Colpa di chi ?

Ciò che produce tutto questo non è più l’ uomo in quanto uomo, bensì una reazione a catena da lui provocata. Nella misura in cui oltrepassa i limiti della physis umana, essa trascende anche qualsiasi dimensione interumana di ogni possibile potere di uomini su uomini.

Carl Schmitt, Dialogo sul potere

Il l male nasce nel rapporto con la libertà, con la scelta volontaria e la responsabilità che questa possibilità di scegliere comporta.

L’ animale è solo istinto, non sceglie, fa quel che deve, e questo lo pone al riparo dalle domande sul bene e sul male. L’ animale caccia, uccide, divora, ma in tutto questo non c’è coscienza, è un seguire istinti meccanici: fame = caccia.

L’ uomo può scegliere.

Non sempre, naturalmente. Ma proprio nei casi in cui scegliere non può (ad esempio la reazione di un individuo aggredito, allo scopo di salvarsi la vita) la questione del male non si pone proprio.

Quindi il problema del male nella natura umana, senza scomodare divinità o demoni, si riduce alla scelta del male, il nuocere deliberatamente quando si avrebbe la possibilità di scegliere diversamente. Il male intenzionale e volontario.

Il male gratuito è solo umano perché solo umana è la scelta di esercitarlo oppure no. Ed il male è tanto più umano quanto più è estremo, perché proprio nella mancanza di ragionevolezza, di misura, di motivazione, di giustificazione, proprio in questo manifesta la sua origine arbitraria, cioè letteralmente radicata nel libero arbitrio.

Al pari della bontà senza compromessi e della generosità senza tornaconto, si capisce.

Benché a tutti capiti ogni tanto di agire in funzione di capricci passeggeri, almeno le decisioni importanti si tende a prenderle a ragion veduta, cioè dopo aver analizzato le ragioni a favore e contro.

Qui la faccenda si complica.

Perché spesso le ragioni ci sono sia a favore che contro ed allora la questione è quella di selezionarle in un certo ordine, di attribuire maggiore o minore peso a ciascuna, e l’ uomo ha un’ abilità veramente suprema nel trovare giustificazioni razionali al suo comportamento.

Prendiamo ad esempio l’ ubbidire all’ autorità. Chi potrebbe biasimarmi se compio un’ azione in funzione di un ordine ricevuto da un genitore, o da un superiore, o da un datore di lavoro, o da un cliente, o da un’ autorità comunque legittimata a dare disposizioni ? La disciplina, la lealtà non sono forse valori ?

L’ operaio:

–          se il mio caposquadra mi ordina di tagliare un albero io lo taglio, no ? chiedete a lui.

Il caposquadra:

–          se l’ ingegnere mi ordina di spianare questo tratto io devo far abbattere gli alberi, no ? chiedete a lui.

L’ ingegnere:

–          se il mio capo mi ordina di costruire la strada io devo far spianare, no ? chiedete a lui.

Il capo:

–          se il mio padrone prende l’ appalto per fare la strada io poi devo farla fare, no ? chiedete a lui.

Il padrone:

–          se l’ Amministrazione Pubblica bandisce un concorso io partecipo, no ? chiedete a loro.

L’ Amministrazione:

–          se il Governo decide di fare nuove infrastrutture io devo farle fare, no ? chiedete a loro.

Il Governo:

–          per lo sviluppo ed il benessere del Paese sono necessarie nuove infrastrutture. Il popolo ci ha votato per questo., no ? chiedete a loro.

Già.

Che c’è di male ?

O meglio, dov’è che il male si infila dentro, in questo rosario di scaricabarili in cui sempre sembra di tornare al punto di partenza ? Chi ha la responsabilità di aver tagliato l’ albero, alla fine ? Chi ha la responsabilità della distruzione delle foreste ?

Perché si cerca petrolio nell’ Artico o in fondo al mare ? Per una passione devastatrice o perché noi, proprio tutti noi, abbiamo uno stile di vita che lo pretende ?

Chi ha la responsabilità dell’ effetto serra ? Della scomparsa dell’ ozono ? Del riscaldamento globale ?

Nessuno o tutti.

Forse è l’ idea di responsabilità a metterci fuori strada, forse è un’ idea troppo ristretta per rendere conto di quello che cerchiamo di dire.

Gli antichi avevano un’ idea più ampia di queste cose, un’ idea che si è mantenuta nella giurisprudenza e forse solo lì, l’ idea che si possa essere colpevoli senza essere responsabili. Colpevoli, a volte consapevoli, pur senza intenzione, credendo di far bene, non volendo nuocere, a volte stretti in un’ alternativa del diavolo.

La tragedia classica ne è piena, del senso della colpa.

Consideriamo Oreste, preso fra la necessità, il dovere di vendicare l’ omicidio del padre, ed il vincolo di sangue nei confronti della madre assassina. Oreste decide di uccidere la madre, è vero, perché così vuole la consuetudine, ma subito dopo è costretto alla fuga, inseguito dalle Erinni. Ha versato il sangue della madre, è colpevole, ed il fatto di essere stato costretto a farlo da un altro dovere non eludibile non fa venir meno la sua colpa. La vita è tragica, e certe volte non si può vincere.

Consideriamo Amleto, anche lui deve vendicare il padre, uccidendo gli assassini, che sono sua madre e lo zio. La situazione è assai simile a quella di Oreste, ma Amleto è un personaggio moderno, il peso della responsabilità gli piomba addosso prima ancora che levi la mano per compiere il suo delitto riparatore. Vacilla, esita, perde il senno, o forse no. Cerca disperatamente un pretesto, un motivo per venirne fuori innocente, per non macchiarsi dei delitti, per sfuggire al destino. Ma il modo non c’è. Si dovrà sporcare le mani, rendersi colpevole, non c’è via di scampo. Si è colpevoli, persino quando è il destino a barare.

Consideriamo Edipo, infine, neonato abbandonato dal padre, ritorna a Tebe da adulto e lo uccide, senza riconoscerlo, per un banale diverbio, poi sposa la madre, senza sospettare che sia la propria madre, e con lei genera figli. Come può essere responsabile di ciò che non sa ? Beh, responsabile forse no, ma colpevole sì, colpevole di fronte a se stesso, e per non vedere più se stesso Edipo si acceca, fugge alla ricerca di un’ impossibile redenzione. Impossibile perché non c’è redenzione nel mondo tragico, e la colpa, quale che sia, ricade persino sui figli dell’ unione incestuosa, Eteocle e Polinice si uccideranno a vicenda.

La colpa è predisposizione, occasione di danno, non atto d’ intenzione, ma semmai difetto di attenzione, omessa vigilanza, incauta attitudine, mancata prevenzione, semplice disdetta. La colpa è destino, ed in qualche misura è anche predestinazione o fato. Esclude l’ intento, ma non ripara dalle conseguenze.

Siamo colpevoli anche oggi, tutti e ciascuno. Colpevoli di vivere in un mondo sovraffollato dove la specie umana ha assunto un carattere infestante. Colpevoli di consumare il mondo, ognuno per la sua parte, lasciando un po’ di meno a chi verrà dopo. Colpevoli di sopravvivere, dove la sopravvivenza è un lusso o privilegio non a tutti concesso. Colpevoli di essere nati dalla parte giusta del mondo, per di più, senza averne merito o ruolo. E per questo, doppiamente ingiusti verso chi è nato dalla parte sbagliata. Non si è responsabili di essere nati in un posto invece che in un altro, d’ accordo, ma del destino occorre farsi carico.

La redenzione passa attraverso la responsabilità, chi più ha più risponde, il destino è un carico sulle spalle, un bagaglio da portare con se, una forzatura da assecondare. La colpa va riscattata, il destino va redento, vale a dire, letteralmente “ricomprato”, proprio come uno schiavo ricompra la sua libertà diventando liberto.

Sarà il senso della colpa a salvare il mondo ?

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43 commenti su “Colpa di chi ?

  1. Egle1967 ha detto:

    Credo di si, come la sua assenza lo distruggera’…difficile sentire le proprie colpe se non si comprendono i fili che legano ogni evento, ogni gesto e scelta che compiamo…la nostra visione di cio’ che e’ bene o e’ male , anche partendo dal presupposto che si abbia intenzione di fare del bene, e’ limitata dalle nostre conoscenze. E’ limitata dall’impossibilita di vedere il tutto..e fin’ora la beata inconsapevolezza non ha prodotto dei buoni risultati…..Cosa serve per sentire il senso di colpa?

    Fai delle analisi e riflessioni molto interessanti…sempre un passo avanti a molti altri…
    Ciao!

    • melogrande ha detto:

      Credo sinceramente che molto di ciò che non vediamo è perché non vogliamo vederlo.
      Tutti d’ accordo che si debba fare qualcosa per l’ ambiente, per dire, ma nessuno disposto a rinunciare a nulla. Che nessuno mi impedisca di usare la macchina, o mi chieda di rinunciare all’ aria condizionata.
      Che qualcuno faccia qualcosa, insomma.
      Qualcuno, non io.

  2. No, Melo: ci penserà l’Universo a liberarci tutti e liberar se stesso.
    Non saprei dirti se sarà un bell’asteroide ad eliminare il tumore con un’eradicazione totale globale.
    O la nostra stessa Terra ad inghiottirci tutti in un’unica voragine infernale (uso l’immagine “infernale” destrutturata da tutto la falsità religiosa e fideistica ma legata al nucleo di Nichel e Ferro di cui è fatto il centro del nostro pianeta….)
    Tu dicesti un giorno fra queste righe che all’uomo è data la funzione di esser coscienza dell’Universo, giustificazione elegante al suo essere inutile e dannoso.
    Noi siamo un virus
    Noi siamo un errore
    Non c’è scampo: riusciamo a far del male anche dormendo.
    Abbiamo saputo trasformare l’amore in sesso ed a ridurre ogni nostra azione per tornare all’istinto animale.
    Dagli animali siamo “evoluti”
    Ci stiamo tornando.

    Ciao nè ?
    buon ferragosto…
    (cos’è poi il ferragosto se non un’altra inutile celebrazione della nostra imbecillità ?)

    GB

    • melogrande ha detto:

      Zitto, Astro, che qualcuno comincia a pensarci davvero, di sfruttare tutto quel bel calore gratuito del nucleo terrestre… In fondo basta trivellare un po’ di più…

      (Il ferragosto pare sia imbecillità piuttosto antica, “feriae Augusti”, insomma risale all’ imperatore Ottaviano Augusto, che ha dato il nome all’ intero mese. Ormai, direi di tenercelo 🙂 )

  3. guido mura ha detto:

    Sappiamo tutti che non solo noi finiremo, ma la terra stessa e lo stesso sole non continueranno a esistere per un tempo infinito. A dire il vero, credo che l’uomo potrà evolvere o proseguire per molto tempo in forma diversa, tramite un’umanità modificata o tramite macchine che ereditino la coscienza umana. Per migliorare subito le condizioni della terra sarebbe necessario ridurre la popolazione. Se non si riuscirà a programmare le nascite ci penseranno guerre o epidemie a provvedere. Naturalmente, il mito della crescita continua dovrà essere accantonato e il capitalismo liberaldemocratico, che ha dominato gli ultimi tempi, verrà messo in soffitta perché incompatibile con la prosecuzione dell’esperienza di vita umana sulla terra. Presumibilmente si realizzerà l’idea (vecchia, ma sempre attuale) di un dominio mondiale di tipo oligarchico-tecnocratico. Sarà pure fantascienza o fantapolitica, ma i primi sintomi di questa evoluzione sono davanti agli occhi di tutti.

  4. Melo, forse ho espresso male il concetto ferragostano….imbecillità è aver ridotto una festa in un calvario di code interminabili su nastri d’asfalto roventi con obbligatorie mangiate inutili di cibi altrettanto indigesti del carnaio ove si consumano.

    Ci hanno spento il cervello, imponendoci riti e miti che sono di gomma e pure grama.

    (a tal proposito segnalo….timidi segnali di coma più leggero….

    http://www.corriere.it/cronache/12_agosto_13/rito-happy-hour_ccacb8ec-e513-11e1-97d9-de28e70d5d31.shtml#.UCjrnMHg3Ww.facebook)

    Io seguo Focault….una buona dose di follia ed eccentricità (distanza dal centro, asimmetria, ) mi mette al riparo da questa biopolitica di controllo orwelliano verso finalità a me non gradite ne cercate.
    Poi se c’è da dar battaglia e pioggia acida sui bischeri che potrebbero tornare a governarci, io sono subito pronto

    ciao Meloooooooooooo
    torno a laurà…..

    GB

  5. stileminimo ha detto:

    NOn penso stia nel senso di colpa la soluzione; se così fosse, secoli di cattolicesimo avrebbero redento l’Occidente. Invece mi pare che l’Occidente, seppure intriso di sensi di colpa, non ha fatto molto per occuparsi del destino del Mondo, nè tantomeno del destino dei singoli. Un tempo (ma anche oggi) si usavano i soldi per comprarsi il regno dei cieli, ma per i meno abbienti basta dirsi pentiti e tutto si risolve lì, dietro le grate dei confessionali.
    Quindi niente; il senso di colpa non salverà il Mondo. E’ una farsa, come ce ne siamo racontate tante. Una Commedia, appunto. Tragica, per giunta;,fra le più tragiche, visto il nulla a cui ha portato fin’ora.
    Sarò banale, ma insisto nel dire che la via che può salvare noi uomini da noi stessi è il saperci guardare e vederci realmente per quello che siamo, nel bene e nel male. E’ la solita storia, la solita solfa. Ci vuole il coraggio che la maggior parte non vuole avere, perchè costa caro, perchè è più facile raccontarsi idee e opinioni che mettersi oggettivamente di fronte alle proprie responsabilità; ci vuole fegato per guardarci allo specchio senza indossare maschere, eppure se non lo facciamo è inutile che stiamo qui a raccontarci storie. E’ completamente inutile.
    E credo che il senso di colpa offuschi la consapevolezza perchè genera paure che sviano dal concreto “fare e agire” messi in atto con i fatti, non per limitarsi a salvare se stessi o la propria anima, ma per far crescere ciò che di meglio c’è in ognuno di noi e renderlo al Mondo e quindi agli altri, al Tutto di cui si fa parte. Se non si fa questo passo non serve a niente sentirsi miseri e colpevoli. Serve solo a danneggiarci ancora più di quanto già siamo in termini di consapevolezza.
    Non ha senso agire solo per se stessi, espiando ed elargendo “opere di bene e contanti giusto per levarsi il pensiero”; non si sceglie per il bene proprio, ma per il bene comune; non si espiano i peccati per salvarsi l’anima, ma ci si impegna nel concreto per salvare il Mondo dalla stupidità umana e quindi anche da noi stessi, perchè che lo si volgia o no, siamo tutti umani; queste sono scelte che avrebbero, che hanno senso. Solo se finalizzata a questo la scelta ha effetti buoni; altrimenti si parla delle solite chicchiere ottimiste e buoniste che in fin dei conti hanno come scopo l’autoassolversi dal peggio che alberga in ognuno di noi riversandosi sul Mondo, uccidendolo.
    La coerenza non è delle religioni, delle idee fatte di speranze rassicuranti, ma spesso è semplicemente tragica, esattamente come lo è il Mondo vero; basterebbe imparare a vivere nel mondo vero. Basterebbe imparare dalla Natura, osservandola per quella che è, perchè la Natura non mente mai, non finge, non costruisce favole, idee e ideologie che giustifichino la stupidità umana. Lei è, oggettivamente è e basta. Questo dobbiamo vedere di noi, anche se può schifarci, oltre che piacerci.

    • Mai smesso di farlo
      Mai smesso di invitare tutti a farlo.

      risultato: nonostante tutto continuo a farlo, nonostante tutti mi diano del misantropo, antisociale, pazzo scatenato contro l’idiozia umana ed i suoi profeti, macellaio di religioni inutili e di divinità ancor peggio che umane…

      Non smetterò certo alla mia veneranda età di tirar porconi a chi si nutre di nutrie.

      Chi come me ha vissuto il Cielo dal di dentro, non può che inorridire della presunzione umana di pensarsi il motivo del mondo oltre che il centro.

      non sono doni che abbiamo ricevuto da dei falsi e bugiardi, ma condizioni privilegiate di percepire il cosmo, addirittura dotati di capacità di amare e di generare dal nulla…

      nient’altro nell’Universo ha coscienza di se.

      E nell’intero Universo è sempre la stessa materia che si ricombina, con incremento di entropia (disordine) ma conservazione dell’energia.

      Noi umani siamo unici come individui, irripetibili e capaci di energie non misurabili come i gesti d’amore o di perdono.
      E invece passiamo il tempo ad incrementare la massa dei rifiuti, organici e non.

      proprio meritevoli di sopravvivenza in una lotta evolutiva…

      se fossi dio, il genere umano sarebbe la prima mosca che spappolerei

      bah

      mai mollare…

      (Melo, se fondo un partito lo chiamerei SVEGLIATI ITALIA!!!!!!! Tessera gratuita purchè meritata. – se la vuoi, la tua è già pronta)

      GB

      • stileminimo ha detto:

        Non sono propriamente certa che il senso del mio pensiero avesse come fondamento la certezza di aver avuto sempre ragione. La ragione che provo a portare qui non poggia su meriti miei di comprensione, ma su situazioni oggettive che sono VISIBILI e sotto gli occhi di tutti, purchè li si guardi con gli occhi del cuore, che sono di tutti, che sono gli occhi del Mondo; in queste situazioni che ci degradano e che abbiamo creato nessuno ha meriti, nemmeno nell’averle notate e tantomeno nell’averle portate sotto agli occhi di tutti. Nessuno avrà realmente dei meriti finchè queste situazioni che ci stanno uccidendo lentamente non saranno concretamente prese in mano e cambiate, riportando le cose come Natura vuole. Tutti noi siamo responsabili, compresi quelli che da tempo si professano più lungimiranti, più attenti, più consapevoli; e lo saremo tutti, nessuno escluso, finchè non avremo fatto “i passi indietro” necessari per poter garantire alla nostra specie di poter “andare avanti” nel Rispetto di noi stessi e del Mondo di cui facciamo parte. Dire che parte dell’Umanità è “una mosca da spappolare” non è propriamente la soluzione; tutti noi siamo un po’ mosche da spappolare e ci stiamo già immergendo nella merda a sufficienza, senza che nessuno che ambisce al potere politico di qualsivoglia partito ci ficchi ancor più a fondo. In questo abbiamo già dimostrato di essere bravissimi. Ora parlerò con tutto il rispetto dovuto alle mosche che fino ad oggi non hanno creato nemmeno in minima parte i problemi che stiamo creando noi umani (che le mosche ci perdonino). Forse più semplicemente abbiamo bisogno di crescere e per crescere è necessario sapere che tutti noi siamo anche mosche, nessuno escluso, ma che oltre ad essere mosche sappiamo essere anche altro e quindi, tuttavia, queste mosche vanno portate nelle condizioni ottimali per poter comprendere COME essere altro; spappolare le mosche che sono in noi non mi pare la soluzione che si confà a nessun dio che ragioni con attributi non umani, nè tanto meno a nessun umano (politico o meno) che sappia ragionare senza costruire immagini raccapriccianti colme di retorica e molto meno di ragione. Anche se questi esseri umani, come tutte le cose del Mondo, sono più che meritevoli di stima e rispetto.

        • io non sono un politico
          sono un provocatore semmai
          sono stato definito un illuminista innamorato perchè vengo da rigorosa formazione scientifica ma non disdegno sognare ed apprezzare l’umana capacità di produrre bellezza.
          sono indignato
          sono incazzato
          sono deluso
          sono sfiduciato
          ma non pontifico senza aver combattuto
          in mille modi ed in mille luoghi
          non ultima la rete
          o le aule o le piazze dove mi espongo al ludibrio delle genti decantando le mirabilie dell’Universo.
          o invocando la ripresa del pensare in alternativa alla lobotomia mediatica ormai imperante
          di mosche se spappolo parecchie ogni giorno perchè mi infastidiscono con il loro inutile ronzare
          purtroppo non posso farlo con gli umani ed il loro ancor più inutile berciare
          mi professo io per primo perdente come umano, ma almeno non vivo il senso di colpa di non averci almeno provato a far cambiare approccio ai giovani, agli studenti, alla mia gente.
          mai smesso di provarci
          al punto che come già ho detto, ormai vengo considerato un residuato hyppie.un pò fuori anche se innocuo

          mi sono sempre vergognato di essere un umano

          da questo spazio manco da mesi con sofferenza perchè il padron di casa è umano raro.
          as usual le mie frecciate muovono riflessi dai puri e duri ed as usual mi ritirerò nuovamente in altre dimensioni

          sono comunque certo che se anche un asteroide riducesse la popolazione della terra a poche centinaia di esemplari, in men che non si dica, torneremmo allo stadio attuale

          prendi un uomo e mettilo su Marte ed in 2 anni marziani sarà pieno di rifiuti

          siamo il virus dell’Universo
          siamo cacche di mosche
          tutti

          io per primo

          ciak

          GB

    • melogrande ha detto:

      Al cattolicesimo non importa affatto della salvezza del mondo, ma solo della salvezza dell’ anima. La natura è vita senz’ anima e dunque senza un vero valore, il mondo è valle di lacrime in attesa del Regno dei Cieli, il peccato pregiudica l’ accesso a quest’ ultimo, e la redenzione viene di conseguenza.
      Sviluppare un senso di colpa nei confronti della Terra richiederebbe rispetto, ed il recupero di una “sacralità” della natura che l’ Occidente non conosce da millenni.

  6. da “La morte del Prossimo”di Luigi Zoja – Einaudi Editori – 2009

    “Durante la Guerra fredda” , i vertici dei due blocchi avevano praticato, come “politica psicologica” ufficiale, la scissione e proiezione delle colpe. Con la sua fine si presento’ un’occasione di maturazione unica nella storia; ognuno avrebbe potuto assumersi le proprie responsabilita’. Il nuovo tema della politica internazionale, del resto, non era pi la difesa dal tradizionale nemico, la la difesa della Terra intera dall’assalto dell’ipersfruttamento.
    Quando crollo’ la Cortina di ferro, a tutti e due i blocchi venne a mancare l’avversario assoluto. Sarebbe stato il momento irripetibile per affrontare i problemi planetari del disarmo e dell’ecosistema. Era l’occasione per guardare non fuori ma allo specchio, e dire: ” Io non sono dalla parte del bene e gli altri del male. Siamo tutti dalla parte del male: tutti responsabili per la degenerazione ambientale e culturale del Pianeta”.
    Gia’ allora molti dati permettevano di sapere una cosa molto semplice: per contrastare la rovina ecologica e la perdita delle risorse, mantenendo il livello di vita raggiunto dall’Occidente ed estendendolo ad altri paesi, era necessario affrontare una lotta lunga, costosa e impegnativa non meno delle guerre mondiali o della guerra fredda. Si trattava pero’, di una battaglia in cui c’erano solo alleati , e non nemici; solo investimenti civili e non massacri militari: una novita’ che contrastava con il populismo e la paranoia che dominano la politica internazionale, malgrado la fine di quei grandi conflitti e secoli di illuminismo. Questo avrebbe richiesto, sia al fronte comunista che a quello capitalista, un’autocritica, a cui non solo le masse e le classi dirigenti, ma anche buona parte degli intellettuali erano impreparati e che non poteva essere creata dall’oggi al domani. L’Occidente era lanciato nel consumismo individualista acritico e le societa’ postcomuniste erano ansiose di imitarlo”

    Non male come sintesi…che ne dici Melo ?

    • melogrande ha detto:

      Sì, non male.
      Non ci potevano arrivare, nè l’ una nè l’ altra parte, entrambe ideologie fondate sul dominio, non sulla ricerca di armonia, quella che si chiamerebbe temperanza, parola caduta in disuso.
      Eppure, temperare vuol dire mettere nella giusta misura, come tarare uno strumento o accordare un pianoforte (vabbé, un clavicembalo, nel caso di Bach)

  7. L’alternativa mi piacerebbe evocasse l’azione del risveglio….. un risveglio del pensiero, del libero pensiero, unito ad un senso civico di condivisione, di partecipazione attiva.
    Un rinnovato piacere dello scoprire nuove vie al vivere, rinnovando ciò che di buono abbiamo creato nei secoli e miscelando le nuove influenze per la nuova realtà che ci aspetta.

    Vorrei tornare ad essere onorato di essere italiano, memore dei fasti della nostra arte, cultura, scienza, sensibilità anche se aperto a nuove sfide e nuove “ibridazioni”.
    Userei l’invito di Bob Marley Wake up, Stand up, ma è in inglese….svegliati ed alzati

    e ci metterei un Italia anche se l’hanno fatta puzzare di schifezze immonde.
    Ma Italia siamo e Italia mi piacerebbe tornassimo ad essere.
    Abbiamo già molte volte scacciato l’invasore o l’usurpatore.
    Riprendiamoci l’Italia
    Italia nostra.

    Non sono ne nazionalista ne reazionario ne di destra ne di sinistra.
    Ma sono stufo di sta calca di beceri personaggi da 40 anni in parlamento
    così come non mi fido di altrettanto se non più beceri profeti dell’ultima risata.
    e dell’ultima alleanza.
    per non parlare dell’armata brancaleone di trote padane.. mi vergogno forse più di essere padano che di essere italiano (oggi)

    ecco cosa mi piacerebbe

    e avverto che in molti ormai sarebbero pronti a muover più di un dito per provare davvero a far qualcosa….

    Melo, la tua tessera è in bacheca…(fa nulla se non sei padano….per stavolta ti perdono…)

    ahahahahha

    ciaooooooooooooooo

    GB revolution…..

    • melogrande ha detto:

      OT
      Astro, perché non fai un salto qui ?
      Di solito ne vale la pena.

      • Se anche avessi avuto modo di andarci, me ne è scappata al voglia.
        dove ci sono cibo e vino io fuggo
        ancora una volta in italia siamo riusciti a svilire una cosa buona mischiandola al blasfemo mix di odori e sudori.
        Ma è possibile che ci si debba sempre buttare sulla glorificazione del ventre ?
        non è ancora sufficientemente chiaro che in vino veritas è la strategia commerciale più antica ?
        ottusi da cibo e alcool si diventa pecoroni

        il prossimo festival lo propongo io: invito digiunisti astemi e fachiri indù

        peccato
        davvero peccato

        dopo le serate astronomiche affogate nei calici di stelle con degustazione di porcherie, anche la filosofia verrà unta e bisunta.

        sempre più convinto che una svegliata a ste italia di magnoni sia necessaria

        mi sa che fra poco esplodo

        peccato: ribadisco: peccato davvero

        • melogrande ha detto:

          Intanto si parla di “Assaggi”, e di “razion sufficiente”.
          Ma tanto basta per farti saltare a piè pari le immagini di 53 relatori 53 che sono un vero “parterre de roi” della cultura non solo italiana ?

          Non sarai un po’ ossessionato ?

  8. Anna Laura ha detto:

    Ho letto tutto,testo e commenti.E come si potrebbe non essere daccordo ?
    Pero’…vorrei lasciare qui una piccola speranza in due link da guardare per cercare di ritrovare un poco di serenità.
    Paradiso ritrovato…un giardino da sogno…

    http://cinefestival.blogosfere.it/2010/06/cinemambiente-2010-paradiso-ritrovato-un-giardino-da-sogno.html

    • melogrande ha detto:

      E’ un sogno, un’ utopia o forse una eu-topia, un “buon luogo”.
      Ma è importante che qualcuno si sforzi di credere nei sogni, e provi nonostante tutto a farli diventare realtà.

  9. Intanto la signora si è fatta un pò di terra….sogno o opportunità ?
    magari vestendo il sogno di un ritorno alla zappa, potrei dedicarmi all’acquisto di terre coltivabili dato che qui in padania ormai di mucche ce ne sono sempre meno per le solite assurdità burocratiche delle quote latte….mi vesto da ecologista new age e tutore dei poveri bovini suini pollini e coniglietti dalla coda a puff e con 4 spiccioli mi faccio un podere che poi propongo online in bed & breakfast low cost IKEA style e faccio pure 2 soldini così compro anche in islanda che è più meglio ed ottimissimo per le calure di questi giorni……e vai cosìììììììììììììììì

    mah

    io direi che servirebbe un pò di sana incazzatura e qualche bel badile rinforzato…..

    saluti nè ?

  10. melogrande ha detto:

    Gran Zeus !
    (o Giove, come lo chiamate voi…)
    🙂

  11. Melo, mi ricollego al festival di filosofia di Modena.
    Non sono ossessionato; sono affranto, deluso, infastidito, mortificato.
    Possibile che in italia anche un parterre de roi debba finire svilito alla solita menata dei tarallucci e vino ?
    tanta fatica a mettere insieme materia pensante per poi finire come sempre a dar via alla produzione di scarti biologici….
    non si vive di solo pane perbacco
    e basta con ste balle del convivium…sono solo pretesti per abbassare i livelli di utilizzo cerebrale,

    sono stufo di panzuti pensatori che parlano solo di magna e beve….
    sarà l’ormai inconscio rifiuto di ogni profittatore che ha come solo obbiettivo di nutrire il corpo ed i suoi istinti animali che come ben descrivi in questo post stanno privando l’uomo di uno scopo che non sia la distruzione di qualunque cosa sfiori.
    troppi magna magna hanno privato l’italica stirpe del vero significato del termine latina “Magna”….

    gb asceticus seccus come un bach lumbardus

  12. Buon giorno a tutti.
    Il festival di filosofia cade negli stessi giorni di una iniziativa qui da noi.
    Dovrò disertare, e mi dispiace.

    Piace invece il tema che hai scelto per il tuo post, Melo: toccando il tema della responsabilità, inevitabilmente si arriva al tema della giustizia, dell’etica pubblica e della morale individuale, che in tempi di anoressia etica dovrebbe scattare quasi come istinto di sopravvivenza.
    Avere coscienza è il primo passo verso l’assunzione di una responsabilità.
    Essere responsabili significa, nella sua pensosa semplicità, ‘rispondere di’ e ‘rispondere a’. Se il ‘rispondere di’ coinvolge in primo piano la nostra maternità/paternità rispetto ad azioni, pensieri, obbedienze e silenzi, il
    ‘ rispondere a’ marca la notra impossibilità d’essere neutrali: responsabilità è anche saper ispondere, volere rispondere a ciò che è ingiusto.
    Sapere di potere è il passo successivo, preludio al condividere per fare.
    E’ un cammino lunghissimo e faticoso, ma credo valga la pena di tentare.

    un saluto a tutta la pagina: imparo sempre qui. Grazie.

    zena

  13. Col….CIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

    è la prima tua luce che colgo dopo la dolorosa lettura dei tanti danni da terremoto….

    che bello ritrovarti…
    ciaooooooooooooooooooo

    GB

  14. melogrande ha detto:

    Non devi chiedere nessun permesso, zena, sono sempre contento quando frequenti queste pagine, così come quando astro interviene.
    Mi dispiace molto dei danni, so che la forza per ripartire non ti manca.

    La strada della “presa in carico” è difficile sì, tanto difficile quanto è facile la strada del populismo e del “non è colpa mia”. E’ per questo che bisogna insistere…

  15. grazie, Melo.
    (ma quanti errori di scrittura ho seminato nel commento! scusami, eh:))

  16. swann matassa ha detto:

    “L’ animale è solo istinto, non sceglie, fa quel che deve”, scrivi.
    Ho letto altri tuoi post e questa frase mi meraviglia. Non rispecchia la verità. Vedo che leggi Lorenz, se posso permettermi, ti consiglio di leggere anche qualcosa di Frans de Waal (“Naturalmente buoni”, “la politica degli scimpanzé”, “la scimmia che siamo”, per fare qualche esempio). Il resto delle considerazioni che fai sono stimolanti, e le condivido in gran parte. Sono sicuro che non sarà il senso di colpa a salvarci, quello è buono per fare l’elemosina, e questo mondo non ha certo bisogno di elemosina, ma di qualcosa di più. Il rischio più grande è che ci comportiamo esattamente come un virus: libereremo l’organismo che abbiamo infettato solo quando lo avremo condotto alla morte. Chissà se vedremo mai l’alternativa…

    • melogrande ha detto:

      So che De Waals ritiene di trovare qualche inizio evolutivo di principi pre-morali nel comportamento dei primati.
      Il regno animale però parte dai protozoi e arriva fino alle grandi scimmie, queste ultime dotate di materiale genetico molto ma molto simile a quello dell’ uomo. Prendere come esempio gli scimpanzé significa mettersi proprio sul confine, non è proprio indicativo, ed è un terreno abbastanza scivoloso perché lì è più forte la tentazione a “umanizzare”, certamente non parleremmo di pricipi morali per una lucertola o una seppia.
      Parlando di “animali” in genere, il discorso secondo me regge,

      Quanto al resto, non so se condurremo alla morte l’ organismo che ci ospita, non credo ce la faremmo. Potremmo facilmente renderlo inadatto alla nostra sopravvivenza però, è questo il vero punto.

      Grazie molte per il tuo passaggio, e per l’ interesse in queste cose..

      • swann matassa ha detto:

        continuo ad essere in disaccordo. Non è questione di prendere in esame le grandi scimmie (che potrebbero essere considerate borderline) in contrapposizione alle lucertole. In realtà l’esempio degli scimpanzé deve essere un indizio per capire che non c’è UNA COSA che contraddistingue l’uomo rispetto agli altri animali. Nella storia se n’è sempre cercata una. Prima s’è detto l’intelligenza, poi il linguaggio, poi l’autocoscienza, adesso la moralità. Come vedi, è una battaglia combattuta in arretramento. Le differenze fra le varie specie animali sono sempre di grado e non di genere, non c’è nessun carattere che sia mai comparso di punto in bianco durante l’evoluzione, e che non sia stato piuttosto il prodotto di un percorso composto da varie tappe. Non si vede perché per la moralità dovrebbe essere diverso.
        Io, vedi, credo che sarebbe bene abrogare questo nostro ineliminabile senso di diversità e di unicità, che paradossalmente tiriamo in ballo sia nel bene che nel male (siamo speciali, siamo a immagine e somiglianza di dio, piuttosto che siamo la specie più malvagia, siamo gli unici che fanno la guerra, che uccidono i simili, che odiano). Se smettessimo di sentirci tanto diversi, nel bene come nel male, forse potremmo cominciare a trovare quel pizzico di armonia col resto del mondo che ci manca.
        Per il resto, forse hai ragione, non siamo in grado di distruggere la possibilità della vita sulla terra. Siamo sicuramente in grado di distruggere le forme di vita attuali, quelle che conosciamo oggi e che fanno parte della stessa rete di cui facciamo parte noi.
        Grazie a te per quello che scrivi e per le questioni che sollevi.

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