Alle cinque della sera, forse più tardi

Parte piano, alternando sfacciati affondi ad abili trattenute, mostra e nasconde, offre e ritira, promette e non mantiene. È umano, troppo umano. Possiede un’ ambiguità sinuosa, non conosce corrispondenze univoche, è liquido e sfuggente, liscio e scivoloso sulla schiena, lasciata nuda dall’ abito, che pretende sapientemente scollato. E’ beffardamente inafferrabile, conosce mille vite, nessuno sa cosa sia di preciso, e questo gli permette di essere qualunque cosa. Lui ne è consapevole e gioca, guidando con maestria musici plagiati, nascondendosi sotto arrangiamenti sottilmente fuorvianti, travestito ora da innocente balera, ora da spudorata discoteca, simulando semplicità per imbrogliare meglio.

È un inganno, come il lupo travestito da nonna.

Non fidarti, è pericoloso.

Se capire è contenere, ebbene non puoi capirlo, nessuno può capire ciò che si trasforma come metallo liquido.

È infido come Puck, è rapido come Peter Pan,è  maligno come entrambi.

Quando credi di averlo preso, fa uno scarto di lato, ti manda a vuoto, scompare alla vista e ti lascia lì in sospeso. Intanto, veloce come il vampiro, con un’ improvvisa accelerazione ti ha aggirato e ti trafigge alle spalle, con una lama talmente affilata che sul momento non senti neppure dolore, solo un vago prurito fra le scapole.

Te ne accorgi, girandoti per afferrarlo, ma le gambe ti cedono come in un perfetto casqué. e ti ritrovi in ginocchio come il toro all’ ultimo atto della corrida, l’ elsa della spada conficcata, ben visibile sulla sommità della schiena, mentre lui, il tango, si volge con eleganza noncurante verso il pubblico, accompagnato da un ultimo, violento singulto del bandoneon.

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50 commenti su “Alle cinque della sera, forse più tardi

  1. 00chicca00 ha detto:

    Parlami in un abbraccio
    amami in mille note
    rosse
    gialle
    appassionate.

    Fammi volare
    in altri spazi
    fammi assaporare
    una carezza tenera
    rubata tra le note
    di un vecchio bandoneòn,

    fammi girare , girare
    all’infinito in questo ritmo
    melanconico e struggente
    carnale ed innocente
    come le mie guance rosa
    di ragazza innamorata….

    (..un secolo di anni fa, quando ero molto molto giovane…)

    chicca

    • melogrande ha detto:

      chicca,
      già molto giovane, da ragazza innamorata, avevi un gusto sicuro …
      Rappresentavi la musica del bandoneon come un mazzo di fiori, senza nasconderne l’ aspetto “doppio” di carnalità innocente.
      Mi sa che avevi già viaggiato, a quei tempi.

  2. Se c’è una cosa che mi ha sempre messo in terribile imbarazzo è il ballo.
    Ricordo che da bimbo studente di pianoforte, mamma e zia molte volte hanno tentato di sorreggermi nel volteggio di un grande valse di Strauss o di una molto più nostrana polka mazurka ullallà….

    ed io mi svincolavo goffo ed infastidito, ferito nel peccato di aver deturpato la musica con una veste di corpi in movimento e di aver umiliato vibrazioni acustiche eleganti relegandole in trazioni e frizioni muscolari.

    Ed eran tempi in cui si ballava su musica e non su rumore.

    Solo un balletto ho subito nel tempio scaligero ed era comunque un Lago dei Cigni in cui la Fracci riuscì a render meno atroce la mia spasmodica attesa della liberazione finale….

    Se non riesco a capire come sia una forma d’arte la danza classica, figuriamoci se mi riesce di trovare un senso al ballo, foss’anche l’espressione più elegante della bassa e greve carnalità umana.

    Altro discorso sulla musica: se il tango ed il bandoneon di Piazzolla fossero privati della zavorra danzante, credo potrebbero rappresentare molto meglio le lacerazioni di una terra sofferta e sofferente.

    la discoteca non rientra nei miei esperiti ne desiderati: mi sembra un insulto all’intelligenza ed al gusto musicale oltre che all’udito nel senso fisiologico.

    pensa melo: mentre scrivo queste note stridule, ho in sottofondo un concerto di Klaus Schulze (Klaus Schulze Feat. Lisa Gerrard – Dziękuję Bardzo – Warsaw 25 Years Later). Su questa musica solo le emozioni possono danzare, solo i pensieri si possono adagiare, solo i sogni si possono avvitare. Nessun corpo potrà mai vestire una musica così come nessuna parola potrà mai contenere una poesia.

    GB

    • melogrande ha detto:

      Il tango non è solo un ballo, anzi secondo me non è neppure quell, l’ aspetto principale.
      Rappresenta un aspetto dell’ umano…

      ps
      Adoravo i Dead Can Dance, non riesco a non fare confronti con quei dischi meravigliosi…

  3. Anna Laura ha detto:

    Questo è il “Duende”…

    • melogrande ha detto:

      Brava ! Il Duende !
      Il duende sarebbe un folletto, letteralmente, come Puck, ma è assai di più.
      Per dirlo con Garcia Lorca, che si riferiva al flamenco:

      ” il duende bisogna scovarlo nel più profondo del proprio sangue: scacciando I’angelo e facendo sgambetto alla musa (…) . II duende non giunge se non vi e possibilità di morte (…) L’angelo e la musa fuggono col violino ed il tempo, il duende ferisce”

      .

      Secondo me ci siamo…

  4. Lillopercaso ha detto:

    Ciao,
    Non amo il tango, come non amo molto tutto ciò che è passionale, nemmeno in musica, il che è tutto dire.
    Ma Piazzolla, come potrebbe non piacermi, soprattutto in questo video con la corrente d’intesa tra i musicisti. Anche lo strumento non mi dispiace, che con nomi e caratteristiche un po’ diverse viene usato per suonare vari tipi di musica (preferisco il banjan dell’Est).
    Mi piace, invece, il flamenco, e da quanto ho letto mi pare che vi si adatti meglio anche il ‘Duende’, di cui non conoscevo il significato.
    L’acquarello è bellissimo, ma non mi richiama il tango.

    PERO’ trovo splendida la descrizione che ne hai dato, la personificazione, un Alieno (Aliena? diciamo una fusione dei due) travestito da Umano!

    • melogrande ha detto:

      Penso che l’ immagine del duende sia proprio quello che lega il folletto al tango, non me n’ ero reso conto subito. L’ immagine doppia di un demone, angelico e carnale al tempo stesso, cigno bianco e cigno nero.

  5. L’acquerello però a me ricorda la bestiale demenza del crudele rito della corrida.

    altra espressione dell’umana inettitudine.

    volete il sangue ? amputatevi qualcosa.

    oppure se cercate il brivido della caccia, affrontate uno squadrone di felini incazzati e di rapaci affamati pure armati di bazooka mentre voi siete ignudi, in piena crisi di astinenza da happy hour e dopo 38 ore di esposizione continua al grande fratello.

    quasi quasi faccio il tifo per i Maya….

    • melogrande ha detto:

      Astro,
      Evocavo la corrida sul piano estetico, non etico, come immagine di bellezza e di morte creata dai due protagonisti in una sorta di danza drammatica. Solo che lì la morte è evento ben reale e non simbolico.
      Le incisioni di Picasso esprimono con incredibile efficacia, nella semplicità di mezzi, questa drammaticità.

      Riguardo ai Maya, abituati com’ erano a sacrifici umani all’ ingrosso, non penso si sarebbero mai interessati alla laboriosa esecuzione di qualche misero torello.
      Ci voleva ben altro…

  6. melogrande ha detto:

    Qualche spiegazione s’ impone, mi sa, o i viandanti sospetteranno che il post sia effetto di funghi allucinogeni o di eccessive porzioni di peperonata assunte prima di andare a dormire.

    Il tema vero qui è l’ ambiguità.

    Mi sono imbattuto per caso, su Youtube, in questa strepitosa esecuzione del “Libertango” di Piazzolla. Ci ho sentito dentro passione, bellezza, forza, sensualità ma anche pericolo.
    Non so come, mi è venuto da accostarla alla corrida, che con il tango non c’ entra nulla, ma che mi pareva avesse dentro lo stesso intrigo di eleganza e morte, la stessa scellerata ambiguità. Da qui l’ abbinamento.

    L’ ambiguità, a mio parere, è ciò che permette al tango di essere assai più di un ballo, se così non fosse sarebbe confinato ad una cerchia di iniziati e di estimatori, più o meno come il ballo liscio. Ed invece così non è, il tango straripa dai suoi confini.

    Se posso azzardare un altro salto logico (tanto ormai…), succede col tango ciò che è successo col giallo in letteratura, nato come “genere”, e tenuto a distanza dalla letteratura “vera”, si è reincarnato mille volte diventando strumento di descrizione del mondo antico o di quello medievale, di indagine psicologica o psichiatrica, di denuncia sociale o del disagio contemporaneo. Alla faccia di chi lo voleva morto.

    Il tango lo si trova in versioni classiche e contemporanee, commisto al jazz (gli Ayres Tango, per esempio) o all’ elettronica, mixato da DJ come i Gotan Project o interpretato da quartetti d’ archi.
    Lo stesso “Libertango” è diventato popolare attraverso la versione disco di Grace Jones utilizzata da Polanski in “Frantic”…

    Ambiguità per ambiguità, l’ ho collegato al personaggio del Sogno shakesperiano, il folletto Puck, e cercando un’ immagine di Puck in rete, mi sono accorto di quanto gli somigliasse Peter Pan, un altro personaggio assai meno limpido di quando traspaia dal cartone di Walt Disney.

    E giusto per finire in bellezza con un’ ultima ambiguità, il video che ho postato e che su Youtube viene spacciato per “original version”, non lo è affatto, ed a suonare il bandoneon NON è Astor Piazzolla ma Nestor Marconi….

    Non fidatevi mai del tango, ve l’ ho detto.

  7. Melo, io evocavo i Maya come auspicio che la loro 2012ma profezia si avverasse….spazzando finalmente l’umanità e le sue porcate via da questo Universo che stiamo minando.

    vita, morte, follia, destino, sono tutte limitazioni umane a cui religioni, superstizioni (cioè la stessa cosa ma detta più chiara) hanno dato motivo d’esistenza per essere utilizzate ai fini del potere.

    quello stesso potere che ti propone quando vieni al mondo una serie di contaminazioni ed influenze se non proprio imposizioni.

    ma chi l’ha detto che il tango è sensuale ? è una cosa ridicola
    ma chi l’ha detto che il ballo è un’espressione artistica.
    ma chi l’ha detto che la discoteca è un luogo di socializzazione.

    ma chi l’ha detto che noi ci si debba allineare sempre e comunque a linee guida fissate da altri.

    se a te piace il tango o piazzolla è solo perchè ti va così.
    se io invece apprezzo la musica ma associarla ad un dimenar di corpi mi fa crollare la magia e mi fa venir da ridere o da fuggire inorridito, sarà lo stesso no ?

    forse perchè sono più libero nel vedere ?
    forse perchè rigetto d’impulso ogni preconfezionamento di modelli consumati ?

    o forse perchè sono più abituato a ragionar col mio melone anziche con quello degli altri ?

    l’acido mi viene bene di fronte a cose come la corrida: come ci riesci a trovare un senso artistico anche trasfigurato ?

    se vuoi la sfida alla morte, trovo più adatta la prova di coraggio masai che armati solo di un assegai devo ammazzare un leone furente.

    assurda in se, almeno è una sfida alla pari

    non v’è bellezza nella crudeltà

    non v’è grazia (remember?) nel dolore

    cmq se hai voglia di ballare, baila

    dai dai che pian piano sto tornando al giusto grado di acidume

    ciao Melo….(e non dirmi che non ti avevo avvisato….)

    GB

    • melogrande ha detto:

      Non mi metterò di certo a polemizzare in difesa della corrida, stai tranquillo, né a fare l’ apologia del ballo. E neppure farò l’ elogio delle discoteche.
      Terremo l’ acidume per occasioni più stimolanti, va bene ?

      Invece l’ idea che tutto si riduca a gusti personali non mi convince affatto.
      Se la danza esiste presso tutti i popoli ed in tutte le culture, antiche e moderne, qualcosa vorrà dire, evidentemente riguarda radici profonde dell’ essere umano. So che mi risponderai che la colpa è del Diluvio Universale sciaguratamente incompleto nei risultati, ma tant’ è.

      Aspettiamo i Maya…

  8. guido mura ha detto:

    L’ambiguità che tu vedi, Melo, è la stessa che risiede nella cultura sudamericana, che ha radici profonde, di sostrato, ma anche di substrato. Sia la cultura dominante precedente, quella dei regni precolombiani (ma anche quella degli indiani d’America), sia quella sovrapposta, dell’Iberia cattolica, si fondavano sull’esibizione della crudeltà, dell’orrore. Religioni contrapposte, ma che accettavano ed esplicitavano un’estetica dell’orrore. Questa sostanziale ambiguità, che rappresenta il male per realizzare il bene, si diffonde quindi in tutte le manifestazioni del vivere sociale, senza escludere ovviamente l’erotismo e la sessualità. Una cultura quindi, quella sudamericana, in cui le manifestazioni umane più estreme hanno diritto di cittadinanza e l’estetica è soprattutto estetica dell’ambiguità e del mistero. Per questo loro hanno avuto il tango e noi il liscio, loro Piazzolla e noi Casadei.

    • melogrande ha detto:

      Penso che l’ estetica dell’ orrore non fosse sconosciuta nemmeno dalle parti nostre, dagli spettacoli dei gladiatori fino alle grandi esecuzioni pubbliche, praticate in Europa fino all’ Ottocento.
      Sicuramente il fascino demoniaco, quello che alimenta la letteratura gotica, o che s’ incarna nell’ artista maledetto, è favorito in ambienti culturalmente molto repressivi. La parte oscura torna sempre fuori, tanto più forte quanto più viene rimossa.

  9. deorgreine ha detto:

    Io lo adoro, il tango, e mi ricorda sensazioni che adoro ricordare, fra le poche. 🙂

  10. germogliare ha detto:

    -Il tango non è maschio; è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna, anche se il passo più importante, l’ “otto”, che è come il cuore del tango, lo fa la donna. Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione. Un circolo virtuoso che consente poi l’improvvisazione.- Miguel Ángel Zotto
    Wow! E dopo l’ otto, lei, come il toro che colpito dalla lancia, stramazza a terra.

  11. deorgreine ha detto:

    …e non mi fido del tango e nemmeno di Puck, ma è pericolosamente bello lasciare che l’ingenuità lasci il posto alla diffidenza, ogni tanto. E’ ambiguamente bello.

  12. melogrande ha detto:

    Puck manda a dire che apprezza molto i complimenti…moltissimo.

  13. Mi diverte e acchiappa di più l’estetica Einsteniana o la leggiadria delle intuizioni di Ramanujan Srinivasa Aaiyangar che la danza il ballo o la corrida.

    sento sempre più palese ed evidente la distanza fra il mio sentire ed il comune attuale senso del bello.

    io ci ho provato melo su insistenza tua e di altri blogger a rimanere su questi livelli di scambio

    ma non me ne viene nulla se non sempre maggior desiderio di svignarmela e di recidere ogni legame a questi pur legittimi modi di pensare vedere vibrare.

    ripeto: ci ho provato; ma rimanere significherebbe mentire e venir meno al mio rispetto per te e per gli altri

    oltre che verso me stesso

    io navigo mari diversi, cerco approdi molto più prossimi all’oltre che al sociale, non mi voglio arenare sui soliti bassi fondali dove per troppo tempo ho setacciato inutilmente.

    stavolta lascio davvero.

    Buona fortuna

    ciao

    GB

  14. guido mura ha detto:

    La differenza che io vedo tra i giochi cruenti dell’antichità e le manifestazioni religiose dell’orrore è che i primi esprimono un’estetica della brutalità, che è lo schietto apprezzamento della forza, presente in tutte le culture dell’antichità e che prosegue ai giorni nostri con spettacoli indubbiamente violenti come il pugilato o la corrida. Sacrifici umani ed esecuzioni-spettacolo presentano una maggiore e più oscura ambiguità, perché funzionali alla salvezza e alla purificazione della comunità. E’ il mantello soteriologico della violenza a costituire il vero scarto rispetto alla violenza pura o ludica.

  15. deorgreine ha detto:

    Oh no, non lo so ballare, ma penso che potrei imparare. Lo penso da molto tempo :D.Lo penserò finché non imparo, ovviamente. Ma non ho mai imparato perchè le sale da ballo mi rendono triste e mi immalinconiscono terribilmente. L’apprendimento di una danza richiede un luogo consono, specie per una danza come questa. Bisognerebbe andare lì dove è nato e capirne il senso profondo per poterlo danzare veramente. Per poter capire, che è poi quel che mi piacerebbe, al di là della danza in sé. E un po’, lo confesso, mi rattristano anche tutte queste esibizioni nostrane di balli latino americani, che sembra siano più un’attività da palestra che serve per smaltire calorie in affollati luoghi dove tutti sudano per smaltire pasti eccessivi; sono vissuti, credo, non come un modo di esprimersi del corpo, un modo di essere voglio dire, come invece sono vissuti nelle terre da dove vengono. Il senso della danza è questo, no? il resto è imitazione, il voler tendere a qualcosa che non si sa sentire, perchè si è altro. Ballerei imparandolo un samba solo se mi trovassi in Brasile, se ci vivessi per del tempo e se ne sentissi veramente il senso. Questo mi interesserebbe molto.
    La musica, la coreografia di un tango sono come il sentirsi vibrare il rischio dell’assurdo dentro, perchè è trasporto, non è pensiero, esattamente come è illogico fidarsi di Puck. Ma per danzarlo non basta conoscere la coreografia e forse non basta nemmeno sentirlo vibrare; forse per danzarlo ci vuole la passione vera che forse prende vita dalla conoscenza delle origini e quella non la si impara nelle scuole da ballo. In fin dei conti, qualcuno dice che si tratta solo di provare piacere nel calarsi nella musica in sincronia con un altro corpo; niente di più bello, immagino. Ma mi pare poco.
    Ad Astro infastidisce l’aspetto di aggregazione forzata o la necessaria presenza dell’altro perchè una danza a due si compia, suppongo, non lo so. Certo il tango non è solitudine, non è certo meditazione o contemplazione solitaria; è tutt’altro. Probabilmente è definibile come un rito, un modo per donarsi negandosi all’altro, attraverso il dono negato dell’altro. E’ un gioco d’amore, in fin dei conti, una sorta di parata nuziale come quelle che si vedono in natura e penso che paradossalmente sia un’ambiguità che viene purificata proprio dall’origine istintuale e resa fluida dalla tecnica e dal profondo vibrare della musica, del ritmo, della presenza del movimento studiato finché non risulta spontaneo. Insomma, io non me la sento di dire che una cosa che è piacevole da vedere e che probabilmente è estremamente piacevole da mettere in pratica possa essere qualcosa di criticabile o condannabile. Le cose da condannare o criticare son ben altre.

    • melogrande ha detto:

      Non saprei dire, deorgraine, come sia ballare il tango.
      Però tutte le volte che qualcosa viene ritualizzata, mi viene da pensare che chi lo fa deve pensare che sia qualcosa di importante che va preservato e tramandato esattamente in una certa forma, come una cerimonia.

  16. m0ra ha detto:

    Adesso spunta anche il tango tra i tuoi interessi. Ma quanti frutti fa questo melo?
    No, il tango non è per me. Non che non mi piaccia, ma così, occhio e croce, ho sempre pensato che bisogna saperlo ballare come si deve e non arrangiandosi come si può. Ho anche pensato che ci voglia “un” partner e non uno qualunque. Insomma, non c’è stato il giusto mix d’ingredienti. L’abbinamento con la corrida è calzante; il matador esprime una carica erotica da ammirare, come i ballerini di tango. Scorgo un altro elemento in comune, quello della vita che corteggia la morte e viceversa. Amore da a-mors, sottrarsi alla morte.

    • melogrande ha detto:

      mora,
      il segreto è in una giusta concimazione…. ;-D

      No, ballare il tango non è neppure per me, e penso in genere non sia tanto una roba da introversi. Per il resto, sono contento che il parallelo ti convinca.

  17. Lillopercaso ha detto:

    Melo, avete ragione, non è fuori luogo accostare corrida e tango (era la grafica così .. non mi viene la parola.. poco carnale a non richiamarmelo), se l’idea è quella della bellezza del pericolo (a parere del torero!), della contrapposizione male bene ecc; forse non mi piace proprio l’ambiguità che esprime perché non mi piace in me, e la vorrei combattere. O forse non ho il duende (ho letto un bel post di CHICCA a proposito).

    Tanto tempo fa ho assistito a un concerto di Piazzolla; si stava seduti, ovvio, e veramente , in quel caso, la musica mi è parsa monca: imprescindibile dal ballo.
    DEORGREINE scrive con tale calore il suo non-ballare che è come se lo raccontasse con una foto in negativo, tra l’altro in perfetta consonanza col pieno-vuoto del donarsi-negarsi.
    Ma oltre che discettarne, c’è qualcuno che lo balla? Mi piacerebbe vedere il passo a otto, che è anche il simbolo dell’infinito!

    • melogrande ha detto:

      lillo,
      mi sa che l’ ambiguità è l’ essenza del tango, almeno come lo percepisco io.
      Capisco che possa attrarre come pure respingere, ed è giusto così, sennò che ambiguità sarebbe.

      (sarei curioso di sapere che ne pansa tuo cuggino…)

  18. 00chicca00 ha detto:

    Ho conosciuto il tango molti anni fa ed ero giovane giovane , durante uno dei miei primi lavori e mi ha legato a sé, non è solo un ballo è un concedersi prima di tutto alla propria corporeità e poi riconoscere quella dell’altro e farne parte, è anche un modo di intendere il vivere lasciandosi andare alle emozioni e vivendole fino all’ultima goccia
    in quel bellissimo periodo ho conosciuto anche la milonga che molti confondono con il tango, ma che è per me a volte talmente struggente da perdermi
    vi lascio una milonga sempre di Piazzolla:

    il tango non è un ballo da discoteca è un ballo intimo, raccolto , ci sono alcuni locali splendidi in -argentina dove davvero si vive la musica e te la senti addosso e tutto il resto si perde
    El Duende raccontato da Lorca si riferiva al fado e al flamenco al suono della chitarra in particolare
    “”””…Così, dunque, il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare. Ho sentito dire da un vecchio maestro di chitarra: «Il duende non sta nella gola; il duende sale interiormente dalla pianta dei piedi». Vale a dire, non è questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue; cioè, di antichissima cultura, di creazione in atto.Questo «potere misterioso che tutti sentono e nesun filosofo spiega» è, insomma, lo spirito della terra”””
    mi ritrovo molto nelle parole di Lorca

    scrissi tempo fa qualcosa sul Duende:

    avvolte le mani in nere sete
    di falene mai morte
    a raccogliere l’umore denso
    di sangue che brucia,
    prosciuga ed esala cristalli
    di rosso rubino

    midollo variante in
    musica pura dal corpo di demone,
    essenza da forma irrituale
    tatuata in note dissonanti

    arte sottile confusa nel limo
    vitale di ancestrali radici

    fluido divenire
    a rendere libero il sogno

    si vede che mi piace questo post? 🙂
    chicca

  19. melogrande ha detto:

    Si vede sì, chicca.
    Ed il brano che hai postato mette i brividi.
    Grazie davvero.

  20. Anna Laura ha detto:

    Una volta, la cantaora andalusa Pastora Pavón, «La bambina dei pettini», cupo genio ispanico, pari in capacità fantastica a Goya o a Rafael il Gallo, cantava in una taverna di Cadice. Giocava con la sua voce d’ombra, con la sua voce di stagno fuso, con la sua voce coperta di muschio, e se la intrecciava nella chioma o la bagnava nella camomilla o la perdeva in gineprai oscuri e lontanissimi. Ma niente; era inutile. Gli ascoltatori restavano zitti.
    Era presente Ignacio Espeleta, bello come una testuggine romana, cui una volta domandarono: «Come mai non lavori?»; ed egli, con un sorriso degno di Argantonio, rispose: «Come posso lavorare se sono di Cadice?».
    Era presente Eloisa, la calda aristocratica, meretrice di Siviglia, discendente diretta di Soledad Vargas, che nel Trenta non volle sposare un Rothschild perché non le era eguale per sangue. Erano presenti i Floridas, che tutti credono macellai ma che, in realtà, sono sacerdoti millenari che continuano a sacrificare tori a Gerione; e, in un angolo, l’imponente allevatore di bestiame don Pablo Murube con l’aria di una maschera cretese. Pastora Pavón finì di cantare nel silenzio. Solo, e con sarcasmo, un uomo piccolino, di quegli ometti ballerini che escono all’improvviso dalle bottigliette di acquavite, disse con voce grave: «Viva Parigi!», come a dire: «Qui non ci interessano le capacità, né la tecnica, né la maestria. È altro ciò che ci interessa».
    Allora La bambina dei pettini si alzò come una folle, gobba come una prefica medievale, trangugiò d’un sol sorso un gran bicchiere d’acquavite come fuoco, e si sedette a cantare senza voce, senza fiato, senza sfumature, con la gola riarsa, ma… con duende. Era riuscita a uccidere l’intera impalcatura della canzone per cedere il posto a un duende furioso e rovente
    Così, dunque, il duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare.
    «Il duende non sta nella gola; il duende sale interiormente dalla pianta dei piedi». Vale a dire, non è questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue; cioè, di antichissima cultura, di creazione in atto

  21. quellidel54 ha detto:

    Ah, il tango. Un pensiero dolente che avanza seguendo il pentagramma musicale. E’ uno stato d’animo, é la lussurria che si scontra con la ragione Pare non avere un’etica, una morale eppure é l’intimo colloquio tra due corpi. Sono suoni, quelli dei passi del ballo, che si comunicano i cuori e le anime di chi danza. Nel tango credo ci siano tutti gli elementi che possiamo ritrovare nella tragedia come nella commedia.E’ la rappresentazione coreografica, della vita e dei suoi processi evolutivi.
    In pochi minuti nasce, esplode e muore una passione e ciò che più spaventa é la possibilità di ripetere all’infinito quel processo. Ogni volta che la prima nota esce dal soffietto del bandoneon o dalla cassa della chitarra o che una “zapata” striscia sul piancito.
    Penso al dolore dei primi ballerini, emigranti. Un dolore per una terra che non riuscivano ad amare così tanto e bene da essere riamati, o forse era solo il desiderio di essere amati in maniera speciale, unica, personale.
    Ogni uomo spera e cerca quell’amore unico e singolare e quando non riesce ad ottenerlo ne canta l’impossibilità, tentando di lenire così l’egoismo che lo divora.
    Su quel dolore altri dolori intervengono e ne completano con la danza, l’aspetto e l’esistenza.
    Danzare é un’espressione non solo di uno stato d’animo, un esercizio ludico, ma é stato anche momento sacrale e religioso.
    La danza é uno dei momenti caratterstici della vita dell’uomo.
    E’ stato e per certi versi é il “reminder” delle tappe impotanti nella vita di ciascuno di noi.
    Un vestito per i nostri sentimenti.

  22. Lillopercaso ha detto:

    Il dolore dei primi ballerini emigranti di cui parla CAPEH apre prospettive a cui non avevo pensato…
    Ho poi letto con piacere i commentoni di CHICCA e di ANNALAURA, e mi è balenata una distinzione che forse si può fare: il Flamenco è appassionato, il Tango passionale; l’uno è pieno di passione, l’altro dalla passione si fa trasportare.
    Mi piace il Flamenco, cantato e o ballato da una donna. Se fossi nata in Spagna lo avrei cantato, come che fosse.
    Dopotutto, avrei trovato il mio Duende, o lui avrebbe trovato me.
    Ma il Tango… arrossisco! Lustri fa l’ho ballato un po’, in una balera da teppisti, con un Argentino molto macho e pibe de oro per mio gran divertimento; ma in quanto a ebbrezza e sensualità… ohibò… basti dire che lo seguivo, magari anche bene, coi miei piedi incollati sopra i suoi!!!

    ps: ma i Dead Can Dance si erano cimentati anche col Tango 😮 ?!? Inimmaginabile! Sentire, sentire!

    • melogrande ha detto:

      Se il tango ti fa arrossire ed il flamenco no, è proprio lì che va cercata la differenza…

      I Dead Can Dance con il tango non c’ entrano nulla, che io sappia, commentavo la scelta musicale di Astro (Lisa Gerrard che canta sulla musica di Klaus Schulze).

  23. melogrande ha detto:

    Per una di quelle coincidenze felici che ogni tanto capitano, ho trovato nientemeno che l’ Otello ambientato in una milonga !

    Il tango mi ha sempre colpito per la qualità ossessiva della tensione che si instaura nella coppia, per quella sensazione di ineluttabile necessità reciproca, d’impossibilità di distacco. In questa dimensione emotiva di densa e scura vitalità, vedo radicarsi molto bene i temi e la ‘patologia’ della vicenda shakespeariana, famosa nell’immaginario popolare come ‘dramma della gelosia’, ma meglio definibile come ‘dramma dell’invidia’

  24. Lillopercaso ha detto:

    Melo, che tempismo!
    No, il Tango mi fa arrossire solo per come l’ho bistrattato, purtroppo! Però…
    una volta mio cuggino ha ballato il Tango dei DeadCanDance con un Miura e adesso ha due vitelli.
    (Il mantello soteriologgico, in Spagna, si è parecchio alleggerito)

  25. melogrande ha detto:

    Spiritosa…certo che sono un ariete !

  26. quellidel54 ha detto:

    E quì c’é l’altro !!!
    Nato lo stesso giorno del nostro ospite.
    Quindi … meditate, gente. Meditate !! 😀

  27. carla ha detto:

    alle cinque della sera è anche il titolo di una poesia di Garcia Lorca…
    grande atmosfera…
    ciao, passavo di quì e volevo salutarti!
    sempre belle le immagini che scegli….

  28. melogrande ha detto:

    Carla,
    la poesia che ricordi parla proprio della morte di un torero, Ignacio Sanchez:

    Di’ alla luna che venga,
    ch’io non voglio vedere il sangue
    d’Ignazio sopra l’arena.

    Alle cinque magari è un po' presto, ma sotto la luna il tango viene bene …

    Grazie di essere passata, buon week end con vista sul lago …

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