Inutile, dunque umano

 

Tra le molte caratteristiche dell’ essere umano c’è sicuramente quella di nutrire interesse per l’ inutile, intendendo per inutile, letteralmente, ciò che non ha uso, ciò che è “superfluo”, ovvero che scorre in superficie, di cui si può fare a meno.

Di cosa invece non si può fare a meno ? Mangiare, bere, dormire. Funzioni fisiologiche, quelle che ha qualsiasi animale. Un rifugio, qualcosa per coprirsi. Bisogni primari, tana, nido. Questo è ciò che è utile, anzi necessario. Tutto il resto è inutile, dunque umano.

E non è che l’ interesse per l’ inutile sia il frutto malato di società debosciate e decadenti, rammollite dai lussi. Niente affatto.

Qualunque società primitiva dell’ antichità, qualunque tribù amazzonica contemporanea, qualunque gruppo sopravvissuto di indigeni scovato dagli etnologi negli angoli più remoti della terra, ebbene, ha questo in comune. Il fatto di dedicare molto tempo e molta cura alla manifattura di gioielli, ornamenti, maschere, paramenti da cerimonia, bastoni, totem, orecchini, collane, diademi, copricapi piumati, gonnellini decorati. Nonché dipingere, modellare, scolpire, incidere, fabbricare oggetti privi di qualsiasi utilità pratica. Perché lo fanno ? Perché perdere tanto tempo ? Perché questa strana passione per gli ornamenti ?

Proprio da quest’ ultimo termine può scaturire un raggio di luce, un inizio di comprensione. Tutte le cose inutili che abbiamo elencato sono tutte, in fondo, degli ornamenti. E la parola “ornare” ha la stessa radice di “ordinare” e di “ordito”. Che vuol dire questo ?

L’ ordito, com’ è noto, è fatto di fili paralleli tesi fra due traverse. Una volta “ordinati” questi fili, si intreccia trasversalmente ad essi la trama per ottenere il tessuto.

Che cosa ha a che fare l’ ordinare, il “mettere in ordine” con gli ornamenti inutili ? Certo, quando una persona si adorna si mette anche un po’ in ordine, ma nemmeno poi tanto e neanche sempre, a volte gli ornamenti si distinguono per la loro allegra anarchia. E dunque.

Dunque, è (forse) lo scopo dell’ ornamento quello di ordinare il mondo.

Lo so, c’è un fondo di animismo in questo, un approccio ingenuo e magico, ma questo è coerente semmai con l’ origine primitiva degli ornamenti. Gli ornamenti sono amuleti, strumenti con i quali si tenta, si vuole, si cerca, si crede o ci si illude di influenzare il mondo a proprio favore. Sono talismani fatti per controllare, dominare o perlomeno blandire le forze oscure del mondo e della natura.

Sono oggetti magici.

Qualcosa di questa magia in fondo sopravvive ancora adesso, nel momento in cui scegliamo per noi stessi un anello, un braccialetto, un orologio, un gioiello, qualsiasi cosa insomma che sia definibile come “inutile”, non legata alla necessità o al bisogno, è difficile sottrarsi al pensiero che quella cosa, quell’ oggetto porterà del bene, migliorerà la vita, farà forse arrivare un po’ di fortuna. Determinerà un cambiamento nell’ atteggiamento del mondo e delle persone nei nostri confronti, esaudirà forse qualche piccolo o grande desiderio.

E qualche volta la magia funziona davvero, in fondo una persona “in ordine” e bene adornata produce un’ impressione diversa e più favorevole rispetto ad una sciatta e mal curata, e dunque, ne concludiamo che il talismano ha funzionato….

In fondo, non c’è niente di sbagliato, no ?

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45 commenti su “Inutile, dunque umano

  1. cKlimt ha detto:

    Spingo all’estremo il ragionamento:anche l’Animismo che tante critiche si è attirato da parte di tutte le Religioni organizzate potrebbe essere considerato un ammenicolo superfluo e del tutto inutile.
    .

    Eppure l’animismo sta alla base di ogni popolazione e di ogni individuo e accomuna regioni della terra lontanissime. L’impressione anzi è che sia un substrato ineliminabile dell’uomo in quanto tale.Il fatto è che non appena un individuo ha appagato le esigenze primarie sente prepotente la tensione verso ciò che va oltre i semplici bisogni materiali, verso ciò che trascende il quotidiano e diventa convinzione profonda oltre che disperato tentativo di ordinare e spiegare il mondo.
    Qualcuno potrebbe sostenere che è “inutile” questo tentativo?Sarebbe un pò come dire che l’Arte è del tutto superflua. In questo, sento (e non so, se sto dicendo una enorme sciocchezza) che gli artisti sono fra i più grandi animisti.

    • melogrande ha detto:

      Animismo e magia sono collegati strettamente, ed in un certo senso hai ragione, è un sostrato ineliminabile dell’ essere umano.

      Basta pensare ad un esperimento, suggerito da Gombrich nella sua Storia dell’ Arte.
      Prendi la foto di una persona cara e adesso, con uno spillone, perforane gli occhi.
      La senti la riluttanza ? Qualcosa che ti dice di non farlo ?

      Eppure, che male può fare alla persona reale ciò che fai ad una semplice immagine ?
      Un pezzo di carta ?

      Non saremo per caso ancora un po’ animisti ?

      🙂

  2. poetella ha detto:

    direi proprio di no.
    No. Niente di sbagliato…direi

  3. capehorn ha detto:

    Non penso che animismo sia solo da rivolgere alla religiosità dell’uomo. L’anima, lo spirito che abita in noi chiede a ciascuno una sorta di personale sacrificio. Chi ha abili mani questo sacrificio lo compie personalmente, creando un qualcosa: oggetto o pensiero che sia. E’ un’esigenza che ciascuno sente. E’ stata l’anima a muovere le mani di Leonardo, di Michelangelo, di Fermi o più semplicemnte del gioielliere che ha forgiato gli orecchini regalati con amore alla propria lei o il proprio lui (Credo nell’indifferenza dell’anima riguardo al sesso della persona che si ama)
    Il superfluo veicola quel caos calmo che alberga in noi. Lo fa esprimere in maniera non pericolosamente aggressiva e molte volte risulta essere la parte migliore di noi .
    Ben venga quindi questo superfluo, che fa bene al singolo, quanto a quanti ci circondano.

    • melogrande ha detto:

      Nell’ espressione creativa libera e senza scopo apparente c’è sempre un fondo di magia.
      Che questo scarichi le pulsioni distruttive è un’ idea interessante.

      • capehorn ha detto:

        Pensa alle maschere guerresche. L’autore di esse doveva trasmettere sentimenti di paura nei nemici. Le grottesche espressioni erano il mezzo che aveva l’autore per esorcizzare ahce le sue stesse paure. Più erano terribili, le espressioni, più infondevano terrore e più tendevano ad ingraziarsi gli dei che erano alleati di chi le portava.”Guardate e vedete la forza dei miei dei protettori e voi Dei guardate quale ghigno spaventevole per terrorizzare i nemici, affinché vi temano e siano piegati dalla vostra forza.”
        Pensiamo ai totem, e nonsolo quelli religiosi. Ne abbiamo di laici quale la squadra del cuore, il partito del cuore. IN essi profondiamo anche i lati oscuri del nostro carattere.
        Pensate alle discussioni post partita o a certi dibattiti politici e come sono condotti.
        Non aggiungono nulla di ciò che é accaduto, se non il fomentare e solleticare certe pieghe buie che ci sono in tutti noi.
        Credo che quanto ho detto, non sia esaustivo, perché ci saranno altri esempi di aggressività, che viene veicolata attraverso una qualunque inutilità umana.
        Almeno questa é la mia idea

  4. deorgreine ha detto:

    L’ornamento può essere anche un simbolo, oltre che un talismano. Pensate al velo per le donne, simbolo di sottomissione; pensate ai gradi militari che sottolinenano lo stato gerarchico o alle medaglie appese alle divise, riconoscimenti per operazioni militari e meriti conquistati; pensate al basco del Che, pensate ai baffetti ed al ciuffo che tanto imperversavano negli ambienti filo nazisti nel dopoguerra; pensate alle divise dei figli dei fiori negli anni 60-70 o alle magliette nere ed ai crani rasati; pensate alle mode in genere che si rifanno a dettami suggeriti dal personaggio famoso di turno o dal mercato del momento ecc… ecc… Pensate alle modelle grasse di un tempo e alle bambine anoressiche da passerella di adesso. E’ sempre stato così, basta guardare i dipinti del passato e fare un po’ di attenzione ai simboli che rimarcavano l’appartenenza alle diverse classi sociali, ad esempio, ai diversi contesti umani e così via. L’ornamento mi vien da dire che se è vero che cerca il magico, al giorno d’oggi lo fa solo nel momento in cui diventa necessità di omologazione, perchè se tu sei parte del gruppo e lo dimostri apparendo come il gruppo si aspetta che tu faccia, allora sei al sicuro, sei protetto, non giudicabile negativamente e puoi godere del privilegio di farne parte. E in tal senso la magia del gruppo ti protegge. L’ornamento ti colloca in un contesto sociale e ti distingue da altri contesti. Parla per te, insomma, del tuo modo di essere, della tua provenienza e a volte anche delle tue idee politiche e via dicendo. C’è chi dal fazzoletto rosso è passato al foulard e/o cravatta verde, ad esempio. E poi c’è l’ostentazione della ricchezza, che è simbolo per eccellenza a partire dall’auto di lusso al gioiello ricercato ecc… Non c’è nulla di male in tutto questo; è un linguaggio, un modo di comunicare se stessi, solo che il più delle volte lo trovo un linguaggio noioso e spesso limitativo in termini di espressione individuale; in poche parole melo, è vero, lo trovo inutile. Ci si veste di etichette per rendere noto da dove si viene e che cosa si è, senza essersi mai chiesti davvero da dove si viene e che cosa si è. Non credo che l’ornamento come lo si intende oggi abbia davvero il senso degli amuleti che portano e portavano le tribù indigene. Perchè le società odierne sono piuttosto complesse e si agghindano di conseguenza, ma senza consapevolezza, mentre un tempo un gioiello oltre ad essere bello (la bellezza era ricercata in segno di rispetto per il valore spirituale che un gioiello doveva avere) doveva avere delle caratteristiche specifiche per essere efficace; e queste caratteristiche erano strettamente legate alla componente più intima di chi lo portava, erano strettamente legate al contesto naturale in cui si viveva e avevano un significato profondo, spirituale spesso. Ora, io mi chiedo che cosa ci sia di spirituale nell’ornamento odierno che si affanna ad essere al passo di una moda qualunque e con l’unico scopo di inseguire un’omologazione rassicurante.

    Trovo la cura della persona molto più importante degli ornamenti. Ma questa è un’altra storia.

    • melogrande ha detto:

      Quelli che citi più che ornamenti sono segni di riconoscimento e di appartenenza, imposti o liberamente scelti che siano.
      L’ ornamento puro e semplice non ha lo scopo di uniformarsi ma al contrario di distinguersi, di rendersi unici, proprio in questo senso ha una valenza “magica”.

      • deorgreine ha detto:

        Eppure gli ornamenti in genere, quelli che si vedono in giro, se li osservi bene e se osservi il modo in cui vengono scelti e portati, hanno più o meno tutti una funzione anche distintiva. Il volersi distinguere agghindandosi fa in un certo senso anche parte dell’esigenza di esserci, di non passare inosservati, di rendersi visibili e riconoscibili rispetto ai più e quindi di esercitare una certa influenza sull’altro. Distinguersi usando un ornamento è come dire “io sono diverso perchè porto questo ornamento”; ma non è forse questo il principio che sta alla base della percezione delle uniformi dei corpi militari, seppure il fine di condizionamento dell’altro in questi casi è estremizzato? Non è questo il principio che sta alla base delle lobby, dei distintivi da apporre ai risvolti delle giacche e così via? E allora non è un vero distinguersi in quanto individui, ma un lasciarsi mettere un timbro da uno o più gruppi ai quali si appartiene. Penso ai dark, ai paninari, ai truzzi degli anni 80. Penso a come si distinguono gli adolescenti oggi. Tutti si adornano per distinguersi, eppure così facendo, semplicemente si uniformano ad un gruppo, perchè questo in fin dei conti risulta rassicurante. Gli adulti non sono da meno. Per me il distinguersi non passa attraverso l’ornamento, ma attraverso qualcosa di più profondo, di più personale e meno visibile. E’ banale e retorico? Può darsi, eppure non so togliermi dalla testa questa cosa. Il punto è che viviamo in un mondo dove è difficilissimo riuscire a portare all’attenzione dell’altro un valore che sappia andare al di là di ciò che si propone visivamente di se stessi. Molto, molto difficile. L’ornamento è una forma di lunguaggio primitivo a mio avviso e spesso riduttivo, a volte anche soffocante e spersonalizzante, proprio perchè molto efficace nel suo “bastare a se stesso”, perchè ha un effetto di riconoscimento diretto, immediato, inequivocabile. Ma non sa far andare oltre e molti si accontentano di questo, molti sono rassicurati da questo, non interessa che cosa c’è dietro veramente. E’ un po’ quello che accade nel mondo animale, dove lo sviluppo dei caratteri distintivi di sesso di una specie determinano il successo o meno in termini riproduttivi di un individuo.Noi siamo animali, è vero, ma siamo, dovremmo essere, anche consapevoli che il nostro modo di relazionarci, di esserci, passa attraverso qualcosa di più profondo dell’immediato impatto visivo. E non è un male dare importanza alla forma, non lo è. E’ un male esaltarne l’importanza a scapito di elementi ben più fondamentali, magari negando l’esistenza di questi perchè risultano troppo impegnativi, magari rimuovendone addirittura la presenza per questioni di comodo. Perchè gli obiettivi di un essere umano dovrebbero saper andare ben oltre al messaggio di disponibilità riproduttiva o dell’ostentazione di un carattere fisico (o di oggetti che lo sostituiscono) più o meno dominante nell’ambito del branco.E’ che a forza di dare importanza eccessiva alla forma non si sa più vedere ciò che veramente ci rende Persone. Tutto qui.

  5. melogrande ha detto:

    Deor,
    l’ uniforme (lo dice la parola) serve ad omologarsi, identificarsi con gli altri che indossano la stessa uniforme ed OPPORSI a tutti quelli che non la indossano.
    E’ forte per chiunque l’ istinto ad “identificarsi” in un gruppo.
    All’ interno dell’ uniforme, ci sono i “distintivi”, mostrine, galloni, ecc a distinguere il caporale dal generale, ma pur sempre all’ interno della “uniformità”.
    L’ ornamento dovrebbe essere l’ opposto: rendere diversi da chiunque altro e beneficiari di una sorte speciale, non necessariamente in ostilità verso gli altri.

    L’ identità è consolatoria, l’ individualità difficile, tutto qui…

  6. guido mura ha detto:

    Mai usare spilloni o altro su foto o bambole rappresentanti qualcuno, soprattutto se nel frattempo si sgozzano galli qualche cm al di sopra dell’oggetto simbolo. Non si sa mai che il woodoo funzioni!

  7. lillopercaso ha detto:

    Gli ornamenti non sono proprio superflui, se derivano dagli strumenti di corteggiamento. Lo sono di più gli oggetti, soprattutto d’arte, di cui ci piace circondarci -sempreché siano non un investimento, ma piùttosto un piacere per i sensi.

    Cito: ‘Niente mi è necessario quanto il superfluo’. Frase detta da uno, O.Wilde, che non doveva affaticarsi più di tanto per soddisfare i bisogni primari. Rende bene l’idea di quel che può essere il superamento dell’animalità -il bisogno primario.

    Però, bisogna vedere se il cosiddetto superfluo non abbia un ruolo importante nell’evoluzione: un po’ come il gioco, ecco. Allora, quale è il vero superfluo? Ciò che ci distruggerà? Bene, allora sarà superfluo per noi e molto utile agli altri esseri viventi.

    Bambole Woodo, e peluches.
    I bambini sono tutti animisti; forse, come Umanità, siamo ancora nella fase dell’infanzia.
    Un non-superfluo mi obbliga a chiudere qui, per il momento.
    Ciao!!

    • melogrande ha detto:

      Lillo,
      gli ornamenti hanno certamente un ruolo nell’ evoluzione, ma non necessariamente un ruolo positivo…
      L’ esempio classico è la coda del pavone, un pavone senza coda avrebbe ben poche probabilità di essere filato da una qualsivoglia pavoncella, però a forza di fare code sempre più lunghe e belle, il pavone s’ è ridotto a non poter più volare.

      S’ è rovinato per correre dietro alle femmine insomma…

  8. m0ra ha detto:

    Com’è che mi era sfuggito per giorni questo post? E’ stato assai interessante leggerlo insieme a tutti i commenti.
    Avete parlato di coda di pavone, un ornamento tanto ‘scomodo’ e ingombrante che senso avrebbe se non fosse ‘utile’ come strumento di corteggiamento? E qui non posso fare a meno di passare dal termine ‘utile’ a quello di ‘utilitarismo’ riferito alla selezione sessuale di un buon partner.
    Un ornamento difficilmente ‘distingue’, contro il nostro desiderio cosciente più spesso ‘uniforma’ alla massa col risultato di apparire più attraenti perchè rassicuranti rispetto a chi mostra un aspetto stravagante. D’altro canto chi non sente la necessità di rassicurare sul proprio aspetto si orienta verso un partner che esige un’affinità differente, probabilmente più interiore e sottile. In genere l’utilità di certi orpelli esiste eccome, è quella di corrispondere a una specie di aspettativa o promessa.
    Non ho dubbi sull’utilità dell’inutile; per una coincidenza oggi ho scritto anche io qualcosa su questo aspetto, anche se declinato sul sentimento. Penso che le scelte al di fuori da un cosciente pragmatismo raccontino una verità più autentica e recondita di quella scritta nei falsi cieli del raziocinio.

    • melogrande ha detto:

      Non c’è dubbio che la coda del pavone abbia tanto a che fare con la selezione sessuale, per quanto scomodo ed ingombrante (diciamo più di una cravatta di seta e quasi pari ad un tacco 14 ?)
      😉

      • m0ra ha detto:

        Un tacco 14 non può (non può!) essere inutile 🙂 E neppure quel capestro che è la cravatta.
        Deprezzare l’ornamento è paradossalmente narcisistico. Il narciso non vuole fare cose da narcisisti. Se gli dici che è bello e ben vestito tenderà a sminuire l’apprezzamento ricevuto con una spallucciata. E’ tipico.

  9. deorgreine ha detto:

    Il tacco 14, secondo me, è ben più scomodo della coda di un pavone. Ma questa è solo una mia opinione,eh…

  10. melogrande ha detto:

    m0ra,
    ero certo della tua reazione !
    😀

    (In fondo non sminuisco affatto; il mio intento, pur con qualche provocazione, è di mostrare l’ ornamento individuale privo di utilità pratica come cosa sommamente umana…)

  11. melogrande ha detto:

    Beh, insomma.
    Non è che uno debba sempre per forza provare tutto tutto, no ?

  12. shappare ha detto:

    Stavo per scrivere quanto mi piacciono questi tuoi ultimi post, con riflessioni che partono da etimologia e linguistica per arrivare agli universali, quando ho visto questa foto. Ridammi indietro i soldi!

  13. shappare ha detto:

    Ho visto giusto ieri questo video: ma hai visto come si muovono e ballano su quei taccazzi a spillo?? Io fatico a reggermi in piedi su un tacco 6!

    • melogrande ha detto:

      Shapparé,
      me lo chiedevo anch’ io, a dire il vero !
      Vabbé,, come dicevo a deorgreine, non è che uno deve provare proprio tutto tutto nella vita, e continuo a pensare che sia meglio lasciarli alle donne, i tacchi alti, ecco.
      Non vi invidio.

  14. deorgreine ha detto:

    Ah, nemmeno io invidio le donne che portano i tacchi alti. 😛

  15. lillopercaso ha detto:

    Vado matta per i tacchi alti, ma sto da cani: sproporzionati alla mia statura; peccato, perché adesso, con la zeppettina davanti (che però non mi piace), possono essere vertiginosi.
    Il mio massimo è stato 11, senza zeppa, ma mi facevo per lo più portare in braccio (che tempi!!).
    Poi li ho tagliati a 7.

    Melo, ti rivelo un trucco per camminare abbastanza comodamente e con grazia: cammina sulle punte, come se le scarpe non ce le avessi proprio. E quando sei stanco, sempre sulle punte, corri. 😀 Con la cravatta svolazzante.

  16. deorgreine ha detto:

    Un tempo, tutti camminavamo sulle punte… come i cervi. Poi ci siamo evoluti. 😦

  17. Anna Laura ha detto:

    L’ornamento è un fatto molto soggettivo.E’ questione di creatività.
    Pero’ ,io ad esempio non riesco ad essere creativa con il vestiario.
    Ho come una specie di divisa.Non dettata dalla mancanza di creatività,anzi ne ho tanta,come puoi vedere dai continui cambiamenti del mio look virtuale.
    Indosso solo quasi esclusivamente il nero d’inverno. Ed il bianco d’estate.
    Non credo che la cura di una persona sia direttamente proporzionale ai vestiti che indossa.
    Una mia amica mi ha suggerito di cominciare ad amare i colori .
    Dovro’ cominciare ad indossare colori di fuoco.
    Come il rosso.
    Sono sempre interessanti i tuoi post.
    Un saluto.

    • lillopercaso ha detto:

      Mi piace: estremo ed elegante e risaltano gli orpelli. Altro che rosso. Sennò, ‘quella volta’ che vuoi strafare, e il rosso te lo giochi così…
      Ma… e in primavera e autunno?

      Freddie Mercury: davvero…versatile, eh!

      • Anna Laura ha detto:

        Ciao….nelle mezze stagioni seguo il cuore .Tendente al sereno ….bianco.
        Hai ragione…il rosso me lo gioco solo per occasioni speciali…con un po’ di vento…magari…

  18. Anna Laura ha detto:

    Comunque..a proposito di camminare sulle punte e tacchi alti:

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