Neuro Euro


“Il populismo (…) è presente ogni volta che si pretende di trovare soluzioni semplici per problemi complessi, proponendo ricette miracolose all’ attenzione distratta di chi non ha tempo per approfondire. Può essere sia di destra che di sinistra, ma propone sempre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine.”

T. Todorov – I nemici intimi della democrazia

Per quanto sia sempre stato riluttante ad ospitare su questo blog argomenti di attualità, a volte m’ imbatto in notizie tali da rendermi difficile far finta di niente ed evitare di dire la mia.

Il referendum sull’ euro annunciato da Maroni, seguito da Grillo (il populismo adora le aree estreme), e sostenuto da buona parte della destra, Berlusconi compreso, per esempio.

Adesso, vorrei fare mente locale per un momento, osservando con attenzione il grafico soprastante, che riporta gli andamenti storici dei tassi di interesse sui Titoli di Stato italiani. Il riferimento è ai BTP a 10 anni, perché quello ho trovato, ma l’ andamento è simile anche per gli altri titoli. Nel corso degli anni Ottanta, gli anni da bere, durante i quali il debito pubblico italiano letteralmente esplode, portandosi dal 60% al 100 % del PIL, il finanziamento di questo debito ha rappresentato un problema enorme ed irresolubile. Nel corso dell’ intero decennio, i tassi di interesse si sono mantenuti sempre a due cifre, con picchi persino oltre il 20% per i titoli a breve scadenza come i BOT, ed a questi livelli il rifinanziamento del debito costituiva un macigno tale da drenare buona parte delle risorse del Paese. All’ apice di questa disgraziata situazione, ci siamo trovati a dover spendere per interessi sul debito pubblico circa il 13% del PIL. Nessuno può tirarsi fuori da una simile situazione se non continuando a fare nuovi debiti, che era appunto quello che facevamo. Un pozzo senza fondo.

Nel corso del decennio successivo, a partire dal 1992 (Governi Amato e Ciampi), e grazie agli sforzi di convergenza verso l’ Euro, la situazione cambia radicalmente, ed i tassi d’ interesse scendono ben sotto il 5 %, come si vede bene nel grafico qui sotto.  Merito nostro? No, merito del fatto di esserci agganciati ad un’ area economicamente molto più forte, comprendente in primis Germania e Francia.

Lo “spread” arrivò quasi a zero, solo che a quel tempo nessuno ne aveva mai sentito parlare…

È chiaro che l’ ingresso nell’ Euro rappresentava un’ occasione storica: con tassi di interesse così bassi si poteva per la prima volta pensare di ridurre fortemente il debito pubblico e di recuperare così le risorse per una crescita del Paese.

Per un certo tempo le cose sono andate effettivamente così. Il centrosinistra  al governo sarà anche stato il partito delle tasse, ma quanto meno ha lasciato in eredità, nonostante la sciagurata controtendenza innescata negli anni fra il 2003 ed il 2005, un debito pubblico sceso dal 122 al 104 % del PIL, con un forte avanzo primario che prometteva un’ ulteriore discesa, potenzialmente sempre più rapida con il diminuire del volume di debito residuo. Già nel 2005, la spesa per interessi sul debito si era ridotta a poco più del 4% del PIL, una vera sciocchezza rispetto agli anni 90. Continuando su quella strada, ci troveremmo oggi con un volume di debito allineato a quello dei paesi più forti, e con una spesa per interessi pressoché irrilevante.

Così non è stato.

La congiuntura favorevole è stata sfruttata per creare consenso elettorale, la spesa pubblica è stata lasciata nuovamente crescere a dismisura, tutta la riduzione accumulata è stata annullata, compresi 140 miliardi di euro di tagli e dismissioni non più ripetibili. Oggi il debito pubblico italiano ha nuovamente sfondato il 120 %, esattamente com’ era prima dell’ ingresso nell’ euro, delle dismissioni e delle privatizzazioni.

Osservando attentamente il grafico sottostante, non è difficile ricostruire dove stava il partito di Maroni quando tutto questo succedeva. Stava al governo del Paese. Dissimulando, minimizzando, diffondendo un ottimismo del tutto fuori dalla realtà. Ostentando perfino arroganza, con ambizioni di leadership europea. Facendo fronte alle spese crescenti con raffiche di condoni che hanno in ultima analisi legittimato e consolidato l’ evasione fiscale. Come dice la parola stessa, “condono” è “cum donum”, con un regalo, e cosa fa chi riceve un regalo per il suo comportamento ? Continua e s’ impegna ancora di più nel comportamento premiato.

L’ andamento della spesa pubblica in Italia è mostrata nel grafico sottostante, purtroppo solo fino al 2006 (dopo  è peggio).

E’ l’ ultimo grafico che infliggo ai miei estenuati lettori ma è anche, io credo il più esplicito di tutti. Questo grafico infatti  è piuttosto chiaro nel mostrare che, grazie all’ Euro che oggi è definito un “imbroglio”, l’ Italia ha goduto di un’ enorme vantaggio in termini di minori interessi sul debito.

Ed è altrettanto chiaro nel mostrare come, dopo il 2000, questo vantaggio sia stato progressivamente distrutto, consentendo alla spesa pubblica corrente di crescere senza controllo. Il grafico si ferma al 2006, oggi siamo quasi tornati al picco degli anni 90.

Secondo i dati contenuti nel dal documento “Dinamica, struttura e governo della spesa pubblica: un rapporto preliminare” di P. Giarda, disponibile online, la spesa pubblica italiana fra il 2000 ed il 2009, anni di governo quasi esclusivo del centro destra a parole “antistatalista”, è salita dal 47, 3 al 52,7 % del PIL, nonostante il drastico calo della spesa per interessi descritto prima nello stesso periodo. La spesa al netto degli interessi è salita addirittura dal 41,0 al 46,6 % del PIL negli stessi anni, nonostante che la stesa per investimenti pubblici sia stata progressivamente ridotta (non avrete creduto veramente al Ponte sullo Stretto, spero).

Sarà stata almeno ridotta in questi anni la pressione fiscale ? No. Era del 41, 8 % nel 1990, è passata al 46,6 % nel 2010. altro che riduzione delle tasse.

Certo, mi aspetto l’ obiezione, la spesa pubblica che è cresciuta di più è quella per le pensioni. Vero. Ma anche qui, non è possibile dimenticare che le uniche riforme pensionistiche in questo paese sono state fatte dal centrosinistra, al costo di sconfitte elettorali; mai il centrodestra ci ha messo la faccia e i voti.

Non è difficile capire l’ esasperazione dei tedeschi e degli altri paesi “forti”. Avete avuto la vostra occasione per mettere a posto le cose, e non l’ avete fatto. Che diavolo pretendete ancora ?

Quali sono realmente le prospettive in caso di uscita dall’ euro, dunque ? Proviamo ad immaginare.

In primo luogo una forte svalutazione.

Non solo perché questo rientra nella logica delle cose, ma perché questo è proprio l’ obiettivo dichiarato: una svalutazione della moneta nazionale favorisce le esportazioni e disincentiva le importazioni. Così andavamo avanti negli anni 70. Come se fosse un sistema di dazi non dichiarato. Pertanto nell’ immediato, una boccata d’ ossigeno per le nostre imprese è quello che ci vuole. Nell’ immediato sì. E poi ?

Naturalmente, una svalutazione non è solo uno strumento competitivo, una svalutazione è ANCHE una svalutazione, il che vuol dire che capitali, immobili, imprese, proprietà vengono a valere meno rispetto a prima per chi disponga di valute estere. Come se fosse una patrimoniale ma senza dirlo. Americani, tedeschi, arabi e cinesi potrebbero comprare proprietà ed imprese italiane a condizioni più favorevoli, mentre per un’ impresa italiana acquistare uno stabilimento, una proprietà, una base logistica qualsiasi all’ estero diventa ancora più difficile.

Ma non è solo questo. Le imprese italiane non  dispongono di materie prime nazionali, le importano e le trasformano. Ed anche le materie prime vanno pagate in valuta forte, a cominciare dal petrolio e dal gas naturale, che incidono sul prezzo di praticamente tutto. E dunque, alla svalutazione della moneta fa seguito, con un certo ritardo, un’ inevitabile aumento dei prezzi: inflazione. L’ inflazione fa si che il vantaggio competitivo ottenuto con la svalutazione della moneta nazionale si attenui rapidamente, a meno che non venga seguito da un nuovo ciclo di svalutazione e conseguente inflazione. Anche questo, un film già visto.

Ed il debito pubblico ? Non v’è motivo di dubitare che un debito pari a quello degli anni Novanta, in una valuta nazionale deprezzata come negli anni Novanta, tornerebbe ai tassi di interesse appunto degli anni Novanta, nei dintorni del 15%. O peggio. Gli avvenimenti degli anni recenti dovrebbero quanto meno avere aperto gli occhi di tutti sul fatto che, ormai, il potere non è più nelle mani dei governi, e men che meno in quelle di un singolo governo, e che una politica locale non ha nessuna chance di fronte ad un mercato, fatto di investitori e speculatori che si muovono in una dimensione globale.

Chi mai dovrebbe aver voglia di comprare Titoli di Stato in una valuta autarchica di un Paese indebitato fino al collo, in un mondo globalizzato in cui c’è una varietà di scelta pressoché infinita ?

E’ davvero a questo che si vuole arrivare ?

O solo racimolare demagogicamente un po’ di consenso elettorale ?

……………………………………………………………………………………………………….

Vabbé, per consolarci di tanta attualità, sentiamoci una canzone, vecchia, del 1979 addirittura.

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31 commenti su “Neuro Euro

  1. Leggendoti (materiali preziosissimi, questi, per il gruppo ALDS), mi si sovrappone, nella memoria, quello che successe ai tempi di Nerone, quando coniò l’asse cattivo, una moneta che dichiarava un valore molto inferiore all’oro contenuto.
    In quel periodo i Romani impazzivano per la ‘gala’, latte acido, tipo yogurt, che importavano dai Galli, i quali imponevano di essere pagati in valuta forte, in lingotti d’oro, non in asse cattivo. Mentre l’oro migrava all’estero, a Roma i prezzi impazzirono: svatutazione e inflazione, nonché aumento del debito pubblico…
    Melo, non è che a questo punto dobbiamo pure aspettarci un incendio??

    • melogrande ha detto:

      Col, sono sempre onorato se riesco a rendermi utile al tuo gruppo.
      Non sono affatto un esperto di economia, ho racimolato le informazioni per questo post in giro per la Rete, e ti confesso anche con una certa fatica, che non sono proprio facili da scovare.
      Più di questo io non sono in grado di fare.
      Se qualcuno prendesse spunto per sviluppare questa analisi, o persino per contraddirla, ne sarei solo contento.

      Quanto agli incendi, noto solo che chi ha dato fuoco alla casa adesso ci riprova, buttando la colpa addosso ai pompieri.

  2. stileminimo ha detto:

    Io che non ci capisco niente di economia, leggendoti ho capito! Cioè, vorrei sottolineare sto fatto che ha del miracoloso, prima di dire che stando così le cose, forse un incendio di certune sedi, non ci starebbe poi male.

  3. odinokmouse ha detto:

    Non m’intendo di economia, ma non capisco come si possa pensare di fare passi in dietro sull’euro e sull’Europa in generale. Anzi sì, a guardare chi lo dice, in effetti posso intuirlo. Il fatto è che si è pensato molto all’unione economica del continente e non al completamento di quella politica che a me sembra un destino che una volta raggiunto, forse, aiuterebbe a risolvere anche l’immane problema dell’indebitamento. “L’europa dei popoli sarà una” recita una targa sotto un monumento a Mazzini, già! mentre ora c’è chi non sa vedere le conseguenze delle scelte a poche ore di distanza. Mollare l’euro porterebbe un beneficio temporaneo, dopo di che cadremmo in Africa a tempo indeterminato; sarebbe come scaldarsi con un foglio di carta appoggiato in orizzontale sul fuoco. Parlo quasi a sentimento, lo ribadisco, ma non mi sembra neppure fattibile per questioni geografiche, storiche, già che il nostro malandato paese è al centro dell’Europa e non so nemmeno se ci sarebbe consentito. Ormai siamo incastonati; la Merkel ha detto che “vorrebbe” Monti, così Obama, dicono insomma che a loro “farebbe piacere”. Chi ci ha liberati da Berlusconi? E credo che, se c’è un’ultima prospettiva di salvezza e democrazia per noi terun, sia proprio l’Europa in tutte le sue componenti a portarla.

    • melogrande ha detto:

      Il governo Monti è conseguenza inevitabile dei governi berlusconiani allo stesso modo in cui il governo Amato fu conseguenza inevitabile del decennio precedente, questa è la mia tesi.

      Allora ci salvammo proprio entrando nell’ euro, adesso qualcuno davvero pensa di salvarsi uscendone ?

  4. La soluzione ci sarebbe.
    Cancelliamo il concetto di progresso, cancelliamo il concetto di economia e ripristiniamo la dinamica del baratto
    Rimestiamo il tutto con qualche bella corsa ad impiccare il riccone, ad un bel ventennio di “ferro ignique vastare” e lasciamo sedare per altrettanto tempo mentre smantelliamo ogni tecnologia
    torniamo tutti alla terra ed alla pastorizia finchè si ripresenti sulla scena qualche cummenda con un badile fatto in cina….

    Non si torna indeitro.

    a meno che ci pensi un ormai invocato asteroide ben teleguidato…..

    Non abbiamo scelta.
    Ogni impresa che vuol fare utili, deve produrre a costi compatibili.
    Non ci vuole Adam Smith per capirci qualcosa.
    Basta andare al mercato dei polli.

    Bisogna cambiare timonieri
    Non l’Oceano.

    ciao ne ?

    (sono ringiovanito di 20 anni dopo la notte dei Ricercatori !!!!! dovrebbero metterla come festa nazionale settimanale, altro che campionato di calcio popolato di calciatori GNURANT e da patron Ancor Più Gnutant e Lader ) 🙂

    GB

    • melogrande ha detto:

      vedo che la Notte ti ha rinvigorito, purtroppo non posso dire lo stesso avendola trascorsa per intero fra aerei e terminals…

      Io però non evocherei il Medioevo prossimo venturo troppo alla leggera, sai ?

      • guarda Melo, io farei l’inquisitore….appena becco un politico sopravvissuto lo metto al rogo

        come tutti i preti e gli amministratori

        salverei solo qualche velina…….

        e sennò che senso ha fare il sacrosanto inquisitore ?

        ci a o

        GB

        • melogrande ha detto:

          Inquisitore è un po’ troppo…
          Sai, diceva Montaigne:
          “Dopo tutto, è mettere le proprie congetture a ben alto prezzo, il voler, per esse, far arrostire vivo un uomo”.

          E’ poco laico.

          Però un po’ di sani lavori forzati, ops, lavori socialmente utili…

        • Melo, ne approfitto per scrivere una cosa su cui farò un post prima o poi:
          Perchè ci ostiniamo ad usare le citazioni ?
          Abbiamo paura ad esprimere il nostro elaborato ?
          A me di quel che dicevano tizio o caio tange ben poco….mi interessa di più il tuo pensare, anche se la sintesi di un pensiero può essere di aiuto laddove il nostro lessico fosse inappropriato.
          Io preferirei comunque una tua frase meno elegantemente espressa, ma frutto esclusivo del tuo processo di rielaborazione.

          tanto lui li è morto e sepolto e senz’altro oggi non parla più nessuno così….

          ci sono spazi di user letterati che si fondano quasi esclusivamente su dialoghi e scambi fatti di citazioni: mica siamo al rischiatutto a far sfoggio di nozionismo per soldi….

          e dilla con le tue parole ma dilla chiara ed assumiti la responsabilità

          è molto più interessante e talvolta addirittura più centrata che la frase del tal filosofo o erudito

          io cito sempre Proust come titolare di milioni di mie allocuzioni più o meno sensate.
          tanto nessuno conosce Proust così bene da contestarmi !!!!! e non ho ami avuto problemi ad elaborare un rimuginamento di un interlocutore qualsiasi (non famoso, non colto, non niente)

          uomini colti e grandi che mi guidarono a saperi diversi, sempre mi dissero che la cultura non va sbandierata o esibita.
          va vissuta

          con ciò non polemizzo sul tuo citare, non mi fraintendere….una bella frase ad hoc ci può anche stare come aiuto a definire al meglio un concetto difficile o un’emozione profonda.

          ma resto convinto che tu ci riiusciresti lo stesso se non meglio (perchè saresti tutto tu)

          diverso sono le ricerche di dati o elementi oggettivi

          io parlo di fraseologia o massime di vita

          fammi sapere cosa ne pensi (con parole SOLO tue) se ti va e se ti senti

          ciao

          GB

          (inquisitore ho detto, mica santo inquisitore…lo lascio ai poveri Karamazov…..)

          io farei le pulci alla minetti !!!!!!

  5. melogrande ha detto:

    Astro,
    La risposta che posso darti vale solo per me, naturalmente.
    Io uso spesso le citazioni, e mi piace usarle, non perché abbia particolari difficoltà o paura di dire le cose che penso e che sento, i 328 post qui presenti penso possano dimostrarlo.
    Ci sono sostanzialmente due motivi.

    Nel caso della frase di Montaigne qui sopra, il motivo è semplicemente che no, non avrei saputo esprimere meglio quel concetto, con la stessa precisione ed eleganza con cui l’ ha espresso lui. Chapeau.
    Precisione ed eleganza, due qualità che sicuramente apprezzi.
    Non c’è una parola di troppo in quella citazione, non se ne può togliere nemmeno una.
    Provaci, e ti accorgerai.

    Il concetto che esprime, penso lo condivida chiunque abbia una mente aperta e laica.
    Qualunque verità umana, anche quella che appare più lampante, è un tentativo di verità, può non valere per tutti.
    Persino una verità scientifica vale “fino a prova contraria”, è soggetta a falsificazione.
    E’ così che la scienza progredisce, no ?
    Senza verità rivelate.

    Sono convintamente relativista.
    Un relativismo positivo, “buono”, non deteriore, che qualche volta ho cercato di spiegare, ad esempio qui e qui.

    E dunque se la mia verità è sempre una verità provvisoria e relativa, una verità umana e non divina, allora no, non sono disposto a torturare ed uccidere per essa.
    Lo vedi quanto ci ho messo a dire quello che Montaigne racchiude in venti parole ?

    Altre volte, il motivo per cui uso le citazioni è un po’ diverso.
    Sono frasi che mi hanno colpito, mi hanno svegliato, mi hanno fatto pensare, mi hanno fatto vedere qualcosa in una luce diversa. A volte me le annoto. Molti post nascono così. Ed allora mi sembra un doveroso riconoscimento mettere, in testa al post, la frase che mi ha dato lo spunto. Come omaggio a chi l’ ha pensata e come a dire “non ho rubato”.
    Il resto è farina del mio sacco.
    Tutto qui.

  6. come commento lascio un no comment

  7. elio_c ha detto:

    Però la serie di Bagnai sul FattoQuotidiano mi sembra demolire proprio questa tua sequenza di argomenti: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/abagnai/
    Conoscevi già? Un cordiale saluto.
    Elio

    • melogrande ha detto:

      No, non conoscevo, grazie della segnalazione.
      Io non sono un esperto di economia, faccio un altro mestiere, e non ho neppure un particolare interesse a diventarlo; tuttavia mi trovo costretto a cercare di capirci qual cosa, visto che viviamo in un tempo in cui l’ umanità è al servizio dell’ economia molto più che il contrario.

      L’ economia non è una scienza esatta, un po’ come la psicanalisi, non può applicare il metodo sperimentale, né sottoporre a test le proprie teorie, benché qualche esperimento “in corpore vili” sia stato tentato in passato. Le “teorie” economiche somigliano più a “narrazioni” a cui si contrappongono “narrazioni” alternative, il che dovrebbe indurre ad una certa umiltà.
      Tuttavia, diceva il mio professore di fisica, il fatto è più duro della teoria.

      Mi sembra di capire che l’ obiezione principale sia che i tassi di interesse negli anni 90 sono scesi per tutti, indipendentemente dall’ ingresso nell’ euro.
      Questo è vero, ed il grafico che ho riportato, preso dal sito della Borsa Italiana lo dimostra:

      Però non è sceso nella stessa misura per tutti. Per USA e Germania è sceso di due-tre punti, dal 6-7 % al 4 % nel periodo 1993-2009 coperto dal grafico ( e teniamo conto che la Germania in quel periodo stava ricostruendo l’ ex DDR).
      Se prendiamo un paese che nell’ euro non è entrato, come la Gran Bretagna, troviamo un andamento analogo, forse meno marcato

      Per l’ Italia però la discesa è stata ben altra, come emerge chiaramente dall’ andamento del differenziale (lo “spread”) da 500-600 punti a quasi zero. Non è solo una questione di abbondanza di denaro, ma anche di affidabilità del debitore, e negli anni 90, apparentemente, eravamo diventati molto affidabili per i mercati…

      Che questo abbia rappresentato un beneficio enorme per i conti pubblici lo dimostra l’ ultimo grafico, con la spesa pubblica scesa di 10 punti sul PIL, dal 57% al 47%, in gran parte per il risparmio sugli interessi (anche in parte per le operazioni sulla spesa pubblica di Amato e Ciampi fra il 92 ed il 94).
      Che nel decennio successivo questo beneficio sia stato buttato via lasciando risalire la spesa pubblica dal 47 al 53 % del PIL, anche questo è un fatto documentato.

      La nostra situazione oggi è tornata quella dei primi anni 90, e (vedi caso) anche la nostra credibilità, misurata dallo spread, è tornata esattamente allo stesso livello.

      Poi, ognuno trae le conclusioni che meglio crede.
      Ciao.

      • elio_c ha detto:

        Grazie Melogrande. Non posso seguirti sulle analisi quantitative in quanto non ho sviluppato una sensibilità sufficiente agli indici numerici dispiegati nel tempo e questo mi determina l’impressione che agli stessi grafici si possano fare raccontare, in rapporto a modelli e ideologie lasciati in sottofondo, storie molto differenti. In particolare Bagnai è keynesiano, posizione che continua a pormi qualche problema cognitivo in quanto irrapportabile con altri approcci ed in particolare con l’impostazione cripto-austriaca alla quale sembrano fare tacito riferimento i tedeschi (e, per un certo grado, la struttura stessa dell’euro). A causa di tale irrapportabilità, la “scienza economica” ai miei occhi confluisce immediatamente nella politica, ovvero in una fosca matassa di questioni storiche e ideologiche nella quale non si rinviene alcuna innocente, semplice e popolarizzabile “verità scientifica”. Detto questo, ho però l’impressione che, concessi alcuni “assiomi” alla situazione storica (esigenza di uno Stato, di una certa redistribuzione dei redditi ecc.) ed assumento dei normali “valori etici” (aspirazione a democrazia, giustizia, libertà, onestà ecc.) il discorso di Bagnai sia estremamente ben fondato. Come posso affermarlo date le mie premesse iniziali? Beh, per via indiretta, osservando i suoi comportamenti nei confronti di idee, senza dimenticare il “microscopio” sopra quelle piccole aree per le quali confido di avere sufficiente competenza per un controllo diretto. D’altronde si tratta solo di aspettare un altro po’, suppongo. Ciao

  8. L’unico Nobel per l’economia su base matematica rigorosa (peraltro stupefacente) l’ha preso John Nash con la sua traslazione in ambito economico di modelli legati alla Teoria dei Giochi (matematica pura).

    Tutto il resto è anarchia

    Solo la dietrologia può fabbricare interpretazioni manipolatorie ai fini propri.
    Ed essendo un sistema di matrice caotica, gli sviluppi che si ottengono possono essere diversissimi ed addirittura contraddittori e totalmente dipendenti dal punto preso come origine per l’analisi.

    basta frazionare un grafico in modo diverso ed emerge già una variazione di trend.

    L’ho fatto per anni quando iniziai proprio in Palazzo Mezzanotte al mia avventura fuori dall’Università

    Come altrove ebbi a scrivere, ho resistito solo 6 anni, nonostante in quel periodo limitato abbia guadagnato 6 volte di più che nei successivi 30

    Provavo profonda vergogna e incontrollabile desiderio di comprare dosi massicce di Napalm….

    GB

  9. melogrande ha detto:

    Comunque ciò che dici è vero, sono sistemi caotici interpretabili solo a posteriori, e con scarsissimo valore predittivo.
    Eppure, il mondo è pieno di economisti che si atteggiano a santoni.

  10. http://www.corriere.it/politica/12_ottobre_03/consigliera-pdl-imbucata_0990df1a-0d1c-11e2-93be-2a3b0933ba70.shtml

    mi sa che lo cerco un pochino più grosso l’asteroide….così ci metto sotto pure la casa di sto str……

  11. lillopercaso ha detto:

    Insomma, tutte le volte che passo da te, mi tocca pensare. Qualche maligno direbbe che ci vengo apposta.

  12. lillopercaso ha detto:

    Eppure sembra facile, sono in molti a riuscirci benissimo, e pare che non stiano nemmeno male. Solo che poi muoiono senza accorgersene.
    Io invece ho ceduto e ho persino letto Bagnai.
    Grazie a te ora ne so un po’ più di prima, sempre poco; ma anche prima di questo, a pensare di uscire dall’Euro mi pigliava una tale crisi d’abbandono!

  13. guido mura ha detto:

    Da vecchio europeista l’idea di uscire dall’euro mi fa vomitare e sono certo che si ridurrebbe in una sostanziale disfatta per la nostra economia. Mi piacerebbe che qualcuno proponesse seriamente di ridurre la spesa pubblica, tagliando drasticamente l’apparato politico e amministrativo. Solo in questo modo si potrebbe pensare di ridurre debito e tasse. La riduzione delle tasse, che invece aumentano, sarebbe fondamentale per incoraggiare una crescita che in un momento di depressione globale sembra molto difficile e non può essere automaticamente innescata aumentando il debito. I mercati ci punirebbero.
    Ma come ridurre la spesa? Cambiando mentalità. Finora amministrazioen e sindacato si sono accordati sul potenziamento della figura manageriale. L’amministrazione attribuiva a questa figura poteri salvifici e messianici. I sindacati avevano bisogno su una figura su cui scaricare tutte le responsabilità e a cui rivolgersi per ottenere soddisfazione anche in termini legali. Solo nel settore di mia competenza, i beni culturali, sussistono tuttora nugoli di dirigenti assolutamente inutili, che svolgono compiti che già svolgono spesso egregiamente funzionari che percepiscono una paga quasi ridicola, se confrontata con gli emolumenti dei dirigenti. L’attribuzione della qualifica di sede dirigenziale a un ufficio periferico è dovuta spesso a fattori logistici o di opportunità amministrativa. Solo qui si può ricavare una riduzione importante della spesa. Ma molti altri esempi si potrebbero fare. Solo che non si vede chi possa avere il coraggio di scontentare tanti adepti ed elettori, di sinistra e di destra. Purtroppo la democrazia rappresentativa si basa sul consenso e sul consenso di chi procaccia voti, in primis, come i nostri dirigenti in primo luogo, spesso incapaci come amministratori ma abilissimi come politici e per questo premiati con un posto dirigenziale, con l’ausilio di concorsi di facciata.
    Insomma, anch’io ogni tanto invoco gli asteroidi; altrimenti dovrei fondare un altro partito. Non posso farlo perché mi mancano la necessaria faccia di bronzo del politico e le sua abilità dialettica, e perché finirei col fare proposte così impopolari da garantirmi 0 voti, perché nemmeno io forse me la sentirei di votarle. In fondo il mondo funziona anche grazie alla disonestà, agli imbrogli (di solito definiti affari) e a tanti piccoli compromessi che una politica di nuovo genere non dovrebbe consentire. E allora, lasciamo andare avanti i politici che abbiamo, sperando che non divorino troppo il paese alle nostre spalle, che non rubino almeno in modo sfacciato come hanno fatto finora, in cambio di servizi fasulli alla collettività.

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