Il Sole è solo


Il Sole è solo.

E’ un’ idea stravagante che mi è passata per la mente l’ altra mattina mentre mi preparavo il caffè per la colazione. Sì, lo so, sembra una cosa paradossale, questa, il Sole è al centro del sistema che da lui prende nome, ci sono pianeti che girano intorno, ognuno col suo tempo di rivoluzione perfettamente calcolabile, io queste cose le so perché ho studiato, non crediate, so anche che ci sono comete che sfrecciano, qualcuna con periodicità secolare o più, ma a lui cosa importa, lui il Sole, intendo, il suo tempo non è certo misurato sulla scala dei secoli.

Circondato eppure solo, com’ è mai possibile. Lo è, invece, perché tutto ciò che gli gira intorno deve badare bene a tenersi al largo, senza mai neppure pensare di avvicinarsi.  Come se ci fosse una maledizione o incantesimo strano, una sorta di zona di sicurezza tutto intorno, un’ invisibile soglia, e chi dovesse, inavvertitamente  o meno, superare quella soglia, non potrebbe più sfuggire al suo destino di morte. Una forza d’ attrazione irresistibile, infatti, lo trascinerebbe verso il centro dell’ astro, con accelerazione costante e velocità crescente, fino ad esserne inglobato, distruggendone ogni singola molecola, atomizzandolo, annichilendolo in un’ assoluta, definitiva perdita d’ identità. Di questo si tratta, nella fornace nucleare che illumina le nostre giornate.

Il Sole è solo perché chi gli si avvicina muore, perde la vita, l’ identità e la memoria. Eppure il Sole è anche ciò che la mantiene, questa vita, il ciclo delle acque, la fotosintesi, vedete quante cose so, l’ energia solare permette di aggirare su scala locale l’ inesorabile legge della Termodinamica, permette lo sviluppo di strutture ordinate e complesse.Non sbagliava di molto, chi nel Sole vedeva una divinità.

Ma ogni divinità è pur sempre bifronte, è così da sempre, il dio con una mano dà con l’ altra prende, indifferente e terribile nella sua distanza, e così è il Sole, vivifico a distanza di sicurezza, letale per chi osa avvicinarsi più del lecito. Il Sole è solo, solo come il Faraone.

Anche il ragno è solo.

E’ un altro pensiero strano che a volte mi viene, al mattino. La grande ragnatela è tesa ad angolo tra il soffitto e l’ infisso superiore della finestra della cucina, in alto. La mattina presto il sole ancora basso all’ orizzonte la illumina e la fa risplendere come se fosse fatta di sottilissimi fili d’ argento, fibre ottiche illuminate o minuscoli Led. Lo so, dovrei fare pulizia, prendere una scopa, uno straccio, un piumino. Qualunque cosa. Un semplice gesto basterebbe a toglierla. Ma non ci riesco, e la lascio lì. Perché in fondo ha una bellezza, un’ eleganza che curiosamente m’ affascinano.

Un struttura così impalpabile e leggera, eppure funzionale, assai più forte di quanto ci si potrebbe attendere, merita rispetto.

Il ragno sta lì al centro, lì dove i nodi della ragnatela diventano più fitti al punto da nasconderlo, lui ragno, fra quei nodi infittiti. Ma io non mi lascio certo ingannare, lo individuo subito, ogni volta. So dove cercarlo. Non è molto grande, ha le dimensioni di una moneta da due centesimi o forse meno, un bottone da camicia, la testa grande come una capocchia di spillo, e tutto il resto è addome, osceno gonfio teso come la pancia d’ un ubriacone. Ogni mattina, quasi per abitudine, levo lo sguardo a cercarlo, e sempre lo trovo.

Il ragno è solo. Anche questo è un paradosso, i ragni non nascono certo dal nulla, si riproducono, e dunque anche questo ragno deve avere avuto dei genitori, e forse persino lui stesso ha già avuto occasione di riprodursi, in qualche modo misterioso e fugace. Io però non mi sono mai accorto di nulla, non ho mai visto un ragno socializzare coi suoi simili, non so voi. Io il ragno l’ ho sempre visto solo.

Tranne, naturalmente, quando accade che una mosca, o qualche altro insetto, superi inavvertitamente quella soglia di sicurezza che è il limite della ragnatela, e scopra che quel limite è il confine tra la vita e la morte. In tale caso, tutto si compie assai rapidamente, il ragno abbandona con insospettabile agilità la sua postazione al centro della ragnatela, si avvicina all’ insetto e dopo una breve lotta pratica il morso letale.

Il dibattersi dell’ insetto che tenta di liberarsi, frenetico all’ inizio, progressivamente rallenta, fino a cessare del tutto nel giro di pochi, emozionanti istanti.  Più lunga è semmai la fase successiva, quella dell’ imbalsamazione, l’ avvolgere cerimoniosamente il corpo della vittima nella matassa di filo argenteo.

Dicono alcuni che il ragno non uccide  la preda, la paralizza soltanto, e vi deposita le uova in modo che le larve appena nate se ne nutrano. Io però non saprei dire se le cose stiano davvero così o meno, le vittime del ragno sono immobili allo sguardo, ed il ragno è sempre lì da solo.

Anch’ io sono solo.

Solo come il Sole, solo come il ragno, come il faraone. È come se avessi disposto anch’ io un’ invisibile zona di rispetto tutto intorno a me, una rete da non violare, una soglia da non varcare. Chi la supera è perduto.

No, non incenerisco come il Sole, e neppure dispongo di un morso avvelenato, né alcun tipo di superpoteri, non mettetevi in testa cose strane. Però non sono una persona come tante, proprio per niente. La mia solitudine non è calpestabile, né del tutto inoffensiva. E men che meno disprezzabile. Sia ben chiaro.

Ecco, per esempio, prendiamo quella stronzetta che l’ altra mattina, dietro il bancone del bar, mi ignorava ostentatamente come se non esistessi, mentre dedicava tutte le sue attenzioni al giovanotto palestrato e visibilmente decerebrato che, arrivato dopo di me, lei ha servito per primo, illuminandolo per di più di sorrisi fuori misura. L’ ha fatto apposta, ne sono sicuro, l’ ho colto per un attimo nel suo sguardo sfuggente e strafottente. Lo sapeva benissimo che c’ ero prima io. Sembrava proprio che volesse provocarmi.

Certo, il mio aspetto dimesso induce molti a classificarmi come insignificante e proprio questo ho letto negli occhi sprezzanti di quella giovane barista. Insignificante.

Eppure, un aspetto dimesso spesso aiuta, lei non può saperlo, ma se appari insignificante nessuno ti nota, nessuno mai si ricorda di te, neppure se torni dieci volte nello stesso posto. Una fortuna, credetemi, in certe circostanze.

Ho l’ aspetto perfetto per fare il pedinatore, insomma. Sì, posso seguire una persona senza farmi notare, scoprire dove abita, venire a sapere come si chiama attraverso uno scambio di battute carpito davanti al portone. Posso imparare le sue abitudini, sapere in quali sere della settimana è solita uscire per andare a nuotare, quale piscina frequenta, a che ora torna a casa e per quale strada. Chi è solo come me ha parecchio tempo a disposizione, ed è in grado di scoprire molte cose di una persona senza che questa se ne accorga. Questo non l’ aveva certo messo in conto, la puttanella.

Certo, io non incenerisco nè dispongo di un morso avvelenato, questo è vero. Però non sono una persona come tante, proprio per niente, l’ ho già detto. La mia solitudine non è calpestabile, e non è inoffensiva. Chi sbaglia con me, paga.

Mentre mi preparo ad uscire, in questa serata fredda e nuvolosa, mentre infilo il cappotto ed i guanti, mentre mi avvicino all’ armadietto in fondo al corridoio, ecco, mentre faccio tutto questo, penso che esistono davvero molti modi per dare la morte. Per strangolamento, per annegamento, per ferita di coltello, per avvelenamento.

Io li conosco bene, sapete. Quando è il caso, sono in grado di praticarli tutti.

Questo penso con un sorriso pacato, mentre mi infilo i guanti, prima di aprire il cassetto in basso della scrivania, quello che è sempre chiuso a chiave e che contiene pochi, semplici, insospettabili attrezzi.

Gli strumenti del mio semidivino potere.

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72 commenti su “Il Sole è solo

  1. Così, per libere associazioni -dettate più dall’inconscio che dal ragionamento-, mi viene da pensare che ami Kafka…
    Che anch’io amo…ma in maniera stranamente simile alla tua descrizione del sole: fonte di energia, eppure anche percepito nella sua potenziale carica di …PERICOLO!
    Il pericolo per me è avvicinarmi troppo a qualcosa di me, che mentre sento in grande sintonia con lui (anche lo spirito! non ignoro affatto la sua capacità di sense of humour!), mi fa ritrarre di fronte alla paura (sì, paura) di inoltrarmi oltre…

    Mi piacerebbe sapere se capita anche a te e/o ad altri questo strano fenomeno che -nel riconoscersi tanto in certi autori- paradossalmente, ce ne allontana dalla lettura…
    A me capita con Kafka e anche con Camus…Non con altri autori (che mi vengano in mente) con cui sento di condividere appieno il sentire.
    La spiegazione -in termini psicanalitici- la capisco da me: il terrore del proprio lato oscuro.
    Quello che mi incuriosisce è sapere se capita ad altri, in campo letterario, questo fenomeno di attrazione-repulsione…
    Grazie per il post bello e intrigante (davvero e non come parola di moda!) e per le eventuali risposte.

    • melogrande ha detto:

      Capisco cosa vuoi dire.
      Anch’ io trovo Kafka affascinante ed al tempo stesso disturbante.
      Per me è l’ apparente indifferenza con la quale si avvicina alla parte oscura della natura umana a generare questa specie di straniamento. Mi viene in mente ad esempio “Nella colonia penane”, un racconto agghiacciante proprio per la noncuranza e la precisione “tecnica” con cui viene presentato un supplizio atroce.
      Anche Simenon in certi romanzi “non Maigret” mi fa questo effetto. O Cormac McCarthy.
      Sembrano voler dire “la soglia della follia è più vicina di quanto si pensi, il male assoluto non è estraneo come vi piace pensare”.

      (Stephen King ci ha costruito una carriera, su questo !)

  2. gelsobianco ha detto:

    ti risponderò con calma, Leira!
    gb

  3. gelsobianco ha detto:

    che deliziosa sorpresa per il fine settimana!
    grazie, Melo!
    il tuo è davvero un post molto coinvolgente, scritto in modo molto intelligente.
    tu sai scrivere… questo sisa ormai!
    nessuno sospetterebbe all’inizio che…
    che bel post! mi ripeto.
    🙂
    gelsobianco

  4. gelsobianco ha detto:

    è il titolo che inganna!
    bravissimo.
    dovevo scrivertelo… anche se irrita anche me vedere quel “fiore rosa” più volte di seguito!;-)
    proprio quel colore poi…
    gb

  5. guido mura ha detto:

    Anch’io sono solo, ma non ci ho mai pensato. Non ci pensavo neanche nel momento in cui l’ho creato, il sole! Anche perché lui non si lamentava. Invece l’uomo sbuffava e si lagnava e allora mi è venuta quell’idea della costola, da cui sono nate tante disgrazie 😉

  6. sai che ti ci vedo ?

    grande melo….strategia perfetta quella di dichiarare per attaccare.

    sai, avevo avuto questa sensazione quando ti conobbi alla prima cena di Ibridamenti.
    Come una particella elementare, coglievo il tuo passaggio ma non ti vedevo.
    Finchè le nostre mani non si sono incrociate per quel contatto che ha generato anni di scambi:

    “Ciao Astro, sono Melogrande”

    Ho avvertito in quel rapido tocco il brivido unico del sentire affine…..anime strane vestite di anonimato, sguardo modesto a celare profonde anse, lontane tristezze, consapevoli solitudini

    Il più delle volte le menti vincono, la forza della ragione spegne la belva che cova….

    il pensiero spegne l’azione ruvida, modera lo scatto rabbioso, nasconde l’angoscia che precede il dolore.

    Ma quando hai una mente grande puoi giocare con i fili intrecciati ….tessi una tela che impieghi millenni a realizzare ma intanto le prede si fanno spavalde e cieche nella loro presunzione prendono la via che tu hai scritto nel loro incedere ignaro.

    e viene il giorno che si ride….

    o se viene…..

    quei momenti valgono più di una vita in compagnia di nullità bercianti e inutili…

    ahahahahhahahha

    siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

    mi piace pensarmi Sole Solo……

    brillo di luce mia e sciolgo le falene in un abbraccio atomizzante….

    ancor meglio che mangiarmele…..

    grande melo….adesso possiamo giocare allo scoperto…..

    ( lo sapevo che eri tu……)

    fatevi aventi anime adulanti

    “siamo pronte, taglienti e aguzze….” cantava il Banco del Mutuo Soccorso in darwin riferito alle pietre dei primi cacciatori umanoidi…..

    noi non usiamo le pietre

    usiamo le Menti….

    PericolosaMentosssssssssssssssssssssss

    GB (afraid)

    (inciso per gb minus : non dirmi che scrivo bene…..dimmi semmai che hai pauraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa)

    siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

    ghghghhghghhghghg

    sogghigno malvagio

    (inoltro per conoscenza alla mia analista…peraltro donna bellissima…….)

    mi sa che mi passa al collega

    GB….

    • melogrande ha detto:

      Il Sole, è un Astro, sì, effettivamente…da lì deriva una certa immedesimazione, capisco…
      Ecco. Però….
      Ehm, ai fini dell’ analista nonché di eventuali autorità di Pubblica Sicurezza che dovessero capitare da questa parti…si capisce, vero, che nel racconto, quando dico “io” non sono “io”, è il personaggio….
      Si capisce, vero ?
      No, perché io-io penso non sarei in grado di ammazzare una gallina, ecco…
      Questo lo volevo chiarire…

      😀

      (ps. La tua analista, che qui rispettosamente saluto, immagino somigli a Cleopatra ?)

      • non negare Melo…io lo sento il tuo lato oscuro….lasciati prendere….non temere…

        la mia amica psicanalista (non è la mia analista perchè mi studia come caso clinico ma NON mi tratta….) è una versione più carina (e sexy !!!) di Sandra Bullock
        ed è Donna di rara intelligenza….pensa che mix: bellissima e colta, brillante,e simpaticissima.

        sfida straordinaria reggere le sue escavazioni delle mie zone d’ombra…

        eppur mi ha permesso di avvicinare ciò che mi sono sempre curato di negare anche a me stesso.

        quel lato oscuro che temo ma sento e molto forte ….e temo…eppure….

        le sfide intellettuali uccidono al massimo le certezze dell’interlocutore, le sue borie, le sue presunzioni….le sue sicurezze di avere in mano un potere di qualsiasi tipo.

        a noi non interessa il dominio dei corpi
        a noi piace il potere sulle menti.

        molto più difficile, ma moooooooooooolto più appagante
        i corpi li lascio a chirurghi plastici ed ai cultori del fashion….

        ahahahhahah

        mi piaceeeeeeeeeeeeee

        siiiiiiiiiiiiiiiiii

        dai melo che fondiamo l’anonimous brain hacker society….

        ciaoooo

        GB Darked Mind

  7. melogrande ha detto:

    Sarei sciocco a negare l’ Ombra…
    Il “Nerogrande” può andare bene come nick alternativo ?
    O sarà meglio MeloNero ???
    😀

  8. She(diannediprima) ha detto:

    Che paura ,Melo..per un attimo ho pensato che fosse tutto vero.
    Ma se ti incontrassi per strada …sola ..di notte …?
    Come al solito ricorro a Gaber…un po’ surreale …come il tuo post.
    ps.
    (che sciocchina quella barista!!!)

  9. NeroGrande……favoloso

    ne trovi uno uno DarkBlack anche per me (che non sai BlackHole ?)

    evvai

    (ho fatto 3 visite con il cipiglio ombroso…..bell’effetto devo dire….)

    GB

  10. ah, che bello un po’ di Melonoir.
    Piace:)
    Come i Delitti esemplari di Max Aub.

  11. Elena ha detto:

    Veramente un bel post!

  12. Alessandra Bianchi ha detto:

    Questo si chiama talento.

  13. Luna ;-) ha detto:

    Stimatissimo Melogrande,
    riconosco nei Suoi pensieri, nelle Sue riflessioni quell’incanto incomprensibile che fa, nel Nostro mestiere, la differenza. Riconosco in Lei l’istinto puro di chi pratica con dedizione l’esercizio. Il Nostro è un mondo in continua evoluzione, ma non esiste ancora un supporto tecnologico in grado di sostituire con successo i metodi tradizionali. L’arte di pedinare ha un sapore unico, a cui nessun gps potrà mai, anche solo lontanamente, avvicinarsi.
    E non è, come molti novellini pensano, semplice, banale voyeurismo. Lo paragonerei quasi al flirtare, un appassionato interessantissimo flirtare. La preda, inconsapevole delle Nostre attenzioni, si avvolge piano piano nella tela invisibile, prigione di sottilissimi fili di seta perfezionati per uccidere. Continui a corteggiare le Sue prede, Melogrande. Lo faccia con metodo e attenzione. Affini la sublime arte della normalità fino a divenire non solo inosservato, ma inosservabile.
    Con profonda ammirazione.
    Hannibal Lecter

  14. m0ra ha detto:

    Bello, ben scritto. Il tormento dell’immagine del sè che tu riporti è abbastanza comune al profilo del killer, come il tema dell’insignificanza per esempio, e del bisogno ossessivo di un riscatto dal presunto scarso riconoscimento da parte di altri. L’aspetto di megalomania è ben rappresentato dal Sole, ma subito si impone il tema del ragno, il lato oscuro dell’ossessione circolare che intrappola il personaggio nelle proprie fantasie di morte, corroborate dalla presunta abilità eccezionale in merito a strumenti e modi. Su qualcosa bisognerà pur eccellere, diosanto! A volte ci si impiega una vita per capirlo!
    Il ragno è il bisogno che vuole essere soddisfatto, ma neppure alla più perfetta opera di ordito è garantita la certezza della riuscita.In fondo la tela del ragno, il bosogno che perdura, è la trappola dell’io.

    • melogrande ha detto:

      E’ proprio quello che cercavo di descrivere nella storia, lo slittamento verso la follia, attraverso un confine che mi è sempre parso più sottile di quanto a noi piaccia pensare.
      Mi sono chiesto spesso come nasca una mente assassina, ed ho cercato di immaginarmelo così.
      La trappola dell’ io, come la chiami tu.

      • ……”L’aspetto di megalomania è ben rappresentato dal Sole”….

        Che c’entra il Sole ?

        la megalomania è prodotto dell’uomo, lo stesso piccolo uomo che ha bisogno di ordire trame per esprimere il suo io (che non vedo proprio come trappola, ma solo come limite).

        il Sole come il resto dell’Universo, non trama, non si impone, non ha necessità di venerazione o altro, ne si autocelebra.

        non c’è bisogno di essere assassini; basta essere uomini per essere confinati nella malattia.

        Noi siamo un virus dell’Universo, un frammento scomposto di errori casuali di composizioni ribonucleiche.

        siamo tutti assassini

        la stragrande maggioranza è composta da assassini vigliacchi

        What else…..

        GB

        • melogrande ha detto:

          Si tratta di simboli, Astro.
          Il protagonista della storia si fissa su alcune immagini che nella sua fantasia rappresentano solitudine e potenza connesse insieme. Il Sole, il faraone, il ragno al centro della sua tela.
          Ho usato l’ immedesimazione con queste immagini per cercare di rendere l’ idea una mente psicotica, è il’ assassino che si autocelebra attraverso di loro, non certo il Sole (né il povero ragnetto…)

        • Potrai non crederci, ma c’ero arrivato…..

          Necesse est mutare simboli

          Sono strutturalmente sbagliati

          Il sole non si pone al centro di nulla
          il ragno non fa altro che fare ciò che madre natura gli ha insegnato per sopravvivere.

          noi no
          noi elaboriamo, ci poniamo al centro del tutto
          noi vogliamo avere un dio per poter aspirare ad esserlo

          come disse proust…ogni uomo è un assassino…..la maggioranza però è fatta da vigliacchi….

          lo stesso dostoevskij suggerisce che ogni uomo prima o poi sogni di assassinare addirittura il proprio padre…..(non sono citazioni, ma ricordi feroci)

          cmq i ragni mi fanno schifo come i serpenti

          gli uomini invece mi fanno di più.

          GB

        • m0ra ha detto:

          E’ davvero ingenuo trasfigurare gli animali attraverso i nostri contenuti, vedi per esempio qui :

          e qui:

          ‘La megalomania è un prodotto dell’uomo’, davvero! Anche i simboli sono un prodotto dell’uomo che banalmente proietta su di essi i propri bisogni e desideri.

  15. Perchè non scrivi di donne ?

    avresti tante belle ragnatele da descrivere….

    certo, ci vuole una mente femmina per conoscerle e poterle descrivere….
    tu osa
    e vai ben oltre ciò che da uomo faresti….e sarai ancora lontano….

    oppure ne stai fuori perchè temi la vendicatrice penna di molte tue lettrici più o meno minime nello stile minuscole nel nickname ?

    già: sono uno dei pochi maschietti quaggiù….

    sarà mica una tua tela assassina assai ben celata ma ugualmente fatale ?

    ochhio ragazze…melo è MOOOOOOOOOOOOOOLTO di più di quel che sembra….

    ahahahahah

  16. melogrande ha detto:

    OK, Astro, provero’ a spiegarglielo, che deve cambiare i suoi simboli strutturalmente sbagliati.
    Solo una cortesia: se non mi faccio vivo nei prossimi giorni, potresti avvisare la polizia ?

  17. Esatto m0ra. i simboli sono accessori cui l’uomo ricorre per colmare le sue lacune espressive.

    ma siamo sicuri che i simboli siano contenti di essere utilizzati a quello scopo ?

    del ragno non posso dire perchè non mi ci vedo così….ma sono certo che il Sole potrebbe incazzarsi e non poco….almeno io come Sole mi incazzo parecchio quando mi dipingono meschinello come un umano……

    GB (Maior)

    • m0ra ha detto:

      Comunque, SdS, quei due, ehm… deficienti di artisti sono Odilon Redon e Renee Magritte, ecco, magari non ce ne frega nulla…

      Vista dalla parte del ragno direi che se si tratta di un ragno maschio, abituato com’è ad essere divorato dalla femmina, essere rappresentato con le lacrimucce non dovrebbe fargli più di tanto senso.

  18. Se proprio devo usare simboli, utilizzo con maggior serenità quelli matematici, dato che si rifanno a concetti funzionali ed universali e non ad interpretazioni locali di bassa lega quali quelle umane.

    In particolare apprezzo la potente sintesi dello 0 (Zero) quando mi riferisco al valore che attribuisco alla razza umana se parametrizzata all’eleganza del Cosmo

    ciao nè ?
    GB

    • m0ra ha detto:

      Anche io utilizzo simboli matematici, in particolare lo zero (vedi m0ra, con lo zero).

      • mai dato dei deficienti a nessuno
        agli artisti men che meno essendo un pò folli e questo li affranca da alcune carenze umane.

        tu usi qualche simbolo matematico
        io ci vivo e quella è la mia lingua

        purtroppo non ho i fonts per rendere il mio pensiero come lo formulo in formule.

        e devo scendere a patti con la mia intolleranza ai limiti delle lettere.

        e dopo un pò mi rompo della scarsità di potenziale espressivo.

        ti lascio campo libero comunque e mi ritiro nei miei frattali

        lo zero in mora non mi era sfuggito
        ma l’ho considerato un vezzo

        io ci avrei messo l’8 piatto nel mio nick….mi piace di più l’infinito….mi si addice meglio…..

        saluti

        GB

  19. melogrande ha detto:

    Astro, in profumeria il significato di “vaporizzatore” non è quello che pensi tu…

  20. lillopercaso ha detto:

    Mi avevi quasi fregato! Leggevo tutta compresa, e arrivata a “Anche io sono solo. Come il Sole, il Faraone, ecc ” ho pensato che ti fosse partito un embolo, o che avessi frequentato troppo Astro 😀 ! Ma poi ti sei descritto come ‘dimesso’… e leggendo ‘stronzetta’ e ‘puttanella’ ho finalmente capito che a parlare era un personaggio.
    Bella, mi è piaciuta molto: una storia in cui tutto l’orrore sta nella proiezione mentale del tipo, e non ha bisogno di sfociare nei fatti.

    La cosa più ‘carina’ del brano musicale è il titolo.
    Ps: ma che brava la Tori Amos dell’altro post.

    • melogrande ha detto:

      Evidentemente mi viene più facile mettermi nei panni di un serial killer che di una donna.
      Devo rifletterci, su questa cosa…
      😉

      (Tori Amos secondo me ha doti di interprete superiori a quelle di compositrice, e l’ intensità con cui reinventa il brano dei Nirvana secondo me lo dimostra)

  21. guido mura ha detto:

    No, basta… troppa concorrenza. Vado a costruire un altro universo. Quanto a Tori Amos, una volta pensavo che fosse una copia della (quasi) inimitabilei Kate Bush, ma l’apprezzavo ugualmente per come appariva in alcune foto e video (anche l’occhio vuole la sua parte…).

  22. odinokmouse ha detto:

    Mi hai ricordato una di quelle frasi che ci vengono dette lasciandoci la consapevolezza di una verità sostanziale che cambia il nostro approccio alla vita: “Si è sempre soli.” D’altronde le distanze sono misurabili e al tempo stesso relative, tanto che i termini lontano e vicino perdono di significato e spesso ce lo dimentichiamo e che quella tra il Sole e la Terra non è concettualmente diversa da quella di un ragno e di una qualsiasi potenziale preda che svolazza chissà dove, comunque immensa e al tempo stesso irrisoria. Si misurano e basta ma non si qualificano, così il tempo e qualsiasi grandezza. Banale, ma si dimentica. Anche io mi sono un po’ impegnato per farmi un’idea delle dimensioni del mondo conosciuto, ed è stata una ricerca che ha colmato un vuoto immenso. Ciao Melo, apprezzo l’eterogeneità del tuo blog.

    • melogrande ha detto:

      Dice il poeta:

      Ognuno sta solo sul cuor della Terra
      trafitto da un raggio di Sole.

      E non è forse questa un’ immagine perfetta della solitudine ?

      (Apprezzo io, semmai, i tuoi commenti, sempre molto acuti)

      • gelsobianco ha detto:

        “trafitto da un raggio di Sole.”

        Questo verso…

        Un inchino al Poeta.
        gb

      • odinokmouse ha detto:

        Tutti sono in grado di dare una dimensione alle cose che appartengono al geoide, con un margine di errore più o meno rilevante. Mi è capitato di rivolgere alcune domande a persone che riconosco colte. Qual’è il diametro della nostra galassia? L’ordine di grandezza, il numero di zeri? Silenzio. Allora dimmi una dimensione extraterrestre a tua scelta. Niente, o sei un astronomo, un appassionato, o sei autorizzato a saperne pressoché nulla e non provare imbarazzo, mentre son guai se non sai quando e vissuto Cesare. Quasi l’Universo fosse infinito, astratto, dimensionalmente incomprensibile e basta e non avesse alcuna importanza per la formazione dell’individuo avere un’idea della nostra relatività estrema e prenderne coscienza già che non è vero che se ne resta immutati. Il tuo blog è frequentato da persone che pare di stelle sappiano davvero, forse anche tu, ma dico….a ciascuno i suoi interessi, ma un’idea perché non si deve avere? Quasi l'”oltre” non fosse pensabile, ma io faccio fatica a comprendere che non possa interessare e non credo che sia completamente vero, non lo è. Tutti percepiscono l’aspetto poetico delle stelle senza cercarlo nella loro sostanza, distanza, ruolo, e mi pare che sia lì l’inarrivabile poesia che il cielo notturno recita. E’ quando ti addormenti la sera pensando che la stella più vicina dista 4 anni luce e metti tutto te stesso per comprenderne il significato fisico, dimensionale, importante perché comprendi quanto siamo davvero irrimediabilmente e infinitamente soli, lontani da tutti gli altri, e ti spaventi percependone tutta le reale poesia. Ho condiviso questo pensierino andando fuori tema e allora ti saluto. Grazie per l’apprezzamento, e a poi.

        • gelsobianco ha detto:

          Ho condiviso totalmente ciò che hai scritto.
          Con vivo interesse e piacere.
          “perché comprendi quanto siamo davvero irrimediabilmente e infinitamente soli, lontani da tutti gli altri, e ti spaventi percependone tutta le reale poesia”
          Estremamente vero!
          Grazie per questo tuo OT (che, poi, OT non è!)
          gb
          Ringrazio sempre Melo per la sua cortesia

        • melogrande ha detto:

          Credo che il problema riguardi un po’ tutti gli argomenti scientifici.
          Non conoscere L’ infinito di Leopardi è peccato mortale, ignorare il secondo Principio della Termodinamica, al massimo è peccato veniale.

          Un po’ per la difficoltà a capire che hai evidenziato tu (che vuol dire in termini di comprensione umana, un centinaio di milioni di anni luce ? E se fosse un miliardo, cosa cambierebbe ?).

          Un po’ per la vecchia storia della cultura “umanistica”.
          Peccato che, storicamente, le Arti liberali comprendessero precisamente Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica !

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