Considero valore

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
(…)
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da “Opera sull’acqua e altre poesie”

Quando Nietzsche sosteneva che “non ci sono fatti, solo interpretazioni”, non si riferiva evidentemente alla realtà fisica. Se piove piove, e quasta non è un’ interpretazione, e quando l’ acqua bolle, bolle.
Però per un altro verso aveva ragione, perché se il cannibalismo, per esempio sia una cosa buona o meno è effettivamente un problema di interpretazione. L’ interpretazione entra in gioco quando si passa dall’ ambito puramente descrittivo a quello morale.
Gli antropologi hanno portato racconti di cannibalismo rituale, di cannibalismo religioso addirittura.
Si potrebbero fare analoghi esempi con la razzia, lo stupro, l’ omicidio rituale, il sacrificio cruento, lo sterminio dei nemici, l’ uccisione gratuita o cerimoniale di animali, l’ eutanasia degli anziani, l’ eugenetica tramite infanticidio selettivo. Cose così.
Ci sono state nella storia dell’ umanità, ed in qualche caso ci sono ancora, società in cui ciascuna di queste cose veniva considerata non solo lecita, ma virtuosa, “buona”. Non sembra esserci insomma una “legge naturale”, come si considerava poco tempo fa.

Questa considerazione può naturalmente portare verso uno scetticismo radicale, alla indifferenza dei valori, al relativismo nel senso deteriore di un termine che ha invece anche un’ accezione “nobile”. Se tutto ed il contrario di tutto è stato di volta in volta assunto come base normativa, allora tutto si equivale, basta prendere un sistema di norme a caso ed applicarle.

Eppure si sa già in partenza, si riconosce, si “percepisce” che quella dell’ indifferenza è una strada perdente. Intuiamo che ci sono norme di maggior valore di altre. Il problema è riuscire a dimostrare il perché.
E, tanto per cominciare, il problema è quello di una definizione soddisfacente dei cosiddetti “valori”, appunto.
Un problema non da poco, perché “valore” è una di quelle parole-caleidoscopio che sembrano contenere tutto ed il contrario di tutto.
Ogni buon dizionario elenca come minimo una dozzina di significati, che vanno da quello fisico-matematico (“il valore della funzione y per ciascun valore della variabile x…”) a quello morale di “eccellenza” in qualsiasi campo, a quello economico, a sua volta ambiguo e polivalente.

In inglese, la parola “values” viene definita come “concetti astratti di ciò che è giusto, conveniente, desiderabile, principi, standards”. Il termine stesso “value” rimanda a “worth”, che a sua volta implica “eccellenza di carattere o qualità che impone la stima, utilità o importanza per il mondo, per una persona, per uno scopo; valore monetario, quantità di qualcosa, proprietà o possesso”.
Di conseguenza il valore (“value”) è l’ eccellenza, l’ importanza relativa di qualcosa, o il suo corrispettivo in uno scambio, l’ equivalente monetario o in altri beni e/o servizi.

Non mi soffermo poi su altri significati del termine, come l’ importanza di una cosa, ogni oggetto o qualità desiderabile in se o come mezzo, la leggerezza o luminosità di un colore, la relazione tra chiaro e scuro in un disegno, la durata di una nota, la stima….
Fermiamoci qui.

Esistono dunque cose di valore, persone di valore, esistono valori bollati, valori aggiunti e plusvalori, valori di terreni ed immobili, valori tradizionali e religiosi, valori estetici e musicali, valori d’ uso e valori di scambio. Non sorprende che il termine compaia poco nella storia della filosofia: i filosofi non amano le parole che hanno troppi significati, ne diffidano.

E tuttavia, i valori sono il prodotto di qualunque sistema etico, e dunque non si può eludere la questione.

Per prima cosa, farei una distinzione tra il gruppo di significati di derivazione economico-finanziario, e gli altri. Non è da pensare che questa doppiezza di significati sia una conseguenza dei nostri tempi consumistici e capitalisti, l’ ambiguità è assai più antica.

Il termine valore è infatti l’ equivalente latino del termine greco “timé”, che rappresenta la qualità che rende qualcosa o qualcuno degno di approvazione. Il termine timé ha dato origine alla parola “stima”, ed anche questa, così come valore, ha un doppio significato, da un lato un significato economico (la stima di un terreno, l’ estimo, la quantificazione in termini monetari di una qualsiasi cosa), dall’ altro un significato morale (persona degna di stima, stimato professionista, ecc.).

In entrambi i casi, la stima è alla base di un “apprezzamento”, altro termine double-face.
Insomma, questa ambiguità di fondo tra virtù morale e valore materiale o addirittura monetario sembra trascinarsi dalla notte dei tempi.

Senza dimenticare il fatto che persino nei termini più prosaicamente economici, anche lì il termine “valore” continua a manifestare una natura sfuggente. Già Aristotele infatti aveva operato una distinzione tra il “valore di scambio” di una merce, pari alla quantità di denaro o equivalente che sono disposto a pagare per ottenere quella data merce, ed il “valore d’ uso”, misurato in base all’ importanza che quella cosa ha per me.
L’ aria non si compra, eppure ha un grande valore d’ uso per ogni essere vivente, mentre un sigaro Avana gran riserva ha certamente un elevato valore di scambio, ma uno scarso valore d’ uso per me visto che non fumo. Viceversa, un salvagente mentre sto annegando avrebbe un valore d’ uso assai più elevato del suo modesto valore commerciale. “Il mio regno per un cavallo”, insomma, e via con mille esempi analoghi compresa la pendola del nonno da cui non mi separerei neppure per una grossa cifra che del resto è assai improbabile che qualcuno mi offra.

Con questo si entra in un discorso assai delicato e spinoso che riguarda la soggettività dei valori, ma prima di affrontarlo vorrei completare l’ argomento del “valore commerciale”.
Perfino in questo campo ci si trova di fronte una certa polivalenza di significati. Un titolo di Stato, un’ obbligazione, un’ azione hanno una molteplicità di valori, un “valore nominale”, cioè il valore di emissione, ed un valore “attuale”, che è quello a cui quel determinato titolo viene effettivamente scambiato, e che più essere maggiore o minore, ma raramente uguale al valore nominale.
In tempi di crolli in Borsa non è necessario dilungarsi oltre.

Anche nell’ accezione “morale”, però, il termine valore manifesta un comportamento problematico.

È infatti noto che i valori hanno un’ evoluzione storica, come si ricordava all’ inizio, ma anche una componente soggettiva importante.
Il valore di un pezzo alquanto tirato dei Led Zeppelin era decisamente diverso per me, rockettaro adolescente, rispetto a mia madre, vittima recriminante del mio primo impianto HiFi, e proporzionalmente inversa era la situazione per i brani più confidenziali di Frank Sinatra, di cui lei era appassionata radioammiratrice. Mio nonno poi ascoltava lirica e basta, e tutto il resto lo considerava rumore.
Ma se questo ricordo adolescenziale lo attualizzo, sono costretto a riconoscere che persino il mio personale sistema di valori si è evoluto nel tempo, e che oggi, senza abiurare i Led Zeppelin (Dio non voglia …) riesco a trovare “valore” nelle interpretazioni meno melense di Frank Sinatra e persino a godere di certe opere liriche, che un tempo mi sarei semplicemente rifiutato di ascoltare (Ah, il Flauto Magico…).

(continua…)

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31 commenti su “Considero valore

  1. deorgreine ha detto:

    Sul valore delle cose materiali, penso si possa dire che varia in modo strettamente correlato al variare dei valori morali condivisi. Il valore positivo o negativo di un oggetto -simbolo, ad esempio, vive in funzione del significato che in molti vi attribuiscono. In fin dei conti il valore è un’idea e come tale è cosa elastica, mutevole, alterabile; il valore in sé è una condizione di pensiero in perenne stato di metamorfosi. Sono i cambiamenti culturali che influiscono sulla percezione che i singoli, e quindi la collettività, hanno del contesto in cui vivono; è l’IDEA che viene divulgata come valore che muove a loro volta le scale di valori materiali e non. E modificando culturalmente la percezione di ciò che ha valore rispetto a ciò che non ne ha, si muovono i fili che portano una collettività a comportarsi in un determinato modo anzichè in un altro. Penso ad esempio al valore che poteva avere l’essere biondi con gli occhi azzurri nella Germania nazista e alle conseguenze che questo valore comportava per la vita dei singoli, che fossero biondi con gli occhi azzurri o meno. Penso al valore che poteva avere la conoscenza e la cultura nella Firenze dell’ epoca rinascimentale, ad esempio. Penso alle conseguenze che entrambe le situazioni prese d’esempio hanno portato nei contesti in cui si sono verificate e poi, mi vien da pensare, che non è vero che un valore vale l’altro. Perchè la scelta di valori da perseguire perchè il singolo, e quindi la collettività di cui fa parte, possa avere un fine che tende ad un’evoluzione anziché ad un’involuzione, non è cosa scontata o che si verifica autonomamente. Perseguire un valore anziché un altro fa la differenza, sempre. E visto che tu hai riportato valori di ogni sorta e tipo e che se ne hanno esempi a bizzeffe guardando al presente, al passato, a società e culture diversissime, si potrebbero scegliere quelli che hanno avuto effetti positivi e di crescita, volendo pensare ad un futuro un po’ più roseo. C’è da scegliere da che parte si vuole andare, insomma.

  2. moraletale ha detto:

    Se il sistema dei valori si modifica ed esiste anche un forte influsso economico su questi, è più influente la coerenza col sistema di valori socialmente opportuno piuttosto che quello personale. Ovvero per l’individuo la scelta di un valore piuttosto che un altro sottostà a logiche esterne a lui stesso. Potrebbe verificarsi uno stato di forte incoerenza e dissonanza che lo costringerebbe ad un conflitto con se stesso o ad uno stato di “diversità” minacciosa rispetto alla massa. Si spiegherebbe anche come l’indebolimento del sistema di valori di una classe politica “costringe” il soggetto a percepire con minor forza la propria debolezza valoriale. Se il politico ruba, insomma, può passare anche che vada al bar a prendere un caffè senza pretendere lo scontrino… A lungo andare, cioè, si potrebbe tendere a ridurre l’incoerenza.
    Gioco forza, si potrebbe dire che per modificare il sistema di valori, bisognerebbe che l’individuo s’impegnasse a tenere fermamente fede al proprio sistema personale di valori per ottenere – forse, credo, mah? – una modifica a livello sociale. Ci vogliamo credere? O siamo totalmente indirizzati dall’esterno ad adeguarci al sistema imperante?

  3. moraletale ha detto:

    Tra un errore e l’altro non so se mi sono spiegata (vista l’ora poi!). Dopo la tua disanima puntualissima, mi sono posta il dubbio se sia possibile influenzare come individui il sistema di valori oppure se ne siamo destinatari passivi. Ho trovato interessante la riflessione sulla relatività del sistema di valori, che permette di storicizzarli, facendoci empatizzare con chi ci ha preceduto riguardo a norme e consuetudini ormai desuete.

  4. melogrande ha detto:

    deorgreine,

    Mi spiace di aver dovuto dividere in due parti il post, d’ altra parte aveva raggiunto una lunghezza proibitiva anche per il viandante più paziente…
    Le considerazioni che fai avranno riscontro nel resto del ragionamento, ma una cosa vorrei dire subito.
    La differenza fra i due esempi che porti secondo me sta qui: il nazismo, come tutti i totalitarismi, perseguiva l’ identità, l’ omologazione, mentre nel Rinascimento si coltivavano le differenze, la creatività. Sono due visioni del mondo opposte quanto Sparta e Atene .
    Ora, io non ho dubbi sul fatto che le due visioni non siano indifferenti, e perciò sono sempre un po’ in ansia quando sento troppo invocare “la nostra identità”.

    Il fatto è che io non ci tengo affatto ad essere identico, preferisco essere differente. Come tutti.

  5. melogrande ha detto:

    mora,
    ti sei spiegata benissimo.
    La modifica dei valori condivisi parte sempre dai singoli. Siamo certamente determinati dal sistema prevalente, ma abbiamo una certa, limitata e faticosa, possibilità di influenzarlo.

    La trasmissione dei valori avviene sempre per mimesi: tu ti comporti non in base a cioè che dicono ma in base a ciò che FANNO le persone che ti circondano, in particolare quelle a cui attribuisci un valore referente, quelle che ammiri e da cui ti fai influenzare.

    Con lo stesso meccanismo riesci ad influenzare gli altri, fino a che un bel giorno (o un brutto giorno, a seconda…) un certo modo di comportarsi viene introiettato nella comunità e diventa appunto “valore” condiviso, buono o cattivo che sia.

  6. deorgreine ha detto:

    Sì, io pensavo alle conseguenze che i due esempi hanno portato non solo per i singoli, ma per la collettività. Se tu vuoi essere “vario” e “diverso” e vuoi distinguerti da chi ti sta attorno e se per tutti è così, allora significa che questo fa parte della natura umana e che soffocare questa natura con imposizioni e norme castranti e svilenti che hanno lo scopo di omologare, di rendere piatta e uguale la moltitudine di personalità, non è un metodo di gestione che ha futuro, che tiene a lungo termine. Non per nulla tutti i regimi totalitari sono destinati a soccombere, sempre. Però poi mi viene da dire che anche Hitler amava essere diverso, distinguersi, essere “più degli altri”; anche lui agiva in nome di un’individualità spinta oltre il limite. E allora io penso che è “il modo” che ogni singolo individuo adotta per rimarcare la propria personalità che fa la differenza. I valori servono a regolare l’eccesso, la prevaricazione sull’altro, perchè l’altro venga rispettato, non soffocato mentre si rende la propria personalità creativa, mentre si cerca di darle spazio e di farla crescere. Lo spazio per la creatività di ognuno è illimitato se si sa gestire l’equilibrio fra rispetto di se stessi, dando valore a ciò che siamo in quanto individui, e nel contempo coltivando il rispetto del prossimo e del valore che l’altro ha per se stesso, per noi e per tutti gli “altri”. A questo servono i valori condivisi: a darci una linea di massima che ci guidi nelle interazioni umane. Il punto è che l’umanità può essere vista anche come un sistema estremamente complesso, come un immenso organismo costituito da interazioni difficilmente individuabili dall’interno, facendone parte. E se non si riesce ad avere un pensiero che riesca a individuare nel complesso le interazioni umane in senso globale, quelle interazioni che fanno muovere le dinamiche dei rapporti che ci legano l’uno all’altro, allora è molto difficile stabilire delle regole, dei principi di massima che possano essere efficaci perchè ogni singolo componente venga rispettato, ma nel rispetto della collettività. E allora si creano dei gruppi di individui che nel loro piccolo si danno delle regole che sembrano andare bene per loro, si creano delle comunità che fondano le proprie scale di valori su un “sentire” costruito su pensieri condivisi nel loro piccolo, ma che spesso si scontrano con altre comunità analoghe, ma che hanno scale di valori dissimili e così via. Da qui i conflitti, perchè più forte e numeroso è il gruppo che si è costituito e maggiori saranno le probabilità che le interazioni con altri gruppi diventino aggressivi. L’aggressività fa parte dell’indole umana tanto quanto la necessità di distinguersi del singolo. E forse prendono vita dal medesimo principio di fondo che, quando la conseguenza è la prevaricazione sull’altro, si chiama non più personalità, ma egoismo. Perdona la lungaggine.

  7. guido mura ha detto:

    Il sistema di valori è modificabile dal singolo? Verrebbe da rispondere: dipende dal sistema e dipende dal singolo. Esistono sistemi di valori aperti alla modifica e sistemi chiusi. I sistemi totalitari e quelli che si fondano sulle religioni rivelate hanno sicuramente scarsa permeabilità: identificano ogni innovazione come eresia e pericolo, ergono a baluardo testi sacri o identità culturale e razziale. Questi sistemi possono essere modificati solo dall’interno. Occorre una personalità di grande forza per cambiare le norme, per far capire che alcuni valori non sono fondamentali e non più adeguati. Se il mutamento viene dall’esterno, la comunità si ergerà compatta per difendere i propri valori, anche quelli meno condivisibili dagli esponenti di altre comunità. Per lo più si perviene a uno scontro fisico e chi vince impone il proprio sistema di valori, che diviene norma per tutti. Questo però non significa pacificazione e adeguamento. Soprattutto quando il quadro di valori imposto e ufficialmente accettato, si scontra, in talune aree, con le necessità di sopravvivenza, che hanno conservato usi e consuetudini inconciliabili con le norme prevalenti. Il potere reagisce con la repressione, se lo scostamento dalla norma mette a rischio le basi economiche ed etiche del sistema, o, in qualche raro caso, con una non dichiarata tolleranza, quando lo scostamento è ritenuto irrilevante (aree periferiche, minoranze etniche di scarsa entità).

  8. deorgreine ha detto:

    Il potere non è un valore. Il potere è ciò che decide e impone i valori con i quali pochi individui riescono a gestire una moltitudine di individui. I valori diventano allora lo strumento e sono potere, ma il potere in sé, non è un valore. E se la moltitudine riuscisse a capire che il potere non è un valore, allora nessun potere riuscirebbe a imporre dei valori alla moltitudine. Ma mi chiedo: come sarebbe possibile la convivenza di tante individualità diverse se non vi fosse un potere che impone dei valori condivisi? E mi chiedo anche se è mai stata sperimentata un’organizzazione dove il valore condiviso non è direttamente correlabile al potere. E se funzionasse? Se funzionasse, allora non ci sarebbe bisogno di un sistema fondato sul potere, giusto? Ma questo potrebbe essere solo ed unicamente se ogni singolo individuo avesse una consapevolezza tale della propria condizione da non infierire e non prevaricare mai sulle condizioni dei propri simili. Non credo che l’umanità abbia ancora raggiunto un tale stato di consapevolezza. O forse è il potere di pochi egoisti che non permette che un tale stato di consapevolezza prenda piede, vita.

  9. melogrande ha detto:

    deorgreine,
    un sistema di valori dovrebbe assicurare la coesione della comunità ma non soffocare la creatività individuale. Un equilibrio difficile, variabile nel tempo, e certamente esistono comunità più “aperte” ed altre decisamente chiuse da questo punto di vista, come dice Guido.
    Mi state quasi forzando a postare il resto, ma attendo ancora un po’…

  10. moraletale ha detto:

    Mi sento di concordare con Guido dove dice che il potere reagisce con la repressione, che si sostanzia a mio parere soprattutto con l’emarginazione dell’individuo “differente”. Lo abbiamo visto col governo di B quanto sia stato condizionante il suo modello, e come il potere inteso come capacità di far valere una volontà anche di fronte all’opposizione, sia stato decisivo nel far desistere chi avesse voluto raggiungere l’uva (il proprio senso dei valori) convincendolo, come la volpe della favola, che fosse troppo alta per poterci arrivare.

  11. ops…. ho sbagliato post e posto
    scusa Melo

  12. deorgreine ha detto:

    …. mi è semblato di vedele un astro!!!

  13. No no,,,era solo un bug di sistema….

  14. quellidel54 ha detto:

    Credo che l’etimo “valore” debba essere contestualizzato e spersonalizzato se vuole accedere alla sua universalità.
    Ciò che consideriamo valore lo é nel contesto socio economico in cui viviamo . L’antropofagia é, o era, un valore nelle società insulari del Pacifico. Rappresentava un rito di passaggio, quasi obbligato. Noi lo aborriamo.
    I nostri valori classici: patria – casa – famiglia sono nostri perché intorno ad essi abbiamo costruito la ostra società, intesa come trama e ordito del vivere insieme ad altri. E’ vero che ci sono state, ci sono e ci saranno, spinte che vorano diminuire od eliminare uno o più di quelle, chiamiamoli pilastri.
    Ammettiamo che gli sforzi per sovvertire o per legittimare siano portati dalla collettività o dal singolo, ma ciò non toglie che tali pilastri debbani sussistere come forza aggregatrice.
    Cioé deve esserci qualcosa che lega più profondamente gli uni algli altri, che non semplici legami di sangue. Che già con questi si levano barriere insuperabili. E si va ad introdurre la concezione del tabù. Di ciò che é proibito o comunque non accettato comunemente.
    Ma anche con lintroduzione di quest’ultimo concetto pone il problema su che cosa si deve intendere tabù e su come é recepito dal contesto sociale.
    Valore, non é un etimo quindi che può essere riconosciuto universale, non appartiene alla legge della natura, bensì afferisce alla personale sensibilità, che condividiamo con gli altri per reggere in equilibrio i nostri legami sociali.
    Rimane come misura di essi e a questa facciamo riferimento, nel momento in cui ci relazioniamo sia in termini più squisitamente sociali, che in temini economici.
    Anche per questi se per il ricco una Ferrari in fondo é ancora a buon prezzo, per il sottoscritto, oltre ad essere un sognio irrealizzabile ha un valore spropositato e inconcepibile.

    ps:Spero di essere stato confuso come sempre. Anche quello é un valore. 🙂

  15. Melo…dato che ci sono ti lascio un incipit finalis: considero valore questo.

    se sono qui è perchè qualcuno mi ha dato valore.

    e mi ha espresso il desiderio di avermi in orbita limitrofa in questo nuovo Cielo.

    Non mi era mai capitato

    onore dunque quel valore che mi hai dato
    e vinco la mia ritrosia
    e torno a ributtar le Stelle nella mischia delle miserie umane per riportare qua e là lo scintillio della speranza.

    Grazie Melo
    e grazie alle altre

    (però poi non lamentatevi se seminerò zizzanie fisiche e metafisiche….)

  16. melogrande ha detto:

    Astro,
    Insomma, visto che sei qui, entra e mettiti comodo, no ?
    Non fa un po’ freddo tra le stelle nel cielo di Dicembre ?

    deorgreine
    Sì, sì, è proprio un Astro !

    cape,
    sulla Ferrari hanno messo pure il superbollo,,,
    Lasciamo stare, dai retta a me.

    😀

    • Sto migrando…..

      è una migrazione impossibile….

      sto passando da logga.me…ed arriverò qui…

      ripeto: dopo non ti lamentare se mi sfugge qualche flares…e un getto di plasma finisce epr incenerire qualche poeta…..

      GB

  17. melogrande ha detto:

    E quando mai mi sono lamentato ?
    Dai, sbrigati che ti aspettiamo.

    • ho ancora qualche post che fa fatica ad essere importato su logga …vado di 2 mesi in 2 mesi ….poi tento anche io l’xml

      in nottata spero di farcela

      mi sono fatto addirittura la barba stasera per entrare di nuovo in scena….

      cmq avevi ragione…sono troppo vanitoso per sparire….

      (la verità è che mi mancate….)

  18. melogrande ha detto:

    Festa grande, ammazzate l’ asteroide grasso !

    Astro c’è !

  19. 00chicca00 ha detto:

    che tema Francesco!
    mi verrebbe da dire che forse possiedo un unico valore che è l’uomo nella sua interezza di corpo e mente , ho dubbi sull’anima, ma me li porterò nella terra credo
    i secoli passano , i poteri si sgretolano, le idee hanno vita a volte breve a volte lunga e si modificano, l’uomo nel suo complesso e intricato miscuglio resta sempre come “unità” simile, ma continuamente diverso e differente e contraddittorio e proprio in queste sue “qualità” si nascondo i suoi valori
    posso fare un esempio che mi riguarda, ( ho delle difficoltà infinite e fari discorsi generalizzanti, preferisco restringere il campo a qualcosa che conosco sulla pelle,) , uno dei valori dell’uomo che più mi appartiene è l’essere migrante, è per me un valore in positivo, capace di spingermi a conoscere a voler capire a voler guardare il mondo anche capovolti a voler entrare nelle cose, sporcarsi le mani e non usare solo le parole ma l’esperienza
    d’altra parte capisco che questo valore a me così caro per altri è un disvalore, abbandono della casa, della terra, dell’identità ecc., per cui alla fine cosa accomuna chi ha o meglio assume o veste valori differenti?
    penso sia proprio il nostro essere uomini con tutto quello che dicevo prima e proprio per questo dovremmo essere capaci di dialogo e non di negazione del valore dell’altro
    per ora mi fermo qui
    chicca

  20. guido mura ha detto:

    Pensavo all’enorme diversità, alla distanza culturale tra gli individui. Se patria, casa, famiglia sono valori ampiamente condivisi, comincio a pensare seriamente di essere un alieno. Se mi guardo dentro, la patria non è proprio un concetto che mi appartiene, alla famiglia non ho mai attribuito troppa importanza, la casa l’ho cambiata spesso e mi piacerebbe tanto cambiarla ancora, anche perché è così piccola che mi sembra un loculo. Magari mi serve per abituarmi al futuro.

  21. deorgreine ha detto:

    Io non so… nemmeno io ho un attaccamento particolare a casa, patria e famiglia… e penso sia un qualcosa dovuto al fatto che culturalmente son cresciuta libera, senza impattanti influenze visto che sono caratterialmente refrattaria ai condizionamenti, anche se probabilmente qualche condizionamento, inevitabilmente c’è stato comunque. Forse è un male questo, non lo so. Mi sono sentita dire spesso che “non credere in niente non è bene”, ma se devo essere sincera, anche credere falsamente a ciò che reputo fasullo, non dev’essere un granché. Per me la coerenza fra ciò che sono e ciò che faccio è un valore, ad esempio.

  22. melogrande ha detto:

    Guido, deorgreine,

    il problema è che certe parole tendono a logorarsi a causa dell’ uso e soprattutto dell’ abuso che se ne fa. Tale è stata la retorica fatta su certi termini a scopo strumentale, più per dividere che per unire, più per aggredire che per difendersi, più per distruggere che per costruire, che quelle parole sono diventate persino fastidiose.

    Occorrerebbe tirarle fuori dal mare dei luoghi comuni come anfore antiche, togliere le incrostazioni, riportarle al significato originario e vedere se hanno ancora qualcosa da dire. Esaminarle criticamente per vedere se sono ancora un valore oppure no. E perché.

  23. quellidel54 ha detto:

    Questo in fondo era il tema del mio pensiero. L’attribuzione di valore quali pensieri condivisi, ma che il tempo, l’uso e l’abuso ne hanno fatto cose diverse da quelle che erano in principio.
    In fondo la casa é il luogo dove si riunisce, in senso fisco e no un gruppo di persone che hanno stabilito nella famiglia il luogo privilegiato dei loro contatti e da queste discende il desiderio di formare uan famglia più grande, tale da far confluire in essa tutti quelli che aderiscono, in varia forma, al “privilegio”, venendo così a creare l’organismo patria.
    Che poi con il tempo questi temini siano stati snaturati,modificati per altri scopi e fini, secondo l’evoluzione del corpo sociale é un dato di fatto.
    Sono valori un po’ “per tutte le stagioni”.
    Quindi é giusto riportarli alla loro essenza, con tutte le difficoltà che ciò comporta, in quanto che non dobbiamo sottrarci al peso che “il fattore umano” va a gravare sul’interpretazione e sulla ricerca stessa di quell’essenza.

  24. 00chicca00 ha detto:

    Francesco, sì ne parlammo anche sul vecchio “ibridamenti” penso che tirerò fuori se lo trovo proprio quel pezzo e lo rimetterò anche io sul blog, non credo che certe cose vadano dimenticate o perse!!
    ciaoo
    chicca

  25. Considero un valore la capacità di prendersi cura delle persone, delle cose, degli animali, dei fiori, degli alberi, della bellezza (che rientra nel relativismo buono…) senza accamparne il possesso e senza tradurre il servizio in esercizio (mascherato) di potere.
    Considero un valore proprio la gratuità del prendersi cura, quel ‘doréan’ che – da laica – mi fa stimare immensamente persone come Don Luisito Bianchi.
    Considero un valore una casa con le porte aperte, una famiglia che non sia artiglio o piovra…
    Sulla patria, ci sarebbe tanto da dire… Chiesi a mio padre ‘cos’è?’ quando, bambina, vidi Ferruccio Parri piangere pronunciando questa parola. Su quella spiegazione sto meditando da una vita.

  26. […] Insomma, sembra esserci un elemento di soggettività nel sistema di valori non solo fra persona e persona ma persino nella evoluzione, nello sviluppo biologico di una singola persona. Crescendo si cambia, anche in modo profondo. […]

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