Qualcosa di nuovo, anzi d’ antico ?

(…) è da molti anni che la voce degli ultimi non trova la maniera di farsi ascoltare.

I sindacati faticano a drenare gli umori e le esigenze dei non rappresentati, dei precari e dei ragazzi senza lavoro.

La fabbrica, da tempo, non è più il teatro che possa mettere in scena in modo rappresentativo e solenne l’ incontro-scontro tra capitale e lavoro. 

La sinistra, che è il vettore storico (bisecolare) della protesta sociale, è semiparalizzata dal carico di responsabilità anche istituzionali) che la crisi finanziaria le scarica sulle spalle.

Siamo, in un certo senso, all’ anno zero del conflitto sociale “new age”.
Largo spazio a chi inventerà qualcosa di nuovo: forme organizzative, parole, azione politica.

Michele Serra, Repubblica, 3/1/12


È una condizione alquanto disperata, quella che emerge da questa righe di Michele Serra, tratte dalla sua rubrica quotidiana su “Repubblica”. Come se non si sapesse più dove sbattere la testa, come se si fosse smarrito il senso e la direzione. Un ciclo storico si chiude, un ruolo che ha dominato il pensiero e la società pare non avere più nulla da dire, o quantomeno pare non riuscire a dire più nulla.
Datemi un punto di appoggio, una nuova pietra d’ angolo, datemi un terreno buono e solido, sgombro dalle macerie dell’ ideologia, un terreno su cui si possa nuovamente pensare di costruire qualcosa.
Non che abbia tutti i torti, naturalmente. Oggi i valori sono talmente confusi e mischiati, talmente frantumati e centrifugati da rendere oggettivamente difficile raccapezzarsi, la sinistra da anni vene percepita come conservatrice, immobilista, quasi oscurantista di fronte ad una destra che si presenta come moderna ed autenticamente riformatrice. Dal lato opposto, una destra populista, con elementi separatisti e tratti istituzionalmente destabilizzante ha sollecitato la sinistra ad una insolita difesa della legalità, dell’ ordine costituito, della Patria persino.
Il paradosso dei radicali arenati fra battaglie libertarie e posizioni ambiguamente liberiste è paradigma di una oggettiva perdita di riferimenti.
L’ ideologia è la degenerazione sclerotica di ideali mummificati. Ma morte le ideologie sono necessariamente morti anche gli ideali ?

Quali sono stati i momenti migliori nella storia della civiltà occidentale, a quali circostanze viene spontaneo riferirsi quando si vuole convincere se stessi che l’ uomo sulla Terra non è solo una patologia infestante ? Quali periodi storici hanno riscattato la nostra specie ? E’ spontaneo riferirsi ai momenti storici nei quali i valori riconosciuti, seppure non sempre o non del tutto messi in pratica, erano quelli classici dell’ umanesimo.
La centralità dell’ uomo, certo. Ma non solo quello. La centralità dell’ uomo non basta; mettere l’ accento esclusivamente su quello porte certamente ad esaltare la libertà, ma può facilmente condurre all’ individualismo arrogante, alla volontà di dominio, all’ autoritarismo, come pure sul versante opposto alla disgregazione sociale.
Vorrei prendere spunto da alcune considerazioni di Tzvetan Todorov, filosofo e a suo modo sociologo certamente meno popolare di Bauman, ma non meno acuto, a mio avviso.
Todorov identifica il cuore dell’ umanesimo nella coesistenza equilbrata di tre valori, tre elementi potenzialmente conflittuali:

  • autonomia
  • finalità umana
  • universalità

L’ autonomia, naturalmente, trova la sua radice nella autocoscienza dell’ essere umano, animale che riflette su se stesso, che si ri-conosce. Ma l’ uomo, appunto, può riconoscersi, può costruire la propria identità solo di fronte agli altri, confrontandosi con individui simili ma non identici a se. Non avremmo il linguaggio se non avessimo nessuno con cui comunicare; d’ altra parte nel momento stesso in cui qualcuno che identifichiamo come “speculare” compare all’ orizzonte, la nozione di libertà “assoluta” tramonta.
È proprio il riconoscere l’ uomo come fine, ogni uomo singolarmente preso, che permette secondo Todorov all’ umanesimo di sfuggire alla deriva dell’ individualismo così come a quella dello scientismo inteso come pretesa di costruire a tavolino una società “ottimizzata”. Nessuna finalità collettiva può mai giustificare il sacrificio di singoli individui né, a maggior ragione, di interi gruppi.
I principi umanistici teorizzati da Todorov ricompaiono, naturalmente, sia pure sotto una veste un po’ diversa, come valori fondativi dell’ Illuminismo per diventare successivamente parole d’ ordine della Rivoluzione Francese e quindi di tutta la tradizione di sinistra.
Libertà, fraternità, uguaglianza segnano, secondo la ricostruzione di Todorov, la riemersione in veste moderna di quei principi di autonomia, finalità ed universalità che l’ umanesimo aveva sviluppato.
La storia moderna, e quella del Novecento in particolare, ha reso ancora più evidente la necessità assoluta che i tre principi vengano declinati insieme e collegati l’uno all’ altro, per non ripetere gli eccessi sia dell’ individualismo egoistico sia dell’ anti-individualismo comunitario.
Libertà, solidarietà, uguaglianza sono ancora una buona base di valori ? Vale la pena tentare, ancora una volta, di ripartire da qui ?

(continua qui)

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32 commenti su “Qualcosa di nuovo, anzi d’ antico ?

  1. 00chicca00 ha detto:

    Francesco
    per dire proprio tutto aspetto l’altra parte, ma posso già dirti che io gli ideali li ho bene stretti e i miei per quel che mi riguarda non sono tramontati mai!
    Libertà, solidarietà, uguaglianza sono ancora capisaldi che io penso non possono essere stravolti io ci aggiungerei per quel che mi riguarda umanità intesa come centralità dell’uomo….

    per ora mi fermo
    chicca

  2. quellidel54 ha detto:

    Aspetto il resto e intanto rileggo questa parte.
    Data l’ora del commento e avvicinandosi l’ora di cena viene spontaneo : c’é molta carne al fuoco!

    • melogrande ha detto:

      Carlo,
      sì, ce n’è parecchia, per cui il post aveva raggiunto una lunghezza insostenibile ed ho dovuto spezzarlo.
      Mi dispiace sempre un po’, farlo, ma d’ altra parte non tutto si può esprimere in modo ultrasintetico, a volte è necessario argomentare un pochino di più.

      Portate pazienza !

  3. P. ha detto:

    Una semina di riflessioni, il tuo post, a partire dalla fine (sembra un gioco di parole):
    Libertà, solidarietà, uguaglianza sono ancora una buona base di valori ? Vale la pena tentare, ancora una volta, di ripartire da qui ?
    La tua domanda non è affatto peregrina , visto lo scardinamento lento ma costante delle coordinate fondamentali della società moderna occidentale.
    Quali le ragioni ? Io trovo illuminante l’analisi di Richard Posner che parla d’una democrazia debole prodotta da un capitalismo opaco, mancante di trasparenza e regolamentato insufficientemente a causa dell’anarchia degli strumenti finanziari e dei sistemi bancari. Ancora una volta il grande mostro chiamato in causa è la globalizzazione, che coi suoi meccanismi perversi finisce col rendere sempre più fragili le impalcature democratiche, già di per sé più vulnerabili di qualunque altro sistema (qualcuno addirittura ipotizza che la democrazia non produca democrazia, come se il massimo raggiungimento lo si avrebbe dopo che ne si è deprivati) .E a ben riflettere è facile tenere in piedi un totalitarismo. Cosa ben diversa è mantenere palpitante e forte la democrazia, che, vivaiddio, si nutre appunto( o almeno dovrebbe) di libertà, solidarietà e uguaglianza, le cui imprescindibili interazioni , innescano sistemi complessi e delicati. Ciclicamente la democrazia viene perduta. E’ la storia a dircelo. E oggi lo sentiamo un po’ tutti, credo, il fiato sul collo d’una democrazia malata, anche se non ci è dato sapere con precisione di che patologia si tratti e di che gravità.
    D’altra parte, però, la tua domanda suona come se si dicesse: cuore fegato e polmoni sono ancora organi vitali?
    In altre parole, possiamo fare a meno di questi valori fondanti.? Avrebbero senso i parlamenti e le costituzioni senza la loro linfa vitale? E, infine, possiamo immaginare una società priva di queste garanzie democratiche?
    Se così è, se è vero che questi sono valori ineludibili, la strada è già segnata. La cura parrebbe risiedere, innanzitutto, in una rifondazione etica che risvegli valori , regole e coscienze. Sembra facile !
    (Bel post. Attendo il resto)

    • melogrande ha detto:

      p.,
      bello il tuo commento, ed importante il punto che sollevi.

      La vita di una comunità deve pur avere un fondamento, e per chi crede nella democrazia è importante verificare che da un punto di vista intellettuale e morale, le fondamenta siano solide.
      La democrazia è un sistema fragile, molto fragile, perché poggia sul principio che tutti abbiano libertà di espressione, compresi coloro che democratici non sono ed il cui intento è quello di abolirla, la democrazia. E’ la sua debolezza ma anche la sua ragion d’ essere perché se qualcuno ha il potere di decidere chi può parlare e chi no, dalla democrazia siamo già fuori, e su una china in discesa…

      Oggi ad esempio c’è la preoccupazione che l’ Ungheria si avvii ad essere un Paese autoritario.
      Ha una nuova costituzione nazionalistica e clericale, i magistrati sono nominati dal potere politico, la banca centrale è sotto il controllo del governo, vengono censurate o tolte le frequenze alle emittenti televisive scomode, ed il governo emana decreti legge che vengono approvati dal Parlamento senza dibattito.
      Sono l’ unico a sentire qui qualcosa di familiare ?
      Non ti sembrano temi che sono stati proposti, anche piuttosto aggressivamente negli ultimi anni come “riforme necessarie” anche da noi ?
      La Costituzione che non dà abbastanza poteri al premier, la magistratura troppo indipendente, le trasmissioni televisive faziose, il parlamento perditempo, che basterebbe far votare solo i capigruppo?

      E’ un attimo…

      Cara democrazia
      Cara gemma imperfetta
      Equazione sbagliata
      Non scritta e mai corretta



  4. samothes ha detto:

    Credo valga la pena rendersi conto che l’Uomo è parte di qualcosa che va al di là di se stesso e quindi del proprio egoismo, ma non solo del suo essere egoista nei confronti dei suoi simili, ma anche del suo essere egoista nei confronti del contesto che lo ospita. L’Uomo dovrebbe cominciare a pensarsi parte integrante del contesto ambientale in cui vive, oltre che del contesto sociale in cui vive. Il rispetto di se stessi passa attraverso il rispetto di ciò che ci circonda e di chi ci circonda. Da questo, secondo me, non solo vale la pena ripartire, ma se da qualche parte vogliamo andare, direi che rendersi conto di un elemento indispensabile, necessario e vitale qual’è la Terra che ci ospita, è fondamentale. Il rispetto, il riconoscere se stessi attraverso qualcosa che è altro da noi stessi e saper agire di conseguenza, visto l’impatto che può avere l’ “intelligenza umana” su tutto ciò che tocca e manipola, non è un ideale: è una necessità.

  5. m0ra ha detto:

    Se il passato a portato a questo (a questa mutevolezza, indistinzione, confusione, caos…) a cosa serve replicare il passato? Vogliamo cambiare? E allora perchè si pensa che ci siano idee che si debbano mai mettere in discussione? L’idea di democrazia comincia a darmi perfino fastidio, quando la realtà ci ha mostrato -praticamente sempre!- che si tratta più di un’llusione che ha fatto credere al popolo di governarsi da solo, quando è stato diretto, inculcato ecc… Ma va bè… Sarà che non ci sto più a farmi prendere per il culo ( e diciamolo). Se poi penso all’incompetenza e all’ignoranza degli uomini politici che ci hanno governato, e tuttora ci governano (alla faccia dei tecnici che danno di sfigato a un trentenne non ancora laureat, dimostrando di non avere minime nozioni di sociologia e di fare discorsi da bar sport). Ma in fondo è quell’ignoranza, quell’incompetenza, quel linguaggio da bettola che fa piacere e crea consensi (che rassicura?): se chi governa è ignorante come ,lo sono io, siamo in democrazia! Olè!

  6. m0ra ha detto:

    spero si capisca, nonostante gli errori 🙂 soliti

  7. melogrande ha detto:

    Si capisce, si capisce, m0ra, eccome ….

    La democrazia è imperfetta, è vero, e a volte persino illusoria, alla fine c’è sempre qualcuno più uguale degli altri. E nessuna democrazia rappresentativa può essere molto migliore dei rappresentati, questo va detto.

    Hai ragione.
    Ma, tolta la democrazia, tutto il resto è mille volte peggio.

  8. m0ra ha detto:

    Allora sarebbe peggio. Ma che strada prendere quindi? Incrementare la cultura, dico. Cominciare a dire a quelli come Martone che il ragazzo sfigato che a 28 anni non ha ancora il pezzo di carta, forse sta all’Università anche per ritardare la condizione di disoccupato (quello sì che è un perseguitato dalla sfiga!!). E insomma bisognerebbe che i “tecnici” come lui fossero un pochino più capaci di porsi domande anche sulle “materie” che non li riguardano. Perchè in politica guardare solo alla propria “specializzazione” mi sembra un tantinello limitante, ecco.
    Cultura dunque istruzione. Umanesimo, ma anche altro. Insomma, se proprio si volesse andare sull’ideale-idealismo, occorrerebbe immaginare una società di giovani che diventino buoni intellettuali che alzino il livello delle professioni pubbliche (compresa la politica). Siamo molto lontani da questo. Se la cultura è quello che è, e un’esternazione come quella di Martone ha prodotto migliaia di consensi in rete, cosa significa? Che la gente si riconosce nel pensiero di basso rango. Non lo trovi grave?
    La cultura non sarà un valore, ma è una condizione assolutamente facilitante perchè possa essere spesa per costituire “valore”.

    • melogrande ha detto:

      mora,
      della necessità di alzare il livello culturale se vogliamo anche solo pensare di sopravvivere nella competizione globale, abbiamo parlato, anche qui, e non molto tempo fa. Altro che consigliare ai giovani di scaricare cassette all’ ortomercato.

      Cultura dunque istruzione, certo, lo stesso Martone probabilmente sarebbe d’ accordo con te e direbbe che proprio quello intendeva, sia pure provocatoriamente.
      Ora, la cosa che fa impressione, semmai, è che difficilmente potremmo sognarci una classe dirigente più istruita del viceministro Martone, e allora uno comincia a farsi delle domande.

      Una delle quali è se il viceministro suddetto oltre ad essere un esempio di alta istruzione non sia ANCHE esempio di quello che si diceva prima, qualcuno un po’ più uguale degli altri.

      Un enfant prodige laureato alla Sapienza a 23 anni (e fin qui, niente da dire), ricercatore a 26, professore associato a 27, professore ordinario a 29.
      Il tutto in Italia, intendo, non sulla Luna, no. Nell’ università italiana.

      Un vecchio capo della società in cui lavoro, napoletano verace tagliato con l’ accetta, che si era fatto un mazzo così arrivando, lui geometra, dopo una vita di sacrifici alla posizione di Direttore, lo avrebbe guardato di traverso e gli avrebbe detto, più o meno: “Guagliò, si tu accussì ggiovane hai ottenuto tutto questo, qua i casi sono due: o tu sì ‘nnu ggenio, o sì…”

      Sorvoliamo.

  9. quellidel54 ha detto:

    Mi prendo la briga di fare delle considerazioni su questa prima parte.
    Credo che innanzitutto la parola “democrazia” sia sta insegnata male e imparata peggio. Per troppi anni, mi riferisco solo al nostro italico senso della democrazia, abbiamo volentieri demandato ad una classe, che sapevamo poter cambiare dati gli strumenti in nostro possesso, il modo e l amaniera di governare e governarci. Quell’atteggiamento insito in noi, di individualismo e di cura del personale “particulare”, che ci alberga e che non riusciamo a scaciare, a fatto sì che con il passare del tempo si sia fimata, a quella classe, una sorta di cambiale in bianco. Sempre rinnovabile e dagli interessi vaghi o non esigibili a scadenza. salvo poi inalberarci quando le cose andavano e tuttora vanno, nella direzione da noi non auspicata e voluta. Cioé il rapporto con la politica é stato ed é tuttora, credo, un rapporto più di “pancia” che non di testa.
    Siamo stati indottrinati alla democrazia e non educati ad essa. Negli anni passati e la storia ce lo insegna, é stato più facile mettercelo nel …, che inculcarcelo.
    La dittatura fascista é stata la via più breve e praticata velocemente per imbrigliare un popolo che usciva d unl conflitto mondiale a pezzi.
    Era il tentativo agonizzante di una restaurazione, é vero.
    Ma si é rivelato il mezo migliore per restaurare da una parte e solleticare, deviandolo, un nuovo pensiero politico.
    Nuovo perché il popolo quel pensiero, nella stragrande maggioranza, non possedeva. Il facile gioco dell’idelogia ha fatto il resto. L’utilizzo spregiudicato della propaganda poi ha affumicato il senso della politica a quei tempi e tranne pochi sparuti esempi di seria opposizione, la maggioranza ha visto in quella ideologia il meno peggio di cui accontentarsi.
    Le classi sociali ed economiche si sono poi ripresentate, non più corazzate come quel tempo all’indomani del secondo conflitto quì si é poi giocato sullo spauracchio ideologico (Altro tema dolente e tuttora irrisolto con chiarezza) e sulle conseguenze economiche e politiche che si portava appresso. Anche quì é emersa quella voglia di accontentare a pronti le bocche, prima di tutto e le teste in seconda battuta.
    Un rigurgito lo si é avuto nella stagione di piombo. Quando ci si é dovuti confrontare con una violenza incapibile e poi inaccettata. Sembravano quelli gli anni in cui la democrazia potesse essere finalmente e compiutamente spiegata agli italiani. C’era voglia di capire e di apprenderne i meccnsmi, anche i più difficili.
    Come sempre dopo le fiammate iniziali, quel gran fuoco si é rivelato solo di segatura. poche fiamme e troppo fumo. Che fa buon gioco a tutti quelli che hanno paura del vero sentimento democratico.
    Gli ultimi anni poi hanno riconfermato poi il costante andazzo, quello di confermare e sottoscrivere la famosa cambiale.
    Chi la porta alla firma, sa per certo della corta memoria del sottoscrittore e ne trae tutti ibenefici del caso, disinteressandosi di quali potranno essere i tristi risvolti futuri.
    Questo ingeneroso gioco di “partuculari” si ripete come una maledetta costante.
    I luoghi dove invece potrebbe essere fatta opera d’insegnamento della democrazia, sono ora come ora areee di ulteriore e selvaggio saccheggio da parte di caste e consorterie, mentre libetà, solidarietà, ugluaglianza rimangono tuttora ornamenti numismatici e anche di denaro ne gira poco.
    Come di democrazia.

  10. melogrande ha detto:

    Il “particulare” può avere un senso come autodifesa di fronte ad un dominatore straniero, così come le società segrete e le mafie. In una democrazia, sono veleno puro.
    Dietro la delega in bianco ci vedo, prima ancora di una mancanza di partecipazione, cioè di maturità politica, un’ incapacità o rifiuto di assumersi le proprie responsabilità che mi sembra la peggiore eredità dell’ ultimo ventennio (o dell’ ultimo mezzo millennio…).
    Lasciar fare qualunque porcheria, pur di partecipare alle briciole del banchetto, da un lato.
    Nemmeno più capaci di fermarsi dopo aver investito qualcuno, dall’ altro.
    E non serve nemmeno tirare in ballo la Concordia.

  11. guido mura ha detto:

    Il discorso è piuttosto ampio, ed esige un’attenzione notevole a tanti aspetti della nostra società e alle contraddizioni proprie dell’uomo. Posso proporre soltanto alcune considerazioni.
    1. La democrazia esige partecipazione politica. Sappiamo tutti che è un diritto, ma come tutti i diritti non si può imporre a qualcuno di esercitarlo, se si ritiene inadatto o semplicemente non ne ha voglia. Di conseguenza, la cosiddetta democrazia sarà sempre dominio di una minoranza preparata e indottrinata, di quelli che amano esporsi, parlare in pubblico, convincere gli altri con il dono dell’eloquenza. Gli altri preferiranno assoggettarsi a quelli idonei a rappresentarli e non ci sarà nessuna formazione culturale in grado di modificare la naturale predisposizione delle persone a non partecipare a un’attività che è in palese contrasto con le proprie naturali inclinazioni.
    2. Il sistema economico attuale è incompatibile con i principi di libertà, fraternità, uguaglianza. L’economia di mercato non consente una libera scelta, non contempla un agire solidale ed è fondata sulla naturale disuguaglianza degli uomini. Competizione e meritocrazia sono la tomba di ogni aspirazione alla realizzazione dei principi rivoluzionari.
    3. Il rapido sconvolgimento dei parametri economici e della stessa struttura fisica del globo impone una completa rivoluzione nel sistema di valori dominanti. Prima o poi dovranno scomparire concetti come crescita, finanziamento, capitale. Il diritto al lavoro dovrà essere sostituito dal diritto al sostentamento, poiché il lavoro non potrà essere garantito a tutti. Bisognerà ripensare la produzione, raccolta e distribuzione dei beni, garantendo la produzione locale, che attualmente rischia di scomparire in alcune aree del mondo.
    Insomma, ci sarebbe molto da fare; ma non credo che l’attuale classe dirigente sia capace di gestire questa straordinaria rivoluzione.

    • melogrande ha detto:

      Guido,
      sì, il discorso è ampio, ho anche esitato prima di proporlo, ma poi ho pensato che in questo momento non dobbiamo avere paura di pensare troppo in grande, semmai di pensare troppo in piccolo…

      Il discorso della partecipazione è importante. La democrazia moderna è per forza di cose rappresentativa, non si può fare un referendum ad ogni piè sospinto, e quindi un certo grado di delega è inevitabile. L’ importante è il controllo, il che richiede due cose: da un lato la partecipazione, dall’ altra un’ opinione pubblica informata e critica. La demagogia ed il populismo sono la principale causa di morte delle democrazie, peggio che i tumori per gli esseri umani, Serve prevenzione.

      Sul secondo punto non sono del tutto d’ accordo, la democrazia deve assicurare il più possibile un’ uguaglianza alla partenza, non all’ arrivo, deve garantire a tutti l’ opportunità di studiare, lavorare, esprimersi, senza che nessuno sia condannato in partenza all’ emarginazione. Poi, che uno abbia successo e l’ altro no, non fa scandalo, il merito non contraddice la democrazia, anzi.
      A quel punto servono meccanismi di protezione per il deboli, solidarietà che non necessariamente significa assistenzialismo come vorrebbero farci credere, diritto ad un’ esistenza dignitosa.

      Il terzo punto, infine, meriterebbe un discorso a parte. Se in un supermercato della Val di Non trovo mele cilene ad un prezzo inferiore a quelle delle mele locali che penzolano dagli alberi tutto intorno al supermercato, mi viene semplicemente da pensare che il costo del trasporto non è calcolato in modo realistico, non tiene conto del consumo di risorse non rinnovabili, dell’ inquinamento, degli effetti indotti.
      Insomma, forse basterebbe fare meglio i conti …

  12. lillopercaso ha detto:

    Penso sì che il merito non contraddica la democrazia, ma è spinoso come tutti gli investimenti a lungo termine, dato che prevede pari opportunità: quante generazioni di ‘onesti’ per scardinare il clientelismo? D’altra parte, se non si comincia… Le pari opportunità garantiscono anche una parità di informazione e di scelta, se delegare e a chi, o se vivere diversamente, pagandone il prezzo.

    Ma riprendendo il discorso sui valori.
    Per esempio, la cultura. C’è differenza fra cultura e istruzione? Quanti anni di studio sui libri o anni di parcheggio universitario occorrono per svolgere una qualche mansione che dia soddisfazione e sia utile alla crescita della comunità? Dipende dal tipo di lavoro che si vuole fare, da quello per cui una persona si sente portata, oltre che da quello che c’è a disposizione E da quello che viene considerato degno di rispetto, importante, o meglio ben retribuito. UGUAGLIANZA, ricordate? Anche nel rispetto di ogni mestiere.
    La cultura dovrebbe essere un appannaggio extra scolastico anche una volta terminata la scuola dell’obbligo. – Salto gli esempi – Una cultura che magari non prepara ad insegnare filosofia al liceo, operare a cuore aperto o progettare un ponte sullo stretto; che però  permetta di sviluppare una mente curiosa, adatta a contrastare dogmi di comodo, a creare un terreno sociale fertile per lo sviluppo di nuove idee, anche scientifiche se mai si investisse di più nella ricerca e , sì, nelle università, che forse non tutti hanno in fondo voglia di frequentare, anche se pare brutto dirlo. 
     
    Altra cosa: gli ideali sono sempre focosamente difesi dai ragazzi; forse utopicamente, ma sono fari che indicano una strada dove si intraveda un futuro per cui valga la pena impegnare energie fisiche, intellettuali, spirituali. Siamo pieni di ragazzi, che però si buttano via; molti non fanno parte della comunità, non hanno pari diritti, e non si accollano i doveri.
    Eppure, non voglio dimenticarmi che proprio questi hanno difeso a costo della vita diritti per cui noi, a pancia ancora abbastanza piena, non ci batteremmo più di tanto: ricordate Rosarno?
    (Poi, vabbè, c’è chi pensa che appartenere ad una minoranza nobiliti automaticamente, e che gli si debba perdonar qualunque cosa in quanto oppressi.)

    Su questa digressione mi fermo: 1° puntata di commentone per 1° puntata di post.
    Ciao.

    Ps: Melo, non è che il mio avatar Fantasmino Sghembo è nascosto da te?

    • melogrande ha detto:

      lillo,
      Oh, sì che c’è differenza fra istruzione e cultura, ad esempio non ho mai visto il libretto di cultura di una lavatrice…
      Vabbé, scherzavo, però neanche tanto perché “istruire” è affine a costruire, ha a che fare con gli strumenti. Che cosa fa un giudice istruttore ? Raccoglie le informazioni e le mette insieme per preparare il processo (La giusrisprudenza mantiene il significato originario dei termini molto più a lungo del linguaggio comune). Istruire significa dare informazioni strutturate, e questo è un compito della scuola.

      L’ altro compito è quello di educare, cioè ex-ducere, tirare fuori ciò che è in potenza. Sviluppare, far crescere, coltivare. Fare cultura, insomma…

      ps
      è nella natura dei fantasmi, nascondersi e sparire, no ?
      Certo, il melogrande sarebbe il primo blog infestato dai fantasmi, roba da romanzo gotico, che se lo sa Guido…

  13. m0ra ha detto:

    Leggo espressioni di pensiero davvero meravigliose quanto fuori dalle realistiche possibilità da qui a cent’anni. Non sarà che stiamo cercando rifugio in una nuova Arcadia? Scusate il pessimismo (cosmico).

    • melogrande ha detto:

      m0ra,
      mettila così.
      Quando si parla di ideali, non è tanto importante il qui ed ora, quello che si intende è definire una direzione. La bussola ti serve anche se non pensi di arrivare fino al polo nord. Quello che è certo è che, al contrario, non esiste strada giusta per chi non sa dove vuole andare.
      Ricordi Alice ?

      – Mi diresti per favore che strada dovrei prendere ?
      – Dipende molto dal luogo dove vuoi andare, – rispose il Gatto.
      – Non m’ interessa tanto dove… – disse Alice.
      – Allora non ha importanza che strada prendi, – soggiunse il Gatto.
      -…mi basta arrivare da qualche parte, – riprese Alice come per spiegarsi meglio.
      – Oh questo lo farai senz’ altro ! – disse il Gatto, – non hai che da camminare un po’.

  14. lillopercaso ha detto:

    Ecco, appunto, avrai capito che era una domanda retorica. Come dice Mora, La cultura non sarà un valore, ma è una condizione per costituire “valore”. E quindi sempre; non basta l’istruzione, o magari non c’e bisogno di specializzarsi all’università.

    Il Mercato: basta far bene i conti, dici. Ma sembra una metafora:
    Due amici stan morendo d’inedia; “Prima mangiamo, Pinco, qualunque cosa; poi pensiamo a studiarci una bella dieta corretta.”
    ” No, Pallo, prima pensiamo alla dieta corretta, non rischiamo di star male. Poi mangiamo.”

  15. quellidel54 ha detto:

    Io non credo che stiamo vivendo una nuova Arcadia. Neppure che ci staimo dando da fare per attuarla nei nostri più rosei pensieri. Piuttosto ci accorgiamo oggi che é ventuto il momento di ripensare a quei principi, sui quali da un po’ di generazioni fondiamo il nostro consorzio civile.
    Le risposte che fino ad ora ci siamo dati non soddisfano più le nostre esigenze. Da una parte stiamo osservando che la democrazia é stata svuotata del significato dell’etimo originale e se ne sta dando altri e queste “dazioni” sono fatte in maniera confusa, contraddittoria e pressapochista.
    Il gioco del “Mercato”, agorà nel quale tutto si affronta e si risolve ha dimostrato, con incalzante e preoccupante sostanza, che le sue regole possono esserre stravolte con semplici “clik” elettronici.
    La ricerca di uno sviluppo, comunque possibile sta dissanguando energie e risorse come un insaziabile Moloch, anche quelli che si ritenevano immuni o quasi da certe situazioni.
    Politica ed istituzioni non sono in grado di soddisfare adeguatamente la giusta domanda di cultura, uguaglianza, fraternità e libertà. Ne ha perso il senso, il significato e anche il significante. La farraginosa risposta generale lascia interdetti e libera i sentimenti più bassi. C’é un gioco al ribasso, facile ed economico, piuttosto che al rialzo per il quale c’é da spendere e spendersi di più.
    La via di una risoluzione facile é così impervia e anti economica, che non viene neppure evocata come sogno quasi impossibile da realizzare. Si propongono , quando lo si fa, risoluzioni contorte tali che emerge un quadro di sofferenza e insofferenza verso quelle.
    Siamo nella tragica situazione di volere, ma non potere o peggio non volere propio trovare delle soluzioni che spingano ad una ricerca seria ed affidabile le risoluzioni dei gravi problemi che ci affliggono.
    Stiamo attraversando un momento duro e le rispote che arrivano o sono troppe o sono confuse in una ridda di espressioni tali, che quelle che potrebbero fare al caso nostro si perdono inesorabilmente.

    • melogrande ha detto:

      L’ Arcadia non c’è mai stata, nemmeno ai tempi dell’ antica Grecia. La democrazia è sempre stata minacciata da demagoghi e populisti vari, lo stesso Pericle non era uno stinco di santo,Catilina abusava, eccetera eccetera.

      Siamo in un momento duro, durissimo, risvegliati di colpo dopo un quindicennio di incantamenti nelle mani degli illusionisti. A volte prendere una testata al muro serve.
      Siamo un paese più povero di vent’ anni fa, con salari più bassi, disoccupazione più alta, metà del paese che evade e campa alle spalle dell’ altra metà, l’ economia in recessione ed un rating internazionale che è il gradino più basso fra quelli su cui gli investitori si arrischiano a mettere quattrini. Ci sono compagni l’ Irlanda, Cipro, la Colombia ed il Kazakhstan, il quale almeno può contare sul petrolio.

      Riconoscere di essere nei guai invece di credere di essere meglio dei tedeschi è già tanto.

  16. guido mura ha detto:

    Torniamo al secondo punto, Melo. Certo che il successo di uno su mille non fa scandalo. Quello che fa scandalo, per me, è che il Mercato consenta a quest’uno di guadagnare 100 o mille volte più del normodotato. E’ qui che il concetto di uguaglianza va a nascondersi per la vergogna. La solidarietà mi sembra poi abbastanza utopistica. Crediamo che Totti o Buffon o gli AD delle società quotate in borsa debbano distribuire quello che guadagnano in eccesso agli operai e impiegati o cassintegrati o ai lavoratori dei call center? Bisogna capire che il mercato è per sua natura antietico e che una generale coscienza della generale disuguaglianza dovrebbe spingere i cittadini a porvi rimedio ripensando il proprio sistema di valori.
    Fondamentale è un’educazione che porti a una giusta autostima, alla smitizzazione dei capi e dei “geni” e a un’equa valutazione della produzione di questi ultimi. Ognuno può essere utile alla collettività e il suo prodotto, fisico o immateriale che sia, ha un valore, che non può essere abbattuto in maniera indecente, solo perché alcuni prodotti dalle caratteristiche superiori sono ipervalutati dal sistema. Sinceramente non riesco a capire perché un goal di Totti o un acuto di Placido Domingo debbano valere mille volte rispetto a un’onesta lezione di un maestro o a una giornata di lavoro di un agricoltiore o di un operaio.

    • melogrande ha detto:

      guido,
      sul talento artistico o sportivo individuale non ne farei un caso, se la gente vuol spendere i suoi soldi per vedere Totti o sentire Domingo, loro fanno bene a farsi pagare, non tolgono niente a nessuno.

      Sul compenso degli AD invece il discorso è diverso, dal momento che di certo non mandano avanti l’ azienda da soli.
      Negli anni Cinquanta, l’allora manager Fiat, Vittorio Valletta, che non era certamente un tipo morbido, guadagnava 20 volte il reddito della media dei suoi dipendenti.
      E’ tanto, ma ci può stare, e del resto la prospettiva di un ragionevole aumento di stipendio nel corso della carriera motiva la gente a lavorare seriamente.
      Sergio Marchionne però oggi percepisce un reddito 435 volte superiore a quello di un operaio italiano, il quale peraltro guadagna in termini reali meno di quanto guadagnava vent’ anni fa e meno non solo di un collega tedesco ma anche di un operaio spagnolo.

      Uno spostamento di risorse di questa entità è patologico, non ha più nulla a che vedere con il merito o con le capacità, e deprime invece di motivare la gente. Ha a che fare invece con lo scollamento tra industria e finanza che è la vera origine delle crisi degli ultimi vent’ anni.
      Ed è l’ unico aspetto su cui non c’è segno di interventi.

  17. Soprattutto ora penso ci sia bisogno di non perdere di vista la declinazione dei tre valori indicati da Todorov come perno non solo dell’umanesimo ma della atemporale necessità di dare dignità all’uomo. Un gran bisogno, in tempi così lontani da questo obiettivo.

    Libertà. Aggiungo a questa parola un’altra preposizione, che affianchi il ‘di’. Libertà ‘da’.
    Libertà dal pregiudizio, dalla persuasione occulta, dal pensiero dominante.
    E dal bisogno, soprattutto, dal bisogno materiale, che occlude ogni altra percezione e stimolo della realtà. Mia mamma abita in un piccolo condominio: al piano terra una famiglia di immigrati dal Marocco. La bambina piccola piccola piange per lunghe ore. Mia mamma si preoccupa e chiede alla signora che l’aiuta (si è appena fratturata un femore) di andare a sentire se si può essere utili in qualche modo, se stanno bene… Madre, padre e bambina sono a letto per non sentire fame e freddo: niente lavoro, niente latte, niente pane in casa.

    Fraternità. Umanità praticata.
    Oggi per me andrebbe tradotta in cittadinanza attiva, che è il contrario della indifferenza e dell’abuso della delega, e si basa sul ‘prendersi cura’ ( in prima persona e nella circolarità dello scambio, non nell’asimmetria dell’assistenza) e sul ‘partecipare’, inteso come ‘fare ciascuno la propria parte’. E questo non solo nella gestione della cosa pubblica, ma nell’approcciarsi alle piccole vite, ai problemi di ogni giorno che clonano nuove povertà, uguali solo nella disperazione. Solidarietà agita e realmente no profit. Ma se guardo i bilanci di certe associazioni , vedo che la ‘beneficenza’ diventa alimentazione della struttura e dei suoi organici…

    Uguaglianza.
    E’ uno dei valori che ho più cari, per la mia storia personale e per quella della mia famiglia. Credo che questo concetto abbia bisogno di una declinazione che vada in tante direzioni: quella della giustizia sociale (concordo con Guido Mura e con Melo quando ricordano la sperequazione remunerativa di moltissimi AD, anche di quelli che hanno condotto aziende allo sfascio, e aggiungerei lo scandalo delle liquidazioni milionarie); quella delle pari opportunità ‘alla partenza’ e quella del rispetto della diversità. Di ogni diversità.

    Io credo che i valori siano pietre per costruire idee, parole e direzioni: questo post mi appassiona quanto il tentativo (che sto vivendo, qui nel mio paese) di un gruppo a cui tanti giovani (che mi sconvolgono con la loro intelligenza e la loro passione) hanno dato un nome in contrasto con la neve di oggi: Alla luce del sole. Proprio dai valori si è partiti:)
    Grazie Melo e un saluto a tutti voi.
    zena

    • melogrande ha detto:

      zena,
      proprio dall’ esperimento di cui parli mi è nato il desiderio di ragionare su queste cose.
      E dalla vivacità con cui la gente ha risposto.
      Mi sono chiesto che risposta darei io a quella che mi chiede un senso.

      Chi si fosse incuriosito trova il link di “Alla luce del sole” qui a destra.

  18. mammamia che commentone: scusate, eh.
    z.

  19. melogrande ha detto:

    Ricevere commentoni come il tuo ( e come i precedenti) è un privilegio.

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