Usato sicuro

Non andartene docile in quella buona notte,
I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
Infuria, infuria, contro il morire della luce.

D. Thomas

Usarsi.

Non vivere al risparmio.

Logorarsi. Ammaccarsi. Farsi male.

La gara non è a chi porta in fondo l’ anima senza un graffio.

C’ è una vita qui, una sola. Non è in garanzia e non c’ è rimborso.

Usarla.

Arrivare al traguardo logori, a brandelli, col cuore che perde colpi, doloranti, affannati, questo va bene. Arrivarci avendo dato fondo a tutto ciò che si ha, ed anche di più, questo è il meglio.

Essersi consumati e goduti, trovarsi con l’ anima ricca e piena e gonfia di felicità e dolore e gioie e botte, commozione e ferite. Senza fiato, col cuore in gola, realizzato e ricco.

Qui. Ora. Nel mondo.

Usare il proprio talento, quale che sia, che qualcosa ci sarà pure, fino a sfinirlo.

Costringerlo a crescere fin dove ce la fa, e poi ancora un po’ di più.

Se e quando qualcuno chiederà conto, poter rispondere senza esitazioni e rimpianti: “Di più, proprio non ne avevo”.

“Hey, I know it’s late we can make it if we run”

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27 commenti su “Usato sicuro

  1. Pannonica ha detto:

    “Ci si attenga alla vita che prosegue e di tanto in tanto ci si esamini per renderci conto se siamo vivi e, ripensandoci più tardi, per sapere se lo eravamo”. (B. Chatwin)

    Sicuramente ti avrò citato questa frase una millemila volte ma, perdonami, avendo superato (già da molti mesi) i vent’anni, comincio a dimenticare quello che ho detto.
    Dopodiché, posso solo dirti che questo post me lo farei tatuare addosso per intero (compreso il video) se solo servisse a far scappare via la paura.
    Perché, dal mio punto vista e per la mia esperienza, è la paura di provare e di mettersi alla prova il primo ostacolo. Ci si risparmia per paura ma anche per indolenza, un meschino risparmiarsi, come quello del ricco che vive da povero perché ha paura di diventare povero..

    p.s.: spaghetti aglio, olio e peperoncino in pausa pranzo. Niente vino, giuro. è che oggi mi vengono fuori così. 🙂

    • melogrande ha detto:

      Bellissima la frase di Chatwin, non me l’ avevi mai citata.
      L’ ho già riposta nel forziere, con molte grazie.

      A volte si scrivono i post proprio per esorcizzare la paura, lo sai.
      Risparmiarsi nella vita è come prepararsi ad una gara sportiva restando a letto per un mese intero, o prepararsi ad un esame evitando di leggere alcunché per non affaticare la mente.
      Non funziona. Nella vita vale un altro principio, più fai e più diventi capace di fare.
      A chi ha sarà dato….

      Felice che ti piaccia il video, ho trovato questa versione acustica e scarnificata di Thunder Road ancora più da brividi dell’ originale. Per me è la canzone del “non risparmiarsi”, e giuro che non ho toccato vino neanch’ io.

      Ciao, Nica.

  2. tramedipensieri ha detto:

    Sarebbe bello. Bellissimo. Provarci sempre, sorridere, giocare…osare anche.
    Sarebbe vita.

  3. melogrande ha detto:

    Beh, certo, volendo e potendo.
    Ma senza alibi…

  4. guido mura ha detto:

    Ammaccarsi va bene; però, se si può, sarebbe meglio comprare prima i cerotti. Altrimenti ci si comporta da sedentari che sena allenamento si iscrivono alla maratona di New York o a capi di Stato che cercano lo scontro e provocano una guerra nucleare. Insomma, impegnarsi e rischiare un po’, evitando però un suicidio sicuro.

  5. invecedistelle ha detto:

    Difficile è cominciare, ma anche fermarsi. Sempre per paura, ovviamente.

    • melogrande ha detto:

      Non sono sicuro di cosa intendi, invecedistelle.
      In che senso fermarsi ?

      (benvenuta, intanto !)

      • invecedistelle ha detto:

        C’è un antico detto cinese che dice ‘chi cavalca una tigre ha timore di scendere’, in quella paura c’è tutto, la paura della solitudine, della mancanza di senso. Non di rado si sceglie di cavalcare perchè non si può fermare la tigre, si preferisce un male definito, pur conoscendone il danno, contro altri presunti che potrebbero essere peggiori: la solitudine, il vuoto. Bisogna cavalcare, ma saper anche fermare la tigre. Ecco, il tuo post mi fa venire in mente questo.

        • melogrande ha detto:

          Finché hai la sensazione di cavalcare una tigre è segno che sei pur sempre eterodiretta, guidata da altri, “usata” se vogliamo usare il termine del post.
          L’ invito è ad imparare a cavalcare se stessi, o usare, o esprimere o quello che vuoi, questo cercavo di dire.
          Ripresa in mano la propria vita non ci si ferma più, no.
          Ma non è paura.

  6. invecedistelle ha detto:

    Certo, la tigre trascina nella sua corsa incontrollata. L’invito al governo si sè e non l’equilibrismo del galoppo furioso sarà meno eccitante, ma rende la cavalcata un viaggio comodo, a misura del proprio sentire, non necessariamente col batticuore.

  7. stileminimo ha detto:

    Per me, se posso dire, non c’è batticuore più forte da quello dato da un vivere che si sente davvero proprio, sinceramente e profondamente vero. E se è da un vivere come questo che si riesce a farsi prendere, non ci sono tigri e non c’è paura e non c’è senso del pericolo che tenga; semplicemente si vive come si dovrebbe, senza zavorre inutili.

  8. germogliare ha detto:

    « Vivere il proprio corpo vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà. Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società… il corpo (la sua gestualità) è una scrittura a tutto tondo, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca infinita dell’Altro. » Gina Pane. Così è per la body art, estremizzando, ma credo che lo sia (lo debba essere) anche per la vita in genere.

    • melogrande ha detto:

      Non penso che il corpo sia davvero “una scrittura a tutto tondo”, per me al massimo è un bassorilievo..
      Però penso di capire cosa intende, è una strada verso una maggiore autoconsapevolezza.

  9. 00chicca00 ha detto:

    solo un passaggio veloce per un abbraccio, appena tornata riparto subito, ma verrà il giorno in cui mi fermerò!!
    chicca

  10. gelsobianco ha detto:

    Questo tuo post mi fa venire alla mente la parabola dei talenti come la interpreto io.
    L’importante, nella vita, è ciò che diamo. Per dare bisogna usarsi.
    Bel post, Melo.
    Lo sento molto.
    Un saluto carissimo
    gb

  11. capehorn ha detto:

    Usarsi é dare il senso al proprio esistere. Giustifica a pieno la propria presenza. Risponde alla domanda: Cosa ci faccio io, qua? (Chatwin ritorna, forse perché eterno viaggiatore e indagatore di se e degli altri).
    Significa commisurare e verificare le idee che si hanno, con le azioni effettuate per porle in essere.
    Crescere, mirando a diventare ciò che ci aspettiamo da noi stessi.
    Accettare i limiti e conviverci, convinti che ciò che abbiamo ottenuto non é un contentino, ma il coronamento degli sforzi fatti.
    Usarsi per avere consapevolezza vera di se, in tutti i sensi.
    San Paolo diceva di aver combattuto una buona battaglia ed era pronto a ricevere la giusta corona di giustizia.
    Credo che molti abbiano seguito questo cammino e senza diventare santi, ma solo esseri umani veri.

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