Legge naturale


Bisogna stare attenti, sempre molto attenti, quando viene voglia di invocare la “legge naturale”.

Bisogna soprattutto accertarsi che esista.

Non c’ è niente di più culturale della cosiddetta “legge naturale”, tanto che nel corso della storia è stato considerato “naturale” praticamente tutto ed il contrario di tutto.

È stato considerato naturale l’ infanticidio selettivo, per esempio, e non in remote tribù selvagge ma a Sparta ed a Roma così come nella Cina moderna, per non parlare poi di Isacco il quale, udito il comando divino, non battè ciglio riguardo alla necessità di eseguire l’ ordine e sacrificare il figlio.

E’ stata considerata naturale la predisposizione di certi uomini ad essere schiavi.

È stata considerata “naturale” la poligamia e, più raramente, la poliandria.

E’ stato considerato “naturale” il cannibalismo, per esempio, addirittura ritualizzato come atto estremo d’ amore verso i propri cari venuti a mancare oppure come mezzo per impadronirsi del coraggio e della forza del nemico sconfitto ed abbattuto, ed in fondo un cannibalismo simbolico-rituale è alla base del mistero eucaristico.

È stato considerato naturale e giusto decapitare, squartare, torturare, arrostire vivi i dissidenti, talvolta persino per la maggior gloria di Dio.

Per quanto riguarda l’ omosessualità, si fa persino fatica ad immaginare che un tempo, nell’ antichità classica, fosse considerato “naturale” che un ragazzo impubere avesse rapporti sessuali con uomini molto più anziani, ed “innaturale” chi eventualmente rifiutasse tali pratiche. Né (ovviamente) pratiche sessuali di questo tipo gettavano ombra alcuna sulla virilità di un Achille (amante di Patroclo), di un Socrate (amante di Alcibiade e molti altri) o dello stesso imperatore Adriano che all’ amante dedicò intere città e mausolei. E che dire poi del fatto che la più alta espressione della poesia anglosassone, i Sonetti di Shakespeare, hanno un tono platealmente ed inequivocabilmente omosessuale ?

Come si racconta nella Butterfly, il Giappone dell’ Ottocento considerava naturale che il matrimonio valesse come un contratto d’ affitto con clausola di recesso salvo conferma mensile, lo stesso concetto  di matrimonio a tempo ( e per di più dietro compenso) non è estraneo all’ Islam sciita (Nikah mut’ ah) per quanto l’ argomento sia oggi piuttosto controverso.

Ma allora, dov’è la normalità e dove la “legge di natura” ?

Certo, si può fare riferimento alla riproduzione come misura della normalità.

Se questo è, bisognerebbe però essere coerenti fini in fondo e riconoscere che, date le premesse, nessuno stile di vita è altrettanto contro natura quanto quello che predica la castità, l’ astinenza, il celibato.

Se ipotizziamo per un attimo che questo stile di vita venga abbracciato con entusiasmo sincrono dalla generalità degli esseri umani, tutti gli uomini e tutte le donne del pianeta, ne deduciamo immediatamente la conclusione dell’ implacabile estinzione dell’ intera specie umana nel giro di pochi decenni.

E quale modello di vita può mai essere  quello che si basa sulla fiducia di non essere mai generalizzato, pena l’ irreparabile catastrofe ?

“Fate come me, ma pochi per volta, mi raccomando” può mai essere la base per una superiorità morale in fatto di “legge naturale” o supposta tale ?

SE la riproduzione è il vero parametro di misura della “normalità”, ALLORA, al contrario, diventa ben difficile obiettare alla poligamia, alla promiscuità, alle pratiche di gruppo persino, in grado di aumentare significativamente le possibilità di eventi, per l’ appunto, riproduttivi.

Come la mettiamo ?

Più che tirare in ballo madre natura, allora, conviene parlare di sistemi di valori.

Ma qui il discorso si fa complesso, e lo rimando ad un altro post.

Annunci

13 commenti su “Legge naturale

  1. guido mura ha detto:

    Mi pare che il concetto di “naturale” sia un po’ come il concetto di “bello”, perché entrambi i concetti sono innestati in una struttura culturale, e perché natura ed estetica sono entità terribilmente complesse, mutevoli e spesso contraddittorie. Spesso, nella stessa nazione, in luoghi e ambienti sociali diversi si adottano comportamenti e si hanno gusti assolutamente differenti, che magari mutano e si evolvono dietro l’influenza di fattori economici, di esempi sociali, di mode. A volte si fa di necessità virtù e si trasforma così l’illecito in lecito. Avvalorare un comportamento o attribuire un giudizio tenendo conto di una presunta legge naturale è un po’ come voler porre vincoli alla storia.

  2. moraletale ha detto:

    Penso che oltre dalla selezione naturale la riproduzione sia influenzata anche dalla selezione culturale. Come hai scritto, oggi vediamo l’eterosessualità come condizione di natura, ma non era così in passato (penso al medioevo e alle amicizie tra maschi che si avvicinano a quello che può essere oggi l’amore per una donna). L’amor cortese era la sottomissione ad una domina, una Signora, non l’amore come oggi intendiamo. Insomma,la nostra sfera intima, sessuale, riproduttiva, è influenzata dai cambiamenti culturali. Il fatto che la riproduzione giustifichi la norma non significa che vi sia una norma generalizzabile e non storicizzabile. Questa è solo una delle possibili strutture.
    Ad essere onesta fino in fondo, penso che vi sia una sorta di opportunismo, un paravento dietro al quale ognuno nasconde le proprie idiosincrasie e giustifica le proprie idee e convinzioni. Tutte le volte che si parla di riproduzione – e di maternità – viene fuori l’istinto biologico della donna, il rapporto cultura-natura, ecc. L’istinto c’è, lo credo bene, ma vi sono spinte molto più profonde e culturali, come tu dici radicate in un sistema di valori. Il sistema culturale in cui è immersa la coppia spinge molto più che la biologia.
    Vedo che si tende ad appellarsi all’istinto riproduttivo ogni volta che si vuole sgombrare il campo da possibili altri influssi, specie quelli religiosi. Escludendo in tal modo ogni religiosità immanente, oltre a quella trascendente. Penso che alla norma vi sia un ricorso più che altro utilitaristico e acritico.

  3. 00chicca00 ha detto:

    “la legge naturale” non è mai stata da me amata, è stata spesso usata per fare danni, per cavalcare battaglie infami, per sottomettere non solo persone , ma anche generazioni
    conosciamo davvero così bene la natura in tutti i suoi meandri da poterci arrogare il diritto di interpretarne le leggi?
    mi irrita sempre molto l’uso di queste tre parole, spesso diventa un alibi per rifiutare il confronto, per rifiutare la conoscenza
    senza dubbio meglio confrontarci su sistemi di valori senza alcun dubbio
    chicca

  4. melogrande ha detto:

    Guido,
    sì, è proprio quello che intendevo, non si può enucleare un’ etica naturale perché tutti i comportamenti etici sono per forza di cose comportamenti sociali, ed ogni comportamento sociale è culturale almeno in parte.

    Mora
    (mi viene sempre da chiamarti Strega, col tempo mi abituerò…), credo che in fondo sia un atto di pigrizia intellettuale, il rifugiarsi dietro la “legge naturale”. Quando non addirittura un gesto opportunistico, naturalmente.

    Chicca,
    sì, quello che regola i comportamenti è il sistema di valori condiviso da una certa comunità, una norma che regoli la convivenza, che poi questa norma sia “naturale” è un discorso che lascia il tempo che trova.
    Però un sistema di valori difficilmente può accampare pretese di universalità, mentre invece se si invoca una “morale naturale”, è tutto molto più comodo…

  5. cKlimt ha detto:

    Definire “la naturalità” di una prescrizione o di un precetto o di un comportamento è sempre atto culturale. Del tutto “relativo” quindi, e aleratorio, proprio perchè frutto di un sistema di valori dominante in quel determinato momento storico.
    .
    Fra le tribù dei cannibali non vi è atto più “naturale” del divorare un braccio tornito di un giovane ragazzo o una coscia di una ragazza non idonena alla riproduzione.
    Quindi come la mettiamo? E’ solo un gioco di specchi la pretesa “natura” in queste cose.
    C’è poco da fare: le chiacchiere stanno a zero.

    Io pure potrei sostenere che preferisco una morale neutrale ad una mora-le -tale !! 😉

    Dov’è il naturale in tutto questo?

    Anche perchè a mio avviso la morale è sempre un distillato sociale variabile di tempo in tempo, soggetto al capriccio del gruppo egemonico di quel momento.
    .
    La Chiesa Cattolica, ad esempio, pretende oggi di imporre una propria morale sedicente “naturale”
    quando invece non fa altro che rivendicare una pretesa egemonia culturale che ha avuto in altri tempi ma non certo ora.
    E’ il rimpianto di un’età dell’oro, la loro. Al Vaticano in realtà manca disperatamente l’egemonia e non la morale (di cui sono i primi a farsi beffe, cfr. al capitolo “pedofilia”).

    Ciao grande Melo!
    …come vedi superata la procellosa fase di traversata verso un’altra isola della Blogosfera
    ci si ritrova.
    Il titolare di Logga.me si è premurato di avvisarmi per entro 4 giorni sostituiranno i loro server con nuove macchine, adeguate alla mole di traffico che gli stiamo portando noi ex-Splinderiani.
    Per fortuna io avevo già convertito tutto il mio archivio in locale. Tuttavia mi restano da completare almeno due “importazioni” per due amiche che hanno il blog su Splinder dal 2003.
    .
    Prima o poi riuscirò…
    Un caro saluto e…ti linko
    carlo

  6. CAROLINA ha detto:

    Penso che alla base di tante definizioni e di tante scelte morali sul cosa sia “naturale” e cosa sia “innaturale” vi siano dei precisi intenti e interessi di varia… natura. E’ stato definito “naturale” anche lo stupro. Per un uomo è naturale avere voglia di sesso. Per un uomo è naturale non riuscire a placare le indomabili necessità fisiologiche. Per un uomo è naturale pensare a una donna con la gonna come oggetto. Questo dicono le donne. Bisogna vedere perché. Che cosa maschera tutto questo. Ed è solo un esempio.

  7. melogrande ha detto:

    Klimt,
    il punto secondo me è questo: una volta assodato che nella morale “naturale” c’è una base sociale, si finisce per forza di cose nel relativismo deteriore del “vale tutto” oppure c’è modo comunque di individuare delle gerarchie ?
    E’ solo questione di gusti oppure si può stabilire che (ehm) una mora-le tale è effettivamente superiore ad una mora insipida ? 😉
    O che la concezione della donna che cita Carolina è di per se un male ?

    Il parallelo con l’ estetica che proponeva Guido è appropriato: sarà pure questione di gusti, ma fra un sonetto del Petrarca ed una qualsiasi poesia trovata in giro per la Rete si dovrà pure poter fare una graduatoria.

    Lo so che mi infilo in un ginepraio…

    (ps ho visto che logga.me ha ripreso a funzionare, spero bene per tutti gli amici ancora tra i flutti…)

  8. cKlimt ha detto:

    eh si… ti sei infilato in un ginepraio 🙂 Molto rischioso per giunta

    Tuttavia concordo che una scala di valori c’è sempre. Ci deve essere sempre
    e, d’altra parte, noi siamo esseri mooolto “selettivi”

    …uhmmm… mi viene un sospetto… sarà mica una legge “NATURALE” !?

    ahahahahah

  9. quellidel54 ha detto:

    Se ben ricordo la natura ha leggi regolatesi con il passar del tempo. L’evoluzione mi pare l’aggiustamento di quelle e di norma in senso positivo. Non necessariamente l’involuzione é riannodare il filo scorso, potrebbe essere anche iun impasse insormontabile dai fattori molteplici.
    Il lavoro della natura é paziente e ha dei limiti di tempo, che definisco micrometrici. L’uomo questa pazienza non ce l’ha. Guardando all’orologio evolutivo della terra, la nostra comparsa é collocabile solo nell’ultimo minuto e avendo sviluppato, in qualche maniera, l’intelligenza guardiamo alla natura come metro di paragone per giustificare le nostre mosse.
    A volte queste giustificazioni sono più che valide, ma quante si sono rivelate e si rivelano risibili? Non so quantificarle, di certo abbiamo tentato e non sempre a buon fine.Il fattore umano, nelle sue varie espressioni, ha certo influenzato la penetrazione di certe idee, rispetto ad altre e anche i luoghi fisici hanno contribuito; come pure la stratificazione sociale, che abbiamo contribuito a consolidare.
    Guardare alla natura ed utilizzarla come pietra di paragone per scelte umane, di cui on si vorrebbe la responsabilità, mi pare un alibi purtroppo accettato e consolidato.
    Cambiano le sfumature ma non la sostanza.

  10. manodiangelo ha detto:

    Cercavo riferimenti al mio commento che voleva citare il saggio di Freud Il disagio della civiltà e ho trovato questo. Mi sembra calzante e chiaro: non mi va di sintetizzarlo

    “Dopo aver considerato da lontano quanto gravose siano le limitazioni imposte all’individuo dalla società, è spontaneo chiedersi perché l’umanità abbia scelto la strada dell’incivilimento. Freud in primis fornisce una definizione positiva del termine “civiltà ” (kultur) : “esso designa la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita da quella dei nostri progenitori animali e che servono a due scopi: a proteggere l’umanità contro la natura e a regolare le relazioni degli uomini tra loro”.
    Se è vero che l’uomo ha ampiamente dimostrato che, perseguendo il primo obiettivo egli è di fatto in grado di ambire all’onnipotenza e all’onniscienza, di assurgere cioè a uno status divino, è anche vero che questo non basta a renderlo felice.
    La seconda istanza pone maggiori problemi .La prima mossa che la civiltà fece per regolare le relazioni umane fu sottomettere l’arbitrio individuale alla volontà generale. Ciò implica un sacrificio, una serie di rinunce pulsionali da parte del singolo: molti degli sforzi dell’umanità si sono volti in direzione di un “accomodamento vantaggioso tra pretese civili e individuali “, che non è ancora stato trovato. La vita degli uomini ebbe storicamente un duplice fondamento. La coercizione al lavoro, data dalla necessità e la potenza dell’amor : il maschio non voleva essere privato dell’oggetto sessuale, la donna, la quale a sua volta non voleva rinunciare alla “parte” da lei separatasi, il figlio. Da ciò la formazione delle prime famiglie.
    Sapendo dalla psicoanalisi che la vita pulsionale ha carattere conservativo, ovvero che la libido è riluttante ad abbandonare uno status quo raggiunto per un altro eventuale, risulta strano che la civiltà punti invece ad allargare sempre di più la comunità (potremmo immaginarci singoli nuclei familiari slegati l’uno dall’altro), collegando gli individui libidicamente, e non solo mediante vincoli d’interesse. Addirittura, la civiltà reprime la sessualità proprio per costringere i singoli a trovare soddisfacimenti sostitutivi alle loro pulsioni: le “amicizie”, in effetti, non sono altro che “amore inibito nella meta”.
    Il rivale, evidentemente terribile, contro il quale la civiltà si organizza anche mediante repressioni e coartazioni ai danni degli individui, è Thanatos, la spinta aggressiva, la “pulsione di morte, la necessità di sedare la quale giustifica a pieno titolo il costituirsi della civiltà stessa a prescindere dal suo prezzo. Thanatos, sottolinea Freud, travalica perfino il rispetto della specie, che minaccia costantemente di distruzione. Un mero interesse razionale non basterebbe a preservare la comunità umana da una pulsione tanto feroce; è necessario contrapporle vincoli di tipo erotico-libidico. La civiltà è preposta sostanzialmente a questo, e con ciò è svelato il suo vero scopo, la sua ragion d’essere. Nel corso della storia l’uomo, conclude Freud a proposito della civiltà, ha barattato l’assenza di restrizioni pulsionali, e con ciò la possibilità di raggiungere una felicità immediata ma precaria, con un po’ di sicurezza in più.”

  11. Sì, un ginepraio, comunque… Vivere secondo natura, legge naturale, etica naturale: mille sfaccettature, cangianti a seconda del tempo o della scuola di pensiero.
    Anch’io preferisco pensare che ad orientare la convivenza sia un sistema complesso e pluridirezionale di valori, accreditato dalla varietà delle consuetudini, delle prassi e del pensiero, e storicamente, geograficamente, culturalmente radicato, non tanto una lex naturalis – coperta da tirare in ogni direzione.
    Il denominatore comune dei diritti inalienabili credo, ad esempio, sia prodotto culturale, non naturale.

  12. melogrande ha detto:

    cape,
    non solo non siamo più compatibili con i tempi della selezione naturale, ma ci muoviamo di un moto uniformemente accelerato che richiederebbe una capacità di analisi più profonda che mai. Basta vedere la fatica che si fa a far passare idee come il cambiamento climatico e la sostenibilità del pianeta verso le generazioni che seguiranno. Si rischia di capire i problemi quando ormai non si può più risolverli.

    manodiangelo,
    sì, è chiaro, il contratto sociale prevede di cedere una quota parte della propria libertà “pulsionale” in cambio di un po’ di sicurezza in più. E’ su dove si trovi la posizione di equilibrio che le idee divergono…

    CFDN,
    hai fatto un buon esempio, i diritti umani inalienabili sono spesso considerati “diritti naturali” dell’ uomo. Eppure, che io sappia, se ne comincia a parlare nella Magna Charta tredici secoli dopo Cristo…

  13. […] cose veniva considerata non solo lecita, ma virtuosa, “buona”. Non sembra esserci insomma una “legge naturale”, come si considerava poco tempo […]

che ne pensi ?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...