un po’ di ironia ci vuole sennò che palle!!! 😀

  5. melogrande ha detto:

    Grazie !
    Mi piace giocare coi miti greci, ed ogni tanto ne “maltratto” uno, che sia Orfeo, Dioniso, Ares il massacratore, o Zeus in persona…

    Prometeo il titano si è persino permesso un po’ di gossip su una certa Pandora, spero naturalmente sia solo un caso di omonimia …

    “Honi soit qui mal y pense”
    😉

  6. guido mura ha detto:

    A dire il vero non mi piacevano molto quei rozzi baluba degli spartani; ma neanche gli ateniesi con la loro pseudo-democrazia, che da buoni progressisti riuscivano benissimo a scannarsi tra loro. L’Iliade mi è sempre stata odiosa, anche perché parteggiavo per i troiani. Sopportavo l’Odissea giusto perché era una sorta di romanzo d’avventure, ma il protagonista era francamente insopportabile, anche perché cuccava un sacco e trovava mille scuse per cornificare la povera Penelope. Quanto ai Romani, non mi stavano simpatici nemmeno loro, e infatti tifavo per i Cartaginesi. Tra Papato e Impero facevo il tifo per l’Impero, durante il Risorgimento per gli Austriaci e tra Russi e Americani avevo una segreta simpatia per i Russi. E oggi mi sa che tra Italiani e tedeschi quasi quasi preferisco… Insomma, è meglio che stia zitto!

  7. luceombra76 ha detto:

    Lace-demoni 😉 Non riabilita, ma aiuta no? ^____^

    • melogrande ha detto:

      Effettivamente, puntando sulla dentale va meglio.
      Per di più ho il dubbio (ma non sono troppo competente in materia) che la “c” suonasse più come una “k”.
      Lake-Démoni

      Non è il colpo secco di Spar-Ta, ma può andare…

      😉

  8. capehorn ha detto:

    Certo che per screditare i nemici, gli antichi ci andavano giù pesante, ma di molto.
    Menelao una sorta di mammoletta, anche se veniva da una famiglia di antropofagi. Re di una nazione (?) di pecorai, più dediti a menar le mani, che altre parti del corpo.
    Eppure da Sparta uscì il primo corpus legis della storia. Decisamente forte negli enunciati, ma almeno “loro” hanno tentato di mitigare un temperamento, certo non all’acqua di rose.

    Leggere dei miti, alla maniera di Melogrande é sempre un piacere.

  9. lillopercaso ha detto:

    Le detestavo entrambe, dovendole studiare! Ancorancora Tebe, giusto perché occupava poco spazio sul sussidiario. (Mi piacevano i Fenici, chissà perché.)

    Leggendone qui, ho l’impressione di essermi persa qualcosa di bello.

  10. […] che Menelao non sia una cima, è un po’ che lo sospettavamo, giusto […]

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