La strage e l’ ideologia

“Questo processo è unico, così come i fatti spaventosi che che vi sono giudicati. Dobbiamo pensare in modo diverso. Nella maggior parte dei processi, avete un imputato che nega i fatti, oppure dice che non pensava di fare ciò che ha fatto, mentre qui avete qualcuno che riconosce i fatti, li rivendica e dice che lo rifarebbe se ne avesse ancora l’ occasione. Non ha intenzione di sottrarsi alla responsabilità. Al contrario, vuole essere giudicato come sano di mente e responsabile.

Si tratta di mostrare che i suoi concetti ed il suo modo di pensare sono correnti. Non è così unico, così paranoico o schizofrenico come pensano gli esperti.

Ciò che vediamo, è un fossato tra ciò che dicono le scienze umane sull’ estremismo e ciò che sanno i medici e gli psicologi.

Faremo testimoniare persone di ambienti estremisti che racconteranno come la pensano, allo scopo di stabilire che altri, senza passare ai fatti, condividono la stessa ideologia o lo stesso modo di pensare.

Ciò che vogliamo mostrare, è che abbiamo a che fare con una ideologia, e che non è l’ unico a difenderla, non è dunque uno psicotico che vive in un mondo tutto suo.

Anche gli islamici pensano che l’ Europa è teatro di una guerra di religione, non si tratta di un delirio che Breivik immagina nella sua testa, ma esistono persone che vogliono invadere l’ Europa.

Il motivo per compiere queste mostruosità era di diffondere il suo manifesto.

Breivick considera la Francia o l’ Inghilterra luoghi da cui partirà la rivolta, perché – secondo lui – il multiculturalismo in questi Paesi è molto conflittuale.”

Geir Lippested, avvocato di Anders Breivik – Intervista a Le Monde, 25/3/12

I fatti sono noti.

Il 22 luglio 2011, alle 15.30 circa, ad Oslo, il trentaduenne Anders Breivik, dopo avere riempito il baule di un’ auto con esplosivo da lui stesso fabbricato artigianalmente, parcheggia l’ auto di fronte all’ ufficio del Primo Ministro e la fa esplodere, uccidendo otto persone e ferendone novantadue. Due ore più tardi Breivik, armato, travestito da poliziotto e con documenti falsi arriva sull’ isola di Utoya, dove era in corso un campo giovanile estivo organizzato dal Partito Laburista norvegese e frequentato da circa seicento ragazzi. Dopo aver radunato i giovani “per un controllo”, Breivik apre il fuoco uccidendone sessantanove e ferendone altre sessantasei.

Il processo inizierà il 16 aprile.

Non parlo spesso di argomenti di attualità, su questo blog, ma in questo caso ho potuto fare a meno di provare una sgradevole sensazione di straniamento nel leggere l’ intervista che ho riassunto sopra. Non conosco ovviamente gli atti del processo, so delle stragi ciò che hanno pubblicato i giornali e sono del tutto all’ oscuro riguardo alla legislazione penale norvegese. Tuttavia mi domando se ed in che modo la linea di difesa scelta, probabilmente in mancanza di alternative, dall’ avvocato Lippested possa essere di aiuto al suo cliente.

Siamo abituati a pensare, perlomeno dalla rivoluzione Francese in avanti, che le persone debbano essere perseguite per ciò che fanno, e non per ciò che sono, pensano o dicono. Abbiamo fatto della libertà di pensiero un caposaldo della società aperta, e l’ abbiamo esplicitata nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che recita:

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Abbiamo affrontato polemiche infinite sul tema dei “cattivi maestri”, ispiratori del terrorismo degli anni ’70, abbiamo disquisito sul sottile limite fra la libertà di opinione e l’ apologia di reato, un margine che si gioca sulla differenza fra l’ esprimere un pensiero sia pure radicale, ma pur sempre pensiero, e l’ incitare altri a compiere reati, ad esempio atti violenti, essendo questo incitamento qualcosa di più di un semplice pensiero, essendo atto concreto e perseguibile.

Quando il pensiero diventa azione, quando si mette in pratica ciò che si pensa, è quello il punto in cui si esce dalla tutela del diritto.

Non è un passaggio da poco, niente affatto. E’ il punto cruciale, invece.

Il fatto che altra gente (sciaguratamente) condivida le idee di Brevik, rende meno colpevole il suo operato ?  Perché mai i “motivi ideologici” dovrebbero essere considerati un’ attenuante, e non piuttosto un’ aggravante, della strage di ragazzi indifesi ?

Portando agli estremi questo ragionamento (ma portare agli estremi è un ottimo modo per evidenziare ciò che sta al fondo di ogni pensiero), lo si potrebbe usare per sostenere che la Shoah sia stata meno grave di quanto appaia in quanto i nazisti erano mossi da motivi ideologici ed altri, senza passare ai fatti, condividevano la stessa ideologia o lo stesso modo di pensare”. E aberrante, no ?

La differenza è tutta in quel “senza passare ai fatti” , ed è la stessa differenza che passa fra chi dice “io quello lì lo ammazzerei” e chi quello lì lo ammazza davvero.

Costituiscono attenuanti la legittima difesa, la provocazione, gli abusi subiti, tutto ciò che volete. Ma non l’ ideologia.

Io credo che l’ avvocato Lippested sia ben consapevole di tutto ciò. Breivik è stato visitato e dichiarato incapace di intendere e volere, ma ha rifiutato questa diagnosi. Rivendica tutto ciò che ha fatto e lo considera un gesto onorevole. Si dichiara responsabile degli attentati ma non per questo colpevole di qualcosa. Non è certo facile prenderne le difese. Devo pensare che il suo avvocato abbia voluto tentare il gesto disperato di una chiamata in correo di tutti gli estremisti, sia quelli occidentali, xenofobi, razzisti, fondamentalisti cristiani, sia quelli musulmani, jihadisti, fondamentalisti islamici.

Ponendo le stragi in un contesto di conflitto violento ed esplicito, in una “invasione d’ Europa” data per già in corso, immagino voglia ritagliare per il suo cliente un ruolo da “eroe di guerra” che magari sbaglia, ma in buona fede, nel mettere in pratica ciò che tanti pensano senza dirlo.

Se anche fosse in atto una guerra, le stragi di Breivik, su bersagli civili inermi, costituirebbero comunque, senza alcun dubbio, crimini di guerra, non certo azioni militari di cui vantarsi o atti di eroismo. Ma noi non siamo in guerra, e Breivik non è un soldato.

L’ ideologia, in un caso simile, non può che essere un’ aggravante, quasi una forma estrema di “futile motivo”, una futilità resa ancor più di stridente evidenza dal capolavoro finale dell’ avvocato Lippested: “Il motivo per compiere queste mostruosità era di diffondere il suo manifesto.”

Vogliamo invocare anche i motivi editoriali ?

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36 commenti su “La strage e l’ ideologia

  1. m0ra ha detto:

    Penso che Breivik sia un folle e che la sua follia sia ragione sufficiente per annullare il movente ideologico. Il fatto che rifiuti la certificazione è un segno evidente dei suoi problemi pischiatrici. Per uno che ci tiene a diventare un mostro perchè tutto il pianeta parlerà di lui, sarebbe insopportabilmente umiliante non essere ritenuto “degno” di colpevolezza.

    • melogrande ha detto:

      m0ra,
      sono d’ accordo con te, Breivik è convinto di passare alla Storia come eroe dell’ Occidente per le sue imprese ed anche per le sue elaborazioni teoriche, ha scritto e messo in rete una sorta di Mein Kampf lungo 1,500 pagine, che confesso di non avere letto.

      In realtà, al momento è più il suo avvocato che mi preoccupa…

  2. m0ra ha detto:

    psichiatrici, ops

  3. lillopercaso ha detto:

    Se l’avvocato riuscisse a far passare B. per pazzoide, alleggerirebbe forse la pena ma vanificherebbe il ‘lavoro’ del suo cliente.
    Se la strategia difensiva è quella di dare sostegno alla assunzione di responsabilità dell’assassino, significa che la pensa esattamente come lui.
    Allora ci si potrebbe chiedere se più che mettere in atto una linea di difesa non voglia fare da megafono a B. e alla sua ideologia, senza peraltro rischiare molto di suo.
    In questo caso, non si tratterebbe di apologia di reato?

    • melogrande ha detto:

      L’ avvocato è stato molto attento nel corso dell’ intervista a definire sempre “mostruosi” e “spaventosi” i crimini del suo assistito, ed in questo non si può ravvisare nessun incoraggiamento a ripeterli.
      Nella sostanza sta appoggiando la teoria di Breivik, facendo passare il movente delle stragi come un pensiero corrente, condiviso da molti in reazione ad una minaccia reale dall’ estremismo islamico.
      E’ probabile che Breivik non gli abbia lasciato alternative, rifiutando tassativamente di dichiararsi incapace.

      Quello che mi chiedo è in che modo questa linea possa influenzare il processo rispetto a massacri a freddo di persone disarmate, la metà delle quali non aveva più di 17 anni.

  4. deorgreine ha detto:

    Penso che anche Hitler è stato ritenuto folle dal mondo intero, o quasi, dopo. Ma nel mentre la forza dell’ideologia nazista ha coinvolto e conquistato milioni di persone. Moltissimi, ma davvero tanti credevano nelle sue parole, nelle sue idee e non le condannavano di certo. Non credo che quelle persone che inneggiavano alla razza ariana e allo sterminio degli ebrei, dei “pazzi” riconosciuti tali, dei gay, dei neri, dei portatori di handicap e via dicendo, fossero meno lucidi di quanti oggi difenderebbero l’ideologia di questo demonio. Il pericolo sta nel germe che viene lasciato crescere, che viene assecondato e che si ritiene abbia il diritto di essere difeso. Non c’è nulla di difendibile in un’ideologia che fa strage di uomini indifesi. E nemmeno in un’ideologia che fa strage di uomini che sanno difendersi. Come penso non ci sia nulla di difendibile in una guerra, nella violenza in sé; non ci sono mai motivazioni sufficienti per giustificare la morte gratuita, legata ad un’ideologia estremista. Io lo chiamo il Male assoluto. Se ci mettiamo a difendere il Male assoluto, che cosa ci rimarrà da fare, se non raccogliere i morti che avrà seminato?

    • melogrande ha detto:

      Il punto è delicato.
      La grande debolezza di una democrazia è quella di consentire la libertà di espressione e di propaganda anche a chi democratico non è e quella democrazia vorrebbe distruggere.
      Ma rimossa questa “debolezza”, della democrazia rimane assai poco.

      La difesa è affidata agli anticorpi interni, alla maturità e partecipazione dei cittadini stessi, alla loro fermezza nel rifiutare ideologie antidemocratiche, demagogie e populismi.
      Non sempre ci si riesce, molte democrazie sono andate a finire male.

      In questo senso, non si può impedire ai vari Breivik di esprimere le loro idee “senza passare ai fatti”. Si può e si deve impedire invece che quelle idee diventino “pensiero corrente”, non cercare di attenuarne le conseguenze proprio su questa base.

      E’ precisamente questo che mi disturba nell’ intervista di Lippested.

      • deorgreine ha detto:

        Un pensiero inaccettabile perchè disumano che viene accettato comunque e condiviso è il frutto dell’incapacità di porsi delle domande che sappiano andare oltre all’accettazione passiva di un’imposizione aggressiva di un’idea. L’efficacia del messaggio di B. sta proprio nella concretezza di quelle morti. La sua arma non è stato l’esplosivo o la pistola con la quale ha sparato a quei ragazzi; l’arma vera è il messaggio che, causando quelle morti, lui ha lanciato. La sensazione di disagio che si ha non è data dal rischio che un singolo individuo può appropriarsi e annullare la vita di molti, ma dal fatto concreto che si sta subendo un’imposizione in termini ideologici attraverso un atto che non ammette discussioni, repliche, che non ammette pensiero, visto che la morte violenta di quelle persone non è più opinabile. La morte non lo è mai. Le leggi e le regole sono create perchè si abbia una difesa del singolo e della collettività, una garanzia di giustizia e via dicendo qualora si sia stati costretti a subire. Ma la legge non può difenderci dalla morte quando chi uccide ha come unico scopo quello di rendere evidente la supremazia del più aggressivo. Il messaggio è chiaro: la ragione sta dalla parte di chi è pronto a tutto, di chi sa premere il grilletto e di chi sa far saltare in aria il maggior numero di persone. E’ un messaggio che non ammette discussioni di alcun tipo, tanto meno democratiche. Nessuna legge può difendere nessuno da atti di questo tipo e di conseguenza questi non sono atti che possono essere circoscritti a una difesa di tipo democratico. B. se ne frega altamente delle democrazie, delle idee condivise che non siano la sua. Se ne frega a tal punto da usarle per avvalorare agli occhi di tutti la sua idea feroce. C’è chi in questa semplice e lineare presa di posizione ci si ritrova benissimo, perchè è istintivamente comprensibile; non servono discussioni, non servono mediazioni, non servono dibattimenti, non serve nulla che porti a soluzioni non adeguate, non condivise, non accettate. L’efficacia del messaggio si appoggia alla pigrizia mentale, alla noia, all’insoddisfazione dei singoli che non si sentono parte in causa, che si sentono frustrati e IMPOTENTI perchè non rappresentati. Questo fa crescere la rabbia, anche se non si vede, anche se non si avverte in maniera palese. Il male si appoggia sempre a queste condizioni diffuse. I sistemi democratici, se funzionano, funzionano quando riescono a non escludere il singolo, a coinvolgerlo, a renderlo partecipe; funzionano quando “l’esserci” per se stessi e per gli altri è limpido, sentito, necessario, palpabile nel quotidiano. Quando questo non avviene più perchè il distacco fra chi opera per la collettività ed il singolo diventa incolmabile, allora nascono i Breivik. Questi colmano l’abisso e lo fanno nel modo più plateale, più evidente e più aggressivo, perchè così sono più efficaci, entrano nelle menti come La Soluzione. Nascono come alternativa alla discussione condivisa e pacifica e possono nascere perchè si è dato loro spazio, si è dato loro forza. L’ Umanità non dovrebbe mai arrivare a lasciare tanto spazio a questo tipo di alternative a se stessa. Perchè queste alternative sanno spazzare via l’Umanità. Se ne sono avute le prove, basterebbe non dimenticarsene. La Democrazia permette di evitare questo, se nell’esercitarla non se ne perdono i valori fondanti. Se accade questo, significa che non c’è Democrazia. Non più.

  5. lillopercaso ha detto:

    Potrebbe produrre prove che il timore di essere invasi e il volersi difendere a fucilate sia ‘pensiero corrente’ , potrebbe perrsino abilmente INDURRE la giuria a farlo proprio; ed è vero che molti lo pensano; ma quei molti mai si riconoscerebbero nella scelta di QUEL metodo per propagandare un’idea, anzi, se ne distaccherebbero con orrore.
    Questo, restringendoci al processo.

    • melogrande ha detto:

      Distaccandosene con orrore come pensi tu (ed io) dovrebbero bastonare l’ imputato con il massimo delle aggravanti, e dunque la linea di difesa non sarebbe molto intelligente.
      E allora, cos’ ha in mente l’ avvocato ?
      Che – forse – non se ne distaccherebbero poi con così tanto orrore ?

      Capisci la sgradevole sensazione che provo ?

      • lillopercaso ha detto:

        Non possono NON distaccarsene: non ha mica sterminato degli ‘stranieri’, erano i loro ragazzi.
        Forse ha in mente di passare alla storia anche lui, senza finire all’ergastolo?

  6. lillopercaso ha detto:

    riallargandoci alla democrazia: Siamo lì, la sua forza e la sua debolezza.
    Ma non si potrebbe rivedere la famosa frase di Voltaire? almeno pensarci un po’ su; sennò ammettiamo che è un dogma. Ma allora c’è qualcosa che non quadra.
    Forse stiamo diventando dei democraticisti.

    • melogrande ha detto:

      Non mi dire che guardando i volti dei nostri politici tu non saresti disposta a dare la vita perché possano continuare ad esprimere liberamente le loro idee.

      Lillo, mi meraviglio di te !

  7. lillopercaso ha detto:

    Ecco… l’abbiamo detto!

  8. Anna Laura ha detto:

    Non so se sono proprio in tem,ma riporto qui le parole di Pier Paolo Pasolini che scrisse ai giovani rivoluzionari del ’68

    “Avete facce di figli di papà.
    Buona razza non mente.
    Avete lo stesso occhio cattivo.
    Siete paurosi, incerti, disperati
    (benissimo) ma sapete anche come essere
    prepotenti, ricattatori e sicuri:
    prerogative piccoloborghesi, amici.
    Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
    coi poliziotti,
    io simpatizzavo coi poliziotti!
    Perché i poliziotti sono figli di poveri.
    Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. […]

    Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
    Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
    I ragazzi poliziotti
    che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
    risorgimentale)
    di figli di papà, avete bastonato,
    appartengono all’altra classe sociale.
    A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
    di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
    della ragione) eravate i ricchi,
    mentre i poliziotti (che erano dalla parte
    del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
    la vostra! In questi casi,
    ai poliziotti si danno i fiori, amici” (“Il PCI ai giovani!”).

  9. lillopercaso ha detto:

    Me lo ricordo bene questo pezzo, e le polemiche che ne seguirono!
    Al di sopra di ogni ‘ismo’ davvero.

    • melogrande ha detto:

      Come spesso gli capitava, Pasolini era vent’ anni in anticipo, e così nessuno capiva cosa volesse dire.
      Oggi è molto più chiaro che aveva ragione.

      ps.
      Lillo, l’ ergastolo non lo rischia nemmeno Breivik.
      La massima pena in Norvegia è 21 anni, anche a fronte di 78 omicidi.

  10. melogrande ha detto:

    deor,
    non esistono pensieri disumani, ogni pensiero è umano per definizione.
    E la dualità tra violenza e nomos è tutta interna alla condizione umana, fin dai tempi dei tempi, fin dove arriva il ricordo del passato.

    La legge del tribunale protegge il barbaro B. dalla vendetta barbara dei parenti delle vittime, dalla legge del taglione che regolerebbe i conti se la sua Soluzione si avverasse.

    La storia umana è la storia della lotta costante per emanciparsi da questa violenza pura, e delle continue inevitabili ricadute, come se il demone del male ritornasse più forte ogni volta che ci si illude di averlo rimosso ed esorcizzato.

  11. deorgreine ha detto:

    E’ vero, non esistono pensieri disumani. Ma gli effetti di un pensiero lo possono essere e la differenza, se c’è, faccio fatica a vederla. E diciamo la stessa cosa, in fin dei conti; “non bisognerebbe mai illudersi di avere rimosso ed esorcizzato il demone del male”. L’attenzione, la memoria, l’impegno per non creargli spazi adatti sono necessari affinché non gli si permetta di riproporsi. Tu ne parli. Questo è il modo, penso. Uno dei modi.

  12. melogrande ha detto:

    Intendevo dire che quello della “disumanità” è un alibi.
    Hai mai sentito di un leone, un coccodrillo, uno scorpione o un macaco che abbiano sterminato a sangue freddo un centinaio di propri simili ?
    Io no.

    Il male, poi, è concetto etico per eccellenza, presuppone libero arbitrio, capacità di discernimento. Che male puoi attribuire ad un predatore carnivoro in cerca di cibo ?

    No, no, tutto ciò ci appartiene profondamente e lo classifichiamo come disumano solo per non doverlo guardare in faccia.

  13. capehorn ha detto:

    Leggendo il post e i commenti successivi sono preso da sentimenti contrastanti. Vedrei bene il sig.(?) B. sciolto nell’acido e “noi” siamo esperti nel settore. Altrettanto lo vedrei sul banco degli imputati, libero di rilasciare le sue farneticazioni, in virtù di quel principio di libertà di pensiero. Pensiero che però non può essere discosto da una, benchè minima, applicazione nella realtà. Soprattutto perché il suo (del sig.(?) B.) é un pensiero che si ammanta di valenza politica. Esprime per certi versi un pensiero condiviso da alcune frange della società. Lo ha espresso procedendo dall’idea all’azione, come naturale processo. Quale sia stata la molla, forse emergerà dal processo penale o forse dalla sua copiosa produzione (1500 pagine cominciano ad essere un bel tomo da digerire.) Di certo ha valicato quel limes, di cui parlavi e di sicuro l’ategiamento della difesa, pur prendendo le distanze dagli effetti di quel passaggio, tenderebbe a giustificarlo, proprio in virtù che dall’idea si debba passare prima o poi all’azione. E’ su questo dovere che balziamo sulle sedie come colpti dal fulmine. Perché non é un dovere, ma una ossibilità. Possibilità offerta a tutti. Non solo a chi crede in quell’idea, m anche a chi la vorrebbe solo provare per vederne gli effetti.
    Sulla rete esistono siti che spiegano e anche con dovizia di particolari come fabricare ordigni di varia natura. E’ una possibilità, non un obbligo. Che diventa tale nel momento che per ragioni culturali proprie, non si vede altra soluzione. Forse non se ne cerca un’altra, per dir la cosa giusta. E’ vero, il sistema non é perfetto, ma proprio perché offre un ventaglio di opportunità e possibilità, riesce a reggere anche alle prorpie mancanze. La soluzione ricercate é stata univoca, sorda ad ogni altra sollecitazione, chiusa in se e compressa a tal punto da trovare solo una e una sola alternativa. Nutrita di violenza, genera violenza. Non solo, ma alimentata anche dalle varie pigrizie, in cui ci siamo adagiati. Un po’ per la difficile reattività che riscontriamo oggi, un po’ perché quei timidi, più che altro, tentativi di reazione, sono finiti per essere fagocitati da reazioni ben più feroci e protervie. Non é soltanto l’applicazione umana della legge della natura ove rimangono o dovrebbero rimanere in vita solo chi é in cima alla piramide. Non si tratta di banale catena alimentare. L’uomo, non é realmente un mangiatore di uomini; rimane il primo vero onnivoro, non solo di corpi, ma anche di anime. Riesce persino a mangiarsi e per le cose più diverse. Affetti, lavoro, amore, ideali.
    Tutto ciò in nome del libero arbitrio e diventa difficile e sempre più discernere il limes tra il bene e il male, in quanto teoria e pratica si miscelano, oggi, in una pasta melmosa e tanto torbida da annullare i colori caratteristici dell’uno e dell’altro.
    L’esemplarità della sentenza, che verrà emessa, non dovrà badare tanto alla quantità di anni inflitti, piuttosto alla qualità della risposta politica, sociale, culturale da dare per motivare la sentenza stessa. Che emerga chiaro non solo l’orrore per il gesto, ma anche la ferma opposizione a tutto ciò che sta alla base del gesto stesso.
    Piuttosto pochi concetti, ma chiari e condivisibili da tutto il genere umano e che diventino un manifesto perpetuo e un grido incessante, un concetto etico morale imprescindibile.

    • melogrande ha detto:

      E’ difficile mantenere la serenita’ di giudizio, l’ istinto vorrebbe farlo a pezzettini, tanti quante sono le vittime della sua furia.
      E pero’, paradossalmente, questo vorrebbe dire che ha vinto lui, e perso la nostra idea di civilta’.
      Mi auguro una condanna che sappia resiistere all’ ideologia cosi’ come al desiderio di vendetta.
      Non e’ facile.

      • capehorn ha detto:

        Dici bene, ma proprio in queste situazioni l’ideale democratico deve proporsi in gran spolvero. Dee essere “il” buon maestro. Che non teme o trema davanti anche alle peggiori azioni dell’uomo che ha allevato ai propri insegnamenti.
        Dovrà punirlo severamente, ma dovrà essere anche in grado di spiegare il perché della punizione. darne conto come dottrina e non come giustificazione.
        Il giusto compimento saebbe non solo emendare il sig(?) B. dalla sua colpa, ma anche rieducarlo a quei principi, che ha orrendamente calpestato.

  14. cKlimt ha detto:

    A parte i folli e le loro farneticanti giustificazioni, faccio gli auguri di una Buona Pasqua a te e alle persone che ti sono care. E poi voglio ringraziarti per l’apprezzamento al mio ultimo post.
    Dubitavo che potesse essere comprensibile quel che avevo in mente. Dubitavo che le parole riuscissero a tradurre quel tipo di pensiero complesso e rarefatto…

    Grazie davvero.
    Carlo

  15. deorgreine ha detto:

    Hai ragione; si dice “disumano” per deresponsabilizzarsi, per dire che ciò che è efferato e feroce è distante da noi e non è vero, non è per niente così. Ma al di là dell’utilizzo errato che ho fatto di questa parola, il concetto che intendevo esprimere non è per nulla distante da ciò che affermi. L’uomo che è una essere pensante e ha una coscienza (?), in questi casi agisce con ferocia gratuita in nome del potere; nessun animale fa questo, nessun animale tranne l’essere umano è giudicabile e condannabile per questo. Il punto è che io non vedo attenuanti, proprio in virtù del fatto che l’essere umano ha, avrebbe, gli strumenti per agire diversamente e invece sceglie di agire nel peggiore dei modi. Diciamo che la democrazia salva le belve umane da quelli che poco ipocritamente pensano che non ci sono scusanti per chi è consapevole delle scelte che fa come individuo e che vanno a riversarsi sulla collettività, pretendendo, tra l’altro, di promuovere le idee bestiali che su queste scelte poggiano, come fossero una “nuova” dottrina divina”. Non so se sono dei folli o meno, per me non fa alcuna differenza; in entrambi i casi la responsabilità di chi permette loro di perpetrare ad oltranza il loro operato è ben maggiore della responsabilità che hanno loro stessi nel mettere in pratica e divulgare le loro idee. Per un motivo semplice: loro uccidono per potere, appunto e questo lo sappiamo tutti.

    • melogrande ha detto:

      Le cosiddette istituzioni proprio a quello servono, a togliere dalle mani dei singoli l’ uso arbitrario della violenza.
      Ed i tribunali, in particolare, nascono per evitare che ci si faccia giustizia da se.
      Questo lo sapevano gli antichi, i principi del diritto sono ancora quelli sanciti oltre due millenni fa.

      Di tutto questo, B. Puo’ anche infischiarsene.
      Ma chi esercita la professione forense, secondo me no.

  16. guido mura ha detto:

    Dunque, vediamo. Tra 21 anni Breivik uscirà dal carcere ed entrerà nella resistenza ariana, che cercherà di ristabilire la tradizione occidentale, basata su una sorta di cristianesimo odinizzato, in un Emirato di Norvegia ormai dominato dalla componente islamica pervenuta democraticamente al potere. In un primo spaventoso attentato alla Grande Moschea di Oslo moriranno più di tremila persone. Dopo anni di lotta, gli ariani riconquisteranno il potere e Breivik ne sarà acclamato presidente. Il suo avvocato diventerà ministro della Giustizia. I libri di Breivik saranno insegnati nelle scuole, insieme al Mein Kampf.
    Ma la vittoria degli ariani durerà poco. Il presidente dell’Eurasia islamica deciderà di cancellare definitivamente la Norvegia dalla faccia della terra…
    [Ma uno con quella faccia non vi pare un motivo palese per riabilitare le teorie di Lombroso?]

    • melogrande ha detto:

      … E cosi’ la Norvegia fu annessa al Neoimpero del Popolo Celeste sotto la guida del governatore mandarino Cheng Wu Yan !

      Ci si potrebbe ricavare un racconto, dici ?

      • guido mura ha detto:

        Potrebbe valerne la pena.
        Chissà cosa succederà veramente, in futuro! Alla fine io spero nella razionalità dei cinesi, che saranno i prossimi dominanti e reggeranno anche l’Occidente come avevano fatto i Romani, un paio di millenni fa; perché qui da noi, tra talebani e postwagneriani wahalleschi, c’è il rischio che se le diano di santa ragione (dove il termine ragione è il meno appropriato).

  17. deorgreine ha detto:

    E allora anche in questo caso, come nel caso della crisi economica, la soluzione sta nell’invasione cinese? Ma allora perchè sti cinesi nessuno li vuole? Eh? :O

  18. shappare ha detto:

    Il “mal comune mezzo gaudio” mi ha sempre inquietato, tanto più applicato a degenerazioni di idee di per sé perverse.

    Non c’ero per Pasqua e non sono molto sul pezzo per le celebrazioni religiose, ma auguri in ritardo e un abbraccio!

  19. gretapiccininni ha detto:

    C’è un problema di fondo…quando si sente parlare di spietati assassini alla televisione o sui giornali, vengono etichettati come matti, pazzi, fuori di testa, malati di mente. Non è così, non può essere sempre così, c’è chi uccide proprio perchè sano di mente, con una lucidità spaventosa. La malvagità, la cattiveria esistono, gli uomini marci e corrotti dal male pure. E uccidono con intenzione e con premeditazione. Nel mondo esistono il bene e il male. E il male non è pazzia, è fredda malvagità!
    Ps: bel post comunque. un saluto.

    • melogrande ha detto:

      E’ sempre lo stesso meccanismo.
      Bestie, pazzi, vale tutto pur di poter dire “non sono come noi”, o meglio “quello non mi appartiene”.
      Quando ho scritto il post non era ancora uscito il risultato della seconda perizia, sollecitata dallo stesso Breivik, e secondo la quale Breivik è sano di mente.
      Come ha sempre sostenuto.

      Grazie del commento, greta.

  20. mogol_gr ha detto:

    Penso Hitler sia morto nel 2006 con i mutui subprime.

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