L’ osceno in scena

 

“Se la processione che fanno e il canto del fallo che intonano non fosse in onore di Dioniso, ciò che essi compiono sarebbe indecente; la medesima cosa sono Ade e Dioniso, per cui impazzano e si sfrenano.”

(Eraclito, frammento 15)

Leggo che una volta Carmelo Bene, parlando dell’ osceno di cui era spesso accusato, lo definì come “os (?) skené”, ciò che è “fuori scena”, cioè ciò che non va rappresentato, che non è conveniente alla esposizione in pubblico. Ma proprio il “non essere in scena”, per lui, equivaleva a smarrirsi, a perdere l’ identità ed il senso, e questo era proprio il suo intento artistico.

L’ etimologia citata da Carmelo Bene in quell’ occasione, per quanto goda tuttora di una certa popolarità, è fasulla, ed è probabile che lui ne fosse ben consapevole. Era un’ etimologia forse auspicata, desiderata, inventata. Nella realtà, l’ origine del termine “osceno” è tutt’ altro che chiara, c’è che la collega al fango dandogli il significato di “ immondo,”, non-pulito”, e chi invece lo collega a qualcosa di malaugurio.

Quel che è certo è che l’ osceno non ha nulla a che vedere con l’ assenza dalla scena teatrale, e questo chiunque abbia un po’ di dimestichezza col teatro antico non faticherà a riconoscerlo.

Difficile infatti immaginare un qualsiasi argomento “osceno” o scandaloso che non sia stato portato sulle scene del teatro classico, dall’ incesto al parricidio all’ infanticidio per vendetta al sadismo psicopatologico, nulla è stato risparmiato in quella galleria del male che è la tragedia attica. Nell’ Edipo Re, com’ è arcinoto, il protagonista uccide il padre e sposa la madre, generando figli con lei. Nell’ Agamennone, Eschilo mette in scena l’ omicidio del re ad opera della regina e del suo amante, un Macbeth arcaico, nella successiva tragedia “Coefore” è il figlio Oreste ad uccidere la madre a pugnalate per vendicare il padre. In una sorta di contraltare, il dramma satiresco non si faceva mancare nulla in fatto di linguaggio scurrile e perversioni sessuali, inclusa la presenza in scena di attori travestiti, appunto, da satiri con tanto di fallo artificiale.  Persino nella più morigerata commedia non mancano i temi sessuali, ad esempio nella Lisistrata di Aristofane, a seguito dello sciopero delle mogli, gli Spartani si ritrovano ad andare in giro con evidenti gonfiori di origine naturale sotto la veste…

Difficile del resto immaginare qualcosa di diverso, in una forma di espressione artistica nata in onore di Dioniso, probabilmente il dio più trasgressivo che l’ umanità abbia mai conosciuto, tossico e bevitore, erotomane e bisex, inaffidabile e psichicamente disturbato. Ne abbiamo parlato a lungo, qui.

E dunque, se è osceno tutto ciò che è contrario alla morale, ai costumi, la scena teatrale non è affatto luogo di esclusione ma nasce addirittura come luogo di elezione, luogo designato alla rappresentazione dell’ immoralità e della oscenità, alla messa in scena del male più oscuro come esperienza iniziatica e, come si suol dire, “catartica”.

Questo carattere originario, il teatro non l’ ha mai perduto, dal carro di Tespi alla Fura del Baus,, e la poetica di Carmelo Bene vi si innestava come elemento di continuità più che di rottura.

Ma di questo, uno come lui certamente non poteva rallegrarsi …

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19 commenti su “L’ osceno in scena

  1. capehorn ha detto:

    Infatti. Cosa c’é di più plateale e sciorinato in ogni mmomento e luogo se non l’osceno.
    Sempre presente in ogni atto della nostra commedia umana. Sempre pronto a ribare la battuta, la sua presenza é fin troppo ingombrante e non mi riferisco alla “sessualità” così manifesta in oni momento.
    Non si tratta solo di seni e natiche al vento, ma anche, quì la mia personale temperatura si alza, alle continue manifestzioni di sguaiatezza socil-politico-econimiche, cui siamo oggetto quotidianamente. Personagi e personagini che ci sbattono in faccia la piccolezza della propria meschineria e che fingono, grotteschi, di dimostrare che meglio non esiste.
    L’osceno del ladrocinio, della ruberia messa in opera con una protervia, una sfacciataggine, un uso così consumato, tale che vacilliamo sotto il continuo flusso di notizie a riguardo.
    Dioniso, seppur così trasgressivo, credo si ricrederebbe delle sue azioni, rispetto a ciò che sta avvenendo e sulla frequenza dei fatti avrebbe come noi le vertigini. Forse Plutone stesso sarebbe mosso a compassione per noi viventi in questi tempi più che bui.
    Non so quale dio o dea dell’olimpo prederebbe a cuore le nostre vite. Una per l’altro si ritirerebbe, porterebbe giustificazioni, anche li più risibili.
    A volte mi chedo se sono stato abbandonato tale che neppure l’avvoltoio ha più voglia di devastarmi il fegato.
    A volte mi chiedo se non sono io l’osceno. Soggetto oppure oggetto di tale epifania.
    So che questa notte é più lunga e buia del previsto e forse la luce in fondo a questa notte non é neppure stata accesa.

    ps: consoliamoci e auguriamoci almeno, per noi due un buon 20 aprile!

  2. melogrande ha detto:

    Tu la butti i politica e forse non hai torto, Cape, visto che la commedia classica spesso la buttava in politica, e prendeva di mira politici ladri e giudici corrotti (oltre a qualche filosofo svampito…), fino a sognare di fuggire via, in una fantastica città degli Uccelli…
    Si rideva amaro, insomma, e non erano tempi belli nemmeno quelli.

    Buonissimo 20 Aprile a te, amico mio !

    • capehorn ha detto:

      Forse perché é il tema dominante dei nostri giorni. Mai come ora politica ed economia sono le trucide femmine della tragedia dell’osceno. Anche il deus ex-machina mostra la corda e non si ha voglia neppure di ridere sotto le lenzuola. Da una parte le hanno smitizzate fin troppo , le coltri; ma dall’altra sono così banalizzate che hanno perso il fascino di quella trasgressione che ti permetteva un minimo di falso pudore, un rossore di circostanza. Tutto e troppo in piazza, in bella(?) mostra.
      Il mistero si é messo di sguincio e forse Lisistrata é di là … che stira, maledicendo il fatto che neanche con i buioni sconti si riesce più a tirare avanti.

      Il 20 aprile si sta addormentando e da domani altri 364 giorni da scoprire.

  3. deorgreine ha detto:

    Il Teatro è verità e la verità è spesso più oscena di quel che la morale ed i costumi permettono di dire. Il teatro è lo specchio di ciò che realmente siamo, pulsioni inconfessabili comprese. In buona sostanza è ciò che ci salva dalla superficie di noi stessi permettendoci di guardarci dentro, a fondo e ci preserva dal nostro nasconderci, camuffarci, prenderci ipocritamente in giro, perchè è lo specchio della commendia della vita. Il teatro ci denuda delle nostre maschere con le maschere che ci appartengono, ci scrosta di dosso il superfluo e insignificante atteggiarci, perchè è dissacrante, liberatorio e universalmente percepibile, quando è fatto in un certo modo. E’ la via della liberazione, se si vuole. 😀

  4. guido mura ha detto:

    Il termine osceno ha una delle etimologie più incerte. Nemmeno i latini erano sicuri. Nemmeno il Romanisches etymologisches Wörterbuch ci aiuta. Un kainos (nuovo, diverso) avrebbe prodotto da ai un dittongo latino ae, koinos (comune, impuro) avrebbe prodotto in latino oe, per cui sembra preferibile la prima forma, da cui sarebbe derivato obscaenus. Sembrerebbe quindi la diversità, l’essere fuori dalle consuetudini a produrre oscenità. Infatti qualcosa di frequentemente fatto e normalmente accettato non può essere osceno. Ne deriva che l’oscenità dipende da convenzioni culturali. Se la norma consentisse alla gente di andare in giro nuda e di fare sesso per la strada, queste azioni non sarebbero considerate oscene. Naturalmente l’oscenità è quindi trasgressione e come tale deve essere giustificata e agevolata da motivazioni religiose. Per questo appaiono riti orgiastici e assunzione di droghe, che assopiscono i freni inibitori. Affidandosi a Dioniso o a Satana l’oscenità diventa cosa socialmente accettabile.

    • melogrande ha detto:

      E’ l’ “ob” che non mi torna proprio.
      In greco immagino ci sarebbe stata un’ alfa privativa (“a.skenos”), in latino sarebbe venuto fuori un “in-scenus” o “de-scenus” qualcosa del genere.
      Probabile appunto che la scena non c’ entri per nulla.

      Poi c’è il discorso dell’ identificazione fra Dioniso e Ade, sulla quale ho trovato tante ipotesi ma nessuna convincente. Però Eraclito scriveva sempre in modo oscuro, e da un frammento è difficile capire cos’ aveva davvero in mente.

      • guido mura ha detto:

        Ob ha un significato di davanti – intorno o anche di contrapposizione (obstare=stare davanti, da cui l’it. ostacolo) obs sembra più inserire un elemento di localizzazione (verso). Se mancasse la s la soluzione dell’enigma sarebbe semplice: ob+caenum = qualcosa di sporco/maleodorante che sta davanti, sembrerebbe riferito ai genitali, che appunto stanno davanti ed emanano cattivo odore. Una forma ancora più semplice “O caenum” era già considerata epiteto ingiurioso. La s potrebbe essere stata inserita successivamente complicando il riconoscimento della radice etimologica. Altra possibilità è però che queste forme siano elaborazioni di voci di sostrato etrusco o italico, magari usate nei fescennini o nelle atellane, il che ci indirizza verso domini linguistici tuttora scarsamente noti.

  5. m0ra ha detto:

    Il termine ‘osceno’ nell’accezione attribuita a Carmelo Bene l’ho trovata in un libro di Galimberti riferito alla trascendenza del desiderio, alla passione e alla carnalità. Credo di condividerla. Lui la inserisce in un discorso sulla ‘trascendenza’ con cui la passione conduce a giocarsi l’identità attraverso l’incontro con l’altro, per cui la carnalità viene velata dalla situazione e non è fine a se stessa.
    Quindi, in questo caso, ‘osceno’ viene utilizzato col senso di ‘fine della scena’, distruzione della situazione che spoglia il corpo di tutti i suoi rimandi, lasciando emergere la sola ‘azione’, l’appropriazione della carne fine a se stessa.
    A sua volta Galimberti ha ripreso il discorso da Jean Baudrillard che scrive ne ‘Le strategie fatali’ : ‘L’osceno è la fine di ogni scena (…). Se tutti gli enigmi sono risolti le stelle si spengono. Se tutto il segreto è restituito al visibile, e più che al visibile, all’evidenza oscena, se ogni illusione è restituita alla trasparenza, allora il cielo diventa indifferente alla terra’.
    A me sembra condivisibile questo senso dato all’oscenità, indubbiamente ha una connotazione nefasta che ci riporta alla ‘bestialità’, fine di ogni rinvio più edificante e sensibile.

    • melogrande ha detto:

      E’ interessante, m0ra.
      E’ possibile che l’ osceno nasca proprio dall’ espulsione dell’ immaginazione da un contesto più strutturato, contesto che così si riduce ad animalità, a “spiattellamento” brutale dell’ istinto.
      Idea che non è necessario limitare alla pornografia, ma che si adatta bene a tutto ciò che possiamo definire “osceno”, anche, diciamo, un discorso politico…
      Ti ringrazio, non ci avevo pensato.

  6. combo3000 ha detto:

    confermo quanto detto da mOra, Baudrillard mette più volte in relazione scena e osceno, anche in Della seduzione e in un articolo “Oscenità della comunicazione” apparso in Alfabeta nr.40 (1982), ma senza pretese etimologiche; è quindi abbastanza probabile che Carmelo Bene vi si sia successivamente ispirato, nella trasmissione del 1994 del Costanzo Show, nella quale ribatte sarcasticamente alle “oscenità” dei giornalisti

    • melogrande ha detto:

      Cercando di capire meglio cosa intendesse Baudrillard ho trovato una citazione forse ancora più esplicita, in cui appunto allarga il discorso rispetto alla pura pornografia..

      Jean Baudrillard scrive (“L’altro visto da sé”): “Osceno è tutto ciò che mette fine a qualsiasi sguardo, a qualsiasi rappresentazione. Non è solo il sessuale a diventare osceno, c’è oggi tutta una pornografia dell’informazione e della comunicazione, una pornografia dei circuiti e delle reti; non è più l’oscenità di ciò che è nascosto, rimosso, oscuro, è quella del visibile, del troppo visibile, del più visibile del visibile, è l’oscenità di ciò che non ha più segreto, di ciò che è interamente solubile nell’informazione e nella comunicazione”.

      Ma se l’ osceno è ciò che viene spiattellato e reso “troppo visibile”, a maggior ragione la fanta-etimologia che lo fa risalire a ciò che è ciò che è “fuori scena” regge poco. O no ?

  7. lillopercaso ha detto:

    Mpiace l’interpretazione di Mora, l’espulsione dell’immaginario; ma non avendo pretese etimologiche potrei ribaltare il tutto e tornare all’osceno inteso come fuori scena, irrappresentabile, in cui proprio sull’immaginazione si punta; così nell’immediato mi viene in mente solo il film Psyco, quello originale,in cui l’accoltellamento della ragazza è meno esplicita (mi pare) che nel pur ben fatto rifacimento, e proprio per questo risulta molto più efficace dell’altra, più truculenta (madonna che frase lunga).

    • melogrande ha detto:

      Il limite dell’ oscenità è proprio l’ espulsione dell’ immaginazione, questo è vero.
      Mi viene in mente la sensualità di quel “la sventurata rispose” che chiude il capitolo sulla Monaca di Monza nei Promessi Sposi, o il dantesco “quel giorno più non vi leggemmo avante”.

  8. lillopercaso ha detto:

    Ma dov’è finito il mio correttore di bozze?

  9. combo3000 ha detto:

    il brano che hai citato è un ampliamento dell’articolo su Alfabeta, e rientra nello stile “iperbolico” di Baudrillard, l’osceno è “il più visibile del visibile”, etc., non mi pare vi siano dubbi di interpretazione; invece Carmelo Bene, nella trasmissione del Costanzo Show, dopo un rapido accenno a os-skené “fuori scena”, parla piuttosto di pornografia “il porno è il manque, l’altrove, il quanto non è”, mi sembra un po’ pochino come etimologia di osceno; è pero consuetudine (dice Hrvatin, in “Ripetizione follia disciplina”) scrivere osceno con un trattino, o-sceno, inteso come “ciò che viene dalla scena”; l’etimologia più accreditata fa derivare il termine da ob-scaevinus, dal verbo ob-scaevare, presente in Plauto col significato di “cattivo augurio, sinistro, infausto”. Bisognerebbe ripartire da qui: ob/obs indica generalmente (secondo Benveniste) che l’azione è prodotta “contro qualche cosa, in senso opposto”, per esempio “ostentum” in quanto presagio è quasi “teso di fronte a, offerto agli occhi”, non solo “mostrato” ma “porto alla vista” come un segno che deve essere interpretato (Tacito). Osceno potrebbe essere quindi “qualcosa di sinistro, impuro, malaugurante, offerto alla vista per essere interpretato”. Se fosse solamente “sinistro” sarebbe scaevus, non offerto alla vista etc.

    • melogrande ha detto:

      Ti ringrazio, combo3000 (mi verrebbe da chiederti se ti occupi di queste cose per passione o per professione).

      Il minimo che posso fare adesso é recuperare l’ intervento di Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show…

  10. combo3000 ha detto:

    semplice curiosità o passione, però è più facile interpretare Baudrillard o Carmelo Bene che ricostruire un’etimologia più o meno corretta; dopo tutto, nell’arco dei secoli, le parole si evolvono

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