Io, Prometeo, vostro dio (seconda parte)

(…)

Ve l’ ho detto, siete nati in tempi di guerra, frugoletti miei. Una guerra tremenda che Zeus ed i suoi déi novellini non si sarebbero mai sognati di vincere se avessero combattuto lealmente. Ma pur di spuntarla, quel figlio di padre Crono non si fece scrupoli a scendere nel Tartaro e dare la libertà ad ogni sorta di avanzi di galera, giganti, ciclopi o centìmani che fossero. Tutta gentaglia che lo zio Crono aveva spedito laggiù per validissimi motivi. Ve l’ avevo detto, no, che fra titani e giganti c’è una bella differenza.

Ora, combattere lealmente è una cosa, il tuo avversario ti scaglia addosso un macigno e tu lo ricambi, ma se quello che ti viene incontro ha cento mani, allora le cose cambiano, no ? Senza contare il supporto tecnologico dei ciclopi. Chi credete che le abbia fabbricate le folgori di Zeus ?

Insomma, fummo sconfitti, distrutti, sgominati. Sprofondati nel Tartaro, al centro della Terra, mio fratello Atlante esiliato alla fine del mondo a reggere il cielo sulle spalle. Game over. Ecco perché non vi ricordate più di noi, se non quando volete dare un po’ di colore a qualche film fantasy. Vi ricordate semmai di un’ altra storia, quella degli angeli ribelli e caduti, e nemmeno vi rendete conto che è una cover fatta qualche millennio più tardi.

Ma nel frattempo, io qualche soddisfazione me l’ ero presa, sapete. È per quello che il figlio di Crono ce l’ aveva tanto con me, per tutte le volte che l’ avevo fatto fesso. E la storia del fuoco fu solo la goccia che fece traboccare un vaso già colmo. E poi, nemmeno questa storia si racconta bene, gli uomini il fuoco già ce l’ avevano, figuriamoci, Zeus glielo aveva tolto per pura gelosia nei miei confronti ed io di nascosto lo rubai e semplicemente glielo restituii. Vi pare una cosa poi così grave ? Ma, chissà perché, lui s’ era messo in testa che col dominio del fuoco gli uomini sarebbero diventati più potenti di lui. S’ era proprio fissato, con questa storia. Passi la medicina e l’ edilizia, passi leggere scrivere e fare di conto, passi la pastorizia e l’ agricoltura intensiva, ma il fuoco no. Si può essere più idioti di così ?

E allora vendetta, tremenda vendetta. Lo sapete, no, quello che mi fece. Incatenato alla rupe per trentamila anni, con l’ aquila che ogni giorno mi divorava il fegato, ed il fegato che ricresceva la notte per non lasciare mai a digiuno il passerotto. Ah, questo ve lo ricordate, chissà come mai. Le scene splatter, quelle non le dimenticate, vero ? Non ricordavo di avervi fatti così perversi.

Che razza di supplizio, poi. Una roba così fra noi immortali non si dovrebbe nemmeno concepire. Ci si combatte, certo, anche duramente, ma il rispetto non si dovrebbe mai perdere. Incatenato sulla pietra gelida, nudo come un verme, quell’osceno uccellaccio addosso, a frugarmi nelle budella. Una cosa così getta discredito su chi la inventa, lasciatemelo dire. Un sadico, e non aggiungo altro.

Ma io lo so perché l’ ha fatto, io lo so da dove viene tanto smisurato astio nei miei confronti. Complesso di inferiorità, così si chiama. Puramente e semplicemente, io sono sempre stato più intelligente di lui, e lui se ne rendeva conto perfettamente. Uno come Zeus, una cosa così non poteva proprio tollerarla.

Figuratevi che per giustificare in qualche modo questa vera e propria persecuzione nei miei confronti, mise persino in giro la voce che io ero, addirittura, figlio illegittimo della sua consorte Era. Io, proprio io che l’ avevo visto nascere. Lui, proprio lui che la povera Era la riempiva di corna ad ogni respiro. Capite che personcina a modo, il grande Zeus ?

E dunque stavo lì, inchiodato sul Caucaso, per secoli e millenni. E che cosa si proponeva di ottenere, quel galantuomo ? Non ci arrivate ? Sottomissione, questo voleva. Si aspettava che mi gettassi a tappetino davanti ai suoi piedi implorando clemenza. Voleva esibirmi come testimonial, a coronare la sua gloria. Ma un titano è fatto di un’ altra pasta, amici miei.

Incatenato, lacerato, ma non spento. Dall’ alto delle montagne del Caucaso tutti i giorni, per tutto il giorno lo insultavo, lo provocavo, lo schernivo. Poi superai me stesso. Visto che il mio nome vuol dire “colui che conosce prima”, perché non approfittarne ? Mi inventai un complotto, un piano segreto. Cominciai a bofonchiare profezie oscure, lasciai intendere che Zeus era predestinato a fare la fine di Urano e di Crono, che se si fosse sposato, uno dei suoi figli l’ avrebbe spodestato, e che io sapevo chi, quando e come. Ci fossero stati i Templari a quei tempi, li avrei tirati dentro. Vedo che mi capite, eh ? Queste cose non passano mai di moda, lo so. Certo che vi ho fatto creduloni assai.

Zeus ci cascò in pieno, con tutti e due i piedi. Si terrorizzò, credetemi. Vedete cosa vuol dire avere la coscienza sporca ? Tra l’ altro lui in quel momento aveva perso la testa per Teti, e non sapeva più che fare. Dire a Zeus di non fare figli era come dire al mare di rimanere asciutto. L’ autocontrollo non è mai stato il suo forte, diciamolo. E così, io ero dilaniato, ma Zeus dormiva preoccupato. Non dico che sghignazzavo, ma quasi. Ad un certo punto mi mandò persino Ermes, il suo traffichino preferito, il più viscido tirapiedi che si sia mai visto fra gli immortali. Ed io lo mandai a quel paese, insieme al suo padrone.

Insomma, supplizio a parte, mi sono preso delle belle soddisfazioni.

Ecco perché alla fine Zeus se la prese con voi, creaturine mie predilette. E che cosa vi fece, ve lo ricordate ? Scommetto di no. Fece Pandora, ecco cosa fece.

Ora, bisogna dire che io di donne non ne avevo create. Nemmeno una. Tante statuine d’ argilla, avevo fatto, ma tutte uguali, col pistolino, e se proprio volevano, che trovassero il modo di divertirsi fra di loro. Io con la storia di Eva, almeno quella, non c’ entro niente. Ammesso poi che ci faccia una gran figura, un Dio che deve correre ai ripari già subito dopo aver creato il primo uomo. E con una costola, poi. E che, non c’ era più creta in tutto l’ Eden ? No, non è così che fa le cose un titano.

Ma, senza donne, come facevano gli uomini a riprodursi ? Semplice. Non si riproducevano. Ogni volta che cominciavano a scarseggiare, prendevo un po’ d’ argilla e ne modellavo degli altri. Capite cosa vuol dire sempre avere il controllo della situazione ? Perché io vi ho sempre voluto bene, creaturine mie, ma di voi non mi sono mai fidato troppo.

Poi arrivò lui, l’ intelligentone, e fece la prima cosa che gli venne in mente, e dovete sapere che a Zeus la prima cosa che viene in mente è sempre la stessa.

E dunque fece fare questa donna bellissima, frutto di una vera e propria cooperativa. Efesto la plasmò con l’ argilla, che lui non si sarebbe certamente sporcato le mani, Atena la vestì, Afrodite la rese esperta nelle sue arti, per usare un eufemismo ed Ermes (e chi altri ?) la dotò di una mente contorta, ambigua e menzognera.

A chi rifilò Zeus questa fregatura ? E qui mi duole ammetterlo, ma sapete, in molte famiglie c’è un fratello un po’ tontolone, non è così ? Bene, mio fratello si chiamava Epimeteo, “quello che ci arriva dopo”, e non dico altro. E pensare che lo avevo anche avvisato, prima di partire per il Caucaso, di non portarsi in casa regali di Zeus, per nessuna ragione.

Il resto lo sapete. Epimeteo e Pandora. Il vaso incautamente (incautamente ?) aperto, dolori, pene e malattie che si diffondono tra i mortali. Il sudore della fronte. Sì, bravissimi, è proprio la storia che vi hanno raccontato col titolo “cacciata dall’ Eden”, starring Adamo ed Eva. Proprio quella.

Insomma, io vi ho fatto e voi manco vi ricordate di me, se non fosse per qualche film di fantascienza di tanto in tanto. Dovrei distruggervi tutti, ve lo meritereste.

Ma a me non importa poi tanto.

Vedete, dopo trentamila anni sopra una rupe, cosa volete che siano pochi insignificanti millenni di oblio ? Il mio tempo tornerà, statene certi, così come ne sono certo io, io Prometeo, colui che vede le cose prima, il vostro dio.

Siete avvisati.

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32 commenti su “Io, Prometeo, vostro dio (seconda parte)

  1. guido mura ha detto:

    Dopo un paio di millenni di disinformazione, ristabilire un po’ delle conoscenze precedenti era proprio necessario. E chissà che Prometeo non ritorni davvero per aiutarci a fare quel salto ulteriore che dovremmo fare; e abbiamo ancora un sacco di cose da capire, tanti elementi da sintetizzare, tanti nuovi materiali da produrre, e soprattutto comprendere che cosa cavolo c’è veramente nel nostro cervello.

  2. “Copri il tuo cielo, Giove,
    col vapor delle nubi!
    E la tua forza esercita,
    come il fanciullo che svetta i cardi,
    sulle querce e sui monti!
    Ché nulla puoi tu
    contro la mia terra,
    contro questa capanna,
    che non costruisti,
    contro il mio focolare,
    per la cui fiamma tu
    mi porti invidia.

    Io non conosco al mondo
    nulla di più meschino di voi, o dèi.
    Miseramente nutrite
    d’oboli e preci
    la vostra maestà
    ed a stento vivreste,
    se bimbi e mendichi
    non fossero pieni
    di stolta speranza.

    Quando ero fanciullo
    e mi sentivo perduto,
    volgevo al sole gli occhi smarriti,
    quasi vi fosse lassù
    un orecchio che udisse il mio pianto,
    un cuore come il mio
    che avesse pietà dell’oppresso

    Chi mi aiutò
    contro la tracotanza dei Titani?
    Chi mi salvò da morte,
    da schiavitù?
    Non hai tutto compiuto tu,
    sacro ardente cuore?
    E giovane e buono, ingannato,
    il tuo fervore di gratitudine
    rivolgevi a colui
    che dormiva lassù?

    Io renderti onore? E perché?
    Hai mai lenito i dolori di me ch’ero afflitto?
    Hai mai calmato le lacrime
    di me ch’ero in angoscia?

    Non mi fecero uomo
    il tempo onnipotente
    e l’eterno destino,
    i miei e i tuoi padroni?

    Credevi tu forse
    che avrei odiato la vita,
    che sarei fuggito nei deserti
    perché non tutti i sogni
    fiorirono della mia infanzia?

    Io sto qui e creo uomini
    a mia immagine e somiglianza,
    una stirpe simile a me,
    fatta per soffrire e per piangere,
    per godere e gioire
    e non curarsi di te,
    come me.”
    Inno di Johann Wolfgang Goethe

    P.s. Come ben saprai dal vaso frettolosamente richiuso da Pandora, solo un dono rimase sul fondo… Aveva nome Elpis: la speranza. 🙂

    P.p.s. Perdona da un’amante pervicace -quale io sono- dei miti (e in particolare di Prometeo!) e delle loro metafore senza tempo, un commento al tuo spiritosissimo post… che può forse suonare troppo serio(so)! 😉

  3. lillopercaso ha detto:

    Dai giovani dei dell’Olimpo a quelli di Adamo ed Eva, la Storia la scrivono i vincitori, si sa… E del resto come poteva non venire insabbiato uno che si rivolge al dio del momento dicendogli “io sto qui a crear uomini che non si curano di te, come me.” ?
    Verrà il suo momento, ché tutti i nodi vengono al pettine del vento (che non c’entra, ma mi piace)

  4. lillopercaso ha detto:

    Scusa, pensavo ne venisse un’immagine.

  5. gelsobianco ha detto:

    Per Leira Alchemicamente
    Che meraviglia “Mito e musica”!

    Melo, mi sono permessa lasciare qui queste mie parole per Leira perchè non sono riuscita a trovare un “luogo” dove trovarla.

    Grazie sempre
    gb

  6. lillopercaso ha detto:

    GRAZIE, MELO. Le avevo viste tanti anni fa, quasi finite e installate, durante una ‘fuga’ in Spagna; non ci pensavo da tanto.

    LEIRA, mi interessa ‘Musica e Mito, hai qualche link o dritta da darmi per soddisfare la mia curiosità? (son passata da te, ma poi ho commentato chissà dove e chissà da chi, a volte mi capita. Tra l’altro, è proprio in questo modo che ho conosciuto Melo)

    Ps: RIGRAZIE MELO!

  7. Sono davvero commossa dall’interesse suscitato per quella mia lontana appassionata fatica…
    Andò in onda su quello che allora si chiamava RAI DSE, ma non credo che ce ne sia più traccia negli archivi! Io ne ho registrazioni e, naturalmente, i dattiloscritti.
    Vi lascio qui un esempio di simbiosi musicale in tema col post di Melo:

    Un grande grazie al magnifico anfitrione di questo cenacolo e ai suoi gentilissimi ospiti! 🙂

    • lillopercaso ha detto:

      Ah, l’attuale RAI EDU, una roba importante! Allora gli archivi ci saran tutti, magari anche qui dentro (nel pc) proverò a cercare.
      Sai che avevo pensato di postare nel mio commento questo pezzo? Poi mi è sembrato poco calzante con un dio, perlomeno greco. Ma a risentirlo forse no…
      Avevo sentito in concerto un Prometeo di Liszt o come cavolo si scrive, una trasposizione per organo: molto suggestiva dal vivo, pallosissima qui. Perciò, vi risparmio 😀 !!

  8. gelsobianco ha detto:

    “Le creature di Prometeo (Die Geschöpfe des Prometheus) è un balletto in tre atti musicato da Ludwig van Beethoven tra il 1800 e il 1801, per la coreografia di Salvatore Viganò. Si tratta dell’unico balletto composto da Beethoven, accolto tiepidamente alla prima rappresentazione e in seguito dimenticato con l’eccezione dell’Ouverture, che visse una vita indipendente come pezzo da concerto.”
    Tu hai le registrazioni di quella tua “fatica”.
    Suppongo tu non possa postare niente del tuo lavoro di allora.
    Grazie, Leira.
    E’ appasionante il connubio tra miti e musica.
    gb
    Grazie sempre al padrone di questa casa accogliente!

  9. lillopercaso ha detto:

    Ah, ma lo STURM UND DRANG imperversa! (Meglio che lo STURM UND ‘NDRANGHETA, eh! 😉

    Che poi questo pezzo pare l’Eroica; anzi lo è, in incubazione.

    Un saluto a tutti, trallallerotrallallà.

  10. gelsobianco ha detto:

    Voglio lasciare qui per te, Melo, e per gli altri questa annotazione.

    “Il mio nome è Nessuno” sarà distribuito oggi in tutte le librerie.
    L’autore è Valerio Massimo Manfredi
    Mondadori

  11. capehorn ha detto:

    Che debba ascrivere, nella mia genealogia, anche un padre come Prometeo, questo mi mancanva e non lo sapevo.
    Di certo una cosa so e son contento di sapere: il mito come lo hai raccontato diventa una lettura appassionante, divertente e anche istruttiva.
    Alcuni parallelismi li ho trovati arditi, ma a ben riflettere, sono quelli che più abbiamo sotto gli occhi e dunque ci stanno bene.

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