Niente da capire

 

 

“Ciascuna persona che avvicini è uno specchio diverso.
E forse anche tu, che sei una persona come le altre, sei uno specchio.
Come fai a sapere che la tua immagine di te non è a sua volta deformata ?
Forse tutto quello che vediamo è un riflesso, più o meno distorto…”

M. Pirsig – Lila

“Conosci te stesso” è un’ illusione, si sa.
Ed illusione pare sia persino il motto stesso, così come si dice fosse scritto all’ ingresso dell’ oracolo di Delfi. Sin da ragazzi si è indotti a cercarvi profondi significati, quasi un programma di vita, l’ ambizione di un perfezionamento morale. Macché. Secondo il professor Remo Bodei, a cui lascio intera la responsabilità dell’ affermazione, il significato del motto era di gran lunga più banale, un’ esortazione ai pellegrini affinché s’ interrogassero, preparassero la domanda in anticipo, e la formulassero con precisione. L’ oracolo non ripete, e non ha tempo da perdere.

Conoscere se stessi attraverso una domanda, una sola, che di più non è concesso. Una domanda che riassuma tutto, concentri il senso di una vita in una frase, un quesito che forzi l’ oracolo a rispondere, non dico esplicitamente, che non sarebbe più un oracolo, ma almeno nel modo meno ambiguo che sia possibile ottenere.

Ora, il fatto è che formulare i quesiti nel modo giusto è proprio il cuore del metodo scientifico. Costringere la natura sulla sedia dell’ interrogato, incalzarla con domande che non lascino scampo.
“I segreti della natura si rivelano sotto la tortura degli esperimenti” scrive Francis Bacon, nel Novum Organum.
E’ vero o non è vero che i gravi cadono con moto uniformemente accelerato ? E’ vero o non è vero che un campo elettrico variabile genera un campo magnetico ? Rispondi, natura, è così o no ? Ed è vero anche l’ inverso ? È vero o no che i neutrini viaggiano più veloci della luce ? Rispondi, perdio.

Ecco, bisogna riconoscere tuttavia che non sempre si riesce ad ottenerlo, questo sì o no che sia.
Perché la natura, benché meno maliziosa di un oracolo di Apollo, tuttavia ogni tanto si nasconde, depista, latita, è persino reticente.
È vero sì o no che la luce è un’ onda ? Sì, è vero. Ma allora è falso che la luce sia un fascio di corpuscoli ? No, è vero anche questo. Ma come fa la luce ad essere entrambe le cose, Natura ? Questo dipende dalla tua domanda.

L’ oracolo di Delfi non avrebbe saputo dire meglio.
Conosci te stesso, sappi cosa vuoi chiedere. Perché tu, ambizioso scienziato che sperimenti non sei un demiurgo ultraterreno che osserva dall’ alto dell’ Empireo la natura legata alla sedia della tortura, niente affatto. Tu sperimentatore sei parte della natura sperimentata ed il tuo stesso sperimentare turba la natura, la condiziona, ne predetermina la risposta. È proprio per questo che la fisica delle particelle si è fatta così elusiva, ambigua, indeterminata.
A seconda di come poni la domanda, o pellegrino della conoscenza, la risposta potrebbe cambiare.

È nella natura, questa ambiguità, oppure è colpa del nostro apparato percettivo ?
Noi, lo sappiamo, non vediamo mai le cose in sé. Vediamo l’ immagine delle cose, rilevata attraverso gli occhi, razionalizzata in una Gestalt, processata nel nostro cervello, corredata di sensazioni , di attributi come colore, odore, sapore, tutti altrettanto profondamente processati e ricostruiti, selezionati fra quelli che gli organi di senso sono in grado di rilevare.
La cosa in se è inconoscibile al punto tale da avere indotto molti a contestarne, con ragioni argomentate, la stessa esistenza. Ma questo è un altro discorso.
La tecnologia, in fondo, funziona, e tanto a me basta a farmi confidare che il mondo esterno non sia un’ illusione ma abbia una realtà oggettiva.

La difficoltà insomma è questa: una mente umana tenta di capire una natura di cui è essa stessa parte integrante utilizzando strumenti che certamente introducono distorsioni ed elaborazioni dei dati. E quanto più è complesso il problema  quando la mente umana decide di essere essa stessa oggetto delle proprie domande ?

Conosci te stesso, e prepara la domanda dunque.
Perché è la tua domanda a condizionare la risposta, e l’ oggetto della risposta stavolta sei tu stesso.

È possibile vedersi e giudicarsi, farsi un’ idea “oggettiva” di se stessi ?
Mi rivedo in fotografia, e passi, non è tanto diverso dallo specchiarsi. Mi rivedo in un filmato, e non mi riconosco. No, non sono io, non posso essere io  muovermi in quel modo, quel portamento curvo, lo sguardo da sopra gli occhiali. Sento la mia voce registrata, e mi viene un moto di ribellione. Non sono io, quella non è la mia voce. La mia voce non può essere così brutta. Non è così che mi sento parlare quando parlo, così come non è così che mi sento muovermi quando mi muovo, ma mentre non posso vedermi muovermi, posso sentirmi parlare, o almeno è quello che credo. Quella non è la mia voce.

Conoscere se stessi passa dunque attraverso la dolorosa constatazione di apparire diversi da come ci si percepisce ?
E se questo riguarda l’ aspetto esterno, che non torna con l’ immagine che si ha di se stessi, che cosa mai ci si può aspettare riguardo all’ interiorità, alla natura intima, al carattere ? Chi non si auto-assolve ? Non era forse convinto persino Hitler di essere dolorosamente buono e giusto, severo come ogni buon medico è costretto ad essere per il bene del suo paziente ?
Fior di capimafia non perdono una messa e leggono breviari in carcere.

L’ auto-prospettiva è esercizio difficile, insomma, e fortuna che non si può leggere nel pensiero altrui.
Conosci te stesso e prepara la domanda, e che la prima domanda sia: “Ma davvero voglio sapere ?”.

Astenersi perditempo, ecco cosa voleva dire l’ oracolo.


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80 commenti su “Niente da capire

  1. astrogigi ha detto:

    Ho sentito Bodei proprio qui nelle mie campagne la scorsa estate, ospite di un Festival di Filosofia secondo ormai solo al "suo" a Modena ed ho assecondato il suo pensiero partito prorpio come il tuo dal famoso Nosce Te Ipsum.
    Ho letto pure quel magnifico Lila che mi ha fatto capire cosa fosse l'Antroplogia Culturale…

    ed ho letto te tutto d'un fiato assecondando la lettura quasi stessi scirvendo io ciò che leggevo.

    Mi ricordo di come portai il tuo ragionamento all'estremo in Ibridamenti, proprio laddove ti incontrai conobbi ed apprezzai, al punto che diversi anni dopo quei giorni ancora sono qui a sbatacchiare tasti inseguendo un penisero eccitante ed eccitato.

    Mi ricordo quando parlai a Mad del Principio di Indetrminazione di Heisenberg che valeva nel microcosmo subatomico come nella blogosfera: essere esaminatore mentre sei esaminato crea necessariamente un'anomalia nei risultati che vengono contaminati.

    ed un pensiero che quella sera a cena a Milano emerse fu così vicino a ciò di cui qui parli ( fu li che ci conoscemmo, ricordi ?): io non mi potrò mai vedere se non riflesso in uno specchio, in una prospettiva falsa giacchè fornita da un'immagine non reale poichè a simmetria piana e non inversa.

    Solo in ambiti vitrtuali è dato vedersi come gli altri ci vedono.

    Mi sa che gongolerò un pò qua dentro….ma vedrò di fare il bravo e lascio spazio agli altri.

    GB

    (proverò a ravanare nel nuovo Ibridamenti se mi riesce di trovare il link giusto a quegli scambi)

  2. SAMOTHES ha detto:

    Io di Heisenberg non ne so molto, non so dire "conosci te stesso" in latino, non so se è vero che solo in ambiti virtuali è dato vederci come gli altri ci vedono; però ci ho pensato un po' negli anni a questa cosa e sono arrivata a una conclusione. Se io pongo attenzione, io posso arrivare a capire cosa sono; non tanto chi sono, ma cosa. Perchè ho scoperto che mi posso ritrovare in un mucchio di elementi che non necessariamente sono persone e non necessariamente hanno a che fare con il mio IO, ma con qualcosa che va oltre. Ho scoperto, alla fin fine, di essere un po' di tutto. Ed il metodo che ho usato è semplice, anche se richiede un' attenzione e concentrazione che si possono ottenre solo in condizioni di silenzio e di solitudine; forse si chiama dedizione. E' necessario osservare. Osservare con la mente, oltre che con il corpo, ma senza lasciare che si discosti troppo dal corpo. Per capire cosa sono devo ascoltare il Mondo, lo devo guardare, sentirne l'odore, vederne la Luce, capire come si muove e, cosa più difficile, osservarne le ombre, ovvero ciò che i sensi e l'intelletto non colgono da soli. Le ombre sono ovunque c'è luce e io sono anche ombra, come tutte le cose, anche le più banali lo sono. Dall'ombra viene ciò che non conosco di tutto ciò che osservo. Devo riuscire ad entrare dentro a ciò che vedo e a ciò che non vedo e così capire ciò che sono; quando questo accade non sempre ciò che capisco mi piace, ma è parte di me, come è parte del Mondo. E se lo so accettare riesco ad andare oltre, altrimenti, rispondendo alla tua domanda, è meglio lasciar perdere. Spesso io penso sia meglio lasciar perdere. La razionalità e la conoscenza servono per riuscire ad osservare con la mente. Il corpo serve per percepire ciò che la mente osserva. E poi c'è qull'altra cosa che riesce a farti andare oltre e che io non oso definire, una forma di intuizione forse, ma non so se è la parola giusta. Forse c'è la parola giusta per definirlo, ma io non conosco il latino, non conosco la fisica e la matematica e allora non mi avventuro. E la razionalità, la conoscenza scientifica, io penso, servono a metterti nelle condizioni di poter dire quello che ho appena detto, e di risultare credibile nonostante tutto. Per questo quelli come me sarebbe meglio se se ne stanno zitti :D. Che sennò rischiano di esser presi per pazzi. 😛

  3. chiccama ha detto:

    ho sempre pensato che il conosci te stesso fosse una mezza verità e che fosse stato detto semplicemente per spingere alla ricerca o almeno al desiderio della ricerca di una possibile verità di cui forse dico forse anche noi siamo portatori
    Adorno diceva che di A non possiamo mai vedere come egli sia, ma solo quello che A vuole farci vedere e io sono propensa a credere che noi di noi stessi conosciamo soltanto quello che vogliamo conoscere o quello che siamo interessati a conoscere
    è vero " fai la domanda giusta"  esatto , è propor tutto qui il problema , ma io voglio davvero conoscere o vivermi alla giornata?
    conoscere io credo sia legato all'esperire, al fare esperienza sempre diverse, al guardare con gli occhi aperti e anche nei confronti di noi stessi dovrebbe essere la stessa cosa…
    noi ci vediamo allo specchio sì ma al nostro specchio forse nello specchio di A siamo altro..
    sempre interessanti le tue riflessioni Francesco!
    chicca

  4. astrogigi ha detto:

    Melo, ti chiedo ospitalità per qualche riga ancora per fornire a Sam un paio di piccoli supporti affinchè le sia meglio comprensibile il mio commento precedente.
    Sam, il principio di Indeterminazione è un enunciato che portò ad Heisenberg il premio Nobel per la Fisica.
    Cerco di semplificare un pochino ma il succo è questo: quando si indaga l'infinitamente piccolo, quando cioè si cerca di capire come sia fatta la materia che riempie tutto il creato, si arriva ad un punto limite dove le misure pur accuratissime non possono essere precise.
    Pensa Sam di avere su un vetrino di un ideale microscopio una particella picola piccola che di solito ruota attorno al nucleo di un atomo: ebbene, la stessa lucina che useresti per renderlo visibile al tuo occhio risulterebbe così forte da spostare la particella rendendoti difficile l'osservazione.
    In pratica, non potrai mai sapere con certezza e contemporaneamente dove si trovi e con quale velocità si muova un elettrone.
    Tu dirai: " 'Mbè ?"
    Sam, la portata di questo principio squassò il mondo scientifico che da sempre aveva basato il suo metodo sulla misurazione certa; la certezza divenne densità di probabilità e si richiese una profonda revisione dell'approccio alla conoscenza.
    E per strano posa sembrarti, stiamo parlando della ricerca del perchè l'acqua sia liquida, il ghiaccio sia solido e il vapore sia aeriforme…..si parla di particelle che compongono il tuo corpo come le galassie più lontane…

    questo per dirti che la stessa difficcoltà che incontriamo nell'indagare il mondo fisico si presenta nell'orientare l'attenzione su noi stessi.
    Metterci sotto il microscopio con i nostri comportamenti, pensieri emozioni etc, ed esserne contemporanemente misuratori ed analisti, produce un effetto di perturbazione che modifica significativamente i risultati.
    Non è passaggio facile, ma purtroppo indispensabile.
    Spero di averti offerto una possibilità di meglio leggere il mio oscuro commento

    ciao Sam
    grazie Melo

  5. SAMOTHES ha detto:

    Grazie, Astro!! Sei come un faro nella tempesta! 😀 La tempesta è la mia ignoranza. 
    Ho capito quello che intedi dire: è come se il fatto stesso che noi ci poniamo sotto osservazione, condizionasse il risultato dell'osservazione stessa; ma allora è per questo che bisogna affidarsi ad un qualche cosa di intuitivo e non a una misurazione concreta. Però l'intuito come lo si spiega? Come si fa a dimostrare concretamente ciò che è puro intuito? E' un po' quello che cerco di dire, anche se mi rendo conto che lo dico male. Quando si prova a dare una definizione di ciò che si arriva a capire di noi stessi, non lo si può fare con un dato certo; e non perchè le variabili sono infinite o perchè ciò che analizziamo è inconscibile, ma semplicemente perchè non è spiegabile con i mezzi che abbiamo per comunicare. Tu conosci la fisica e la matematica e forse sapresti spiegarlo con queste, ma io questo non lo posso sapere, perchè non le conosco. Non è spiegabile perchè è intuizione, è qualche cosa che va al di là di ciò che siamo in grado di dimostrare concretamente, scientificamente con i mezzi soliti. Perlomeno io penso che per ora è così. Poi magari un giorno ci si arriva. E adesso mi odierai, ma io ho pensato in questi anni, che se un modo per tradurre in maniera comprensibile questo stato intuitivo c'è, quasto modo passa atteraverso l'Arte e nello specifico io penso che la Musica e la Poesia siano le vie più efficaci. Quelle vere, non quelle che non sanno dire. Perchè la Musica e la Poesia danno lo spazio per intuire quel qualche cosa che va oltre. Ed allo stesso tempo non si affidano al caso, ma sono frutto di regole precise. E' importante questo, io penso, perchè significa che c'è un modo per comunicare ciò che altrimenti rimarrebbe latente, indecifrabile. Anche altre arti possono portare a questo, ma in maniera più confusa e forse per le nostre menti che necessitano di paletti solidi, forse meno efficaci. Le arti sono sistemi di comunicazione che arrivano anche come semplice stato emotivo, come intuizione; arrivano alle ombre nascoste, sfiorano o toccano il profondo, lo attraversano e le rendono comprensibile. E la ricerca della parola poetica è affascinante per questo. Anche solo il tentare di tradurre ciò che si muove in noi è affascinante. Molti tentano e pochi riescono… ma questa è un'altra storia. Ora, il fatto che l'Arte attraversi il nostro essere profonod, è vero che lo modifica, ma penso non ci sia nulla che non abbia un effetto, una conseguenza. Nessuna cosa che sia del Mondo può essere senza influenzare altre cose che sono. Perchè tutto è collegato, sempre. Il cercare dell'Uomo è per questo che non è fine a se stesso, io penso.  

  6. astrogigi ha detto:

    Oh Sam….qui potremmo scrivere miliardi di parole.
    potremmo dissertare di filosofia fino a sciogliere in un unico pastrocchio un'infinità di pensieri per non arrivare da nessuna parte.

    la domanda finale sarebbe sempre: ma siamo sicuri che sia così ?

    dovrei avvicinarti ad un altro punto fermo dello scetticismo razionale che mi accompagna: teorema di incompletezza, o principio di indecibidilità…

    Prova a digitare GODEL su Google (solo adesso mi accorgo di questa assonaza…) !!!!

    e passaci qualche minuto a scervellarti…
    ti garantisco che dopo un pò sarai come me: persa….

    ma non doma….

    anzi…

    Mens Power….

    Notte buona gente amica !!!!

    GB
     

  7. Diaktoros ha detto:

    Io è da tanto che mi sono perso.
    I miei dubbi sulla percezione sono di vecchia data. Tanti anni fa avevo partecipato a un paio di conversazioni presso la sede regionale RAI di Cagliari. Si parlava (pensate un po') di storia dell'astronomia in Sardegna. Mi sono fatto dare le registrazioni e le ho ascoltate e, con mio grande stupore, ho sentito la mia voce deformata, nel tono e nel modo di parlare: era molto più nasale, aspra, sgradevole, di come la ricordavo ascoltandomi. Era dunque così che mi sentivano gli altri? Certamente no: molto probabilmente ognuno mi percepiva a suo modo e io stesso mi percepivo in modo sempre diverso. Nel caso della radio poi la percezione dipendeva anche dal tipo di microfoni usati, dall'apparecchio ricevente e da tanti altri fattori. Sapevo per esperienza che la mia voce variava tantissimo, quando cantavo, a seconda del microfono e dell'amplificatore, dell'ambiente e degli effetti. Non esisteva dunque una mia voce, ma tante voci percepite e forse un'entità univoca “voce di Guido”, la mia, come oggetto, non era esattamente definibile. Lo stesso è avvenuto per la mia immagine, che mi pareva estranea, e addirittura sgradevole, nelle foto prese durante un convegno o, peggio, in quelle, innaturali, scattate da un fotografo per la carta d'identità. Anche qui non c'era una mia vera immagine, ma un insieme d'immagini sempre diverse, modificate da luce, prospettiva e altri infiniti condizionamenti. Allo stesso modo, come potrebbe essere isolata e definita un'immagine interiore? Siamo in larga misura inconoscibili (se non attraverso semplificazioni e compromessi), anche perché in perpetuo movimento e mutazione. A questo punto, conoscere se stessi, o qualunque altra cosa, è una pretesa a dir poco assurda.

  8. astrogigi ha detto:

    …e del tutto inutile….

  9. astrogigi ha detto:

    …anche perchè più conosco di me e degli uomini, più mi vergogno e mi vien voglia di sparire…

    c'è tanto di interessante da scoprire e conoscere al di fuori dell'uomo…

  10. Chapucer ha detto:

    interessante questo tuo gettare l'amo e poi ritrarti…

    una cosa che ho scoperto nelle mie esperienze di lettura è che la contraddizione fa parte della natura e dello spirito umano.
    che poi non bisogna esagerare con il sapere, questa è saggezza.
    io, nel mio piccolo microcosmo, mi accontento di scoprire un macrocosmo 😉

    cioa Francesco, ho molto apprezzato il tuo complimento!
    🙂

  11. SAMOTHES ha detto:

    …forse, conoscendo le cose del mondo al di fuori dell'uomo è un po' come conoscere l'Uomo e quindi se stessi… ma so già che qualcuno non sarà daccordo. 😛 però io insitso e la penso così.

  12. astrogigi ha detto:

    Più conosci ciò che c'è Oltre l'uomo, più ti rendi conto di che poco c'azzecchi l'uomo stesso.

    e assumi atteggiamento di semrep maggior umiltà a cospetto dell'Universo.

    se studi l'uomo, non troverai altro che egoismo, arroganza, presunzione.

    troverai raramente equilibrio, armonia, pace.

    molti riversano nell'amore la panacea per le carenze umane, non leggendo correttamente neppure quello, facci asimmetrica dell'egoismo antropocentrico.

    La fede poi ha rovesciato su dio l'onere di averci maledetti e costretti al castigo, offrendoci una via di redenzione che porta ancora più lontano dall'equilibrio.

    se ti riferisci a me che ritraggo la mano, forse è il rispetto che porto per lo spazio che mi ospita e per i suo viandanti.
    se vuoi che affondi gli altrigli, chiedi e sarai esaudita

    GB

  13. Chapucer ha detto:

    volevo scrivere ciao, Melo 🙂

  14. melogrande ha detto:

    Che bello questo dialogo tra viandanti !

    Sam, immagina che ci siano delle persone in una grande piazza, al buio, e che l' unico mezzo che hai per trovarle è un enorme idrante di quelli che usa la polizia per disperdere i manifestanti: in qualche modo misterioso dagli schizzi d' acqua puoi capire che hai colpito qualcuno, e quindi puoi anche sapere dov'è.
    Anzi, per  la verità puoi sapere dov' ERA, perchè dopo che l' hai colpito, ovviamente l' hai scaraventato lontano alcuni metri… Sai quindi che è lì da quelle parti, nei dintorni, ma con quell' idrante non riuscirai mai a sapere ESATTAMENTE  dov'è perchè non appena lo trovi, lo sposti…

    Godel invece espresse in forma matematica generalizzata un' espressione che più o meno significa: "Questa espressione è falsa".
    Si tratta di una frase assolutamente corretta come grammatica e come sintassi, eppure capisci subito che c'è qualcosa che non va.
    Se dici che è vera, allora vuol dire che è davvero falsa, mentre se dici che è falsa, allora non dovrebbe affatto essere falsa… Non può essere vera e non può essere falsa. E' in decidibile, ed il motivo è semplicemente il fatto che quella frase parla di se stessa.

    Somiglia un po' al problema dell' autoosservazione, perchè pretendere di vedersi "come si è davvero" è un po' come mettere qualcuno in posa per una fotografia e dirgli "Cerca di essere spontaneo".
    E' ovvio che nel momento stesso in cui "cerca", si sforza di accontentarti,  immediatamente il poveretto ha già finito di essere spontaneo….

    (Ciao, Chapucer…)

  15. SAMOTHES ha detto:

    E' per questo che non si può capire chi siamo osservando noi stessi; ma forse possiamo arrivarci osservando ciò che è esterno a noi e che in noi si riflette. Come quegli artisti che nel Rinascimento utilizzavano degli specchi nei quali riflettere i soggetti per poi dipingerne, non l'immagine diretta, ma il suo riflesso. E' un po' un modo per guardarsi dentro vedendosi da fuori. E questo modo lo si può trovare nell'osservare ciò che è fuori di noi e nello stesso momento in cui noi lo osserviamo, è in noi, fa parte di noi. Noi ne daremo una spiegazione modificata dal nostro modo di essere, ma l'essenza della sua comprensione rimane inalterata. Ed è a questa che a noi interessa arrivare. Mi sono capita? 

  16. SAMOTHES ha detto:

    Astro, io concordo abbastanza con quello che dici… è vero che studiando l'uomo ci trovi tutte quelle cose lì ed è vero che se studi cose che non sono dell'uomo, quelle brutte cose lì non ce le trovi… e stai meglio. Eppure c'è qualcosa che non mi torna, perchè io sono anche quelle brutte cose lì e sono molto altro. E mi interessa sapere cosa sono, perchè c'ho questo difetto che è stupida curiosità, se vuoi, ma ce l'ho e devo gestirmelo come posso. Una cosa ho scoperto: la mia curiosità non mi dà retta e continua a rompermi le pxxxe. E' pedante e insistente e prima o poi mi chiede conto di tutto ciò che non ho almeno provato a chiarire. E va da sè che ciò che non ho chiarito pur provandoci è soggetto allo stesso trattamento. E mo' mi trovo daccordo con te, ma non posso fare a meno di osservare l'uomo. Anche a distanza magari, che ci sto meglio, ma comunque lo osservo. E come ne esco? 

  17. astrogigi ha detto:

    io sono anziano e mi sono davvero rotto le pxxxe (come le chiami simpaticamente tu) di scoprire meschinità su meschinità
    tanto l'uomo non lo posso cambiare
    io mi conosco quel tanto che basta per evitarmi
    per cui dirigo il mi cercare ben oltre
    e ciò che trovo mi rasserena perchè fra non molto ne farò parte
    ciao Sam
    semrpe bello chiacchierar con te

    GB

  18. SAMOTHES ha detto:

    Astro, hai sinetetizzato meravigliosamente ciò a cui tendo e ciò a cui, lo so già, prima o poi arriverò anch'io (mi sa che è inevitabile). Ma prima mi devo stufare per bene, prima devo sondare tutta la feccia e me ne devo imbibire fino al midollo, così poi non avrò motivi per guardarmi indietro e potrò fare la mia personalissima strada per i fatti miei. Sono già ad un buon livello di saturazione. A volte ho delle crisi di rigetto da consapevolezza che mi impediscono di avvicinare o farmi avvicinare. Poi mi passano, ma ci vuole sempre più tempo. E in questo tempo che mi serve, trovo il piacere nel cercare altrove, lontano dalla feccia… e mi rigenero. Finirò nell'eremo ad ascoltar l'acqua che gocciola e di notte nei boschi, a sentire i grilli e le civette e, ovviamente, a guardar le stelle, anche se non saprò chiamarle per nome, ma magari, col tempo… chissà. 

    Il piacere è reciproco, manco a dirlo!! 🙂
     

  19. SinuoSaStrega ha detto:

    Un tempo mi consumavo di domande e d'inquietudini (mi consumavo anche fisicamente, pesavo una piuma), poi ho cominciato ad avere la cortesia di rinunciare a certa presunzione su di me: ma va' , sono contraddittoria, sempre difforme, mal sopporto le immagini che gli altri tendono a costruirmi addosso; sono poliforme, mutevole, in fono anonima. Ah, che liberazione! Lo stomaco si è riaperto. Sono anonima, sono anonima, sono anonima. Non avrei potuto crederci, è così che ho cominciato a guarire dal "Conosci te stesso". Il Manganelli diceva che il "Nosce te ipsum" era un imperativo ironico che significa "Perditi in te stesso". Poi devo dire che qualunque verità tentiamo di formulare su noi stessi ci espone al rischio di dover dare per vero anche l'esatto opposto; più si tratta di concetti complessi e profondi più anche l'opposto è vero. Io sono il mio corpo -vero- ma io non sono il mio corpo è altrettanto vero. Io vivo a Firenze, vero. Io non vivo a Firenze, falso. Solo le piccole verità non si contraddicono. Come posso ritenermi così limitata?
    Bella è l'umiltà di fronte a tutte le realtà trasformative.

  20. SinuoSaStrega ha detto:

    Da "Nebbia" di Miguel de Unamuno:

    E che l’uomo che non abbia mai dubitato della sua esistenza sostanziale, che non abbia mai temuto di essere soltanto una finzione, un’ombra, un sogno, o il sogno di un’ombra, come dice Pindaro, non può dire di essere libero.

    E poi :

    Ho un vero debole per tutti i cultori del paradosso, che sono gli unici ad avventurarsi nel territorio della vera conoscenza.

    La vita è una nebulosa, un'immensa nebbia di piccoli eventi.

    Mi trovo a casa.

  21. SAMOTHES ha detto:

    Sinuosa, a me la nebbia piace moltissimo… non quella cittadina che puzza di smog, ma quella dei laghi, o quella che accarezza le vallecole a salire, ad esempio. E mi piace anche l'idea, il dubbio, che in fin dei conti, poteremmo essere null'altro che nebbia; anche perchè se ci si pensa, non è poi così improbabile… o forse, semplicemente, non sarebbe poi tanto male… forse non esistiamo e forse tutto questo pensarci è solo un'illusione… e forse possiamo svanire al variare minimo della temperatura e trasformarci in qualcos'altro. Forse…

  22. astrogigi ha detto:

    L'unico motivo che ancora mi tiene fra gli uomini sono mia moglie e mia figlia.
    Non ho abbandonato la società INcivile per dovere verso di loro.
    Loro hanno dato un valore alla mia esistenza ed io DEVO far di tutto affinchè il loro morire fra gli uomini non sia in solitudine totale.
    Traggo forza per fare questo da bellezze esterne e sfide per la mente.
    E forse da una mai confessata speranza: che qualcosa di buono infin vi sia.

    La nebbia è il mio mantello mentre vago incerto e mi rendo indistinto agli altri sguardi.
    Non nascondo con la mia figura ciò cui sto passando davanti: al massimo lo rendo per un attimo diffuso e meno consistente.

    Lascio solo tracce di pensiero, spente in ogni parte corporale.

    Non sono anonimo, ma incoroporeo si.

    Non ho un'anima, ma un cerevello ed un pensare si.

    Ciò che io lascio mi dicono profumi di poesia.
    E' l'unico rammarico

    GB

  23. SinuoSaStrega ha detto:

    –>Samothes: anche a me la nebbia piace, anche se mi predispone all'emicrania e mi fa increspare i capelli 😦

    –>Astrogigi: hai un'idea decadente di nebbia. Non afferro cosa intendi per "tracce di pensiero spente in ogni parte corporale", davvero si può separare il pensiero dal corpo?
    Il tuo rammarico sul profumo di poesia non so se sia un vezzo velato d'ironia o se davvero ti dispiaci di certe "cadute" (o elevazioni?). A me sembra quasi un prodigio che in una stessa persona si evolvano in maniera parallela l'espressione della mente e quella dello spirito. Spesso all'ipertrofia della mente si accompagna una specie di rimozione degli aspetti meno razionali. Oppure si trovano i folli, ma quello è un discorso a parte.

  24. astrogigi ha detto:

    Snuosa, come ben sai sono feroce negazionista dei valori corporali: cibo, bevando, vezzi alzzi ed intrallazzi mi vedono fuggire come di fronte alla peste più nera.
    Se lasciassi un segno del mio passaggio fra queste miserie inzuppate di carne verrei ne avesse la minima contaminazione
    purtroppo so che mio malgrado sono anche carne
    ma preferisco dimenticarmene o illudermi di poterlo fare.
    la mia razionalità espressa da formazione ed approccio scientifico matematico mi ha portato ad altre forme di poesia (la chiamo così per necessità linguistiche): la differenza sta nel DOVE ne colgo.
    Forse tu non conosci la meravigliosa eleganza di una teoria quale quella delle superstringhe o la commovente magnificenza di una topologia quale quella di Poincarè
     ti sarà capitato invece di vedere qualche espressione grafica della geometria frattale e quello credo possa esser eil ponte per venire sul mio lato della strada…

    la follia mi aiuta molto nel superamento delle idiozie che ci impone un sistema inutile.
    tuttavia l'antica spes che ancora alberga nel mio animo mi porta a tentar comunque di comunicare 
    la decadenza la lascio agli schemi letterari
    io sono nebbia.

    ciao S. se un giorno ti incontrassi, so che mi riconosceresti senza avermi mai visto

    GB

  25. SinuoSaStrega ha detto:

    –> astrogigi: hai ingaggiato una bella sfida. Tra corpo-mente il circuito è sempre funzionante, se è vero che i tesori brillano spesso nella profondità e poi in superficie si rivelano mediocri pezzi di vetro, è altrettanto vero che la verifica del "valore" si fa nella superficie. Tu sembri escludere le seduzioni della materia, e non dico che non vi sia sincerità; il discorso sarebbe complesso…
    Non conosco la maggior parte di ciò che citi, esclusi i misteriosi frattali, quelli sì che danno da restare stupefatti. E certo se proprio volessi gettarmi una corda, il porre un frattale a uno dei due capi presuppone una prospettiva non arida.
    Ti ringrazio per la fiducia nel riconoscimento, non so se per l'intuito da strega o per una qualche forma di affinità, magari nebulosa.

  26. melogrande ha detto:

    Astro, fu Kant, mica un mistico a definire l' intelletto "un' isola circondata da un ampio e tempestoso oceano".
    Su quell' isola regnano la ragione, il principio di non contraddizione, la causalità, la logica formale, la meccanica, la matematica.
    Ma nell' oceano ?

    Allora cosa facciamo, ci rintaniamo sulla palma più alta e facciamo finta che l' oceano non ci sia ? Non proviamo nemmeno a mettere dentro un piede per sentire se l' acqua è fredda ?
    Non è degno di una persona curiosa…

    Io mi contraddico, come S., un giorno sono di buonumore ed il giorno dopo ho la luna storta, a volte sono pieno di empatia, un altro mi ritirerei in un eremo. E spesso senza che neppure ci sia una causa precisa, "matematica" per questo. Pensa che addirittura di tanto in tanto vengo colto da istinti biologici progettati per la riproduzione, eppure non ho in programma di riprodurmi…
    Cose da pazzi, che non appartengono all' intelletto.

    Quello che provi  per l' Universo, il Tempo, la Natura, tua moglie (che non ha neppure un cromosoma in comune con te), tua figlia, sono cose che appartengono all' oceano, non all' isola.

    In quell' oceano si entra solo con a poesia, con l' arte, coi miti.
    Oppure con la follia, solo che dopo non si esce più.

    E' per quello che, quando esplori l' oceano, ti trovi  tuo malgrado a farlo con un discorso poetico: non ci sono altri modi per immergersi nell' oceano.

  27. SAMOTHES ha detto:

    Sinuosa, io quando c'è la nebbia non lo so che mi fanno i capelli, che per me se ne stanno dove gli pare, che sono anarchici, però so che per l'emicrania mi funziona andare in quota. Se vado in quota mi passa il mal di testa. Se poi c'è la nebbia in basso e io sto in quota, è il massimo. Che è un po' come stare "al di sopra di tutto", perchè quello che sta laggiù non lo vedi e a te niente ti vede. E ti passa l'emicrania. 

  28. astrogigi ha detto:

    Non mi convncete, ne l'uno ne l'altra.
    e so che non volete farlo
    però mi piace intrecciar lame corde o anche solo accenti.
    così come al strega ignora le più elevate vette matematiche così io annego nelle regole che fanno di uno scritto un bello scritto o che di solito descrivono la psiche.

    semplicemente di capire l'uomo mi interessa poco.
    preferisco sparar le mie cartucce un pò più in altro, verso quell'oceano dove non solo vivo immerso ma dove sono nato, e tornerò a rinascere fra un pò.

    si chiama Universo.

    ed è così vasto vario e grande che rende per contro nullo tutto ciò che è uomo.

    ed allor mi ci ritrovo.

    I frattali sono solo il grafico di una funzione…o meglio, l'habitat di una geometria di dimensione compresa fra 2 e 3 dimensioni…..

    se ti ci potessi accompagnare Sinuosa….sono certo, matematicamente certo, che ti ci perderesti esattamente come me.

    ciao ne ?
    vado a far correre il Sole….

    se mi riesce un timelapse del tramonto fra nubi e nebbie dietro il castello del mio borgo, ve ne darò conto…..

    GB

  29. astrogigi ha detto:

    Sam, arrivooooooooooooooooooooooooooo

  30. SinuoSaStrega ha detto:

    Melogrande, non conoscevo quella definizione data da Kant all'intelletto; presuppone il senso del limite, cosa che mi piace parecchio, specie perchè detto da uno che d'intelletto ne conosce abbastanza.
    –> astrogigi: perdersi in un frattale equivale all'infrattamento?

  31. astrogigi ha detto:

    Non raccolto insulti

    le frattaglie sono scarti di cucina

    I Frattali sono un premio per gli occhi (e non per la panza)

  32. melogrande ha detto:

    Sinuosa, la citazione completa è questa:

     
    Al punto in cui siamo giunti abbiamo non solo percorso il territorio dell'intelletto puro, considerandone accuratamente ogni parte, ma l'abbiamo altresì misurato, assegnando il suo posto a ogni cosa. Ma questo territorio è un'isola che la natura ha racchiuso in confini immutabili. È il territorio della verità (nome seducente), circondata da un ampio e tempestoso oceano, in cui ha la sua sede più propria la parvenza, dove innumerevoli banchi di nebbia e ghiacci, in corso di liquefazione, creano ad ogni istante l'illusione di nuove terre e, generando sempre nuove ingannevoli speranze nel navigante che si aggira avido di nuove scoperte, lo sviano in avventurose imprese che non potrà né condurre a buon fine né abbandonare una volta per tutte.

    A beneficio di Astro aggiungo anche questa tratta, credo, dalla Critica del Giudizio (devo averla già usata da qualche parte):

    Il poeta osa rendere sensibili idee razionali di esseri invisibili: il regno dei beati, il regno infernale, l'eternità, la creazione, e simili; o anche trasporta ciò di cui trova i modelli nell'esperienza, come per esempio la morte, l'invidia e tutti i vizi, l'amore, la gloria, al di là dei limiti dell'esperienza, con un'immaginazione che gareggia con la ragione nel conseguimento di un massimo, rappresentando tutto ciò ai sensi con una perfezione di cui la natura non dà nessun esempio; ed è propriamente nella poesia che la facoltà delle idee estetiche può mostrarsi in tutto il suo potere.

    A proposito, Astro, guarda che infrattarsi non è un insulto, più che altro dipende con chi lo fai…

  33. SinuoSaStrega ha detto:

    Il poeta osa… certamente si espone molto, ma credo che lo faccia umilmente, mettendosi come "a disposizione". Mi stupisce positivamente questo pensiero di Kant…

  34. melogrande ha detto:

    Accontentiamo anche Astro con una topologia di Poincaré che potrebbe essere una buona idea per un servizio di piatti (ma io non l' ho detto, eh ?)
    Shhhhh….

  35. melogrande ha detto:

    Il poeta deve essere molto umile e molto disciplinato nel suo mestiere.
    E' la disciplina ciò che distingue la musica dal rumore, la pittura dall' imbrattamento, l' arte dalla follia. Il controllo dello stile, i fiori del male sì, ma in versi alessandrini, l' equilbrio, il ritmo, le pause, questo è la poesia.

    Il genio è 1 % ispirazione, e 99 % traspirazione, proprio nel senso di sudore e fatica, disse qualcuno.

  36. SAMOTHES ha detto:

    E io che pensavo che il genio è un pigro al quale viene bene tutto con nessunissima fatica… allora è un essere simile a noi umani anche il genio!! Questo me lo rende un po' più simpatico, devo dire. Concordo sulla tua teoria dell'infrattarsi; tutto dipende da con chi, non v'è dubbio!  

  37. astrogigi ha detto:

    Melo me lo fai un favore ?
    Ma grande grande.

    Sono perfettamente consapevole che i mulini a vento sono giganti insuperabili.
    Ma continuerò a scagliarmici contro.
    Non mi servono ne dolciumi ne confetti di contentino.
    Come testimoniano i miei numerosi scritti quaggiù ci ho davvero provato con molte delle residue forze ad integrarmi in questo gruppo di menti libere.
    Ma finisco semrpe per esser bacchettato.
    probabilmente devo davvero decidermi a chiudere blog e cip e ciop e dar fuoco all'oceano affinchè la mia isola resti irraggiungibile. 
    le mie 7 camice sono andate molte volte in lavanderia dopo innumerevoli notti insonni a cavar sudori freddi e caldi da testi non ostici, di più.
    Non mi piace confessare che non ci arrivo
    ma proprio non mi riesce
    non mi riesce di vedere come la vedete voi.
    Per me contano altri numeri
    della socializzazione o della cucina croata o dei comportamenti delle masse di fronte al sushi non me ne frega prorpio nulla, se non per il mero valore statistico di una ricerca.
    della sintesi sematica di un costrutto poetico posso al limite fornire un codice in linguaggio macchina per sfornare versi palindromi  con un nokia o un samsung di ultima generazione
    simmetricamente potrei chiedere alle dame del circolo come facciano a vivere serene senza essersi addentrate almeno una volta nel meraviglioso mondo delle equazioni differenziali o nella foresta incantata degli sviluppi in serie di Fourier.
    ah già dimenticavo: si fa fatica ad usar la logica, a seguire le regole, a rispettare i canoni.
    che ci devo fare.
    sono abituato ai confronti
    sono allenato alle sfide
    ma quelle ad armi pari
    con le donne di Melo non ne vinco una porcaccia la miseria

    (mi brucia ah se mi brucia)

    mi sa che interrogherò i miei dati ipercubici e cercherò nelle 4 dimensioni una chiave per smontare ste fanciulle.

    ma se la trovo…..ah se la trovoooooooooooooooo

    in versi ve la metto.

    per ora mi tramonto col sole che oggi ho fatto correre un pò….

    copiaincolalte il link e fatemi sapere

    GB

  38. SAMOTHES ha detto:

    Io penso che vivo serena senza essermi addentrata almeno una volta nelle equazioni differenziali per il semplice motivo che non so risolvere nemmanco un'equazione semplice, semplce. E' ben vero che non ci ho mai provato seriamente, ma se non ci ho mai provato vuol dire che forse non ce la fo'. A me la cucina croata mi mette curiosità, ma se è per questo anche la l'potesi di poter sfornare versi polindromi con un nokia o un samsung di ultima generazione un po' m'incuriosisce. 
    Io non invidio chi in casa tua deve stirare, Astro. 
    Le magliette son cosa pratica.

  39. SinuoSaStrega ha detto:

    Con un Nokia o un Samsung potrei scrivere anabole, dire che oggi ho bisogno di anabole e probabilmente tu mi capiresti all'istante senza neanche spiegazioni (mi fa una rabbia, quando mi dà "vado a fornire" ! par sempre che mi vada a dedicare a una qualche elargizione immorale). Però, scusami eh, mi sembra che qui la competitività sia solo tua; e comunque, come ben sappiamo, ogni attività che non include il pensiero logico-matematico-scientifico viene considerato robetta da donnicciuole, di bassa lega, questo dato dovrebbe essere sufficiente a farti capire che una minima verve difensiva da parte dei sostenitori del "verso" rispetto alla "formula" sia da attribuire a una specie di sindrome di Cenerentola, perciò si potrebbe tollerare…

  40. astrogigi ha detto:

    Infatti: l'esser assocaito al verso mi irrita assai.
    La competitività è stato dimostrato sia stata imtrodotta da voi donnicciuole, che con la scusa di essere il sesso debole avete sempre pilotato il mondo.
    E moi poveri masculi frusti, sempre a correre dietro a sottane infide.
    Mi consola poco sapere che anche Giulio Cesare o Alessandro Magno nonchè altri mille padroni del mondo fossero in effetti proprietà di altrettante "donnicciuole"…..
    quel che mi fa salire l'entropia è il modo canzonatorio, spesso subdolo ed irridente in cui ci manovrate.
    Vuoi la competizione ?
    ed allora gioca limpido, vieni sul mio terreno e sfidami.
    ed allora io perderò con onore
    …se perderò….

    ma qui in questa sede, io ho già perso prima di giocare.

    Godel aiutami tu.
    che faccio ?
    gioco ancora e mischio le carte portando mazzi a 6 dimensioni ? (pardon…6 semi…)

    oppure gioco pulito  e mi gioco pure le pxxxe (copyright di Sam) che ne prendo un sacco e na sporta ?

    facciamo così: Melo tu che sei anfitrione cortese, inventati un post in cui sfidare queste walkirie delle rime, magari solleticando argomenti di cui siano padrone ma dove anche noi possiamo avere qualche freccia (magari temporale….) in faretra per non esser proprio macellati.

    e poi vediamo che succede.

    anacoluto

    GB 

  41. SinuoSaStrega ha detto:

    Ma quale competitività, noi donne! A me piacciono le differenze, sono un arricchimento per tutti. Purtroppo per te nei blog di matematici non ce ne sono moltissimi, questo parrebbe il regno di letterati, linguisti, filosofi e psicologi, e pure poeti a giudicare dal numero delle liriche postate. Di formule e teoremi ne leggo ben pochi, se si esclude quello di Marco Ferradini "Prendi una donna/ trattala male/ lascia che ti aspetti per ore…"; ora non mi dirai che merita applicarlo sulle donnette sopracitate che secondo te tengono i mariti per le briglie!?!

  42. astrogigi ha detto:

    Ciao S.
    Ti lascio campo libero.
    Hai come sempre ragione.
    Mi piaceva qui perchè potevo scrivere un pò in italiano.
    Negli spazi di Matematica e Fisica che frequento la lingua unica è l'inglese e in quelli del CERN mi capita di scontrarmi anche col tedesco che non ho mai amato molto….

    è stata una parentesi tutto sommato utile.
    come dovevasi dimostrare
    o se preferisci, come volevasi dimostrare.

    Auguri Melo

    Buon viaggio

    GB

  43. SAMOTHES ha detto:

    Io non ho capito bene che è successo, ma forse è una cosa grave se qualcuno saluta e se ne va…
    Sinuosa, ma tu lo sai che succede?
    Io sarei pronta alla sfida su campi che conosco bene, ma non me ne viene in mente nemmanco uno. Ergo, per me tutti i campi vanno bene, che tanto non vinco mai nulla e non lo dico con rammarico, ma con placida consapevolezza. Mi sta bene così; questo per dire che a me della competizione, francamente, non me ne può fregar di meno.
    Mi piace usare ben altre motivazioni e altri stimoli più interessanti, se posso.
    Non so poi le altre donne o donniccuole che ne pensano.
    Però è vero, ammetto che mi fa sorridere la competizione che è propria di molti maschi.
    A volte però rasenta l'assurdo e la malattia e in tal caso, un po' mi infastidisce anche. 

  44. SinuoSaStrega ha detto:

    —> Astrogigi: gradirei capire cosa significhi il tuo ultimo commento, visto che non è neanche il primo in cui ti esprimi presupponendo un improbabile "affronto" da parte mia. Mi auguro che tu stia giocando, ma a questo punto temo a digitare qualunque pensiero che potrebbe essere mal interpretato. Davvero non capisco… Mi sembrava uno scambio che aveva la grazia dell'ironia leggera, ma sono disorientata.

    —> Samothes: non conosco la dinamica che si è creata, vista dalla parte di Astro. Dalla mia è come l'ho spiegata nella parte a lui diretta. Tanta suscettibilità mi sembra inverosimile, ma devo ammettere che qui non ci si conosce mai abbastanza e, soprattutto, è facile cadere in equivoci.
    Dal mio punto di vista non sono competitiva e se qualche volta lo sono stata è stato con donne, mai con uomini.

  45. SAMOTHES ha detto:

    Sinuosa, il mio commento precedente, a seguire dal punto interrogativo, non era diretto a te nello specifico. Vorrei fosse chiaro. Erano solo delle considerazioni generiche in merito al discorso sulla competitività che stavate facendo. Io non sono competitiva con nessuno, nè con uomini, nè con donne. Non penso di esserlo mai stata. 🙂 Se malinteso c'è stato mi dispiace e spero di aver chiarito. 

  46. melogrande ha detto:

    Ma questo non è un blog agonistico !
    Qui circolano idee, proprio grazie alla varietà e qualità dei viandanti.
    E non è che alla fine si proclami un vincitore che se ne vada via con tutte le idee in fila legate con la catena, proprio no.
    Qui nessuno cerca di convertire nessuno, nessuno di sottomettere nessuno, e dalla discussione se ne guadagna tutti in complessità di pensiero.
    E scusate se è poco.

    In questo processo, le osservazioni  di Astro sono sempre un lievito di ottima qualità, che a tutti, proprio tutti, spiacerebbe alquanto perdere (ho ricevuto più di un pvt in proposito…).

  47. melogrande ha detto:

    Mi piacerebbe anche fare dei post su certe teorie scientifiche che mi sembrano avere un significato profondo, purtroppo c'è la barriera della lingua, nel senso che certe cose senza formule non si riece proprio a renderle.
    Vedremo.

  48. SAMOTHES ha detto:

    Ma melo, non è necessario specificare, credo. Lo si sa che qui è così e che è un posto gradevole per questo. Io non so perchè è uscita sta cosa della competitività, che non c'azzecca proprio per niente, ma se ho rimarcato il fatto che la competitività è una cosa che proprio non amo è appunto per chiarire. A me non sembrava una gara, non mi è mai sembrata una gara discutere e parlare qui di ciò che non conosco e che vorrei capire o di ciò che mi appassiona e che mi piace approfondire. Se il modo di scambiarsi idee che si usa qui l'avessi inteso in tal senso non ci sarei più tornata e invece (purtroppo per chi gli tocca leggere le mie dissertazioni un po' assurde, forse 😛 ) a me qui piace e se Melo mi ospita, io ci torno quando mi sembra il caso di tornarci. 🙂 E spero davvero che altrettanto faccia Astro, perchè se manca Samothes non succede mica nulla, ma se mancasse lui mi sa che sarebbe davvero un gran peccato. Diciamocelo. 🙂

  49. SAMOTHES ha detto:

    Melo… a me le formule mi terrorizzano. Se hai l'antidoto son disposta a rischiare, ma se non c'è antidoto, non so… non so davvero. 

  50. astrogigi ha detto:

    non ci siamo

    proprio non ci siamo

    mihi necesse est explicatio

    alla base di questo piccolo accrocchio c'è probabilmente un difetto di interpretazione
    da parte mia sicuramente per la naturale abitudine a prendere alla lettera ciò che mi vien detto, trascurandone spesso ed in buona fede l'eventuale declinazione pruriginosa della provocazione
    Le mie, come credo sia ben noto ai frequentatori abituali della MeloSfera (bellissimaaaaaaa mi è venuta così)  di solito sono decisamente più brutali e dirette.

    (ha ragione Sam: non me ne rendo conto ma sono un genio….MELOSFERA : ti giro il copyright Francesco)

    allora ..dove sono rimasto…

    ho perso il filooooooooooooo

    va ben, vado a mangiare un piatto di pasta riscaldata bruciacchiata..

    dopo magari mi ritrovo il filo

    (però non lamentatevi se resto a rompervi le uova nel tegame….ops…era paniere ma mi sa che ho fame….)

    GB 

  51. capehorn ha detto:

    Ho letto il post e la poderosa prduzione di commenti, che ne sono discesi.
    A molte domade altrettante risposte.
    Eppure a quato post c'é il rimando a quello precedente. Non credo che sia sfuggito, ma nessuno vi ha posto mano.
    "E' necessario conoscersi?"
    Dove e perché, quest'urgenza?
    Indubbiamente é bello, coinvolgente, soddisfacente sapere di se della propria chimica e fisica. Riuscire a motivare le scelte, i risultati ottenuti, le prospettive future. Sapere che queste saranno possibili e ricercare, anche per puro diletto le infiniti varianti, disseminate nel campo dei se e dei ma. Aggingiamoci anche dei però, per non farci mancare nulla.
    Rimane la domanda: E' necessario conoscerci?"
    Sapere qiuali sono le mie potenzialità, ma gli altrettanti miei limiti, un po' mi angoscia.
    Il timore di affrontare e non saper risolvere questi limiti, di sapere  che la mia personale libertà, che mi appare così tesa all'infinito, inifinita non é.
    Non é cos' espansa o espandibile.
    Cozza contro regole, benché necessarie, che mi sono ritrovato a condividere, ma che in realtà mi permettono una parziale conoscenza.
    Alimentando ad esempio invidia, rancore, al limite odio. Anche immotivato.
    Mi chiedo se sia o meno un perditempo stesso, il conoscersi.
    Attendere ai propri limiti, ma anche alle facoltà  non é forse una risposta alla nostra piccolezza, rapportata al mondo che ci circonda?
    Più proseguo questo cammino, più mi accorgo di sapere meno e quel meno é più confuso.
    Forse per i troppi stimoli, forse perché quegli stessi non sono tutti alla portata di tutti.
    Sento che le distanze aumentano e con loro la voglia si conoscere.
    Conoscere non vuol dire sapere.
    Implica uno sforzo in più, che va oltre all'apprendere bestialmente le cose e l'implicazione di esse sulla nostra vita materiale o spirituale che sia.
    Viene il momento anche, della disaffezione alla conoscenza, lasciando che tutto scivoli, tutto scorra.
    Alla fatica del sapere, si preferisce la gioia dell'indifferenza, dell'abulia. Forse l'alibi più semplice per chi si trova a vivere, o viene sollecitato continuamente a farlo, il miraggio della sempicità.
    Una cosa é certa, che nella MeloSfera, riesci anche a trovare un motivo per ripensarti e di chiederti se non sei , o rischi diventare, un saldo.

  52. klimt77 ha detto:

    Ho letto il commento di Capehorn e m'ha preso.
    .
    Ti costringe a riflettere….è necessario conoscersi?
    Lo penso su di me e trovo come al solito una risposta ambigua duplice, sfumata. So per certo che  è innata in me la curiosità, una fame e una sete di conoscere tutto ciò che sta al di là del mio naso
    E come potrei essere curioso…"esistenzialmente curioso" – dico – di tutto il mondo che mi circonda e non di me. Di quello che mi agita e mi vive dentro. Per me sarebbe una ingiustificabile "amputazione" rispetto al mio modo di essere.
    .
    Eppure so benissimo che in altri momenti ricerco una condizione anestetizzante. Un bisogno di rifugiarmi semplicemente nel vivere, inteso come lasciarsi accadere (o cadere) nel mondo.
    Ambire ad una pausa…Una pausa in cui diventare un ciotolo di fiume su cui la corrente del tempo e degli accadimenti scorre.
    Un sasso .
    Ecco l'immagine migliore. In certi momenti vorrei essere sasso. Un oggetto già colmo di sè stesso  e inconsapevole delle mille sostanze di cui è composto.
    Ho reso l'idea della risposta partadossale che mi arriva facendomi quella domanda di Capehorn?
    "Paradossale" dirà qualcuno.
    "Un ossimoro"…altri
    Eppure è la risposta più vera che rinvengo. Vuoi vedere che il fenomeno umano è indissolubilmente legato alla contraddittorietà?
    Al paradosso? Quello è il sospetto.
    E il ragionarne e il discettare  e l'accanisrsi nel ricercare una linearità del mondo e della nostra condizione, somiglia un poco al dibattersi della mosca contro il vetro.
    Un movimento frenetico e disperato  cui l'arrivo dell'inverno e del freddo col tempo metterà fine.
    Avete mai guardato una mosca con "compassione", con benevolenza?Provandone pena e affetto contemporaneamente?
    ecco… 

  53. melogrande ha detto:

    Un limite alla voglia di conoscersi c'è, sicuramente.
    Se ci fosse un modo per sapere, tramite un check-up fantascientifico, la data esatta ed i motivi precisi della mia morte, non credo che vorrei sottopormi al test. E così pure non vorrei sapere cosa davvero pensano di me tutti quelli che mi conoscono. In una certa misura, la menzogna è necessaria alla vita…

    Però sull' autoconsapevolezza, conoscenza delle prorio potenzialità e dei propri limiti, su quello non sono d' accordo, semmai vorrei averne ancora di più.

    Quanto a te cape, sei saldo quanto un pilone degli All Blacks, non temere…

  54. melogrande ha detto:

    Klimt, sai cosa penso ?
    La condizione che descrivi è una tentazione costante.
    Anestetizzati ed inconsapevoli come un sasso sul letto di un fiume non si sta male, è vero, ed è proprio quella la fregatura. 
    Non si sta nemmeno bene, senza "estetica", senza meraviglia, in fondo senza vita. Ma che anestetizzati non si stia bene lo capisci solo dopo che ti sei scrollato l' apatia di dosso…

  55. klimt77 ha detto:

    Si lo so bene Melo. Hai ragioni da vendere su questo punto
    Tuttavia il fulcro del mio interrogarmi  è che probabilmente
    il nostro destino è oscillare continuamente fra i due opposti
    Fra la condizione del sasso e quella di Ulisse,
    l'eterno viaggiatore inquieto e desideroso come nessun altro di andare ancora un poco più in là del mondo conosciuto
    Il monde non finisce mai, dove appare terminare.
    Quella è la molla formidabile del nostro andare…
    ed io in fondo,  mi sento "Ulisse" da quando ho coscienza di me. 
    .
    Mi sono tolto il sasso dalla scarpa?

  56. chiccama ha detto:

    io penso che "l'autoconsapevolezza,  conoscenza delle prorio potenzialità e dei propri limiti," sia una ricerca continua che ha un senso se ci "esperimentiamo" se ci mettiamo in gioco ogni giorno anche nel confronto con gli altri
    chicca

  57. melogrande ha detto:

    Certamente, klimt ! 
    L' importante è essere consapevoli.
    Ulisse si accucciò per sette anni fra le braccia di Calipso, no ?
    Mica uno può sempre stare a caccia di ciclopi…

  58. melogrande ha detto:

    Chicca, certo, non c'è modo di "autovalutarsi" senza confrontarsi.
    Uno specchio bisogna pur averlo …

  59. astrogigi ha detto:

    L'unico con cui posso confrontarmi sono io stesso.
    di me posso tentare di conoscere qualcosa; degli altri come posso ambire a conoscere altro che ciò che decidono di mostrarmi ?

    Godel anche qui diventa fondamentale
    Se ho difficoltà ad essere sincero fino in fondo con me stesso, come posso aspettarmi che un altro fuori di me lo possa essere ?
    E se anche lo fosse ?
    non ne potrei comunque esser certo
    ergo, la conoscenza dell'altro NON può esistere 
    l'unica possibile al limite è quella del se
    ma siamo sicuri ?
    o mentiamo a noi stessi ?
    la stessa illusorietà dei sensi pottrebbe porre limite al mio stesso tentativo.
    se seguo la logica, nosce te ipsum è un absurdum

    oltre che inutilis….
    e nel mio caso, deprimentis

    più mi conosco, più mi riconosco uomo fra uomini
    più vorrei essere altrove, Oltre, molto e ancor di più OLTRE

    GB

  60. klimt77 ha detto:

    Così così… Calipso …proprio lei
    E ne vogliamo parlare di Circe? E Nausicae?
    Eccolo il nostro andare.
    E Itaca, secondo me, è solo il nome che diamo alla nostra malinconia di una patria. L'unica patria in realtà siamo no stessii
    Allora ci cerchiamo, vorremmo trovarci, indagarci, conoscerci…I tentativi saranno infiniti e se anche destinati al naufragio è ammirevole quel nostro ostinato e testardo "andare verso…"l

  61. capehorn ha detto:

    Ciò che mi lascia perplesso, riagganciandomi alle parole di klimt é questo "andare verso".
    Perplesso perché mi pare di  non riuscire, nonostante tutta la mia buona volontà, a rispondere ad un'altra domanda legata alla conoscenza e cioé che l'uimo sia la misura di tutte le cose.
    Sia quelle che sono, sia quelle che non sono.
    E se questa domanda sia vera.
    Ulisse certmente é l'aerchetipo dell'uomo assetato di conoscenza e quindi assetato anche si se.
    Di provare quali sono i limiti del suo essere.
    Non soltanto nell'espressione fisica (abbassare il recordo del 100 metri, raggiungere i  -200 in apnea, salire a 2,50 nel salto in alto).
    Piuttosto riuscire ad arrivare alla sostanza ultima di se.
    Combattere contro l'illusione, la consapevolezza, l'apatia, la compassione tutte categorie che da una parte o dall'altra pongono limiti e confini all'uomo.
    Forse la conoscenza di se sta proprio nell'accettare che esistono dei limiti e dentro quelli agire in maniera che tutti i confini siano presidiati, che non emergano falle.
    Una sorta di occupazione territoriale ferina.
    Ciò non toglie però, che avuta la certezza dei confini, non si debba guarare al di là di essi e confrontarsi.
    Nel confronto é vero, c'é il rischio dello scontro. 
    Con l'innestarsi, sulla sottile linea che esiste tra predatore e semplice interlocutore, del confronto di se con gli altri.
    E' difficile sopprimere, attutire certe voglie, certe primarie pulsioni, però il bloccarle implica l'assunzione della resposabilità di voler conoscersi.
    Il gioco d'equilibrio é difficile e la tentazione di trasformarsi in granito da una parte o iena dall'altra, é forte.
    Itaca si allontana e si avvicina, sull'orizzonte degli eventi, con estrema facilità, indicando tutta la nostra fragilità nell'eterna ricerca di noi stessi.
    Penso alla lanterna di Diogene e al suo pallido lucore, che forzatamente costringe l'uno ad avvicinarsi all'altro per sapere, per conoscere o semplicemente specchiarsi.

  62. astrogigi ha detto:

    Alt: l'Orizzonte degli eventi non si tocca.
    Questo riguarda condizioni che l'uomo può affrontare solo ricorrendo ad un linguaggio matematico.
    E la matematica non si adatta per nulla all'esplorazione dell'uomo.
    Come già ho stuzzicato Melo, qui si tratta di rendere indagabile ciò che indagabile non è.
    Si tratta di razionalizzare l'irrazionale.
    non si può essere contemporaneamneto soggetto ed oggetto dell'esplorazione.
    E' un anello di Moebius che si annoda su se stesso.
    Ma nemmeno oggettivassimo la ricerca chiedendo ad un essere alieno di studarci potrebbe essere soluzione proprio per la natura di ciò che dovremmo indagare.
    Il comportamento umano è di per sè incodificabile, suscettibile com'è di influenze ad ogni piè sospinto.
    Itaca ? ma secondo voi Ulisse non aveva un lato meschino ?
    era come ce lo dipinge Omero eroe anche mentre dormiva o mangiava ?
    magari era un furbo di 3 cotte.
    Tutto questo tentare di scoprire cosa ci muove, potrebbe essere banalizzato dal semplice percorso metabolico di ciò che dobbiamo ingerire per restare in vita.
    Poi se si vuole davvero sconfinare nell'assurdo, possiamo sempre far ricorso allo spirito, all'anima, al divino che c'è in noi…. 
    secondo me se noi siamo immagine del dio, poretto che dio scarso che ci ha fatti…
    Perchè mi avvicino all'altro io ?
    per misurarmici dato che solo l'altro può darmi misura di ciò che io valgo.
    per cui lo devo superare.
    se no che gusto c'è.

    a voi piace perdere ?
    a me no
    nemmeno quando gioco contro me stesso
    per cui l'è dura….

    ah già scordavo: c'è sempre la poesia, ponte verso il sublime, il magico, il bello.

    a me piacciono di più i numeri

    GB

  63. perladilabuan88 ha detto:

    Io lo dico sempre che mi conosco poco e quel poco che mi conosco e' sbagliato

  64. SAMOTHES ha detto:

    Io, personalmente e sinceramente me ne frego abbastanza se vinco o seperdo. Forse perchè quando vinco mi pare  una cosa "carina", ma non mi esalta e quando perdo lo trovo cosa "ordinaria", da mettere in conto. Quello che davvero mi interessa è la partita in sè e quello che imparo giocando. L'obiettivo è questo, non la fine e l'esito della partita, che già solo l'idea mi mette tristezza. Per me una partita dovrebbe continuare fino alla morte e va da sè che è probabile che morendo si perde comunque… o forse no, non lo so, non sono ancora morta. Qualcuno ci ha fatto pure un film su una partita a scacchi giocata con la morte, mi pare. E ciò che più mi rende insofferente nella società odierna è proprio questo senso della competizione fine a se stesso che prevalica il piacere del confronto. Mi fa incazzare, ecco e mi indispone. Non c'è niente da vincere o da perdere, c'è solo molto da vivere. 

  65. Sto finendo in questi giorni fuori-blog pressoché totalmente – con  internet depresso, telefono non funzionante e posta bloccata, un libro dedicato all'arte di Giorgio Morandi, ma anche alla pazienza e ad altro ancora.
    E' La ciotola del pellegrino, di Philippe Jaccottet.
    Proprio nelle ultime pagine leggo e regalo:
    'Con la matematica, con la geometria, si spiega quasi tutto'. Dentro il 'quasi', c'è il battito stesso della nostra vita, l'incertezza e lo slancio del cuore…. E' attraverso il 'quasi' che passa il soffio che ci preserva dal finire prigionieri del numero. Si può dire tutto questo, senza dubbio; a condizione di non dimenticare che anche il numero è essenziale".

    Credo che noi siamo soprattutto le domande con cui ci rivolgiamo alla vita.
    E  i gessetti colorati (numeri, segni, parole, pensieri) con cui le tracciamo, lungo la nostra strada.

  66. astrogigi ha detto:

    Col, tu mi conosci e mi hai sentito declamare numeri e leggi, rigore e relativià: ma non credo che tu non abbia colto il modo tutt'altro che freddo o solo razionale del mio declinare la Scienza.
    L'ho fatto di fronte ai tuoi ragazzi mentre li accompagnavo fra le sabbie di Marte e fra le spirali di Andromeda.
    La mia abitudine è iniziare dai perchè, a seguire dei come, dove e quando.
    con i numeri ho risposto a moti di quesiti se rivolti all'Universo, patria di eleganza, bellezza, armonia e fonte di meraviglia, stupore, ammirazione. 
    Nemmeno mezzo invece ha trovato soddisfazione se rivolto verso il mio ombelico, cioè verso  l'uomo.
    Non ho risposte universali, ma ho dubbi umani.
    E non mi va di perderci troppo tempo
    di questo me n'è stato dato poco ed anche quello sta finendo.
    Per cui lascio la ricerca senza speranza di comprendere le vicende umane e vado a trovare maggior soddisfazione nell'indagare, descrivere e capire le dinamiche bizzarre e fino a ieri imprevedibili dei sistemi caotici.
    trovo con maggior facilità ordine nel Coas che nei miei simili.

    e tu sai anche Col che non ti contraddirò mai in fatto di umanità che vesti con rara eleganza e leggerezza.

    E Sam, non te la prendere: per competitività io intendo sfida all'itelletto, non alle genti. 
    quella la lascio ai poveri di spirito e di neuroni: è fatta solo con la pancia.
    io cerco di battere me stesso e la mia ignoranza.
    nonchè il mio limite umano
    quello è la gran bestia

    GB

  67. SAMOTHES ha detto:

    Ahe beh, ma allora la partita si fa in teressante anche per me… eppure, mentre ti leggevo Astro, mi è venuto da fare questo pensiero: in realtà, se tu parti dai perchè, perchè dedicare il proprio poco tempo a capire ciò che è fuori da noi? Qual'è la molla che proietta una persona verso uno studio faticoso e che comunque talmente appassionante, tanto  da occupare la maggior parte del suo tempo, di ciò che ancora non conosce e che gli sta attorno? L'unica risposta che mi so dare è che questa fame di risposte è un'esigenza dell'Uomo e in quanto tale è parte di esso, a prescindere dalle strade che percorre per provare a levarsi la sete. E a quanto ne sappiamo ora come ora, è solo dell'Uomo (forse). E allora anche il più razionale non umanista di questa Terra, se fa quel che fa, se cerca quel che cerca, alla fin fine, lo fa per capire, per dare risposte ad una curiosità che non è di nessun altro se non di se stesso. E quindi il proiettarsi fuori, lontano dalla nostra condizione, che per qualcuno è ritenuta cosa meravigliosa, per altri, come per te (e forse in parte concordo) misera, è un po' un ritornare sempre e comunque a se stessi, un dare risposte a ciò che siamo e a ciò che facciamo qui, su questa terra, in questo Mondo. Guardare ciò che è al di fuori di noi stessi è un modo per ritrovare un riflesso di ciò che abbiamo dentro. La tua sete non nasce dal nulla, nasce da te; l'impegno finalizzato alla comprensione di ciò che è conoscibile attraverso la Scienza, la matematica, la fisica, non potrebbe reggere se non ci fosse una spinta tua interiore in ciò che fai. Purtroppo siamo anche passione 😀 . Tu usi gli strumenti che ti sono dati dall'intelletto, ma l'intelletto è dell'Uomo, non è un elemento astratto che non ci interessa, che non ci lega alla nostra condizione più o meno misera, tutt'altro. E se è piacevole e fondamentale e indispensabile, per chi ritiene che la condizione umana sia una condizione misera, guardare oltre all'umano, questo, comunque non lo discosta dall'essere sempre e comunque un Uomo che cerca. Volente o nolente.

  68. melogrande ha detto:

    Dell' orizzonte degli eventi se n' è parlato a lungo altrove, nella melosfera

    Quanto ad Ulisse, Astro, guarda che era un autentico fetentone, altroché, non per niente era pronipote di Ermes, il dio dei malviventi.

    A parte gli inganni più noti, non va dimenticato che si finse pazzo per non andare in guerra.
    E poichè un certo Palamede lo smascherò, lui se la legò al dito, e molti anni dopo, durante l' assedio di Troia, costruì prove false per dimostrare un presunto tradimento di Palamede a favore dei Troiani, lo denunciò e lo fece lapidare. Altro che macchina del fango.
    Un vero bastardo, considerato che lui a sua volta aveva costretto Achille ad arruolarsi.

    Del resto il nome stesso "Odisseo" viene dal verbo "odiare", e significa, più o meno, "odioso".

    Non è che dagli antichi Greci abbiamo ereditato solo cose buone e nobili, sapete…

  69. astrogigi ha detto:

    Sam, ancora: uffa.
    A me dell'uomo e delle sue pulsioni non interessa nulla.
    Cerco oltre perchè nell'uomo non c'è nulla che valga la pena scoprire.
    perchè perdo tempo a cercare di capire l'Universo ?
    perchè è l'unica cosa che valga il mio tempo.
    e non ne butto altro oltre che quello che metto qui.
    la domanda piuttosto sarebbe: ma che ci faccio qui ?
    la risposta ricadrebbe in quella galassia di comportamenti umani che non si possono ne spiegare ne capire.
    probabilmente leggo la melosfera come un'opportunità di diffusione del pensiero, una palestra di espansione  del contagio della conoscenza, una bolla entropica ove il grado di disordine miri almeno ad una consapevolezza: non c'è nulla da fare. siamo uomini e tali resteremo.
    serve altra conferma all'evidenza che ci piace aazzuffarci sul sesso degli angeli ?

    ah,dimenticavo: c'è la poesia che può salvarci dalla dannanzione così come la fede (?) o i miti o la psicanalisi o la new age o i profeti della new economy.

    giovedì passa un asterodie…speriamo sia quello giusto !!!!!!

    GB

  70. SAMOTHES ha detto:

    Dell'asteroide ne ho sentito parlare; dovesse essere quello giusto e se passa di notte è meglio, che così dormo tranquilla; altrimenti pazienza, vorrà dire che mi toccherà svegliarmi e andare a lavorare… e assistere a cose mai viste, prima di non vederne più o di vederne altre. Comunque sia penso sarà cosa interessante.

  71. astrogigi ha detto:

    "ah,dimenticavo: c'è la poesia che può salvarci dalla dannanzione così come la fede (?) o i miti o la psicanalisi o la new age o i profeti della new economy."

    prima di essere frainteso: lo dico in modo sarcastico e sprezzante.
    nessun male maggiore della psicoanalisi. solo la religione può ambire a fare di peggio

    la poesia è innocua anche se patetica

    detto questo vado a lavorare affinchè venga prodotta un'onda gravitazionale anomala e la traiettoria di 2005 YU55 (asteroide) diventi quella opportuna per centrare perfettamente quel gruppo di palazzi di roma dove si esercita il potere 

    ciao 

    Gb

  72. Sottovoce….
    perché io non so-non amo fare polemica: credo che il cosmo sia così grande che le idee non debbano necessariamente scontrarsi, ma darsi la voce, in una coesistenza che dà e riceve.
    🙂
    Appoggio qui la mia idea, in totale serenità: del sapere mi affascina la sua circolarità, caro Astro, e la sua complessità.
    Bateson ci ha insegnato che  non esiste separazione tra le discipline, né tra scienza e poesia. 
    Ho lavorato su Alice nel paese delle meraviglie alla luce della teoria delle catastrofi di René Thom: all'inizio non capivo niente, ma poi mi ha affascinato. Una bella sinergia. Allo stesso modo credo che la poesia  possa dialogare coi frattali, quando imbocca la strada della simmetria, di suono o struttura…

    Le discipline, le arti, la poesia sono la pluralità di sguardi con cui guardiamo la realtà e la rappresentiamo.
    Non credo esistano sguardi patetici, solo amori e predisposizioni diverse.
    Siamo nello spazio del 'modo', del 'come'…
    Il come che amo di più  è quello della poesia.
    "La poesia è la notizia
    delle frontiere
    della coscienza"

    dice Ferlinghetti e forse per questo concorre a porre domande alla vita.
    Ma questo non toglie valore ad altri sguardi, anzi accende la curiositas.
    Nel mio futuro spero ci sia lo strabismo:)))

    Un saluto a tutta la pagina: si sta sempre bene qui.
    zena

  73. astrogigi ha detto:

    neppure io urlo Col.
    è una delle cose che mi allonta dagli uomini
    non polemizzo con te
    non mi riuscirebbe neppure da ubriaco 
    non cito studiosi o testi sacri perchè ciò cui do più peso è il mio sentire dato che è quello di cui ho diretta e sicura esperienza.
    avverto affinità diverse e sono quelle che io rivendico.
    non scrivo ne leggo poesie
    capisco meglio equazioni e grafici.
    e non disdegno le asimmetrie, le dissonanze, i paradossi o gli enigmi irrisolti quale quello noto come Ipotesi di Riemann.

    tutto qui

    (Col, è colpa di Melo se sono qui a stuzzicare …avevo deciso di lasciare in pace queste anime della Melosfera, ma il padrone di casa mi ci ha ritirato dentro per seminar zizzania…..e io ci godo un mondo…..non dirlo a nessuno però…..)

    GB

  74. lo so e sto sorridendo con affetto:)
    (muta come una pescia, comunque)

  75. capehorn ha detto:

    Le ultime vostre osservazioni, mi hanno fatto pensare che la conoscenza si potrebbe ridurre (?) al viaggi.
    Si viaggia in se stessi, rapportandosi con gli altri e viceversa. Ma a quasto punto lo sgurado si rivolge altrove. Alla meta. Nel nostro viaggiare é giusto proporsela? Oppure pur proponendosela, il gusto di viaggiare, che diventa uan strategia, prevalica il traguardo?
    E' ammissibile che arte e poesia possono diventare armi potenti da opporre all'ondata di barbarie che ci circonda e in cui ci troviamo, obtorto collo per alcuni, immersi.
    Come é vero che di questa barbarie c'é chi se ne serve, c'é chi l avive come una speranza o ragione per vivere.
    Quindi dobbiamo ammettere che se esiste il viaggio esistono modi innumeri di questo.
    Possiamo combattere i più brutali. Anzi é auspicabile e giusto. Nel contempo dobbiamo attenerci al fatto che esistono e fanno parte di noi.
    Anche noi potremmo esserne attratti, consciamnete o il suo inverso.
    Certo che così prospettato la forbice del sapere divarica sempre più le proprie lame. Aumentano a dismisua le variabili, le ipotesi, le congruenze e gli assurdi, facendo di questo viaggio una fatica.
    Che abbia ragione un mio quasi conterraneo, che ha dedicato un carme a questa fatica?
    Certo é che la conoscenza, come la vita, da paragonare al viaggio rende interessante e stimolante il come andiamo ad affrontarla e i mezzi di cui ci dotiamo o che vengono messi a nostra disposizione e di come li utilizziamo.

    ps: l'orizzonte da me citato, non era certo il modello matematico, al quale non ardisco neppure avvicinarmi.
    Riconosco la goffaggine della metafora e chiedo venia.

  76. Sparisego ha detto:

    E’ un bel post introspettivo, mi piace perche’ rispecchia molte delle cose che penso.
    Ma alla fine, è solo un pensiero.

    Voglio sapere? Magari!

    Il problema è, conosci te stesso, è una domanda, o è la risposta invece?

    A parte le sciocchezze… si dice che l’ignorante se la viva meglio del saggio, quindi “non sapere” o il “davvero lo voglio sapere”, è giusto.
    Forse a volte è meglio lasciar perdere tutto e restare ignoranti su certi fatti.

    Molto bello questo blog, spero di riuscire a leggere tutti i post e i commenti di tutti, sono davvero molto interessanti!!

  77. melogrande ha detto:

    Grazie !
    Ti avviso però che ti aspetta un discreto lavoro, se davvero vuoi leggere tutto, i post sono quasi trecento …

    (Posso chiederti chi sei, dato che il tuo blog non è pubblico e l’ avatar silente ?)

  78. Sparisego ha detto:

    Ciao Melogrande,

    perdonami, il mio blog è troppipensieri.wordpress.com (probabilmente quello di default è uno vecchio che non uso piu’).

    A dire il vero ho pazienza e tempo per farlo, ne ho gia’ letti alcuni. Trecento non sono molti, forse corrisponde ad un libretto di 300 pagine? 🙂

    Io sono un “errante”, piu’ che un viandante, ma non penso che ci sia molta differenza.

  79. Sparisego ha detto:

    Perdonami.. troppeparole.wordpress.com … troppi pensieri nella testa.. 😀

  80. melogrande ha detto:

    Grazie a te, semmai.
    Un viandante diventa errante quando vaga, o divaga, credo.
    Che è un ottimo modo di andare, del resto.
    🙂

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