Vertigine

Vertigine, da vertere, come vertice. E come vortice.

Vuol dire girare, raddrizzare, o qualcosa del genere. Anche se vertice e vortice non si somigliano poi tanto, direi. E meno ancora assomigliano alla vertigine, per quello che posso dire.

La vertigine gira ? Non lo so. Più che altro mi sembra che stringa, un senso di chiusura alla bocca dello stomaco, un irrigidirsi dei muscoli, una tensione del corpo, una paralisi dei movimenti. Paura, questo è, altro che girare. Né vertice né vortice. Paura.

Questo mi passa per la mente mentre mi trovo qui affacciato, osservando le macchine quattordici piani più in basso, modellini in scala su una specie di plastico come quelli con cui giocavo in un’ altra vita.

La mia giovinezza è morta ed io sono ancora in vita, diceva Sant’ Agostino.

Sono lontane come su un altro pianeta, quelle macchine, eppure vicine, molto vicine.

Un corpo che cade acquista velocità al ritmo di  36 km/h ogni secondo, fino a raggiungere una velocità terminale di circa 200 km/h, mi pare di ricordare, a seconda di come cade e quanto si sbraccia durante la caduta. Ma il quattordicesimo piano si trova ad una quarantina di metri dal marciapiede sottostante, e questi quaranta metri non sarebbero sufficienti ad arrivarci, alla velocità terminale. Quanto durerebbe la caduta ? Tre secondi, più o meno. Tre secondi, ed una velocità finale intorno a 100 km/h, e niente airbag. Una bella accelerazione, da 0 a 100 in tre secondi, hai voglia, roba da Ferrari, peccato solo non potersene dopo vantare.

La vertigine è paura, checché ne dica l’ etimologia. Paura di morire.

Ma c’è dentro solo paura ?

O anche uno strano desiderio ?

E desiderio di che ? Desiderio di volare, si capisce, la quintessenza della libertà. O desiderio di precipitare, di chiudere tutti i conti in quei famosi tre secondi ?

E se è paura, la vertigine, allora da dove viene questa attrazione strana ?

Paura e desiderio mischiati insieme costituiscono una passione, un groviglio emotivo molto ambiguo come è ambiguo il significato stesso di passione, pronunciando la parola viene in mente l’ amore, il desiderio, la voluttà o la gelosia, ma poi si pensa alla passione di Cristo e si ricorda il vero significato, passione come patire, come il paziente che va dal medico ed è paziente due volte, paziente per antonomasia.

Vertigine e passione, termini a doppia faccia, termini trasformisti che si adattano bene al contesto di una crisi. Come il termine crisi, che è parente di critica, cernita, criterio. E che in cinese è la fusione di pericolo ed opportunità.

C’è da scegliere. Questo sembra dire la vertigine.

Il sole è tramontato, e fa freddo ormai sul balcone.

Rientro.

Annunci

40 commenti su “Vertigine

  1. Egle1967 ha detto:

    Sono in bilico, alla ricerca di passione. E per trovarla, forse ho bisogno di toccare il fondo delle mie paure,per capire che posso ,ancora scegliere se essere spettatrice senza sogni o attrice della vita.

  2. germogliare ha detto:

    La vertigine contiene il desiderio di staccarsi dal terreno, come suolo e come umano. L’attrazione verso l’ignoto affascina, è l’alternativa al reale. Ci vuole passione per lasciarsi andare alla vertigine e l’attrazione alimenta la passione.
    un saluto

    • melogrande ha detto:

      La vertigine non è SOLO una sensazione sgradevole, è proprio questa ambiguità a renderla così interessante.
      Nonostante tutto si prova attrazione, e l’ oscuro desiderio di esporsi nuovamente.
      Affascina, come dici tu.

      • germogliare ha detto:

        La vertigine inebria la mente.
        “Qualsiasi funambolo è in grado di camminare diritto e tenere in mano un’asta. Ma quel che conta, quando ci si trova a un’altezza vertiginosa, è la capacità di mantenere l’equilibrio.” Cecilia Ahern
        … o giù, buttarsi.

  3. Forse la vertigine è il senso sincronico dell’alto e del basso che se-ducono, allo stesso modo e nello stesso desiderio.
    Forse la nostra mente non sa contenere entrambi e oscilla, in bilico, come su un trampolino mobile.
    un saluto, da giorni ‘vertiginosi’: ma trattasi soltanto di cervicali poco addomesticabili.
    🙂
    z.

  4. guido mura ha detto:

    Anche se non sono James Stewart, soffro la vertigo, per cui se sto lontano da terrazzi, terrazzini e celle campanarie mi sento decisamente meglio

  5. Lillopercaso ha detto:

    C’era giusto qui un bambino che cantava ”La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare”. Forse invece è tutt’e due, come dici tu; o è la voglia di cadere, di lasciarsi andare. Non ho considerazioni da fare, non ci ho pensato; solo qualche spuntino. Tipo che non so se ci siano in natura sia vortici centripeti che centrifughi. O se, ancora una volta, un vortice è tutt’e due le cose. Da un punto di vista psicologico, può fare cadere dentro in una paranoia che verte 🙂 su se stessi, ma può anche far schizzare fuori da se stessi in una dissoluzione di personalità, come in un dipinto espressionista all’estremo. So che i vortici degli uragani hanno comunque bisogno di un ancoraggio terreno, sennò si dissolvono. Mi domando anche se i vortici che sono i buchi neri nell’Universo si debbano ancorare a qualcosa.. che so, campi elettromagnetici… Dov’è Astro?
    Scusa Melo, m’ha preso come una vertigine verbale…
    So che, se dovessi uccidermi, mi butterei dall’alto alto alto, e direi ”Oh! E’ tanto che volevo farlo!”

    • melogrande ha detto:

      Hai ragione.

      forse fa male eppure mi va
      di stare collegato
      di vivere di un fiato
      di stendermi sopra al burrone
      di guardare giù
      la vertigine non è
      paura di cadere
      ma voglia di volare

      E’ una canzone di Jovanotti, non lo sapevo.
      Il posto giusto per buttarsi giù è questo, si chiama Preikestolen e sta in Norvegia.

      (per caso è tuo cuggino quello che si sbraccia a salutare ?)

  6. samothes ha detto:

    Ogni tanto mi vengono, quando sono in alto… però le assecondo, nel senso che so che per non cadere è bene non farci troppo caso. Guardi in su e vai avanti.

    • melogrande ha detto:

      Vengono anche a me, le vertigini, eccome, in particolare le rare volte che tento una ferrata.
      Certo, cerco di non guardare in giù, ma se devi fare un traverso devi pur vedere dove metti i piedi.. Ogni volta mi dico “chi me l’ ha fatto fare” e poi però ogni volta sono contento di averlo fatto…

      Ho la sensazione che con la pratica ci si abitui si soffra ogni volta un po’ meno.
      O almeno lo spero…

      • samothes ha detto:

        Sì, con la pratica va sempre meglio, ma l’attenzione ci vuole sempre, ma proprio sempre. Non tanto da avere paura, ma nemmeno da sentirsi troppo sicuri. E se si ha paura bisogna fingere di non averne tanta, che così puoi andare avanti. 😛

      • Lillopercaso ha detto:

        Qualche ferrata l’ho fatta, quando le mie ginocchia erano montanare. Però, allorché provavo paura, non guardavo in alto, ma in basso – non molto, giusto all’altezza dei piedi- o al limite giusto un metro avanti. Mi han detto (GASP!) che il soffrire di vertigini può cogliere all’improvviso, così come un attacco di claustrofobia per uno che fa il minatore da anni. Per fortuna, in quei momenti, non ci pensavo.
        Poi le ginocchia mi hanno abbandonata, e ho mollato anch’io.

  7. melogrande ha detto:

    il commento di germogliare mi ha fatto venire in mente Philippe Petit.

    Chi è fiero della propria paura osa tendere cavi sui precipizi; si lancia all’assalto dei campanili; allontana e unisce le montagne. Ecco il viaggio da fare: alzati quando il filo si mischia alla carta del cielo.
    (P. Petit: Trattato di funambolismo)

    Ecco, la fierezza della propria paura è una buona immagine.

  8. Lillopercaso ha detto:

    Mio cuggino dice che la vertiggine è un avvertimento del corpo, che ci ricorda:
    NATI NON FUMMO PER VIVER TROPPO ARGUTI.

    Ps: col tuo permesso, Melo: GERMOGLIARE, non riesco più ad entrare nel tuo blog.

  9. m0ra ha detto:

    Quanto mi piace questo tuo rovistare nell’etimo. Davvero vertigine e passione sono parole ambigue e bifronti. Sono materia per un battesimo di fuoco utile a una trasformazione. In effetti il cambiamento si preannuncia spesso con un senso di panico e smarrimento (non a caso la vertigine è uno dei sintomi caratteristici dell’attacco di panico, come paura di perdere il controllo, cadere, precipitare…). Difficile spartire in modo equo la tentazione di cadere col terrore di farlo, come l’amante che cerca di resistere ad una passione che lo sta spingendo verso un baratro esistenziale. Tutto si fa quando Ermes abbandona il cancello, prima è lotta dura e oboli di sangue da pagare.

  10. melogrande ha detto:

    m0ra,
    è una passione che condividiamo, quella per l’ etimologia.
    L’ attacco di panico arriva quando ci si trova dinanzi Pan, il dio che incarna la forza più selvaggia della natura. Non è un dio bene educato, e nemmeno bello a vedersi, nessuna sorpresa che si resti paralizzati dal terrore, uomini e donne (non era neppure troppo selettivo…).

    E Pan, manco a farlo apposta, è figlio di Ermes (ma quante ne sapevano, i Greci ?)

  11. m0ra ha detto:

    Giuro che non sapevo che Pan fosse figlio di Ermes. Che strano però, a pensarci bene non capisco il nesso tra logos e panico. Evidentemente so pù cose di quel che so di sapere 🙂

  12. m0ra ha detto:

    pù cose! e dai…

  13. melogrande ha detto:

    m0ra,
    Il rapporto tra logos e panico, dici ?
    Accidenti che tema !

    A costo di prendere qualche cantonata, io ci provo.

    Cominciamo da Ermes.Ermes non e’ Apollo, il suo logos non e’ la razionalita’ solare. Ermes e’ il più ambiguo degli dei, padre anche di Ermafrodito, è il sicario di Zeus, vive negli interstizi, nei crocicchi, protegge ladri ed imbroglioni, da lui discende quel grandissimo fetentone di Ulisse.
    Insomma, il logos di Ermes non sarebbe affatto piaciuto a Kant, temo.
    Pan, dal canto suo basta guardarlo e ci ricorda qualcuno di assai familiare: i piedi caprini, le corna…
    Si’, e’ proprio l’ iconografia cristiana del diavolo…

    Forse la parentela non e’ poi cosi’ campata in aria, ti pare ?

  14. m0ra ha detto:

    Mi sono divertita a leggere questo tuo ritratto dei due “tipi” in questione. S’intravede la parentela. Pan, messo così, me lo stigmatizzi parecchio, poraccio. Hillman lo aveva “rivalutato” vedendo in lui l’istinto, un fanciullino bruttarello e birbone che sa anche essere generoso (penso alla sensualità, pre esempio), oltre che spaventoso. Farselo amico fa bene all’anima. Logos nel vero senso, come controllo razionale, sembrerebbe la provocazione scatenante del Pan più brutale; se prendi l’attacco di panico – se mai lo hai avuto come è successo a me – più si cerca di tenerlo sotto controllo imponendo il dominio della ragione, più quello s’incazza. Forse un padre vessatore genera un figlio ribelle. L’ Ermes intrallazzatore che hai descritto è dotato di un logos ambiguo e utilitaristico, un faccendiere che forse genera un figlio terrifico ed osceno perchè possa anche lui “servire” a indebolire il controllo di cui gli umani si vantano tanto.
    Sono andata per approssimazioni, Melo.
    Buona giornata

  15. melogrande ha detto:

    Beh, non sono stato io a “demonizzare” il povero Pan, ma i Padri della Chiesa, mi sa.
    Figuriamoci, a parte essere la divinità della natura selvaggia, Pan non si faceva mancare niente, stupri, masturbazione, rapporti con gli animali… ai poveri eremiti doveva proprio apparire come Mefistofele a Faust. Del resto, uno talmente brutto da far fuggire persino la madre dopo il parto, qualche trauma se lo porta dietro per forza.

    Ciò non toglie che sapeva anche essere buono e generoso, Pan, ad esempio aiutando Zeus quando si trovava nei guai e trovando persino le parole giuste per consolare Psiche che aveva deciso di farla finita.

    Il dio caprino appena vide Psiche così distrutta e affranta, poiché non era ignaro delle sue sventure, la chiamò dolcemente a sé, confortandola con buone parole: “’Figliola cara,’ cominciò a dirle ‘io non sono che un villano, un rozzo pastore, però di esperienza ne ho tanta dato che sono vecchio ormai. Quindi se vedo chiaro – in fondo in questo consiste, secondo quelli che se ne intendono, l’essere profeti – dal tuo passo vacillante, dal pallore estremo del tuo viso, da quel sospirare continuamente e soprattutto dai tuoi occhi così tristi, devo arguire che un amore violento ti tormenta. Dammi retta, allora, non provarci più a gettarti nel fiume, né cercare la morte in altro modo. Cessa di piangere, scaccia il dolore e mettiti piuttosto a pregare Cupido, il più potente degli dei: giovane, sensibile e vagheggino com’è, lusingalo con dolci voti.’

    immagine e citazione le ho trovate qui

    (ps su questa cosa, di uno come Pan che aiuta Psiche a ritrovare Eros, ognuno pensi pure quello che vuole…).

  16. carlo (cKlimt) ha detto:

    Come per la vertigine ci sono due tipi di paura:quella che ti paralizza
    e quella che ti ordina di muoverti, talvolta anche di scappare.
    .
    La vertigine riesce ad additarci un ulteriore dimensione:l’ebbrezza.
    Il sentirsi sul bordo estremo dei propri limiti pronti a scavalcarli in un impeto di curiosità e coraggio.
    .
    In questo la vertigine precede il volo. Precede l’illuminazione. Lo slancio e l’intuizione che possiamo uscire da noi stessi e dall’idea di noi in cui abbiamo rinchiuso noi stessi tramite l’abitudine.
    .
    Non è un cattivo presagio provare vertigine prima di oltrepassare un precedente limite. Crescere, probabilmente, deve accompagnarsi anche ad un qualche tipo di malessere.

    Ma quando capita che provi vertigine senza nemmeno uscire in balcone che segnale sarà? Terremoto in arrivo?

    • melogrande ha detto:

      Carlo,
      In questo senso, la vertigine non è un cattivo presagio, no.
      Poi, il significato può essere il più vario, dal presentimento di un terremoto (più spesso interiore…) ad un principio di artrosi cervicale.
      C’ entra molto l’ età (interiore, s’ intende), ecco….
      🙂

  17. Lillopercaso ha detto:

    Alla faccia del terremoto interiore.
    Chissà lì, al quattordicesimo piano…

  18. samothes ha detto:

    Mi chiedevo: ma se Pan porta la paura e la follia, come fa Psiche a conservare abbastanza buon senso per parlare con Cupido? Perchè Pan è brutto forte, diciamocelo, e secondo me, quando lo vede, manco ce la fa a star lì ad ascoltarlo mentre lui le dice “Figliola cara…”
    Voglio dire, questo non va un po’ contro una sceneggiatura credibile?

    • melogrande ha detto:

      Sam,
      giusta osservazione. Il fatto è che, nella sventura, Psiche ha avuto un po’ di fortuna, ha trovato Pan di buon umore ed in in dolce compagnia …

      Pan, il dio dei campi, se ne stava seduto proprio lì, sulla sponda del fiume, con Eco fra le braccia, la dea dei monti, e le insegnava a cantare le melodie più varie, mentre le capre, qua e là, lungo la riva saltando, brucavano l’erba che la corrente lambiva.

      Poteva andargli MOLTO peggio.

  19. samothes ha detto:

    Eh, sì, certo… perchè un conto è incontrare un pastore con le capre che canta la Montanara (ok, ok… ho capito che non cantava la montanara, ma si fa per dire…) e un conto è incontrare Pan quando ti fa smettere di colpo di respirare come quando si cade da 1000 metri di altezza. Le è andata bene sì…

  20. 00chicca00 ha detto:

    ma ciao!
    ho sofferto molto in gioventù di labirintite per un problema all’orecchio causato da immersioni non corrette, e si è trascinato per almeno due anni, poi fortunatamente dopo un piccolo intervento tutto è tornato a posto, ma sono stati due anni terribili perché i primi medici non mi davano molto retta e pensavano fossero miei problemi “psicologici” queste vertigini improvvise anche a letto! dopo che hanno constatato che i danni fisici c’erano almeno non mi sono più sentita trattare come una psicolabile ahahah
    comunque gli ultimo mesi di vertigini assidue mi ero come abituata e devo dire che il fluttuare spesso dal basso all’alto mi dava strane sensazioni, mi sembrava di viaggiare a mezz’aria e nel tempo ho provato la stessa sensazione quando vengo presa dai miei pensieri più profondi , ci navigo dentro mi lascio trasportare,
    una sensazione che ripiango della vertigine fisica era come essere ubriachi senza aver bevuto! magnifico!
    per cui direi che la vertigine , lasciando da parte la paura del cadere credo che a volte sia anche salutare!
    chicca

    • melogrande ha detto:

      Ciao chicca !
      la labirintite so che è davvero una brutta bestia, la vaga sensazione di vertigine invece, è vero, non è del tutto sgradevole.
      Provare la vertigine quando si è assorti dev’ essere cosa assai notevole, non mi dire che magari è nato così anche qualche paciugo ???

  21. quellidel54 ha detto:

    In effetti la vertigine ha il sapore più di una caduta inarrestabile verso quelle che sono le pulsioni più di “pancia” che di “testa”; un esempio é la passione Infatti si dice “vertigini di passione”
    Quasi che sia un gorgo verso il quale siamo attratti se non spinti da un’irrazionale desiderio di provare oi stessi a verificare se q quanto siamo capaci di resistere e di adattarci alle passioni stesse. Che sia cibo, sesso, denaro, potere quando ci abbandonamo ad essi siamo presi dalla vertigine. Voi che il desiderio di aumentare la quantità di ciò detto prima, vuoi invece l’esatto contrario la vertigine ci affascina proprio per il desiderio di affrontarla per esserne vincitori.
    Sempre che si abbia un buon paracadute, che il più delle volte lo dimentichiamo anche volontariamente perché accanto alla vertigine corre veloce il gusto del rischio. L’unico freno potrebbe essere la paura, ma giocoforza la vertigine invoglia a dimenticarla, giusto per dimostrare di che pasta siamo fatti.

  22. parolesenzasuono ha detto:

    lasciarsi cadere verso l’alto, ti direi

    in bilico tra estasi e paura panica

    un bellissmo post, questo.

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...