Vorrei avere scritto questo post

Devo fare una confessione.

A volte mi sembra di volere delle cose, non so, leggere un certo libro, andare in un certo posto, vedere un amico, qualsiasi cosa. E lo voglio veramente, intendiamoci, non è che ci sia sotto una specie di autoinganno, è un interesse autentico per quella determinata cosa, è curiosità vera, desiderio sincero, quello che volete. Insomma, voglio DAVVERO fare quella cosa.

Cerco l’ occasione, il tempo, il momento, a volte non è facile fare posto, ma insomma se uno davvero vuole, alla fine trova il tempo ed il modo, e quindi non di rado mi trovo a fare davvero ciò che ho desiderato.

Qualche volta però, nel momento in cui il desiderio si realizza, nel preciso istante in cui inizio davvero a fare qualcosa che desideravo così tanto fare, in quel preciso istante sopraggiunge una sorta d’ impazienza. Impazienza che il film arrivi alla conclusione, che la visita si concluda, che la mostra arrivi all’ ultimo quadro, il libro all’ ultima pagina. Non è sempre così, per fortuna, ma qualche volta capita. Lo confesso.

Una specie di frenesia di compimento, il pensiero già rivolto a quale cosa fra le restanti, dedicarsi subito dopo. Insomma è come se il “desiderio di fare” che è, va detto, un desiderio assolutamente autentico, si rivelasse al momento della sua attuazione come un “desiderio di avere fatto”.

Fare una cosa vuol dire sceglierla nel mare indistinto delle potenzialità per depositarla, come un precipitato chimico sul fondo della realtà. Nell’ oceano di libri che potrei leggere, dei film che potrei vedere, delle visite che potrei fare, delle persone con cui potrei parlare, una ed una soltanto è quella che scelgo di fare, e quella scelta è una scelta necessariamente esclusiva.

E’ proprio l’ esclusione a generare insofferenza. È l’ incommensurabilità tra l’ universo infinito delle possibilità e la finitezza delle esperienze della vita. Sapere, e confessare a se stessi che gran parte delle scelte scartate nell’ attimo presente rimarranno scartate per sempre perché il contenitore esistenziale è quello che è e non di più.

E si vorrebbe pertanto riempirlo un po’ di più, forzarne i limiti, accelerando i tempi di ingestione e digestione dei contenuti.

È una follia, ovviamente.

Una follia in primo luogo perché è una gara che non si può vincere, per quanto ci si sforzi, la sproporzione fra finito ed infinito non muta, resta pur sempre incongrua.

Una follia anche perché l’ accelerazione è antagonista della profondità, certe cose richiedono tempo se le si vuol conoscere, ogni cosa in grado di avere un’ anima ha il suo ritmo che va rispettato, ed io lo so benissimo, è quello che cerco nelle lunghe camminate in montagna, no ? Altrimenti è come un tour organizzato “best of Italy” di cinque giorni ed il turista di fronte al Colosseo chiede conferma “E’ martedì quindi siamo a Roma, giusto ?” Giusto. È il secondo giorno del tour e quindi è Roma, fosse il quinto sarebbe, che ne so, Venezia.

È così che si vuol vivere ? Certamente no.

Ed allora, perché questa inquietudine del fare, anzi, dell’ aver già fatto ?

Servirebbe un po’ di pazienza, a volte…

Annunci

34 commenti su “Vorrei avere scritto questo post

  1. egle1967 ha detto:

    Provo un grande senso di gioia e pace quando , senza esercitare apparentemente nessuna scelta che esclude qualunque cosa di possibile , mi trovo a vivere la volonta’ di qualcun altro che si manifesta inaspettatamente. Oppure quando vivo esperienze determinate dal caso, da un verificarsi infinito di volonta’ espresse , sulle quali non sono intervenuta in nessun modo perché si verificassero.
    E mi piace, mi incuriosisce e mi stupisce…quando manca un ‘aspettativa , ecco.
    Quando esercito una scelta , ho delle aspettative, che verrano attese o disattese, e spesso si prova qualcosa in merito all’esperienza vissuta, utilizzando come parametro inevitabile quello che ci aspettavamo di provare. Non c’è l’apertura necessaria ad ogni “sentire possibile”
    Forse l’attenzione è spostata già sul risultato, e quindi sull’aver acquisito quella esperienza.

    Confesso anch’io. Capita anche a me…poi mi riprendo un attimo e mi accorgo di non aver vissuto niente, di aver sicuramente perso milioni di dettagli che avrebbero potuto stupirmi o solo emozionarmi…si, ci vuole pazienza .

  2. tramedipensieri ha detto:

    A volto è l’esclusione. A volte non penso sia dovuto a questo…penso piuttosto che una volta soddisfatto il desiderio, lo scopo, l’obiettivo forse, e non tanto incosciamente, non ne siamo più attratti.
    E cala l’interesse e si è già pronti per un altro obiettivo…
    Ma in fondo è l’insoddisfazione di base a non trovare “sfogo” in tutti questi bei programmi: il desiderio cresce quando, di fatto, questi programmi non vengono condivisi, forse.
    Chissà….

    • melogrande ha detto:

      Per certi versi e’ normale che sia cosi’.
      Il problema e’ il venir meno dell’ attrattiva, a volte, prima ancora che il desiderio sia soddisfatto…
      Mi sa che c’ e’ qualcosa di vagamente patologico, in questo.

  3. lillopercaso ha detto:

    E grazie mille per il video, che ho visto tempo fa (qui da te, forse?) e non riuscivo a ritrovare. Volevo mostrarlo al Mostrillo. Ti assomiglia un po’, ma naturalmente, essendo un ragazzino, ha o crede di avere tutte le strade aperte e percorribili; riconosco già un filino di ansia dal voler far tutto;
    Sai cosa? Lui è INNAMORATO DEGLI ‘INIZI’! Entusiasta e incostante.

    • melogrande ha detto:

      Non credo di averlo mai postato prima, questo video, lillo.

      Mostrillo e’ un ragazzino, e’ comprensibile.
      Io non penso di essere innamorato degli inizi, sai.
      Al contrario, mi piace prendermi cura di cose e persone, e non sopporto il dolore della perdita.

      • lillopercaso ha detto:

        !!!! Lui è paziente SOLO con le persone più deboli, o nei loro momenti di vulnerabilità, o coi vecchi, o i bimbi piccoli o gli animali. Ed è bravo in questo. Se ti assomigliasse anche solo un po’, sarei contenta (per come mi sembra tu sia).
        In quanto alle perdite… ci ha fatto i conti fin troppo presto, magari ne guadagna in consapevolezza.
        Ciao!

  4. guido mura ha detto:

    Vivere è difficile, perché obbliga a scegliere, a selezionare una sola tra le tante opzioni possibili. Subentra l’angoscia della strada non intrapresa, del sogno non realizzato, della realtà non creata. C’è però un’angoscia peggiore, quella dell’impossibilità, di chi non può scegliere, che si trova davanti una sola strada, obbligata, e senza vie di fuga. Insomma c’è chi fa (o tenta di fare) troppe cose in fretta e chi ha tantissimo tempo per fare una sola cosa, perché non può farne altre: qualche volta nemmeno ci pensa a fare qualcosa di alternativo, perché non ne ha gli strumenti, come ad esempio la salute, la cultura, il denaro. A una certa età, chi ha la fortuna come me di arrivare ad essere “anziano” o giù di lì impara, quando le possibilità di azione per ovvi motivi si riducono, ad apprezzare tutte le possibilità che ha avuto di fare anche troppe cose e di scegliere, magari sbagliando. Ma ogni tanto l’angoscia ritorna e si vorrebbe ricominciare a fare, anche quando sarebbe meglio approfondire.

    • melogrande ha detto:

      Il progredire degli anni ti porta ad un restringimento delle prospettive, questo e’ fatale.
      E cio’ puo’ scatenare una certa impazienza, una frenesia a fare.
      C’e’ dietro una mancata accettazione dei limiti, forse.
      Chissa’…

  5. Pannonica ha detto:

    il piacere mutilato.. capita anche a me, a volte. credo che sia una brutta paura di rimanere delusi dal compimento. ma anche no. non lo so.

  6. stileminimo ha detto:

    L’attesa, il desiderio di vivere una determinata esperienza, di realizzare un progetto o di fare qualche cosa di anche minimo e che però si rimanda per i motivi più disparati, per lo più legati a limiti di tempo, a mio parere sono legati al fatto che si è costretti in situazioni che ci stanno strette. Dico questo perchè se così non fosse, il tempo non lo si vivrebbe con la foga di “finire”, ma di gustarsi invece gli attimi. Il problema, io penso, sta nel fatto che è già tutto predefinito da un’idea di esistenza che ci viene da fuori e che nella maggior parte dei casi ci somiglia troppo poco. C’è un tempo per studiare, c’è un tempo per lavorare, per sposarsi, per fare carriera, per viaggiare, per mettere al mondo dei figli. Tutto è calibrato in base a ritmi prestabiliti da un contesto che ci ospita e che magari nemmeno ci siamo scelti, perchè semplicemente ci siamo capitati nascendo. E son tutti ritmi e precondizioni che lasciano poco spazio alla reale libertà di potersi gestire come davvero sentiremmo di voler fare. I condizionamenti sono fortissimi e spesso nemmeno ci si rende conto che è così. Si è costretti a farsi portare, come se si fosse saliti su una nave che ci porta su rotte che noi non vediamo, ma che sono già prestabilite. E allora nasce il disagio quando ci rendiamo conto di ciò che vorremmo davvero per noi, ma che non ci è dato ottenere. Ci accontentiamo delle briciole, consci del fatto che non ci saranno altri viaggi, che il tempo è poco e che è già occupato in gran parte da schemi prestabiliti che se lo mangiano tutto, o in gran parte. L’impazienza io la chiamerei insoddisfazione, perchè in fin dei conti tutti ci rendiamo conto, più o meno consciamente che questa è la condizione che viviamo, solo è molto difficile risolvere, uscirne. Penso sia data da uno squilibrio fra quello che si è e/o si vorrebbe essere e quello che si è diventati, malgrado noi stessi. Perchè quando si vive nel tempo con i ritmi propri, quelli giusti e che ci somigliano, non si ha fretta di “andare oltre”, semplicemente ci si gode il momento, si è felici che duri.

  7. ilmiosguardo ha detto:

    Sì, assolutamente vera la tua riflessione MG!
    Da tempo cerco di esercitarmi di più all’arte della pazienza e provo la necessità di godere di più dell’attimo presente, però spesso con deludenti risultati … 😦

    Grazie per avermi fatto tornare alla mente la bella canzone che hai postato che io conoscevo in queste versioni:

    e scusa se mi sono permessa di inserire qui i due link… 🙂
    Buona giornata, ciao
    Ondina

    • melogrande ha detto:

      Hai fatto benissimo, Ondina, anche perché c’è di mezzo una piccola curiosità.
      La prima è la versione originale, un pezzo dei Tears for Fears quando erano all’ apice della creatività.
      La seconda invece è la stessa versione che ho postato io, e che molti hanno attribuito ai R.E.M. per via del fatto che la voce di Gary Jules è molto simile a quella di Michael Stipe, e forse anche per lo stile con cui è arrangiata.

      Confesso che all’ inizio c’ ero cascato anch’ io…

  8. invecedistelle ha detto:

    Forse nell’attimo prima che il desiderio si realizzi comincia a palesarsi un vuoto. Con il ripetersi dell’esperienza siamo in grado di anticiparlo e quindi di vivere le sensazioni che si attagliano allo stato di vuoto, costringendosi così a tentare di allontanarlo con nuovi programmi, idee, obiettivi.
    Penso che dovremmo curarci abituandoci al dolce far niente, poco alla volta. La compulsione è fuga da qualcos’altro che invece preme da dentro e non è nè un libro, nè un caffè con l’amico, nè una corsa al parco.

  9. melogrande ha detto:

    Mi sa che hai ragione, sai ?
    La compulsione può effettivamente essere fuga, ed a volte persino anestesia.

    (Del resto, non per niente sei Inestinguibilmente ricettiva, in breve quasi pericolosa…)

    😉

  10. germogliare ha detto:

    Perché i tempi richiedono il dovere di correre veloce, e per eccessivo zelo, certe volte, si considerava una cosa solo pensata già conclusa. Mentre il piacere richiede lentezza. Impariamo a bilanciare!?

  11. capehorn ha detto:

    Credo che il problema stia nel desiderio, che carichiamo di aspettative, in cui ci maceriamo per il tempo che ci condurrà a soddisfare quel desiderio.
    Troppe volte il desiderio viene sopravalutato, vuoi per un nostro egoistico intimo desiderio, vuoi perché viviamo in un momento, ,dove tutto deve essere forzatamente, il massimo e ancora di più.
    Non può essere la semplice bellezza d una rosa del nostro giardino. DEVE essere la rosa rosso cardinalizio screziata rosa alba che si riflette sui ghiacciai della prima valle subito dopo la Mutzang Tower sul Baltoro. O quella, oppure … nulla.
    Lo so é eccessivo, ma di eccessi ci stanno nutrendo e noi tante volte cediamo a quegli eccessi. Ogni uomo vuole per se l’unicità nelle e delle cose. Credo che sia un’aspirazione insita in noi. Eppure una volta raggiunta sentiamo una certa insoddisfazione, dovuta la fatto che non riusciremo ad avere o essere tutte le unicità.
    Il desiderio appagato, fa sorgere un’altro desiderio, molto più appagante, ma sentiamo che il tempo non é nostro alleato, non lo sono le nostre condizioni economiche ad esempio e siamo costretti a ripiegare.
    A volte prima ancora di iniziare, svolgiamo delle nostre particolari successioni degli eventi e se per un qualunque motivo, non vengono rispettate ci coglie la frenesia che debbano concludersi in brevissimo tempo, dato che ci procurano insoddisfazione o peggio, dolore.
    Se é vero che non abbiamo più l’abitudine alla lentezza, altrettanto siamo portati a confonderla con la pigrizia, come hai giustamente annotato.
    Mi chiedo se dobbiamo combattere anche contro il vortice della vita o se dobbiamo abbandonarci ad esso, sperando di non farcene sommergere.

    • melogrande ha detto:

      Non saprei se è quello, cape.
      Più che la qualità dell’ oggetto del desiderio, a me pare di essere travolto dalla quantità, dalla pura e semplice esorbitante quantità, che fa sì che ogni scelta sia “ad excludendum” di tante altre e generi, nell’ atto stesso, un rimpianto che interferisce …

      • capehorn ha detto:

        In effetti la troppa scelta porta ad una … non scelta, o comunque a non discriminare al meglio le scelte da compiere; rischiando così una indigestione continua, carica di rimorsi e rimpianti.

  12. salvo saia ha detto:

    Avevo un caro amico, valente fotoreporter, che per frenare il mio impeto giovanile soleva dirmi :
    – ” vedi Salvo, la vita é come il gioco del Poker. Occorrono cioè soldi, sigarette e pazienza, ma tanta pazienza “.

  13. Detto sottovoce e guardandomi dentro….
    Che non ci sia, in fondo al tutto, la paura di essere felici? O di riconoscere la felicità nel momento in cui si sta vivendo, proprio perché si sta vivendo? Quasi fosse un modo di sminuirla, vivendola. Allora ci viene da dire…no no, mica può essere questa qui, la felicità…
    Spesso mi capita di pensare a periodi della mia vita in cui non mi pareva di essere felice eppure probabilmente lo ero.
    C’è che speriamo sempre che il meglio debba ancora venire e allora, assaggiata una cosa, ci convinciamo che il sapore migliore sia quello che non abbiamo provato.
    Non so.
    Forse abbiamo bisogno di ritrovare la passione per il tempo lento: assaporare per dare sapore.
    zena

    • melogrande ha detto:

      Non lo so, zena, davvero non lo so.
      E’ una domanda autentica, quella sull’ inquietudine.
      Credo di avere riconosciuto la felicità in momenti, attimi, non tanto in periodi.
      In quegli attimi avrei voluto fermare il tempo, questo sì.
      Ma non si è mai fermato…

      • Ci sto pensando, all’inquietudine. Essenzialmente perché la sto vivendo.
        Credo che l’inquietudine sia comunque la misura umana. Quella che ci connota: inseparabile.
        Ricordi Sofocle? “L’uomo, questo essere inquieto…”
        La decliniamo in mille modi, questa inquietudine: ora è ansia, ora è smania, ora è irrequietezza, voglia di bruciare, paura di bruciare, insofferenza, eccitazione bella…
        Le diamo tanti nomi, ma forse è soltanto la percezione di essere vivi in tutta la nostra imperfezione.
        ciao, Francesco.
        Buona notte.
        zena

        • melogrande ha detto:

          Essendo che “quiete” ha la stessa radice di “requiem”, non posso che darti ragione.
          E’ la percezione di essere vivi, dunque non quieti.

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...