A che serve la cravatta ?

A volte, una discussione oziosa fra colleghi, di quelle che capitano davanti alla macchinetta del caffè o, per me più spesso, in una sala d’ attesa o in aeroporto, può rivelarsi più interessante del previsto.

A che serve la cravatta ?

In questo caso, l’ osservazione nasce mentre aspettiamo di essere ricevuti da un qualche pezzo grosso di un paese arabo, uno “sheikh”, che vuol dire semplicemente “vecchio”, e quindi “capo”. Un “don”, insomma. Ad attendere, dal lato opposto della sala, c’ è anche un altro gruppo di persone, dall’ aspetto di uomini d’ affari, tutti senza cravatta, col colletto della camicia aperto. Io avanzo l’ ipotesi che si tratti di una delegazione iraniana.

Non è raro in Medio Oriente imbattersi in persone vestite all’ occidentale, abito con giacca, ma senza cravatta, il colletto della camicia aperto; per gli iraniani però si tratta di un “must”, un punto davvero irrinunciabile. Infatti, fin dai tempi della rivoluzione khomeinista degli Anni ’70, la cravatta è stata individuata come il più puro simbolo ideologico dell’ odiato Occidente, e come tale messa al bando con furore fanatico.

E così è facile notare che, anche nelle occasioni più formali ed importanti come i summit internazionali, nessun iraniano, a partire dal presidente Ahmadinejadh compare mai con a cravatta.

Sì, d’ accordo, ma la cravatta a che serve ?

Ora, bisogna notare che il bando degli ayatollah non riguarda l’ abbigliamento occidentale in genere, camicia, giacca e pantaloni vanno benissimo. La cravatta invece no, perché solo lei è il simbolo della degenerazione occidentale.

Sarà perché, oltre ad essere occidentale, la cravatta è pure inutile ?

Beh, ma allora perché non prendersela anche con la giacca di foggia occidentale ?

Eh, no ! La giacca non è inutile come la cravatta, la giacca è un indumento, ripara dal freddo, e poi con tante tasche è anche comodo per metterci dentro la roba che uno si porta sempre dietro, penne, occhiali, portafogli. Gli uomini mica hanno la borsetta.

La cravatta è utile perché nasconde gli antiestetici bottoncini della camicia.

Ma fammi il piacere ! A parte il fatto che si tratterebbe, eventualmente, di un criterio estetico, e non certo di utilità.

Calma, ragioniamo. Prima di tutto, da dove viene, la cravatta ? Nell’ arte antica non ce n’ è traccia, mi pare, per cui si direbbe una moda relativamente recente.

Pare abbastanza plausibile che la cravatta, che si porta al collo, sia in qualche modo imparentata con la sciarpa, e la sciarpa sì che serve, ripara il collo dal freddo ed evita torcicolli e mal di gola. La sciarpa, e soprattutto una sciarpa di tessuto leggero che si possa annodare in modo che non voli via, un foulard, insomma, risulta ad esempio utilissimo a chi sia esposto a colpi d’ aria come ad esempio un cavaliere. Inoltre, questa sciarpa o foulard, se uniformata ad una certa foggia o colore, si presta anche ad essere un segno distintivo, di riconoscimento.

Ai tempi del Re Sole, si aggiravano per l’ Europa parecchi eserciti mercenari. Tra questi, era particolarmente apprezzata la cavalleria croata che si distingueva, appunto per una sorta di sciarpa annodata al collo. Ora, in croato, “croato” si dice “hrvat”, e se uno prova a pronunciare questa parola (facilissimo non è) viene fuori un suono che somiglia molto, appunto, a “cravatta”. Dunquel la cravatta, per definizione, è precisamente “la sciarpa dei (cavalieri) croati.

Bene, ma la cravatta a che serve ?

Fu solo negli Anni Venti, in America, che fu inventata la cravatta moderna, fatta con tre pezzi di tessuto tagliati obliquamente. Cravatta che, come tutti sanno, non protegge affatto il collo dal vento. La cravatta oderna ha mantenuto, più nelle intenzioni che nei fatti, un blando signifcato di elemento di riconoscimento, tali sono ad esempio le cravatte “regimental” che all’ origine dovrebbero essere caratteristiche dei singoli reggimenti militari oppure, che ne so, di particolari Università come quelle dell “Ivy League” americana. Ma oggi penso che nessuno, a parte gli appartenenti a quel corpo o a quell’ ateneo, sarebbe più in grado di interpretare la simbologia di questo tipo di cravatte, un po’ come è accaduto ai tessuti scozzesi.

Ma allora, se non è per riparare il collo, e neppure per riconoscersi, che le mettiamo a fare, queste cravatte ?

Osserviamo attentamente una cravatta maschile classica, come nella foto grande. Ha una forma verticale, leggermente divergente verso il basso, e la base, nella grande maggioranza dei casi  non è dritta ma forma una punta diretta verso il basso, come ad indicare…

Insomma, a me pare difficile negare che la cravatta abbia una chiara simbologia fallica, e non escludo che proprio questa “scandalosa” simbologia, forse inconsciamente percepita dai puritani ayatollah, abbia contribuito in modo decisivo alla decisione di mettere al bando proprio questo elemento di abbigliamento maschile. Del resto, è abbastanza comprensibile che una società moto repressiva sia al tempo stesso estremamente sensibile al richiamo anche nascosto di ciò che viene con tanta fatica rimosso.

Naturalmente, l’ abitudine di esibire richiami sessuali non è un’ invenzione dell’ America degli Anni ’20. Viene spontaneo notare, al contrario, che mentre la contemporaneità pare avere recuperato la quasi totalità degli ornamenti tribali primitivi, dai tatuaggi ai piercing, dagli anelli al naso o alle orecchie dino ai divaricatori dei lobi, solo uno di questi ornamenti pare essere finora sfuggito all’ attenziene di stilisti e trend-setters internazionali.

Ma è possibile risalire ancora più indietro, e mostrare che colori vivaci come quelli di una bella cravatta di seta sono usati come richiamo sessuale persino da certi nostri lontani parenti…

Buona cravatta a tutti ?

(Ps. In questo caso la musica non c’ entra niente col post, ma ce la metto perché mi piace.)

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40 commenti su “A che serve la cravatta ?

  1. egle1967 ha detto:

    Caspiterina, Melo, non ci avevo mai pensato! In effetti esiste nell’immaginario collettivo, un richiamo al gesto che fanno spesso le donne quando vogliono redarguire il loro uomo…tirandolo per la cravatta…:-). Dopo questo commento un po’ da bassifondi, ti faccio i miei complimenti per questo excursus sulle origini del significato della cravatta e credo che Freud ti avrebbe dato ragione..
    Io adoro gli uomini in cravatta!
    Ciao Melo

    • melogrande ha detto:

      Non ci avevo mai pensato neanch’ io, ma adesso capisco che è meglio scegliere cravatte un po’ “importanti”.
      Non si sa mai…
      Ciao Egle ;-))))

      • egle1967 ha detto:

        E che mi dici di quelle cravatte che si applicavano sotto il colletto, ma non si chiudevano dietro…un po’ ” deboli” non trovi? Tu sei capace di farti il nodo ? Io riesco a farlo solo se la indosso….mi ricordo che negli anni 80 anche alcune donne la indossavano….ed in effetti era il periodo in cui le donne hanno cominciato tutte a lavorare e a ricoprire ruoli imprenditoriali importanti…

  2. deorgreine ha detto:

    Mi tocca indossarla, a volte, ma non è una sensazione che mi piace molto. Sa molto di cappio al collo, di soffocante… e non tanto perchè mi toglie il respiro (la tengo sempre allentata, a discapito dei regolamenti),ma forse perchè, ragionandoci a seguito del tuo ragionameno, se è vero che ha una simbologia fallica, com me che sono una donna che c’azzecca, mi chiedo? Niente, mi rispondo!E allora si torna al quesito di sempre: perchè le donne per lavorare si devono vestire da uomini? Eh? Perchè?

  3. Pannonica ha detto:

    io, invece, mi ero fatta una teoria tutta mia, secondo la quale la cravatta avesse origine dall’esigenza di “chiudere” in qualche modo i vestiti quando ancora i bottoni non erano stati inventati, né le cerniere.
    – e, le donne? non dovevano chiudersi i vestiti anche loro? – direbbe l’avversario ala mia teoria?
    beh, risponderei che le donne, almeno nella cultura occidentale, hanno sempre dovuto mettere in mostra un fiorito davanzale e non chiuderlo con lacci, sciarpe, bottoni, cerniere…

    che dici? regge la mia “antropologia dell’abbigliamento”? mi sento un po’ come laura zygman e la sua teoria della mucca nuova (è un libro esilarante!!).

    hai scelto uno splendido pianoforte. 🙂

    • melogrande ha detto:

      Credo che i bottoni siano più antichi della cravatta, Nica.
      Senza contare che anticamente si usavano fibbie e spille per chiudere (o lasciare sapentemente semiaperti,,,) i vestiti.

      ps.
      Tu che ti intendi di jazz, me lo spieghi perché Avishai Cohen ed il suo gruppo non sono famosi in tutto il mondo ?

      • Pannonica ha detto:

        mi hai smontato la mia teoria in tre parole… 🙂

        Riguardo Cohen e il suo gruppo, devo dire che SONO famosi nell’ambiente del jazz internazionale e che Cohen è ritenuto un compositore di tutto rispetto, oltre ad essere considerato degno successore di Pastorius. Il fatto che non siano famosi in tutto il mondo riguarda più il fatto che sia la musica pop ad essere la più pop-olare (l’etimologia parla chiaro!!). Subito dopo c’è il rock.

        Il punto è che il jazz non “tira” molto da un punto di vista commerciale, a meno che non si tratti di jazz rivisitato in stile pop (vedi Norah Jones, Michael Bublé, etc.) i quali hanno gli strumenti per renderlo più accessibile ai “consumatori” musicali. Il brano “the nearness of you” è conosciuto da tutti grazie a norah jones, non certo per la versione di Charlie Parker.
        del resto, è noto che le promozioni musicali, sia radiofoniche che televisive (quelle che, in assoluto, hanno un ritorno commerciale tangibile) sono orientate, il più delle volte, più alla vendita che alla diffusione pura. certo, le trasmissioni radiofoniche di radiorai tre osano, ma la domanda è: chi ascolta la radio di rai tre?

        il consumatore musicale tipo è orientato verso musica più accessibile ed orecchiabile. basta guardare i milioni di dichi venduti da eros ramazzotti, laura pausini, madonna, etc.

        Altri nomi del jazz “famosi” in tutto il mondo, come Ella Fitzgerald o Frank Sinatra, dimostrano che la popolarità dipende dalla facilità d’ascolto del musicista in questione.
        Voglio evidenziare che l’essere popolare, in molti casi, non significa non essere dei musicisti di tutto rispetto (Ella e Frank ne sono la prova). Significa solo parlare una lingua più facile da comprendere e amare.

        Poi ci sono i gusti personali e, lo sai meglio di me, dove c’è del personale è difficile venirne a capo…

        Come vedi, la risposta alla tua domanda riguarda una questione culturale ed una economica.

  4. melogrande ha detto:

    Deor, a questo punto incuriosisci…

    • deorgreine ha detto:

      Sì, lo so… è curioso. 😛
      Io appoggio la tua teoria per un motivo preciso, viste anche le argomentazioni che porti; ma personalmente lo sai a cosa mi vien da pensare quando penso a una cravatta? Ai quaccheri e puritani dell’800. Alla borghesia cattolica vittoriana. A quel mondo lì dove tutti portavano le cravatte alte, fin oltre la mandibola, a volte. E ci sarà un motivo se la portavano così, “alta”, no? E se metto a confronto la tua teoria con quel tipo di pensiero, di stile di vita, mi vien da pensare che anche qui allora si parla di compensazione. Come dire: se non si può ostentare come fa sanamente l’aborigeno della foto, allora si ostenta in altro modo. Mi vien da pensare all’attenzione morbosa dei dandy nel farsi dei nodi improbabili ed esteticamente maniacalmente perfetti. Come dire: se non posso mostrare nulla e non posso parlare apertamente di ciò che anatomicamente si trova dalla cintola in giù, compenso con ciò che posso mostrare dalle spalle in su, inventandomi magari qualcosa che dia risalto alla mia “creativita”, aggiungendo volume su volume :P. Ed è esattamente ciò che dici tu, anche se le cravatte di oggi sono moooolto più sobrie (allì’epoca andava di moda il bianco virginale), forse perchè c’è meno da compensare, visto che la libertà in termini di esternazioni di questo tipo è molto maggiore rispetto all’epoca vittoriana. E poi, l’ultima foto che posti è emblematica, ma basta pensare agli urogalli, che quando fanno il canto d’amore gonfiano le piume del collo fino a raddoppiarne il volume. E così fanno molti altri uccelli e molte altre specie animali (criniera del leone, criniera del cervo). Però, se devo paragonare la piatta, inamidata, seppur a volte sgarginate (ma ne vedo raramente di cravatte sgargianti) cravatta moderna, ad una criniera, mi vien un po’ di tristezza. A voi no? 😛

  5. deorgreine ha detto:

    Epperò mi vien da chiedermi ancora e sempre: perchè nel mondo arabo non hanno bisogno della criniera? Tu lo sai?

  6. deorgreine ha detto:

    Hmmmm…ma quella serve per proteggersi dal sole, forse… non ha nulla di vezzoso, di esteticamente ricercato; non ha nulla del pavoneggiarsi delle figure di Renoir, per dire. E’ semplice come un telo di lino bianco. Io intendo la criniera cravattosa, quella da merlo dal collare, quella da parata nuziale di tetraonide, comprendi? Magari nel mondo arabo esiste, solo che io non la conosco. E se non esiste ci sarà un motivo; un motivo che io non conosco.

    • melogrande ha detto:

      Non è un richiamo sessuale, intendi dire…

      Mah, guarda, non vorrei fare sociologia a buon mercato, però nella società araba tradizionale la moglie non si conquistava, si comprava, e della transazione si occupavano le famiglie. Nella generalità dei casi, gli sposi non si erano mai neppure incontrati prima del matrimonio.
      (Cosa per la verità non infrequente neppure nei matrimoni tra famiglie regnanti europee dei tempi andati…).

      L’ urogallo invece deve fare tutto da solo, non so se mi spiego.

      • deorgreine ha detto:

        Ecco perchè così, istintivamente, io stimo molto di più gli urogalli, di chi si compra le femmine. Loro si fanno in 4 per conquistarsi le loro compagne e le compagne se li scelgono dopo averli sentiti cantare con estrema attenzione per chissà quante mattine. E sono belli davvero, anche solo per questo, io penso. Mentre un uomo pieno di soldi che non sa nemmeno trovarsi una donna senza doversela comprare, a me mi fa proprio ridere, diciamo. O incaxxare, o altro che non si può dire, ecco.

  7. melogrande ha detto:

    Stonato come sono, da urogallo avrei l’ estinzione assicurata.
    In fondo, la cravatta ha il suo perché…

    😀

    • deorgreine ha detto:

      Ma sì, ma sì, non dico di no… la cravatta ha il suo perchè… anche se io ne farei volentieri a meno. Ma so che piace alle donne, che fa effetto. Lo so. A me mi fanno effetto a seconda di chi c’è sotto la cravatta, ho visto. Solo…che dire? Io preferisco gli urogalli… e guarda che hanno il canto piuttosto sgraziato, eh. Sembrano delle gocce che cadono in una caverna sotterranea, i loro canti. Immaginati le gocce che cadono nel silenzio di un’alba in un bosco. Quindi… nulla a che vedere con l’usignolo. Ma son fighi lo stesso! moltissimo! 😀

  8. guido mura ha detto:

    Malgrado tutto devo ammettere che la cravatta ha una sua efficacia nel proteggere da mal di gola e bronchiti. Quando l’ho portata ne ho avuto dei vantaggi. Poi magari avrà anche una sottintesa funzione urogallica, ma la cosa non mi ha mai preoccupato molto. Spesso, a dire il vero, ha avuto la funzione di evidenziare il cattivo gusto di chi la portava.

  9. melogrande ha detto:

    Va portata magari un po’ allentata ma con naturalezza… 🙂

    (stavolta mi ammazza, lo sento)

  10. m0ra ha detto:

    Non saprei dire la ragione che tiene lontani gli iraniani dalla cravatta, però sono certa di due cose in qualche modo collegate tra loro : l’allusione al fallo, quindi un simbolo erotico, e conseguentemente di potere. In genere alle donne piace l’uomo in cravatta, e sono quasi certa che vi si possa scorgere il rimando a un atavico desiderio di ‘appartenere’ al maschio dominante (leggasi, oggi, in termine di successo sociale), oppure a quello post-sessantottino di mutuare il potere dal maschio, rinunciando, ahimè, a quello specifico del proprio genere.
    Ad essere sincera mi piace l’uomo in cravatta. Lo ritengo uno dei pochi vezzi che un uomo possa concedersi avendo una varietà piuttosto limitata di optional rispetto alla donna. Credo che si possa individuare a colpo d’occhio il gusto della persona in base alla scelta dei colori e delle fantasie, al pari di un morbido foulard per la donna.
    Insomma se non è possibile ‘gonfiarsi’ il petto col pelo (peraltro in fase decisamente recessiva) – e superata, grazie al cielo, la moda del ‘marsupio’ – qualcosa che s’imponga al suo posto ci dovrà pur essere 🙂

    • melogrande ha detto:

      Sono d’ accordo, spesso un’ occhiata alla cravatta basta e avanza a capire chi hai davanti.
      Ed è praticamente l’ unico “ornamento” che non faccia apparire l’ uomo vanesio.
      Non sono particolarmente entusiasta di dover (quasi sempre) portare la cravatta, almeno cerco di sceglierle bene…

  11. Anna Laura ha detto:

    La cravatta ha lo stesso fascino della divisa.
    Penso a Richard Gere in “Ufficiale e Gentiluomo”…
    Tutti possono portare una divisa ,ma portarla bene è tutta un’altra cosa.
    Tutti gli uomini possono portare una cravatta ma pochissimi la sanno portare con stile.
    Chi fa la differenza,secondo me, è sempre chi c’è sotto alla cravatta.

  12. Anna Laura ha detto:

    Purtroppo non sa fare un link appropriato con una immagine.
    Mettiamo pero’ con un po’ di fantasia che riuscissi a postare un Giorgio Gaber in cravatta…che è già tutto dire… e poi sentire qui:

  13. lillopercaso ha detto:

    OPPS … E’ partito…
    Scusa, non dicevo a te; mi riagganciavo al discorso sulla valenza di
    😦
    Cavoli, ero passata di corsa una settimana fa, non c’era manco un commento, ora è già stato detto tutto, e hai postato perfino la foto della Patty Smith, che era mia!
    Bè, commento ugualmente; penso che banalmente la cravatta valga quanto il rossetto, la collana, il ciuffo, il piercing. E’ anche utile? boh, sì, le asole si sgualciscono, le dita potevano, anni fa, essere macchiate d’inchiostro o di carta carbone… Ma perché è così demonizzata? Bè, lo saprai tu meglio di me: non è più antipatico portarla a Dubai, piuttosto che in Alaska? E così, han fatto sì che diventasse un simbolo occidentale anche per noi, che non ci pensavamo proprio!
    Ma… E il farfallino 😀 ?

    Nel Medioevo prossimo venturo, ci faremo disegnare le spade da Gucci & co per difendere i nostri caffé ristretti dalle bande di bevitori di tè!

    Ma a te, che tipo di cravatta piace?

    • melogrande ha detto:

      Beh, se parliamo di utilità, sappi che NIENTE attira gli schizzi di sugo quanto una cravatta nuova…

      Sì, la cravatta è inutile quanto gli accessori da donna, ma a questo punto si impone un post.

      Il farfallino secondo me conferma la teoria, non è tanto macho, no ?
      (Se proprio vuoi saperlo, a me piacciono le cravatte di Missoni, che sono belle e si abbinano facilmente…)

      • lillopercaso ha detto:

        A rischio di banalità, sono quelle che piacciono a me; e forse ai più. E il vecchio Missoni mi è simpatico, e probabilmente non accetterebbe di disegnare le spade.

        Ps:tremendi i colpi di frusta degli spaghetti!

  14. capehorn ha detto:

    Per uno che la cravatta non la indossa da anni, questo post non é il suo post. Eppure mi ha divertito ed é giiusta la domanda. Perché si porta la cravatta? Utile e necessario e forse unico vero accessorio maschile di questi tempi (Anche perché la pochette implica una ricerca su perché e sul quando, che a nn tutti é concessa. Non certo perché troppo elittaria, piuttosto perché occorre esercitare una memoria che pochi hanno). Oppure altro luogo per estenuanti e non indispensabili palestre socialculturali? Simbolo fallico o richiamo sottilmente sessuale?
    Non lo so e sinceramente non me ne importa, però come sempre mi sono divertito e per il prossimo 20 aprile ora so di cosa potresti aver bisogno.
    Una cravatta nuova 🙂

    ps: vuoi mettere la tensione del duello tra la tua cravatta e un piatto di spaghetti … pomodoro e basilico
    🙂

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