Sul davanzale

“Vammi in cerca dell’elleboro nero, che il senno renda a questa creatura.”

G. D’ Annunzio, La figlia di Iorio, II, 1

Tendeva a stare sul limite delle cose, lui, proprio esattamente sul bordo, non un passo più avanti, né indietro. Non al centro, nella zona sicura, quella dove mette le tende la maggior parte delle persone, quella in cui ci si può muovere di qua e di là, fare dieci passi in qualsiasi direzione senza rischi di sconfinamenti e pattuglie. No, stare lì non gli piaceva.

Tutte le volte che si trovava in una zona sicura veniva preso da una trepidazione pruriginosa come un eritema, da un senso di irrequietezza, che accoglieva peraltro come un dono, un’ inquietudine che lo costringeva a levarsi in piedi e mettersi in cammino, come ghiaccio che si scioglie, acqua che prende a scorrere, fare dieci passi e poi altri dieci e poi ancora e ancora, tanti quanti ne servivano per percorrere tutta la regione fino ad arrivare al bordo, al confine, al limite estremo. E non oltre.

Giunto lì si fermava, come catturato da lacci invisibili, trattenuto da invisibili mani. L’ irrequietezza si trasformava all’ istante in ansia, dubbio, perplessità. Ancora un passo e sarebbe finito di là, nell’ ignoto, nell’ oscurità, nella zona oltre il bordo delle cose, la zona non più sicura e custodita, la zona dove non esiste certezza di nulla, e tantomeno del ritorno, quasi fossero le colonne d’ Ercole. Ancora un passo, uno solo.

Lui quel passo non lo faceva. Era come se percepisse quel bordo come presidiato, custodito da animali fantastici, Arpie, Chimere, Idre, Cerberi, creature mitologiche o mostri marini. O il luogo in cui si perde il senno. Tutte sciocchezze, naturalmente, non esistono gli animali fantastici se non nella fantasia e nella paura di chi li immagina, e semmai c’è  Astolfo che il senno te lo va a riprendere.

Però lui quel passo non lo faceva lo stesso, il bordo era la sua Fortezza Bastiani, l’ albero del Barone Rampante, il luogo della ribellione ed al tempo stesso del rifiuto della dismisura, il luogo dell’ eterna aspettativa, mancanza e speranza, il bordo altalenante e zigzagante della perenne inquietudine sul davanzale della vita.

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39 commenti su “Sul davanzale

  1. Sparisego ha detto:

    Bellissimo ritratto.

  2. carlo ha detto:

    il bordo, il confine, il limen… E’ un regno particolare. Un luogo perfino metafisico come lo è il limitare del mare. E’ anche il regno della libertà personale come lo è il porto o una stazione. Come il viaggio o l’inquietudine. Una tipologia umana si definisce attraverso questi luoghi. Ma chi conosce il limite sa anche il valore dell’oltrepassare una soglia o quello dello sporgersi su di un’altra dimensione.
    Mi ci riconosco piuttosto bene tranne che su un punto, perchè nella nostra lingua “il davanzale” è troppo associato allo stare alla finestra, ad un permanere parassitistico, ad una passività sentita come negativa.
    .
    Il post lo chiamerei piuttosto “sul confine” dovessi io dargi un titolo
    .
    Per il resto condivido moltissime delle sensazioni che descrivi compresa l’allergia alle zone tranquille quelle di calma piatta o di bonaccia. Bel post! Davvero.

  3. samothes ha detto:

    Eh, ma un giorno quel passo oltre, lo farà, vero? Puff! e poi sparisce e si ritrova in un’altra regione, in un altro mondo, in un’altra vita… o forse no. Forse diventa invisibile e basta e magari sarà meno inquieto.

  4. Anna Laura ha detto:

    Quanto è vero questo tuo post.
    In molto mi ci riconosco.
    Sempre sul bordo,sempre in attesa che qualcuno forse mi dia la classica spinta.
    Invece no…sono sempre liprechè prendere il volo mi sembra quasi che sia troppo facile …quasi come scappare.
    Una fotografia che mi piace tanto che ha come titolo ” Il Volo” è cio’ che vorrei allegare a questo post bellissimo.
    Grazie Melo…è bello leggerti.
    Ora provo ad aggiungere la fotografia :

  5. odinokmouse ha detto:

    Mi piace molto il tuo modo di scrivere melogrande e gli argomenti che tratti; ho scoperto qualche giorno fa il tuo blog e tra vertigini e passi irreversibili mi hai inconsapevolmente influenzato fino a farmi postare un vecchio racconto; spesso siamo seduti con le gambe penzoloni su un precipizio, come l’omino rosso, ma non ce ne accorgiamo o non ci pensiamo.

    • samothes ha detto:

      Io se mi siedo con le gambe a penzoloni su un precipizio me ne accorgo sempre. E ci penso anche.

      • odinokmouse ha detto:

        Ciao Samothes. La mensola di pietra sulla vallata è suggestiva ma ci sono altre circostanze nel quotidiano in cui siamo a un micro impulso elettrico da baratri che si notano meno, se parliamo del confine tra la vita e la morte; quando in una strada a doppio senso incrociamo un camion che viene dalla direzione opposta o quando siamo su un balcone di un appartamento alto, è come essere a gambe penzoloni in un altro paesaggio; servono solo di due secondi e qualche milliampere per muovere i muscoli e saltare la ringhiera varcando la soglia che delimita l’ignoto. Ma anche un colpo di polso per sterzare e qualche millisecondo poi cessare di esistere, allora sapere che le nostre reazioni sono sia controllate dalla ragione che affidate al sistema simpatico, mi fa una certa impressione; il vuoto, lo ho letto qui e l’ho condiviso, attrae. Forse è il desiderio di volare, di varcare i confini dei materiali fino alle fibre di carbonio, del mare fino all’america e del cielo oltre Giove che ha mosso il progresso portandoci ai vertici della catena evolutiva. Gli uomini che stanno sulla linea di confine fanno la storia anche se non sono condottieri ma semplici soldati, altri sono solo anelli della catena alimentare.

  6. lillopercaso ha detto:

    Melograndegrande, il tuo Antro dei Filosofi è il più arioso che conosca! Non sembra nemmeno un Antro… ma pullula pur sempre di filosofi 🙂
    Cioè…a me pare che non esista zona sicura. E quest’ansia ‘Faccio il passo, non lo faccio…’ C’è poco da scegliere: o fai il passo, o il passo farà te! 😀

    La foto è proprio bella: Volerà? Si schianterà? in ogni caso mira in alto.

    E guarda che beato e tranquillo l’omino rosso (indovina chi è?) seduto sul baratro, e che paranoia quello a un semplice quarto piano!

    • melogrande ha detto:

      lillo,
      Antro dei filosofi ? macché… il mio è solo un piccolo sottoscala…
      Esiste, sai, la zona sicura, sì che esiste, è quella della non-vita come scelta di vita.
      Io l’ ho vista.

      (L’ omino rosso non sono io, non so se arriverei a tanto. Sono nella foto sotto il titolo, però. Certo, più sicura… 😉 )

  7. quellidel54 ha detto:

    Cercare un confine e trovatolo guardare oltre, superando la barriera vera o finta che ci sbarra il cammino. Guardare oltre il davanzale é cercare di superare il limite imposto da noi stessi e dagli altri, cose, luoghi, persone che siano.
    La voglia dell’oltre é pari alla paura di quello,
    Se non si supera quel confine, se non si salta quel davanzale si avverte l’impossibilità di procedere a nuove scoperte.
    Di se e del mondo.
    Il confine da il tempo per un bilancio, per riordinare idee e sentimenti per dire anche che é venuta l’ora di porre fine al viaggio.
    Per far fluire voglie compresse, perché il nuovo orizzonte che si apre da luogo e spazio a nuovi orizzonti, in un inseguimento senza fine, ma invita e solletica la curiosità e la voglia di conoscere, senza la quale quei pochi metri quadrati, in cui viviamo, bastano e avanzano
    Il confine serve anche per continuare a macerarsi nell’inquietudine che ci divora, ci mostra la nostra piccolezza, soprattutto quando viene a mancare il coraggio e la paura é l’unica compagna.
    L’inquietudine come motore che spinge e preme per un cambiamento. giustificazione del nostro esserci, per gli altri e per noi.

    how many roads must a man walk down
    before you call him a man? …..
    ……………………
    Yes, ‘n’ how many years can some people exist
    Before they’re allowed to be free? ……..

    Nella speranza che spiri il vento giusto.

    • melogrande ha detto:

      cape,

      Il confine serve anche per continuare a macerarsi nell’ inquietudine.

      Verissimo.
      il fascino ambiguo del confine mi attrae da sempre, tu lo sai, non ci si intitola “Inquietudini e viaggi” per niente…
      L’ intervento di odino mi ha fatto venire in mente quanto la stessa suggestione l’ ho provata nei confronti del mare
      Ci sono tante forme di inquietudini quanti confini esistono, fuori e dentro. E per quante strade si percorrano, sembra non bastino mai a definirci davvero.

  8. melogrande ha detto:

    Odino,
    Piacere di conoscerti.
    Hai colto perfettamente il senso di cio’ che e’ scritto e di cio’ che e’ taciuto nel post.
    Ti ringrazio davvero del passaggio.

  9. m0ra ha detto:

    Mi piace tanto come descrivi la zona liminare. E’ coraggio e saggezza insieme. A volte non si salta perchè si sa bene di non avere il “coraggio” della follia. Colgo una punta di rassegnazione sul finale quando parli di Astolfo.

    • melogrande ha detto:

      A volte (non troppo spesso), capita di scrivere con la testa in standby e le parole che si fanno posto da sole. Il senso (se c’è) si mostra a posteriori anche a chi scrive.
      In fondo può essere un modo per essere più liberi, e sinceri.

  10. samothes ha detto:

    Ho pensato che il posto più sicuro, la non -vita, avrebbe potuto essere anche il più sereno. Non è mica vero. La non-vita è colma di inquietudini, forse più della zona di confine. A dire il vero non sono proprio inquietudini; sono tormenti, inutili, cupi e vuoti. La non-vita ti pone domande alle quali è impossibile dare risposte, anche ipotetiche, perchè la staticità è anche dello spirito. Non può volare chi non apre mai le ali. Io penso che non aprire le ali è come morire anzitempo. Si muore al sicuro, ma anzitempo. Porsi nella zona di confine presuppone un diverso approccio alle cose della Mondo. Magari non si prenderà mai il volo, ma si rimane con le ali spiegate in attesa della brezza giusta e già questa è una bella sensazione, già questo è un po’ volare con lo spirito. Potrà non arrivare mai la brezza giusta, ma la sensazione del sogno riempie il tempo e lo colma di aspettative che lo colorano. Verranno deluse, molto probabilmente, ma non importa. Vivere sognando è sempre meglio che vivere con l’anima spenta.

    • melogrande ha detto:

      Il posto più sicuro è quello dell’ anestesia, più che della serenità.
      Un po’ come prendere le pillole per dormire, non è che sia proprio come addormentarsi strafatti di stanchezza….

  11. guido mura ha detto:

    Accidenti alle sliding doors! Tutte le volte che ho cercato di andare oltre, ed ero andato già molto avanti, c’è stato sempre qualcosa, un fatto o una forza oscura, che mi ha riportato nella stanza. E’ solo il caso a consentirci di volare. Anche quando hai il coraggio necessario e cominci a svolazzare, ti accorgi che il sole verso cui volevi andare è la lampadina della tua camera, che l’abisso profondo e oscuro era un salto di 15 cm, che l’infinito azzurro è una volta verniciata con pianeti e stelle di carta: nulla di veramente diverso, grande o sublime. Intanto la vita passa e tu stai ancora lì a guardare il mondo vivere.

    • quellidel54 ha detto:

      Io non sarei così pessimista come GM. Anche se fosse solo un breve volo potrebbe significare che le noste forze sono commisurate per quel volo. Potrebbero essere solo la prova che possiamo tentare di superare quel confine, perché ne siamo capaci. Non importa se per un qualunque motivo non riusciremo a raggiungere la mete, l’importante nel viaggiare é il viaggio q eullo che ci saprà offrire. Dice bene Samo, meglio anche il sogno che una vita spenta.
      Mi viene in mente Sàlgari. Dalla sua stanza, senza essersi mai mosso, ci offre un mondo che a volte va al di là di ogni nostra aspettativa e il suo fu anche un volo tragico.

      • melogrande ha detto:

        Neanch’ io sarei così pessimista.
        A volte la disposizione d’ animo è già buona parte del percorso. Poi serve l’ occasione, certo.
        (Però se penso a quanti posti ho visto io, che Salgari mai si sarebbe potuto sognare, e cosa invece è riuscito a scrivere lui, senza muoversi da casa sua…)

  12. lillopercaso ha detto:

    Caro Melo, mi dici che hai visto la zona non-vita? Mi intenerisco.. ma può essere un bene: magari è uno dei confini che aiutano a definirsi – Scusa, dimentico con chi sto parlando: stare sul confine aiuta a EVITARE di de – finirsi, e ad andare oltre anche senza saltare.
    Però a volte mi pare di capire solo con la testa, non col cuore o la pancia: o sono una sottospecie di borderline senza fissa dimora dell’anima per cui esiste solo il confine, o proprio non ho mai messo la testa fuori dal pollaio, tanto da non sapere che esiste un fuori.
    Comunque, cos’è, prima era tutto un ciccì-coccò sul cambiare prospettiva, sull’andare avanti insieme, sull’uguaglianza e il tutt’uno della comunità umana; adesso appoggi ODINO nel sostenere che quelli fanno la Storia e gli altri son solo catena alimentare… Siamo (siete) di nuovo allo Sturm-und-drangt? (se sapessi come fare ti piazzerei qui L’Eroica).

    2) alla faccia dell’autocentrato, non ti sfugge niente: per una volta che non guardo al microscopio ogni virgola, musica o illustrazione…
    Ammetto di non aver fatto caso alla foto sotto al titolo, né all’omino che si crede al sicuro (c’è mica una diga, da quelle parti?). Ma quello rosso è mio cuggino.

    GUIDO, non è carta da parati, non è una lampadina, ma che differenza fa, siamo pur sempre prigionieri di questo pianeta e delle sue leggi fisiche. Solo l’immaginazione ti permette di volare, e quindi di precipitare.

    E anche io son d’accordo con CAPEH, e SAMO: la disposizione d’animo è tutto ciò e anche solo ciò che possiamo far valere.

    Ciaociao!

    • melogrande ha detto:

      Ciao Lillo, ci voleva proprio il tuo intervento par agitare un po’ la discussione.

      Dunque.
      Non riesco sinceramente a vedere la contraddizione che indichi tra il professare principi di uguaglianza e solidarietà e l’ apprezzamento dell’ originalità anche un po’ “borderline”.

      L’ uguaglianza è sempre un’ uguaglianza di partenza, un assicurare che nessuno venga azzoppato prima del via o costretto a correre con uno zaio da cinquanta chili. Poi, che ognuno trovi liberamente la sua strada, è stata proprio la pretesa di un’ uguaglianza all’ arrivo, con la conseguente repressione di ogni devianza, a far morire nello squallore le società nate dall’ utopia solidaristica.
      L’ espressione “catena alimentare” è certamente forzata e penso odino l’ abbia usata in modo provocatorio, quello che penso io l’ ho scritto qualche tempo fa in questi termini:

      In un contesto che muta rapidamente, diventa valore non tanto la “tradizione dei padri” quanto la capacità di trovare nuovi valori, nuove convinzioni, usi e modi di essere, nella speranza che da questi esperimenti venga fuori, magari fortuitamente, un nuovo sistema di valori che consenta alla comunità di sopravvivere e di prosperare nel nuovo contesto.
      Un sistema di valori solido, oggi, dovrebbe insomma prevedere uno spazio adeguato per gli originali, gli eccentrici, i fricchettoni e gli emarginati perché proprio da loro, più che dai benpensanti integrati, potrebbe scaturire l’ adattamento della società alle condizioni di domani.

      La foto sotto il titolo è fatta ai Laghi Gemelli, in fondo alla Val Brembana, effettivamente c’è una diga, magari ti è capitato di andarci ?
      Sull’ altra foto invece mi era parso di riconoscere tuo cuggino, effettivamente…

  13. giorgio giorgi ha detto:

    A me è venuto in mente che si può giocare vicino ai confini: si può attraversarli per qualche decina di km e tornare indietro in giornata, per familiarizzarsi con lo stato estero. Poi, se piace, si può pensare di andarci un paio di giorni. Poi una settimana, visitando posti sempre nuovi.
    Perchè dobbiamo pensare a precipizi, a vertigini sui cornicioni? Perchè non pensare a prove gradualmente sempre più difficili? Ma aver superato il primo gradino ti aiuterà a superare il secondo e così via…
    Perchè non pensarla come un bellissimo gioco possibile da affrontare, serio e affascinante, questa vita passata nei dintorni di sempre nuove frontiere?

    • melogrande ha detto:

      Giorgio,
      la strada che indichi è quella di un lavoro su se stessi. Confesso, ad esempio, di avere sempre sofferto di vertigini, che male si accordano al mio amore per la montagna. Facendo quello che dici tu, esponendomi ogni volta un po’ di più, si arriva a fare dei progressi. Non arriverei a sedermi dove sta l’ omino in rosso, ma qualche miglioramento l’ ho ottenuto…

      Il punto è che bisogna prima volerlo.
      Bisogna convincersi ad alzarsi dal divano e avvicinarsi al davanzale, ed è quella la parte più eroica, secondo me.
      Perché finché stai sul divano non ti rendi davvero conto di come stai.

      • giorgio giorgi ha detto:

        Concordo.
        Di solito la spinta per alzarti dal divano te la dà qualche sintomo, qualche malessere, se no è difficile alzare il sedere dal cuscino soffice.
        Quanto alle vertigini in montagna, io ne ho cominciato a soffrire un po’ nei punti più esposti da quando è nato mio figlio e ho sentito il dovere di esserci e non espormi a pericoli per lui. A volte quindi le vertigini hanno un senso, perchè ti fanno capire che c’è qualcosa di più importante che arrivare in vetta a una cima…

  14. lillopercaso ha detto:

    Eh-eh-eh…
    Certo, certo! E’ che manca Astrogigi con cui guerreggiare, come direbbe lui.
    Iil post sui valori riconsiderati l’avevo ben letto e ti ringrazio infinitamente per avermi riscattato pubblicamente dalla condizione di anellino alimentare -anche se tempo fa mi ero proposta come AMEBA proprio in questo confortevole Antro (e dove sennò). Non ricordo a che riguardo… e nemmeno tu, spero.
    Anzi… forse era proprio a proposito del cambiamento che si affronta quando proprio non se ne può fare a meno, come dice GiorgioGiorgi. Ma anche la sua idea di ‘giocare’ alle new-fronteer mi piace molto. E qui, per pareggiare con L’Eroica gentilmente concessa:

    Ma sai che c’ero stata, su quei laghi? che poi erano già diventati uno solo, proprio a causa della diga. Erano gli anni di Va dove ti porta il cuore, ma io facevo parte della setta Va dove ti portano le ginocchia 🙂

  15. melogrande ha detto:

    Grazie poetella !
    E’ un piacere rivederti qui.
    🙂

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