La morte del Prossimo

Trascrivo una sintetica ma già significativa recensione di un libro pubblicato nel 2009 dal  Professor Luigi Zoja, psicanalista di fama mondiale, che ho ascoltato la scorsa settimana in una lectio magistralis nel programma del 7° Festival Filosofi lungo l’Oglio dedicato al tema della DIGNITA’.

Titolo dell’intervento era lo stesso del libro in oggetto: “La morte del Prossimo”

Ho trovato straordinariamente penetrante il contenuto di questo testo e mi ripropongo di provare a sondare la blogosfera sul tema in esame, dato che la rete potrebbe essere paradossalmente una risorsa per il recupero dei rapporti reali perduti.

Mi rendo conto che il disimpegno estivo poco si addice ad un tema siffatto; tuttavia ho sentito forte il desiderio di provare  a lasciar qui un motivo per un commento di chi volesse partecipare ad un pensare esteso.

Copio-Incollo la recensione tratta dal sito della casa editrice Einaudi alla voce in oggetto.

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                           La morte del prossimo di Luigi Zoja

 
“In qualunque luogo, in qualunque epoca, la distanza è sempre stata un ostacolo all’amore: perché la nostra dovrebbe essere diversa? Si può davvero amare o solo conoscere quel che è lontano? E la sola conoscenza mi permette, almeno, di essere giusto? Non c’è ancora niente che lo dimostri.”

La società occidentale contemporanea tiene lontana l’immagine della morte, rimuove il pensiero che la vita abbia una fine, crea una popolazione inconsciamente convinta della propria immortalità

“Tutti dovete morire” recitava Totò, ecco, tutti voi “altri”.

Si vorrebbe qui sottolineare – prendendo spunto dai temi trattati in questo libretto, piccolo ma denso (oserei dire avvincente) – che di alcune morti siamo più consapevoli di altre perché ne abbiamo testimonianza quotidiana. Le morti sul lavoro, ad esempio, o quelle dei migranti, che vediamo sparire nelle acque del Meediterraneo senza scomporci, senza indignarci, senza soffrire…
“Fino a poco tempo fa l’Italia, paese senza tradizioni immigratorie, accoglieva gli stranieri come visitatori, più che come immigranti. La diversità, non essendo frequente, insegnava qualcosa di nuovo […] Oggi gli immigranti giungono per mare su imbarcazioni che sono praticamente relitti. Tuttavia, vengono sempre meno percepiti come viaggiatori e sempre più come invasori”.

Il prossimo è morto, ma un certo prossimo più di altri: quello vicino (“distanza dal vicino, vicinanza dal lontano”).

Le distanze che la globalizzazione ha reso meno evidenti, favoriscono i rapporti tra persone lontanissime e sembrano penalizzare invece quelli che intercorrono fra chi vive nella stessa città, nella stessa via, nella medesima casa. Per non parlare di chi entra in quello che consideriamo il nostro spazio vitale (sul quale i sociologi dibattono da decenni) cercando di trovare una solidarietà che sembra essere sempre meno possibile.
“Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. – scrive lo psicoanalista Luigi Zoja – L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale – è morto il suo Genitore Celeste – ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento.”

Complesso in questo senso il rapporto con l’alienazione, un tema di cui, rispetto a tempi precedenti, “si parla meno perché è ovunque. Non è più solo nella struttura produttiva, ma in quella della società, dove nessuno più è prossimo. Se tutti sono distanti, sono distanti da dove? Non esiste più un punto da cui si sono allontanati”.

E torniamo alla morte, con cui abbiamo iniziato, leggendo alcune considerazioni di Zoja in merito.

“Da sempre si dice che l’uomo è uomo anche perché ha un rapporto con la morte diverso dagli altri animali. Quando muore il suo simile, l’animale si ferma accanto al corpo solo finché è caldo. L’uomo, a qualunque civiltà appartenga, compie riti e seppellisce il morto. In qualche modo, per lui il morto continua a vivere.
Ma a quest’antica coscienza i tempi ne stanno sovrapponendo una nuova. Eravamo diventati umani accorgendoci che anche i morti sono vivi. Diventiamo post-umani – o qualcosa che è altro dall’umano – quando cominciamo a convincerci che anche i vivi sono morti. I vivi – la maggior parte dei vivi – sembrano aver smesso di vivere da un tempo che, quando ce ne accorgiamo, ci appare immemorabile: che non è, quindi, una conseguenza del nuovo secolo. La maggioranza dei giovani non ha ancora cominciato a vivere. La maggior parte degli altri – non solo gli anziani, anche i quarantenni – pare irrigidirsi in un rigor mortis psichico, che contrasta con l’agitarsi fisico. Non pensano pensieri autonomi. Non si interessano agli uomini che hanno vicino, non per malvagità, ma perché non li capiscono.
In una certa misura, questo avveniva in ogni epoca. Ma era più difficile vederlo riprodotto sui grandi pannelli della vita e restarne ipnotizzati: era quindi più facile continuare a essere società e umanità. Gli obblighi reciproci, la pietà, la compassione, circolavano. Potevano continuare a esistere e, a volte, a esser creduti amore. Da quando il mondo si è fatto laico, e ogni cosa ha perso l’incanto divino ed è diventata misurabile, gli atti ripetitivi degli altri non sono più considerati rito – presenza di un contenitore universale – ma isolata nevrosi, ossessività, rigidità cadaverica.

Il prossimo si è trasformato in lontano, uscendo dallo spazio. E il vivo in morto, uscendo dal tempo.
Ma dove nasce questa sensazione ? È sensazione o proiezione? Inerte è l’osservato o chi osserva? Il mondo si rinnova a una velocità senza precedenti e non riconosce se stesso. Lo sguardo sente la distanza ma non sa se è nell’occhio o nel mondo osservato.”

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E’ la prima volta che presento un post senza immagini e musica.

Ma questa frase (Il prossimo si è trasformato in lontano, uscendo dallo spazio. E il vivo in morto, uscendo dal tempo) mi ha colpito forte, inducendomi a riflessione silente e ad occhi chiusi.

Sarei felice se chi mi legge mi lasciasse un pensiero.

Ho bisogno di prossimo….

GB

 

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31 commenti su “La morte del Prossimo

  1. m0ra ha detto:

    Sull’ipotesi della Rete come luogo sostitutivo della piazza nutro qualche perplessità. Trovo che sia importante lo scambio di opinioni come input propulsivo, ma poi occorre sempre andare in piazza ( con l’inevitabile, o quasi, raccolta sotto una bandiera). L’effetto di tanta gente tutta insieme ha un impatto significativo, se non altro viene da chiedersi cosa ci faccia lì e che cosa vuole. Nella Rete l’indignazione si spegne negli innumerevoli post e nella percezione del tempo che sembra non esistere, così come appaiono nebulose le identità e le idee, povere di stabilità e di sostanza. In fondo sono solo parole, no?

  2. deorgreine ha detto:

    Chi si organizza in Rete per poi scendere in piazza, chi si passa le informazioni necessarie per capire dove e come aggregarsi fisicamente, chi prpone idee e ne discute altre, chi usa il confronto semplificato dall’interazione virtuale, chi riconosce l’importanza del flusso libero di informazione e ne fa un’arma pacifica, ma non per questo meno efficace, non ha bisogno di paletti, di limiti imposti, di indirizzi da seguire; ciò che avviene in Rete è potente e non controllabile proprio perchè non si fonda su idee precostituite, su ideologie, o ideali o esempi da seguire. Nessuno può colpire con efficacia ciò che è in continuo mutamento, ciò che sa trasformarsi all’occorenza e che sa dare voce a chiunque ha qualcosa da dire. Perchè la democrazia del mezzo sta proprio nel fatto che non vi sono limiti, regole definite. Il punto è che il risultato che si ottiene non è meno concreto per questo; quelle persone esistono, scendono in piazza e dicono la loro perchè è stato possibile organizzarsi liberamente, così come è stato possibile scambiarsi idee liberamente. Quante più voci e menti interagiscono liberamente, tanto più aumenta la probabilità che l’interazione avvenga in maniera efficace. Il potere della Rete è molto più grande di quanto può rendersi conto il singolo utente che vi accede ed è lo strumento più democratico che fino ad oggi abbia influito sulle organizzazioni sociali. E siamo solo agli inizi.

  3. m0ra ha detto:

    “La democrazia del mezzo sta proprio nel fatto che non vi sono limiti, regole definite”. Ci manca solo che chiami questo “valore”, deorgreine.
    Scusa se ti cito, ma proprio quiesto per me sta il limite vero di una manifestazione virtuale, chiamiamola così. Non c’è responsabilità nel web, o per lo meno non è definita, e forse neppure definibile. Io posso mettermi qui e rompere l’osso del collo a qualcuno (virtualmente, a parole)e non sono punibile. Se lo faccio realmente lo sono eccome. Questo vale per ogni altro aspetto; non c’è respinsabilità nè principio di autorità, tutti possono dire tutto e negarlo dopo cinque minuti, sfruttando l’anonimato nella grande madre calda dei forum, della chat, ecc. Non sarà un “non-luogo” secondo l’accezione di Augè

  4. deorgreine ha detto:

    Ma il fine è concretizzare ed i bloggher, ma non solo i bloggher, tutto il popolo del web lo sta facendo e in tutto il mondo. E lo fa pacificamente, con l’unica forza di idee maturate in Rete; lo fa libero da schematismi perchè è un popolo vastissimo, che non deve e non può essere inglobato in nulla di statico, di definito. Si diffonde realtà, che di volta in volta viene valutata in base a criteri individuali, non più in base a gruppi politici o religiosi o altro. Si guarda alla realtà di tutti coloro che intendono portare alla luce la loro realtà. C’è chi cerca di intervenire dove è strategicamente importante intervenire per rendere pubbliche informazioni che altrimenti rimarrebbero latenti. E questo è alla portata di tutti. E quando si dice una cosa come “in fondo sono solo parole” bisognerebbe pensare alla potenza delle parole, perchè attraverso le parole si danno idee al prossimo e se ne ricevono. Le parole sono l’arma per eccellenza, questo mi sembra abbastanza scontato dirlo, ma ancor più potenti sono le immagini che passano in rete; dare al mondo una visione globale della realtà, una visione libera dai filtri di potere, oggettiva, priva di manipolazioni non è cosa da poco; questo può fare il web e questo può portare ad una presa di coscienza collettiva che non ha precedenti. Ci vuole solo un po’ di tempo affinché si espanda, affinché sempre più individui prendano confidenza.

  5. melogrande ha detto:

    Volevo suggerire una visione della Rete come luogo propedeutico alla piazza, luogo dove si discute, ci si confronta, si scopre (magari con una certa sorpresa) di essere in tanti a pensarla in un certo modo. Un tempo si parlava di politica nei circoli, nelle sezioni di partito, nei dopolavori, nelle assemblee luoghi così.
    Oggi è la Rete il luogo deputato alla discussione.
    La cosa rischia di rimanere fine a se stessa, come del resto le estenuanti chiacchiere nei circoli, questo è chiaro, se non è seguito dal momento in cui si esce all’ aria aperta, che è quello fondamentale.

    Ma, anche senza andare sull’ altra sponda del Mediterraneo, mi viene da pensare che dei nostri referendum, per esempio, su giornali e televisione se n’è parlato pochissimo. Della manifestazione delle donne, quasi nulla. E dove se ne è parlato, allora ? Dove si è creata la massa critica ?

    Ecco, questo fatto di trovare nella Rete un riscontro ai propri pensieri e alle proprie passioni è quello su cui mi volevo soffermare.
    Mi sembra una funzione cruciale dell’ essere connessi.

    Per quello ho parlato anche di solitudine, perché anche di quello la Rete fa specchio…

  6. P. ha detto:

    Condivido.
    La Rete è agorà imprescindibile. Specchio della necessità di confronto libero e spontaneo. E anche di solitudine.

  7. germogliare ha detto:

    Certo. La Rete la nuova piazza, l’agorà aperta anche al discutere delle donne, delle “classi inferiori” e degli uomini soli. Nell’era dell’evoluzione tecnologica e della globalizzazione, non possiamo non tener conto di quanto le manifestazioni in piazza si siano potute attuare, con grande riscontro di popolo, se non con l’aiuto delle relazioni in rete.
    Riguardo alla solitudine credo sia una scelta e, non per forza indice di una condizione negativa, il più delle volte invece, nasconde interessi, conoscenze e qualità che vanno oltre il vivere quotidiano. E, modificato il ritmo del tempo, attualmente accelerato, stando connessi lo si riesce a fare più proprio, quasi permettendoci il privilegio della lentezza.
    Bel pensiero il tuo.

  8. melogrande ha detto:

    Un luogo decisamente interessante, sì.
    Dove ci si può formare un’ opinione informata, ci si può confrontare e “tarare” il proprio pensiero.
    Anche un posto dove si può comunicare rimanendo “protetti”, o persino socializzare rimanendo, in fondo, soli.
    Un luogo di cui si può anche abusare ed esserne abusati, si capisce.
    Ma a me pare proprio un luogo vero, dove avvengono le cose.

  9. deorgreine ha detto:

    Certo che è un luogo dove avvengono le cose… in noi, avvengono, ci cambiano, ci rattristano, ci fanno ridere, pensare, crescere. Perchè c’è interazione, le menti si sfiorano, si scontrano, si incontrano, si osservano… solo le menti. Ed allora è emozione e memoria ed esperienza, sentimento, a volte. Certo che è vero.

  10. germogliare ha detto:

    Vero. Succede a volte che si riesca anche ad andare oltre il virtuale, e così si concretizzano legami composti da affinità elettive. Non sempre. Rimane di base, l’uso proprio del mezzo e cosa ci si aspetta da esso. In fondo siamo noi a cercare cosa, così gli altri ci trovano.

  11. melogrande ha detto:

    Affinità elettive mi piace.
    E’ un buon modo per descrivere quello che succede nella blogosfera.
    Non è poco.

  12. ciao Melo – ancora non ho ben capito come funzia sto WP.

    affinità elettive: non sono del tutto d’accordo sai ?

    che ci faccio io qui ?
    che ci azzecco io con alcuni dei tuoi lettori ?
    nada de nada.
    mai avrei incocciato il melone mio astratto con interlocutori come qui in rete ho trovato, così lontani dalle mie affinità che manco ci fossi capitato mbriago in un circolo sbagliato.
    sarebbero state affinità evitate accuratamente ed assolutamente.
    eppure mi ci sino divertito a scontrarmici qui nella melosfera…

    ne ho menate di santa ragione come mi è capitato altrettante di prenderne.
    ma mi sono ritrovato più libero dai miei stessi vincoli

    piuttosto di parlare di poesia mi taglierei baffi barba ed ammenicoli
    eppure sono finito pubblicato nel giardino dei poeti !!!!!

    ho dissertato di politica così come mai mi sarei sognato
    ho parlato di filosofia come non ho mai fatto in università
    ho sparlato di gossip e scemenze da tapiro d’uranio che mi vergogno quasi a rileggere miei commenti

    eppur mi ci diverto

    e qui ho ritrovato il profumo di ciclostile che avevo dimenticato dai tempi del liceo.

    e ci ho trovato pure le Stelle qua e là in questo firmamento bislacco ma imprevedibile ed entusiasmante.

    questa è una multipiazza, una pluridimensionale ipersfera di menti avvinte ed elaboranti.

    siamo soli ?
    e chi se ne frega ?
    siamo tanti

    e pluribus unum

    e vvaiiiiiiiiiiiiiiiii

    ciao Melo
    se riesco ci torno

    GB

  13. m0ra ha detto:

    Il pc è tornato a funzionare, dopo il blackout mentre scrivevo il commento qui. L’avevo lasciato a metà…
    Adesso riprendere il filo non mi è facile, tuttavia volevo dire un paio di cose. Trovo innumerevoli ambivalenze, tra vantaggi e pericoli del web e della comunicazione planetaria fatta essenzialmente di parole che al tempo stesso fondono mittente e destinatario, significato e significante. Eppure capirsi non è facile. Quando si comincia a lasciare tanto spazio vuoto, che è quello che rimane quando si abbattono ne norme, i valori condivisi, i riferimenti e i confini, non si va da nessuna parte secondo me. Il concetto di “normalità”, mi viene in mente quello sopra tutti gli altri; l’altro giorno, parlando con un amico proprio di questo post, lui mi portava l’esempio della giornata dell’orgoglio pedofilo come situazione esemplare di cosa può significare il “fondersi” insieme, il fare gruppo, in questa ragnatela dai fili invisibili, dove pare “normale” ciò che è invece condannabile nella realtà pratica. Ovviamente è un esempio di confine, ma mi pare che dia da riflettere un po’. Ci dicono che i confini vanno cancellati, che il tutto libero è bello, produce cambiamento, produce innovazione, è creativo… Storco il naso. Quanto al “popolo” del web – che dire – è già di per sè difficile stabilire cosa sia un popolo, figuriamoci quello del web.
    Per quanto riguarda la solitudine sono totalmente in sintonia, Melo. Prendi i blog: vi è un grido all’unisono, “io scrivo quindi esisto, ci sono!”. A volte mi sembrano come la capanna dell’uomo primitivo, che si costruisce un rifugio per salvarsi dalla massa di messaggi che lo investono. Speriamo di riuscire sempre a salvare il cuore da questa freddezza siderale.

    • freddezza siderale – C’è molto più calore nelle Stelle e nell’Universo tutto che in un qualsiasi rapporto umano. Fra di loro non c’è egoismo alcuno, nemmeno gravitazionale.
      Sotto sotto fra gli uomini, in ogni rapporto, si cela un vero egoismo.
      Sul fatto della grafomania del web, cito Duccio Demetrio a testimone di come lo scrivere non sia solo antidoto alla solitudine…E’ un percorso silente di rilettura del proprio vivere piuttosto che lo strepito dell’affermazione della nostra esistenza. E’ un time out, un tempo sospeso per l’approfondimento, la sintesi critica, la crescita.

      “Torno sui miei passi per andare Oltre…”

      Il fatto stesso di riflettere sull’orgoglio pedofilo, negazione intrinseca dello stesso concetto di orgoglio, porta a privare la dignità all’esistenza di tale perversione in chi la vive.

      libero è bello: direi che mi piace di più: scrivere e confrontarsi è bello.
      anche su temi lontani dal proprio sentire.
      La frequentazione dell’analisi dei sistemi caotici in fisica delle particelle elementari, mi ha portato ad apprezzare le stesse dinamiche in questo caleidoscopico attrattore strano che è la blogosfera.

      Melo, rimenbri ancora il primo libro della collana Ibridamenti ?

      Tu riusciresti più a NON ibridarti ?

      Tu rinunceresti a scambiare bytes pensanti ?

      io ci ho provato anche solo per il puro gusto di farlo.

      Eppur son qui….
      e non mi muovo…..

      AUGURIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII MELOOOOOOOOOOOOOOOOO

      (non ci credo, ma li faccio perchè se a qualcuno portassero bene, vorrei tanto fosse a Te ed ai tuoi amici)

      ciao

      GB ,

  14. m0ra ha detto:

    Ogni volta che scrivo un commento sul tuo blog inanello una sfilza di errori. Mi sento come una scolaretta imbranata (quando non s’impalla il pc!!).
    … Porta pazienza 🙂

  15. melogrande ha detto:

    Astro,
    Come dici, qui ti sei divertito, libero dai tuoi stessi vincoli.

    Appunto…

  16. m0ra ha detto:

    Il calore tra le stelle? Il calore nel web? Sarà proiezione con scopo difensivo? Qui c’è la stessa gente e gentaglia che troviamo fuori, solo che spesso è convinta che il mondo fuori è cattivo e qui invece , oh, “tutti buoni e bravi”. Quelli che ho conosciuto “da” qui sono tutti afflitti dal peggior egoismo e narcisismo, allo stadio parossistico. Tutti tranne una. Una donna.
    Happy new yeahhhhhhh!!(r)
    S.

  17. Mora, tu conosci le Stelle ?

    io si

    e trovo loro molto più accoglienti e oneste.

    Melo: interpreto il tuo appunto come un invito

    ti lascio al calor delle tue donne

    ciao

    GB

  18. melogrande ha detto:

    Mora,
    l’ ambivalenza è insita in molti strumenti umani, tanto maggiore quanto più lo strumento è potente (e la Rete è molto, molto potente…).
    C’è pericolo, sì. I vuoti si riempiono,ed è vero, capita di incontrare siti, gruppi e forum che danno il voltastomaco, anche senza arrivare all’ estremo che citi, che comunque mi pare sfori nel reato, e sia, dunque, perseguibile su qualunque mezzo, Rete o non Rete..

    Ma se ci pensi, è lo stesso problema che ha la democrazia, quello di consentire libertà di espressione e di propaganda a gente che democratica non è affatto, e che quella democrazia abolirebbe all’ istante se solo ne avesse la possibilità.

    Ma non vedo il controllo, la censura come un rimedio praticabile.
    Non so come spiegarmi meglio, provo ad usare a mo’ di esempio le parole del corsivo di Michele Serra uscito stamattina:

    Bossi accusa Napolitano di avere “riempito il Nord Italia di tricolori, che alla gente del Nord non piacciono”. E’ vero esattamente il contrario: è la gente del Nord che ha riempito le proprie città e le proprie case di tricolori, che a Bossi non piacciono.

    Ecco, questo è il rimedio, ed a me pare che la Rete abbia dato un contributo più positivo che negativo, persino insperato.

  19. melogrande ha detto:

    Astro,
    misurata in gradi Celsius, non v’è dubbio che la temperatura delle stelle sia assai superiore a quella degli esseri umani, persino un po’ eccessivo…

    Non così però lo spazio tra le stelle, quello è freddo assai.
    Ed una stella che inghiotte comete e meteore, o un buco nero che inghiotte stelle e pianeti non so se li definirei altruisti, preferisco pensare alla loro impassibile bellezza non attengano concetti di colpa e responsabilità. Finiremo tutti arrosto quando il nostro sole diventerà una gigante rossa, giusto ? Ma non gliene voglio per quello…

    (No, Astro, non riuscirei più a NON ibridarmi, e spero non ci riesca nemmeno tu. AUGURI a te, ai tuoi cari e pure alle belle, roventi ed impietose Stelle…)

  20. Melo, tu più di tutti sai quanto sia stato per me complesso il migrare su questa piattaforma.

    Astrogigi è una figura reale solo nel virtuale (ossimoro postmoderno ?)
    La morte di Splinder avrei voluto fosse la chiusa anche di Astro…

    ed invece tu ed altre 4 o 5 anime elettroniche avete compiuto il misfatto melosferico.

    Adesso mi trovo di fronte a nuovi interlocutori che non conoscono il taglio acido caustico dei miei approdi o la ben nota misantropia che feroci dibattiti ha innescato nella brana vicina.

    Non so se il tuo commento precedente con l’Appunto sia un invito a sparire perchè ormai il divertimento si è concluso.

    in ogni caso attendo un tuo ulteriore cenno prima di disperdermi per l’aere…

    ciuaoooooo

    (Il Sole viaggia sui 6-7000 °K in “superficie”…ma nel suo Core, passa il milione di gradi.)

    lo spazio “vuoto” invece marcia a 2,7 °K, temperatura nota come Radiazione fossile, ultima eco lontana dell’iniziale Big Bang.

  21. melogrande ha detto:

    Vedi ?
    Troppo caldo o troppo freddo !
    Stai qui va’ che c’è un buon teporino

    E se ti pare che si muova tutto, vedrai appena cominciamo a brindare sul serio…

  22. melogrande ha detto:

    ps
    Il commento con l’ “appunto” era in risposta al tuo primo intervento, quello sulle affinità.
    Poi ho perso tempo e quando ho inviato mi sono accorto che nel frattempo avevi “dibattuto” con Mora.

    Dopo la fatica per convincerti a restare nella blogosfera vuoi che ti mandi via adesso ????

  23. Domattina meteo permettendo tenterò un TimeLapse da questa inquadratura della prima alba del 2012 – se mi riuscirà e se la profezia dei Maya si rivelasse fondata, potrebbe essere documentazione di un evento irripetibile. L’Ultima Alba di un primo gennaio per il genere umano

  24. deorgreine ha detto:

    Non so se è utile documentare la fine del genere umano, che mi pare che siamo solo noi umani gli unici interessati a questo, suppongo… e se noi non ci saremo più, niente e nessuno potrà vedere queste immagini. Ma tu falle lo stesso,Astro, che poni caso che sopravviviamo….

  25. Se io mi attivo per realizzare tale documento è solo perchè nonostante il genere umano, nonostante le sue barbarie, nonostante le sue miserie, egoismi, volgarità, il Cielo ci offre mirabilie di bellezza ogni volta unica ed irripetibile.

    io ci provo gusto immenso ad immergermi in esse, isolandomi grazie a loro dal rumore di fondo con cui gli umani si permettono di disturbare durante lo spettacolo, persi come sono ad occuparsi dell’inutile.

    se di poesia io sono capace, questa è la mia poesia ed il mio augurio che grazie ad un’alba elegante si possa ritornare ad alzare la testa ed a guardare Oltre….

    Ciao Sam….2012 di serenità

    GB

  26. deorgreine ha detto:

    Sì, questa è una buona notte per mettere in pratica i tuoi propositi, Astro. Quassù il freddo e l’assenza di luci artificiali le rende ancora più nitide, ma anch’io non amo i rumori molesti e allora spero di addormentarmi tanto profondamente e in tempo utile da non doverli sentire; cosa questa, che di solito mi riesce bene. Serenità anche a te, Astro, sempre.

  27. 00chicca00 ha detto:

    concordo Francesco con le tue parole
    mi viene un esempio molto vicino nel tempo e che ho seguito momento per momento
    la rivolta della piazza egiziana è nata in rete da un blog di alcuni ragazzi che discutevano del come cambiare la costituzione e attraverso un passa parola del web hanno cominciato a vedersi in piccoli spazi e poi nelle piazze
    mi sono davvero appassionata a questo modo così diretto che ha messo in comunicazione ragazzi del cairo e di alessandria e via via di tutte le città
    e mi ha fatto molto riflettere davvero!
    chicca

  28. melogrande ha detto:

    chicca,
    ho sentito una trasmissione in radio su quello che facevano quei ragazzi, e sono rimasto impressionato.
    Un salto di qualità che molti non hanno ancora colto a dovere.

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