Gli Elfi del bosco gelato

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Non c’è niente di più vero del bosco gelato nel cuore dell’ inverno. Il freddo intenso impedisce alle cose di mostrarsi diverse da come sono, non avanzano energie da sprecare in dissimulazioni e travestimenti, tutto è esattamente come è, a partire dagli alberi senza il velo del fogliame. La neve ghiacciata si spezza sotto la pressione degli scarponi con un crepitio da patatine, mentre la vita del bosco intorno sembra trattenuta, anch’ essa, nel minimo sforzo vitale. Eppure, qualcosa si avverte, una cincia sfreccia tra i rami e tracce, molte tracce dimostrano che il bosco è abitato.

E’ come se ci fossero due popolazioni sovrapposte e parallele, qui, destinate a non incontrarsi facilmente. Adesso ci siamo noi, goffi bipedi alla luce del giorno, infagottati in materiali più o meno tecnici e protettivi, traspiranti ed idrorepellenti, quasi fossimo palombari, oppure  astronauti alieni. Ci siamo noi, e non ci sono loro.

Loro, i veri e legittimi abitatori del bosco, quelli che non hanno scarponi né giacche a vento, quelli che non si cambiano mai, quelli senza zaino e senza pranzo al sacco, quelli che se non trovano da mangiare muoiono.

Cervi e caprioli, le tracce sono diverse per chi le sa distinguere, e fra i caprioli c’è anche qualche piccolo, perché la vita non si ferma certo per un inverno, che non è neppure dei peggiori, poi. Alberi scortecciati mostrano che la fame non dorme e qualche volta morde, ed i  morsi della fame sono diventati morsi veri, al legno dov’è più tenero, che almeno dia la sensazione della pancia piena. Mors tua vita mea, questa e non altro è la legge di natura, e chiunque pensi il contrario non sa, o non vuol vedere.

Altre tracce  incrociano le prime, creature più piccole e cattive, si intuisce, e non meno affamate. Una volpe rossa, probabilmente, e qualche martora, o faina. Sarebbe un vero regalo per loro se uno di quei piccoli caprioli precipitasse da una cengia, un cenone da leccarsi i baffi fino all’ alba. Ma non sempre è festa, e bisogna accontentarsi di quello che c’è, qualche uccello incauto, un rospo, una salamandra, un serpentello dalla vista corta.

Più in alto, dove il bosco finisce e la montagna si fa più cattiva, lassù ci sono i camosci e le pernici bianche, più in basso ed a portata di fameliche zanne ci sono i galli cedroni ed i forcelli, ma loro lo sanno, e se ne stanno bene acquattati. Dovranno per forza esporsi più avanti, nella stagione degli amori, ma non è adesso, è all’ inizio dell’ estate quando il bosco è un po’ più generoso e la fame dei predatori, si spera, un po’ meno acuta. Mors tua vita mea è una legge che imparano tuttiin fretta, quassù.

Creature che corrono, volano, strisciano e si arrampicano sono come gli Elfi delle fiabe, escono e popolano il bosco soprattutto di notte, e quando non c’è nessuno che possa vederli, e svaniscono nel nulla non appena i goffi bipedi infagottati avanzano con quello che a loro deve sembrare un frastuono da banda di paese. Per questo tanti bipedi non credono alla loro esistenza. Ma hanno torto.

Si dovrebbe essere più umili e rispettosi, ecco tutto, arrivare quassù in punta di piedi, chiedere il permesso magari, e poi accomodarsi, diventare abitanti del bosco, anzi diventare bosco fino a scomparire, assumere il colore l’ odore il respiro del bosco, farsi dimenticare, rendersi invisibili come le creature fatate. Solo allora gli elfi, distratti o rassicurati, usciranno nuovamente dai loro nascondigli per mostrarsi ai bipedi non più estranei.

Per i quali sarà difficile tornare indietro, dopo.

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27 commenti su “Gli Elfi del bosco gelato

  1. Pannonica ha detto:

    Magia. Ecco cosa ti auguro per questo 2013, un po’ più di magia; non solo nelle tue splendide escursioni in montagna, ma ti auguro altrettanto splendide incursioni di magia nel tuo quotidiano. 🙂

  2. Pannonica ha detto:

    e splendida musica, naturalmente, per questo post.

  3. stileminimo ha detto:

    Io a diventare bosco fino a scomparire e vedere gli elfi ci farei la firma adesso, subito!:) Perchè mi sa che è una di quelle sensazioni magiche che poi ti porti appresso per sempre. Mi sa… non so… 😛 E concordo con Pannonica: questa musica è meravigliosa e assomiglia tantissimo ai boschi fatati e alle montagne innevate.

  4. guido mura ha detto:

    Chissà, forse ancora i boschi si salvano. Ancora c’è vita laggiù. Quante volte ho attraversato le nostre pianure e ho visto chilimetri su chilometri di terra cementificata e lastricata, costruita fino all’inverosimile. Eppure anche in mezzo alle pietre e ai lastroni di cemento, o ai margini delle strade asfaltate, la natura s’insinua senza arrendersi. Figurarsi quanta vita è presente là dove l’uomo non passa continuamente, dove animali e piante e tutte le creature invisibili (lombrichi, spore, batteri o magari gnomi ed elfi, se esistono) sono liberi di agire. Piuttosto mi sembra assai difficile trasformarsi in abitanti del bosco, a meno di mangiare il fungo sbagliato ed entrare, per quella via, in un’altra esistenza, tutta silvestre; solo che quell’esistenza ci rende immobili, tanto immobili che noi uomini la chiamiamo morte.

  5. invecedistelle ha detto:

    La capacità mimetica che auspichi nel bosco dovrebbe essere applicata, un pizzico, nel rapporto con tutti gli esseri. Rendersi invisibili, non per non esserci, ma per ‘cercare’ meglio, per avvicinare di più l’altro senza invaderlo.

    Mentre leggevo della ‘verità’ del bosco gelato, mi hai fatto tornare in mente questo passo del libro ‘Furor mathematicus’ di Leonardo Sinisgalli, il poeta ingegnere (lo conoscerai), che dice così:

    “L’inverno conserva per noi questo senso di stagione minerale, di paesaggio incorruttibile e casto, che sottopone i nostri pensieri a una rigida vigilanza. Stagione la meno adatta a nutrire le nostre immaginazioni false, tanto il suo clima ci porta viva sotto gli occhi la nostra segreta natura…”

    Buon anno, caro F.

    • melogrande ha detto:

      No che non lo conoscevo !
      Che frequentatori preziosi che ho, lo vedi ?
      Non sono il solo a percepire questa misteriosa “verità” dell’ inverno, allora….

      Grazie davvero, lo metto in conto come regalo per l’ anno nuovo.

  6. invecedistelle ha detto:

    Grazie a te! Tu sei prezioso.

  7. carla ha detto:

    potresti anche azzardarti a fare un tiepido pediluvio nel laghetto (ghiacciato:-))

    a proposito di elfi, stasera mi pare ci sia la terza parte della trilogia il signore degli anelli!

    ciao Melo!

  8. gelsobianco ha detto:

    Quanto amo questo tuo post con quella fotografia e quella musica!
    Grazie, F.
    gb

  9. gelsobianco ha detto:

    Anche il titolo è colmo di magia! 🙂 gb

    • lillopercaso ha detto:

      Sì, e anche la storia di come è nato il pezzo musicale è strana.

      Mi è piaciuto molto leggere questo brano, Melo, veste benissimo il mese di gennaio

      • melogrande ha detto:

        Grazie, lillo, è un post che ho sentito molto.
        Il brano l’ ho trovato un po’ per caso ma mi è parso subito “giusto”.
        Com’ è nato ?

        • lillopercaso ha detto:

          I musicisti dicono che l’album è stato composto in seguito alla richiesta di una ragazza orcadiana (?), apparsa in sogno, che si era uccisa dopo essere stata bandita dal sua villaggio perché aspettava un bambino da un marinaio. Mah! L’ho letto su Youtube, sotto il video. Il testo è bello.
          invece, non so di preciso cosa racconti quello che ti ho messo io; ma di sicuro centrano gli Elfi e i Troll che popolano le leggende norvegesi, e le foreste, di notte.

      • gelsobianco ha detto:

        I paesi del Nord Europa sono colmi di leggende splendide!
        Che incanto!

        Gli Elfi sono rintracciabili anche in una Terra che io amo molto, l’Irlanda, la magica Irlanda.

        Un saluto caro per tutti
        gb

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