Ricordarsi il futuro

Il problema dell’ umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

(Bertrand Russell)

Cosa c’è di più inafferrabile dell’ intelligenza ?

E’ persino difficile mettersi d’ accordo su cosa si intenda esattamente con questa parola.

Ricordo ancora la definizione che ne diede un ricercatore evidentemente frustrato e allo stremo delle forze: “L’ intelligenza è ciò che viene misurato dai test d’ intelligenza.”. Un po’ come dire che la velocià è il numero che si legge sul tachimetro.

Fosse poi almeno un tachimetro onesto.

A giudicare dai test, le persone più intelligenti del mondo sono i giocatori di scacchi, e quanto più bravi sono, tanto più risultano intelligenti. Non importa se in qualche caso sono evidentemente persone piuttosto eccentriche, alle quali difficilmente ci si affiderebbe nel mondo reale.

Secondi in classifica, i matematici, preferibilmente del tipo genio strampalato che si vede nei film.

Ma è possibile che l’ intelligenza sia proprio questo ?

Tutto dipende dallo strumento di misura, si capisce.

Se misuriamo l’ intelligenza con test che assomigliano a giochi enigmistici non ci  possiamo meravigliare se troviamo che gli enigmisti sono particolarmente intelligenti, no ?

C’è voluto un po’ per accettare l’ idea che l’ intelligenza è una cosa un po’ più complessa di un gioco enigmistico, e che non può essere ridotta al semplice aspetto logico-razionale. Al contrario, si potrebbe persino sostenere che l’ eccesso di intelligenza razionale e la frequentazione troppo assidua col pensiero profondo riducano la capacità di prendere decisioni pratiche e discernere il falso dal vero. La persona “troppo” intelligente, insomma, verrebbe in qualche misura intrappolata dalla sua stessa profondità di pensiero, resa impotente dal peso della sua esorbitante sovrastruttura cognitiva.

Sono così nate le teorie  dell’ intelligenza emotiva, dell’ empatia e via dicendo. Benissimo.

Ma alla domanda non abbiamo ancora risposto: che cos’è, alla fine, questa intelligenza ?

Fra le molte cose che mi è capitato di leggere sull’ argomento, quella che più mi ha fatto riflettere è una teoria che mette in relazione l’intelligenza con la memoria.

Mi spiego.

Gli animali, o almeno quelli più evoluti, hanno la capacità di imparare. Se ad un cane si insegna a sedersi quando sente la parola “seduto”, lui lo fa.

Lo fa perché ricorda, tiene nella memoria le circostanze in cui gli è stato detto di sedersi e quindi ricostruisce ciò che ci si aspetta da lui sulla base delle esperienza passate.

Se l’ esperienza passata non c’è, il cane tende a guardarsi attorno con aria smarrita. Non è proprio corretto perchè il cane possiede ANCHE una certa intelligenza, ma è per rendere l’ idea.

Comportarsi in un certo modo sulla base di esperienze precedenti non è intelligenza, al massimo è esperienza, su questo non si discute.

Si fa un passo avanti nel momento in cui, trovandosi di fronte ad una situazione non prevista,si comincia a pensare a “cosa succederebbe se…”

Si fanno i cosiddetti “scenari”. Se sposto questa pietra, magari prende a rotolare e finisce col colpire il bisonte laggiù. Mi figuro una scena che non è ancora successa, me la costruisco nella mente come un film, come se fosse già accaduta. Poi, mi comporto di conseguenza.

Ecco, in definitiva è quello che fa un progettista: immagina un ponte sul qual transitino tanti veicoli, immagina questo ponte in una giornata di vento, nel caldo torrido o nel gelo invernale, immagina, immagina, immagina. Che succederebbe se. I calcoli del ponte sono il frutto di tanto immaginare, di tanti scenari, di tanti esperimenti di cui si serba memoria senza averli fatti davvero.

In questo senso, effettivamente giocare a scacchi richiede intelligenza, in quanto è un continuo immaginare mosse e contromosse che vengono eseguite solo nella mente, senza toccare i pezzi, per vedere cosa accadrebbe se, e comportarsi alla fine in base al ricordo di tutti questi esperimenti mentali.

Il  ricordo di ciò che non è avvenuto.

Insomma, è come proiettare nella propria mente un film mai visto prima, riuscire a vedere eventi futuri come se fossero già avvenuti e ricordarseli.

Una memoria del futuro, insomma.

Questa modalità di conoscenza è ben diversa dal classico “andare a tentoni”, per tentativi successivi, qui i tentativi vengono svolti solo nella mente e fra i tanti viene selezionato quello di cui rimane il ricordo della riuscita.

Ecco,  questa capacità di immaginare “cosa accadrebbe se” e di ricordarselo come se fosse accaduto davvero, questa è la più fondamentale caratteristica dell’ intelligenza umana.

Ora, col raffinarsi di questa capacità, emerge una novità piuttosto singolare. L’ aumento di intelligenza comporta la capacità di raffigurarsi dei film sempre più lunghi e complessi.

Ritornando al paragone con gli scacchi, è evidente che in questo gioco l’ abilità del giocatore sta nella capacità di immaginare una sequenza di mosse e possibili contromosse senza effettuarle per davvero, in modo da poter scegliere fra le tante mosse che si “ricordano” quella che nella simulazione mentale ha messo in luce i migliori risultati. Il giocatore migliore è quello che riesce a simulare le sequenze di mosse più lunghe e complesse, non soltanto la prossima mossa ma le probabili contromosse che ne seguiranno ed anche le mosse successive per ciascuna di queste e le ulteriori risposte e così via,fino a delineare in anticipo l’ intera strategia di gioco che verrà messa in pratica nel corso della partita.

Ecco, un’ intelligenza superiore è quella che riesce ad immaginare un film più lungo e complesso, più ricco di dettagli.

Se questa è l’ evoluzione dell’ intelligenza, è abbastanza plausibile che si arrivi prima o poi ad un grado tale di complessità nella simulazione che il “film” che ci rappresentiamo mentalmente cominci ad includere fra i suoi personaggi sempre più numerosi e complessi, anche un personaggio alquanto particolare: il soggetto stesso che pensa.

In altri termini, l’ evoluzione dell’ intelligenza viene a portare come conseguenza “collaterale” il fenomeno dell’ autocoscienza.

Ma questo è tutto un altro discorso, di gran lunga troppo complesso per trovare spazio qui.

Non si può però concludere senza ritornare almeno per un attimo all’ analogia fra il modo di funzionare dell’ intelligenza ed il gioco degli scacchi. Benché l’ analogia sia abbastanza soddisfacente, e giustifichi in qualche modo l’ elevato quoziente intellettivo così comune fra i bravi giocatori di scacchi, non per questo è contraddittoria l’ osservazione iniziale circa il fatto che molti di questi non appaiono come termini di riferimento per ciò che considereremmo nella vita di tutti i giorni “persona intelligente” così come capita per lo stereotipo dello “scienziato pazzo” o del “nerd” genio dell’ informatica.

Perché capita questo ? Perché c’è uno scarto fra ciò che i test determinano e ciò che noi intuitivamente percepiamo come l’ “essere intelligenti” ?

Vero è che il meccanismo di anticipazione di mosse e contromosse è essenzialmente lo stesso meccanismo “predittivo” che sta alla base dall’ intelligenza, ma con l’ importante differenza che gli scacchi sono una semplificazione della vita. La scacchiera è un universo limitato, limitato è il numero dei pezzi e delle mosse disponibili a ciascun pezzo, e nonostante il fatto che il numero di combinazioni di gioco possibili è astronomicamente alto, il gioco degli scacchi è un esempio di ciò che viene chiamato un gioco “chiuso”.

Tutti i dati del problema sono noti in anticipo, tutti i pezzi sono visibili e le loro mosse conoscibili e, in linea di principio, prevedibili.

Nulla può accadere al di fuori di ciò che è codificato nel regolamento di gioco.

Una mossa di scacchi è un problema logico e si presta ad un’ analisi razionale, più o meno profonda a seconda della capacità e del talento del giocatore.

La vita è un’ altra cosa. La vita è un gioco “infinito”, un gioco aperto in cui i limiti della scacchiera non sono noti, ed il comportamento degli altri giocatori può seguire le regole oppure no, possono essere inventate regole nuove, e l’ analisi puramente razionale non porta a risultati su cui si possa fare affidamento. Ci vuole di più.

Ci vuole testa e cuore e sentimento e intuito e passione, tutto quell’ insieme di capacità che, unite alla ragione, fanno nella comune percezione di una persona una persona “intelligente”.

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59 commenti su “Ricordarsi il futuro

  1. cKlimt ha detto:

    Oddio…l’argomento è immenso e questa “vastità” mette soggezione… Tuttavia io ho dei dubbi…dubbi ogni volta che tento di definire l’intelligenza e ancora di più definire una persona “intelligente”.
    L’intelligenza in astratto potrebbe anche essere accostata a quello che hai descritto magnificamente tu. La capacità di concentrazione e quella di realizzazione di un film che simuli l’andamento futuro di un certo numero di variabili che mi stanno davanti… ok.
    .
    Ma se mi chiedo cos’è una “persona intelligente” ecco che sono nei guai. Perchè le persone intelligenti di cui ho avuto esperienza io, sono qualcosa di molto molto più complesso e variabile
    .
    Perchè le persone intelligenti sanno anche “sentire”… sanno unire razionalità e istinto, sanno fare collegamenti addirittura basati sulla intuizione ovvero su una polverina magica che sfugge a qualsiasi indagine logica. Una polverina che però esiste eccome sulla “scacchiera” immaginaria che è la Vita.
    .
    Voglio dire che persona intelligente è per me una persona ricca di tutto un patrimonio umano che non è riducibile ad una analisi logica predittiva del futuro. Tutt’altro.
    E’ sicuramente più in relazione al Presente di una persona “poco intelligente”. E’ più calata e immersa nel “qui e ora” piuttosto che nel prevedere ipotesi di futuro.
    Infine “persona intelligente”, per me – dico (è infatti molto soggettivo questo che sto per scrivere) è un individuo che ha un buon rapporto affettivo con il proprio passato, nel senso che è in grado di leggere e rivivere il proprio passato per ricavare elementi utili al presente e alla sua azione futura.

    E infine scusami se chiudo con una semplicissima constatazione: per me una persona intelligente è un certo Melogrande e questo non certo per piaggeria, ma solo perchè, per quello che lo conosco, posso dire che ha in sè tutte le qualità che ho appena descritto.

    Semplice no? 🙂

    • melogrande ha detto:

      Carlo,
      Come dice Asimov, avere dei dubbi è tipico delle persone intelligenti, dunque è un buon segno !

      Da parte mia, non mi ci provo nemmeno, a dare una definizione di intelligenza nel senso in cui tu intendi la “persona intelligente”.
      Del resto, le definizioni in giro non mancano proprio.
      La teoria che va per la maggiore è quella di Gardner, che individua ben sette tipi diversi di intelligenza: quella logico-matematica, quella linguistico-verbale (ed è evidente che i test di misurazione del QI si fermano qui…), quella visivo-spaziale, quella musicale, quella cinestetica (sic !), quella musicale, quella intrapersonale e quella interpersonale.
      Le ultime due prese insieme costituiscono poi la famosa “intelligenza emotiva” di Goleman, che a sua volta lui articola in una serie di competenze personali e sociali (consapevolezza, iniziativa, empatia, comunicazione, ecc.).
      Però alla fine a me sembra che così si esca un po’ dal seminato e si attribuiscano all’ intelligenza una serie di cose, certamente apprezzabilissime, ma che appartengono piuttosto ad altri aspetti della personalità, come la maturità, la creatività, l’ equilibrio, ecc, trascurandone invece altre che a mio parere hanno più attinenza, come la capacità di riconoscere analogie fra situazioni diverse, individuare schemi e modelli, ecc.
      Intelligenza, da “inter legere” per me dovrebbe fondamentalmente essere una capacità di trovare correlazioni nel mondo, prima di tutto (ma non soltanto) correlazioni di causa ed effetto.
      (sui complimenti, taccio imbarazzato, ringraziandoti della stima)

  2. Mi associo al commento predente: Melo lo è.

    Poi aggiungo un riflesso di prima superficie alla lettura del post: intelligenza si addice maggiormente a dinamiche caotiche piuttosto che a sistemi rigidamente deterministici.

    Maggiore è la facilità di gestire situazioni irrazionali, imprevedibili, istintive, lunatiche, astruse, emotive, ecco che l’orizzonte appare più chiaro ad una mente intelligente, veloce, ricettiva, aperta.

    Se hai caratteristiche di capacità analitica, se hai estro, creatività, sensibilità artistica, se sei umano e senti il calore del cuore, se sei colto, competente, onnivoro e irrimediabilmente curioso, ecco, iniziamo ad esserci

    se fossi anche umile non dovrei aggiungere altro al mio riflesso.
    purtroppo la mia presunzione mi abbassa la soglia di intellighenzia…orpo…

    però forse mi ho capito…

    o mi ho spiegato

    eco la grammatica può essere un otpional ?

    la baratto con l’umiltà.

    ciao Melo…..ma lasciatelo chiedere: da dove te li inventi sti meravigliosposts ?

    mi sta venendo voglia di spararne uno anche io su un dualismo che da tempo mi frulla il melone: dell’istinto e della razionalità (un bel titolo alla latina….) ci stai ?

    io rebloggo questo bel post e se ci riesco in tempi brevi tu mi reblogghi amme,,

    per ora ciaooooooooooo

    GB

    • melogrande ha detto:

      Ciao Astro,

      La complessità per me è la vera pietra di paragone dell’ intelligenza.
      Orientarsi, anticipare le mosse, riconoscere schemi in situazioni semplici è alla portata di tutti, mentre quando le condizioni diventano caotiche ed instabili o nella complessità più astrusa emerge la vera intelligenza.
      Einstein aveva di fronte gli stessi dati che avevano gli altri fisici, che pure stupidi non erano, ma seppe leggerci delle correlazioni che nessun altro aveva intuito.

      Per il resto, sono convinto che ci siano competenze pregiate che fanno “bella” una persona, ma sono un po’ dubbioso sul fatto di includere tutto nella definizione di “intelligenza”.

      Ps. Ben volentieri ti ribloggo, tu posta che io ribloggo …

  3. Pannonica ha detto:

    l’intelligenza è un concetto troppo “umano” per poterlo definire in maniera asettica.
    in una sintesi generale, direi che il concetto di intelligenza è legato a quello di “sopravvivenza”. un essere è intelligente quanto più sa adattarsi meglio alle situazioni, improvvisando ma anche mettendo a frutto le esperienze passate, riuscendo a prefigurarsi possibili assetti futuri volgendoli a proprio vantaggio e aver salva la vita.
    mi sembra di aver fatto il ritratto dell’opportunista perfetto ma la natura insegna… Troppo darwiniano il mio commento?

    I grandi talenti naturali, i grandi doni, (Einstein, Van Gogh, etc) sono, appunto “genio” non semplice intelligenza. Anzi, molti geni (la maggior parte) sono morti soli, poveri e pazzi; altri hanno avuto la fortuna di incontrare un mecenate che si prendesse cura di loro (vedi Thelonious Monk) altrimenti chissà che fine avrebbero fatto.

    Sai che penso? Che l’intelligenza (per come la vedo io, ossia un attributo darwiniano) sia una dote sopravvalutata. C’è tutta una serie di doti, come quelle elencate da Astro (cultura, sensibilità, calore umano, etc.) che contano molto di più.

  4. melogrande ha detto:

    Non sei troppo darwinista, Nica, se l’ intelligenza si è evoluta in modo così potente nell’ essere umano, vuol dire che ha un bel valore per la sopravvivenza, e secondo me proprio in virtù di quella “memoria del futuro” che descrivo nel post.
    Un’ arma piuttosto potente, direi…

    L’ opportunismo o la “furbizia” a me paiono gradi inferiori di intelligenza, come un giocatore di scacchi mediocre che giochi per ottenere un vantaggio di pezzi immediato e non nella strategia di lungo termine della partita.

    Sulle “altre doti”, sono totalmente d’ accordo con te, non però sul fatto che l’ intelligenza sia sopravvalutata.

    A me piace assai, l’ intelligenza, e ne vorrei di più…

  5. m0ra ha detto:

    Quello che chiami ‘memoria del futuro’ mi sembra un aspetto centrale del concetto d’intelligenza. La capacità di fare previsioni e di dare risposte adeguate (ma anche di individuare un problema, perché per risolverlo bisogna comprendere che il problema esiste, cosa non scontata) rientrano in un discorso di analisi -organizzazione -pianificazione. In sostanza la capacità di affrontare il nuovo è quella che distingue l’intelligenza umana da quella della macchina, Turing ce lo ha dimostrato ampiamente con gli studi sull’intelligenza artificiale. Quindi la grande differenza è l’intuizione, l’intelligenza intuitiva, la capacità di essere creativi e di dare risposte efficaci in tempi rapidi. Come si fa a dare una risposta avendo abbastanza chiaro che essa si avvicina ad un’idea di ‘verità’- la famosa lampadina che si accende- è un processo ineffabile che vede la messa in gioco di tante funzioni. Credo che ognuno di noi ne abbia fatto esperienza in diverse occasioni nella vita senza sapere come fare, in seguito, a ripercorrere con esattezza le tappe che hanno portato al risultato.
    Premesso che ogni definizione di intelligenza non sarà mai definitiva ed esauriente, mi ritrovo nelle parole del Signore delle Stelle ” intelligenza si addice maggiormente a dinamiche caotiche piuttosto che a sistemi rigidamente deterministici’. Le situazioni ripetitive e prevedibili creano contesti in cui sono minime le risorse messe in gioco; uno dei fattori che ritengo rivelatori d’intelligenza è il bisogno di stimolazione e quindi una sorta di ‘ricerca’.
    C’è un’altra cosa, riferendomi al commenti di Pannonica. I geni che muoiono pazzi o, si potrebbe dire, carenti d’ intelligenza emotiva, potrebbero essere presi ad esempio per giustificare le teorie di Goleman o di Gardner, e chi sa se quest’ultime non siano nate per giustificare l'”insuccesso” sociale ed emotivo-affettivo di tanti cervelloni. Voglio dire che spesso l’intelligenza potenziale è inficiata dalla carenza di altre funzioni; l’autistico, per esempio, in alcuni settori specifici molto abile ( capacità di calcolo o enorme capacità mnestica) non è evidentemente in grado di esprimere e dimostrare capacità di ‘adattamento’ benchè il potenziale vi sia. Ho preso come esempio un caso limite, ma il discorso può essere esteso al soggetto depresso o introverso o fortemente ansioso che forse non ha adeguate competenze emotivo-affettive, ma neppure può dimostrare il potenziale intellettivo e di adattamento, se non si produce, addirittura, in comportamenti lesivi.

    La citazione di Bertrand Russel mi è parecchio simpatica. Non c’è dubbio che persone intellettualmente dotate ‘soffrano’ di ansie e di insicurezze molto più degli stolti che sembrano dotati di una grande capacità: quella di resistere agli schiaffi del destino senza neppure accorgersene. Questo sì che è adattamento! Dio dà e Dio toglie.
    Scusa la lungaggine, ma trovo l’argomento molto stimolante.

    • dio
      mancava questo al post che ho appena finito e che scaturisce istintivamente dalla lettura di questo
      uno dei limiti al decollo dell’intelligenza è il tappo costruito sulle teste dei pensanti da ogni tipo di religione.
      Come può un essere intelligente accettare di sottostare alle mille e mille costrizioni che mirano alla negazione di comportamenti intelligenti ?
      come può una persona normodotata accettare che dio (se c’è) sia come ce lo descrivono queste bizzarre negazioni di ogni divino attributo ?
      e poi il timor di offendere la divinità ed il conseguente castigo che modella l’inconscio ancor prima di nascere.
      ed il continuo mantra ribadito che cancella ogni velleità di elaborazione del divino che è in ognuno di noi
      il fedele poco intelligente è un fedele fedele
      il fedele cum grano salis è molto più vicino a dio ma molto più lontano dalle chiese.
      chissà cosa ne pensano le machine di turing di dio….

      ciao Melo

      se mi leggi, vai a leggermi
      e fammi sapere

      notte buona

      GB

    • melogrande ha detto:

      Il tuo commento viene bene per collegare questo post con quello di Astro che in qualche modo ne è la continuazione ideale.

      Tu metti l’ accento sull’ intuizione, sulla “lampadina” che si accende e che nessuno sa cosa sia.
      Come ho detto di là, io sono convinto che anche questo abbia parecchio a che fare con la capacità di creare collegamenti fra cose apparentemente lontane.
      La capacità che permette di fare una scoperta scientifica è la stessa che sta alla base delle similitudini poetiche, la capacità di riconoscere schemi ed analogie laddove nessuno le aveva mai viste prima.
      Questo rende il genio genio, e funziona per Dante come per Newton o Darwin.

      Poi, che l’ eccesso di intelligenza sia accompagnato spesso da “disabilità sociali” o di altro tipo potrebbe essere più di un caso: come gli atomi che quando diventano molto grandi tendono ad essere instabili e decadere spontaneamente…

    • lillopercaso ha detto:

      Sì, il collegare e usare le informazioni è la risposta che mi convince; più informazioni hai e più combinazioni sei, o SARESTI, in grado di fare; le informazioni, naturalmente, non sono solo quelle .. tecniche, certo. Ma anche le risposte emotive derivano da informazioni immagazzinate, no? Anche quelle istintuali… Sono informazioni chimiche, o elettriche, non so; e allora cosa differenzia la macchina dall’uomo, se non una questione di tempo? Quanti millenni e milleni sono occorsi per autodefinirci esseri pensanti? E se avessimo il tempo di informare le macchine? In fin dei conti, nessuna situazione NUOVA che si ripresenti è veramente nuova, ma una nuova combinazione, credo. Voi cosa dite?
      (mi tornano in mente gli elefanti ubriachi, mOra non c’era ancora e Pannonica sì, mi pare)
      E se dopo questo commento il mio Q.I. farà arrossire… usatelo per la selezione naturale!

  6. m0ra ha detto:

    Mi correggo. Ho espresso un pensiero sulla depressione come una carenza sul piano affettivo-emotivo. E’ troppo semplicistico, si tratta di un problema che affonda nelle strutture della personalità, e comunque non è il contesto per approfondire questo aspetto. Penso che si capisca cosa volevo dire…

  7. gialloesse ha detto:

    Sono daccordo con tutti. Proprio perchè penso chi l’intelligenza non possa che essere la somma di tanti e diversissimi fattori alcuni dei quali esclusi dal cosidetto senso comune. Tuttavia vorrei lanciare una provocazione. Ecco io come tutti ho le mie idee politiche: molto brevemente sono per la pace, per un mondo pulito, per una giusta ripartizione delle risorse vitali ed economiche, voglio bene a tutti: uomini e non, donne, bianchi, neri, normodotati e non etc. etc etc. E resto seriamente e sinceramente convinto che non si possa non essere daccordo, al punto che chi non la pensa come me é certamente un cretino. Come la mettiamo ??? Cioè milioni di persone di provata intelligenza unita a notevoli capacità intellettuali e spessore culturale sono diventati improvvisamente stupidi e io sono invece un genio ???

    • Quando sostengo arrabbiandomi che l’uomo è una bestia, sono vittima della stessa frustrante sensazione….

    • melogrande ha detto:

      Non so, credo che sia la prevalenza della “memoria del futuro” a breve termine su quella a lungo termine.
      Il politico deve pensare alle prossime elezioni, le lobbies indistriali a cosa dire alla prossima assemblea degli azionisti, ciascuno di noi pensa che se anche usasse meno la macchina non farebbe nel complesso una gran differenza.
      Nel lungo periodo il cambiamento climatico potrebbe diventare catastrofico, ma come diceva Keynes (certo non uno stupido), “nel lungo periodo saremo tutti morti”…

      La definirei prevalenza del furbetto, più che del cretino.

  8. m0ra ha detto:

    C’è una frase di Ronald Laing su “Nodi”, un libro di strane poesie, dove l’autore esprime il seguente dubbio:

    “Fino a che punto bisogna essere intelligenti per essere stupidi?”

    Ecco, viene da pensarci.

  9. gialloesse ha detto:

    Doveroso a questo punto precisare che la furbizia nulla ha a che fare con l’intelligenza, al massimo può fungere da surrogato o succedaneo.

  10. gialloesse ha detto:

    Alla domanda che si pone Ronald Laing esposta dall’amica Mora mi sento di rispondere che é pressochè impossibile essere tanto intelligenti da riuscire ad essere stupidi.

  11. ma ce ne vuole davvero un bel pò per riuscire a sembrarlo quando serve…..magari per districarsi fra uomini minimi che spesso però detengono poteri ….quello si potrebbe chiamare opportunismo da istinto di sopravvivenza…. e poi è divertente scombinare i giudizi che gli altri danno di noi miscelando ad arte ( o a caso) comportamenti imprevedibili e lievemente folli ad altri degni di ogni rispetto ed ammirazione per stile, lucidità, acume….
    mi viene in mente la risata shock attribuita a Mozart del film Amadeus….

    io pe rlo meno mi ci diverto da morire nel lasciare stampato un bel punto di domanda gigantesco sui visi dei miei interlocutori più arroganti o cattedratici…

    gb…

    • gialloesse ha detto:

      Anche a me viene tanto da ridere alla domanda che si poneva non ricordo chi e che recitava più o meno : – “che ci guadagno ad essere intelligente, se poi ho a che fare solo con idioti ? ” .

      • Vedi gialloesse, questo potrebbe essere il motivo per cui molte menti geniali finiscono per isolarsi, terminando la loro esistenza in miseria o in condizioni asociali. La sfida è spesso motore ultimo per le intelligenze alte: ma la sfida è tale se ammette almeno una possibilità di vittoria. Quelle che invece sono perse senza possibilità altra, sono inaccettabili: far ragionare gli uomini è una sfida persa di default. Eppure ci si prova fino allo sfinimento.
        e per un genio perdere non è contemplato.
        piuttosto mi spengo

        Il miglior modo per vincere ad un gioco in cui non puoi vincere, è non giocare (WARGames…tanti anni fa)

        GB

  12. stileminimo ha detto:

    l’intelligenza non la so capire, che non ci sono arrivata ancora… ma ci sto provando. Ma se devo descriverla come un’immagine, mi pare che possa assomigliare ad un filone che si protende all’infinito, affondando in una materia che non posso percepire se non nella misura in cui essa viene a contatto con il mio sentire. Ed è una materia a volte densa, a volte liquida, spesso dura che si estende in direzioni sconosciute, affascinanti, come una vena d’oro che non ha mai fine e che può portare ovunque. Più o meno. Mi pare interessante seguirla, provarci. In solitudine, in compagnia? Boh… non so, credo non si possa scegliere; chi c’è c’è e non è detto che io ci sia.
    E questa è l’idea che mi viene ed è centrata su me stessa, perchè viene da me, così come vengono dai singoli le idee che qui ho letto e che poi cercano di estendersi agli altri, come una vena d’oro, più o meno. L’intelligenza, mi viene il dubbio che sia solo un’idea. O no?

    • “…nella misura in cui…”

      …. prego…. ?

      • stileminimo ha detto:

        …ma sì, è una questione di quanto si riesce a percepire il Mondo… che lo si sa che la mente ed il cuore e quell’altra cosa che alcuni chiamano anima, altri chiamano in altro modo, lavorano tutti in base a stimoli, no? Come dire che c’è sempre botta e risposta, all’inffinito, volendo. Nella misura in cui ciò che mi circonda riesce ad assorbirmi, a stimolare quella che sono, mente e corpo e via dicendo. Mi sono esplicitata?

        • a dir la verità mi riferivo solo alla scelta della perifrasi…mi ricorda tanto i politici….tutto qui…

          meglio le parole tue, magari meno lineari o meno trendy..ma molto oneste e sentite–

          GB

  13. stileminimo ha detto:

    erano parole mie anche quelle prima… solo non sapevo fossero politiche.Tuttavia l’importante è che mi son riuscita a spiegare.

  14. Tu ti sei spiegata benissimo
    A me non è riuscito altrettanto; ci riprovo.
    Ho fatto riferimento solo a queste parole: ” …nella misura in cui” perchè ci fu un tempo dove questa frase rimbombava ovunque si tenesse un discorso.
    era diventata un tormentone secondo solo alla odierna idiozia del pulcino pio.
    In particolare farciva i discorsi politici di politici che non sapevano come dire di non aver alcunchè di sensato da dire…
    Un pò come i “cioè” degli studenti impreparati che privi della più elementare conoscenza della lingua si inventavano girotondi di avverbi per dire in pratica che non sapevano neppure di cosa si stava parlando.
    da allora mi urta

    ma l’ho segnalata perchè il tuo dire era assai più energico, vissuto, sincero e potente da non aver alcun bisogno di evocare quello spettro di furberia lessicale….

    tutto qui

    da buon vecchio prof rompiballe, figurati se mi scappa l’occasione per pontificare…..

    Ti aspetto con altre belle cose
    ciao
    GB

    • stileminimo ha detto:

      …non conosco il pulcino pio, ma penso non sia cosa grave, visto il tono con il quale ne parli. E non conosco il tempo in cui “nella misura in cui” rimbombava… forse per questo a me pareva solo una frase da dire. Ma mi piace conoscere gli effetti che possono avere nelle menti altrui cose dette nel tentativo di spiegarsi al meglio e che con quel che si sta dicendo possono anche non aver niente a che vedere. A conferma del fatto che ciò che io vedo e ciò che tu vedi del Mondo, spesso non ha molto a che fare con ciò che gli altri vedono e così è per tutti.Gli intenti nel comunicare pensiero spesso sono intesi male. E non c’è colpa in questo, presumo.

  15. Allora mettiamola così: a me non piace “nella misura in cui”, perchè mi ricorda tristi esperienze . Io non la userò mai; tu fanne l’uso che credi. Mi mordo la lingua e procedo oltre.

    Solo un linguaggio può definire un concetto in modo univoco e rigoroso e non è certo la lingua che parliamo, qualunque essa sia: mi riferisco alla Matematica che permette a tutti di vedere le cose allo stesso modo.
    A patto di conoscerne la “grammatica”.
    E qui torna in ballo l’intelligenza.
    Per quel poco che ne so e per quel poco di affidabilità che ne riconosco, la stragrande maggioranza dei tests per I.Q. hanno matrice matematica, sia di taglio analitico che di derivazione logica.
    Alle medie partecipano anche quesiti pseudo artistici o pseudo psicologici.
    Ma alla fine le modalità di interpretazione dei risultati privilegiano la dinamica del problem solving.

    Gli stessi strumenti che stiamo usando sono frutto di rigorose applicazioni matematiche, seppur affidate al codice numerico più semplice quale è il binario.
    Non si può direi esista tecnologia che non debba riconoscenza ai modelli matematici di calcolo differenziale o integrale.
    Personalmente riconosco quota parte di estro, intuizione, follia, all’inventore, che magari non sa perchè, ma fa funzionare per la prima volta qualcosa che prima non c’era.
    Riconosco seppur in misura minore laude al Caso nelle scoperte che hanno rivoluzionato il mondo, ma intendendo per Caso non la solita fisionomia benevola della dea bendata, ma una sottile e più recondita linea di azione che non sempre privilegia il percorso più breve per unire 2 punti.

    Da appassionato cultore dei Sistemi Caotici, ormai non mi riesce più di leggere il Caso come un caso…..

    Nel caso vogliate vederne un effetto, l’immagine di apertura del post rebloggato in sincro a questo si apre con un’immagine che può molto di più che mille parole come tu stessa Stileminimo hai subito percepito e sottolineato.

    Ciao a tutti, visitatori “casuali” o voluti.

    GB

  16. gelsobianco ha detto:

    dopo tutto quello che ho letto e che ha destato il mio più vero interesse, mi sono tornate alla mente queste parole di Oscr Wilde
    “Dovunque si va, non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E’ divenuta una vera peste.”
    scrivo questo con molta ironia naturalmente.

    è il tuo un blog in cui ritornerò con piacere.
    grazie
    gelsobianco

    • melogrande ha detto:

      Grazie a te, gelsobianco.
      Speriamo di poterci qualificare untori, allora…

      (c’è un gelso bianco, gigantesco e maestoso, anche nei miei ricordi d’ infanzia)

      • gelsobianco ha detto:

        mi piace la tua risposta, melogrande!
        grazie.
        c’era un gigantesco ed antichissimo gelso bianco anche nella mia infanzia.
        io lo ricordo con affetto con il mio nick.
        gelsobianco

  17. stileminimo ha detto:

    scusate se mi permetto, ma quest’incontro pseudo-botanico fra un melogrande ed un gelsobianco, non so perchè, ma mi commuove profondamente!!

  18. gialloesse ha detto:

    Ricordo che da ragazzi erano altri i vegetali che ci interessavano….. Per tornare seri e restare nella botanica penso che ci stia una piccola cosa di Vivian Lamarque : – ” I libri sono io disse l’albero all’uomo. Tenetemi nel cuore” .

  19. vegetali nella mia adolescenza ? Oh my god….io onestamente non ne ricordo….a meno che si parli di primule, giaggiuoli, fiorii di campo, bocche di leone ( che da anni non vedo a dir la verità…)
    I mie occhi sono sempre stati pieni di Stelle, ma un campo fiorito in primavera brilla di una luce sua che potrei facilmente confondere con un panorama galattico….in più ne ricordo il profumo ed il canto sereno di fronde e corolle..con accompagnamento di ronzii alati e cinguettii in libertà…

    chissà che profumo c’è nelle distese di Marte….dovremmo chiederlo a Curiosity….

    Gb

  20. qui si moltiplicano i gb

    siete sicuri di volerlo ?
    io vi ho avvisato…
    chi di gb colpisce di GB perisce

    e poi non venitevi a lamentare

    ahahhahahaha

    ciaooooooooooooooooooooooooooooooooo

    GB ( O.O.O ) (the Only Original ONE !!!!)

  21. She ha detto:

    Paradise

    Mi sono sdraiata sulla terra umida,

    ho visto un lombrico che danzava ,

    ho sentito una formica che mi parlava,

    ed un fiore che diceva all’ape….amami.

    Poi mi sono addormentata

    ed un filo d’erba mi ha sussurrato….sogna!

  22. Ho lasciato cadere un sassolino in un bel post settembrino di un’amica che in verità conosco meno di quanto mi piacerebbe….

    http://unarosaverde.wordpress.com/2012/08/29/ricerche/#comment-2451

    lo depongo anche qui per vedere se qualcuno dei viandanti vi trova affinità a ciò che si è finora detto: cito sempre Luigi Zoja: “Niente è profondo senza il proprio contrario”

    Io lo chiamo istinto
    altri lo chiamano inconscio….

    Per me è il mio lato oscuro.
    Intelligenza è riconoscerlo ?
    Intelligenza è accettarlo ?
    Intelligenza è dominarlo ?

    ………………..

    GB

    • gelsobianco ha detto:

      grazie per le tue indicazioni e per la citazione di Zoja..
      ti farò sapere…
      gb

    • gelsobianco ha detto:

      -questa è una comunicazione per GB.-
      chiedo scusa al padrone di casa.

      Gb, io non posso lasciare neppure una parola da te perchè io viaggio nel web, ma non ho una casa mia.
      leggerò, vedrò ciò che posti.
      questo è importante per me.
      gb

  23. Einstein dice che la felicità consiste nell’avere una visione chiara dei nessi esistenti fra le cose.
    Intelligenza per me è provare, appunto, la felicità di intus-legere e di inter-legere con il cuore e con la mente.
    (grazie a tutti)

  24. odinokmouse ha detto:

    Non ho mai fatto test d’intelligenza, mi hai incuriosito ma dovrei risulterei un allocco. Non so, ma mi sa. Fortuna sono del tuo stesso parere, che l’intelligenza sia davvero complessa di valutare. Conosco una persona che parla all’incontrario; si scrive le frasi in mente e le rilegge da destra a sinistra e parla svariate lingue, ma al tempo stesso è incapace di comunicare. Io giocavo a scacchi da ragazzo, poi mi trovai in un eccesso di vecchiume e rimandai ad altre ere della vita che ancora, ringrazio il cielo, non sono arrivate; se ti viene la voglia di giocare sai dove sono. Ah! cosa sostanziale: ho un gioco modesto e non tocco un pezzo da 10 anni… Davvero bello il tuo blog.

    • melogrande ha detto:

      Dal momento che i test non si sa bene che cosa misurino, non starei troppo a preoccuparmi dell’ eventuale risultato (che potrebbe comunque sorprenderti, si sa che i blogger sono mediamente piuttosto vispi…).
      Per quanto riguarda gli scacchi, praticamente non ci ho mai giocato, ed un po’ mi dispiace.

      Ti ringrazio dell’ apprezzamento che ben volentieri ricambio, io ero già capitato dalle tue parti tempo fa, poi per qualche motivo ti avevo perso di vista.

      • odinokmouse ha detto:

        Sarà che per comunicare ci vuole intelligenza che i blogger sono mediamente vispi; scrivere la impegna. Gli scacchi sono talmente belli che sembrano inventati da un essere superiore, perfetto. Un po’ come la musica. Sono presente a intermittenza e per lunghi periodi mi limito a leggere; ti ho conosciuto leggendo un tuo post sulle vertigini particolarmente interessante e coinvolgente, e ti leggo spesso con piacere. Saluti e a poi.

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