Ancora in piedi


Di nuovo si torna a cambiare. Ancora, un’ altra volta.

Si torna  a guardarsi intorno, sopravvissuti, stanchi, un po’ straniti.

Vivi, però.

Così torno a cercare un appiglio, un interesse, un argomento, una curiosità. Uno stimolo.

Qualcosa da imparare, qualcosa da cui farmi affascinare.

Qualcosa da esplorare, da girare fra le mani, dissezionare, portare ai limiti di ciò che può dare, per vedere quali sono e dove sono, questi limiti, ed i limiti miei nei suoi confronti.

Da dedicargli tempo e cura, cercando di lasciare una traccia meno labile della scia di una barca a vela nell’ acqua che si richiude indifferente subito dopo.

Ci sono quelli che riescono a scrivere solo nel silenzio e nella tranquillità della loro stanza , e quelli che scrivono solo fuori di casa. Chatwin lo sapeva bene.

Io scrivo nelle sale d’ attesa, nelle lounges degli aeroporti, sugli aerei, scrivo dentro una macchina parcheggiata molto più facilmente di quanto mi riesca di fare a casa. Dove sempre, inevitabilmente si affollano idee, incombenze, scadenze, progetti, cose da fare e da rifare, cose da sistemare, da mettere a posto.

Il viaggio invece è sospensione dello spazio oggettivo e del tempo soggettivo.

In una sala d’ attesa si attende.

Si inganna il tempo, dicono.

Facendo finta di non sapere che non il tempo inganniamo, ma noi stessi convincendoci di avere tempo da ingannare.

Mentre invece il tempo che ci è dato è quello ed è fisso in quantità che non è dato di sapere, ma il cui residuo si abbassa di giorno in giorno. Chissà quanto il serbatoio ancora contiene, ma dal serbatoio ogni giorno esattamente prelevo ventiquattro ore, non una di più, non una di meno.

Ma allora dove sta l’ inganno, cosa e chi inganna, o chi è ingannato ?

Perché si capisce che se faccio o non faccio, lavoro oppure ozio, fatica o riposo, sempre le stesse ventiquattro implacabili ore prelevo dal serbatoio, non c’è trucco e non c’è inganno.

E se questo tempo è speso senza frutto, senza che ne venga utilità, né diletto, senza costruire e senza assaporare, semplicemente lasciato scorrere come l’ acqua sulle piume di un’ anatra, non si capisce proprio come possa sostenere di avere ingannato il tempo, mentre sto solo terribilmente ingannando me stesso.

Il ritorno a casa è astenia, toglie le forze a chi sa di Ulisse, e del viaggio.

Che sia viaggio reale, o mentale non importa poi tanto.

Mai a riposo, mai troppo a lungo. Ripartire. Cercare. Desiderio.

Il viaggio è metafora, è cibo e stimolo, bolla di pensieri in movimento.

Il fiume scorre ed è vivo.

 

 
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15 commenti su “Ancora in piedi

  1. carla ha detto:

    è così tanto tempo che non faccio un bel viaggio…
    mi piacerebbe vedere Petra 🙂
    Bentrovato Melo, ricambio l’abbraccio!
    Chap 🙂

  2. moraletale ha detto:

    Hai toccato i grandi temi del viaggio e del tempo. L’inganno soprattutto. Noi abbiamo bisogno di sfuggire il morire più che la morte.

  3. A casa mia il tempo è sempre stato ciclico e organizzato dalle donne: scandito coi riti del bucato il lunedì, del mangiar in rosso il giovedì, del mangiar di magro il venerdì. E altro ancora: un tempo attrezzato, perché lavorato, cucinato, raccontato, cucito.
    Io non sono mai stata capace di scandirlo con regolarità, il tempo. Mi pare di averlo solo accompagnato, nell’arco della giornata.
    Però c’è il ‘mio’ tempo rubato, rosicchiato agli angoli del prelievo quotidiano: limature di tempo sottratto al riposo o agli impegni. Quello per me è il tempo della scrittura, dove accadono ritorni o piccole inarcature in avanti: viaggi, appunto, che consentono di ripartire.

  4. 00chicca00 ha detto:

    “””Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti.”
    Robert L. Stevenson”””””

    così scriveva uno scrittore, viaggiatore,
    ho molto viaggiato, per famiglia con i miei genitori, per studio, per lavoro, per famiglia ancora, per diletto
    per voglia che ti assale sì forse come un prurito o forse come il desiderio di respirare aria diversa di godere di atmosfere non usuali, ho viaggiato per amicizia, per dovere a volte forse anche per abitudine.
    mi viene da pensare che “il viaggio” sia a volte per quel che mi riguarda un bisogno fisico e mentale di recuperare la mia dimensione, il mio spazio, o di far entrare nella mia “casa” altri ambienti altre culture altre persone.
    ho viaggiato per amore, ho viaggiato anche con la mente, nel significato che a questa espressione dava mio padre “viaggiare con la mente, per conoscere altro dal tuo consueto vivere”, per esplorare sensazioni, emozioni che un libro, un quadro, una poesia, un film, possono darti.
    “il viaggio” dentro ai problemi, alle idee, un viaggio dentro noi stessi, “il viaggio” attraverso l”Umanità” che vorremmo ci fosse .
    ogni viaggio mi ha lasciato qualcosa che difficilmente potrò dimenticare, profumi, colori, paesaggi, volti, mani, ma anche dolore, disperazione, miseria.
    il difficile è quando torno raccogliere tutto quello che la mente, il cuore, gli occhi mi hanno lasciato dentro, fermare il tutto affinchè non mi possa dimenticare.
    il viaggio e il tempo o il tempo del viaggio o il viaggio nel tempo mi appartengono profondamente
    grazie delle tue riflessioni sempre!

  5. moraletale ha detto:

    Provo a mettere un’immagine nel commento, spetta…

  6. moraletale ha detto:

    no, niente da fare, solo tu puoi metterla nella risposta ai commenti nel tuo blog, ma è possibile aggiungerla nei blog altrui… Peccato..

  7. moraletale ha detto:

    ma NON è possibile aggiungerla nei blog altrui…

  8. melogrande ha detto:

    Mora,
    sì, l’ inganno e l’ autoinganno sono strumenti del vivere…
    Se ne potrebbe parlare a lungo.

    CFDN,
    è vero, è esistito un tempo ciclico, legato alle stagioni, alle lune, ai riti di una civiltà agricola. C
    hissà com’ era il tempo per i nomadi, che percezione ne avevano (o ne hanno, esistono ancora).
    Certo noi moderni ‘ abbiamo storicizzato, reso lineare e monodirezionale, accelerato fino a non stargli più dietro. Ci stanno dentro tante più cose, ma anche tanta più angoscia.

    Chicca,
    “un bisogno fisico e mentale di recuperare la mia dimensione, il mio spazio, o di far entrare nella mia “casa” altri ambienti altre culture altre persone”. Sottoscrivo in pieno.
    il viaggio è un recupero di se stessi, per quanto paradossale possa apparire, come a me adesso (saluti da Baghdad !)

    Mora,
    è come dici, ho provato anch’ io.
    E vabbé…

  9. CAROLINA ha detto:

    Sei lo stesso Melogrande di Splinder? Che bello trovarti qui! Sei riuscito ad esportare il tuo blog? WordPress te lo ha permesso?

  10. 00chicca00 ha detto:

    @@@ Francesco
    che emozione !! sei a Bagdad! io ci sarò alla fine di gennaio, ci sono tanti affetti lì!
    e sì è così è un recupero di se stessi!
    un abbraccio
    chicca

  11. melogrande ha detto:

    Carolina,
    sì che sono io !
    Benvenuta a casa nuova !
    Il trasferimento non è stato semplicissimo, lo racconto nell’ ultimo post su splinder, però sì, credo di avere salvato tutto.
    Ed ho tenuto i link ai blog che non erano su splinder, come vedi.

    Chicca,
    quanto ad emozione, non c’è male…
    Purtroppo qui le regole di sicurezza sono ancora molto severe, non è che si possa andare a zonzo per la città, però è meglio di come mi aspettassi.

  12. guido mura ha detto:

    Il tempo fugge via veloce. Certi giorni hanno certamente meno di 24 ore, anche ora che la mia fase lavorativa si è conclusa e che viaggio sempre meno, anche perché viaggiare ha i suoi costi.
    Meno male che ogni tanto qualcosa riesco a scriverlo, anche stando in casa.

  13. 00chicca00 ha detto:

    Francesco,
    l’ultima volta che sono stata era luglio scorso ed era incasinata parecchio per il caldo e per la luce che veniva erogata solo poche ore al giorno e anche l’acqua…
    Bagdad era bellissima, un tempo coi suoi caffè sulle rive del Tigri dove si passavano le ore del tempo del “maglis” …quanti ricordi!!
    ciaoo

  14. cKlimt ha detto:

    bello questo tuo post

    In viaggio ci si nasce. Il viaggio bisogna averlo nelle vene e nel DNA

    Pensa che io le mie più grandi illuminazioni” (si fa per dire-non è un delirio di onnipotenza il mio)
    le idee più feconde a livello creativo (in pittura, in fotografia, in scrittura) le ho avute quasi tutte in viaggio, quando ero come -dico io- dentro il tessuto connettivo del mondo.
    .
    Nelle stazioni, dentro uno scompartimento di treno, mentre facevo trekking sulle Alpi o in Appennino. O più semplicemente mentre pedalavo la mattina presto per arrivare puntuale in ufficio. Il movimento è parte di noi e guai a chi si ferma.
    E’ nella mia indole evidentemente sentirmi più creativo nei momenti in cui ho solo me stesso
    come bagaglio.E leggero mi sento.

  15. quellidel54 ha detto:

    Credo che l’inganno sia reciproco. Il tempo ci porta a pensare che lavorando, correndo, affannandoci riusciamo a distrarci dal suo inesorabile avanzamento. Noi, crediamo di fermarlo concedendoci spazi, occasioni per declinare nell’ozio una parte di ore, che continuano inesorabili a cadere nel cassonetto. Il nostro personale. Della cui grandezza anch’io mi curo poco.
    Forse rimane il gusto di ingannare il tempo lasciando correre la mente a seguire le scie degli aerei nel cielo, o l’evoluzione sempre spettacolare delle nubi, sempre là. Guardare gli affanni di una formica o il flusso delle auto lungo la via. Lasciare che la mente prenda i suoi spazi e che per un momento ci confonda e ci conforti.
    Intanto abbiamo ripreso a viaggiare e questo già dice come le buone abitudini siano dure a morire, perché a pensarci bene la meta mi annoia. Potrebbe rivelare ottime cose, ma anche terribili delusioni e le sorprese non sempre sono così gradite alla fine di un viaggio. Quando il viaggio finisce sei in preda a due contrastanti emozioni. La tristezza di una fine e la gioia del premio. L’una e l’altra non sempre si compensano e allora …
    Allora inganni il tempo nel pensare di riprendere a viaggiare, no!

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