Vedendo e disvedendo


Il tempo cambia il rapporto col mondo e con le cose, rende lo sguardo più attento ed al tempo stesso più distratto, paradosso solo apparente, questo.

Ho attraversato mille volte le Alpi in aereo, mille volte ho poggiato lo sguardo su questo mondo di barbara bellezza, questo grigio di rocce dai bordi affilati e taglienti come selci paleolitiche che si alterna ad un bianco stupore al di là del bene e del male. Troppo grande per la natura umana, intuisci che potrebbe ucciderti senza cattiveria, distrattamente, senza accorgersi. Mille volte ho visto accendersi e spegnersi spilli di luce mutevoli, all’ avanzare apparentemente lentissimo dell’ aereo rispetto alla terra. Mille volte.

Ma quello sguardo si è fatto diverso e più profondo adesso, io credo, nel tentativo di trattenere l’ immagine con la più alta definizione possibile, archiviarla in una memoria affidabile ed incorruttibile, da cui poterla in futuro recuperare, intatta, a piacimento.

L’ idea che non mancheranno altre occasioni per rivedere ancora e meglio vacilla nella coscienza che sì, di occasioni ce ne saranno, ma il futuro non è sconfinato, e conviene immagazzinare, scolpire, incidere dentro di sé steli a futura memoria.

È uno sguardo più compassionevole e, esito a dirlo nel timore del ridicolo, amorevole, quello che adesso poggio su immagini straordinarie divenute familiari. Amore sì, per ciò che ho avuto il privilegio di vedere, e che ancora vedrò, ma non per sempre. E al tempo stesso, questo sguardo amorevole è sempre più consapevole del “non per sempre” che lo accompagna e dunque della dolorosa necessità di mantenere un distacco fra l’ occhio e la cosa veduta, un distacco che nutre il presagio dell’ inesorabile separazione a venire.

Tutto si fa più vicino nella “pietas” dello sguardo adulto, ed insieme si fa più lontano nella consapevole rivelazione dell’ impermanenza di quello stesso sguardo e nel presagio della perdita.

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17 commenti su “Vedendo e disvedendo

  1. poetella ha detto:

    “Amore sì, per ciò che ho avuto il privilegio di vedere, e che ancora vedrò, ma non per sempre. E al tempo stesso, questo sguardo amorevole è sempre più consapevole del “non per sempre” che lo accompagna e dunque della dolorosa necessità di mantenere un distacco fra l’ occhio e la cosa veduta, un distacco che nutre il presagio dell’ inesorabile separazione a venire.”

    Non sai quanto sento mie queste parole…
    Splendido post

  2. Anna Laura ha detto:

    Purtroppo è cosi’.Piu’ ancora temo il tempo lento …

    • melogrande ha detto:

      Più che il tempo lento temo il tempo vuoto, quello “distante”, che è roba degli altri, direbbe Fossati:

      C’è un tempo negato e uno segreto
      un tempo distante che è roba degli altri

      • Anna Laura ha detto:

        Il presagio della perdita non di luoghi, ma di persone… un tempo che mi è sembrato infinito.
        Un tempo colmo di sensazioni e di un ticchettio che si fa insistente…quasi insopportabile.In quel caso è meglio non pensare …ed attendere sperando che in una frazione di secondo tutto scompaia dai nostri occhi,ma non certo dal nostro cuore.

  3. deorgreine ha detto:

    E’ come una musica, che ha il suo tempo e nel tempo vive e senza il tempo non vive; volare e vedere il Mondo dall’alto, da un punto favorevole, o sdraiarsi a terra a guardare il cielo da un punto vicino al cielo, forse è come sentire due musiche diverse, ma che hanno pur sempre un bellissimo tempo e negli attimi, si fa ascoltare.

  4. deorgreine ha detto:

    E’ come una musica, che ha il suo tempo e nel tempo vive e senza il tempo non vive; volare e vedere il Mondo dall’alto, da un punto favorevole, o sdraiarsi a terra a guardare il cielo da un punto vicino al cielo, forse è come sentire due musiche diverse, ma che hanno pur sempre un bellissimo tempo e negli attimi, si fanno ascoltare il tempo che durano.

  5. gialloesse ha detto:

    Grazie davvero per avere così magnificamente ed intensamente espresso le tante emozioni che mi hanno coinvolto guardando tanti luoghi che ero certo non avrei più rivisto. Il cocente desiderio di trattenerne la visione come per un possesso che potesse così escudere il tempo. Mi fai ricordare le alpi dall’aereo sì, ma anche alcune minuscole città dell’Alabama o della Georgia, o una “santeria” in una sera a L’Avana

    • melogrande ha detto:

      Grazie a te, gialloesse.
      Credo che il trattenere immagini sottraendole al tempo sia alquanto nella tua natura, a giudicare dalle immagini che posti e dal tuo interrogarti nei confronti delle immagini stesse.

  6. capehorn ha detto:

    Collegato con un sottile, ma forte filo a quallo precedente, questo post mi regala un tempo dal volto ambiguo.

    Ladro, perché ti mostra immagini, che se non riesci a fissare potenti, nella memoria, sono disposte a scomparire in un non luogo fatto più d’ombre che di luce.
    Una sorta di nebulosa presenza che stuzzica invano.

    Gentiluomo, perché con il suo trascorrere, aiuta, se quell’aiuto é cercato, richiesto e voluto, ognuno di noi a trovare i mezzi più opportuni per non perdere immagini e suoni.
    Tali che diventino memoria imperitura e che giustificano ai nostri occhi l’aver vissuto.

    • melogrande ha detto:

      Quell’ ambiguità, e quella precarietà sono forse essenziali.
      Penso che probabilmente non fisseremmo nessuna immagine se non fossimo così consapevoli della loro evanescenza.

      • capehorn ha detto:

        Meglio così, in fondo. C’é sempre un’occasione per ritornare sui propri passi e cercare un’altra risposta. forse più convincente o sempliemente commisurata all’età che stiamo vivendo.

  7. Pannonica ha detto:

    con questo post mi hai dato le istruzioni per imparare a trattenere. la bellezza, ovviamente…
    ho un segreto nuovo! 🙂

    • melogrande ha detto:

      Sono convinto di averti illustrato ciò che già sapevi, Nica…

      • Pannonica ha detto:

        magari… è il tuo sguardo amorevole che rende il trattenere la bellezza qualcosa di completamente nuovo e diverso. il mio è un arrancare alla ricerca della bellezza, come un tossico alla ricerca della sua dose, sto male se non la vedo. tu hai lo sguardo di uno che ha perdonato tutto e tutti, compreso te stesso. è lo sguardo “amorevole” il segreto che mi sfuggiva.
        ci metterò più o meno una vita a tentare di metterlo in pratica.

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