La pianta nel deserto


È un’ amica fidata, la notte, è bello certe volte fermarsi a parlarci, a riflettere alla luce della luna. Un riflettere che è, come dice la parola, un ri-piegare, ri-volgere e ri-volgersi su se stessi, su ciò che si ha e su ciò che si vorrebbe e su ciò di cui si avrebbe bisogno, che non sono necessariamente la stessa cosa.

Ci si sforza nella vita, chi più, chi meno, di essere “speciali”, riempirsi di cose interessanti, la gente usa il termine “speciale” con riferimento ad una ricchezza interiore, originalità o profondità di contenuti o pienezza di personalità, tutte cose positive e desiderabili, immagino. Nessuno certo vuole essere “generico”. Speciale is the best.

Il paradosso è che  non c’è alcun istinto che spinga a perseguire la compagnia di uno “speciale”, al contrario ciò che è “speciale” un po’ insospettisce o come minimo mette a disagio, ci mette un attimo a diventare “diverso”, e diverso vuol dire letteralmente, “che si gira dall’ altra parte”. È  come se ogni qualità speciale rischiasse continuamente di condannare alla diversità, rendesse simile ad un essere alieno che incuriosisce sì, ma che meglio guardare al di là di un vetro separatore, osservare senza familiarizzare troppo, tenendo le distanze, non si sa mai.

Così, l’ essere speciali facilmente si tramuta da privilegio in condanna, ed uscirne diventa ossessione, e priorità, il che naturalmente peggiora le cose, è come il denaro in banca, te ne danno solo se puoi dimostrare di non averne bisogno, così il calore umano, guai a dimostrare di averne bisogno, e del resto come non capire il ragionamento, e se poi quello mi si attacca addosso e non mi molla più ?

Non importa poi se il bisogno “speciale” è in realtà più di dare che di ricevere, dare tutto in cambio di un po’ d’ attenzione, di tenerezza, d’ affetto o se vogliamo proprio usare un parolone fuori luogo, un po’ d’ amore. Poco, intendiamoci, che non serve certo una quantità smisurata d’ acqua a tenere in vita una pianta abituata al deserto, una goccia ogni tanto basta e avanza, ma che sia disinteressato e sincero, riferito a ciò che si è e non a ciò che si può dare di utile, di concerto o d’ astratto che sia.

E tanto forte e traboccante è questo bisogno da rendere un essere speciale fragile e vulnerabile come un bambino , nessuno potrebbe escludere un’ esposizione ingloriosa ed anche un po’ ridicola, eppure il bisogno resta, indiscutibile ed assoluto, e non pone condizioni,  e questo è forse l’ aspetto più strano e curioso, come un sottofondo di “cupio dissolvi” difficile da riconoscere ed ancor di più ammettere.

Annunci

10 commenti su “La pianta nel deserto

  1. stileminimo ha detto:

    un’esposizione ingloriosa e anche un po’ ridicola…

  2. guido mura ha detto:

    A dire il vero, ho conosciuto tante persone speciali, nella mia vita. Forse tanti fingono normalità, cioè banalità, per essere più facilmente accettati. Ma, a ben guardare, hanno una o più particolarità, che li rende decisamente unici. Devo anche riconoscere che tante di queste persone speciali hanno superato ottimamente le difficoltà incontrate e l’hanno fatto rivolgendo la propria attenzione agli altri. Pensare ossessivamente a se stessi, ai propri problemi o qualità o diversità, è il modo migliore per alienarsi, qualche volta in senso proprio.

  3. m0ra ha detto:

    Il fatto distintivo è che le persone ‘speciali’ hanno spesso esigenze ‘speciali’ differenti. Non penso sia una questione di ‘quantità’ d’amore (ma usiamolo questo parolone!), ma piuttosto di come ‘spartire’ questo amore con gli altri, a cominciare dai bisogni (un vero parolone questo). Tu dici la pianta nel deserto è abituata al poco; forse proprio perchè è ‘nel’ deserto, ma io non credo che le persone speciali si accontentino di poco.

  4. Luna ;-) ha detto:

    So per certo che i diversi si attraggono. E si riconoscono. Hanno codici di comunicazioni speciali, di volta in volta diversi. Per tanti incomprensibili. Annusano la vita per seguirne tracce per chiunque dissolte. Sanno che troveranno.
    Hanno bisogni semplici ma la ricerca di una semplicità autentica è complicata. A volte quel bisogno d’amore (di dare e di ricevere amore) è disarmante e non resterà mai veramente appagato se non nella nostalgia di istanti immortali. Ben venga allora la condanna e il prezzo da pagare.

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...