Io, Prometeo, vostro dio (prima parte)

Mi chiamo Prometeo e sono il vostro dio.

O meglio, tecnicamente parlando, sarei non precisamente un dio ma un titano. Ma considerato che voi mortali a stento vi ricordate che cos’ è un dio, figuriamoci se pretendo che vi ricordiate dei titani, per di più con tutta la disinformazione che è stata fatta dopo la nostra caduta. E pensare che vi ho fatti io, ed ancora mi domando perché.

Ma andiamo con ordine.

All’ inizio c’ era il caos, siamo d’ accordo ? Su questo mi auguro che non ci siano dubbi, ve l’ hanno insegnato al catechismo, ve l’ hanno confermato pure al liceo scientifico, perché in fondo cos’ altro sarebbe il Big Bang se non, appunto, il caos primigenio ? Allora diamo questo punto per assodato.

E dunque dal caos primordiale emersero due entità, il Cielo e la Terra. E se pure questo vi suona familiare, abbiate la compiacenza di non interrompermi. Non è come pensate voi. Dal caos, dicevo, furono generati il Cielo e la Terra, o più precisamente, Urano e Gea, ed i due si piacquero subito. Anzi, a dire il vero è soprattutto ad Urano che Gea piacque tanto, ma proprio tanto, così tanto che in pratica le stava sempre addosso, giorno e notte, a darci dentro, non so se mi spiego. Un vero maniaco.

La povera Gea restava regolarmente incinta, e come avrebbe potuto evitarlo, del resto, ma con quel bestione che non si scollava da lì come avrebbe poteva dare alla luce i figli ? Lì, schiacciati fra il cielo e la terra sarebbero rimasti in eterno, i titani, per tutti e secoli dei secoli e buonanotte.

Eppure, dagli e ridagli, un errore lo fece pure Urano, e fu quello di generare un figlio di troppo. Crono, il più sveglio, coraggioso e forte titano che si fosse mai visto, si capiva subito che era di un’ altra pasta.

Non so di chi sia stata l’ idea, se sua o della madre Gea, ma fu lei che comunque dovette procurare l’ arma. Era una falce, nemmeno tanto grande, un attrezzo da giardiniere più che da contadino, ma sufficiente allo scopo. E quando, una volta di più, Urano saltò addosso alla legittima, a Crono bastò un colpo solo, zac !, ad assicurare che Urano non avrebbe più fatto l’ amore con nessuno.

E che, pensavate che il conflitto fra padri e figli fosse nato con Edipo, o peggio ancora col dottor Freud ? Mi chiedo come ho fatto a farvi così tonti.

Insomma, immaginate la scena, sangue da tutte le parti, altro che cherubini e serafini, Urano che urlando e maledicendo fa un salto indietro e si arrocca lì, dove ancora lo vedete, in cielo, certo, e dove se no ? E siccome dalle nostre parti non si butta via niente, dall’ insaziabile apparato riproduttivo di Urano, caduto in mare viene fuori lei, la bellissima, insomma Afrodite, una figura da togliere il fiato, per di più insaziabile quanto il papà. Ma non divaghiamo.

Liberati dal peso opprimente (in tutti i sensi) del monomaniaco genitore, venne finalmente alla luce la prima generazione di titani, sei maschi e sei femmine, tra i quali il mio genitore Iapeto. E con loro l’ era gloriosa dei titani ebbe inizio.

Ce ne hanno dette di tutti i colori, lo so. Hanno sostenuto che eravamo dei barbari, dei bruti, selvaggi crudeli e prepotenti. Tutta propaganda. In tempi non sospetti, saranno i mortali stessi a chiamare la nostra era “l’ età dell’ oro”, ammettendo che mai più in futuro ebbero a provare un simile grado di felicità.

Sentite Esiodo:

“prima una stirpe aurea di uomini mortali

fecero gli immortali che hanno le olimpie dimore. (sta parlando di me !)

Erano ai tempi di Crono, quand’egli regnava nel cielo;

come dèi vivevano, senza affanni nel cuore,

lungi e al riparo da pene e miseria, né per loro arrivava

la triste vecchiaia, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia,

nei conviti gioivano, lontano da tutti i malanni”

Un paradiso terrestre, lo chiamerebbe la concorrenza. Ma non anticipiamo i tempi.

Non dovete pensare neppure per un momento che in quell’ epoca barbarica eppure rimpianta non esistessero forme di organizzazione fra noi titani. Saremo stati primitivi, ma non stupidi. C’era il titano preposto ai fiumi e quello dell’ oceano, il titano della saggezza, la titanessa dei ricordi e quella della giustizia. Un consiglio dei ministri, praticamente. Gli dei dell’ Olimpo, credetemi, non hanno inventato proprio niente.

Che tempi, furono quelli, e quelli furono i tempi, più o meno, in cui venni al mondo io, ultimo di quattro fratelli, Prometeo, figlio di Iapeto e Climene, “colui che guarda avanti”, così mi battezzarono, il titano del futuro, direbbe chi non conoscesse già il resto di questa storia. Titano, ripeto. Né gigante né ciclope, titano, d’ accordo ? Che poi, se dovessi davvero chiedervi di dirmi almeno una differenza, sono sicuro che l’ unica cosa a venirvi in mente sarebbe quella bufala dei ciclopi con un occhio solo, tanto per dire quanto ne sapete di queste cose. Ma sorvoliamo.

Nel frattempo anche Crono, nostro re, si era felicemente accasato, e si era pure messo a fare figli. E lì cominciarono i guai, purtroppo. Ora, si può capire bene che Crono, dopo avere castrato il padre, si sentisse assai a disagio nel trovarsi a sua volta nel ruolo di padre. E se uno dei figli gli avesse un giorno ricambiato la cortesia ? Chi poteva escluderlo ? Un po’ meno si capisce la sua reazione, però. Sarà che il potere rende tutti un po’ paranoici, sarà che Crono del tutto normale non era mai stato, sarà quello che volete, ma il fatto è che prese l’ abitudine di ingoiare regolarmente i figli appena nati, ecco.

Sì, va bene, abbiamo capito, è chiaro che si tratta di una metafora, il tempo che divora i suoi stessi figli. Non avete capito niente, invece. Ma davvero pensate che un mito (un Mito !) si presti a letture così sciatte e banali ? Ma perché vi ho creato così pigri ? Crono non divorava i suoi figli, li ingoiava, la capite la differenza ? I suoi figli non erano maciullati e digeriti, vivevano dentro di lui, come la nonna di Cappuccetto Rosso dentro il lupo, se proprio non c’è altro modo di farvelo intendere.

Figli del tempo che vivono dentro il tempo, provatevi un po’ a risolvere questa, di metafora, sapientoni miei carissimi.

E da lì parte un film già visto, direste voi. La madre, stufa di sfornare bebè che il padre usava come pastiglie, riesce con un gioco di abilità a celare l’ ultimo nato, Zeus, sostituendolo con un sasso avvolto nelle fasce regolamentari. Crono, svagato, manda giù senza nemmeno un sorso d’ acqua. Il piccolo è salvo, e viene prudentemente mandato a balia lontano da casa, chi dice a Creta, chi dice altrove. A tutti piacerebbe rivendicare un merito del genere, no ? I Cureti, le Ninfe, i Dattili, la capra Amaltea, il monte Ida, col senno di poi si faranno avanti eserciti di sedicenti balie e precettori speranzosi in una ricompensa.

Di più non so dirvi, cuccioli miei, se non che il giovane Zeus crebbe sano, forte, spregiudicato e pieno di rancore verso il divino genitore, tanto per cambiare. E così, al compimento della maggiore età, che per gli dei è di svariati millenni, ecco Zeus presentarsi all’ incasso, col decisivo sostegno (e ti pareva) di mamma Rea. Non so con quale stratagemma lei abbia indotto al vomito il maritino; per quello che posso dire io, le sarebbe bastato calcare la mano appena un po’ con uno dei suoi famigerati pranzetti di cui andava incomprensibilmente fiera, atteggiandosi a grande cuoca. Lasciamo perdere.

Come che sia, ecco zio Crono piegato in due a vomitare nell’ ordine: il sasso, Ade, Poseidone, Demetra, Estia. Mezzo futuro Olimpo inizio lì, sul pavimento sozzo. Tutti belli, vispi ed incazzati dopo qualche millennio trascorso nella pancia di Crono.

E lì furono mazzate, sapete, botte da orbi, o da ciclopi. Zeus pretendeva il trono, voleva che Crono si facesse da parte, lui non aveva intenzione di cedere di un millimetro. Vecchi titani contro nuovi dei, scommetto che lo chiamereste conflitto generazionale. Immaginatevi una battaglia fra supereroi, che si tirano addosso macigni grandi come case. Titanomachia, altro che storie. Dieci anni durò la guerra, ne più né meno di quella di Troia, solo che della nostra hanno cancellato anche il ricordo. I nuovi dei erano forti, ma noi titani eravamo più anziani ed esperti, e tenevamo botta.

Fra una zuffa e l’ altra la vita continuava, ed un bel giorno a me sottoscritto Prometeo titano venne in mente un’ idea assai stravagante. Presi un po’ d’ argilla, l’ impastai, formai una piccola figura con due braccia e due gambe, ci soffiai sopra.

Sì, lo so, ve l’ hanno raccontata in un altro modo, questa storia, ma io che ci posso fare ? E’ la propaganda, l’ ho già detto. Vi dico una cosa. Ancora nel secondo secolo dopo Cristo, ai tempi di Marco Aurelio, Pausania racconta che nei pressi di Panopeo, in Focide si potevano vedere carrettate di argilla dal caratteristico odore di pelle umana. I miei avanzi. Sta scritto, altro che chiacchere. Chiedete a quegli altri che fine ha fatto l’ argilla di Adamo, e vediamo che cosa vi rispondono. Neanche un pezzettino. Lasciamo perdere.

E dunque fui proprio io Prometeo a crearvi con le mie manone, per quanto la notizia possa turbare le vostre fragili menti. E non mi limitai a crearvi e basta, se è per quello. Sì, lo so, la storia del fuoco ve la ricordate. Come se mi fossi limitato a portarvi il fuoco e basta. Ma perché vi ho fatti così superficiali ?

Vi ho creati che eravate nudi e fragili, rintanati nelle grotte, colonie di formiche sembravate. E nemmeno formiche sveglie, a dirla tutta. Cavernicoli, eravate. Vi ho insegnato tutto, a fare le case e lavorare il legno, a coltivare la terra ed allevare gli animali. Vi ho insegnato l’ alfabeto e la matematica, la medicina e l’ arte della divinazione. Mi dovete tutto. Però, chissà perché, solo del fuoco vi ricordate.

Che poi quella è tutta una storia a parte, se ci tenete a saperlo.

(continua…)

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15 commenti su “Io, Prometeo, vostro dio (prima parte)

  1. stileminimo ha detto:

    Penso spesso anch’io, come Prometeo, che a fabbricare gli esseri umani abbia fatto un po’ una gran ca…volata. Ma poi, raramente, sporadicamente, mi tocca ricredermi. E’ che non so come dirglielo…

  2. gelsobianco ha detto:

    Mi hai meravigliata!
    Non capita spesso.
    Grazie.
    Seguirò tutto con grande piacere.
    “E che, pensavate che il conflitto fra padri e figli fosse nato con Edipo, o peggio ancora col dottor Freud? Mi chiedo come ho fatto a farvi così tonti.”
    😉
    gb

    • melogrande ha detto:

      Ne sono lieto (della meraviglia).
      I miti greci mi piacciono moltissimo, e penso si senta.
      Possono essere raccontati un milione di volte e rimanere freschi.
      Ogni tanto ne prendo uno e provo a togliergli di dosso tutte le incrostazioni scolastiche, e tutte le volte trovo storie di incredibile originalità e potenza.

      • gelsobianco ha detto:

        Anche io amo molto i miti… quelli greci ed anche altri che “incontro”.
        Bisogna togliere la polvere che è rimasta su di loro dall’ insegnamento scolastico e farli ri-vivere.
        Si scopre molto di veramente profondo, interessante e divertente anche.
        Si sente immediatamente la tua passione!
        Sì. Mi hai meravigliata!
        Grazie ancora. La meraviglia non è facile da provare.

  3. guido mura ha detto:

    Penso, melo, alla grande forza poetica degli antichi pensatori e narratori orali di tutti i popoli, che hanno cercato di rappresentare la nostra storia iniziale e sconosciuta. E chissà che poi, in tutte quelle storie bizzarre, non ci fosse un nocciolo di verità, che un giorno riscopriremo.

    • melogrande ha detto:

      Per certi versi è sicuro, la storia del diluvio universale ad esempio si racconta più o meno nello stesso modo presso tutti i popoli mediorientali.
      Anche la guerra di Troia sembrava una favola fino a quando Schliemann non prese l’ Iliade alla lettera, andò e e la trovò davvero..
      Molti altri miti potrebbero avere un fondo di verità che ancora non abbiamo scoperto.

  4. stileminimo ha detto:

    Mi piacerebbe moltissimo partire per cercare quanto sono reali i miti. Mi piacerebbe! Quasi, quasi parto. Prima però mi piacerebbe leggerne di più, che devo documentarmi.

  5. […] e di come abbia suscitato la furia di Zeus per aver donato il fuoco agli uomini. Ci abbiamo giocato qui, con quel mito. Qualcuno ricorderà anche che la vendetta di Zeus prese la forma di una donna […]

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