Il/limitato

illimite

Volevo provare i confini della realtà, volevo vedere a che punto potevo arrivare. Tutto qui, solo curiosità.

Jim Morrison

 

Il limite non è chiusura, ma apertura, esiste più che altro come stimolo intellettuale, o fisico. Il limite è una provocazione, un punto di sfida alla curiosità. Ogni porta chiusa rappresenta un invito ad aprirla.

Eccoti in riva al mare, sul bagnasciuga. Hic sunt leones. Nec plus ultra. Non proseguire oltre, fermati, questo è il tuo limite. Cosa rappresenta questo se non uno stimolo irresistibile a proseguire ? Cosa c’è dall’ altra parte ? E perché mai non dovrei andarci ?

Come dinanzi ad ogni porta chiusa, la sfida consiste nel trovare la chiave, oppure il modo di scardinare, e la motivazione, semplicemente, nel cercare di sapere cosa c’è dall’ altra parte.

Non siamo animali stanziali, non lo siamo mai stati se non nell’ ultimo, brevissimo insignificante periodo della cosiddetta civiltà, un battito di ciglia nella storia di una specie umana che invece ha sempre trovato il senso del proprio destino nell’ esplorazione, cioè nel viaggio. Animali migratori che si fanno domande, bestie curiose in cerca di scoperte, tastando il limite giusto per avere un motivo, qualcosa da superare, uno stimolo ad escogitare, a produrre, a creare.

Creare è produrre qualcosa dal nulla, giusto, ma allora per fare questo prima occorre sentire che ciò che c’è non basta, occorre una mancanza ed un desiderio. Ci vuole una porta chiusa, insomma, che è la domanda perfetta. La curiosità è mancanza, desiderio e stimolo, frusta e sperone.

Può diventare ossessione ?

È questo, proprio questo, il punto. Superare un limite per il gusto di superarlo, per la gioia dell’appagamento, per vedere cosa c’è di là, produce assuefazione, e dipendenza. Superata una porta chiusa subito si va alla ricerca di un’ altra, e poi un’ altra ancora, è questa la dipendenza. E la nuova sfida deve rilanciare, alzare il livello, essere più impegnativa e temeraria, comportare maggiori difficoltà e rischi. È questa l’ assuefazione.

Qualunque cosa arricchisca la vita può degenerare, diventa tossica nel momento esatto in cui ribalta il mezzo col fine e diventa essa stessa, da mezzo, fine. La ricerca fine a se stessa del limite sempre nuovo è una droga, e, come ogni droga, anche un anestetico. Nasconde e copre il dolore. Stimolare certe sensazioni può essere un modo ingegnoso per attutirne altre. La musica a volume eccessivo serve a non ascoltare, il sonnifero serve a non sognare, se i sogni rischiano di essere incubi.

Cosa c’è  dunque dietro a questa ossessione per il limite ? Quale sofferenza si nasconde per non farsi vedere ? La ricerca di limiti esterni non può essere forse un diversivo che distoglie l’ attenzione dal limite interno, da una mancata accettazione di se e della propria finitezza, dei propri stessi confini, che si può cercare di espandere, come gonfiare un palloncino, ma che non si possono davvero rimuovere ?

L’ insoddisfazione profonda, il rifiuto di specchiarsi e riconoscersi si proietta all’ esterno in sfide e tentazioni, irrequietezza e curiosità. Il blocco è una vita non condivisa, un peso sempre addosso, una colpa di vivere irredimibile ed angosciante, un dovere di riscatto ancora più terribile in quanto privo di vere motivazioni.

Non c’è maggior colpa che l’ esser nati, diceva Calderòn, e questo peso, questo carico richiedono una risposta nella forma di un’ assunzione di responsabilità rispetto a cui il limite esterno è una sfida assai più oggettivabile, e dunque, paradossalmente, più gestibile, maneggiabile, dominabile.

Utilizzabile forse, addirittura.

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26 commenti su “Il/limitato

  1. giolic ha detto:

    la tua foto e le tue parole mi hanno fatto venire in mente
    questa canzone di Battiato :
    “Guardando l’orizzonte, un’aria di infinito mi commuove;
    anche se a volte, le insidie di energie lunari,
    specialmente al buio mi fanno vivere nell’apparente inutilità”.

    E anche la poesia di Kavafis :
    “Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze. Itaca ti ha già dato un bel viaggio;
    senza Itaca, tu non saresti mai partito.
    Essa ti ha già dato tutto, e null’altro può darti.
    Se, infine, troverai che Itaca è povera,
    non pensare che ti abbia ingannato.
    Perché sei divenuto saggio, hai vissuto una vita intensa, e questo è il significato di Itaca.”

  2. gelsobianco ha detto:

    Che post davvero stimolante, F!
    Grazie.
    Con calma ritorno!
    gb

  3. germogliare ha detto:

    Il superamento del limite come ossessione è fuggire il presente, è irrequietezza. Ma. La curiosità di conoscere cosa c’è oltre il limite vissuto al momento è intelligenza, è crescita.

  4. invecedistelle ha detto:

    Come ben sai, una cosa è sentirsi bene nelle situazioni in cui sfidiamo un limite, un’altra è sentirsi bene ‘solo’ in quelle situazioni. Penso che possiamo riconoscere lo spartiacque e provare a chiedere aiuto in tempo. Non credo si possa farcela da soli.

  5. guido mura ha detto:

    Certo, ci saranno sempre limiti, in una realtà che è o ci appare infinita e la constatazione è angosciosa o entusiasmante: dipende dallo stato d’animo, da come si affronta questa consapevolezza. Eppure, a un certo punto, bisogna accorgersi di aver raggiunto il proprio limite, che non è forse un limite assoluto, ma in un certo momento e per una certa persona risulta invalicabile. Ostinarsi ad andare oltre è autodistruttivo e sconfortante, conduce in maniera inesorabile al dolore della sconfitta.

  6. stileminimo ha detto:

    Il commento di Guido mi ha fatto pensare; andare incontro al limite, all’ignoto, in fin dei conti equivale a voler andare incontro al dolore, perchè altrimenti non si correrebbe il rischio di percorrere strade sconosciute. E se non si corresse questo rischio, l’alternativa quale sarebbe? La certezza di non soffrire, forse… o forse nemmeno, perchè vivere equivale comunque a soffrire, anche. Ma soffrire di qualche cosa che si è cercato conferisce forse un valore diverso a quella sofferenza e comunque ho visto che non c’è crescita, non c’è evoluzione senza sofferenza, cercata volendo oltrepassare dei limiti o meno che fosse. Il limite spesso è un fattore umano, e spesso in realtà non esiste se non nella mente di chi lo produce. UN limite di questo tipo va oltrepassato, a mio parere; accada quel che deve accadere, perché sofferenza o meno, va fatto. Perchè significa andare oltre la paura della sofferenza e seminarla, lasciarla indietro, per vivere ancora. Anche perchè non è che si abbia un tempo infinito a disposizione e la Morte non è solo un’idea, non è un prodotto della nostra mente; quella ci aspetta al varco e mi spiace per chi vuole dimenticarsene e vuole ignorarla, perchè così ci si dimentica anche di oltrepassare i limiti che impediscono di vivere quanto la vita stessa concede. A volte non è solo paura, ma anche pigrizia. A volte la vita diventa un’attesa inutile, di finire. Rischiare e andare oltre preserva da questa condizione, io credo. Le occasioni per andare oltre sono infinite, anche nelle cose minime, nei progetti piccoli; non è necessario puntare esclusivamente ad un ignoto grandioso, perchè forse quello lo si raggiunge a piccoli passi, come quando si scala una montagna, un po’ alla volta, non so. L’importante è camminare; qualsiasi tipo di terreno o percorso ci si pari davanti, anche se si ha paura, anche se si fa molta fatica, anche se si soffre tremendamente. Credo così… poi, non so, si vedrà…

  7. gelsobianco ha detto:

    Mi è tornato alla mente…
    “L’assurdo è la lucida ragione che constata i suoi limiti.”
    (Albert Camus)
    Forse è un OT, ma… è molto interessante.

    A presto, F!
    Un sorriso
    gb

  8. Pannonica ha detto:

    non lo so..
    il superamento del limite è un’arma a doppio taglio. saggezza vorrebbe che ognuno conoscesse i propri per sapere fino a che punto ci si può spingere.
    la cosa più difficile è riconoscerli, i propri limiti; conviverci serenamente.
    il limite diventa più spesso una frustrazione, una mezzanotte tra ciò che si è e l’essere perfetto che si vorrebbe essere.
    il delirio di onnipotenza delle società occidentali nasce proprio dalla convinzione che non esistono limiti ai consumi, all’arricchimento personale, dall’idea malata che tutto sia possibile senza conseguenze.
    ma oggi sono depressa. forse perché si vota…

  9. gelsobianco ha detto:

    “I viaggi sono i viaggiatori.” (Fernando Pessoa)

    Appene troverò un attimo di calma, ti scriverò di più, F!
    Questo tuo post è importantissimo per me.

    Ti ho fornito materiale su cui pensare.

    Buona nuova settimana!
    gb

  10. stileminimo ha detto:

    Il limite della ragione, forse non sempre è follia; quel che un tempo sembrava essere follia, oggi è logica, ragione, comprovate certezze. Il limite è di chi non è abbastanza “folle” da voler andare oltre la ragione. Forse la vera follia sta nel non saper essere folli abbastanza da cercare di oltrepassare i limiti.

  11. luceombra76 ha detto:

    Finchè è un’incentivo alla crescita il limite è sano, quando diventa una compensazione di un vuoto interiore è pericoloso. Amo e frequento la montagna e nel mio piccolo mi capita di vedere molto bene la differenza tra passione e ossessione, tra rispetto di sé e della natura ed esaltazione. La montagna è poi un ambiente che, come immagino tu sappia, per la sua severità mette a nudo le persone per quelle che sono veramente e quindi questa differenza è ancora più evidente. Ottimo spunto di rilfessione, un grazie e un sorriso a te 🙂

    • melogrande ha detto:

      La montagna ha fatto molto per insegnarmi il senso del limite, verissimo…
      Grazie a te e benvenuta.

      • gelsobianco ha detto:

        Anche il mare insegna il senso del limite!
        Trovarsi soli, in mezzo al mare, in balia delle onde e del vento…

        E’ la natura tutta a mostrare il senso del limite a chi lo vuole e lo sa cogliere.

        gb
        Un saluto.

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